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Non solo YouTube: Patreon e Twitch alla riscossa

L'Adpocalypse ha spinto diversi content creator verso altri lidi. Tra crowdfunding e advertising, ecco dove potete ritrovare i vostri youtuber preferiti

Andrea Graziano
Andrea Graziano

Freelance Editor

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    Dal nuovo volto grafico alla creazione di spazi stabili presenti in diversi paesi, YouTube sta rimodulando il proprio assetto in vista delle nuove sfide che internet pone. Tra i tanti cambiamenti, ti abbiamo raccontato della cosiddetta Adpocalypse e di spunti alternativi con cui continuare a guadagnare con YouTube.

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    Gli youtuber, però, non si sono limitati a reinventarsi per la piattaforma che gli ha permesso di guadagnare negli ultimi anni: prima di essere tali, ognuno di loro è un content creator. Ovviamente, quindi, i loro contenuti possono essere destinati ad altre realtà e a progetti diversi dalla famosa piattaforma di video sharing, come ad esempio Patreon e Twitch.

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    Patreon

    Patreon si basa essenzialmente sul crowdfunding (“finanziamento dalla folla”), la raccolta di fondi attraverso contributi volontari da parte degli utenti (patrons, “benefattori”).

    Nata nel 2013, fondata dal musicista Jack Conte e dallo sviluppatore Sam Yam, permette a un qualsiasi artista, o nel senso più ampio content creator, di farsi finanziare dalle stesse persone che fruiscono dei propri contenuti.

    Perché tu, internauta, dovresti iscriverti a un portale del genere e fare donazioni periodiche a uno sconosciuto? Principalmente per fruire di contenuti esclusivi per te, misurati e selezionati a seconda del tipo di donazioni che faresti.

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    Ciò ha permesso ai creator di consolidare una community intorno al proprio lavoro e, a volte, di guadagnare anche di più rispetto agli introiti del consueto advertising da video (a maggio 2017 Patreon ha annunciato di aver di avere più di 50.000 creator attivi, un milione di clienti mensili per una cifra da redistribuire che si aggira intorno ai 150 milioni di dollari).

    Un utente iscritto a Patreon può scegliere di donare mensilmente una quota fissa a un creator, sbloccando così contenuti a fasce; ad esempio, contenuti random prodotti per tutti gli utenti che donano mensilmente un dollaro, contenuti particolari per chi ne dona dieci, contenuti su commissione per chi ne dona 50 e così via, nei modi più fantasiosi.

    Il creator, quindi, ritaglierà contenuti diversi, anche ad hoc, mentre ogni patron può disdire la sua affiliazione in qualsiasi momento. Un esempio? I TheShow hanno spiegato ai propri utenti come finanziarli sul sito statunitense.

    Twitch

    Un’altra piattaforma che ultimamente ha visto un incremento del flusso migratorio in entrata è Twitch. Hai mai pensato di guadagnare giocando a un videogioco? No, aspetta! Non licenziarti! Il discorso è un tantino più complesso.

    Twitch è una piattaforma di video streaming introdotta nel 2011 in qualità di spin-off del sito Justin.tv; è stata poi acquistata da Amazon nell’agosto del 2014.

    A fronte dell’Adpocalypse, alcuni youtuber hanno tentato di mantenere più o meno fisso il regime dei propri guadagni alternando l’attività sulla piattaforma di video sharing a quella di video streaming di proprietà di Amazon.

    Seppur alcuni di essi usassero entrambi ancor prima della “grande restrizione” di YouTube, Twitch è sembrata una buona alternativa per alcuni, anche per il creator più in voga di YouTube, PewDiePie, che a ridosso dei cambiamenti di aprile-maggio non ci ha pensato due volte prima di lanciare una propria trasmissione su Twitch.

    Ad ogni modo, per monetizzare su Twitch bisogna fare numeri, proprio come per YouTube e per farlo la via più diretta è diventare un partner.

    Lo stesso sito spiega che diventando partner è possibile monetizzare con l’advertising e tramite donazioni volontarie degli utenti. Indirettamente, poi, lo streamer può anche sottoscrivere collaborazioni parallele sponsorizzando altri tipi di prodotti durante le proprie live.

    Proprio come detto per Patreon, anche Twitch è un’opportunità per creare una community fidelizzata intorno ai propri contenuti.

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    Altri lidi

    Ovviamente i due siti sopra citati non sono gli unici due modi per correre ai ripari dalla Adpocalypse o, più semplicemente, per cercare modi alternativi per guadagnare online con i contenuti da te creati.

    Vimeo, nato nel 2004, è una piattaforma di video sharing che non consente opere non create unicamente dall’utente e che permette ai propri utenti “pro” di ricevere donazioni e di creare video pay to view. Con la funzione “tip jar” è possibile inserire nel proprio video dei pulsanti per donazioni effettuate tramite Paypal o carta di credito (il sito ne trattiene orientativamente il 15%).

    Dailymotion, dell’omonima società francese che ha aperto il sito nel 2005, si è distinto negli anni come uno dei maggiori competitor di YouTube. Il sistema di guadagno si basa esclusivamente sulle ads proporzionate alle visualizzazioni.

    Metacafe è vecchietto, del 2003! Il sito californiano (San Francisco) è specializzato negli short video e collabora direttamente con diversi brand. Questo gli permette di rivelarsi una buona piattaforma per la monetizzazione. In particolare, i creator iniziano a guadagnare dalle 20.000 visite, raccogliendo poi 5 dollari ogni 1000 views.

    Insomma, se vuoi produrre contenuti audiovisivi e monetizzare i modi sono tanti. Tutto sta alla tua voglia di fare, creatività e capacità di raggiungere viralità con ciò che crei! Le alternative sono tante e (speriamo di no), alla prossima Adpocalypse!

    Scritto da

    Andrea Graziano

    Freelance Editor

    Ostiense (RM) classe '92, laureato triennale in Scienze Politiche, laureando magistrale in "Media, comunicazione digitale e giornalismo". Passo le giornate a scrivere (per ... continua

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