Come fare la differenza e trovare valore nell’Economia dell’Algoritmo

Questo articolo è stato scritto da Alessandro Giaume, Innovation Director in Ars et Inventio e autore di “Data Scientist. Tra Competitività e Innovazione”.

Le imprese digitali stanno ridefinendo l’economia e i nuovi ecosistemi dell’interconnessione sono aggressivi e pervasivi.

Il tempo e la distanza stanno cambiando il loro significato, e le risposte e i comportamenti ottenibili oggi sono molto diversi in intensità e direzione da quanto non fossero anche solo pochi anni fa.

I volumi stanno raggiungendo dimensioni che ne renderebbero proibitiva l’interpretazione, se non venissero. adeguatamente gestiti.

Ecco perché le imprese digitali stanno ridefinendo l’economia. Grazie alla tecnologia, in pochi decimi di secondo oggi vengono svolte attività di analisi dei dati che richiederebbero ore o giorni se non la avessimo.

Ma si sa, “Data is inherently dumb”, dice Peter Sondergaard, Senior Vice President di Gartmer Research.  Il vero valore risiede negli algoritmi, che definiscono le azioni con le quali queste imprese sono in grado di intercettare un bisogno, espresso o no, e di soddisfarlo in un istante. Siamo in metro. Facebook, Google, Amazon e ancor prima di arrivare in ufficio, il “danno” è fatto: ci siamo comprati una nuova racchetta da tennis…

Cosa è un business moment?

Il momento nel quale una interconnessione esistente, anche solo per un istante, tra persone, aziende o oggetti consente di attivare processi di business e di mettere in atto strategie adeguate.

E ora pensate a quanti business moment ci si presentano nel corso di una giornata

Già, dimenticavamo di dire che le interconnessioni di cui stiamo parlando non sono solo tra persone e aziende, ma anche gli oggetti fisici partecipano al gioco.

E fare business non implica più di essere proprietari dei beni strumentali necessari a svolgerlo, ma piuttosto di ricoprire un ruolo come attore dell’ecosistema. I beni capitali in realtà non sono più il mezzo principale di generare valore. Basti pensare ad Airbnb, il principale operatore del mondo nel settore dei servizi alberghieri. O a Uber, il più grande operatore di trasporto urbano privato. O alla stessa Amazon.

Non possiedono nessuno dei beni strumentali che stanno abilitando la creazione di valore, ma sono piuttosto parti di un ecosistema composto da parti tra loro indipendenti. E collegate, interconnesse tra loro in tempo reale grazie ad algoritmi in grado di intercettare i business moment nello stesso istante in cui questi si creano.

Il punto: come influenzare i business moment?

Le iniziative di business di successo nella nuova economia della condivisione e delle interconnessioni fanno riferimento ad alcuni principi base. Uno dei più importanti è che non basta intercettare e controllare una interazione di business. Dobbiamo influenzarle.

Un business moment, guidato da uno specifico set di requisiti, spesso si “materializza” senza alcun preavviso. Per poter intercettare questi requisiti e influenzarli, rendendoli significativi e capaci di generare valore, risorse provenienti da diverse realtà devono poter essere combinate tra loro in tempo reale.

Ed è la capacità di individuare, influenzare e attivare un business moment di tale fatta che rappresenta la chiave per il successo nel business digitale.

Per loro stessa natura, questi business moment non possono essere attivati e sfruttati attraverso modelli e processi predefiniti, rendendo di fatto l’approccio transazionale non più sostenibile. Gartner sostiene che entro la fine dell’anno il 70% delle aziende che basano il proprio modello di business sul digitale, lo faranno attraverso processi deliberatamente instabili, disegnati per consentire di seguire adeguatamente i cambiamenti nelle necessità dei clienti, capaci di comprendere questi cambiamenti. Meno controllo e maggiore facilitazione.

Migliorare la capacità di improvvisazione

Mettere a frutto questi modelli economici emergenti, significa disporre di una flessibilità tale da poter cogliere l’opportunità nel momento stesso in cui questa si presenti. Adattandosi e prevedendo situazioni in costante evoluzione. Imparando. I nuovi processi di business saranno sempre più basati su algoritmi capaci di cambiare in funzione delle specifiche situazioni nelle quali saranno chiamati ad operare, generate da specifici business moment.

Assicurandoci di gestire e mitigare i rischi insiti nella possibilità da parte di un algoritmo di introdurre bias di giudizio e quindi nelle conseguenti decisioni prese in autonomia.

Pane per i Data Scientist.

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L’energia è una porta: la nuova campagna di Enel è firmata dai francesi We Are From LA

Che cos’è l’energia oggi? Da questa domanda fondamentale parte la nuova campagna di Enel, che attraverso TV, stampa, digital e cinema vuole raccontare un’energia evoluta, in grado di collegare passato e futuro, in una realtà che viviamo già nel presente.

Grazie a servizi nuovi e all’avanguardia come una rete capillare di ricarica per la mobilità elettrica, i contatori di seconda generazione che consentono il dialogo fra case e persone, mettendo a disposizione di tutti le infinite possibilità dello IoT, le infrastrutture digitalizzate migliorano la vita delle persone, oggi vere protagoniste del cambiamento.

La nuova campagna di Enel: una porta verso il futuro

Nel nuovo film i protagonisti attraversano porte colorate, illuminate, che li conducono in una nuova dimensione, quella che per Enel è già realtà, proseguendo il concetto di Open Power.

LEGGI ANCHE: Open Power: il nuovo posizionamento di Enel tra sfide e digitale

Non il racconto di un mondo futuristico, ma di un mondo che è già qui e ora, con vecchie centrali che si trasformano e acquisiscono nuova vita, connessioni più veloci e smart home più rispondenti ai nostri bisogni.

Un mondo in cui è la mobilità elettrica a portarci lontano.

We Are From LA firma il nuovo spot di Enel

Lo spot è realizzato per Filmmaster Productions da We Are From LA, la coppia di registi francesi premiati al Festival di Cannes e ai Grammy Awards per il video Happy di Pharrell Williams, autori di alcune delle campagna pubblicitarie più citate dell’ultimo anno, come “French is in the Air” di Air France.

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Diamond veins’ dei French 79, la colonna sonora che suggerisce l’atmosfera dinamica e contagiosa di un’energia che è già tra le persone e le accompagna attraverso i suoi progetti di domotica e mobilità verso il futuro.

Anche nella campagna stampa e web sono i colori al led della porta, con le atmosfere ricreate dal fotografo Lorenzo Vitturi, a rendere gli scatti talmente suggestivi da catturare subito l’attenzione del pubblico.

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Cosa sta succedendo a UBER? Dalle accuse di Google al video imbarazzante del CEO

Ancora UBER. Ancora driverless car. Le ultime news non arrivano però dal fronte tecnologico o business, bensì da quello legale: Google fa causa ad UBER.

Il contenzioso tra i due giganti della Silicon Valley conferma ancora una volta l’attualità della corsa verso la messa a punto e commercializzazione dei mezzi a guida autonoma.

E non si tratta neanche dell’ultimo imbarazzante scandalo che coinvolge la compagnia.

La ricostruzione

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A chiamare in causa gli avvocati non è propriamente il gigante dei motori di ricerca, quanto la società madre, Alphabet, che si dedica allo sviluppo delle auto senza guidatore tramite la controllata Waymo.

Proprio qui ha lavorato Anthony Levandowski, fondatore di Otto, la startup acquistata da UBER in virtù delle sue ricerche sui camion a guida autonoma. Elemento fondamentale di questi veicoli sono i sensori di telerilevamento LiDAR, il cui design presenta delle evidenti somiglianze con i medesimi dispositivi della Waymo.

Il fatto è stato rilevato accidentalmente, a causa di un fornitore comune tra le due aziende. Tanto è bastato a Alphabet per approfondire la questione, ricostruendo le azioni di Levandowski prima delle sue dimissioni. L’accusa è di avere illegalmente scaricato 14.000 file confidenziali su una memoria esterna, per un totale di 9.7 GB di materiale inerente vari hardware, tra cui i sensori LiDAR.

La tecnologia rubata sarebbe alla base del successo di Otto, che ha realizzato un sistema di rilevazione ambientale perlopiù identico a quello di Waymo.

LEGGI ANCHE: Guida autonoma: Ford investe 1 miliardo su Argo AI

Le disavventure di UBER: dall’accusa per molestie sessuali a #DeleteUBER

 

 

Continua così la serie di eventi negativi di cui UBER si è resa protagonista negli ultimi mesi.

A dicembre 2016 la società ha deciso di non aderire ad un regolamento comune, firmato da 20 società, per la circolazione dei prototipi delle auto senza guidatore nello stato della California. Il fatto ha portato le autorità a imporre all’azienda di ritirare dalla circolazione i propri mezzi, considerati fuorilegge.

Più recentemente, Susan Fowler, ex impiegata della società, ha denunciato nel suo blog le molestie sessuali subite in azienda e la mancanza di attenzione al problema da parte del management. Nonostante il CEO Travis Kalanick abbia condannato simili condotte e avviato delle indagini, il fatto ha dato nuovo respiro alla campagna di boicattaggio #DeleteUBER.

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L’iniziativa di cancellare l’app dai cellulari è recentemente tornata alla ribalta anche per un altro fatto. A fine gennaio, in risposta all’iniziativa del presidente Trump contro l’ingresso di mussulmani negli USA, i tassisti di New York hanno scioperato, manifestando all’areoporto JFK. L’iniziativa non è stata condivisa da UBER, e le ragioni vengono ricondotte ai legami di Kalanick con Trump, che lo ha nominato suo consulente, insieme ad altri nomi noti delle industrie Tech del Paese.

L’ultimo evento a discapito dell’immagine dell’azienda vede nuovamente protagonista il CEO: Kalanick risponde in malo modo ad un guidatore della sua stessa compagnia durante una discussone a fine corsa sul calo delle tariffe del servizio.

Anche stavolta profonde scuse per Kalanick e nuovi titoli su tutti i giornali.

Quanto vale veramente un “like”?

Alla luce delle sue potenzialità, la crescita del social media marketing entusiasma ogni giorno di più tutti gli operatori del settore. Secondo alcuni studi statunitensi rivolto a 427 marketer, però, l’80% di essi non riesce a quantificare il valore dei propri sforzi sui social media e l’87% dei CMO (Chief Marketing Officer) non può affermare con certezza che i social media generino nuovi consumatori.

Eppure, Facebook ad esempio continua a farla da padrone: l’80% delle compagnie parte della classifica di Fortune 500 ha una presenza Facebook attiva. Nonostante le preoccupazioni dovute all’ad-blocking o il dubbio riguardo la sua efficacia, la spesa dedicata all’advertising digitale è sempre più in crescita, superando addirittura per la prima volta negli Stati Uniti la spesa dedicata all’advertising in TV.

Secondo un’interessante ricerca eseguita dall’Harvard Business Review, molti marketer giustificherebbero la spesa social come un investimento per attrarre un pubblico nuovo, che non sarebbe altrimenti esposto al brand in nessun altro modo, al fine ultimo di aumentare le vendite. Secondo questa logica quindi, investire significanti somme di denaro su Facebook significa esporre il brand a specifici utenti, per ricevere un like che potrà innescare meccaniche di brand advocacy.

il valore di un like

Comscore e Facebook, qualche anno fa, hanno mostrato che effettivamente gli utenti che seguivano la pagina Facebook di Starbucks o con un amico legato ad essa, spendevano l’8% in più ed effettuavano transazioni più frequentemente rispetto agli altri.

Attenzione però  non confondere causa ed effetto.

In quanti casi acquistiamo un prodotto perché siamo stati esposti alla sua esistenza su Facebook? Non molti. Nella maggior parte dei casi, al contrario, mettiamo un “mi piace” perché abbiamo acquistato un prodotto, qualcuno ce ne ha parlato o abbiamo avuto un’interazione nella dimensione offline. È possibile che indurre gli utenti a seguire la pagina li porti ad effettuare più acquisti, ma è forse più probabile che a seguire la pagina Facebook sia chi acquista un prodotto, o già conosce il brand. Per tornare all’esempio di Starbucks, è questa la ragione per la quale i followers spendono più dei non followers.

L’Harvard Business Review ha condotto vari esperimenti per valutare i “like” e testare se e come Facebook avesse un effetto sulle azioni dei consumatori. Vediamo cosa ne emerso.

Testare l’effetto di un “like”

il valore di un like

Nel primo esperimento condotto su diversi gruppi non è risultata nessuna evidenza che seguire un brand sui canali social porti un soggetto ad effettuare un acquisto più di un altro. Semplicemente, indurre un gruppo di utenti a mettere un “mi piace” ad una pagina non porta a nessun conseguente acquisto.

Può un “mi piace” avere come conseguenza l’acquisto da parte di un amico?

Qui ci troviamo in ambito WOM (word of mouth) che come sappiamo è lo strumento marketing più efficace mai esistito. La fidata raccomandazione da parte di un amico o parente sarà sempre la più preziosa forma di marketing. Questo approccio del mondo digitale non è che manchi, ma è meno efficace. Perché?

Una delle ragioni sta nel fatto che seguire un brand, non necessariamente garantisce l’esposizione ad esso. Su Facebook come ben sappiamo, algoritmo docet; inoltre seguire un brand non significa effettivamente essere interessato ad esso ma in alcuni casi mettiamo il “mi piace” solo per partecipare ad un contest, ricevere uno sconto, per monitorare un competitor, o in generale per ricevere un rewarding. Anche in questo studio effettuato su tre gruppi diversi, è emerso che seguire un brand sui social media non ha generalmente nessun impatto sulle abitudini di acquisto di un amico o conoscente su Facebook.

Può un “like” avere effetti sulle abitudini di un utente oltre che portare ad un acquisto?

Per esempio, è possibile indurre un consumatore o un utente ad abbracciare un comportamento salutare suggerito da un brand? Uno studio che ha monitorato due gruppi di persone, seguaci su Facebook di un brand e non, ha analizzato se gli sforzi da parte di una compagnia nel creare contenuti interattivi o campagne che necessitavano di un’azione da parte degli utenti su Facebook, avesse realmente degli effetti, o modificasse abitudini e comportamenti da parte degli utenti. È emerso che l’investimento nella creazione di contenuti originali e innovativi da parte di un brand su Facebook, non è abbastanza per ricevere l’attenzione degli utenti, in quanto è abbastanza improbabile che i contenuti appaiano nel newsfeed degli utenti (poiché non ritenuti rilevanti dall’algoritmo di Facebook), a meno che questi ultimi non visitino la pagina del brand.

Ma c’è una soluzione a tutto ciò.

Come sbloccare il potere di un “like”?

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C’è un modo per convertire i “mi piace” che appartiene al caro vecchio manuale di marketing tradizionale: l’advertising.

Con l’avvento dei social media si è diffusa la leggenda che il “push marketing”, di cui fa parte soprattutto l’advertising, fosse ormai passato in secondo piano e che il focus principale dovessero essere azioni di “pull marketing”, per attrarre i consumatori attraverso i canali social. Ma, il segreto del successo del marketing della nuova era, è fondere la tradizione con la novità. Pensate che ogni anno Facebook fattura 22 miliardi di dollari in advertising, tutto fatturato che proviene da brand che investono per garantire l’esposizione all’originalità dei propri contenuti. Ed in effetti, ciò che è emerso dalla ricerca sopra è che sì, la creazione di contenuti innovativi  ed interattivi possono provocare azioni desiderate da parte degli utenti, ma non senza il potere dell’advertising. Quindi il motto “dare e avere” ha la sua efficacia anche nel mondo social.

In generale, tutte le tattiche social non potranno mai effettivamente sostituire il potere del WOM del mondo reale, ma vi si può avvicinare il più possibile attraverso soprattuto programmi di endorsement (adottando testimonial) che potrebbero chiudere quello spazio vuoto tra mondo reale e digitale. È importante utilizzare gli UGC (user generated content) nel modo più creativo possibile.

Un buon esempio è Trip Advisor, che informa gli utenti che stanno cercando un hotel o un ristorante in un’area specifica, quale dei propri amici su Facebook è stato in quel posto e come lo hanno recensito. Anche in una campagna politica per aumentare il numero dei votanti, è stato provato che far sapere cosa un amico ha votato, aumenta le possibilità che un altro utente faccia lo stesso.

Un dato di fatto è comunque che i consumatori più leali sono quelli che si preoccupano di cercare un brand autonomamente su Facebook senza essere esposti ad esso su social. Quelli sono i consumatori che dobbiamo ascoltare e di cui ci dobbiamo fidare per apportare modifiche o miglioramenti ad un nostro prodotto o servizio. Il consumatore fidato è quello che difende il brand da accuse ingiustificate ed è il primo ad adottare una nuova offerta.

Un brand che fa questo molto bene è per esempio Lego, che utilizza i social media per studiare nuove idee e come gli utenti utilizzato il loro marchio on line. O anche MyMuesli, una marca di cereali tedesca, che ha chiesto ai propri consumatori di condividere sui Instagram il propri mix e successivamente ha selezionato alcuni mix creati e per venderli sulla propria pagina web.

LEGGI ANCHE: Lego Life, il social network in stile Instagram per i bambini

Quindi, unire gli sforzi dedicati ai nostri contenuti originali ad un tocco di advertising budget, può convertire quei “mi piace” nei nostri più fidati e preziosi consumatori, con l’opportunità di aumentare le ROI dei propri investimenti social.

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Cassie, una donna da record, racconta il suo giro del mondo sui social

Cassie de Pecol, 27 anni, 196 nazioni, 18 mesi, 198 mila dollari, questi sono gli incredibili numeri che raccontano Expedition 196, la sfida alla quale la giovane esploratrice americana ha dato il via a luglio 2015 partendo dal Connecticut, suo paese d’origine, e che l’ha portata in tutti i paesi del mondo in poco più di un anno.

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Lei è Cassie De Pecol, una ragazza di 27 anni stanca della solita routine che è riuscita a realizzare il suo sogno grazie agli sponsor che l’hanno sostenuta economicamente permettendole di riuscire nell’impresa, è diventata infatti ambasciatrice dell’International Institute for Peace Through Tourism.

 

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Come donna ha affrontato dure prove, ma sicuramente è riuscita a battere il record di un ragazzo norvegese di 29 anni, Henrik Jeppesen che aveva compiuto quest0 progetto prima di lei.

Il messaggio che vuole diffondere è quello di ispirare le persone a viaggiare il più possibile e vivere esperienze nel rispetto dell’ambiente.

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A giugno 2017 comincerà un corso, tenuto da lei, per insegnare alle persone a trovare il coraggio di inseguire i propri sogni, soprattutto quando questi sogni comportino mettersi sulla strada e scoprire nuovi orizzonti.

Nel frattempo, ecco una rassegna dei 10 posti che Cassie consiglia di vedere stilata per Telegraph Travel

1. Mongolia

Cassie, una donna da record, racconta il suo giro del mondo sui social

2. Buthan

Cassie, una donna da record, racconta il suo giro del mondo sui social

3. Maldive

Cassie, una donna da record, racconta il suo giro del mondo sui social

4. Vanuatu

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5. Pakistan

Cassie, una donna da record, racconta il suo giro del mondo sui social

6. Oman

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7. Tunisia

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8. Peru

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9. Costa Rica

Cassie, una donna da record, racconta il suo giro del mondo sui social

10. USA

Cassie, una donna da record, racconta il suo giro del mondo sui social

Let’s travel again!

Ninja Camp powered by Enel: ecco cosa ti aspetta!

Hai già prenotato il tuo posto per il prossimo evento targato Ninja Marketing?

Il 24, 25 e 26 marzoScilla, in Calabria, raccoglieremo la nostra community di autori, lettori, fan e studenti in un raduno nazionale dei Ninja della comunicazione, powered by Enel. Un evento dedicato alla nostra grande e meravigliosa community per formarsi, autoformarsi e progettare le battaglie professionali del futuro.

Abbiamo invitato alcuni tra i più importanti professionisti del settore digital italiano per scoprire come dominare i mostri del futuro con un focus su tre argomenti principali: turismo, brand journalism e food.

Il programma del Ninja Camp

Nella giornata di venerdì 24 marzo l’evento sarà aperto dal nostro Mirko Pallera, CEO Ninja Marketing & Ninja Academy, con lo speech “Gli orizzonti dei ninja: Edtech e Media”.

Daremo poi la parola ad Alberto Maestri e Francesco Gavatorta, storici editor di Ninja Marketing e docenti Ninja Academy, che cureranno uno speech dal titolo “Da Contributor a star: il Personal Branding dei digital ninja”. Sarà l’occasione per rivivere i successi, nazionali ed internazionali, dei membri della nostra grande community.

>>> Scopri gli altri speech e i workshop, qui il programma completo

I più attesi della seconda giornata, sabato 25 marzo, sono i ragazzi di Casa Surace che porteranno al Castello di Scilla, con l’editore Netaddiction, la loro esperienza nel branded content in uno speech intitolato “Da coinquilini a factory: dietro le quinte di Casa Surace”.

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Insieme a Luca La Mesa, nostro Top Teacher Ninja Academy, esploreremo le migliori campagne social per food e turismo. Sarà poi il momento di Marco Marchetti, Responsabile Digital Marketing e Marketing Social, Despar Nordest con l’intervento “Il cibo sano, buono, pulito. “Vecchie” aziende e nuove competenze”.

Avremo poi due nomi importanti del giornalismo italiano: Aldo Pecora, Caporedattore StartupItalia! con lo speech “Tecniche per sopravvivere in una digital newsroom” Antonio Castaldo, giornalista del Corriere della Sera con uno speech intitolato “I video virali e il problema dei gattini per i siti di informazione mainstream”.

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Il focus sull’eCommerce sarà poi curato da Luca Mastroianni, Country Manager di PrestaShop Italia ineCommerce per il Food: strategie e case study”.

Sabato 25 ci sarà anche un evento nell’evento: Scilla2017 StartupCompetition – la 2a Edizione “SpinUP Award”. Una competition delle 6 startup selezionate dalla Giuria tecnica nel settore AgriFOOD e Turismo, di fronte investitori e imprenditori. Puoi candidare il tuo progetto fino a venerdì 10 marzo 2017 (il regolamento è qui).

Durante l’ultima giornata di domenica 26 marzo il giornalista e founder di Resto al Sud, Roberto Zarriello, ci parlerà del “Brand Journalism: la nuova frontiera che avvicina audience e marketing”.

Questi sono solo alcuni degli speaker della tre giorni, ti consigliamo di consultare il programma completo qui.

Non mancheranno tanti momenti di networking e un grande party in stile Ninja durante la serata di sabato 25 marzo.

Come Partecipare

Location

Non perdere l’occasione di vivere tre giorni da Ninja, scopri il programma e prenota il tuo viaggio a Scilla (RC): potrai acquistare solo il biglietto d’ingresso oppure usufruire dei pacchetti turistici dedicati.

Tutte le informazioni sono disponibili sul sito ninjacamp.it

Tre strumenti per gestire le tue attività di social media marketing

Si può migliorare il modo di comunicare tra un gruppo di persone che svolge attività di social media? La risposta è quasi sempre sì.

In effetti, i social media manager non hanno un attimo di riposo, ma con gli strumenti giusti si possono organizzare in modo perfetto incarichi e timeline e semplificare così la propria vita (e quella del gruppo di lavoro). Ecco quindi i tool che possono aiutarti a rendere più efficiente il tuo modo di lavorare.

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Gestire i post con CoSchedule

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Sui social network il tempismo è tutto. CoSchedule è lo strumento perfetto per essere sicuri che tutti i contenuti siano stati creati e pubblicati in tempo. L’interfaccia della piattaforma si basa su un calendario e manda degli alert per notificare le scadenze imminenti e contenuti che devono essere postati. Consente, inoltre, di creare dei board contenenti l’abbozzo delle campagne, permettendoti di scadenziarle.

Puoi anche assegnare compiti ai membri del gruppo e c’è anche una barra di stato che indica quanti progressi sta facendo il tuo team.

Sul calendario puoi cliccare sui compiti e fare drag-and-drop a un giorno successivo. Quando cambi data a un compito, il calendario aggiorna automaticamente la data di pubblicazione del contenuto per assicurarsi che il tuo post venga pubblicato quando stabilito. Puoi anche cambiare la data della pubblicazione manualmente, se ne hai bisogno.

Una delle caratteristiche migliori di CoSchedule è la “Social Queue“: progettata per gli utenti che desiderano mantenere una coerenza tra il loro blog e i loro post sui social, questa funzione rende semplice la promozione di più contenuti su diverse piattaforme, convergendo tutto il traffico sul tuo sito web.

Organizza il workflow con WorkZone

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Quando la tua società inizia a crescere, diventa sempre più necessario avere un progetto di gestione ben definito. Chi lavora come social media manager sa che uno strumento che aiuti a programmare l’ordine dei post sui social non è abbastanza per gestire i workflow o le campagne: hai bisogno di un sistema di documenti condivisi e un completo sistema di programmazione dei compiti.

Usa WorkZone.

Esiste da quindici anni e ha molte più funzioni di Basecamp o Trello. Viene utilizzato anche nelle università e società di telecomunicazione per rendere più fluido il lavoro all’interno dell’azienda.

WorkZone parte dal presupposto che la collaborazione proficua in un team abbia bisogno di una visione condivisa e anche della comprensione del ruolo di ognuno in un dato progetto. Questa interfaccia è strutturata con alcune accortezze che aiutano a prevenire problemi di gestione.

Tutto inizia con con la dashboard del progetto. Su questa piattaforma puoi suddividere i compiti e avere una visione d’insieme chiara di ogni progetto e di chi se ne deve occupare. Inoltre, puoi avere un maggior grado di approfondimento e creare delle to-do list per organizzare il lavoro giornaliero di ogni membro del team. Non appena i compiti sono completati, il documento viene aggiornato automaticamente.

Una delle funzioni più interessanti offerte da WorkZone è quella che predispone i report relativi al carico di lavoro. La piattaforma somma le ore di lavoro che sono state pianificate per ciascun progetto e le suddivide sulle persone disponibili. Così è facilmente intuibile come gestire al meglio il lavoro da svolgere all’interno di un team.

Una volta che il report è completo, può essere salvato come PDF o come foglio Excel.

Misura il tuo ritorno sugli investimenti con Hootsuite

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Nessuna campagna sui social media può funzionare adeguatamente se la squadra non è equipaggiata con uno strumento intuitivo per monitorare i risultati tramite analytics.

Hootsuite è lo strumento adatto per una completa visione d’insieme dei risultati più importanti relativi al tuo brand.

Si tratta di un’interfaccia semplice da usare, ricca di spiegazioni visive che comunicano le informazioni più pertinenti. Usando Hootsuite puoi progettare board in grado di ricevere un numero illimitato di report in tempo reale su tutte le tue attività social media. Così puoi avere i dati precisi delle performance delle tue campagne via Facebook o Twitter.

Puoi anche valutare la velocità di risposta dei tuoi collaboratori ai commenti e alle domande sui social media.

Con queste informazioni, puoi fare una serie di valutazioni al fine di ottimizzare i tempi e gli sforzi. Hootsuite ti permette di condivide facilmente con il tuo team tutte le analisi che hai svolto. Tutti i dati vengono messi insieme in un report finale utile per analizzare e migliorare l’indice di redditività del capitale investito.

LEGGI ANCHE: Gli strumenti di monitoring più utili per la vostra social media strategy

I dati relativi alle performance forniscono riscontri tangibili per misurare se il tuo contenuto è ben distribuito e condiviso dal tuo pubblico sui social. Queste informazioni sono vitali per migliorare il futuro del tuo brand.
Questi strumenti sono i migliori amici per chi deve realizzare campagne suoi social media. Dalla creazione di contenuti fino all’analisi dei dati, queste piattaforme possono fare meraviglie per minimizzare i tuoi sforzi e massimizzare la produttività.

Quali strumenti utilizzi nella tua attività giornaliera di social media marketing? Raccontacelo sulla nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn.

Mashable Social Media Day Italy: partecipa con lo sconto Ninja

Aspettavamo trepidanti la conferma: il Mashable Social Media Day Italy, l’evento che celebra la rivoluzione digitale e le potenzialità dei social network attraverso le testimonianze dei migliori esperti del settore, torna anche quest’anno, a Milano.

I prossimi 19, 20 e 21 ottobre, la quarta edizione del Mashable Social Media Day Italia ci aspetta al Talent Garden Milano Calabiana, con una tra le manifestazioni più importanti al mondo volta a celebrare le dinamiche e le potenzialità dei social network e gli impatti da questi generati sulle nostre vite e sul business.

Cosa ci aspetta durante il prossimo Mashable Social Media Day Italy

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Strategia digitale, social media marketing e innovazione: saranno questi, ancora una volta, gli ingredienti dell’appuntamento più atteso da agenzie, aziende e professionisti che operano nel Digital e che desiderano restare aggiornati sugli ultimi trend in ambito web marketing, social media marketing, open innovation, mondo startup e nuove tecnologie.

Quest’anno il progetto è ancora più ambizioso, perché all’interno dell’evento sarà possibile acquisire conoscenze, aggiornarsi, avere un’occasione unica per fare networking di valore e trarre ispirazione da grandi professionisti, ma soprattutto allargare gli orizzonti.

La novità per il 2017 sono i Digital Innovation Days (#DIDAYS), che estendono l’evento a una tre giorni ricca di contenuti con lo scopo di parlare di innovazione a 360 gradi: marketing digitale e social media marketing restano il focus principale, ma ci sarà spazio anche per open innovation, mondo startup, Lean Startup, artificial intelligence, unconventional marketing, eCommerce strategy e molto altro ancora.

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Agli speech frontali si affiancheranno workshop, talkshow formativi, attività di Business Matching, un Instagram Brunch tenuto da due importanti Instagram influencer londinesi; una colazione in compagnia della community delle Girls in Tech e infine anche uno Snapchat Workshop capitanato dalle snapchatter Sara Veltri, Maria Rosaria Pantone e Emanuela Colangelo, in cui i partecipanti potranno scoprire tutti i segreti di Snapchat e come utilizzarlo per comunicare in modo efficace. Infine uno Snap-Aperitivo, un’ottima occasione per fare networking, continuare a divertirsi e condividere esperienze con i membri dello Snapchat Team ufficiale di #SMDAYIT + #DIDAYS.

Il nostro obiettivo è quello di fornire un’esperienza altamente innovativa, per una tre giorni stimolante, ispirazionale e ricca di opportunità.

Eleonora Rocca, CEO & Founder @Mashable Social Media Day Italy

Partecipa ai Mashable Social Media Day Italy e vivi l’innovazione

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Se vuoi restare aggiornato, ascoltare le testimonianze dei professionisti del settore, intercettare i trend e approfondire i più importanti argomenti legati al mondo dei social media e dell’innovazione, non puoi lasciarti sfuggire l’occasione di partecipare ai Mashable Social Media Day Italy di quest’anno.

Grazie alla media partnership con Ninja Marketing, potrai partecipare all’evento con uno sconto del 30% dedicato ai lettori Ninja.

>>> Scopri il programma completo e iscriviti all’evento più atteso del mondo Social.

Papa Francesco twitta contro Trump?

Papa Francesco è un gran twittatore e gli va riconosciuto il merito di aver esteso la voce del Vaticano oltre le mura della comunicazione tradizionale, abbracciando in pieno la Parola di Dio 3.0. Il Papa su Twitter non si limita a un solo profilo: ne ha diversi in diverse lingue per essere, fino in fondo, il Papa di tutti.

I tweet sui diversi profili sono gli stessi per tutti i canali declinati in un’altra lingua? Sì, ma probabilmente sono tutto fuorché generalisti. @Pontifex, in uno stile buono, puro e caritatevole non le manda a dire a nessuno: tra pace nel mondo, accoglienza e ogni bene Papa Francesco ha un certo tempismo nell’esprimere alcuni concetti che, in generale, sono sicuramente messaggi d’amore, ma che se letti alla luce dell’agenda politica ed economica appaiono quantomai ficcanti. Questo è vero soprattutto da quando qualcuno vuole costruire un certo muro tra gli USA e il Messico scatenando l‘ira del Signore.

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I messaggi “anti-Trump” che hanno preso piede a partire dal nuovo anno sono costruiti sapientemente, secondo noi, intorno a quattro elementi. Vediamo quali.

Parlare in positivo

Una delle grandi armi della comunicazione – istituzionalissima, ricordiamocelo – del Papa è il messaggio positivo. Papa Francesco sa utilizzare questo strumento retorico: in altre parole il Papa invece di dire “non è giusto che il caffè sia finito” guardando in cagnesco il coinquilino che avrebbe dovuto comprarlo, raccoglie una tazzine vuota e, in un sospiro pieno di pietas dice “Sarebbe così bello se ora potessimo bere del buon caffè insieme”. Avete capito, attraverso messaggi positivi veicola messaggi dal contenuto molto forte, con il risultato che si esprime in merito alla politica internazionale ma senza attaccare direttamente le persone, ma le loro idee.

È il caso del 18 febbraio 2017. Viene organizzata una grossa manifestazione per il giorno seguente dal popolo latino, una sorta di muro umano per protestare contro le politiche di Trump: @Pontifex, casualmente, twitta:

Dovete ergerete muri, io edificherò ponti

Ultimamente nel vocabolario di @Pontifex è emersa una parola: ponte. Il ponte emblematicamente unisce due zone di terra altrimenti divise, insomma il contrario di quello che fanno i muri. E mentre @RealDonaldTrump parla moltissimo di muri, @Pontifex ha iniziato a parlare, invece, di ponti innescando un  turn over significativo della menzione della parola “bridge/bridges” tra i tweet in lingua inglese.

Ma non sono solo i “ponti” a porsi linguisticamente contro i muri.

Ama il prossimo tuo come te stesso

Il 9 gennaio è stata una data piuttosto importante per la politica interna americana, perchè il regime decisamente protezionista trumpiano ha visto il suo primo, eclatante, frutto: la Ford – che doveva espandersi in Messico – ha ritrattato le precedenti dichiarazioni annunciando la stessa espansione in territorio USA e annullando l’investimento previsto a sud. Casualmente, @Pontifex twitta  dopo l’entusiastico tweet trionfale di Trump un messaggio d’amore e di speranza che può essere letto con diversi livelli di significato:

Capovolgere il tavolo

Come può la forza Jedi combattere i Sith anche su terreni spinosi come la guerra nell’Impero? In altre parole com’è possibile affrontare di petto, ma senza essere in contrasto diretto con qualcuno, un tema come i fondi stanziati all’esercito e il terrorismo? Papa Francesco con il candore di Amélie Poulain capovolge la prospettiva e mentre Trump twitta di fondi a F35 e di rinforzo degli eserciti, @Pontifex parla degli orrori della guerra. Se uno racconta la guerra in un frame di protezione e sicurezza, l’altro ne mostra la fragilità e le turpi violenze. Da una parte i protagonisti sono forti soldati, dall’altro fragili bambini coinvolti negli orrori dei grandi.

Pescatore di utenti

Questi elementi elencati sono spunti di riflessioni e non appaiono come univocamente vincolanti a una lettura politica dei tweet del Pontefice. Tuttavia comunicare è veicolare un messaggio e far sì che questo messaggio arrivi al pubblico. Così, se i tweet di @Pontifex possono essere letti  o meno in chiave anti-Trump, quelli degli utenti che gli rispondono sono indubbiamente di stampo politico e chiaramente legati alle azioni politiche del Presidente degli Stati Uniti.

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16 capolavori che non hanno vinto l’Oscar

Siamo ancora in clima “Notte degli Oscar” e quello che ricorderemo di questa ottantanovesima edizione, sarà sicuramente la gaffe sulla nomina del miglior film, con la consegna della busta sbagliata e la proclamazione di “La la Land” invece che “Moonlight”.

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Imbarazzo a parte, questa notte è comunque magica, ed è entusiasmante il clima che si crea giorni prima, quando partono le scommesse su quale sarà il miglior film, o a chi andrà il premio del miglior regista, o attrice, o attore. Ricordate quando tutto il web si schierò con Leonardo Di Caprio? Nominato per anni come miglior attore, mancava sempre di pochissimo l’ambita statuetta, ottenuta finalmente nel 2016 (film The Revenant).

Meritati o meno, ci sono dei film cult, che non sono stati premiati come dovevano o come forse, gli amanti del cinema, credevano. Spesso l’Academy Awards non rispecchia il gusto dell’opinione pubblica, generando malcontento e incredulità. Ma adesso mettetevi comodi e pop corn alla mano perché abbiamo una lista di sedici capolavori orfani di oscar stilata da Den of Geek.

1. Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977)

Siamo nel 1977, un film fantascientifico diretto da Steven Spielberg, vincitore di due Oscar ma totalmente ignorato nella categoria “miglior film”, nonostante le scene mozzafiato e il cameo di François Truffaut. Gli occhi dell’Academy, però, erano puntati su un altro colossal, Star Wars.

16 capolavori che non hanno vinto l'Oscar

Incontri ravvicinati del terzo tipo

2. Star Wars: l’impero colpisce ancora (1980) 

Film del 1980, ha superato di gran lunga il suo predecessore. Un cambio di atmosfere, tecnicamente eccellente, viene considerato come il miglior film della saga Star Wars, ma nonostante ciò non vinse l’Oscar.

Star Wars: L’impero colpisce ancora.

3. I predatori dell’arca perduta (1981)

Harrison Ford nei panni di Indian Jones è un personaggio impresso nella mente di tutti, affascinante come pochi, ha conquistato grandi e piccini. Uno dei migliori film d’avventura mai realizzati, mancò la statuetta per poco, il premio fu dato ad un altro capolavoro: “Momenti di gloria”.

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I predatori dell’arca perduta

4. Ritorno al futuro (1985)

Icona degli anni 80, il primo della trilogia omonima, un film senza tempo, un cult multi-generazionale che evidentemente l’Academy ha ritenuto essere “solo” un film per teenagers.

Ritorno al futuro.

5. Aliens (1986)

Partendo dal presupposto che il 1985 è stato un anno pieno di film spettacolari, ma Aliens è uno dei film d’azione più quotati del cinema, vinse comunque nella categoria “miglior effetti sonori” ed “effetti speciali”.

16 capolavori che non hanno vinto l'Oscar

Aliens

6. Wallstreet (1987)

Film di Oliver Stone, riprende il mondo della finanza degli anni 80. Il personaggio interpretato da Michael Douglas, Gekko, è un vero è proprio mito  per un’intera generazione, un’icona cinematografica. Ovviamente Michael Douglas portò a casa un meritatissimo Oscar come “attore protagonista”.

Wallstreet

7. Chi ha incastrato Roger Rabbit? (1988)

Pensate a personaggi in carne ossa che recitano con personaggi d’animazione provenienti da vari studi, dalla Disney alla Warner Bros. Fu il secondo film più visto dopo Rain Man, che si aggiudicò l’Oscar.

16 capolavori che non hanno vinto l'Oscar

Chi ha incastrato Roger Rabbit?

8. L’attimo fuggente (1989)

Si aggiudicò il premio Oscar per la sceneggiatura e nonostante la nomina come “miglior film” non vinse, ma fu proclamato miglior film A spasso con Daisy. L’Academy poteva scrivere un pezzo di storia puntando su un messaggio che invita a “succhiare il midollo della vita”. Ma pazienza.

L’attimo fuggente.

9. Jurassic Park (1993)

Che meraviglia cinematografica! Con la sua uscita, tornarono di moda i dinosauri con una luce nuova, visti come animali eccezionali, dotati di intelligenza e forza. Ovviamente vinse il premio per gli effetti speciali. L’Oscar come “miglior film” andò al commovente Schindler’s List, diretto sempre da Steven Spielberg.

16 capolavori che non hanno vinto l'Oscar

Jurassic Park

10. Il re leone (1994)

Nessuno, nel 1994, ha invidiato l’arduo compito dell’Academy, il premio era conteso da: Pulp Fiction, che vinse, Forrest Gump, Le ali della libertà, Quiz Show. Il cartone della Disney, ottenne il secondo incasso più alto dell’anno e fu il film più amato dal pubblico. Provate a trattenere le lacrime alla morte di Mufasa!

Il re Leone.

11. Seven (1995)

Ha fatturato oltre 100 milioni di dollari, è stato uno dei film più visti in quel periodo, ma non ottenne nemmeno la nomination. L’Oscar fu assegnato al capolavoro Braveheart, diretto da Mel Gibson.

16 capolavori che non hanno vinto l'Oscar

Seven

12. Salvate il soldato Ryan (1998)

Steven Spielberg ci regala sempre perle uniche, è il caso di questo film, poi però non si è capito perchè l’Oscar è andato a Shakespeare in Love.

Salvate il soldato Ryan.

13. Il Cavaliere Oscuro (2008)

Non solo doveva essere nominato come “miglior film”, ma doveva anche vincere! Ha incassato più di un miliardo di dollari, per tre anni è stato definito come il film di supereori di maggior successo. Un capolavoro firmato Christopher Nolan.

Il cavaliere oscuro

14. Bastardi senza gloria (2009)

Dal genio di Quentin Tarantino, ha fatturato 120 milioni di dollari solo negli USA, un successo planetario, una storia coinvolgente ma nonostante le otto nomination,  ha vinto l’Oscar solo Christoph Waltz, come “attore non protagonista”.

Bastardi senza gloria

15. Frozen (2013)

Ha vinto l’Oscar come “miglior film d’animazione”, inoltre è stato il cartone che ha ottenuto il maggior incasso nella storia del cinema. Un successo!

16 capolavori che non hanno vinto l'Oscar

Frozen

16. Interstellar (2014)

Un film di fantascienza del 2014 diretto da Christopher Nolan, ha ricevuto cinque candidature agli Oscar, ma ha vinto solo quella per i “migliori effetti speciali”, nonostante sia stato uno dei progetti più ambiziosi e stimolanti degli ultimi venti anni.

Interstellar

A questo punto attendiamo con ansia la novantesima edizione!