Bonami, Groupama e Delizio: i migliori annunci stampa della settimana

La selezione targata Ninja delle migliori pubblicità dalla agenzie di tutto il mondo ci fa iniziare anche questa settimana al top della creatività e dell’ispirazione.

I modi in cui la comunicazione si esprime possono essere diversissimi tra loro e noi li scopriamo tutti grazie agli annunci stampa ideati dalle migliori agenzie creative.

Questa settimana nella nostra rassegna sono finite anche Bonami, Groupama e Delizio, ma senza perdere altro tempo, andiamo a guardarle insieme!

Bonami – Beautiful things are where the home is

Bonami è il reseller online di mobili e accessori per la casa leader in Repubblica Ceca. In questa campagna mette al centro proprio il design, con uno stile lineare e un messaggio chiaro: le cose belle trovarono il posto giusto nella tua casa.

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Advertising Agency: Nydrle., Prague, Czech Republic
Creative Director: Roman Cihalik
Art Director / Illustrator: Kristyna Stastna
Copywriters: Lucie Perlikova, Hana Studenicova

Groupama – Be prepared

Gioca con un’ironia non troppo sottile Groupama: se ogni viaggio può riservare spiacevoli sorprese e magari la necessità di recarsi in ospedale, è bene aver pianificato la propria assistenza sanitaria in un paese straniero per evitare spese esorbitanti e continuare con serenità il proprio soggiorno all’estero.

“Preparati alle sorprese spiacevoli”!

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Advertising Agency: Lokal, Istanbul, Turkey
Creative Directors: Ali Göral, Boran Erem
Art Director: Anıl Darınç
Copywriter: Rahman Yıldız
Retoucher: Selim Şahin
Agency Producer: Cansu Hasbay

Art Museum Konstruktiv – Donald Trump

Il museo d’arte Konstruktiv di Zurigo è l’unica istituzione svizzera dedicata allo studio e all’esposizione dell’arte costruttiva e costruttivista, un movimento artistico con una forte enfasi sull’astrazione.

Per una volta anche Trump diventa “costruttivista”, in questa bella stampa che ovviamente decostruisce il personaggio in pochi semplici, ma identificativi elementi.

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Advertising Agency: Ruf Lanz, Zurich, Switzerland
Creative Director / Copywriter: Markus Ruf
Art Director / Illustrator: Catherine Martin
Creative Director: Danielle Lanz
Account Executive: Linda Egloff

Welti-Furrer – Makes your move easier

Un trasloco può essere leggero come un palloncino? Con Welti-Furrer sì.

La principale azienda svizzera di trasporti e traslochi ha deciso di affidare la comunicazione della propria tradizione ed esperienza ad un annuncio leggero e fuori dagli schemi per il settore di riferimento, ma molto chiaro nel suo messaggio.

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Advertising Agency: Ruf Lanz, Zurich, Switzerland
Creative Directors: Danielle Lanz, Markus Ruf
Art Director: Isabelle Hauser
Copywriter: Florian Birkner
Photographer: Jonathan Heyer
CGI: Tobias Stierli, Simone Vogel
Account Executive: Linda Egloff

Delizio – Wedding Ring

“Qualche volta è facile essere fedeli”, come nel caso di un buon caffè. Così Delizio comunica la loyalty dei propri clienti, trasformando il concetto di fede/anello.

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Advertising Agency: Ruf Lanz, Zurich, Switzerland
Creative Directors: Danielle Lanz, Markus Ruf
Art Director: Isabelle Hauser
Copywriter: Florian Birkner
Photographer: Chris Tribelhorn
Account Executive: Anita Roth

LEGGI ANCHE: Harley-Davidson, Novy Shans e Isbank: i migliori annunci stampa della settimana

Col’Cacchio Pizzeria – Girlfriend vs. Pizza

La nuova campagna della catena di pizzerie Col’cacchio, utilizza un classico grafico a torta (o a pizza!), giocando su una grande verità per gli amanti della pizza: sei più eccitato quando arriva la tua pizza o quando sta arrivando la tua fidanzata?

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Creative Agency: Canvas Design&Digital
Country: South Africa

E a te quale annuncio stampa è piaciuto di più questa settimana? Commenta i Best Adv of the Week insieme a noi sulla nostra pagina Facebook!

I dipendenti Netflix sono più felici di quelli di Facebook e Google

Blind, la social app che consente di parlare del proprio lavoro in maniera anonima, ha condotto un sondaggio che ha riguardato migliaia di persone impiegate nella più importanti aziende tech del mondo.

I quesiti ruotavano attorno a due grandi categorie: pagamenti equi e interesse da parte degli impiegati a lasciare o meno il proprio lavoro.

È indubbio che queste due categorie sono strettamente collegate tra loro, infatti il sondaggio ha dimostrato che i dipendenti infelici della loro paga hanno anche ammesso di essere intenzionati a lasciare il proprio lavoro.

Se questo aspetto può sembrarci ovvio, da questo sondaggio emergono però anche alcune sorprese. Pare infatti che i dipendenti più felici in termini di retribuzione non siano quelli di Google e Facebook, come si potrebbe pensare, ma quelli di Netflix.

È chiaro che il sondaggio riflette solo i pareri dei dipendenti che utilizzano l’app, ma queste opinioni forniscono un quadro interessante dell’atmosfera che si respira all’interno delle più grandi aziende tecnologiche del mondo.

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Perché gli impiegati di Netflix sono i più felici: i dati del sondaggio

1. Retribuzione

I dipendenti meno soddisfatti della loro retribuzione sono quelli di Walmart Labs. Il 40% dei dipendenti impegnati in Spotify, PayPal e Twitter hanno dichiarato di non essere soddisfatti del pagamento. Diverso il discorso per Netflix dove gli impiegati dichiarano di essere felici dei loro compensi.

Gli impiegati di Netflix sono più felici di quelli di Facebook e di Google

2. Dipendenti che vorrebbero cambiare lavoro

In questo seconda categoria le peggiori società, secondo i dipendenti sono state: Groupon, HPE, NerdWallet e Oracle.

Gli impiegati di Netflix sono più felici di quelli di Facebook e di Google

Facendo un breve focus sulle prime 10 classificate notiamo che Microsoft ha più dipendenti infelici rispetto alle sue concorrenti, circa il 75% e anche Amazon fa segnare quote abbastanza alte, circa il 60%, mentre i dipendenti più soddisfatti sono (ancora una volta) quelli di Netflix!

Gli impiegati di Netflix sono più felici di quelli di Facebook e di Google

3. La compensazione tra le due domande del sondaggio

Facciamo adesso un piccolo recap delle due domande. Netflix e Facebook hanno segnato un livello altissimo sia nella soddisfazione della retribuzione che in quella relativa al cambiamento di lavoro.

Ad avere problemi sono invece Microsoft, Uber, Lyft e Airbnb, seppur in modo lieve, che soffrono di un certo grado di insoddisfazione dei dipendenti.

Gli impiegati di Netflix sono più felici di quelli di Facebook e di Google

Dopo aver osservato questi dati, sei ancora sicuro che lavorare per le grandi società renda sempre felici?

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Il nuovo feed di Facebook ci obbligherà a fare contenuti migliori

Avrete certamente sentito parlare del test che Facebook sta effettuando in sei Paesi, per capire se la separazione del News Feed fra contenuti sponsorizzati e contenuti “neutri”, o altrimenti detti organici, sia possibile.

A prima vista, la scelta sembrerebbe dettata da una necessità: quella di far diventare a tutti gli effetti Facebook un media a pagamento, obbligando quelle aziende che ancora – per scarsa sensibilità o per assenza di una strategia – non scelgono di puntare sulle sponsorizzazioni a cedere, cominciando a investire risorse per poter mantenere un minimo di visibilità.

Certamente, il passaggio potrebbe essere epocale, anche se già nel 2014, con l’abbattimento della portata organica dei post al risicato tasso del 6% (il famigerato Facebook Zero), il segnale era parso inequivocabile: ora, il problema sembra porsi in una logica di contenuto. Sarà ancora decisivo stilare piani editoriali competitivi dal punto di vista della creatività, considerando la trasformazione del wall pubblico?

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LEGGI ANCHE: Facebook annuncia le nuove linee guida del Newsfeed

L’Explore Feed ci farà bene

La prima precisazione da fare è come il raddoppio dei news feed abituerà gli utenti a esplorare i contenuti con una lettura critica diversa e maggiore rispetto a quello che avviene oggi. Siamo tutti consapevoli di incappare talvolta in contenuti “sponsorizzati” e “liberi”, proprio perché Facebook lo dichiara in calce al contenuto stesso: ebbene, raddoppiare gli spazi significherà portare all’estremo questa capacità di lettura, proprio perché sarà lo spazio in cui fruiremo i contenuti stessi a determinare il valore dello stesso.

Il fatto che determinate marche vedranno finire i propri contenuti in uno spazio secondario, ma dove sarà possibile reperire i contenuti condivisi dai propri amici (quindi, la vera ragione per cui stiamo su Facebook), potrebbe paradossalmente diventare un punto di forza. Infatti, il veder spingere la propria presenza nello spazio dedicato alla sfera sociale vera e propria, potrebbe rivelarsi la scusa giusta per lavorare su contenuti più votati all’entertainment, che l’utente sia pian piano chiamato ad andarsi a cercare volontariamente, perché ritenuti di valore.

Una svolta decisiva, che può essere evitata forti di una minima portata organica garantita dalla piattaforma, che ancora non ha avuto il coraggio a penalizzare in maniera marcata chi non investe, e che domani potrebbe rivelarsi obbligatoria, a maggior ragione se il ricorrere ai paid media (e quindi, delle sponsorizzazioni su Facebook) venisse considerato meno importante di investire su una creatività forte, distintiva, caratterizzante.

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LEGGI ANCHE: I primi effetti (nefasti) del nuovo feed di Facebook sui media indipendenti

I modelli di business dei social

C’è infine un ultimo aspetto da considerare, ed è legato in generale al mondo dei social media. La sostenibilità di ogni piattaforma oggi passa necessariamente dalla capacità di convertire la presenza di un brand in monetizzazione, pena l’obbligo di inserire fee d’utilizzo agli utenti. Oggi questo modello è acquisito, ma certamente non potrà durare: intanto per una logica di investimenti, che alla lunga ci vedrà necessariamente spostare verso altri media (un po’ come sta capitando alla TV).

Oltre a ciò, una fisiologica emorragia di utenti che – piaccia o no – colpisce inevitabilmente tutte le piattaforme, senza esclusione. È capitato a IRC, è capitato a MySpaces, e sta capitando a Twitter e Facebook, che fa i conti con una generale disaffezione in particolare dal target under 24 (il vero banco di prova per tutti i marchi del mondo). Resistono i social settoriali e specifici, che però si poggiano su modelli di business decisamente più sostenibili e meno pretenziosi, che mettono al riparo da collassi inevitabili (come quello che ha colpito e sta colpendo, come detto prima, piattaforme più blasonate, come ad esempio il mitologico Second Life).

I social diventano paid media. O forse no

Il futuro non è quindi tanto nella capacità di riconvertirsi in paid media, quanto nell’offrire modelli che puntino sulla capacità di mantenere a lungo la relazione dell’utente, in funzione di una capacità di distinguersi, ma anche di intrattenerlo e di motivarlo con un offering differenziante dal punto di vista – manco a dirlo – del contenuto.

Su piani diversi, il caso emblematico è quello che vede oggi Amazon chiudere definitivamente la partita con eBay. Alla forza messa in campo nella capacità di rispondere ai bisogno degli utenti dal punto di vista commerciale, il team di Jeff Bezos ha messo in campo un fattore non così secondario come Amazon Video, feature a disposizione dei clienti Amazon Prime, i quali hanno a disposizione l’ennesima grande library di film, serie TV e contenuti entertainment (anche d’autore) e che rende l’esperienza di essere clienti premium ancor più caratterizzante e preziosa.

Content marketing: ruoli e dinamiche

Siamo pronti

Le tecniche per sviluppare piattaforme di contenuto “in pancia” a una marca sono diverse. Capire come lavorare per sviluppare adeguatamente la propria, non è certamente cosa da poco. Noi stessi, con gli approfondimenti e i suggerimenti che quotidianamente vi forniamo qui e attraverso i Corsi stiamo provando a comprendere insieme a voi come quest’evoluzione, ormai conclamata e inevitabile, non ci faccia trovare impreparati per affrontare il cambiamento.

Perché non sappiamo se e quando effettivamente Facebook (e i suoi fratelli più piccoli) decideranno di trasformarsi in veri e propri paid media: quello che sappiamo però è che certamente il contenuto rimarrà l’elemento centrale per restarci. E non è proprio il caso di farsi trovare impreparati.

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Perché la Cina darà migliori servizi ai cittadini che si faranno spiare

Alzi la mano chi non ha letto “1984” di George Orwell e non conosce il Grande Fratello (no, non parleremo di Cristiano Malgioglio). 

Magari i più giovani hanno visto “Nosedive”, la prima puntata della 3° stagione di Black Mirror, serie diventata cult su Netflix. In questa puntata, ambientata in un futuro dove le classi sociali non sono più determinate dal reddito, ma dalla popolarità e dall’approvazione altrui, ogni cittadino è iscritto a un social network in cui è possibile attribuire un voto in stelline al profilo degli altri utenti, così da influenzarne la media virtuale con importanti risvolti sulla vita reale quotidiana.

LEGGI ANCHE: Vi spoileriamo un po’ di cose sul futuro di Netflix (e perché costerà di più)

Cina 2020, il grande fratello diventa realtà

Nel caso non abbiate queste basi, non temete perché tutto quello che viene raccontato come fantascienza presto sarà realtà.  Il Consiglio di Stato Cinese, infatti, nel 2014 ha pubblicato un documento intitolato “Planning Outline for the Construction of a Social Credit System” dove l’idea alla base è: Cosa accadrebbe se esistesse un Rating Personale Nazionale sulla base del quale poter giudicare un buon cittadino?

Non è difficile immaginare un mondo dove i nostri dati sono in possesso di entità “altre” da noi e dalla nostra ristretta cerchia personale. Facebook e Google sanno già chi siamo, cosa facciamo ogni giorno, chi sono i nostri amici o quali sono i nostri comportamenti. Quello che è più difficile e, oserei dire pauroso, immaginare è che tutti questi dati possano essere utilizzati e resi pubblici da un governo centrale per determinare il livello di affidabilità e di conseguenza la tua vita pubblica e privata come cittadino, permettendoti di accedere o meno a certi privilegi (la scelta di una scuola, un colloquio di lavoro, un appuntamento con una ragazza, ad esempio).

A Social Credit System partecipa solo chi vuole

Attualmente la partecipazione al programma è volontaria, ma dal 2020 il Social Credit System (SCS) sarà obbligatorio per tutti i cinesi (oltre 1.3 miliardi di persone) e al sistema saranno sottoposte anche tutte le aziende e le persone legali che siano d’accordo o meno.

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Credit Kevin Hong

LEGGI ANCHE: Così stiamo regalando tutti i nostri dati (che valgono più dei soldi) per un like

Come funziona il rating (e chi lo gestirà)

I due big player che più o meno indirettamente gestiranno il Social Credit System sono WeChat (app di instant messaging con oltre 895 milioni di utenti attivi in Cina) attraverso China Rapid Finance, uno dei partner e sviluppatore dell’app, e Alibaba, attraverso Sesame Credit di Ant Financial Service Group, azienda che gestisce Alipay, la Paypal cinese.

Due colossi presenti non solo in Cina, ma in tutti mercati internazionali.

Il sistema genererà un rating compreso tra 350 e 950 punti basandosi su cinque fattori (Alibaba non ha divulgato l’algoritmo preciso, ma solo dato le linee guida che verranno utilizzate per la valutazione personale):

  1. Storia Creditizia, che valuterà se il cittadino è in linea con i pagamenti delle tasse, delle bollette
  2. Capacità di Adempimento, che valuterà la reale capacità del cittadino di far fronte ai suoi adempimenti fiscali, contrattuali, ecc.
  3. Caratteristiche personali, ossia il controllo delle credenziali di ogni cittadino come indirizzo, numero di telefono, ecc.
  4. Comportamento, che andrà ad indagare, misurare e soprattutto giudicare, ogni abitudine dei cittadini, come l’acquisto di un vestito, di un videogioco, di pannolini. Ad esempio, una persona che gioca troppo ai videogames verrà giudicata come pigra, indolente, mentre un assiduo compratore di pannolini, come una persona responsabile, in quanto si suppone, genitore.
  5. Relazioni Interpersonali, quello che gli altri dicono di te è importante e lo sarà anche per il Governo Cinese, che oltre questo valuterà anche la qualità e la tipologia dei tuoi post sui social network: pubblichi articoli a favore del Governo o parli della forza dell’economia cinese? Sesame Credit ti premierà.

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Così controlleranno tutti

Inutile dare un qualche tipo di giudizio: la deriva totalitaria di questo progetto è palese e si fatica a concepire come milioni di persone abbiano potuto accettare un Sistema di questo tipo.

Sicuramente nella gamification della vita privata imposta da SCS, un grande impatto positivo sul pubblico l’ha avuto il sistema di reward: nel caso di raggiungimento di punteggi alti verranno attivati privilegi speciali, come prestiti agevolati di 5000 Yuan per acquisti – guarda caso – online (600 punti) o il noleggio di una macchina senza deposito cauzionale (650 punti). Ed ancora:  il prestito di liquidi fino a 50000 Yuan tramite Ant Finacial Services (666 punti, fa sorridere ma è così) e così via.

E il sistema di reward sta funzionando e sta diventando status symbol: oltre 100mila utenti si sono vantati del loro score su Weibo (la Twitter cinese).
Ovviamente chi avrà punteggi bassi avrà degli svantaggi: potrà riscontrare problemi nell’accesso ai crediti, una diminuzione della velocità di connessione, fino ad arrivare a casi più estremi come la rimozione dei diritti di viaggio e di espatrio.

Per tutti questi motivi, Sesame Credit viene definita come la big data gamified version dei metodi di sorveglianza utilizzati dal Partito Comunista Cinese. Al momento il progetto procede, con tutte le problematiche, oltre che culturali e sociali, anche legate alla nascita di un mercato nero dell’affidabilità che porterà verso nuove frontiere di illegalità.

La street art di Sonda e la promozione territoriale italiana

di Silvia Scardapane

Questa settimana affronteremo un nuovo e sano aspetto delle collaborazioni artistiche, puntando sull’importanza e la qualità della promozione territoriale.

Più volte, analizzando numerosi case studies, ci siamo imbattuti in importanti cooperazioni le cui mission avevano il chiaro intento di promuovere l’arte del proprio Paese o favorirne la fruizione ad una specifica fetta di acquirenti più o meno geolocalizzati. Troviamo perciò di grande interesse l’operazione promossa nel piccolo centro di Monticello Amiata, nella provincia di Grosseto, dall’artista Cristian Sonda che punta proprio alla valorizzazione territoriale creando un solido connubio tra street art e produzione di prodotti IGP.

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Cristian Sonda, classe ’76, si è avvicinato al mondo dell’arte pubblica nei primi anni Novanta a Milano, sua città natale. Amante delle sperimentazioni e dei cambiamenti, ha virato il suo percorso integrando anche altri media e supporti, giungendo, infine, ad una complessiva modifica delle proprie figurazioni, pian piano sempre più semplici ed immediate, perfette per condividere valori e messaggi con il maggior numero di fruitori. Così, facendo proprie le feste creative di “Reclame The Street” (collettivo nato per la riappropriazione degli spazi pubblici), ha adottato un albero come protagonista di una protesta che affonda le sue radici nella cementificazione metropolitana.

La riattivazione di spazi pubblici e il coinvolgimento delle comunità ha reso Sonda l’artista più adatto a realizzare un murale nel centro di questo piccolo borgo italiano. Nato da una collaborazione con Creativity di Arcidosso e l’Associazione per la valorizzazione della castagna del Monte Amiata IGP, l’intervento ha tradotto in immagini tradizione e storia territoriale per divenire un vero e proprio stimolo culturale per i più giovani.

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“Personalmente lavoro da anni con progetti che si prestano anche alla realizzazione di percorsi didattici e culturali quindi ho accettato la sfida credendo che le esigenze del mio committente e il mio stile pittorico potessero coniugarsi. Abbiamo sviluppato un murale contro-tendenza richiamando i concept tipici degli anni Settanta e pensando ad un intervento site specific che raccontasse di più sulla gente e le tradizioni storiche di Monticello. L’intervento, lungo cinquantotto metri, si sviluppa da sinistra verso destra narrando le fasi principali della vita del castagneto, dal ciclo naturale del fiore al frutto fino all’utilizzo della risorsa e delle sue derivazioni in prodotti: al colore verde corrispondono la primavera e l’estate, al giallo l’autunno e al blu l’inverno”. Cristian Sonda, street artist

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Un caso artistico-culturale che da un lato, assume maggiore rilevanza nel contesto attuale se pensiamo che, non molti giorni fa, la Commissione UE ha bocciato numerosi piani di comunicazione agroalimentare italiani; dall’altro, conferma, invece, l’intraprendenza già riscontrata nei piani di marketing aziendale e territoriale promossi da piccole, medie e grandi imprese in Italia come in Europa. Siamo perciò particolarmente favorevoli a questa collaborazione dal forte sapore nostrano, in grado finanche di mostrarci un prodotto tipico del nostro Paese nelle tre tipologie contemplate dall’indicazione geografica protetta: marrone, cecio e bastarda rossa.

Se riconosciamo alla street art il merito di avvicinare un numero sempre maggiore di fruitori e acquirenti dobbiamo innegabilmente ricordarci anche del grande potere didattico-informativo, tanto, come in questo caso, da essere in grado di trasmettere la sicurezza alimentare che un’intera filiera italiana può garantire.

Ebay come Amazon: adesso scatti la foto a cosa vuoi comprare

Ogni giorno scattiamo, condividiamo, postiamo e guardiamo un’infinità di foto. Sono più immediate delle parole per cui si adattano meglio ai ritmi di oggi, fatti di rapidi impulsi e reazioni veloci. Ora e adesso sono le dimensioni temporali che più ci appartengono ed è qui che eBay si sta facendo strada, che lancia i nuovi servizi Image Search e Find It on eBay.

LEGGI ANCHE: Ebay cambia look: in arrivo nuovo logo e nuovo sito

Il focus è rispondere alle esigenze dell’utente. Infatti, i due nuovi tool nascono dall’analisi del consumer behavior. Social media, influencer community e crescente importanza del mobile condizionano le scelte e le modalità di acquisto.
Risultati rapidi e coerenti sono la chiave per una shopping experience ottimale. E con questi tool basterà una foto perché eBay trovi per te quello che cerchi.

eBay scrive il futuro dell'eCommerce con la ricerca per immagini_1LEGGI ANCHE: “Provalo prima di comprarlo” e altre novità del fashion online che forse non conoscevi

Come funzionano Image Search e Find It on eBay

Il vantaggio competitivo di eBay è la vasta raccolta di immagini fornite da utenti che ha accumulato nel tempo.

Grazie a tecnologie come machine learning, computer vision e deep learning, eBay è capace di identificare il soggetto di una foto, passare al setaccio il proprio catalogo e mostrare all’utente i risultati più coerenti. Con Image Search basta caricare una foto appena scattata o una salvata sul telefono e il sito mostrerà i risultati con le immagini più inerenti. Find It on eBay permette di condividere con l’app una foto trovata ovunque sul web, dai social media ai blog, per trovare articoli simili.

In entrambi i casi il prezzo è escluso dai parametri di ricerca e il servizio è attivo solo su mobile.

eBay scrive il futuro dell'eCommerce con la ricerca per immagini

LEGGI ANCHE: Ricerca vocale e per immagini: la nuova frontiera (o barriera) della pubblicità

Anche Amazon e Google si sono già mossi (da tempo) in questa direzione e molti sono gli interrogativi: questi tool saranno in grado di trasformare la ricerca in maggiori conversioni, in transazioni effettive?

E, soprattutto, viene naturale chiedersi che fine faranno le ricerche per parole chiave e in che modo le tecniche SEO e SEM si adatteranno a queste novità.

Non asciugare i panni sul termosifone e altri 9 consigli per scaldare casa risparmiando

Film, divano, plaid e cioccolata calda: finalmente il sogno di tutti i fan della stagione invernale sta prendendo vita. Non si può parlare di inverno, però, senza parlare di riscaldamento degli ambienti domestici.

In alcune zone della nostra Italia, i riscaldamenti sono attivi già da qualche settimana e i primi freddi stanno prepotentemente assediando le grandi città come Milano, Genova, Torino e Venezia, così come le aree montane.

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In che modo possiamo combattere il freddo tra le mura domestiche, ottimizzando le risorse ed evitando una bolletta salata? Per rispondere a questa domanda, possiamo fare riferimento ai 10 preziosi consigli lanciati dall’ENEA, che coniugano comfort e risparmio energetico, strizzando l’occhio alla sostenibilità.

Vediamo ora quali sono gli step consigliati dall’ENEA per rendere efficiente il riscaldamento domestico.

1. Effettua la manutenzione degli impianti

Il primo passo per rendere efficiente il riscaldamento domestico è la manutenzione degli impianti. Un impianto ben regolato, infatti, consuma ed inquina meno.

Ricorda che la manutenzione degli impianti è fondamentale sia per la tua sicurezza, sia per la legge italiana: chi non effettua i dovuti controlli rischia una multa a partire da 500 euro (DPR 74/2013).

2. Controlla la temperatura degli ambienti

Un aspetto spesso sottovalutato quando si parla di riscaldamento è il controllo della temperatura. Scaldare eccessivamente gli ambienti domestici è nocivo sia per la salute che per le proprie tasche: una temperatura di 19 gradi è più che sufficiente per garantire il giusto comfort.

Inoltre, per ogni grado abbassato si risparmia dal 5 al 10% sui consumi di combustibile. Non male, vero?

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3. Fai attenzione ai tempi di accensione

Il tempo massimo di accensione giornaliero è indicato per legge e cambia a seconda delle 6 zone climatiche in cui è suddivisa l’Italia. Esiste, infatti, una classificazione climatica dei comuni italiani, introdotta nel 1993 per disciplinare gli orari per il riscaldamento negli edifici.

Per i comuni in fascia “E”,  in cui rientra ad esempio Milano, il limite massimo raggiungibile è pari a 14 ore.

4. Installa pannelli riflettenti tra muro e termosifone

La dispersione di calore è il nemico numero uno quando si parla di riscaldamento in casa. Installare pannelli riflettenti tra muro e termosifone è un trucco semplice, ma molto efficace per ovviare alla problematica.

5. Chiudi le finestre durante la notte

Le dispersioni di calore verso l’esterno possono essere limitate serrando persiane e tapparelle durante la notte.

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6. Punta sull’isolamento termico

Per preparare la tua casa all’inverno, effettua un check up generale dello “stato di salute” del tuo edificio.

L’isolamento termico su pareti e finestre è un aspetto cruciale: se la costruzione è stata completata prima del 2008, probabilmente non rispetta le attuali normative sul contenimento dei consumi energetici ed è utile valutare un intervento per isolare le pareti e sostituire le finestre.

Grazie ad adeguate misure contro la dispersione di calore, applicabili con i nuovi modelli, potresti ridurre i consumi energetici fino al 20% e usufruire degli ecobonus, la detrazione fiscale del 65%.

7. Riscaldamento all’avanguardia

Un impianto efficiente è un impianto che non teme i segni del tempo: se il tuo sistema di riscaldamento ha più di 15 anni, dovresti valutarne la sostituzione con qualcosa di più innovativo, come  le nuove caldaie a condensazione o a biomasse o le pompe di calore.

In alternativa, potresti optare per impianti integrati dove la caldaia è alimentata con acqua preriscaldata da un impianto solare termico e/o da una pompa di calore alimentata con un impianto fotovoltaico.

Tieni in considerazione che per l’installazione puoi usufruire della detrazione fiscale del 65% in caso di intervento complessivo di riqualificazione energetica o del 50% per una semplice ristrutturazione edilizia.

8. Fai “respirare” il termosifone

Per evitare di sprecare il calore emanato dai termosifoni, evita di utilizzarli come asciuga biancheria e non collocare il loro prossimità tende o mobili.

Se vuoi far arieggiare la tua casa, apri le finestre per qualche minuto e richiudile per evitare inutili dispersioni di calore.

9. Installa un cronotermostato

Per aiutarti a risparmiare energia e ridurre gli sprechi, potresti installare un cronotermostato, così da regolare temperatura e tempo di accensione e mantenere l’impianto in funzione solo quando sei in casa.

10. Applica valvole termostatiche

Un’altra importante risorsa per gestire il calore nelle mura domestiche sono le valvole termostatiche. Si tratta di apparecchiature che servono a regolare il flusso dell’acqua calda nei termosifoni, consentendo di mantenere costante la temperatura impostata e  concentrare il calore negli ambienti più frequentati.

valvole termostatiche

Grazie all’azione delle valvole, potrai abbattere i costi del riscaldamento domestico fino al 20%.

Ultimo ma non meno importante, le termovalvole usufruiscono di una detrazione fiscale del 50% se installate  durante una semplice ristrutturazione edilizia o del 65% per interventi di efficientamento energetico e/o per la sostituzione di una vecchia caldaia con una ad alta efficienza.

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Perché YouTube ha riscritto l’algoritmo. E cosa cambia adesso

Che cosa è successo a YouTube? Perché in molti si sono fatti prendere dal panico e hanno temuto il peggio per il proprio canale (e quindi per il proprio portafoglio)? Come si sta realmente evolvendo la cosiddetta Adpocalypse?

Rispondiamo a queste domande facendo prima una piccola digressione e cercando di ricordare i  motivi per i quali si è alzato questo polverone.

Quando e dove nasce la “guerra” a YouTube

Una moltitudine di media e testate giornalistiche questa primavera hanno intrapreso una vera e propria guerra su scala globale nei confronti di YouTube scatenando la cosiddetta Adpocalypse. Tutto è partito da uno screenshot che immortalava la pubblicità di Netflix in pre-roll ad un video, che ospitava contenuti giudicati inappropriati: il video riportava un messaggio di stampo terroristico.

L’algoritmo subito rottamato

Una grossa fetta di investitori della società di Mountain View ha deciso perciò di ritirare le proprie quote d’investimento, agitando i piani alti di YouTube che, in men che non si dica, hanno ordinato ai propri esperti di sviluppare una tecnologia che assicurasse standard elevati di brand safety  per gli advertiser: è nato quindi un algoritmo il cui compito era quello di categorizzare i video “buoni” e i video “cattivi”, attraverso il riconoscimento del linguaggio utilizzato, di musiche, tipologia di interazioni e categorie di argomenti.

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L’implementazione di questo nuovo algoritmo ha mandato nel panico i creators, che hanno visto compromesse le loro entrate (molto spesso le entrare pubblicitarie sono le uniche revenue che permettono ad un canale di rimanere in vita e di poter continuare la propria opera), a causa di un sistema poco preciso, non tanto per la tecnologia utilizzata, ma più per le modalità di categorizzazione dei contenuti.

L’algoritmo non è stato in grado di riconoscere quali video potessero essere effettivamente pericolosi e quali invece svolgessero compiti di informazione e divulgazione. È interessante notare come questi contenuti in televisione vengano trasmessi senza alcun tipo di problema, mentre con questo nuovo “sistema” diventano materiale non consigliato o violento, incontrando nella maggior parte dei casi barriere da parte della piattaforma e pregiudicando di fatto gli introiti pubblicitari degli Youtubers.

LEGGI ANCHE: YouTube e Adpocalypse vol. 2: guadagnare sulla piattaforma di video sharing

Il nuovo algoritmo e le nuove regole per la pubblicità

YouTube, resosi conto dei limiti della soluzione proposta inizialmente, ha comunicato di aver aggiornato il suo algoritmo, adeguando inoltre le sue linee guida con il proposito di consentire agli Youtubers la creazione di materiale più ad-friendly. Nel calcolo e nel procedimento dell’algoritmo cambia poco, è stato “semplicemente” affinato il modo in cui l’algoritmo interviene nella categorizzazione dei video: la lista dei canali penalizzati, perché considerati pericolosi, è così calata del 30%.

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Il nuovo algoritmo è stato creato seguendo e studiando le interazioni che gli utenti hanno avuto negli ultimi 3 mesi: video che erano erroneamente stati segnalati come video pericolosi potranno quindi essere retroattivamente rivalutati fornendo ai creators la possibilità di monetizzazione a posteriori.

In ogni caso Google continua ad incoraggiare gli utenti a segnalare quelle che sono giudicate come penalizzazioni non corrette, dal momento che questo nuovo algoritmo rappresenta un miglioramento, ma è pur sempre, a detta di YouTube stesso, ancora imperfetto.

LEGGI ANCHE: YouTube e Adpocalypse, colpo di grazia agli youtuber?

L’apocalisse non è ancora scongiurata

Non si può quindi affermare che con questo algoritmo i miglioramenti siano stati significativi, c’è ancora il rischio che i canali con il maggior numero di iscritti scelgano di traslocare su altre piattaforme (come Twitch) o addirittura verso piattaforme proprietarie, mentre, i creator minori continuano a segnalare al proprio pubblico la possibilità di chiusura definitiva dei propri canali qualora non vi siano variazioni significative che soddisfino le necessità dei creators.

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Sarà quindi fondamentale aspettare (e aspettarsi) ulteriori aggiornamenti sulla questione confidando che le soluzioni proposte al problema Adpocalypse siano sostanziali e non solo dei palliativi per cercare di accontentare un po’ tutti.

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L’arte, la creatività e la tecnologia di Bulgari sbarcano in Oriente

Bulgari celebra quest’anno il serpente vera icona del brand e simbolo di saggezza, forza ed eternità, con due mostre intitolate SerpentiForm.

A partire dagli anni Quaranta Bulgari – oggi parte del Gruppo LVMH – reinterpreta il serpente con creazioni ricercate e le mostre evento a Singapore, presso l’ArtScience Museum (dal 16 agosto al 15 ottobre) e a Tokyo presso lo spazio Tokyo City view (dal 25 novembre al 25 dicembre) mirano a trasmettere in modo ancora più suggestivo la forza evocativa del serpente attraverso opere d’arte contemporanea, gioielli Bulgari provenienti dall’archivio storico della Maison, oggetti di design, abiti vintage e costumi teatrali.

Un allestimento creato grazie alle opere di artisti prestigiosi come come Keith Haring, Niki de Saint Phalle, Alexander Calder, Juan Mirò, Joana Vasconcelos, Motohiko Odani, Misaki Kawai, Robert Mapplethorpe, Helmut Newton, Wu Jian’an e molti altri, ma anche grazie ad una esperienza digitale interattiva integrata con il concept delle due mostre e pensata per rendere la visita ancora più coinvolgente.

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Sito web, app e realtà aumentata in un’esperienza suggestiva

Per SerpentiForm la digital agency italiana AQuest ha realizzato un sito internet, una web app e una digital experience in loco: il visitatore è invitato ad immergersi completamente nella mostra, partecipandovi attivamente.

La visita della mostra è costruita su più fronti e canali, con il sito che fornisce informazioni inerenti alle mostre attraverso un design semplice, d’impatto e allo stesso tempo user-friendly: l’utente può esplorare l’esposizione, ma anche provare in prima persona l’esperienza interattiva Design Your Serpenti.

Centrale resta sempre il serpente, protagonista e guida ideale per la navigazione del sito, riproposto anche nella web app, un vero e proprio teaser della mostra, concepita per creare interesse ed anticipazione, ma anche per offrire agli utenti la possibilità di sperimentare un’esperienza esclusiva: la creazione di un serpente, scegliendo tra parole e concetti legati al mondo Bulgari.

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All’interno della mostra, infine, in una stanza dedicata, gli utenti possono visualizzare il serpente precedentemente personalizzato e interagire con esso, grazie alle potenzialità della realtà aumentata e alle tecnologie ARKit Apple e Unity.

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L’app mappa l’ambiente circostante e posiziona il serpente in un punto specifico. Il serpente “animato” si sviluppa attorno all’utente e lo avvolge, cambiando impercettibilmente il proprio percorso. Il visitatore può quindi interagire con il serpente, spostandosi con esso nell’ambiente, facendolo muovere sui tre assi, per un’esperienza totalmente immersiva. Il tutto sfruttando la tecnologia multimediale projection mapping, che  consente di ottenere una vera esperienza a 360°, completata da una musica creata ad hoc.

Un modo nuovo, meraviglioso, coinvolgente e innovativo per raccontare un brand che ha fatto storia, anche grazie all’uso sapiente delle nuove tecnologie.

Facebook Marketplace

Come funziona Facebook Marketplace (e alcuni consigli per le aziende)

Ebbene si. Facebook pochi mesi fa ha ufficialmente mosso i primi passi (anche) nel mercato delle vendite online attraverso l’annuncio di Marketplace, la funzione che mette a disposizione degli utenti, inzialmente solo da mobile e ora anche da desktop, la possibilità di vendere e comprare oggetti nuovi e usati.

Il principio alla base del funzionamento di Facebook Marketplace è quello dello scambio di oggetti tra privati, che già aveva visto sulla piattaforma un vero e proprio boom all’interno dei gruppi che ogni mese erano visitati da circa 450 milioni di utenti.

Ovviamente l’azienda di Menlo Park non poteva lasciarsi sfuggire questa ghiotta occasione di introdurre una nuova funzione che viene letteralmente definita come “A convenient destination to discover, buy and sell items with people in your community “, ovvero una sorta di mercatino di quartiere, dove vendere prodotti ad acquirent vicino a noi.

Secondo recenti stime, sulla piattaforma sono presenti più di 18 milioni di oggetti che vanno dalle automobili, agli articoli per la casa, fino ad arrivare a case in affitto o videogiochi.

Facebook Marketplace

Ogni articolo può contenere immagini, un breve titolo dell’oggetto e una descrizione dettagliata, oltre alla possibilità di contattare direttamente il venditore e visualizzare il proprio profilo personale su Facebook.

Può essere utilizzata facilmente anche da mobile, grazie all’iconcina posta proprio al centro della nostra app di Facebook, che una volta cliccata permette di geolocalizzarsi e trovare tutti gli annunci presenti nella zona d’interesse.

Fino a qui può sembrare una bella opportunità riservata a singoli venditori, che invece di recarsi al mercatino della domenica possono tranquillamente e comodamente ricercare (in qualsiasi luogo si trovino)il prodotto più interessante e contattare direttamente il venditore.

Tuttavia, in diversi annunci ufficiali comparsi online sembra che Facebook stia testando nuove funzionalità e categorie per ampliare il suo marketplace anche alle aziende.

Le nuove categorie che saranno inserite riguarderanno:

  • annunci ed offerte di lavoro;
  • offerte giornaliere su prodotti e servizi;
  • biglietti per concerti ed eventi;
  • negozi, con l’inserimento dei prodotti delle pagine che hanno uno shop.

Marketplace potrebbe quindi molto presto diventare una delle più grandi piattaforme eCommerce, in cui anche le piccole e medie imprese potranno far emergere le proprie offerte e i propri annunci.

Come utilizzare Facebook Marketplace per il proprio business

Diventa quindi importante, prima che queste nuove funzioni siano attive, farsi trovare pronti cercando di comprendere come poter utilizzare sin da subito la piattaforma per il proprio business.

Quali possono essere i vantaggi per le aziende nell’utilizzo di Marketplace?

Aumentare la brand awareness

Uno dei metodi più efficaci per aumentare le vendite di un prodotto o servizio è sicuramente quello di avere una certa riconoscibilità e autorità agli occhi dei potenziali utenti. Infatti difficilmente un utente acquisterà i nostri prodotti se non conosce il brand o i vantaggi competitivi di ciò che offriamo.

Marketplace è un ottimo strumento per raggiungere questo obiettivo. Ma in che modo?

La prima metodologia è quella di creare un’offerta che sia vantaggiosa e competitiva e che difficilmente gli utenti interessati ad una ben precisa categoria di prodotto potranno rifiutare.

Facebook Marketplace

Come evidenziato nell’annuncio preso come esempio e mostrato sopra, la descrizione parte da un problema ben preciso: quello di trovare la giusta società che si occupi di piccoli lavori di ristrutturazione o manutenzione della casa.

In questo annuncio notiamo tre caratteristiche fondamentali e di differenziazione:

  • focus principale sui servizi offerti;
  • messaggi di rassicurazione sull’affidabilità dei lavori svolti;
  • informazioni aggiuntive per contattare il venditore, come numero di telefono e website della società;
  • servizio descritto come “gratuito” anche se non lo è affatto (questo per sfruttare la maggiore visibilità data da Marketplace ai prodotti classificati come gratuiti).

Un’offerta sicuramente ben progettata e che fornisce una panoramica completa dei servizi proposti e dell’affidabilità della società.

Effettuare ricerche di mercato per capire cosa propongono i nostri competitor 

Marketplace può essere un perfetto strumento per studiare la concorrenza.

Possiamo infatti capire quali sono i prodotti che vengono venduti di più, le fasce di prezzo, le descrizioni che vengono utilizzate e che funzionano meglio e i motivi per cui alcuni utenti mettono in vendita alcuni oggetti, cercando in questo modo di interpretare il mercato di riferimento.

Una quantità infinita di informazioni che possono essere sia utilizzate in chiave di sviluppo di prodotto, sia per concentrarsi nella creazione di messaggi che catturino l’attenzione degli utenti.

Andiamo ad analizzare più approfonditamente questo processo, prendendo ad esempio alcuni annunci presenti nella piattaforma nella categoria “Casa e giardino” della zona di New York.

Facebook Marketplace

 

La prima cosa che si nota è che nei primi sei risultati più popolari, gli articoli presenti riguardano:

  • set per camere da letto;
  • divani;
  • mobili per la casa.

È da questa semplice analisi che un’azienda appartenente a questo settore può comprendere con estrema velocità quali sono gli articoli che interessano maggiormente al suo pubblico di riferimento.

Una volta che abbiamo ben chiaro quale tipologia di prodotto mettere in vendita possiamo passare alla fase di creazione e test della creatività dell’annuncio, facendo attenzione ad utilizzare immagini chiare e ad alta risoluzione, una perfetta descrizione del prodotto e dei suoi benefici e l’inserimento di una call to action precisa nel messaggio.

Aumentare la fiducia prima dell’acquisto

Una delle grandi potenzialità offerte da Marketplace è la possibilità di instaurare un rapporto diretto con i venditori.

Infatti tutte le transazioni avvengono direttamente con il profilo di un singolo individuo. L’opportunità di conoscere il venditore, visualizzare il suo profilo Facebook e inviare immediatamente una richiesta di informazioni tramite Messenger, permette di influire sul cosiddetto Zero Moment of Truth, ovvero il momento in cui un utente cerca un prodotto prima dell’acquisto.

Questo aumenta la sicurezza e la fiducia nei confronti del venditore. Un esempio perfetto è quello visualizzato di seguito.

Facebook Marketplace

Nel messaggio vengono utilizzati alcuni elementi fondamentali che influiscono positivamente sulla percezione di fiducia che un potenziale acquirente può avere nei confronti del venditore.

L’immagine rappresenta un semplice materasso ortopedico, con una foto anche di qualità discutibile, ma che all’interno della descrizione presenta diversi elementi interessanti:

  • la presenza di un’offerta che propone il materasso ad un prezzo ribassato;
  • l’inserimento del nome negozio che vende il prodotto;
  • l’indicazione dell’indirizzo;
  • la call to action che invita i potenziali acquirenti a contattare, se interessati, direttamente il venditore.

Tutti elementi che danno un motivo in più per acquistare i prodotti proposti.

Automatizzare le risposte con Facebook Messenger

Entrare in contatto con un acquirente su Marketplace è estremamente semplice, attraverso il pulsante “Invia un messaggio al venditore”. Saranno numerosi i potenziali acquirenti che ci contatteranno perché interessati ad un prodotto che proponiamo.

Tuttavia, non sempre questo interesse si trasforma in una vendita reale. Questo può dipendere da diversi fattori. Tra questi fattori gioca un ruolo di primo piano il tempo di risposta che intercorre successivamente ad una dimostrazione di interesse.

In aiuto ci vengono incontro le infinite possibilità offerte da Facebook Messenger e dai Chatbot, strumenti che ci permettono di automatizzare le risposte con semplici messaggi automatici o addirittura svolgere servizi di assistenza più complessi.

In questo modo si può sia accelerare il tempo di risposta, ma anche testare e capire quali tipologie di risposte automatiche generano più conversioni, in modo da migliorare i processi di follow-up.

E domani?

Anche se fino a pochi mesi fa Facebook Marketplace poteva sembrare un semplice strumento per vendere vecchi oggetti dimenticati in soffitta, oggi questo scenario cambia radicalmente.

Se nel prossimo futuro il mercatino di Facebook dovesse aprirsi anche agli annunci di aziende, lo scenario che si profila è quello di una piattaforma che può permettere di aggiungere un ulteriore tassello agli strumenti di marketing mix.

Quindi meglio muoversi in anticipo iniziando a sfruttare la piattaforma ora che il suo utilizzo e i suoi vantaggi sono ancora gratuiti. Perché diciamocelo tranquillamente, prima o poi Facebook capitalizzerà anche da Marketplace.