Instagram: un’occhiata ai trend che ci aspettano nel 2018

Marketers, non mentite: avete già iniziato a pianificare le vostre strategie di social media marketing per il prossimo anno? Non possiamo più nasconderci dietro l’account o l’art director vicino di scrivania, il momento è arrivato.

Ma non preoccupatevi: in questa ardua impresa ci sono i Ninja ad aiutarvi! Abbiamo avviato la scorsa settimana una vera e propria “inchiesta” che ci aiuterà a identificare i maggiori trend social che ci aspettano nel 2018, partendo da Facebook (se ti sei perso la prima puntata la puoi trovare qui).

Rimaniamo anche questa settimana in casa Zuckerberg, provando a capire cosa succederà su Instagram, che sembra essere la piattaforma che crescerà maggiormente nel prossimo anno.

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Un occhio di riguardo alle opzioni dedicate al Business

Dopo aver raggiunto a settembre il traguardo degli 800 milioni di utenti attivi al mese, Instagram è diventata nell’ultimo anno una delle piattaforme più appetibili per i marketers. Inevitabilmente la crescita del bacino di utenti ha aumentato anche gli investimenti in sponsored content, che superano i 2 milioni di inserzionisti al mese.

Le aziende trovano sempre più opportunità per entrare in contatto con i loro consumatori attraverso la piattaforma, e Instagram continua a migliorarsi lato business per favorire e facilitare il lavoro dei marketers.

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Una delle feature più importanti che la piattaforma ha già testato lo scorso novembre è la possibilità di taggare direttamente nelle foto condivise i prodotti venduti dall’azienda, il cosiddetto “Shopping Tag”. Recentemente Instagram ha annunciato una integrazione con Shopify che sarà attiva a breve: i tag Shopify consentiranno agli utenti di effettuare acquisti da qualsiasi post Instagram senza lasciare l’applicazione – ovviamente questa opzione è disponibile solo per i commercianti Shopify selezionati.

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Aggiornamento continuo delle Stories e introduzione di nuovi format

Il successo delle Instagram Stories è stato palese fin da subito: in meno di un anno dal lancio ufficiale infatti questo strumento battuto il suo diretto competitor Snapchat, con un totale di 250 milioni di utenti attivi al giorno – contro 166 milioni di utenti iscritti all’applicazione del fantasmino (dati aggiornati a giugno 2017).

Gli aggiornamenti di questo tool si sono susseguiti velocemente durante l’anno – Live Streaming, filtri facciali, geolocalizzazione, Poll Stickers – e sicuramente per il 2018 dobbiamo aspettarci tante altre novità. Una tra le tante, già anticipata da Instagram, è il formato Canvas per le Sponsored Stories, che funziona in modo analogo ai Canvas di Facebook.

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Alcune indiscrezioni non ancora confermate, invece, prevedono l’introduzione di un nuovo format visual (già presente da tempo su Facebook) ovvero le foto a 360°, che porterebbero un cambiamento davvero significativo nella piattaforma.

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Ricerca visiva tramite IA

Come abbiamo anticipato nella puntata precedente, la passione di Zuckerberg per Realtà Aumentata e Intelligenza Artificiale è nota a tutti e influenza gli aggiornamenti delle piattaforme proprietà dello stesso Mark.

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Nello specifico, il prossimo anno Instagram potrebbe implementare una nuova tecnologia di IA avanzata per il riconoscimento delle immagini; questa nuova feature risulterebbe molto preziosa in una piattaforma che si basa esclusivamente sulla condivisione dei format visual. Nell’ultimo anno Instagram si è già impegnata a migliorare il feed esplora cercando di dare maggiore importanza al formato video, mentre una delle novità più recenti è la possibilità di seguire specifici hashtag.

LEGGI ANCHE: I nuovi hashtag di Instagram: cosa sono e come utilizzarli

Instagram sembra proprio destinata a salire sul podio delle tre piattaforme social più importanti nel 2018. Quale sarà invece la sorte di Twitter? Ne parleremo nella prossima “puntata”!

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Assistenti digitali e ricerca vocale: cosa ne pensano le persone?

Al momento sembra impossibile, o quasi, ma il futuro promette grandi cose in termini di assistenti digitali e ricerca vocale.

Non a caso, se fino a qualche hanno fa i sondaggi facevano emergere la difficoltà degli utenti ad utilizzarli, sopratutto in pubblico, oggi diversi studi dimostrano invece che l’interazione con le applicazioni, piuttosto che con gli umani, diventeranno sempre più frequenti.

I motivi sembrano molteplici, ma uno su tutti è quello di poter chiedere qualsiasi informazione (dall’indirizzo al risultato del match sportivo) in qualunque momento.

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Cosa dicono le ricerche?

Secondo la ricerca di Accenture Interactive l’atteggiamento dei consumatori verso queste nuove tecnologie è assolutamente positivo, poiché ne riconoscono i vantaggi, seppur siano consapevoli dei miglioramenti ancora da applicare in tal senso.

Mark Kiernan, Amministratore Delegato e Responsabile Marketing di Accenture Digital, ha osservato che i consumatori sono a proprio agio con gli assistenti digitali: il 62% degli intervistati “ama” il proprio assistente digitale e lo considera una persona reale.

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«Poiché questo nuovo canale si espande rapidamente i brand devono adattarsi ad un ambiente sempre meno sotto controllo», ha affermato Kiernan. «Il modello interruttivo della pubblicità a pagamento non funzionerà più. I marchi devono adattarsi intuitivamente al tempo, al luogo e alla situazione per garantire esperienze a valore aggiunto e non intrusivo».

Pare, quindi, ovvio che queste nuove funzionalità siano destinate a diventare il legame più naturale tra consumatori e marchi, a patto di utilizzarle nel modo più nativo possibile. Le persone sono decisamente più portate a vivere senza problemi queste esperienze e la ricerca vocale avrà sempre di più un ruolo centrale nella vita di tutti noi. La tecnologia vocale si è evolverà (o forse si è già evoluta) da funzione innovativa a stile di vita sempre più intuitivo ed iperconnesso.

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E tu che rapporto hai con gli assistenti digitali? Li utilizzo con tranquillità o sei ancora un po’ restio? Raccontacelo nei commenti.

Marketing natalizio

Shopping natalizio: vince il marketing felice e personalizzato

Avrete iniziato a vederle per strada, nei negozi, qualche accenno anche in ufficio: è inutile che fate i duri, anche a voi mettono allegria le decorazioni natalizie! Del resto ci siamo, il Black Friday ha dato inizio ufficialmente anche allo shopping natalizio. Un periodo che può rivelarsi determinante per chiudere il 2017 in super positivo o con un laconico “poteva andare meglio”.

Shopping natalizio: decorazioni

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Quest’anno il sondaggio di Epsilon 2017, rivela quanto siano alte le aspettative dei consumatori e noi marketers dobbiamo lavorare duro per soddisfarle. Aprite quindi bene gli occhi e leggete i quattro consigli Ninja per attirare i clienti nel magico mondo del marketing natalizio. I nostri alleati saranno: customer sentiment, loyalty, personalizzazione e strategia omnichannel.

1. Customer Sentiment: dati alla mano

“Quando pensi allo shopping natalizio, come ti senti?”

“Felice, emozionato, stressato, oppresso”.

Lo shopping natalizio effettivamente potrebbe portare una sorta di agitazione, ma gli acquisti online renderanno la vita più facile per il 72% dei consumatori questo Natale. Niente più file, orari di negozi, risse per l’ultima offerta, anche se l’86% dichiara che visiterà comunque almeno un negozio.

Per scovare i clienti e donargli uno shopping confortevole, abbiamo bisogno non solo dei dati, ma anche di una loro interpretazione trasversale. Non possiamo più ragionare in segmenti, cookies, visualizzazioni del prodotto, ma dobbiamo cominciare a interpretare il consumatore come individuo, incrociando i puri dati delle vendite con metriche cross-device di engagement e storico delle ricerche, così come attitudini dei consumatori e aspettative.

LEGGI ANCHE: I Big Data rappresentano il futuro prossimo del Content Marketing e della Customer Experience?

Il sondaggio di Epsilon per esempio ci restituisce dati interessanti sul comportamento del consumatore. Gli acquisti verranno fatti dal 29% dei consumatori a novembre, di cui il 42% nel Cyber Monday e il 37% nel Black Friday. L’orario più affollato sarà per  i retail offline dalle 9 alle 15 (39%) e dalle 18 alle 21 per l’online (41%). Come per il 2016 il costo per famiglia dovrebbe aggirarsi sui 600 euro,  i nostri connazionali infatti non sembrano disposti a rinunciare ai regali di Natale. Un altro dato interessante sono le gift card, saranno scelte da ben il 62% dei consumatori.

2. Loyalty: tieni alta la fedeltà del consumatore

Sapete che il 74% dei consumatori italiani (contro il 77% negli USA) è iscritto almeno a un programma fedeltà?

Più di 6 consumatori su 10 ammette che preferisce comprare a parità di condizioni economiche e di qualità in un negozio che offre carte fedeltà. Inoltre per il 60% la carta fedeltà è un ottimo motivo per rimanere affezionati al brand e per il 55% spendere anche una somma di denaro maggiore in vista di promozioni o regali.

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Le carte fedeltà sono strumenti appetibili al consumatore per avere sconti vantaggiosi, coupon, rimborsi spesa e nel caso di acquisti online di spedizioni gratuite. Per il brand d’altra parte è un’opportunità per mantenere un dialogo costante con il singolo consumatore, disponendone di tutti i dati.

I programmi fedeltà sono efficaci quando offrono ai membri del programma i riconoscimenti che si aspettano. Non puntate quindi su premi irraggiungibili che si guadagnano solo dopo milioni di euro di spesa, i consumatori vi sono fedeli e vi hanno fornito i loro dati personali, ricompensateli e mantenete una relazione pro-attiva.

Potete anche coinvolgerli offrendo esperienze con il brand o sondaggi sul prodotto che preferiscono. Inoltre con i dati a disposizione cercate di capire cosa il singolo consumatore preferisce e cosa lo persuade a comprare. Ovviamente le offerte convinceranno il 51% dei consumatori durante lo shopping natalizio, ma una promozione non mirata non raggiungerebbe comunque l’obiettivo.

3. Potere alla personalizzazione

Come abbiamo anticipato, i consumatori hanno grandi aspettative per il prossimo shopping natalizio e un’esperienza di acquisto su misura potrebbe essere la chiave giusta del vostro marketing.

Profili di dati più ricchi possono aiutare i rivenditori sia online che offline a capire i momenti chiave di acquisto, oltre che la fascia di età, dati demografici e la geo-localizzazione. Questi dati insieme creano un’esperienza di acquisto su misura. Ovviamente prima di tutto è necessario valutare quali dati sono importanti e fattibili da reperire, anche perché analizzarli tutti potrebbe portare fuori strada.

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Uno strumento che vi permetterà di catturare le preferenze degli utenti sono le liste dei desideri, ben il 73% dei consumatori le utilizzerà per lo shopping natalizio. Le liste dei desideri riducono l’abbandono del carrello e possono essere utilizzate per offrire proprio sui prodotti desiderati dal potenziale cliente la promozione natalizia.

I social media saranno utilizzati per le idee regalo (Facebook 29%, Pinterest 24%, Instagram 10%), perché propongono idee convenienti per il 53% dei consumatori e interessanti per il 60%.

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La chiave del successo per assicurare la soluzione di acquisto migliore è la costruzione di profili robusti dei consumatori, scelte di marketing sui messaggi appropriati da inviare e la misurazione in tempo reale dell’efficacia.

4. Strategia omnichannel per lo shopping natalizio

Il comportamento cross-channel dei consumatori continuerà, infatti nonostante gli acquisti online si prospettano al 72% quest’anno (di cui Amazon padrone indiscusso con la quasi totalità), l’86% dei consumatori pensa di comprare almeno un regalo in un negozio fisico.

Tra questi il 36% farà comparazioni di prezzo online, il 42% userà offerte ricevute via mail, il 33% stamperà coupon acquistati online e il 31% li utilizzerà da app.

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Come potete vedere dai dati si prospetta anche per il marketing natalizio una fusione tra online e offline, un’ottima opportunità quindi per massimizzare la strategia omnichannel e catturare i consumatori in un unico ecosistema cross-device.

La strategia omnichannel infatti permette di integrare il processo di acquisto su diversi canali fisici e digitali, relazionati tra loro in modo dinamico.

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I consumatori che acquistano su diversi canali, inoltre tendono a spendere di più per transazione. Lasciate stare quindi le offerte segmentate su email, sms, social, video, display, ma piuttosto integratele in un’unica esperienza.

Un breve recap!

Quindi ricapitolando cosa inserire nella vostra To Do List del marketing natalizio:

  • il comportamento dell’utente – cavalcate le emozioni e i momenti di acquisto, potrete farlo attraverso un’analisi trasversale dei dati, non solo dati di vendite e visualizzazioni, ma anche attitudini e geo-localizzazione.
  • Proponete offerte e promozioni mirate per entrare nel cuore dei vostri utenti, soprattutto quelli che vi sono fedeli con le carte fedeltà.
  • Non vi fermate infine a pubblicità segmentate multichannel, ma massimizzate piuttosto la strategia omnichannel. È vero le file sono stancanti, stressanti, ma quanto è bello sentire tra le vetrine lo spirito del Natale?

Ambulanze tenere, Vogue, Renzi, Ikea: epic win e fail della settimana

Le certezze della vita: il lunedì, l’ufficio, il capo che si lamenta, i colleghi turbati dall’inizio della settimana. Se pensate che tutto questo sia impossibile da superare, siamo qui per ricordarvi che tanti momenti epici allieteranno la vostra giornata. Anche questo lunedì, il meglio e il peggio del web: pronti per altri epic win ed epic fail scovati da noi Ninja?

Win

Lo ammettiamo: siamo dei romanticoni. Non possiamo dunque fare a meno di condividere con tutti voi questo episodio che, come spesso accade, ha avuto massima diffusione grazie a Facebook.

This story told to us by Helen Donaldson the Officer in charge of Hervey Bay is too good not to share. A crew were…

Gepostet von Queensland Ambulance Service (QAS) am Mittwoch, 22. November 2017

La storia può sembrare da film o qualcosa di costruito, ma ci piace cogliere anche l’umanità che ci circonda: in fondo, non bisogna sempre trovare il pelo nell’uovo no? Così, ci scappa una lacrimuccia a leggere la storia degli infermieri del Queensland Ambulance Service (QAS) che hanno accontentato la richiesta di una malata terminale in barella facendole ammirare il mare.

La bellezza dei piccoli gesti e la sua condivisione (social che sia o meno) è un epic win di diritto!

Ancora, se siate o meno simpatizzanti del PD a noi, onestamente, poco importa. Quello che ci preme segnalarvi è che questo video è diventato virale, ma talmente virale che, dai social, è rimbalzato fino al piccolo schermo.

“E scusa se non parlo abbastanza, ma ho una scuola di danza nello stomaco”. Il segretario @matteorenzi canta @coezofficial

Un post condiviso da Partito Democratico (@partitodemocratico) in data: 22 Nov 2017 alle ore 11:35 PST

È accaduto questo: l’ex Premier, attuale Segretario del PD, Matteo Renzi si trova in treno. Canta una canzone di Coez ed il video viene pubblicato sul canale Instagram del PD. Visualizzazioni alle stelle, ed è subito epic win!

E se di win si deve parlare, allora non possiamo fare a meno di parlare di IKEA, la nota azienda di arredamento svedese (che poi, ha bisogno forse di presentazioni?). Ricordate cosa accaduto la scorsa settimana nel campo dell’arte?

Il famoso dipinto di Leonardo Da Vinci “Salvator Mundi è stato venduto all’asta per la modica cifra di 450milioni di dollari e IKEA non si è fatta sfuggire l’occasione per dire la propria con la grafica che vi riportiamo di seguito. Per la serie: “Ma ‘ndo vai se la cornice non ce l’hai?” IKEA: EPIC!

 

ninja_marketing_ epicwin_fail_ikea

 

Fail

Caduta di.. stile? O di tempi? Nel corso della scorsa settimana ha fatto molto discutere un post pubblicato sul canale Facebook di Vogue Italia:

Obiettivo anello di fidanzamento? Qui la nostra guida sui diversi tagli di diamante:

Gepostet von Vogue Italia am Donnerstag, 23. November 2017

Oggetto di discussione: diamanti, anelli e tagli. Ecco cosa è accaduto: nel copy del post è stato usato un tempo verbale che alle lettrici non è piaciuto per niente. E come spesso accade, gira e rigira, commenta lì, condividi là e Vogue ha corretto la forma accontentando gli utenti di Facebook. Non è un dramma, ma un piccolo fail, sì, dobbiamo assegnarlo!

Che poi, cosa diceva esattamente l’articolo?

Al prossimo lunedì epico! Ciao Ninjas!

5 trend sul mondo della finanza dal Salone dei Pagamenti

Prelevamenti e pagamenti più piccoli ma sempre più frequenti; AI, machine learning e dati che faranno sempre di più la differenza nell’offerta di servizi personalizzati; attenzione alle esperienze di acquisto frictionless (senza attrito) che diventeranno sempre più centrali nel customer journey online. Sono questi alcuni dei temi affrontati durante il Salone dei Pagamenti 2017, dedicato alla Payvolution, una vera e propria evoluzione tra innovazione digitale e nuove regole, all’interno del mondo dei pagamenti.

Sono i protagonisti dei più recenti cambiamenti nel settore a parlare in prima persona del ruolo dell’intelligenza artificiale e dell’individuo, di competizione e di trasformazione, partendo dalle esperienze e dalle sfide che si prospettano all’orizzonte.

La nuova direttiva PSD2 e il futuro dei pagamenti

In particolare, la nuova direttiva sui servizi di pagamento, la cosiddetta PSD2, che dovrà essere recepita entro il prossimo 13 gennaio 2018 anche dall’ordinamento italiano, cambierà il mondo dei servizi finanziari e aprirà la porte a nuovi soggetti: una sfida per il mondo della finanza, ma anche un’opportunità di crescita, in cui tutti i fornitori di servizi di pagamento, dalle banche alle Fintech, alle telco, ai TPP (Third Party Providers), saranno chiamati ad operare con nuove regole in un mercato più competitivo, che amplia le possibilità di scelta da parte dei clienti.

Per conoscere e seguire i principali trend dal mondo della finanza, abbiamo ascoltato gli interventi di Paola Bonomo e la Tavola Rotonda dedicata a “Pagamenti digitali: progettare il futuro”. Ecco cosa ci portiamo a casa dal Salone dei Pagamenti 2017.

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1. AI e Machine Learning saranno sempre di più al servizio del mondo della finanza

Tutte le evoluzioni sono per definizione processi lenti, ma spesso all’improvviso diventano velocissimi e si trasformano in vere e proprie rivoluzioni. Ecco perché parliamo oggi di Payvolution, un insieme di evoluzione e rivoluzione nel mondo dei pagamenti che ci conduce diretti al futuro come consumatori.

Le domande da porsi diventano quindi quelle relative all’intelligenza artificiale e all’effettiva capacità delle macchine di replicare quelle di un cervello umano. Le criptovalute sono la risposta al sogno di un’economia senza intermediari centrali? La rivoluzione digitale, quella biotecnologica, quella energetica, infine, vanno studiate solo per conoscerle o anche per guidarle? Questi i principali temi, tra filosofia e etica, tra diritto e politiche pubbliche, al centro dell’intervento di Paola Bonomo, Consigliere Indipendente e Business Angel.

Comprendere ora in che modo AI e machine learning reinventeranno i processi di credito e assicurazioni, ad esempio permettendo di sottoscrivere una polizza in pochi istanti via chat, ma anche come le politiche pubbliche dovrebbero facilitare questa transizione, significa poter cogliere le opportunità offerte dall’innovazione.

Allo stesso tempo, capire appieno quali potranno essere tutte le potenziali applicazioni delle tecnologie blockchain e delle criptovalute significherà poter utilizzare un modello alternativo con validazione collettiva delle transazioni.

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2. I dati consentiranno di conoscere sempre meglio i clienti

Marco Siracusano, Responsabile Pagamenti, Mobile e Digital Poste Italiane e Amministratore Delegato Poste Mobile ha sottolineato che «Lo sviluppo del mondo digitale dei pagamenti è un data game ed è importante come questi dati saranno gestiti».

Anche nell’ottica del PSD2, essere pronti alla corretta acquisizione e gestione dei dati dei clienti, permetterà alle società di servizi finanziari di conoscere sempre meglio i consumatori, le loro abitudini e i loro percorsi di acquisto, per offrire servizi e prodotti sempre più personalizzati.

Così pure Melissa Peretti, Country Manager American Express, ha dichiarato l’importanza di sfruttare «i dati dei pagamenti digitali per conoscere meglio i clienti», un driver importante di crescita.

3. Lo sviluppo degli Instant Payments

Stefano Favale, Responsabile Global Transaction Banking Intesa Sanpaolo, ha fatto il punto sulle strategie del Gruppo in tema di instant payments.

La banca è impegnata in due progetti transnazionali lanciati per sviluppare soluzioni di pagamento istantanee. Una decisione presa per essere tra le prime a poter offrire servizi di pagamento con questo nuovo standard, partita con un primo test a giugno e un progetto pilota a novembre, per comprendere anche come andranno gestite le valute a livello transnazionale.

Anche l’interesse dei clienti è altissimo su un tema che renderà imprescindibile la cooperazione tra istituti a livello europeo e che punta a far diventare i pagamenti sempre più veloci, semplificando il lavoro delle tesorerie aziendali, soprattutto nelle grandi corporate.

4. La frictionless experience per essere più competitivi

Roberto Liscia, Presidente Netcomm, ha sottolineato che il customer journey online si ferma al momento del pagamento, per questo è importante lavorare su «un’esperienza senza attrito».

Al tempo stesso, in uno scenario sempre più aperto e competitivo, per le banche sarà necessario combattere la concorrenza di Amazon, Apple e degli altri operatori digitali, diventando piattaforme aperte attraverso equity partnership, cioè joint venture che consentano di mettere in comune capitale, competenze e risorse per ottenere maggiori ricavi e crescita, ma anche attraverso servizi non bancari, che assicurino e valorizzino l’affidabilità dei tradizionali servizi finanziari.

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5. La valorizzazione del circuito nazionale in una prospettiva internazionale

BANCOMAT® SPA e PagoBANCOMAT® sono forse l’esempio più lampante di questo trend già in atto: insieme registrano 4 milioni di operazioni al giorno, oltre 1 miliardo e mezzo all’anno, per 87 miliardi di euro. Un dato su tutti, per comprendere ancora meglio l’importanza del circuito nazionale: nel 2016 le carte di debito (92%) e le prepagate (85%) sono state più attive rispetto alle carte di credito (69%).

Quest’anno, inoltre, il consorzio BANCOMAT® è diventato BANCOMAT® SPA, ponendosi come primo obiettivo quello di rendere il sistema dei pagamenti con carta non solo sicuro (una sola frode ogni milione di pagamenti), ma ancora più evoluto. Oggi BANCOMAT® SPA è anche contactless e va incontro così alle esigenze degli attori del mondo dei pagamenti e degli utenti.

Altre innovazioni arriveranno nei primi sei mesi del 2018, in base al piano di innovazione che sarà messo in atto fino al 2022, con cui BANCOMAT® SPA si propone come infrastruttura che crea le regole, per guidare il paese nella digitalizzazione dei pagamenti, anche attraverso la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.

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Oggi, insomma, il principale obiettivo del mondo della finanza è quello di garantire un’esperienza d’acquisto e di pagamento semplice sicura e affidabile, capace di mettere al centro il cliente e offrirgli scelte pensate su misura e diversificate sulla base della sua effettiva esperienza e tutti questi trend ci parlano di un settore in fermento che vuole trasformare l’innovazione in realtà utilizzabile da tutti.

Il valore degli User Generated Content nel Word of Mouth Marketing

C’è una connessione tra gli aggiornamenti personali che postiamo sui social e il comportamento dell’acquisto di un prodotto qualsiasi? Si. A spiegarne la correlazione (grazie all’ausilio di qualche dato) è stato l’ultimo report di ricerca sui social media di Sprout Social, che ha illustrato una serie di interessanti specifiche sulle modalità di gestione dei contenuti, condivisione di esperienze, e di come determinati comportamenti influiscano sulla conversione dell’utente.

Come?

Partiamo subito con un grafico che pone subito un tema interessante. Qual è il metodo preferito per la condivisione di raccomandazioni (quindi di esperienze di consumo) e con i propri contatti?

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Colpo di scena (mica tanto)!
A giudicare dai dati, il 79% delle persone preferisce i social media per mostrare i momenti importanti della propria vita a parenti ed amici. La facilità con cui è possibile farlo e la rapidità di condivisione, tale da annullare qualsiasi tipo di distanza, mette i social al primo posto tra le scelte possibili.

Questo dato assume grande importanza in relazione alle meccaniche di Word of Mouth, che sfruttano il nostro costante bisogno di condividere informazioni con chi ci circonda. Se vediamo qualcosa che ci colpisce, nella maggior parte dei casi vogliamo contattare un amico o un parente per comunicarglielo.

LEGGI ANCHE: Social networks: la classifica in un’infografica

Sui social network, questa condizione si verifica con la semplice condivisione del proprio status, che a sua volta apparirà nella bacheca di tutti i nostri contatti. Sebbene il report di Sprout Social faccia riferimento solo ed esclusivamente alle milestones, il discorso può essere tranquillamente applicato a qualsiasi tipo di condivisione. Nello specifico, su Facebook, il potenziale del WOMM coinvolge principalmente le interazioni personali.

Dove?

Un altro dato interessante è quello che ci indica la piattaforma preferita dagli utenti.

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Su più di 1200 intervistati, il 94% ha indicato Facebook come piattaforma preferita per la condivisione di aggiornamenti personali. A seguire Instagram con il 39% e Snapchat con il 27%. Interessante anche il dato che riguarda il dove i consumatori trovano dati relativi alle preferenze di consumo: Facebook continua a farla da padrone al 51%, è però Pinterest che la spunta per piazzarsi alla seconda posizione: a cosa è dovuta questa particolarità?

Senz’altro, all’abitudine di utilizzarlo soprattutto in ambito eCommerce come estensione del catalogo prodotti, in una logica virtuosa per cui un buon contenuto viene agevolmente viralizzato grazie ai tool forniti dalla piattaforma. Non è un caso, infatti, che all’estero (in particolare sul mercato americano e orientale) Pinterest sia una delle piattaforme più impiegate per “esplorare” stili e tendenze nel mondo del fashion come in quello del modellismo, dall’automotive al food. Molti approfondimenti interessanti si possono ritrovare in questo senso in un report molto utile per capire meglio le dinamiche eCommerce, quello pubblicato annualmente dalla Casaleggio Associati.

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Quando?

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Ci sono occasioni dove i consumatori sono più propensi a condividere sui social le proprie esperienze collegate a un brand. Endorsement di questo genere sono sempre più rari e preziosi, tanto che nelle strategie di social media marketing è importante incentivare le meccaniche di advocacy spontanea che portano ad aumentare il numero di earned media. Anche qui, il report di Sprout è indicativo: ai primi posti della classifica si trovano le vacanze, che vedono una forte propensione a condividere contenuti più “esperienziali” (66%), cui però in molti casi (il 47%) si collega anche un brand. Sfumatura diversa e leggera quella che separa la prima posizione dalla seconda: i “viaggi“, che possono ad esempio essere per lavoro, si collocano con un rapporto simile (60%-43%), mentre già alla terza posizione, i contenuti relativi alla “famiglia” (quindi la sfera più personale della vita delle persone) vede allargarsi la forbice (59% – 30%), facendo constatare come ci siano segmenti di mercato più difficili, nell’ambito del reclutamento di ambassador spontanei.

Un’altra indicazione interessante si ritrova nelle ultime posizioni, che vedono momenti come i lutti, i traslochi, o le separazioni come momenti della vita difficili da condividere: segno che l’utente medio è più propenso a proporre alla propria rete sociale momenti leggeri, felici, slegati a richiami dolorosi. Un aspetto non secondario nel comprendere il comportamento dell’utente social.

LEGGI ANCHE: Le sei cose da non fare sui social durante le vacanze estive

Perché?

Qual è la ragione che ci spinge a condividere sui social? Anche qui, ad aiutarci nel trovare le risposte c’è un grafico.

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Al primo posto, con un bel 54%, si piazza il desiderio di condividere un momento importante e invitare gli altri a celebrarlo con noi, seguito dalla semplice intenzione di informare il proprio network. Curioso anche il dato che si ritrova in terza posizione: solo il 42% condivide dubbi e richieste di aiuto e informazioni. Siamo forse portati a vergognarci dei nostri dubbi e delle nostre insicurezze?

Noi e i brand

Altro elemento da non sottovalutare è perché si condividono – volutamente – riferimenti ai marchi. La metà degli utenti che hanno partecipato alla survey di Sprout Social hanno dichiarato che lo scopo è di raccomandare il brand coinvolto nell’esperienza/momento di vita; il 34% si spinge oltre, sottolineando il proprio grazie. Nella survey non si specifica quando l’inclusione prevede un giudizio negativo: le voci rimangono generiche, anche se nel 30% che vuole sottolineare le proprie preferenze, è prevedibile che vi sia una parte che spinge per la condivisione di una cattiva esperienza di consumo.

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Conclusioni

Il report continua con un’appendice sul mondo delle industry, andando a scandagliare il punto di vista delle aziende e di come gli User Generated Content contribuiscano a spostare valore dal punto di vista delle marche. I dati sovraesposti, però, sono già sufficienti per capire quanto l’obiettivo di accaparrarsi earned media sia centrale per una strategia capillare, a maggior ragione se si considerano gli effetti dell’ormai conclamato fenomeno di Content Shock.

Che ne pensate, amici lettori? Come userete i dati di Sprout? Diteci la vostra su Facebook, su Twitter e su LinkedIn!

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#OVHdown: cosa è successo e cosa possiamo imparare dal collasso del gigante dell’hosting

I siti delle aziende europee sono divisi in due categorie: quelli che non sono hostati da OVH e quelli che lo sono.

I webmaster lo sanno bene, e di recente anche molte aziende ne sono diventate consapevoli nel peggiore dei modi: giovedì 9 novembre 2017 sono andati offline tutti i datacenter OVH localizzati a Roubaix (RBX) e Strasburgo (SBG).

L’evento ha coinvolto una grossa fetta delle aziende italiane, rimaste senza sito e senza caselle di posta per l’intera giornata lavorativa!

Cosa è successo esattamente? Come è stato possibile? Si ripeterà?

Andiamo con ordine.

Hosting Internet, cloud e server dedicati

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OVH è una delle più grandi aziende di cloud provider al mondo e la più grande in Europa. Fondata in Francia nel 1998, fornisce server dedicati, domini e servizi di telefonia. Ha all’attivo 15 datacenter (più tre in costruzione), con una capacità hosting di oltre 1 milione di server.

Giovedì 9 le sedi di Roubaix e Strasburgo, per un totale di nove datacenter, sono stati compromesse da due incidenti indipendenti tra loro, lasciando offline i siti e i servizi di posta di mezza Europa. Agli italiani interessa maggiormente il secondo, che copre l’Europa centrale e dell’est.

Ecco cosa è successo.

#OVHdown

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Luogo del guasto all’alimentazione di Strasburgo

Alle 7.23 un’interruzione di corrente lascia i tre data center di Strasburgo senza alimentazione per tre ore e mezza. I due cavi da 10 MVA ciascuno sono collegati alla stessa sorgente e allo stesso interruttore di circuito, per cui l’avvenuto danneggiamento di uno coinvolge anche l’altro.

È ovviamente previsto un sistema di backup, progettato per funzionare senza limiti di tempo. In caso di interruzione dell’alimentazione esterna, le celle ad alta tensione vengono automaticamente riconfigurate da un sistema di failover motorizzato. In meno di 30 secondi, e senza interruzioni di servizio, l’alimentazione dei datacenter dovrebbe essere ripristinata con a 20kV.

Il condizionale è d’obbligo, dato che nella pratica il comando di avvio dei generatori di backup non è mai partito.

I tecnici di OVH e dell’impresa di distribuzione elettrica locale riescono a riavviare le macchine verso le 10.00, cambiando manualmente le celle del generatore e ripristinando il cavo non danneggiato.

I router SBG tornano così online, ma i servizi di hosting, mail e cloud devono ancora essere ripristinati. La piena operatività dei siti si avrà intorno alle ore 23.00; per le mail occorrerà aspettare le 2.00 del venerdì.

Gli aggiornamenti del CEO Octave Klaba

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L’emergenza è dunque rientrata in quasi 24 ore, un’intera giornata lavorativa durante la quale i telefoni di tutti i webmaster e web agency che si appoggiano a OVH squillano ininterrottamente, preannunciando le richieste di spiegazioni di migliaia di clienti.

Di pari passo, il call center del colosso dell’hosting è intasato di chiamate, senza che la domanda principale trovi una risposta: quando torneranno operativi tutti i servizi?

La multinazionale non è comunque stata avara di comunicazioni: l’account Twitter del CEO Octave Klaba è stato aggiornato ogni mezz’ora con frasi riprese poi dai vari account aziendali nazionali. Meno conosciuto ma altrettanto pubblico è il task manager di OVH, aggiornato dai tecnici e nel quale è possibile trovare i dettagli di ogni lavoro eseguito o in corso.

Cosa ha portato a questo scenario catastrofico? La risposta breve, fornita direttamente dal CEO, è questa:

«La griglia di alimentazione di SBG ha ereditato tutti i difetti di progettazione che erano il risultato delle piccole ambizioni inizialmente previste per quella posizione».

Problemi ereditati: alimentazione e container

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Più nel dettaglio, l’origine del problema risale al 2011. In quell’anno, OVH progetta di implementare nuovi datacenter a Strasburgo, ma decide di evitare i limiti di tempo associati ai permessi di costruzione, di modo da ricevere conferme operative prima di effettuare investimenti sostanziali. Per creare il datacenter SBG1 vengono così impiegati dei container. Due anni dopo, la stessa soluzione verrà utilizzata per l’SBG4.

Nel frattempo, sono nati SBG2 e SBG3, costruiti in torri da cinque o sei piani, come da standard OVH.

Con queste premesse, il tracollo di giovedì è stato reso possibile da due fattori:

  1. Assenza di due alimentazioni elettriche 20kV separate in tutti i datacenter localizzati a Strasburgo.
  2. Mancata indipendenza della rete elettrica di SBG2, posizionata invece su quella di SBG1. Ovunque, tranne che sul sito SBG, la numerazione dei datacenter indica proprio l’autonomia energetica dell’uno rispetto all’altro.

Le cause esterne, già citate, invece, sono state:

  1. Il danneggiamento di uno dei cavi di alimentazione.
  2. Il mancato funzionamento del sistema di avviamento dei generatori ausiliari. Inoltre, il problema non è mai stato evidenziato nel corso dei test, l’ultimo dei quali avvenuto a maggio.

Una congiuntura sfavorevole ha portato alla luce i mancati investimenti di OVH per garantire un servizio continuativo, caratteristica fondante di un cloud provider.

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Piano d’azione per il futuro di OVH

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A seguito dei report sul problema, arriva la dichiarazione Octave Klaba, che ammette le responsabilità di OVH e annuncia le contromisure decise per il lungo termine:

«Anche se l’incidente è stato causato da automi di terze parti, non possiamo negare la nostra responsabilità per il crollo. Abbiamo approntato un piano d’azione su SBG affinché raggiunga lo stesso livello di standard degli altri siti di OVH. […] Si tratta di un piano di investimenti di 4-5 milioni di euro, che lanceremo subito e che ci consentirà di ripristinare la fiducia dei nostri clienti in SBG e OVH».

Le finalità degli interventi sulla sede di Strasburgo sono state così riassunte:

«Rivalutazione del design elettrico del sito, con conseguente decisione di abbandonare definitivamente l’utilizzo di container marittimi, come nel caso delle strutture di SBG 1 e 4, a vantaggio di data center “fissi” di elevata capacità, concepiti per infrastrutture di larga scala e ad alta affidabilità. I server ospitati a SBG 1 e 4 verranno migrati verso il data center SBG3, in costruzione, in modo che l’intero sito sia in grado di rispondere allo stesso livello di domanda raggiunto da tutti gli altri del Gruppo».

Il punto della situazione completo sugli incidenti accaduti a OVH il 9 novembre 2017 è consultabile a questo link, mentre per osservare da vicino l’evoluzione dei lavori presso le sedi OVH, il mezzo più diretto rimane l’account Twitter del CEO Oktave Klaba.

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Ex Libris, Global Citizen e McCafé: i migliori annunci stampa della settimana

Ogni settimana seguiamo i migliori annunci stampa pubblicati sui giornali e selezioniamo per voi i più originali, creativi e bizzarri.

L’originalità nella composizionenel testo e nel messaggio sono alcuni dei criteri che per la scelta dei Best Adv of the Week, che questa settimana ci portano in Svizzera, Ucraina e Italia.

Partiamo subito per questo nuovo giro del monto attraverso la pubblicità!

Ex Libris – Get more for your money

Ex Libris è la più grande libreria online svizzera, con oltre sei milioni di titoli disponibili ed è nota per i suoi prezzi particolarmente bassi. Così ha reinventato i titoli di alcuni famosi best seller!

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Advertising Agency: Ruf Lanz, Zurich, Switzerland
Creative Directors: Danielle Lanz, Markus Ruf
Art Director: Dave Schellenberg
Copywriter: Markus Ruf
Illustrator: Stephan Dietlicher
Account Executive: Anita Roth

Band Aid – Pain comes in many sizes

Avete presente quelle scatole con cerotti di diverse dimensioni? “Il dolore può avere diverse dimensioni” recita l’annuncio stampa, in cui ogni cerotto di forma e dimensione diversa racconta una storia precisa!

“Ti ho tradita con tua sorella al nostro matrimonio”.

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“Me ne vado da casa con il mio ragazzo, un motociclista di 50 anni”.

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Advertising Agency: J. Walter Thompson, Chile
Creative Director / Copywriter: Camilo Muñoz
Art Director: Juan Pablo Chaves

Tough Slate Design – Grapic Designer needed

L’annuncio per la ricerca di candidati per le posizioni vacanti dell’agenzia Tough Slate Design passa attraverso le icone delle competenze professionali richieste: un Graphic Designer deve essere esperto dei programmi di Adobe, mentre un Client Service Manager dovrà conoscere perfettamente Microsoft Office e tutte le sue applicazioni.

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Advertising Agency: Tough Slate Design, Kyiv, Ukraine
Creative Director: Dima Tsapko
Senior Art Director: Roman Davydyuk
Designer / Copywriter / Illustrator: Pavel Radich

Global Citizen – Be Annoying

Global Citizen è una piattaforma di azione sociale per una generazione globale che vuole risolvere le più grandi sfide del mondo. La campagna stampa punta a sensibilizzare le persone normali ad agire e diventare attivisti digitali. Perché anche un singolo tweet può aiutare a cambiare il mondo. La creatività è stata creata in 24 ore durante il concorso Young Lions dei Cannes Lions 2017 e ha vinto il Gold Prize.

“Diventa fastidioso”, recita il copy.

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Advertising Agency: M&C Saatchi, Milan, Italy
Art Director / Illustrator: Lorenzo Guagni
Copywriter: Federica Scalona
Photographer: Getty Images

McCafé – Pure Coffee Pleasure

Sembra quasi impossibile oggi gustare semplicemente un buon caffè. Gli hipster sembrano aver reso anche il caffè un affare complicato. McCafé è l’orgogliosa antitesi a questo fenomeno: si concentra solo su ciò che è davvero importante, il caffè, e lo comunica semplificando tutto con l’uso delle icone più adatte.

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Advertising Agency: DDB Wien, Austria
Creative Directors: Thomas Tatzl, Andreas Spielvogel
Art Director: Juli Janny
Copywriter: Jakob Paulnsteiner

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Desideri un dolce cucciolo… meccanico? Ecco AIBO, il tenerissimo cane robot della Sony

Scodinzola, fa gli occhioni dolci e soprattutto è talmente carino da fare moltissima tenerezza.

È AIBO, il cane robot della Sony che, grazie alla sua Intelligenza Artificiale e alla sua simpatia, ha già conquistato tantissime famiglie nel mondo.

Il colosso giapponese infatti ha presentato il nuovo modello di migliore amico robotico dell’uomo che molto poco ha a che fare con le sue versioni precedenti già commercializzate dagli anni ’90 in poi: il nuovo AIBO possiede infatti la capacità di interagire con l’ambiente e i suoi “padroni” umani, cambiando il suo comportamento in base agli stimoli ricevuti dall’esterno e rendendo possibile così la creazione di “un forte legame emotivo con i membri della famiglia”.

Il nome AIBO, in particolare, fa riferimento alla sua tecnologia (Artificial Intelligence roBOt) ma in giapponese significa anche “compagno” o “amico”. Questo secondo aspetto, più affettivo, non è per niente secondario: il cucciolo robot non solo è più realistico grazie a una notevole fluidità ma è anche dotato di una gamma di movimenti che gli permettono di esprimere delle reazioni che, insieme alla loro combinazione con i dettagli “fisici” più curati quali le orecchie, la coda, il muso, le zampe ma anche il timbro dell’abbaio, riescono a suscitare la parvenza di emozioni più complesse e perciò più credibili.

Le caratteristiche principali di AIBO

Dal punto di visto tecnologico, il cucciolo meccanico, che è alto una trentina di centimetri e pesa circa 2 chili, utilizza degli attuatori ultracompatti che permettono di muoversi lungo 22 assi. Gli occhi, invece, per poter essere più espressivi, sono dotati di display OLED. Il pet robot ha poi un’autonomia di batteria di circa 2 ore e si ricarica in circa tre.

Inoltre, grazie alla sua Intelligenza Artificiale e nello specifico al deep learning, AIBO è in grado di imparare e di adeguarsi pro-attivamente a ciò che rende più felice i propri padroni grazie a sensori che analizzano suoni e immagini e all’utilizzo di informazioni condivise con altri cani robot tramite la connessione al cloud.

Leggi anche: Google, l’Intelligenza Artificiale e il deep learning

La Sony, poi, mette a disposizione l’app dedicata “My AIBO” per potere interagire direttamente con lui. Il prezzo di AIBO è pari a 198,000 yen (circa 1500 euro). Anche se è possibile accedere allo store online Sony, il cane robot sarà disponibile solo in Giappone a partire da Gennaio 2018.

Costruire una brand identity solida. Lo stai facendo nel modo giusto?

Per affermare il tuo brand e farlo emergere dal rumore del sovraffollamento digitale, il primo passo è preoccuparsi della costruzione di un’identità solida e longeva per creare engagement arrivando al tuo target. Tradotto: coinvolgi i tuoi utenti, falli innamorare del tuo brand, dei tuoi valori e dei tuoi punti di forza e, perché no, racconta la verità anche su qualche piccolo difetto.

Se i brand sono davvero come gli esseri umani, devono parlare come loro, emozionarsi come loro e possono quindi anche essere imperfetti come loro.

Costruire una brand identity solida. Lo stai facendo nel modo giusto?

In questo post troverai un percorso fatto di domande e suggerimenti, usalo come un vademecum nel processo di costruzione della tua identità.

LEGGI ANCHE: Il revisionismo ai tempi dello storytelling e le scelte dei brand sugli errori del passato

Abbiamo tutti bisogno di uno scopo. Qual è quello del tuo brand?

Ogni brand deve avere e ha uno scopo, una visione. Qual è a tua?
Lo scopo di un brand è la diretta estensione del suo posizionamento, è la proposizione tangibile che rende un prodotto/servizio desiderabile.

Costruire una brand identity solida.

I consumatori di oggi, i prosumer, vogliono connettersi con i brand che abbiano uno scopo più alto, non solo quello di monetizzare o soddisfare investitori e azionisti.

Il compito del fondatore, del CEO, del proprietario è quello di definire chiaramente questo obiettivo e fare in modo che permei ogni strato dell’azienda; quando viene identificato correttamente, lo scopo deve essere utilizzato anche per motivare i collaboratori e sedurre i potenziali clienti. E quando sono le persone ad essere motivate queste diventano il motore nella costruzione di una brand identity solida.

Costruire una brand identity solida.

Se hai difficoltà nel sintetizzare e concretizzare in una frase il tuo scopo, fermati e rifletti su alcuni punti:

  • Come il mio prodotto sta cambiando la vita dei miei clienti?
  • Come il mio servizio sta semplificando le loro attività, realizzando i loro desideri, come li aiuta a vincere le sfide quotidiane?
  • È una risorsa importante per il loro business?

La risposta a queste domande è il perché bisognerebbe scegliere te tra tutti, non solo perché dichiari di essere il leader di mercato o che il tuo è il miglior servizio in circolazione.

Capire e sviluppare queste risposte porterà a sviluppare una brand identity forte. Per citare Diego Fontana e il suo libro Digital Copywriter, pensa come un copy, agisci nel digitale, vai a lezione dai grandi maestri: in questo caso è la lezione di Bill Bernbach a tornare utile.

Pensa al tuo prodotto come a un maggiolino Volkswagen negli anni ’60: sei insidiato dalle nuove leve, non sei più una novità, non sei più trend e, diciamocelo, non sei neanche il più bello. Ma sei ancora il più affidabile, l’unico che ti porterà davvero alla meta.

Bill Bernbach, Volkswagen

Lezioni di stile a parte, il consiglio è quello di focalizzarsi sulla verità del tuo brand, siamo sempre più circondati dai migliori, dimmi perché dovrei sceglierti tra di loro.

Brand identity: emergere, distinguersi, diventare unici

Individuare cosa davvero ti distingua dai concorrenti è uno degli elementi che costruirà la tua brand identity, aiutandoti a sostenerla anche a lungo termine.

Qualsiasi sia il tuo presidio, individua almeno tre concorrenti e procedi a con un benchmark competivivo: cosa differenzia il tuo brand?

La comunicazione alla tua audience deve vertere su questo punto.

Stabilisci la “Beachhead” del brand

Costruire una brand identity solida.

Per definire il termine “Bechhead”dobbiamo riferirci al gergo militare: con beachhead si intende l’area, il primo obiettivo di una forza militare che atterra su una riva nemica, una posizione iniziale sicura acquisita e che può essere utilizzata per ulteriori progressi, un punto d’appoggio.

Indipendentemente da quale sia la tua industry o occupazione, quello che stai cercando di fare è aumentare la tua quota di mercato o essere noto nella tua zona. Per questo l’analogia bellica: come i soldati stai combattendo per presidiare una zona strategica in modo da poter iniziare a progredire e conquistare il territorio.

Atterriamo questa teoria nello scenario digital attuale: da qualche tempo Facebook sta attaccando YouTube e Snapchat cercando di invadere il loro core business.

Costruire una brand identity solida. Lo stai facendo nel modo giusto?
La beachhead di YouTube sono i video, quella di Snapchat il visual storytelling.

L’incursione di Facebook in questi due mercati non ha fatto che rafforzare la sua già potente identità di marca.

Come trovare la tua Beachhead? Puoi dare priorità alla tua rete sociale, costruire una strategia di advertising one channel, sponsorizzare un tuo evento o affidarti a un influencer chiave. Il tuo brand può costruire diverse beachhead; se posizioni il tuo marchio in posizioni strategiche per i futuri avanzamenti, stai gettando le basi per una forte brand identity.

  • Dove vivrà i tuo brand?
  • Quali sono le piattaforme più consone a trasferire i tuoi valori?

Per identificare le risposte a queste domande, è necessario raccogliere quante più informazioni possibili sul tuo target di destinazione. Chiediti quindi anche:

  • di che audience parliamo: decine, centinaia, migliaia?
  • Con quali device interagiscono: desktop, mobile o entrambi?
  • Cosa leggono, da dove traggono informazioni: giornali, blog, dem, social media?
  • Sono esperti di tecnologia o preferiscono mezzi di comunicazione più tradizionali?

Una volta ottenute queste informazioni, focalizzati sui formati dei contenuti:

  • quali piattaforme usano regolarmente?
  • Prediligono contenuti brevi o long form?
  • Qual è il miglior format per i contenuti che fruisco: video, blog post, immagini o e-book?

Costruire una brand identity solida. Lo stai facendo nel modo giusto?

 

Il prossimo step consiste nel focalizzarti sui tuoi competitor e su quali strategie di engagement seguano:

  • cosa li rende dei brand di successo?
  • Hanno dei margini di miglioramento? Quali sono?
  • Come puoi superarli?

Una volta che avrai recuperato e messo in ordine tutte queste informazioni, potrai procedere all’esecuzione e iniziare a presidiare le tue bechhead.

Visual, l’importanza dell’ immagine di un brand

Costruire una brand identity solida.

Quello che la gente vede, riflette il messaggio del brand. Marchi iconici come Apple o Nike sono dei veri fuoriclasse nell’allineare la loro identità visiva con il brand message.

Costruire una brand identity solida.

Come vuoi che le persone si sentano o agiscano in risposta al messaggio del tuo brand?

Costruire una brand identity solida. Lo stai facendo nel modo giusto?

Tip 1: Non dimenticarti della psicologia dei colori per allineare il tuo messaggio con quello che arriva alla tua audience.

Tip 2: Ci sono decine di tool online per produrre ottimi contenuti visivi come post quote. Condividi post tematici, crea rubriche che i tuoi follower aspetteranno e inizieranno a interagire.

Tip 3: Crea un mood da seguire in ogni post. Stila una guideline, seleziona filtri ed effetti che aiutino te a trasmettere il tone of voice, lo stile e l’atmosfera della tua storia.

Presta attenzione a ciò che dici

Costruire una forte brand idenity passa anche attraverso il rispetto che il brand acquisisce sull’audience, e questo rispetto lo si ottiene non solo attraverso cosa dici ma anche da come lo dici.

Una headline che catturi l’attenzione sui social, i contenuti che condividi sul sito o la newsletter che invii ai tuoi iscritti sono parte integrante dell’identità di marca.

Acquisisci e trasmetti il tuo valore

Costruire una brand identity solida. Lo stai facendo nel modo giusto?

Siamo arrivati alla parte principale; il valore del tuo brand, ma anche quale valore stai dando ai tuoi clienti.

Rispondi a queste domande per identificare, comunicare e implementare la tua brand value.

  • Quali sono i tuoi punti di forza? Sapere cosa davvero sai fare bene è il primo step per identificare e definire gli elementi di valore del marchio.
  • Come stai condividendo i tuoi superpoteri? Scopri cosa il mondo vuole da te. Capire come ti vedono gli altri ti aiuterà a prendere le giuste decisioni di branding per parlare alla tua audience.
  • Cosa stai facendo per aumentare costantemente il tuo valore? Anche se in questo momento pensi di essere davvero il brand più forte nel tuo settore non ti fermare, non smettere mai di formati e imparare. Aggiornati costantemente sulle novità del tuo settore e su quelle introdotte dai tuoi competitor; una prospettiva a tutto tondo ti garantirà un’identità di marca sempre più solida.

Adesso puoi iniziare

Costruire una brand identity solida non è un’impresa impossibile. Cerca di capire come il tuo prodotto o il tuo servizio stia davvero cambiando la vita della tua audience, facilitando il suo lavoro o come è una risorsa essenziale per loro.

Focalizzati sulla tua unicità nel posizionare il brand e stabilisci una beachhead che ti consenta di poter avanzare in futuro. Guadagna rispetto prestando attenzione a cosa dici e come lo dici, porta valore in modo che la tua identità di marca sia solida e potente a lungo termine.