best adv of the week

Ex Libris, Global Citizen e McCafé: i migliori annunci stampa della settimana

Ogni settimana seguiamo i migliori annunci stampa pubblicati sui giornali e selezioniamo per voi i più originali, creativi e bizzarri.

L’originalità nella composizionenel testo e nel messaggio sono alcuni dei criteri che per la scelta dei Best Adv of the Week, che questa settimana ci portano in Svizzera, Ucraina e Italia.

Partiamo subito per questo nuovo giro del monto attraverso la pubblicità!

Ex Libris – Get more for your money

Ex Libris è la più grande libreria online svizzera, con oltre sei milioni di titoli disponibili ed è nota per i suoi prezzi particolarmente bassi. Così ha reinventato i titoli di alcuni famosi best seller!

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Advertising Agency: Ruf Lanz, Zurich, Switzerland
Creative Directors: Danielle Lanz, Markus Ruf
Art Director: Dave Schellenberg
Copywriter: Markus Ruf
Illustrator: Stephan Dietlicher
Account Executive: Anita Roth

Band Aid – Pain comes in many sizes

Avete presente quelle scatole con cerotti di diverse dimensioni? “Il dolore può avere diverse dimensioni” recita l’annuncio stampa, in cui ogni cerotto di forma e dimensione diversa racconta una storia precisa!

“Ti ho tradita con tua sorella al nostro matrimonio”.

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“Me ne vado da casa con il mio ragazzo, un motociclista di 50 anni”.

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Advertising Agency: J. Walter Thompson, Chile
Creative Director / Copywriter: Camilo Muñoz
Art Director: Juan Pablo Chaves

Tough Slate Design – Grapic Designer needed

L’annuncio per la ricerca di candidati per le posizioni vacanti dell’agenzia Tough Slate Design passa attraverso le icone delle competenze professionali richieste: un Graphic Designer deve essere esperto dei programmi di Adobe, mentre un Client Service Manager dovrà conoscere perfettamente Microsoft Office e tutte le sue applicazioni.

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Advertising Agency: Tough Slate Design, Kyiv, Ukraine
Creative Director: Dima Tsapko
Senior Art Director: Roman Davydyuk
Designer / Copywriter / Illustrator: Pavel Radich

Global Citizen – Be Annoying

Global Citizen è una piattaforma di azione sociale per una generazione globale che vuole risolvere le più grandi sfide del mondo. La campagna stampa punta a sensibilizzare le persone normali ad agire e diventare attivisti digitali. Perché anche un singolo tweet può aiutare a cambiare il mondo. La creatività è stata creata in 24 ore durante il concorso Young Lions dei Cannes Lions 2017 e ha vinto il Gold Prize.

“Diventa fastidioso”, recita il copy.

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Advertising Agency: M&C Saatchi, Milan, Italy
Art Director / Illustrator: Lorenzo Guagni
Copywriter: Federica Scalona
Photographer: Getty Images

McCafé – Pure Coffee Pleasure

Sembra quasi impossibile oggi gustare semplicemente un buon caffè. Gli hipster sembrano aver reso anche il caffè un affare complicato. McCafé è l’orgogliosa antitesi a questo fenomeno: si concentra solo su ciò che è davvero importante, il caffè, e lo comunica semplificando tutto con l’uso delle icone più adatte.

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Advertising Agency: DDB Wien, Austria
Creative Directors: Thomas Tatzl, Andreas Spielvogel
Art Director: Juli Janny
Copywriter: Jakob Paulnsteiner

LEGGI ANCHE: Orion, Caser Seguros e Hyundai: i migliori annunci stampa della settimana

E tu cosa ne pensi degli annunci di questa settimana? Commentali sulla nostra pagina Facebook!

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Desideri un dolce cucciolo… meccanico? Ecco AIBO, il tenerissimo cane robot della Sony

Scodinzola, fa gli occhioni dolci e soprattutto è talmente carino da fare moltissima tenerezza.

È AIBO, il cane robot della Sony che, grazie alla sua Intelligenza Artificiale e alla sua simpatia, ha già conquistato tantissime famiglie nel mondo.

Il colosso giapponese infatti ha presentato il nuovo modello di migliore amico robotico dell’uomo che molto poco ha a che fare con le sue versioni precedenti già commercializzate dagli anni ’90 in poi: il nuovo AIBO possiede infatti la capacità di interagire con l’ambiente e i suoi “padroni” umani, cambiando il suo comportamento in base agli stimoli ricevuti dall’esterno e rendendo possibile così la creazione di “un forte legame emotivo con i membri della famiglia”.

Il nome AIBO, in particolare, fa riferimento alla sua tecnologia (Artificial Intelligence roBOt) ma in giapponese significa anche “compagno” o “amico”. Questo secondo aspetto, più affettivo, non è per niente secondario: il cucciolo robot non solo è più realistico grazie a una notevole fluidità ma è anche dotato di una gamma di movimenti che gli permettono di esprimere delle reazioni che, insieme alla loro combinazione con i dettagli “fisici” più curati quali le orecchie, la coda, il muso, le zampe ma anche il timbro dell’abbaio, riescono a suscitare la parvenza di emozioni più complesse e perciò più credibili.

Le caratteristiche principali di AIBO

Dal punto di visto tecnologico, il cucciolo meccanico, che è alto una trentina di centimetri e pesa circa 2 chili, utilizza degli attuatori ultracompatti che permettono di muoversi lungo 22 assi. Gli occhi, invece, per poter essere più espressivi, sono dotati di display OLED. Il pet robot ha poi un’autonomia di batteria di circa 2 ore e si ricarica in circa tre.

Inoltre, grazie alla sua Intelligenza Artificiale e nello specifico al deep learning, AIBO è in grado di imparare e di adeguarsi pro-attivamente a ciò che rende più felice i propri padroni grazie a sensori che analizzano suoni e immagini e all’utilizzo di informazioni condivise con altri cani robot tramite la connessione al cloud.

Leggi anche: Google, l’Intelligenza Artificiale e il deep learning

La Sony, poi, mette a disposizione l’app dedicata “My AIBO” per potere interagire direttamente con lui. Il prezzo di AIBO è pari a 198,000 yen (circa 1500 euro). Anche se è possibile accedere allo store online Sony, il cane robot sarà disponibile solo in Giappone a partire da Gennaio 2018.

Costruire una brand identity solida. Lo stai facendo nel modo giusto?

Per affermare il tuo brand e farlo emergere dal rumore del sovraffollamento digitale, il primo passo è preoccuparsi della costruzione di un’identità solida e longeva per creare engagement arrivando al tuo target. Tradotto: coinvolgi i tuoi utenti, falli innamorare del tuo brand, dei tuoi valori e dei tuoi punti di forza e, perché no, racconta la verità anche su qualche piccolo difetto.

Se i brand sono davvero come gli esseri umani, devono parlare come loro, emozionarsi come loro e possono quindi anche essere imperfetti come loro.

Costruire una brand identity solida. Lo stai facendo nel modo giusto?

In questo post troverai un percorso fatto di domande e suggerimenti, usalo come un vademecum nel processo di costruzione della tua identità.

LEGGI ANCHE: Il revisionismo ai tempi dello storytelling e le scelte dei brand sugli errori del passato

Abbiamo tutti bisogno di uno scopo. Qual è quello del tuo brand?

Ogni brand deve avere e ha uno scopo, una visione. Qual è a tua?
Lo scopo di un brand è la diretta estensione del suo posizionamento, è la proposizione tangibile che rende un prodotto/servizio desiderabile.

Costruire una brand identity solida.

I consumatori di oggi, i prosumer, vogliono connettersi con i brand che abbiano uno scopo più alto, non solo quello di monetizzare o soddisfare investitori e azionisti.

Il compito del fondatore, del CEO, del proprietario è quello di definire chiaramente questo obiettivo e fare in modo che permei ogni strato dell’azienda; quando viene identificato correttamente, lo scopo deve essere utilizzato anche per motivare i collaboratori e sedurre i potenziali clienti. E quando sono le persone ad essere motivate queste diventano il motore nella costruzione di una brand identity solida.

Costruire una brand identity solida.

Se hai difficoltà nel sintetizzare e concretizzare in una frase il tuo scopo, fermati e rifletti su alcuni punti:

  • Come il mio prodotto sta cambiando la vita dei miei clienti?
  • Come il mio servizio sta semplificando le loro attività, realizzando i loro desideri, come li aiuta a vincere le sfide quotidiane?
  • È una risorsa importante per il loro business?

La risposta a queste domande è il perché bisognerebbe scegliere te tra tutti, non solo perché dichiari di essere il leader di mercato o che il tuo è il miglior servizio in circolazione.

Capire e sviluppare queste risposte porterà a sviluppare una brand identity forte. Per citare Diego Fontana e il suo libro Digital Copywriter, pensa come un copy, agisci nel digitale, vai a lezione dai grandi maestri: in questo caso è la lezione di Bill Bernbach a tornare utile.

Pensa al tuo prodotto come a un maggiolino Volkswagen negli anni ’60: sei insidiato dalle nuove leve, non sei più una novità, non sei più trend e, diciamocelo, non sei neanche il più bello. Ma sei ancora il più affidabile, l’unico che ti porterà davvero alla meta.

Bill Bernbach, Volkswagen

Lezioni di stile a parte, il consiglio è quello di focalizzarsi sulla verità del tuo brand, siamo sempre più circondati dai migliori, dimmi perché dovrei sceglierti tra di loro.

Brand identity: emergere, distinguersi, diventare unici

Individuare cosa davvero ti distingua dai concorrenti è uno degli elementi che costruirà la tua brand identity, aiutandoti a sostenerla anche a lungo termine.

Qualsiasi sia il tuo presidio, individua almeno tre concorrenti e procedi a con un benchmark competivivo: cosa differenzia il tuo brand?

La comunicazione alla tua audience deve vertere su questo punto.

Stabilisci la “Beachhead” del brand

Costruire una brand identity solida.

Per definire il termine “Bechhead”dobbiamo riferirci al gergo militare: con beachhead si intende l’area, il primo obiettivo di una forza militare che atterra su una riva nemica, una posizione iniziale sicura acquisita e che può essere utilizzata per ulteriori progressi, un punto d’appoggio.

Indipendentemente da quale sia la tua industry o occupazione, quello che stai cercando di fare è aumentare la tua quota di mercato o essere noto nella tua zona. Per questo l’analogia bellica: come i soldati stai combattendo per presidiare una zona strategica in modo da poter iniziare a progredire e conquistare il territorio.

Atterriamo questa teoria nello scenario digital attuale: da qualche tempo Facebook sta attaccando YouTube e Snapchat cercando di invadere il loro core business.

Costruire una brand identity solida. Lo stai facendo nel modo giusto?
La beachhead di YouTube sono i video, quella di Snapchat il visual storytelling.

L’incursione di Facebook in questi due mercati non ha fatto che rafforzare la sua già potente identità di marca.

Come trovare la tua Beachhead? Puoi dare priorità alla tua rete sociale, costruire una strategia di advertising one channel, sponsorizzare un tuo evento o affidarti a un influencer chiave. Il tuo brand può costruire diverse beachhead; se posizioni il tuo marchio in posizioni strategiche per i futuri avanzamenti, stai gettando le basi per una forte brand identity.

  • Dove vivrà i tuo brand?
  • Quali sono le piattaforme più consone a trasferire i tuoi valori?

Per identificare le risposte a queste domande, è necessario raccogliere quante più informazioni possibili sul tuo target di destinazione. Chiediti quindi anche:

  • di che audience parliamo: decine, centinaia, migliaia?
  • Con quali device interagiscono: desktop, mobile o entrambi?
  • Cosa leggono, da dove traggono informazioni: giornali, blog, dem, social media?
  • Sono esperti di tecnologia o preferiscono mezzi di comunicazione più tradizionali?

Una volta ottenute queste informazioni, focalizzati sui formati dei contenuti:

  • quali piattaforme usano regolarmente?
  • Prediligono contenuti brevi o long form?
  • Qual è il miglior format per i contenuti che fruisco: video, blog post, immagini o e-book?

Costruire una brand identity solida. Lo stai facendo nel modo giusto?

 

Il prossimo step consiste nel focalizzarti sui tuoi competitor e su quali strategie di engagement seguano:

  • cosa li rende dei brand di successo?
  • Hanno dei margini di miglioramento? Quali sono?
  • Come puoi superarli?

Una volta che avrai recuperato e messo in ordine tutte queste informazioni, potrai procedere all’esecuzione e iniziare a presidiare le tue bechhead.

Visual, l’importanza dell’ immagine di un brand

Costruire una brand identity solida.

Quello che la gente vede, riflette il messaggio del brand. Marchi iconici come Apple o Nike sono dei veri fuoriclasse nell’allineare la loro identità visiva con il brand message.

Costruire una brand identity solida.

Come vuoi che le persone si sentano o agiscano in risposta al messaggio del tuo brand?

Costruire una brand identity solida. Lo stai facendo nel modo giusto?

Tip 1: Non dimenticarti della psicologia dei colori per allineare il tuo messaggio con quello che arriva alla tua audience.

Tip 2: Ci sono decine di tool online per produrre ottimi contenuti visivi come post quote. Condividi post tematici, crea rubriche che i tuoi follower aspetteranno e inizieranno a interagire.

Tip 3: Crea un mood da seguire in ogni post. Stila una guideline, seleziona filtri ed effetti che aiutino te a trasmettere il tone of voice, lo stile e l’atmosfera della tua storia.

Presta attenzione a ciò che dici

Costruire una forte brand idenity passa anche attraverso il rispetto che il brand acquisisce sull’audience, e questo rispetto lo si ottiene non solo attraverso cosa dici ma anche da come lo dici.

Una headline che catturi l’attenzione sui social, i contenuti che condividi sul sito o la newsletter che invii ai tuoi iscritti sono parte integrante dell’identità di marca.

Acquisisci e trasmetti il tuo valore

Costruire una brand identity solida. Lo stai facendo nel modo giusto?

Siamo arrivati alla parte principale; il valore del tuo brand, ma anche quale valore stai dando ai tuoi clienti.

Rispondi a queste domande per identificare, comunicare e implementare la tua brand value.

  • Quali sono i tuoi punti di forza? Sapere cosa davvero sai fare bene è il primo step per identificare e definire gli elementi di valore del marchio.
  • Come stai condividendo i tuoi superpoteri? Scopri cosa il mondo vuole da te. Capire come ti vedono gli altri ti aiuterà a prendere le giuste decisioni di branding per parlare alla tua audience.
  • Cosa stai facendo per aumentare costantemente il tuo valore? Anche se in questo momento pensi di essere davvero il brand più forte nel tuo settore non ti fermare, non smettere mai di formati e imparare. Aggiornati costantemente sulle novità del tuo settore e su quelle introdotte dai tuoi competitor; una prospettiva a tutto tondo ti garantirà un’identità di marca sempre più solida.

Adesso puoi iniziare

Costruire una brand identity solida non è un’impresa impossibile. Cerca di capire come il tuo prodotto o il tuo servizio stia davvero cambiando la vita della tua audience, facilitando il suo lavoro o come è una risorsa essenziale per loro.

Focalizzati sulla tua unicità nel posizionare il brand e stabilisci una beachhead che ti consenta di poter avanzare in futuro. Guadagna rispetto prestando attenzione a cosa dici e come lo dici, porta valore in modo che la tua identità di marca sia solida e potente a lungo termine.

Search Engine Marketing

Scalare i motori di ricerca e guadagnare visibilità: strategie e tecniche di Search Engine Marketing

Siamo giunti alla conclusione del Corso Online in Search Engine Marketing, durante il quale Gianpaolo Lorusso, Luca De Berardinis e Fabio Di Gaetano, ci hanno spiegato la disciplina dell’Inbound Marketing, che racchiude la capacità di scalare i motori di ricerca e guadagnare visibilità, sia attraverso iniziative organiche che a pagamento.

In attesa del lab in aula che si terrà l’1 e il 2 Dicembre a Milano, facciamo insieme un breve recap dei principali insegnamenti appresi durante il corso e ringraziamo i nostri docenti per averci infuso tanto sapere Ninja!

Corso Online Search Engine Marketing

1. Porre le basi per misurare i risultati

Gianpaolo Lorusso ci ha accompagnati nei meandri di Google Analytics approfondendo la parte tecnica di questo strumento e le sue funzioni avanzate. È infatti importante avere ben chiaro come settare le varie impostazioni disponibili sia per Analytics che per l’account Google AdWords.

Riuscire a utilizzare a pieno questi strumenti non è facile e inizialmente bisogna prenderci dimestichezza in modo trasversale, saranno infatti i nostri alleati nel portare avanti la nostra strategia. La lezione più importante? Impostare le metriche in modo corretto e analizzare i dati è fondamentale!

Search Engine Marketing

Credits: Depositphotos #9761679

2. SEM, SEO e SEA: le definizioni essenziali

Abbiamo subito cominciato acquisire competenze specifiche in ambiti specifici. È infatti opportuno iniziare col capire bene la differenza tra SEM (Search Engine Marketing), SEO (Search Engine Optimization) e SEA (Search Engine Advertising).

Il Marketing all’interno dei motori di ricerca, ovvero quello che viene definito Search Engine Marketing è formato da sia da iniziative organiche di SEO, che da iniziative a pagamento di SEA.

All’interno del Search Engine Advertising troviamo Google AdWords, il sistema di riferimento per il pay per click, ma anche molte alternative interessanti:

  • Affiliazioni
  • Piattaforme di Real Time Bidding per acquisire spazi pubblicitari tramite un network di operatori tra publisher e inserzionisti
  • Circuiti display e scambio di banner

AdWords rimane in ogni caso lo strumento di base da conoscere per alcuni vantaggi indiscussi:

  • Sistema premiale (basato sul rendimento degli annunci: «punteggio di qualità»)
  • Forti potenzialità di targeting (annunci estremamente mirati)
  • Rete search per visibilità nelle pagine dei risultati di ricerca (SERP) in Google e nei partner di ricerca
  • Rete display per visibilità in siti che hanno dato in gestione a Google (AdSense) i propri spazi pubblicitari
  • Campagne video per la visibilità su YouTube e con annunci video nella rete display
Search Engine Marketing

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3. Il punteggio di qualità

Il punto focale che definisce come strutturare le campagne AdWords è il punteggio di qualità che si basa sulla valutazione di tre passaggi importanti:

  • il tasso di clic sul mio annuncio
  • la pertinenza del mio annuncio
  • l’esperienza d’uso dell’utente che cliccando sull’annuncio atterra su una pagina specifica, il sito quindi deve rispondere bene alla domanda che si è posto l’utente nella sua ricerca.

Questi tre fattori vengono considerati dall’algoritmo di Google per determinare il punteggio di qualità della campagna. Più saremo specifici nella determinazione delle parole chiave, scrittura dei testi degli annunci e loro impostazione, più avremo possibilità di ottenere punteggi migliori e aumentare la performance delle nostre iniziative di advertising.

4. L’importanza delle long tail

C’era una volta un tempo, agli albori di internet, in cui scegliere parole chiave con un alto volume di ricerca poteva bastare per trovarsi in cima alla pagina dei risultati di ricerca (SERP). Oggi, però, non è più così semplice!

Nel nuovo mercato mondiale i grossi volumi di search non provengono dai termini più scontati, o “blockbuster”, bensì dalla long tail, ovvero le piccole nicchie, il cui valore sommato ha un’importanza superiore a quello dei bestseller.

Gli utilizzatori di Internet desiderano infatti informazioni sempre più precise e rilevanti, e per questo utilizzano un maggior numero di parole chiave durante le proprie ricerche.

La long tail frutta più della prima posizione, come ha ben espresso Fabio Di Gaetano:

«Se vuoi diventare il leader del tuo settore devi cercare di conquistare ogni mare, ogni fiume, ogni stagno, ogni rivolo del tuo mercato».

Search Engine Marketing

Credits: Depositphotos #48409677

5. Fattori di ranking da considerare

È innegabile: Google ad oggi è di gran lunga il motore di ricerca più utilizzato in Italia e non puoi proprio permetterti di ignorarlo.

Tenerti aggiornato sui fattori di ranking del colosso di Mountain View è fondamentale, perché conoscendone i criteri riuscirai in modo più intuitivo a ricordare le azioni più efficaci da intraprendere, e a capire se cambiamenti dell’algoritmo richiedono che tu cambi strategia SEO.

Ecco alcuni dei  fattori di ranking più importanti nel 2017:

  • Numero e qualità dei backlink
  • Autorevolezza dei link in entrata
  • Specificità dei contenuti
  • Lunghezza dei contenuti
  • Https (anziché il semplice http)
  • Utilizzo di immagini
  • Velocità di caricamento sito
  • Utilizzo degli anchor text a corrispondenza esatta
  • Basso tasso di rimbalzo
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La Ninja Academy Experience

Seguire i corsi Ninja Academy non significa solo seguire lezioni e imparare sul campo attraverso esempi concreti, ma anche entrare a far parte di un network di Guerrieri, con cui poter scambiare opinioni, opportunità professionali e magari instaurare amicizie e collaborazioni.

Tutto questo è stato possibile grazie al gruppo chiuso Facebook, appositamente creato a supporto di tutti i partecipanti al Corso online in Search Engine Marketing. Un ottimo strumento per confrontarsi, fare domande e chiarire dubbi sugli argomenti trattati.

Corso online in Search Engine Marketing

I docenti sono in prima fila per rispondere ai quesiti degli studenti e pubblicare approfondimenti.

Corso online in Search Engine Marketing

E alla fine di tutto, ti aspetta il test di verifica sulle nozioni apprese. Una volta superato, otterrai il certificato ufficiale della partecipazione al corso, pronto per essere aggiunto al tuo curriculum!

E ora?

Il Corso Online in Search Engine Marketing è terminato, ma sei in tempo per partecipare ad un altro dei Corsi Online della Ninja Academy, come quello in Content Marketing: imparerai a gestire a 360° la progettazione, lo sviluppo e la gestione nel tempo dell’ecosistema di contenuti legati ad un business.

Be Ninja!

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Influencer Marketing: come si evolverà nel 2018

L’Influencer Marketing si fonda sul comune accordo che “avere delle persone che ti seguono online” abbia davvero un valore, anche economico. E pensare che solo dieci anni fa non avremmo mai scommesso che un concetto del genere avrebbe generato milioni di euro ogni giorno e che quelli che abbiamo imparato a riconoscere come Influencer sarebbero diventati una razza ancor più preziosa di popstar, calciatori e celebrity varie.

Il successo dell’Influencer Marketing non è dato solo dall’ampiezza dell’audience raggiunto dagli Influencer, ma dalla loro capacità di creare una vera e propria relazione con i loro follower, persone da ogni parte del mondo. Questo si traduce in milioni di utenti che hanno la possibilità di interagire direttamente con gli Influencer e seguire con trasporto le loro vicende quotidiane, avendo la sensazione di conoscerli personalmente. Inoltre, aspetto non meno importante: l’Influencer Marketing funziona per tutti i tipi di marchi.

Questa formula, geniale e spiazzante al tempo stesso, è destinata comunque ad evolversi. Vediamo come cambierà nei prossimi anni, a partire da quelle che saranno le parole chiave del 2018.

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Integrazione: Mega, Macro e Micro Influencer

Ultimamente è stato reso noto che i micro-influencer, nonostante abbiano un audience più limitato (ma spesso più settorializzato) rispetto ai cugini macro e mega, spesso vantano di un engagement rate maggiore. È facile concludere che l’idea di generare un numero maggiore di interazioni da parte di un pubblico particolarmente targettizzato, a fronte di un investimento minore, renda questo tipi di Influencer particolarmente appetibili per i marketer. Tuttavia, è ancora necessario determinare quali siano le giuste metriche per misurare, nel modo più tangibile e preciso possibile, il ROI generato dalla collaborazione dei brand con gli Influencer – sia mega, che macro, che micro – al fine di trovare (se c’è) la giusta formula. A prescindere da tutto, rimane sempre consigliabile trovare la giusta combinazione tra mega, macro e micro, sulla base degli obiettivi della singola campagna: il 2018 sarà, infatti, l’anno delle strategie integrate per sfruttare al meglio i punti di forza di tutti e tre i tipi di attori sociali.

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Durabilità: Meglio le relazioni a lungo termine

Coinvolgere Mega Influencer (con una portata elevata) per “spingere” un prodotto attraverso un singolo contenuto, porterà sicuramente numeri considerevoli ma passeggeri. Senza contare che ormai il pubblico sta diventando sempre più immune alla “marchetta” e sempre più in cerca di autenticità. Per fare in modo che gli utenti associno il brand alla personalità e allo stile di vita dell’Influencer che seguono con tanta ammirazione, sarà necessario sottoscrivere contratti a lungo termine – ricordiamoci che nessuno ripone fiducia nelle relazioni occasionali. Solo così, sarà possibile dimostrare che l’Influencer in questione è davvero fedele al marchio e, di conseguenza, l’apparente autenticità di questa relazione autentica influenzerà davvero il consumatore. Per i brand sarà sempre più importante scegliere il giusto Influencer da cui farsi rappresentare, al di là dei numeri, in termini di storytelling, personalità e stile di vita, in modo che l’utente possa giudicarne coerente e affidabile il messaggio. 

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Qualità: Less Quantity, More Quality

Quello degli Influencer è un mercato sempre più affollato. Per questo, per mantenere alta l’attenzione del consumatore rispetto ai propri messaggi promozionali sarà sempre più importante, anche per i brand, differenziarsi dalla concorrenza. Per farlo è necessario alzare l’asticella, essere attraenti, sfruttare i giusti mezzi e gli ultimi trend (es. video e Instagram Stories) per aggiudicarsi l’interesse di chi ogni giorno viene bombardato da annunci pubblicitari. Inoltre, come già anticipato sopra, bisogna tener conto del fatto che l’utente medio ha sviluppato molta più consapevolezza rispetto alla veridicità o meno dei contenuti che incontra sui social, anche se a pubblicarli è il proprio iger beniamino. Quindi, se volete fare pubblicità, almeno fate in modo che il vostro messaggio valga il tempo di chi si fermerà a fruirlo.

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Espansione: Nuovi segmenti di pubblico in arrivo

Infine, è interessante dare uno sguardo anche all’ultima novità di Instagram. A seguito dell’introduzione di nuove lingue (che prevedono una lettura da destra verso sinistra – arabo, ebraico, farsi, …) sul social network, saremo chiamati a fare i conti con un nuovo segmento di pubblico social, ancora inesplorato. E, considerando che l’arabo è la quarta lingua più parlata al mondo, sarà interessante per i brand farsi pionieri di questo nuovo territorio.

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Concludendo, è chiaro che l’Influencer Marketing continuerà ad avere un ruolo cruciale anche nel 2018. Il consiglio è quello di creare strategie di comunicazione sempre più integrate che tengano conto della continua – e pare inarrestabile – ascesa di questo mercato.

LEGGI ANCHE: Instagram Stories: piccolo manuale per usarle meglio

Proximity Marketing

Basi di Proximity Marketing: le soluzioni per il retail offline che non stai ancora considerando

Di Proximity Marketing (o marketing di prossimità) si parla, ma non troppo: esiste ormai da qualche anno con diverse tecnologie e può essere una buona opportunità per aumentare le vendite del retail offline attraverso piccole applicazioni tecnologiche, la customer experience, la brand awarness ed essere integrato in una strategia omnichannel.

Il proximity marketing

Prima di parlare di tecnologie, però, rispolveriamo il concetto dalle basi: il Proximity Marketing è una strategia di interazione e attrazione del cliente in prossimità o all’interno di un retail offline (ristorante, negozio, supermercato, ecc.). Questo tipo di attività si basa su due fattori fondamentali: il contesto fisico, poiché agisce in un’area geografica delimitata, e il tempo, dato che viene attivato in un determinato momento o da un’azione del cliente.

LEGGI ANCHE: Marketing di prossimità: ritorno al futuro per i negozi

Tecnologie di Proximity Marketing: QR code, beacon, geolocalizzazione

Abbiamo un buon numero di tecnologie a supporto del Proximity Marketing, che possono interagire con lo smartphone (beacon, QR code, geolocalizzazione) o direttamente con il customer (digital signage). Qui ne analizzeremo tre:

1. QR code: ormai lo troviamo ovunque, sui capi di abbigliamento, dal benzinaio, sul packaging farmaceutico, il QR code non è morto come strategia di mobile marketing, ma vive e lotta insieme a noi, nonostante ormai sia vecchiotto. A differenza di un tempo, quando veniva utilizzato nel guerrilla marketing, ora è piuttosto uno strumento per fornire informazioni. Basti pensare all’uso che se ne fa nel campo artistico, dove sicuramente avrete notato monumenti e opere d’arte con QR code associato per arricchire con video o informazioni più dettagliate l’opera d’arte.

proximity marketing: art

LEGGI ANCHE: Street Art e QR Code: l’arte si fa Mobile

2. Beacon: introdotti da Apple nel 2013 i beacon sono piccoli dispositivi wireless dotati di batteria che trasmettono segnali Bluetooth ai vicini smartphone. I beacon raggiungono i clienti in prossimità del dispositivo se il Bluetooth è abilitato e l’app scaricata. Si utilizzano principalmente per notifiche push su offerte presenti in negozio.

Proximity marketing: beacon

Credits: Jona Nalder

È la tecnologia più avanzata nel Proximity Marketing e ha un costo contenuto, tuttavia dopo un’iniziale ascesa e utilizzo smodato negli Stati Uniti (Macy’s ne ha installati più di 4000), si riscontra nel 2016 un calo di interesse da parte di 37% dei clienti . Se pensate di utilizzarla fate attenzione alle leggi sulla privacy italiana, che potrebbe ostacolarne l’installazione.

3. Geolocalizzazione: i suggerimenti basati sulla posizione dell’utente non sono nulla di nuovo, ma parlando di intelligenza artificiale, provate a pensare ad una geolocalizzazione customizzata, che non solo propone i ristoranti popolari della zona, ma il proprio ristorante su misura, addirittura prima di uscire di casa, poiché conosce i percorsi dell’utente.

Proximity Marketing: campi di applicazione

Il Proximity Marketing può incrementare notevolmente le vendite in una strategia omnichannel, raccogliendo dati, aumentando la customer experience o semplicemente fornendo un servizio maggiore al cliente. Nessun campo di applicazione esclude l’altro.

Strategia Omnichannel

Il negozio fisico può essere parte di una strategia omnichannel, così che il customer possa vivere un’esperienza unica di acquisto. In questo contesto lo spazio fisico e digitale vanno fondersi nel Customer Journey. Un settore particolarmente attento alla strategia omnichannel è l’automotive, in cui l’utente nella maggior parte dei casi ricerca online informazioni sull’automobile da comprare per passare solo successivamente a dealer e showroom. La strategia è quindi quella di creare un ecosistema di ambienti online e offline coerenti e in linea con i bisogni dell’utente.

Automotive

LEGGI ANCHE: Cos’è l’omnicanalità e perché chi fa marketing dovrebbe usarla meglio. I consigli dell’esperto

Customer Experience

È vero l’eCommerce è in crescita e sperimenta costantemente nuove forme di interazione con l’utente, ma l’esperienza di shopping che può offrire un retail fisico sembra ancora irraggiungibile. La fisicità, che coinvolge tutti e quattro i sensi del customer è infatti la forza del retail fisico, che attraverso il marketing di prossimità può essere integrato con quello in ambiente digitale.

Ad esempio, si potrebbe utilizzare il gaming nell’esperienza di acquisto per aiutare i clienti ad esplorare il negozio e i prodotti al suo interno o attraverso la realtà aumentata mettere in risalto alcuni prodotti in offerta. Un esempio di brand che ha utilizzato il Proximity Marketing per aumentare la customer experience è OVS in Via Dante a Milano, con camerini interattivi, QR code e un’integrazione perfetta tra online e offline.

Raccolta Dati

Una problematica di sempre nel retail offline è la raccolta dei dati. È vero, ci sono le carte fedeltà che danno accesso a sconti, ma anche in questo caso parliamo solo di una parte del target. Con il Proximity Marketing invece possiamo tracciare il comportamento dell’utente in modo spontaneo nel momento in cui interagisce con il device. Dalla scelta del prodotto alla sua posizione sullo scaffale, all’orario prescelto, tutto può essere tracciato per fornire un servizio su misura.

Walmart tramite la tecnologia iBeacon ha tracciato il comportamento degli utenti negli store durante la loro visita e in base a questo ha restituito offerte personalizzate.

Self service

Spesso il personale di un negozio non riesce a seguire tutti i clienti nell’esperienza di acquisto. Con la tecnologia del Proximity Marketing si potrebbe colmare questo gap, aiutando digitalmente il customer a reperire informazioni, avere recensioni o semplicemente sapere la corsia in cui trovare il prodotto. Un esempio di strategia self service portata a livello “estremo” è quella di Amazon Go a Seattle, un negozio senza cassieri dove l’utente si “logga” ad Amazon per entrare, inserisce i prodotti nel carrello virtuale e paga direttamente online, pur acquistando fisicamente in negozio.

Offerte e pubblicità

Con la tecnologia beacon è possibile inviare offerte e coupon all’utente solo in prossimità del negozio o all’interno. Scordatevi quindi i soliti volantini con offerte lampo del negozio a tre fermate di metro (che la maggior parte delle volte nemmeno leggete) per offerte contestualizzate e, se precedute da una raccolta dati, anche personalizzate.

LEGGI ANCHE: 3 strumenti digital per i business della ristorazione

Un esempio di brand che ha utilizzato i beacon per promuovere i propri prodotti è McDonald’s. In prossimità di 15 negozi a Instanbul ha inviato coupon ai clienti per promuovere con offerte la nuova linea di coffee drink.

Il Proximity Marketing, insomma, può essere un valido alleato dei retail offline, da integrare con la strategia eCommerce, per aumentare engagement, awarness e loyalty: If content is the King, Context could be the Queen.

Digital Fundraiser: l’identikit completo di una delle professioni più indispensabili del momento

I media digitali hanno aperto grandi prospettive in termini di raccolta fondi online. Basta pensare a realtà come KickStarter, IndieGoGo o altri business sono cresciuti in modo esponenziale, facendo proprio del micro-finanziamento online una leva di sviluppo e creazione di valore condiviso. D’altra parte, in un’era di risorse (economiche, ma non solo) scarse, ottenere i finanziamenti diventa sempre più una questione “di vita”.

Per tale ragione, il Digital Fundraiser è diventata una vera e propria professione. Digitale, ma non solo: perché affonda le proprie competenze nel fundraising tradizionale, per poi arricchirsi di prospettive e strumenti grazie al cosciente utilizzo delle nuove tecnologie.

Una domanda allora sorge spontanea: chi è, cosa fa e dove lavora il Digital Fundraiser?

Per chiarirne il profilo ed esplorarne le competenze, ho fatto una chiacchierata di grande interesse con Elena Zanella, consulente, speaker, CEO della Fundraising Academy e principale referente del (digital) fundraising in Italia – nonché Autrice di “Digital Fundraiser. La guida essenziale per chi fa raccolta fondi online”.

Buona lettura!

Il profilo del Digital Fundraiser

Ciao Elena, e benvenuta su Ninja Marketing. Una domanda “calda”, per iniziare: chi e cosa fa il Digital Fundraiser?

Buongiorno a te Alberto, ai lettori e a tutta la Redazione 🙂

Il fundraiser è la persona a cui corre il compito di occuparsi del reperimento delle risorse utili all’organizzazione per poter svolgere le proprie attività sociali e concorrere a favorire la sostenibilità dell’organizzazione stessa. Il digital fundraiser ha il medesimo compito ma si occupa di tutto ciò che è legato al web.

Detto più semplicemente, il digital fundraiser è quella persona che all’interno di un’organizzazione nonprofit o di un ente pubblico ha il compito di studiare, pianificare, avviare e mantenere attiva la relazione con le proprie community al fine di mantenere sempre alta l’attenzione verso la buona causa.

Posizionamento, monitoraggio, analisi, ingaggio, conversione e comunicazione sono gli aspetti attorno ai quali ruota l’attività ordinaria, molto straordinaria direi, del digital fundraiser.

Il toolkit del Digital Fundraiser

Tu sei partita dal mondo del fundraising, senza la parola “digitale”. In che modo i Social Media e le nuove tecnologie hanno impattato nelle dinamiche di fundraising?

Le nuove tecnologie e i media sociali in particolare hanno e avranno un ruolo sempre più da protagoniste nelle scelte legate fundraising. Il costo contatto ridotto e l’analisi immediata dei risultati rendono il mezzo strategico per il nonprofit che può permettersi di sperimentare strade diverse senza investimenti eccessivi, individuando, allo stesso tempo, i canali più confidenti attraverso i quali l’organizzazione può meglio raccontare la propria attività, attraverso cui meglio interagire con la propria community, mantenerla attiva e convertirla al dono. Anche la “relativa”, ma sappiamo bene non essere così, facilità d’uso dei mezzi ne hanno favorito la larga adozione.

La semplicità, tuttavia, spesso si accompagna a banalità d’uso e qui sta appunto il grande limite e la contraddizione: il pensiero comune che basti pubblicare, non importa come, non importa quando, non importa cosa, et le voilà tutto magicamente succede, è ancora diffuso e difficile a morire. Nella comunicazione digitale, come nella comunicazione in genere, occorrono professionalità che faticano ancora ad affermarsi, appunto perché ritenute – erroneamente, come sappiamo – praticabili da chiunque, e da chiunque abbia un pc e una connessione, come in questo caso.

Si cita spesso il mobile come paradigma che rivoluziona il modo di fare comunicazione e interazione tra soggetti e persone. In che modo è possibile raccogliere fondi da mobile? Sarà possibile immaginare un fundraising mobile only, o il desktop a tuo avviso rimarrà un mondo imprescindibile?

Il grado di penetrazione del mobile ci porta a dire che sarà questo è il mezzo preferito ora e che molto probabilmente sarà il mezzo preferito anche in futuro. Ciò significa che dobbiamo guardare al mobile nelle scelte strategiche, adeguando le modalità di accesso al dono al consumo da questo tipo di device.

Tuttavia, occorre essere obiettivi: l’esperienza insegna che ogni strumento che ha avuto una grande diffusione non verrà mai mandato in pensione definitivamente, o almeno non in tempi brevi. Pensiamo alla carta: io sono una patologica del web ma l’odore della carta ha un fascino insostituibile per me; o pensiamo all’uso del fax: quanti sono gli enti e le persone che ne fanno ancora lago uso? Il bollettino di conto corrente postale è ancora il mezzo preferito ma questo perché a donare sono le persone con età più matura e quindi meno incline all’uso dei mezzi elettronici. E via di questo passo.

Occorre lasciare al donatore la scelta di come donare e quindi ci corre l’obbligo di dotarci di tutti le modalità possibili, dalle più moderne a quelle che riteniamo ormai superate e che superate non sono affatto. Certo la paura di lasciare i propri dati personali è ancora una barriera importante e credo verrà solo superata da una maggior cultura circa i sistemi di sicurezza attivi ora e attivabili in futuro. La garanzia non la dà nessuno ma questo è vero in ogni contesto, dentro e fuori dal web.

Il Digital Fundraiser, all’opera

Ma di digital fundraiser, hanno bisogno solo le organizzazioni no profit?

Il digital fundraiser è una figura nuova e potente: alle qualità e competenze del social media manager, combina le soft skylls che devono contraddistinguere una persona che si occupa di sociale. La massimizzazione dei risultati rispetto al raggiungimento di un beneficio sociale condiviso ha, a mio modo di vedere, nettamente più valore e fascino di quanto possa avere un prodotto in vendita, per quanto bello sia.

Quindi, sì.

Il digital fundraiser potrebbe usare qualità che impatterebbero non poco sul profit, a patto che lo voglia, naturalmente. Conosco digital fundraiser a cui il vestito del digital strategist in una company stava molto stretto e hanno voluto rientrare nel nonprofit accettando dei compromessi non sempre di vantaggio. La qualità delle cose che promuovi e il senso di appartenenza a una buona causa hanno per alcuni il sopravvento rispetto al quanto ti porti a casa in termini economici.

Il più bel caso di digital fundraising che hai gestito.

Il mio compito è più di orientamento e strategia, poi il lavoro quello vero, quello operativo, viene fatto internamente. Con Uildm, ad esempio, l’individuazione dell’impianto per la creazione di un nuovo portale che confacesse alle esigenze di un’organizzazione in espansione, con un rinnovato posizionamento identitario e una modalità di interazione con l’utenza moderna e costante, è stato lo stimolo per la realizzazione di un portale molto attivo e orientato al fundraising su cui l’associazione declinerà, nel prossimo futuro, i siti di sezione con modalità che varieranno a seconda delle esigenze e delle complessità di ciascuno.

Tutto, però, molto orientato al fundraising e dunque alla costruzione dell’ingaggio, del mantenimento della relazione e l’offerta di modalità di dono differenti.

L’attenzione all’utente in primis, e naturalmente a una comunicazione costante, crossmediale, integrata http://uildm.org/. Per un progetto così bello ed efficace ci vogliono visione, volontà di fare le cose, investimenti: con Uildm ho trovato terreno fertile e i risultati si vedono, giorno dopo giorno. Squadra fantastica!

Oggi è il Cyber Monday: corsi online a -20%!

Sai cos’è il Cyber Monday?

Il termine – coniato dal marketing – indica il lunedì successivo al giorno del Ringraziamento negli Stati Uniti e nasce per stimolare le persone ad acquistare tramite eCommerce con offerte speciali.

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20 consigli per imparare a parlare in pubblico

Quella di parlare in pubblico è un’arte che richiede tanto esercizio e dedizione. Nonostante si senta molto parlare di public speaking in epoca contemporanea, questa disciplina non è affatto da considerarsi nuova: ti basti pensare che uno dei più grandi maestri dell’ars oratoria fu Cicerone, filosofo e celebre oratore della Roma antica.

Imparare a parlare in pubblico è fondamentale per far fronte anche alle esigenze professionali più semplici, dalla presentazione di un progetto ad una banale discussione tra colleghi.

Se al solo pensiero di tenere un discorso davanti ad altre persone ti tremano le gambe, niente paura: ecco 20 consigli per superare l’ansia da public speaking e diventare un oratore provetto 😉

1. Studia il tuo pubblico

La prima regola d’oro per imparare a parlare in pubblico è conoscere la tua audience. Chi sono le persone che ascolteranno il tuo discorso, cosa pensano, cosa amano?

Conoscere la demografia del tuo pubblico è un imperativo: se sono amici, divertili; se sono colleghi, cerca di ispirarli e di offrirgli un punto di vista alternativo per migliorare nel lavoro.

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2. Esercitati

Non c’è modo migliore per padroneggiare l’arte oratoria che misurarti con essa costantemente. L’esercizio è la chiave di tutto. Prepara il tuo discorso con largo anticipo e prenditi qualche giorno per provarlo, da solo allo specchio ma anche davanti ad un piccolo “campione” di pubblico.

Così facendo, capirai se il tuo discorso è davvero efficace e quali sono gli aspetti da migliorare.

3. Prova con una distrazione in sottofondo

Per testare la tua preparazione, prova a ripetere il tuo discorso con un elemento di distrazione in sottofondo. Accendi la TV o la radio e cimentati nella tua performance. Se riesci a non perdere il filo, probabilmente il tuo allenamento sta dando buoni frutti.

4. Trova il tuo stile

Lo stile e l’approccio da adottare saranno diversi a seconda dell’evento a cui parteciperai. In alcuni contesti, puoi permetterti di leggere il tuo discorso, mentre in altri è necessario memorizzarlo bene e procedere senza una traccia.

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5. Familiarizza con l’ambiente

Se vuoi imparare a parlare in pubblico efficacemente, anche l’ambiente ha la sua importanza. Familiarizza con l’ambiente in cui dovrai tenere il tuo speech, percepiscine gli spazi, fallo tuo. Cammina sul palco o per le stanze.

In questo modo riuscirai a scongiurare l’effetto freddezza e a sentirti più a tuo agio in quella cornice.

6. Testa tutte le apparecchiature

Non c’è nulla di più stressante di un brutto imprevisto all’ultimo minuto legato a qualche apparecchio tecnologico. Controlla che il microfono, il PC, lo schermo e la connessione internet funzionino prima di salire sul palco.

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7. Osserva i tuoi movimenti davanti ad uno specchio

Circa il 70% della comunicazione avviene in modo non verbale. Cosa significa questo? I gesti, le espressioni del volto e gli elementi paraverbali come il tono di voce sono fondamentali in una buona comunicazione.

Per allenarti e testare la tua abilità comunicativa posizionati davanti ad uno specchio e osserva la tua gestualità, cercando di migliorarla in funzione del tuo messaggio.

8. Cogli le opportunità

Ogni occasione è buona per mettersi alla prova: cogli le opportunità che ti si presentano per parlare in pubblico e allenarti. Come abbiamo detto, provare e riprovare è la strada migliore per imparare a parlare in pubblico e superare ogni timore.

9. Procedi lentamente

Una regola importante, secondo gli esperti, consiste nel procedere alla tua presentazione senza correre: prenditi le giuste pause, rallenta e scandisci bene le parole.

Se vuoi influenzar il pubblico e lasciare il segno, è necessario che questo capisca davvero il tuo messaggio e che ti ascolti fino in fondo.

10. Stabilisci un contatto visivo

Stabilire un contatto visivo con i membri del tuo pubblico è importantissimo per far funzionare il tuo discorso. Fai sentire ogni elemento che compone la tua audience come il destinatario unico del tuo messaggio.

Guarda le persone negli occhi e non limitarti a quelli seduti nelle prime file. Questo contribuirà a far arrivare il tuo messaggio e ad aumentare la partecipazione.

11. Studia la materia

Secondo Cicerone, la cosa più importante per essere un buon oratore è la padronanza della materia. Se vuoi essere riconosciuto come autorevole nel tuo settore, devi conoscere molto bene l’argomento di cui parli.

Conoscere la materia ti renderà più sicuro di te, ti permetterà di rispondere ad eventuali domande e a non perdere il filo del tuo discorso.

studia la materia

12. Fai lunghe pause

Per enfatizzare alcuni aspetti del tuo discorso e creare una sorta di aspettativa nel pubblico, impara a dosare le pause.

I tempi della comunicazione sono, spesso, più importanti del contenuto per creare un collegamento emotivo con le persone.

13. Regola tono e volume

Il tono di voce e il volume non devono essere uguali in ogni momento del tuo discorso: questi due elementi aiutano a dare il giusto senso a ciò che vuoi dire e a catalizzare l’attenzione del pubblico.

La voce efficace deve essere modulare, capace di adattarsi alle parole e di assumere quei tratti di dinamicità che catturano l’interesse dei destinatari. Riprendendo una celebre citazione di George Bernard Shaw:

“Col tono giusto, si può dire tutto. Col tono sbagliato, nulla. L’unica differenza consiste nel trovare il tono”

14. Umorismo ed emozione

In un discorso, di qualunque tipo, c’è sempre spazio per umorismo ed emozione. L’umorismo è un’arma preziosissima per mantenere viva l’attenzione del pubblico e per creare una connessione empatica.

15. Preparati psicologicamente

Prima di lanciarti in una performance di public speaking, dedica un po’ di tempo a te stesso e raccogli l’energia necessaria per affrontare il tutto.

Concentrati, resta in silenzio e libera la tua mente da ogni pensiero negativo che potrebbe influire sulla tua comunicazione.

preparati psicologicamente

16. Affronta il palco con disinvoltura

Anche se sei terrorizzato, esci da dietro le quinte e affronta il palco con disinvoltura. Osserva la sala, le persone e concentrati solo su quello che stai facendo.

Domina la paura, non lasciarti dominare.

17. “Chi ben comincia…”

L’incipit di un buon discorso la dice lunga sulla sua evoluzione: uno dei dubbi più diffusi riguarda proprio questo aspetto. Ci sono diversi modi per affrontare questa fase, come ad esempio:

  • Raccontare una storia personale: per colpire subito il pubblico, puoi raccontare una storia personale molto potente, che ti permetta di sviluppare coinvolgimento ed empatia;
  • Frase ad effetto: che siano dei dati statistici, delle ricerche o delle affermazioni, qui la parola d’ordine è stupire il pubblico con qualcosa che non ci si aspetta;
  • Domanda retorica: per innescare subito nel pubblico il desiderio di andare in profondità e di porsi degli interrogativi.

18. Rispetta i tempi

Calibra il tuo discorso in modo che non esca mai dal timing che ti è stato assegnato. Non rispettare il tempo equivale a mancanza di preparazione e di rispetto nei confronti dell’organizzazione.

rispetta i tempi

19. Concludi alla grande

La conclusione, così come l’apertura, sono fondamentali in un buon discorso. Per chiudere in bellezza, offri al tuo pubblico degli spunti di riflessione, delle prospettive alternative o delle possibilità sull’evoluzione di un determinato topic.

20. Chiedi un feedback

Chiedere un feedback per molti di noi potrebbe essere tutt’altro che semplice, soprattutto per la paura di ricevere critiche.

Le critiche costruttive ti saranno di sicuro aiuto per la tua crescita: ascoltale e falle tue per imparare a parlare in pubblico e non commettere gli stessi errori.

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La nuova (meravigliosa) tendenza: esaltare le smagliature con l’oro

Siamo abituati ad ammirare su riviste e cartellonistica (quasi sempre) il meglio della femminilità e della bellezza: i canoni della nostra società, i nostri obiettivi di forma fisica, i nostri “sogni ad occhi aperti”. Ma cosa accadrebbe se non avessimo più la perfezione davanti agli occhi ma una semplice “ragazza della porta accanto”? Ci sentiremmo meglio?

Se la modella del costume che tanto desideri fosse piena di smagliature, continuerebbe a piacerti quel costume? Ci hai mai pensato?

Tante domande e nessuna risposta che sia quella giusta, forse perché ognuno di noi ha la sua.

Il caso Missguided

smagliature

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Il brand di abbigliamento Missguided la scorsa settimana ha postato su Instagram l’immagine di una modella in cui sono chiaramente visibili le sue smagliature. La foto è stata tempestata di commenti ambivalenti, alcuni positivi in cui è elogiata la genuinità e la bellezza, altri in cui si accusa Missguided di aver utilizzato Photoshop per aggiungere le smagliature pur di trasmettere un messaggio di autenticità che in realtà non c’è.

Il brand ha risposto a queste accuse negando l’uso di programmi di fotoritocco e asserendo che ogni brand ha una responsabilità sociale nei confronti di tutte le donne per le immagini che pubblica e condivide.

La scelta di mostrare una modella nella sua naturalezza vuole essere un messaggio di autentica riprova che è “meraviglioso essere se stesse” e infatti proprio su questo concept ha basato la campagna pubblicitaria come viene mostrato in questo video accompagnato dall’hashtag #keeponbeingyou. L’ennesimo caso in cui un Social Network si trasforma in arena e ci obbliga a riflettere.

Asos che mostra i bikini senza Photoshop

Nel mese di giugno l’eCommerce di abbigliamento Asos ha mostrato i costumi da bagno su corpi privi di fotoritocchi: non solo smagliature ma anche segni dell’acne sul viso e cellulite. La scelta è stata molto gradita dal pubblico.

smagliature

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Il brand è molto attento alla responsabilità sociale e sul proprio sito ha dedicato una pagina alle immagini del corpo positive, foto di donne ritratte in tutta la loro naturalezza. L’azienda dal 2013 collabora con l’associazione inglese Beat che si occupa di aiutare psicologicamente (in modo gratuito) le persone con disturbi alimentari.

Finora Asos e Beat hanno supportato più di 10.000 casi di disordine alimentare e ambiscono ad arrivare a 25.000 nel prossimo anno.

smagliature

 

L’artista delle smagliature

La confortante arma perenne dell’essere umano è la diversità che arriva sempre quando meno te l’aspetti, pronta a stupirti e strapparti un sorriso.
C’è qualcuno che ha deciso di trasformare la normalità in arte: ogni smagliatura è ricoperta da una polvere dorata glitterata per essere messa in risalto, il risultato è sorprendente.

Sara Shakeel ha chiesto ai suoi follower uomini in quale imperfezione del corpo femminile avrebbero voluto vedere i glitter, così da renderli partecipi delle sue creazioni artistiche. L’iniziativa ha attirato subito l’attenzione di tutti. Il trend #glitterstretchmarks ha spinto anche molte donne a mostrare le proprie imperfezioni.

smagliature

 

I canoni di bellezza

Spesso i canoni di bellezza sono stati ribaltati mostrandoci donne sul filo dell’anoressia. La conseguenza è stata la realizzazione di innumerevoli campagne di sensibilizzazione unita alla protesta per eliminare questa immagine di salute precaria dai modelli di riferimento.

Eppure eravamo partiti bene in questo viaggio, poi forse abbiamo esagerato, forse Photoshop ha preso il sopravvento. Troppe volte.

smagliature

Ma siamo davvero pronti a guardarci per come siamo? Siamo abituati a vedere nei nostri feed immagini passate al “reparto filtri” prima di essere pubblicate.
Quante volte ti sei accorto che qualcuno ha utilizzato un’app per il trucco che non aveva?
Gli estremismi non sono mai positivi e cominciare a prendere in considerazione la responsabilità sociale potrebbe essere un buon inizio.