Parlare di digital transformation sembra ancora difficile in Italia, dove, secondo uno studio del Censis, la trasformazione digitale delle PMI italiane procede ancora troppo a rilento.
La digitalizzazione resta una condizione irrinunciabile per lo sviluppo soprattutto delle piccole e medie imprese e dei tanti centri produttivi artigianali che costellano il Paese e il modo migliore per colmare questo gap è quello della creazione di uno strumento di dialogo e di confronto sul tema dell’innovazione, che si proponga di facilitare la lettura e la divulgazione di temi affini alla trasformazione digitale.
Diginnova, un blog per la diffusione della digital transformation
Da questa considerazione parte l’idea di Diginnova, il progetto powered by Dimension Data e Cisco, che si è concretizzato nella forma di un blog partecipativo, ideato e realizzati da Viralbeat, dal logo alla strategia editoriale.
L’idea è quella di parlare di grandi temi legati alle opportunità offerte dalla digitalizzazione, in maniera agile e accessibile al vasto pubblico, non necessariamente specializzato, coinvolto dalle innovazioni digitali e interessato alle prospettive di new business che ne nascono.
Abbiamo raccolto con entusiasmo l’invito di Dimension Data perché siamo convinti che non esista innovazione che non sia digitale. Con Diginnova abbiamo voluto coniugare il ‘digitale’ espresso dalle prime sillabe, con appunto ‘innovazione’ e con il termine “Nova” (dal latino: novità), per esprimere, in estrema sintesi, in modo autorevole e positivo, il connubio fra innovazione e mondo digitale.
Ivan Parlongo – Project Manager Viralbeat
Il progetto editoriale di Diginnova si focalizza su tematiche fortemente verticali, che offrono risposte ai grandi temi di cambiamento che attraversano la società moderna.
Digital Transformation, Workspace for Tomorrow, Internet of things e Cyber Security: sono queste le quattro aree di interesse del Blog, che si presenta come un mezzo di approfondimento, un punto di incontro e di confronto per una community di esperti che offre la propria competenza a chi vuole fare impresa in modo efficace.
Lo spazio online di confronto punta a diventare una community consulenziale che rappresenti una guida per lo sviluppo delle competenze digitali, grazie a una natura partecipativa che vedrà alternarsi diversi contributor che metteranno in campo le proprie competenze nell’ambito della digital transformation.
La community di esperti illustrerà case study concreti, modelli, trend e riflessioni con competenza ed expertise maturate sul campo, presentate con un linguaggio semplice e chiaro e proposte a chi oggi fa impresa e vuole prepararsi al futuro facendo tesoro dell’innovazione e dei suoi strumenti ITC.
Il ruolo dei social media nel progetto di Diginnova
I social media, infine, saranno parte integrante del progetto Diginnova. I canali di Facebook e Twitter, gestiti da Viralbeat, permetteranno di costruire e rafforzare la relazione con i pubblici online, sviluppare la narrazione del nuovo progetto digitale e aumentarne l’engagement.
Attraverso infografiche, che raccontano statistiche e scenari inerenti i trend in Italia, temi di attualità, lo storytelling dei contributor, che fanno parte del team di redazione, si alimenteranno conversazioni e confronti tra gli utenti, gettando le basi per la costruzione di una community verticale.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/06/workspace-for-tomorrow-diginnova.jpg9601920Company Newshttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngCompany News2017-06-07 17:58:202017-06-08 12:04:35Come si racconta la Digital Transformation in Italia?
Hai un iPhone e sei un vero appassionato di fotografia? Forse non sai che la fotocamera del tuo device potrebbe essere sfruttata molto di più usando app esterne, una di queste è Halide.
La paternità di questa app appartiene a due veterani delle tecnologie e non agli ultimi arrivati: Benjamin Sandofsky, ex engineer di Twitter e Sebastiaan de With, ex designer di Apple.
Come altre app, Halide offre ai suoi utilizzatori la possibilità di intervenire manualmente su alcuni parametri come l’esposizione, la messa a fuoco, l’ISO, il bilanciamento del bianco e la velocità dell’otturatore.
La feature più interessante dell’app è il focus peaking, lo strumento che evidenzia le aree che sono messe a fuoco, permettendo così anche la messa a fuoco manuale. Inoltre l’app evidenzia i livelli orizzontali, verticali e top-down per aiutare a mantenere le vostre composizioni dritte.
Raw e metadata
Se ti piace manipolare le tue immagini con applicazioni come Adobe Lightroom, sarai felice di sapere che Halide include il supporto per la ripresa RAW. La ripresa RAW include molto più dati di immagine rispetto alle immagini compresse JPEG. Ciò significa che hai molto più margini di manovra per regolare e modificare le tue foto.
Halide inoltre rende facile rivedere le tue immagini dopo averle scattate, fornendoti anche utili metadati tipo, data e ora, velocità dell’otturatore e valore ISO di ogni foto.
Stando ai suoi creatori, quello che la differenzia dalle altre è il fatto che sia stata progettata per essere utilizzata anche dai fotografi novizi: mette a disposizione una fotografia di qualità, con strumenti professionali senza rinunciare alla semplicità.
In questa video review di 9to5Mac potete vederla in azione:
Halide è un’app gesture-based e permette di cambiare le sue impostazioni spostandosi sullo schermo. L’idea è quella di una photo app da usare come telecamera.
Apple è famosa per l’attenzione ai dettagli e i creatori di Halide non potevano essere da meno progettando un’app per iPhone: moltissima cura è stata dedicata all’esperienza utente, pensando anche ad un tutorial in-app ispirato ad una fotocamera retro. Potrà sembrare un surplus ma la filosofia è sempre la stessa, aiutare a rendere le foto migliori anche tramite questi espedienti che possano essere apprezzati anche da chi non è esperto.
Disponibile per iPhone a 2,99 $, ovvero 3,49 euro; dal 6 giugno il costo salirà a 4,99 $.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/06/halide_app.jpg4951300Kiyokohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKiyoko2017-06-07 17:42:292017-06-07 17:47:09Halide: come trasformare in premium la fotocamera del tuo iPhone
Banksy offrirà gratuitamente una sua opera originale a chi voterà contro i conservatori alle prossime elezioni del Regno Unito. Qualche giorno fa sui social dello street artist britannico sono comparsi alcuni messaggi indirizzati agli elettori inglesi: “Questa opera ad edizione limitata è disponibile solo fra i votanti di Bristol North West, Bristol West, North Somerset, Thornbury, Kingswood e Filton. Semplicemente inviando il giorno delle elezioni una foto della vostra scheda elettorale che dimostra che avete votato contro i conservatori”.
La stampa al centro dell’iniziativa “anti-Tories” ha come soggetto il disegno di una ragazza con il palloncino, in stile Banksy. In questo caso il palloncino ha la forma di un cuore. Il rosso è stato sostituito con la trama della bandiera Union Jack.
Si terranno domani le consultazioni politiche per cambiare il governo inglese. Il partito vincente, tra le altre cose, supervisionerà l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, un processo che interesserà l’intero stato per tre anni. A questo proposito, qualche giorno fa, è comparso un nuovo murales sulla Brexit in cui è raffigurato un operaio mentre si cimenta a smontare una stella della bandiera europea.
Che le espressioni artistiche di Banksy avessero sfumature politiche era già noto. Dopo essere stato avvertito che potrebbe “invalidare il risultato delle elezioni”, Banksy ha ricordato a tutti l’importanza della libertà di stampa.
Intanto un portavoce della Commissione elettorale ha messo in guardia gli elettori di non prendere parte all’iniziativa, lanciata e poi ritirata dall’artista, raccontando alla BBC: ”Dato il rischio che qualcuno possa scattare una foto all’interno del seggio elettorale può essere una violazione della legge, intenzionalmente o meno, il parere della Commissione è contro di prendere qualsiasi foto all’interno seggi elettorali”.
Al momento in effetti nessuno risulta indagato: l’identità di Banksy resta comunque anonima. Gli investigatori inglesi avvertono che chiunque prenda parte all’iniziativa o accetti l’offerta potrebbe essere “perseguito”.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/06/banksy-regala-opera-inedita-a-chi-voterà-contro-i-conservatori-1.jpg13302364Giuseppe Tempestinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngGiuseppe Tempestini2017-06-07 16:45:382017-06-07 17:35:52Banksy regala un’opera inedita a chi voterà contro i conservatori
La tua strategia di Content Marketing funziona davvero? Quanto ti impegni ogni giorno nella content curation dei tuoi contenuti visuali? Probabilmente non a sufficienza, starai pensando. O forse, non possiedi un repertorio abbastanza ampio da cui prendere spunto ogni giorno.
Ogni Content Manager conosce la potenza di un contenuto visivo in termini di engagement e di capacità di attrarre gli utenti. Una immagine, ma anche un video, possono essere lo spartiacque tra una strategia di successo e un fallimento.
Se la tua content curation non ti ripaga con i risultati sperati, non prenderla sul personale, potrebbe semplicemente trattarsi di un gap nella tua strategia. Per questo, oggi ti forniremo una serie di indicazioni per rendere ancora più efficaci i tuoi contenuti visuali.
La content curation è una sfida per tutti i professionisti del settore e i contenuti visivi sono sempre la parte più impegnativa. Per capire come migliorare la tua presenza online, quindi, partiamo dagli obiettivi da raggiungere: il tuo obiettivo principale sarà quello di essere presente con contenuti visuali intelligenti e che funzionino per il tuo brand.
Comincia quindi a sperimentare questa serie di format visuali e scopri quale funziona meglio all’interno della tua strategia di Content Marketing. Quali contenuti sono in grado di aumentare l’engagement e l’attenzione del tuo pubblico, quali generano più traffico? Quali ti garantiscono maggiore interazione e ti consentono di acquisire nuovi clienti?
Partire da queste domande ti aiuterà a capire quali sono immagini e video che funzionano meglio per te, per rendere sempre più definita ed efficace la tua content curation.
1. Video originali, utilizzando YouTube, Vimeo e TED
I video possono aiutare a migliorare la tua attività in molti modi. Un video, infatti, è più espressivo di una singola fotografia, e genera circa il 1200% di engagement in più rispetto ad una immagine. I video sono il trend visuale di quest’anno sui social media, per questo motivo è necessario utilizzarli frequentemente.
Per esempio puoi produrre video how-to, video esplicativi o video che mostrino i casi di successo del tuo brand. Indipendentemente dal contenuto, cerca di mantenere sempre uno stile coerente con l’azienda e studia un format ben definito da poter riutilizzare in ogni contenuto.
Se produrre personalmente i video è troppo impegnativo e non è semplicissimo, però, puoi sempre utilizzare risorse come YouTube, Vimeo e TED.
Il consiglio è quello di stabilire le pubblicazioni dei video su base bisettimanale o mensile.
2. GIF, sono sempre divertenti
Per quanto il tuo brand possa essere serio, c’è sempre spazio per un po’ di umorismo. Potresti ad esempio pensare di dedicare il venerdì a questo tipo di contenuti, utilizzando le GIF.
Un’utile risorsa da cui iniziare è GIPHY, che ti consentirà di cercare contenuti sulla base di un argomento o lasciandoti ispirare da quelle in evidenza.
L’intervallo di attenzione richiesto da una GIF è più breve rispetto a quello di un video, per questo motivo sono un ottimo strumento di comunicazione visiva. Usare GIF nel tuo blog o sui tuoi account social può potenzialmente aiutarti a creare contenuti virali, quando accompagnerai la GIF con un copy divertente.
Prendi in considerazione i diversi temi e argomenti che potrebbero essere applicati al tuo settore o correlati al tuo brand e crea contenuti sulla base di questi.
3. La fotografia è perfetta, ma la fotografia che segue i trend è meglio
Le fotografie in stock sono ormai utilizzate da tutti e hanno conosciuto un’enorme diffusione negli ultimi dieci anni. Difficile non riconoscerle subito come tali, specie quando si vedono riutilizzate da tanti marchi in contesti differenti. Per questo i marketer cominciano sempre di più ad apprezzare le foto “autentiche”, quelle cioè non omologate con le solite applicazioni di scritte e colori vettoriali, ma naturali e più ricercate.
La parte più difficile del lavoro, naturalmente, è quella di trovare queste immagini in librerie da milioni di file.
Uno dei trucchi che puoi utilizzare per trovare le immagini meno inflazionate è quello di usare combinazioni di parole particolari nella barra di ricerca, per trovare immagini davvero specifiche che richiamino le tue idee. Utilizza aggettivi ed emozioni per accompagnare la parola chiave principale.
Un altro utile strumento è la collezione di immagini selezionate della settimana di Depositphotos, un utile strategia per risparmiare tempo e trovare immagini originali, sfruttando anche le gallerie tematiche.
Un esempio? La gallery intitolata SUMMERTIME, dedicata all’arrivo della bella stagione.
Immagini e foto sono il formato visuale che probabilmente utilizzerai più spesso nella tua content curation, quindi prendi il tempo necessario per studiare la strategia dei tuoi competitor, analizza la tipologia di immagini che funziona per loro.
Cerca ispirazione tramite Pinterest e scopri cosa piace davvero alle persone.
4. Illustrazioni per un riepilogo completo dei tuoi contenuti
Forse pensi che per creare illustrazioni sia necessario assumere un grafico o avere un background artistico molto forte. E in parte questo è vero, ad esempio per creare contenuti originali molto complessi. Ma ci sono alcune ottime alternative che ti consentiranno di avere grafiche altrettanto efficaci, grazie ai microstocks.
Depositphotos, ad esempio, offre anche un’ampia raccolta di illustrazioni, che possono essere cercate esattamente come le fotografie all’interno dell’archivio.
Scegli lo stile che si coniuga meglio al tuo brand e utilizza le grafiche come base per costruire i tuoi contenuti social.
Un’altra grande strategia è quella di personalizzare le tue immagini. Puoi personalizzare grafiche e fotografie già predisposte a questo scopo, con un piccolo sforzo artistico, rendendo ogni immagine più rilevante ed espressiva, perché ancora più in linea con il tuo marchio.
Non è necessario utilizzare software professionali complicatissimi, sarà sufficiente un editor di foto online come Canva o Fotor per avere subito una immagine personalizzata, aggiungendo testi, filtri e cornici.
6. Infografiche per rendere più chiare le informazioni
Un’infografica è in grado di combinare i vantaggi dell’apprendimento con un format visivo immediato, rafforzando il messaggio che vuoi trasmettere.
Secondo le statistiche, le infografiche hanno maggiore probabilità di essere condivise rispetto ad altri tipi di contenuti visuali (un po’ come i video).
Se vuoi condividere molte informazioni con il tuo pubblico, trasforma le informazioni in una immagine facile da leggere e immediata grazie all’aspetto grafico. Aiuterai a elaborare nuove conoscenze in modo più rapido pur comunicando un concetto molto complesso.
Gli screenshot sono adatti soprattutto per gli articoli, ma puoi utilizzarli anche come immagine di copertina per un blog post o condividerli sui social media. Ti aiuterà a mostrare senza bisogno di giri di parole per spiegare quello che vuoi dire.
Una delle regole della content curation è quella dell’immediatezza dell’informazione, quindi mostra anziché descrivere, il tuo pubblico coglierà meglio le informazioni e potrà trovare utile ricondividere l’immagine.
Utilizzare un’immagine, come uno screenshot, ogni 75-100 parole in un post in un blog aumenterà il numero di azioni sull’articolo. Se le tue informazioni saranno utili per risolvere un problema, sarà più probabile che vengano condivise sui social media.
Utilizza una buona applicazione per la cattura dello schermo e avrai nell’arco della tua content curation un’altro utile strumento.
8. Citazioni personalizzate che parlano al pubblico
Ogni settore ha i suoi eroi, i suoi fondatori e i suoi ispiratori. Condividere citazioni particolarmente significative è un altro modo per garantire like e condivisioni.
Raccogli le citazioni più famose, quelle più popolari sul web e crea una grafica personalizzata in cui inserirle.
Saranno un contenuto visuale facile da creare e molto apprezzato dagli utenti.
9. Contenuti generati dagli utenti
Ci sono attività divertenti che puoi organizzare per coinvolgere la tua community. Un ottimo esempio in questo senso è quello di Starbucks: la maggior parte dei contenuti online del brand è generata dagli utenti.
Questa strategia ti aiuterà a costruire una relazione di fiducia con i tuoi potenziali clienti, rendendo più credibili i tuoi contenuti, perché generati dalle persone stesse.
Ispirare la creatività del tuo pubblico ti aiuterà ad avere contenuti originali da condividere, creando uno user generated project, che darà la giusta predisposizione per avere una vera e propria community, cioè un gruppo di utenti accomunati da sentimenti, emozioni e interessi.
10. Grafici per mostrare i dati
Per presentare informazioni complesse e impegnative, prova a creare un’illustrazione seria e ordinata per mostrare i tuoi dati. Questo format visuale si rivela molto utile soprattutto se la tua azienda produce dati su base giornaliera.
È più facile comprendere i dati quando sono visivamente rappresentati da un grafico. Se non disponi di dati sufficienti per una infografica, scegli questa opzione.
Il tuo pubblico otterrà nuove conoscenze in una frazione di tempo decisamente inferiore rispetto a quella che servirebbe se dovesse leggere un report dettagliato.
Quali contenuti visuali scegliere per la tua content curation?
Ora che conosci tanti nuovi formati visuali per la tua content curation, inizia ad utilizzarli quotidianamente su blog e social media. Sperimentando e proponendo nuove soluzioni capirai come ingaggiare in modo più efficace il tuo pubblico, e potrai ridefinire la tua digital strategy visiva.
Cosa preferisce il tuo pubblico? Quali sono i formati con i quali interagisce più volentieri? Quali contenuti sono più retwittati?
Crea una solida base di alternative e monitora sempre i risultati per migliorare la tua content curation e rendere la tua strategia vincente.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/06/Depositphotos_visualcontent.jpg667999Daria D'Acquistohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDaria D'Acquisto2017-06-07 16:05:572018-11-02 12:53:1510 contenuti visuali per il Content Marketing
Se ti occupi della gestione dei canali social aziendali – o di qualunque altra attività – sai bene che uno dei problemi principali (e più temuti) è la gestione dei commenti negativi, per evitare che possano sfociare in vere e proprie crisi. Sui social, in fondo, è un attimo.
Già all’idea ti viene la pelle d’oca? Prima di tutto, anche se può sembrare scontato, niente panico. Ci sono una serie di best practice che puoi seguire per affrontare a testa alta eventuali s***storm, senza lasciarti prendere dall’emotività. Anzi, in alcuni casi potrai anche trasformare un commento negativo in qualcosa di positivo, e un hater in un sostenitore convinto del brand.
Monitora e ascolta
Non farti trovare impreparato. Un commento negativo potrebbe arrivare in qualunque momento, ed è bene saperlo il prima possibile per poter correre ai ripari. Solitamente i canali più utilizzati dagli utenti in questi momenti sono Twitter e Facebook.
Il primo, in particolare, è molto usato per rivolgere lamentele dirette: quante volte per un ritardo di un treno, un disservizio in un negozio, un difetto di prodotto, ci fiondiamo sul social e citiamo l’account aziendale per sfogare la nostra frustrazione e ricevere una risposta? In quel caso è facile accorgersene.
Ma su altri canali, come può accadere più spesso su Facebook, i commenti negativi possono passare anche inosservati nel flusso continuo di commenti di ogni tipo sulla pagina. E a volte si può trattare anche semplicemente di una critica o di una informazione errata sul brand che può rappresentare comunque un problema di immagine, anche se non è diretta espressamente a te e l’azienda non è chiamata in causa sui suoi canali ufficiali.
Diventa fondamentale allora, in questi casi, avere il controllo della situazione e monitorare costantemente quello che si dice di te (aka del tuo brand). Affidati a tool appositi per il Social Listening, per essere sempre al corrente di quello di cui parlano gli utenti. Sarà un modo, oltre che per tenere d’occhio gli aspetti critici, anche per avere preziosi insight sulla percezione del brand e i punti di forza su cui puoi fare leva in caso di crisi.
Pensaci due volte, ma non aspettare troppo
Quando noti qualcosa di negativo, il panico è dietro l’angolo. Soprattutto se dopo il primo commento ne sono seguiti altri sulla stessa scia, e non sai bene come sono andate le cose. Trovare la giusta risposta richiede tempo e mente lucida, non c’è dubbio. In fondo, in quel momento la tua voce è quella del brand, e quello che scrivi rimane, a prova di screenshot. Ma allo stesso tempo rapidità e prontezza sono indispensabili. Più aspetti e più l’onda rischia di aumentare e travolgerti.
Non rispondere non è un’opzione
Se la risposta proprio non arriva, perché non sei al corrente dei fatti citati o non sai che pesci pigliare, gira immediatamente la questione a chi può risolverla (magari sei proprio tu, ma ti serve più tempo), ma ricorda: sei tu che gestisci i social. Quindi intanto rispondi comunque, facendo presente che hai ricevuto il feedback e che stai cercando di accertare la situazione e trovare una soluzione il primo possibile.
In ogni caso, non puoi ignorare i commenti negativi. Devi sempre rispondere. Semplice, lineare, imperativo categorico. C’è solo un’eccezione, e ne parliamo più avanti.
Rimani professionale, non cedere alle tentazioni
Il cliente ha sempre ragione? Sappiamo che non è sempre così, nei fatti. Quando la critica è gratuita, o il commento semplicemente falso, la tentazione di rispondere a tono, o con un almeno una frecciatina, l’abbiamo avuta tutti. E a volte ci starebbe proprio.
Ma nella maggior parte dei casi…no, non è proprio il caso. Certo, dipende sempre dal tone of voice e dall’immagine del brand: ce ne sono alcuni che hanno fatto delle proprie risposte agli utenti un epic win dopo l’altro e un marchio di fabbrica – ma non tutti possono permetterselo e sono in grado di farlo.
La regola generale, in ogni caso, è di mantenere professionalità e tono cortese e disponibile. Quanto può peggiorare la situazione una risposta imbruttita ad un utente già mal disposto?
Porta la discussione offline
Se la risposta richiede molto più della lunghezza di un tweet, e soprattutto va sviscerata e ricostruita anche con dettagli personali dell’utente, la soluzione migliore è cercare di portare la conversazione offline. Rispondi prima pubblicamente, chiedendo di essere contattato in DM o via email. In questo caso potrai dare la giusta attenzione al caso in questione, e fare in modo anche di dirottare la richiesta al reparto competente – che in molti casi è il Customer Service.
L’utente apprezzerà, perché dimostrerai di voler davvero risolvere il problema e capire il motivo dei commenti negativi sui social, e anche gli altri utenti vedranno che ti prendi cura di ogni singolo utente in modo accurato.
Ammetti l’errore e non temere di chiedere scusa
A nessuno piace ammettere i propri errori. Ma se una volta ricostruita la situazione è evidente che l’utente aveva i suoi buoni motivi per manifestare disappunto, la cosa migliore è chiedere scusa. Non cercare inutili giustificazioni, vai dritto al sodo. Ammetti l’errore, ringrazia per il feedback e precisa che ti sarà molto utile per migliorare ed evitare che si ripeta. Sì, fallo anche pubblicamente. Sarà un segnale positivo per tutti quelli che avevano letto il commento negativo.
Se puoi, offri un rimedio
A volte chiedere scusa non basta. Non sempre si può rimediare alla situazione, ma ci sono volte in cui puoi venire in contro all’utente con un piccolo gesto. Può essere qualsiasi cosa. Un omaggio, uno sconto, ad esempio. Non è certo una cosa che puoi fare ogni volta, ma se ne vale la pena e non comporta grandi problemi, è un’occasione per trasformare un cliente insoddisfatto in un tuo sostenitore.
I troll? Non esistono!
Esistono, esistono eccome. Ma se capisci che un commento è di un troll, ignoralo. In alcuni casi è palese, in altri meno. Se hai il dubbio, concedergli una prima risposta, rimanendo professionale. Se persiste e diventa evidente, allora sì, fai come se non esistesse. Non cedere alla tentazione.
Haters gonna hate, in fondo.
Impara dagli errori
Sbagliando si impara. Alcuni proverbi hanno proprio ragione. Dai commenti negativi sui social vorremmo stare sempre alla larga, ma spesso possono essere anche uno strumento per capire cosa non va, o addirittura un modo per riacquistare la fiducia del tuo pubblico di riferimento. Prendi nota di queste situazioni che si verificano nel corso del tempo: tieni traccia di come hai affrontato la situazione, di quali criticità hai vissuto, delle soluzioni trovate e dell’esito che poi hai avuto nel breve e nel lungo termine. Ne scaturirà una sorta di manuale pratico di crisis management da riutilizzare in futuro.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/06/angry-2191104_1920.jpg12801920Alexia Gattolinhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAlexia Gattolin2017-06-07 13:45:332017-06-07 13:33:43Come rispondere ai commenti negativi sui social? Niente panico, prima di tutto
Il World Business Forum torna in Italia con l’edizione 2017 che si terrà a Milano dal 7 all’8 novembre. Esperti e opinionisti di fama mondiale spazieranno dall’economia alla creatività trattando del tema scelto per quest’anno, l’Humanification.
World Business Forum
Il World Business Forum è parte di un programma di distribuzione di know how relativo al settore business targato WOBI, che si avvale di una rivista di management, un canale televisivo, Internet ed eventi che si svolgono a Bogotà, Madrid, Messico City, New York e Sydney.
Le due giornate di Milano rappresentano un evento di primo piano nel panorama affaristico, che da ai partecipanti l’occasione di cogliere i contributi di CEO, imprenditori, innovatori, pensatori, artisti e sportivi.
“A business has to be involving, it has to be fun, and it has to exercise your creative instincts” Richard Branson, Founder di Virgin
In opposizione all’eccesso nozionistico dei tempi correnti, il World Business Forum offre un concentrato di informazioni di qualità elaborato per stimolare l’applicazione di pensieri e trend all’avanguardia alle realtà aziendali dei singoli.
Humanification
L’evento offre nuove prospettive per affrontare le sfide dell’imprenditoria. Una di esse il ruolo della tecnologia, che in tempi recenti ha portato dapprima all’automazione (Industria 3.0) e poi alla connessione e l’analisi di dati grandi quantità di dati (Industria 4.0).
La possibilità di disporre e gestire di un numero così elevato di informazioni ha portato uno sforzo organizzativo notevole, che ha inevitabilmente penalizzato un altro elemento: l’uomo. Il problema presenta molte sfaccettature, frutto di un modus operandi che non parte dalle persone, siano esse dirigenti, lavoratori o clienti.
“La strategia è una questione di scelta: non si può offrire tutto a tutti.” Michael Porter, autorità mondiale in materia di strategia competitiva
Bilanciare questa situazione significa concentrarsi meno sulla tecnologia e più sui problemi per la quale è stata creata. Questa è la strada proposta dall’Humanification, un approccio al business parte dagli stakeholder, intesi come persone parte di un sistema sociale quanto di uno aziendale ed economico.
L’equilibrio si trova bilanciando efficienza, struttura e disciplina con diversità e potenziale creativo. In questo rapporto la tecnologia ha un ruolo subalterno: è un mezzo.
World Business Forum 2017: a Milano si parlerà di Humanification
Speaker
Implementare quanto sopra nelle diverse realtà imprenditoriali significa costruire un ambiente stimolante, non caotico, attraverso individualità e creatività del capitale umano.
A spiegare i risvolti strategici, economici e sociali di questa affermazione, numerosi relatori si avvicenderanno sul palco del MiCo. Tra di essi:
Abigail Posner, Head of Strategic Planning in Google
Chris Anderson, imprenditore tech, ex Editor in Chief presso Wired
Chris McChesney, Global Practice Leader of Execution presso FranklinCovey
George Kohlrieser, autorità mondiale in materia di leadership
Jonah Berger, docente di marketing presso la Wharton University
Michael Porter, esperto di strategia competitiva
Nicholas Negroponte, cofondatore del MIT Media Lab
Rachel Botsman, esperta di economia collaborativa
Randi Zuckerberg, ex Director of Market Development presso Facebook
I rappresentanti di oltre 400 aziende hanno già aderito al World Business Forum 2017, confermando la validità degli speaker e del tema scelto.
“La presenza già confermata di così tanti imprenditori e senior manager ci dimostra che la centralità delle persone nel business non è solo una trovata di marketing ma soprattutto una scelta strategica. Questo non può non farci sperare anche sulla capacità del nostro sistema di imprese di riconquistare la centralità che merita nei mercati globali.” Francesco Manzullo, Marketing Director Europe di WOBI
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/06/world-business-forum1.png5681200Doubleharkenhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDoubleharken2017-06-07 13:30:292017-06-16 17:45:18World Business Forum 2017: a Milano si parlerà di Humanification
I nostri genitori, e forse anche i nostri nonni prima di loro, da bambini ce lo ripetevano sempre: svegliarsi presto ha molti vantaggi. Abitudine molto diffusa tra i top manager e le persone di successo, essere mattinieri permette di avere più tempo a disposizione e di riuscire a fare tutto in più tranquillamente, senza stress. Le prime ore del mattino, infatti, sono le migliori perché è possibile dedicarsi a se stessi, senza dover pensare a quella conference call delle 10 oppure a quel pranzo di lavoro delle 13.
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Non tutti però, sono attivi e produttivi fin dalle prime ore della giornata. Al contrario, sono in molti quelli che ogni mattina arrancano faticosamente verso la macchinetta del caffè. Se fate parte di questo numeroso gruppo, questo post fa per voi. Ecco 5 consigli per riorganizzare le proprie giornate ed essere persone mattiniere tratti da un video di Elite Daily.
1. Non toccare il tuo smartphone
La posta, le e-mail e tutto il resto possono aspettare. Resisti alla tentazione di controllare la posta elettronica ed i tuoi social networks almeno per 15 minuti.
2. Inizia facendo un po’ di stretching
Fare attività fisica nelle prime ore della giornata – yoga, oppure meditazione – scioglie i muscoli e attiva la circolazione, permettendoti di essere più concentrato per tutto il resto della giornata.
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3. Niente caffè
Sostituisci il caffè con un bicchiere di acqua e limone servirà a idratare il corpo e a dare una sferzata di energia.
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4. Parola chiave: pianificare
Usa le prime ore della giornata per organizzare i tuoi impegni. Tra le cose in sospeso, scegline tre da completare entro sera.
5. Ascolta musica
Mentre ti prepari alla giornata che sta per iniziare, ascoltare le tue canzoni preferite servirà a ridurre lo stress della giornata e regolarizzare il battito cardiaco.
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Una volta iniziato a seguire questi consigli diventerà tutto più facile e non riuscirai a farne a meno!
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Immagina di organizzare un viaggio di due settimane in un posto che non hai mai visitato prima. Prima di partire, vorrai esser sicuro di essere preparato: comprerai una guida, leggerai dei travel blog e suggerimenti di chi ha già visitato quel posto e traccerai una mappa con le diverse tappe da visitare necessaria a rendere il viaggio indimenticabile e soprattutto senza intoppi, non solo per te ma per tutte le persone che si uniranno in quest’avventura.
Questo è lo stesso motivo per il quale è necessario disegnare la mappa della customer journey, e far sì che il percorso dei nostri utenti sia spianato e senza ostacoli.
Che cos’è una mappa del customer journey
La mappa del customer journey non è altro che un diagramma che illustra gli step che i nostri clienti intraprendono nell’entrare in contatto con la nostra organizzazione, che sia un prodotto, un’esperienza online, offline o una combinazione di esse. Più sono i touchpoint (punti di contatto con il nostro messaggio) che fanno parte della nostra esperienza, e più complicata – ma necessaria – diventa la nostra mappa.
L’importante è però che rimanga una mappa e non un labirinto.
Perché è utile creare una mappa del customer journey
Qualunque sia il suo formato, la mappa deve raccontarci la storia dei nostri utenti, mettere in evidenza le loro necessità, le loro domande e i loro sentimenti durante tutto il processo di interazione con la nostra organizzazione.
Possiamo pensare alla nostra mappa come una forma di narrazione, che in questo caso non racconta la nostra storia agli utenti, ma la loro storia a noi. Lo storytelling dopotutto, è alle origini della comunicazione e si è evoluto come trasmissione di notizie, intrattenimento e condivisione di esperienze altrui.
Creare una mappa ben precisa che tracci il percorso dei nostri utenti aiuta a metterci nei loro panni e a farci capire esattamente le loro motivazioni, emozioni o frustrazioni nel relazionarsi con noi.
Allora da dove iniziamo a disegnare questo tracciato?
Prima di cominciare a disegnare la nostra mappa, avremo bisogno di un po’ di preparazione: chi è il nostro utente-persona?Attraverso quali canali entra in contatto con noi? È importante avere una conoscenza approfondita di tutti i touchpoint tramite i quali i nostri utenti entrano in contatto con noi per capire dove si verifica l’esperienza positiva e ideale del nostro utente-persona e trasportarla laddove vediamo che vi sono frustrazioni o crepe che rendono il viaggio turbolento.
Progettare la mappa del customer journey in pochi, semplici step
Allineare innanzitutto gli obiettivi della nostra mappatura con quelli del nostro business. Quali sono gli obiettivi di questo esercizio di mappatura? Quali sono le necessità della nostra organizzazione?
Unire la nostra ricerca analitica a quella aneddotica del nostro user-persona.
Per ricerca analitica parliamo delle statistiche provenienti dalla nostra pagina web o dalla nostra presenza sui social media. Strumenti come Social Mention a questo proposito sono utili per identificare menzioni del nostro brand in rete, siano esse positive o negative. Inoltre per capire meglio la complessità dei comportamenti sui social e per far si che siano chiari a tutti, è fondamentale tracciare esempi rappresentativi di conversazioni avvenute sui social.
Per ricerca aneddotica ci riferiamo ai commenti dei clienti riguardo la propria esperienza con la nostra organizzazione, eventuali feedback o anche commenti provenienti dal dipartimento commerciale e vendite che interagisce quotidianamente con i clienti per meglio capire le loro necessità.
Il primo passo è fare una lista di tutti i touchpoint e i canali a disposizione e inserirli nella nostra mappa. I touchpoint sono tutti i mezzi attraverso i quali avviene un’interazione tra il nostro business e la nostra audience come social media, newsletter, la nostra pagina web, mobile app, etc.
Il secondo step è creare una “mappa dell’empatia”, utile ad analizzare come l’utente si sente, cosa fa, cosa dice e reagisce ad ogni interazione. Secondo la Interaction Design Foundation “È bene concentrarsi su cosa l’utente possa sentire, dire o fare in ogni situazione per prevederne i comportamenti”.
Solo dopo si può passare a disegnare uno sketch del customer journey. Questo si può fare nel modo che più si preferisce: una mappa temporale che traccia il viaggio attraverso un lasso di tempo predefinito, o un video, un clip audio o qualunque formato si ritenga più efficace per il proprio business.
Perfezionare, aggiungere dettagli che possano essere utili a rendere la narrazione il più efficace possibile, che sia di facile comprensione a tutte le parti coinvolte e i membri del team, può essere la chiave. Non c’è un formato predefinito, l’importante è che sia interessante e che attiri l’attenzione degli altri, se c’è bisogno meglio chiedere il supporto di un grafico.
Infine, distribuire e utilizzare. Tutti i membri dell’organizzazione devono possedere una copia della mappa, è importante che tutti ne capiscano l’importanza. In questa fase, la mappa è immediatamente utilizzabile per stabilire i KPI del tuo business intorno al customer journey ideale, per esempio, e misurarne il successo.
Non esiste un modo giusto o sbagliato per creare un customer journey ideale, ogni organizzazione avrà quello che funziona meglio per le proprie esigenze, ma questa struttura può essere sicuramente un buon punto di partenza per capire meglio il viaggio che la nostra audience intraprende nel relazionarsi con la nostra organizzazione, brand e prodotti attraverso i diversi touchpoint a disposizione.
Per due anni i ricercatori di Share labs hanno studiato Facebook per cercare di svelare cosa si nasconda dentro quella che è, in definitiva, una colossale scatola nera: se gli utenti sono oramai di una trasparenza quasi imbarazzante per il colosso dei social network, in realtà, a parte alcuni numeri, a parti inverse il risultato cambia. Gli utenti, infatti, non conoscono molto del funzionamento di Facebook.
Per questo, noi ninja abbiamo pensato di presentarvi la “mappa” risultato dello studio: un colpo d’occhio semplice e inquietante, utile per capire tutto ciò che Facebook sa di ciascuno di noi. Anche quando non lo usiamo.
I numeri di Facebook
Conosciamo molto bene i numeri impressionanti di Facebook. Oltre un miliardo e mezzo di utenti che generano 300 petabyte di dati, che ogni giorno mettono più di 4 miliardi di like, e generano quasi 5 miliardi di condivisioni.
Ma secondo Vladan Joler e i suoi colleghi, autori della ricerca, i numeri non bastano per capire ciò che succede dietro le quinte. Dichiarano, nel loro studio, infatti che “dietro quelle mura invisibili, in ogni momento, degli algoritmi decidono quali informazioni debbano apparire nella nostra infosfera, quanti e quali dei vostri amici vedranno i vostri post, quali contenute diverranno parte della vostra realtà e quali saranno censurati o cancellati”.
Il dubbio è che, nascosti tra i vari strati di algoritmi, ci siano potenziali violazioni dei diritti umani, nuove forme di sfruttamento e manipolazione sulla vasta scala che i quasi due miliardi di utenti rendono possibile.
Nell’era della società degli algoritmi, sostengono traendo ispirazione dalle teorie di Marx, non sono più gli esseri umani che creano prodotti (o servizi): sono gli algoritmi che macinano i dati che noi stessi seminiamo nel web e nei social network (la nostra impronta digitale) e producono profili, rilevano anomalie, realizzano previsioni.
A creare ricchezza sono gli algoritmi, alimentati da oltre 300 milioni di ore di lavoro gratuito svolto dai miliardi di utenti social: una quantità impressionante se pensate che è calcolata su una media di 20 minuti di uso quotidiano per ciascun utente.
Tutti noi siamo materiale grezzo che, con la nostra complicità e con il lavoro degli algoritmi, diventiamo profili da vendere al miglior offerente.
La mappa di Facebook
La ricerca ha preso in considerazione tre aree specifiche del funzionamento di Facebook: la raccolta di dati, il loro immagazzinamento e analisi, e il targeting degli utenti.
Non c’è stato bisogno di whistleblowers o di chissà quali intrighi per carpire queste informazioni. Vladan e compagni hanno sfruttato documenti che sono disponibili pubblicamente: policy di Facebook e aziende collegate, ricerche pubblicate dai loro partner, il report finale dell’inchiesta “Europe Vs Facebook”.
I ricercatori hanno preso in considerazione i dati che Facebook raccoglie direttamente, attraverso le aziende acquisite o le centinaia di aziende partner.
Così, attraverso le controllate Facebook Payments Inc., Atlas, Instagram LLC, Onavo, Parse, Moves, Oculus, LiveRail, WhatsApp Inc. e Masquerade possono essere raccolti e scambiati dati sui pagamenti che fate, i numeri di carta di credito, i movimenti fisici che fate (Oculus) e tutto ciò che, coi permessi concessi da noi stessi alle varie app può essere utile a creare un profilo.
Grazie a partner come Datalogix e Acxiom è possibile per Facebook utilizzare anche informazioni derivanti da azioni compiute al di fuori del social. I punti accumulati con le carte fedeltà, i cookies nel vostro browser, l’iscrizione ad una mailing list o le informazioni pubbliche su di voi (in alcuni casi compresi i registri di proprietà immobiliare o automobilistici) sono usati e scambiati per creare profili sempre più precisi.
Quindi?
Non c’è niente di male – può pensare l’utente medio – tanto non ho nulla da nascondere e, anzi, forse mi fa anche comodo avere delle informazioni o pubblicità che per me siano rilevanti e significative in un datomomento.
Ma anche concedendo piena e totale fiducia al management attuale di queste aziende, che ci rassicurano dichiarando che i nostri dati sono ben protetti e usati a fin di bene, la preoccupazione di Vladan Joler è sul lungo termine: che potrebbe succedere con un nuovo management o un cambio di proprietà in futuro? Se le intenzioni non fossero più così benevole?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/06/dietro_le_quinte_facebook_4.jpg7441080Takumihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngTakumi2017-06-07 11:40:342017-06-07 11:28:00Come funziona Facebook? Dietro le quinte del più importante social network
Lynx, il brand britannico conosciuto in Italia come Axe, sdogana l’immagine classica dell’uomo e porta alla luce i dubbi e le domande che i ragazzi pongono a Google.
Con l’agenzia 72andSunny, il famoso brand lancia la campagna #isitokforguys per dire basta agli stereotipi e contribuire alla creazione di un’identità libera da schemi ed etichette.
Il messaggio è chiaro: basta con i limiti e le restrizioni su come bisogna essere.
Troppi ragazzi crescono con un’idea di come un vero uomo debba mostrarsi al mondo, che li porta a situazioni di depressione e bullismo. L’obiettivo di Lynx è quello di spazzare via il peso di questi ideali vecchi e pesanti, che opprimono i ragazzi e li fanno sentire inadatti.
Dopo anni di comunicazione incentrata sulla virilità intesa alla vecchia maniera, il marchio conferma di voler cambiare rotta e aggiunge questa campagna a quella dell’anno scorso (#findyourmagic). Vi ricorda qualcosa? Se state pensando a Dove, siete sulla strada giusta: Unilever ha infatti esteso la comunicazione sulla vera bellezza e l’accettazione di sé (#WeAreBeautiful) anche al mondo maschile.
Come Lynx sviluppa la campagna #isitokforguys
La campagna di Lynxsi basa sulla domanda aperta “è ok per i ragazzi…?” e sulle relative variabili che, insieme alle risposte, sono veicolate da alcuni video da una sito dedicato.
Nel video del pugile Anthony Joshua ad esempio, si dà voce ai dubbi che i ragazzi affidano a Google per affermare la propria identità. È ok piangere, non amare gli sport, essere magri, essere nervosi? Lerisposte vengono sia dai social che da video in cui lo stesso Anthony Joshua o Josh Franceschi condividono il loro parere su questi temi.
Un post condiviso da Anthony Joshua (@anthony_joshua) in data:
Sul sito è possibile trovare il video, le domande più frequenti e le risposte. Si tratta di una pagina molto interattiva, pensata per comunicare apertamente e mettere i ragazzi nella condizione di non sentirsi soli davanti a dubbi forti e decisivi per la formazione della loro personalità.
La missione di Lynx è combattere gli schemi della società che intrappolano la personalità dei ragazzi e dire in modo diretto che non ci sono limiti ed etichette.
Nel rispondere alla domanda “is it ok for guys…?” il brand vuole dire che sì, è ok se è quello che sei davvero perché non esiste giusto o sbagliato: esisti tu.
Riuscirà questa campagna a farsi spazio tra i vecchi stereotipi e a liberare i ragazzi dall’idea di essere un uomo e trasformarla nell’essere se stessi?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/06/Il-mondo-segreto-degli-uomini-dubbi-e-domande-secondo-Axe_5.jpg12482080Chiara Sgarbihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngChiara Sgarbi2017-06-07 11:30:272017-06-07 13:22:23Il mondo segreto degli uomini: dubbi e domande secondo Lynx
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