How to

Come ottimizzare i tuoi contenuti per la ricerca vocale

Una checklist da seguire per accaparrarsi quanti più featured snippet possibili

Gennaro Cuofano

Head of Business Development

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Guest post

Creare contenuti per la ricerca vocale significa usare una serie di strategie che ti permetteranno di posizionare i tuoi testi all’interno dell’assistente vocale. Queste strategie partono da un mindset preciso: strutturare i tuoi contenuti in modo da renderli facilmente servibili come featured snippet di Google.

Il featured snippet anche chiamato risultato zero o snippet in primo piano (userò questi termini in maniera intercambiabile nel corso dell’articolo) è un riquadro di 40-50 parole che Google mostra prima dei risultati di ricerca. Questa funzionalità ha lo scopo di fornire una risposta breve ed esaustiva all’utente su alcune chiavi di ricerca:

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Non importa quanto grande o autorevole sia il tuo blog. Con la giusta strategia e la voglia di sperimentare puoi competere con qualsiasi sito su parole chiave competitive.

Perché partire dai featured snippet per la ricerca vocale?

Accaparrarsi un featured snippet vuol dire attirare gran parte del traffico in prima pagina. Infatti, in alcuni casi Google posiziona pagine web come featured snippet anche quando non si trovano in prima posizione. Non mi credi? Guarda questo esempio tratto dal mio blog in relazione alla domanda “What is DuckDuckGo business model”:

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In questo caso ho posizionato un featured snippet che si trova come secondo risultato, sotto Quora! Eppure Google preferisce il mio blog.

In ultimo, i featured snippet rappresentano una “corsia preferenziale” per entrare all’interno dell’assistente vocale di Google. Cosa intendo? Prendiamo la chiave di ricerca “impasto per la pizza napoletana” ecco cosa ottengo:

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In breve, Google sta servendo uno snippet in primo piano con la procedura contenuta all’interno dell’articolo. Ponendo la stessa domanda al mio assistente vocale Google, ecco cosa ottengo:

 

Esatto! Un risultato zero molto spesso diventa un comando vocale all’interno dell’assistente vocale di Google. In quanti casi?

Secondo uno studio fatto da Backlinko nel 40,7% dei casi. È bene chiarire che le percentuali sono soltanto un riferimento e non hanno alcuna validità “scientifica”.

Non ci sono formule per il successo ma una sperimentazione continua

Da più di un anno e mezzo, con WordLift (una startup Italiana di cui faccio parte e che applica sistemi di intelligenza artificiale e machine learning alla SEO) e sul mio blog ho sperimentato diverse variazioni, “formule” e ingredienti necessari per capire come posizionare i miei contenuti all’interno dei risultati zero.

È bene chiarire che nel mondo della SEO, e in genere nel mondo reale, non esistono formule segrete per il successo. Infatti, la SEO è in continua evoluzione. Un elemento però rimane costante: Google è affamato di dati.

Così come Facebook, Instagram e altri social media vogliono i nostri dati sotto forma di interazioni, like, share e così via. Google vuole i tuoi contenuti per trasformarli in “segnali” che possono essere interpretati, riformulati e serviti in diversi modi. L’obiettivo di quest’articolo è di fornire una checklist da seguire per accaparrarsi quanti più snippet possibili, così da rendere la tua strategia SEO molto più efficace.

Sei pronto?

Ricerca le opportunità giuste per i tuoi featured snippet

Il primo passo è cercare le opportunità giuste. In genere, le domande che iniziano con chi, come, dove e quando e che possono essere risposte in 40-50 parole potrebbero nascondere delle opportunità. In più deve trattarsi di domande per cui gli utenti hanno interesse ad una risposta immediata. Prendiamo la parola chiave “come fare il passaporto”:

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Da notare che il contenuto servito come snippet proviene da un risultato che si trova in quarta posizione!

Se stai valutando un argomento e non sai quali domande potrebbero fare al caso tuo, puoi partire da answerthepublic.com:

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Digitando la parola chiave “ricerca vocale” ottengo una serie di domande da posizionare per i featured snippet. In molti casi, gli snippet in primo piano si prestano bene a parole chiave che hanno un basso volume di ricerca. In molti altri casi, invece, puoi ottenere featured snippet per parole chiave con un grande volume di ricerca. La cosa che conta è l’intento di ricerca. In merito ti consiglio di leggere l’intervista a Luca De Berardinis.

Punta alla domanda secca nel titolo e rispondi nelle prime righe

Non c’è un unico modo di ottenere gli snippet in primo piano. In genere però quando hai trovato un’opportunità fai in modo di avere come titolo principale la domanda o parola chiave che andrà ad innescare il featured snippet. Ad esempio, se vuoi ottenere il featured snippet su “come fare un bonifico” quello diventerà il tuo titolo. Mentre i tuoi contenuti dovranno avere le seguenti caratteristiche:

  • dai una risposta breve, intorno alle 50-60 parole;
  • fai in modo che quella risposta sia chiara, diretta e pulita. Noterai che molti featured snippet provengono da Wikipedia. Ecco, usa lo stile chiaro, pulito e diretto di Wikipedia per rispondere alla domanda;
  • in alcuni casi se si tratta di un processo (ad. Esempio “come fare la pizza napoletana”) una lista puntata potrebbe funzionare meglio;

Da articoli ad entità: usa i dati strutturati

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Da notare che alla domanda “cosa sono i dati strutturati” Google fornisce una risposta attraverso un risultato zero – proveniente dal blog di Giovanni Fracasso. Il motore di ricerca fa la cosa più semplice: prende le prime righe dell’articolo.

In questo caso però le prime righe sono un’introduzione e non propriamente una risposta. Questo rafforza il punto precedente. Se vuoi che Google fornisca la risposta che vuoi, usa in maniera intelligente le prime righe dell’articolo per rispondere alla domanda posta nel suo titolo.

Perché allora Google prende la risposta, anche quando non è corretta? A mio avviso, in questo caso, i dati strutturati hanno aiutato il contenuto a posizionarsi nello snippet di ricerca. Cosa sono i dati strutturati? In breve, quando Google legge i tuoi contenuti cerca di estrapolare, attraverso dei “segnali” una serie di dati. Questi dati gli permettono di capire la pagina web. Il vocabolario ufficiale che Google utilizza per trasformare i contenuti in dati si chiama Schema.orgIn altre parole, si tratta di definire il contenuto della pagina in modo da dare a Google una versione della pagina web che è in un formato comprensibile per lui. Un po’ come quando effettuiamo una traduzione di un testo dall’inglese all’italiano. Con Schema.org traduciamo la pagina web dall’italiano al linguaggio dei motori di ricerca!

Infatti, inserendo la URL da cui proviene il featured snippet nello strumento di test dei dati strutturati fornito da Google ecco cosa possiamo notare:

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Oltre ad una serie di proprietà relative al sito, all’autore e all’attività, Giovanni ha anche “passato” a Google la proprietà aggiuntiva “Blog Posting” che permette a Google di classificare meglio la pagina e a mio avviso posizionarla all’interno del featured snippet!

A supporto della mia strategia che mira agli snippet in primo piano la marcatura Schema.org è un elemento fondamentale.

Ottimizzazione delle immagini per i featured snippet

Una delle strategie che ho ampiamente usato per accaparrarmi featured snippet è l’utilizzo di immagini in rilevanza con dimensione di un post di LinkedIn. Il motivo è semplice, Google ha fame di immagini.

Da un’analisi fatta dal mitico fondatore di Moz, Rand Fishkin insieme a Jumpshot è da notare come le immagini rappresentino una buona fetta dei risultati di ricerca offerti da Google.

Nella stessa ricerca Rand Fishkin di dice due cose. Le immagini fornite da Google sono diminuite in percentuale rispetto al passato se confrontate alle ricerche testuali. Questo in realtà è accaduto perché Google ha integrato queste immagini all’interno dell’esperienza utente.

In breve, Google utilizza le immagini e le inserisce all’interno dei risultati zero come accompagnamento al testo di risposta fornito. Come ho più volte notato da esperimenti sul mio blog, le immagini fornite da Google all’interno dei featured snippet vengono in alcuni casi da fonti diverse rispetto alla pagina web da cui viene estratto il testo. Ecco un caso tratto dal mio blog sulla chiave “cash conversion cycle”:

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Da notare come con il mio piccolo blog mi sono inserito all’interno di un featured snippet di Investopedia grazie all’infografica usata come immagine in rilevanza. Non stiamo parlando di una parola chiave qualsiasi, ma di un termine che ha un volume di oltre diciotto mila ricerche mensili e che era già occupato da Investopedia, uno dei siti più autorevoli al mondo sul tema!

In breve, una strategia che mira ai featured snippet deve anche includere una strategia fatta di immagini rilevanti. Nel mio caso un’infografica delle dimensioni di un post di LinkedIn che sintetizza il contenuto del post, in grado di rispondere bene all’intento di ricerca può facilmente conquistare la posizione zero di Google!

Ti basterà aggiungere un semplice redirect per portare traffico da quell’immagine al tuo blog. Nel mio post sul SEO hacking ti spiego come fare.

La SEO è una strategia integrata

Molti pensano che la SEO riguardi una cerchia ristretta di esperti che invece di parlare alle persone si concentrano su tecnicismi, perdendo di vista il lato umano. Ebbene, quella non è SEO! Fare una strategia di ottimizzazione vuol dire avere una visione integrata del proprio business online.

SEO, social media, influencer marketing e PR hanno lo scopo di creare interazioni e conversazioni. Quando Facebook o LinkedIn mandano traffico qualificato verso il tuo blog, quella è SEO. Infatti, le persone che arrivano da questi canali saranno probabilmente interessate ai contenuti più di altri utenti che arrivano sul tuo sito per caso.

Questo implica che le persone che atterrano sul tuo sito attraverso una campagna di social media fatta a dovere tenderanno a spendere più tempo in pagina, a leggere più articoli e a condividerli alla propria rete. Essi sono segnali che servono a Google (insieme a molti altri) per capire la rilevanza di un contenuto web.

Quindi, lo scopo di una strategia SEO si concentra su due punti fondamentali: soddisfare gli intenti di ricerca e far capire a Google cosa conta davvero in relazione al tuo sito web. Attraverso una serie di segnali puoi – in parte – controllare la percezione che Google ha in relazione alla qualità, rilevanza e autorevolezza del contenuto che hai creato.

Ecco alcuni “segnali” che ti servono da supporto per la tua strategia di posizionamento:

  • usa il testo alternativo in maniera strategica. In breve, inserisci all’interno del testo alternativo la parola chiave che stai cercando di posizionare nel titolo. Se non sai come fare leggi questa guida di Giovanni Amato su SEO per immagini;
  • usa il permalink come segnale ulteriore per posizionare il tuo contenuto. In breve, se stai cercando di posizionare la parola chiave “come fare la pizza napoletana” usa il permalink “come-fare-pizza-napoletana”;
  • in genere è fondamentale seguire le best practice in termini di SEO on-page.
  • condividi sui social giusti. Se si tratta di un argomento tecnico o professionale, come notato recentemente da Riccardo Scandellari può dare molta più risonanza ai tuoi contenuti attraverso un post di LinkedIn;

La qualità numero uno per un SEO? La pazienza!

Come ci dice spesso Francesco Margherita, fare SEO è come coltivare un orto. Non a caso quando si parla dei risultati in termini SEO facciamo riferimento al “traffico organico”, quello che viene dai principali motori di ricerca senza che tu ci spenda un euro. Certo, il tempo, la creazione di contenuti di qualità e una strategia SEO fatta bene richiedono risorse enormi, anche economiche.

Allo stesso modo i risultati non arrivano dall’oggi al domani, dobbiamo avere pazienza e continuare a sperimentare. Quando pubblico un articolo con l’intento di prendere un featured snippet, ho come tempistica 3-6 mesi se sono su una chiave molto competitiva. Invece, mi aspetto risultati quasi immediati (almeno due settimane), se si tratta di una chiave non competitiva e con limitati volumi di ricerca. Nel corso di quel periodo tengo d’occhio la Google Search Console. Infatti, in molti casi, prima di ottenere il risultato c’è da sperimentare tanto.

Come? Cambiando la parte introduttiva, rivedendo la struttura dell’articolo, andando a lavorare sul linking interno e marcatura Schema.org. In breve, si tratta di trovare la “quadra”. Ed è a quel punto che la magia accade!