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Come creare contenuti virali in 4 mosse

Oggi essere virali è il più grande obiettivo di chi si occupa di pianificare strategicamente contenuti social.

Ogni cliente chiede campagne che abbiano come principale scopo quello di diventare virali, creare buzz – insomma, far parlare di séSempre più spesso, la domanda più gettonata dei clienti – seconda solo a “come trovo un’idea WOW e out of the box?” –  ai marketer è:

Qual è il segreto per diventare virali?

Sono 4 i consigli chiave da seguire per creare dei contenuti che hanno la pretesa di diventare virali. E noi oggi vogliamo raccontarveli…

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Formato video: il king della viralità

Premettendo che ogni tipo di contenuto può diventare virale, se siete alla ricerca di un formato che ben si presta all’essere oggetto di passaparola, quello è senz’altro il video.

Del resto, i video sono i contenuti più fruiti online, e questo è un dato di fatto. Facebook lo sa e, da un anno, premia in maniera proporzionale, in termini di rilevanza, i contenuti video. Oggi, l’algoritmo di Facebook strizza l’occhio ai video long form che vengono fruiti più volte dagli utenti e nella loro interezza: questo, ovviamente al fine di aumentare sempre di più la permanenza quotidiana degli utenti sulla piattaforma.
Per questo, si vocifera che entro cinque anni Facebook offrirà solamente contenuti video: un’evoluzione che sembra comincerà a breve, con il debutto dei contenuti originali, firmati dal social network, per cui dobbiamo pazientare solo (sembra) qualche settimana.

Le principali leve emotive che spingono una fetta allargata di pubblico a condividere un video sono: la nostalgia, la paura e la curiosità. Tuttavia, il sentimento più potente di tutti, che ci spinge a rispondere senza riserve a una chiamata all’azione è l’empatia. Per questo, i video che più spesso siamo disposti a condividere sulle nostre bacheche – per cui facciamo una selezione sempre più rigida – sono quelle che raccontano storie reali (o ci trasmettono l’illusione che lo siano).

Studiare, ascoltare e (poi) agire

Analizzare, stare allerta, adottando tecniche e strumenti di social listening è fondamentale poiché sulla base dei dati raccolti dal monitoring di campagne simili a quella che si vuole lanciare (o di brand che offrano un prodotto o servizio simile al nostro), possiamo andare a perfezionare la nostra strategia di comunicazione rendendola “efficace” per quel particolare momento storico, sulla base dei trend e degli hot topic. Insomma, è tutta questione di tempismo: non sono da sottovalutare hashtag e tag, potente strumento di indicizzazione, nativi social.

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L’alert è di non fare salti nel buio: se vogliamo avviare una campagna Google Search è importante fare un’analisi preventiva di quali stringhe di keyword sono da privilegiare rispetto ad altre, sulla base del nostro business; se vogliamo coinvolgere un influencer è buona regola cercare con quali brand ha già collaborato, qual target raggiunge (sì, gli influencer sono dei veri e propri brand), e così via. 

Bisogna scegliere il momento propizio, il contenuto più tattico (e sexy), l’ambiente /social media più adatto e restare in ascolto, sperimentare in modo da, se serve, correggere il tiro, anche a campagna avviata.

Parlare per immagini per arrivare a tutti

Abbiamo già visto che l’engagement dei contenuti visivi è nettamente superiore rispetto a quello generato da contenuti testuali, in particolare poiché evocano empatia e trasmettono stati d’animo. Immagini e video sono anche il tipo di contenuto maggiormente utilizzato nel marketing emozionale, quello che parla al cuore degli utenti, le cui strategie di vendita sono esplicitamente volte a suscitare emozioni, perché l’emozione porta all’azione.
Non è un segreto che le emoji siano la nuova lingua universale, poiché veicolano concetti in un modo che tutti – ma proprio tutti – possono capire e interpretare. Se è vero che “un bacio vale più di mille parole”, possiamo dire lo stesso delle tanto amate faccine. Oggi un messaggio non accompagnato da uno smile è sterile, freddo, istituzionale e poco umano. I Memes e, soprattutto, le GIF riescono a comunicare emozioni in modo ancora più potente e diretto.

LEGGI ANCHE: Emoji: la lingua universale del futuro

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Parlare per immagini è il modo più potente di arrivare al cuore e alla mente delle persone, in grado di comunicare al di là dei confini linguistici, culturali, geografici, … Quella visiva è una comunicazione universale che si adatta a ognuno di noi, andando a toccare, attraverso la potenza evocativa delle immagini, alcune corde piuttosto che altre sulla base della chiave di lettura di ognuno di noi, pur coinvolgendoci tutti.

Influencer Marketing: strumento per urlare i nostri messaggi in Rete

La qualità non è tutto: qualsiasi messaggio di valore rimarrà inascoltato se non comunicato correttamente. Per questo, ci viene in soccorso l’Influencer Marketing: il metodo migliore per rendere noti i nostri contenuti e confidare nel passaparola è servirsi di un Key Opinion Leader.
Tuttavia, non contano solo i numeri: anche se l’obiettivo è quello di spargere la voce e semplicemente fare “rumore”, è sconsigliato “sparare nel mucchio”. Ogni influencer (o KOL) va scelto con cognizione di causa, sulla base del target che raggiunge, dei codici visivi e linguistici con cui comunica e sul sentiment che lo caratterizza.

 

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Una comunicazione efficace è una comunicazione mirata
, per questo anche se ci preme urlare il nostro messaggio al più ampio numero di “ascoltatori” possibile, non è da sottovalutare il fatto che se le persone raggiunte non saranno attratte da ciò che diciamo (o facciamo dire a Influencer dai grandi numeri) non ci ascolteranno. 
Il consiglio è di differenziare i propri messaggi, parlare la stessa lingua del nostro audience. Se stavate già pensando di ingaggiare “Saluta Andonio” per veicolare il video di campagna di un brand di gioielli, ad esempio… beh, non fatelo.

Detto questo, oggi la viralità non è più sufficiente. L’engagement è ancora un obiettivo chiave, ma è necessario passare da una misurazione quantitativa ad una qualitativa dello stesso. I contenuti restano in auge sempre meno, vengono consumati alla velocità della luce e il tanto famoso e ambito “momento di gloria” viene presto rimpiazzato da quello del brand successivo.
Questo perché “Non siamo più in un contesto di economia dell’attenzione: dobbiamo invece imparare a competere in un contesto di economia della memoria.” Walter Caccia

Giorgio Armani, questo, l’aveva già capito dai tempi della celebre quote “L’eleganza non è farsi notare ma farsi ricordare”. Siate eleganti.

Sostenibilità ambientale: il potere delle storie nell’arrivare al cuore del consumatore

Che le aziende siano diventate sempre più sensibili al proprio impatto ambientale e che investano in soluzioni sempre piú green, non è di certo una novità. Basti pensare al caso “olio di palma”, un prodotto usato per decenni dall’industria alimentare senza destare alcun problema e diventato improvvisamente oggetto di forti critiche da parte dei consumatori.

Siamo di fronte a quello che si definisce green marketing, ovvero una tipologia di marketing che si occupa di delineare soluzioni sostenibili per l’azienda ed il relativo piano che va dalla produzione fino alla comunicazione, attraverso la quale il brand comunica ai propri stakeholder il proprio impegno ambientale.

La Green Communication, effettuata attraverso l’utilizzo di diversi mezzi, ha visto recentemente l’impiego dello storytelling, uno strumento ampiamente usato nel mondo del marketing.

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Dalla narrativa al marketing: il potere di raccontare storie

Lo storytelling è una tecnica antichissima: le storie che dapprima venivano raccontate a voce, magari attorno ad un falò, ora le si trovano infuse un po’ovunque nella grande rete online. Dai siti web, ai blog ed i social network, lo storytelling trova grande applicazione nel mondo del marketing, in particolare nel digital: lo scopo è quello di raccontare storie legate al brand o al prodotto che siano in grado di suscitare emozioni e creare un vero e proprio legame con il cliente.

Lo stesso guru del marketing Seth Godin é il primo ad affermare che “il marketing non si basa sulle cose che fai, ma sulle storie che racconti”.

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Vi sono diverse teorie che dimostrano il potere dello storytelling,

Innanzitutto sembrerebbe che la memoria umana è “story-based”: come afferma Roger Schank: “La memoria umana è una collezione di migliaia di storie che ognuno ricorda attraverso le esperienze”.

Le storie, grazie alla capacità di suscitare emozioni, non si fermano solo nella mente, ma raggiungono anche il cuore dei consumatori (non a caso la parola “ricordare” è formata dalla parola cordis, letteralmente “del cuore” in latino).

Associare, quindi, un brand ad una determinata storia, è una tecnica efficace per imprimere nella memoria del consumatore i contenuti che riteniamo importanti, e aumentare così quella che viene definita brand awareness o conoscenza di marca.

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Inside Out – Il labirinto della memoria

Storytelling “green”: il caso The Coca-Cola Company

Se nel marketing tradizionale lo storytelling ha lo scopo di creare un legame con il cliente, l’applicazione di questa tecnica nel cosiddetto green marketing assume un ruolo un po’ diverso.

Lo storytelling ha lo scopo di comunicare e cercare di convincere i clienti, per loro natura scettici, dell’impegno del brand nei confronti dell’ambiente attraverso il racconto di storie. In questo modo lo storytelling agisce su quella che è l’immagine del brand, cercando di darle un’ importante impronta green.

Uno dei pionieri in questo senso è, senza dubbio, la grande Coca-Cola Company, che giá nel 2013 ha implementato lo storytelling nella propria strategia di comunicazione, attraverso un re-design del sito corporate in una vera e propria web magazine. In particolare il sito dedica un’intera sezione a quelli che sono i racconti relativi all’impegno ambientale e i progetti della Company, utilizzando contenuti multimediali: testi scritti, immagini e soprattutto video.

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E sono proprio quest’ultimi che hanno assunto un ruolo fondamentale in materia, grazie al potere di stimolare contemporaneamente le aree visive e uditive ed amplificare, in questo modo, gli effetti persuasivi dello storytelling.

Siete curiosi?

Allora vi aspettiamo per un approfondimento del tema nel prossimo articolo di questa miniserie: state con noi!

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Facebook Messenger: le nuove divertenti funzioni per le videochat

Facebook ha da tempo trasformato Messenger in qualcosa di più di una semplice piattaforma per lo scambio dei messaggi: telefonate, videochiamate, messaggi vocali sono già da tempo tra le funzioni più amate dagli utenti.

Oggi Facebook ha annunciato divertenti e interessanti novità per Messenger: reaction animate, filtri, maschere e nuovi effetti e la possibilità di fare screenshot delle chat.

Nuove reaction animate

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Ora è possibile scegliere una delle cinque icone emoji di Messenger per esprimere con simpatiche animazioni le proprie emozioni: amore, divertimento, sorpresa, tristezza o rabbia. Le reaction animeranno lo schermo, distinguendo nel caso in cui voi puntiate la telecamera frontale sul vostro viso o quella sul retro verso ciò che vi circonda.

Aggiungi un filtro

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Con Facebook Messenger è ora possibile selezionare tra una varietà di filtri, che vanno dal semplice cambio di luminosità al bianco e nero, dal rosso al giallo. È possibile inoltre visualizzare l’anteprima in tempo reale per verificare il filtro prima che il proprio interlocutore possa vederlo.

Nuove maschere divertenti per le chat

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Le maschere in Messenger sono disponibili da un po’, ma ora Facebook ne offre di nuove e più divertenti: alcune maschere hanno ora effetti nascosti e reagiscono ai movimenti facciali. Sono stati aggiunti effetti animati, come cuori cadenti e stelle scintillanti e a differenza delle reazioni, le maschere e gli effetti rimangono sullo schermo per tutta la durata della video chat.

Salva e invia immagini delle tue videochat

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Una funzione che gli utenti aspettavano da tanto: ora Messenger permette di catturare gli screenshot delle proprie videochat e condividerle come ricordi. Basta toccare l’icona della fotocamera per scattare una foto della videochat, pubblicarla o condividerla con gli amici via Messenger.

Benedetta Arese Lucini Fintech

Fintech in Italia e in Europa, Benedetta Arese Lucini fa il punto della situazione

Oggi Founder di Oval Money, la startup Fintech che punta a rendere il risparmio più semplice e divertente, ma già nota ai più per aver ricoperto in passato il ruolo di Country Manager Italia per Uber. Benedetta Arese Lucini ci ha aiutati nel fare il punto della situazione sullo stato del Fintech in Italia e in Europa, un settore in piena crescita, che nel nostro Paese è ancora limitato da regolamentazioni troppo restrittive e poco aggiornate.

Oltre ad essere un tema molto dibattuto e con un crescente interesse, a livello globale il trend degli investimenti in Startup Fintech è in costante crescita, con circa 15 miliardi di dollari investiti a fine agosto 2016. Il numero delle startup in questo settore è in continua ascesa, così come cresce il numero di programmi dedicati al sostegno di questo comparto, che cresce più rapidamente in Europa che negli Stati Uniti.

Benedetta Arese Lucini ci ha fornito un quadro del settore, spiegandoci come è nata l’idea di Oval Money e in quale direzione si muovano oggi aziende e consumatori.

Benedetta Arese Lucini Fintech in Italia e in Europa

Fintech in Italia e in Europa: puoi farci una tua panoramica sullo stato di questo settore?

Il Fintech in Europa sta crescendo fortemente e la cosa interessante è che il settore vede oggi una crescita maggiore che negli Stati Uniti, il luogo simbolo delle startup. L’Europa e Londra, invece, oggi si stanno definendo come capitali del Fintech.

In Italia, purtroppo, siamo molto indietro e questo è dovuto specialmente al fatto che il settore finanziario è regolato, anche nel caso di app, quindi richiede specifiche licenze per poter operare, specialmente nel caso si voglia preparare un prodotto per il mondo retail, quindi dedicato all’utente finale.

L’Inghilterra, invece, ha creato un sistema molto dinamico, nel quale con molte informazioni e in pochi mesi, l’FCA (il corrispondente della nostra CONSOB), permette alle startup di ottenere delle licenze in modo abbastanza semplice. Le licenze vengono poi controllate, ma le aziende possono operare in modo piuttosto immediato. In più ha lanciato una sandbox che permette alle startup di operare senza neanche avere la licenza per un periodo di tempo di tre o sei mesi, sotto controllo e con un numero di utenti limitato, per poi capire quale sia la licenza migliore. Un sistema molto friendly verso le nuove opportunità.

In Italia su questo siamo molto indietro perché ci sono poche licenze, la maggior parte classificate secondo il mondo finanziario tradizionale. Quindi se è vero che siamo stati tra i primi in Europa a creare la regolamentazione sul crowdfunding, probabilmente l’abbiamo creata troppo presto, limitando un po’ questo settore che invece nel resto dell’Europa è molto, molto in crescita.

Adesso le regole sono un po’ migliorate, quindi speriamo di fare un po’ di catch up.

Benedetta Arese Lucini Fintech in Italia e in Europa

Credits: Depositphotos #111851770

Da quale esigenza nasce l’app Oval Money e per quale tipologia di utente?

Come tutte le idee, anche Oval Money nasce un po’ dalle esigenze personali dei founder. Noi siamo tutti giovani, dinamici, sempre in giro per il mondo, cambiamo lavoro molto spesso, in modo flessibile, senza avere più quel percorso lineare che prevedeva un certo tipo di studi, l’ingresso in un’azienda e la crescita all’interno della stessa azienda per tutta la vita. Ci siamo resi conto che non c’erano soluzioni o adviser che potessero supportarci nelle decisioni di risparmio futuro.

Guardando le statistiche, poi, abbiamo rilevato che prima di tutto ci sono sempre più persone come noi e che il livello di educazione finanziaria in Italia è il più basso di tutta l’Europa. Quindi abbiamo deciso di trovare una soluzione che parlasse a questa generazione digital e che mettesse nelle loro mani, tramite un’applicazione, un modo semplice per poter tracciare le proprie spese e i propri redditi, quindi utilizzare queste informazioni per capire meglio come risparmiare e accumulare i risparmi, mettendo da parte un gruzzolino ogni mese che, anche se all’inizio potrebbe sembrare poco, pian piano si accumula e quindi contribuisce a una stabilità finanziaria.

Abbiamo creato questo concetto per servire la nostra generazione e abbiamo visto, dai primi risultati dopo il lancio di due mesi fa, che in realtà quest’app non riguarda solo noi, ma richiama un pubblico molto vasto, che va dai ragazzi abbastanza giovani appena usciti dall’università, ma che arriva poi anche fino ai cinquantenni, che hanno bisogno di soluzioni per gestire meglio i loro risparmi.

Abbiamo dunque avuto una risposta inaspettata e molto veloce. Durante il periodo di lancio migliaia di persone hanno scaricato l’app e ci hanno scritto per avere più informazioni e per capire come si possano usare al meglio queste nuove tecnologie. Ovviamente è un gruppo piccolo perché siamo appena partiti, ma questo riscontro ci dà positività, perché significa che anche in Italia quando viene introdotto un prodotto che serve si passa l’ostacolo del digitale di cui spesso si parla.

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Cosa ti sei portata dietro dall’esperienza come country manager in Uber Italia in questa nuova avventura?

Tantissimo, perché ovviamente quel ruolo mi ha formata. Era la prima volta che rivestivo un ruolo così importante di management di un’intera operazione, perché pur essendo l’azienda americana, l’intera parte italiana era gestita da me, dalle problematiche ai budget, all’assunzione di persone.

L’altra cosa molto interessante è che l’idea di Oval Money nasce anche un po’ da quell’esperienza. Infatti parlando spesso con i driver di Uber notavo che questo mondo dell’on demand economy sta crescendo, cioè quello dei lavoratori flessibili che alcuni mesi guadagnano tanto e alcuni mesi guadagnano meno. Proprio per questo mondo non esistono prodotti finanziari che siano adatti.

Siamo quindi partiti dall’idea di dare anche un po’ di educazione finanziaria a questo tipo di persone, che spesso non sono in grado di capire bene come dovrebbero essere le loro spese rispetto a un income variabile.

Quindi anche questo mi ha molto ispirato.

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Lo scorso anno dichiaravi “La Brexit può essere una grande opportunità solo se l’Italia smetterà di essere contro la concorrenza e contro il consumatore”. Ti sembra che ci siano stati dei progressi nel frattempo, sul fronte legislativo?

In realtà molto poco. Penso che quest’anno sia stato politicamente l’anno peggiore dell’Italia: siamo in una sorta di mondo di mezzo, nel quale anche il famoso Ddl concorrenza, che pure è molto spinto con un impegno del Ministro Calenda, viene fermato in Parlamento per vari interessi e compromessi.

Quindi decisamente non abbiamo ancora fatto nostro il concetto che l’innovazione è importante.

L’altro aspetto molto interessante è che molti Paesi europei sanno che a causa della Brexit ci sarà la possibilità di accogliere moltissimo del mercato finanziario che fino ad oggi è stato completamente trattenuto a Londra. Dublino, Parigi, Berlino sono i nuovi attrattori della finanza tradizionale, ma anche di tutto questo mondo di Fintech e digitale.

Secondo me noi non abbiamo ancora fatto abbastanza nel senso di creare un regolatore più smart, o soluzioni per aiutare le aziende a crescere.

Faccio un piccolo esempio: l’Italia è ancora uno dei pochi Paesi in Europa nel quale è necessario un codice fiscale per aprire un conto in banca. Nel resto del mondo basta una carta d’identità o un passaporto. Questo vuol dire che ovviamente uno straniero non potrà aprire un conto in Italia, mentre si sono sviluppate tantissime startup che creano conti digitali e che mettono a disposizione anche una carta, che sono nate in Inghilterra o in Germania o in Francia e che stanno conquistando tutta l’Europa. In Italia, invece, non è nata nessuna di queste startup perché abbiamo ancora questo requisito un po’ antiquato.

L’Italia è l’ecosistema giusto per il talento: noi, ad esempio, pur essendo una holding inglese, abbiamo anche una startup italiana nella quale assumiamo persone, perché il talento in Italia c’è e deve essere sfruttato al meglio. Ovviamente c’è ancora un po’ di scetticismo da parte del talento nell’entrare a far parte del mondo startup, che è ancora visto come un mercato piccolo e di nicchia e non come un settore in crescita, e forse meno sicuro.

La differenza è che mentre in Inghilterra il mercato startup è cresciuto fino al punto di portare 1,1 milioni di persone in questo mondo di lavoratori, in Italia siamo fermi a 35mila. Questo è un numero che fa pensare perché l’ordine di grandezza è decisamente più piccolo. Il talento quindi è difficile da trovare, non perché non ce ne sia, ma perché i talenti non sono abituati a lavorare in questo ambiente. Nel momento in cui ci sono più di un milione di lavoratori in un determinato settore, invece, è molto più semplice anche la circolazione di questi talenti.

Ovviamente abbiamo fatto dei passi in avanti perché abbiamo alzato la percentuale di detrazione fiscale per gli investimenti in startup dal 19 al 30%, quindi questo è stato un po’ un incentivo per aumentare il capitale che viene investito in questo mondo, ma siamo ancora indietro rispetto a molti Paesi europei come Inghilterra o Francia, sia a livello di employees che di capitale investito in startup.

Benedetta Arese Lucini Fintech

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Quali novità sostanziali ha già portato il Fintech per i consumatori italiani e quali potrebbe ancora introdurre?

Tra quelle che ha già portato, sicuramente uno dei primi su cui si sono concentrare tante startup è sicuramente il mondo dei pagamenti, che diventano sempre più digitali. Anche in questo caso però, in Italia meno del 15% di tutte le transazioni che vengono fatte avvengono con soluzioni digitali, mentre in Francia sono più del 50%. Quindi c’è ancora tanto da fare e anche questa è un’opportunità.

La seconda opportunità è sul mondo delle Piccole e Medie Imprese, che sono state un po’ escluse dal mondo bancario, mentre ci sono molti servizi finanziari, tra cui anche soluzioni di investimento o di educazione finanziarie come quelle di Oval Money, dedicati alle PMI, fino alla singola partita iva senza dipendenti.

Questo mondo in particolare è molto interessante perché l’Italia è uno dei Paesi con la più elevata percentuale di lavoratori self employed, che decisamente sono esclusi dal mercato finanziario tradizionale.

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Quali saranno i prossimi sviluppi di Oval Money?Cosa dobbiamo aspettarci?

A brevissimo arriverà l’app per Android e tante novità nel mondo delle nostre “regole di risparmio”.

Oggi il nostro utente può decidere come risparmiare grazie agli steps, piccole regole che ci dicono quanto si spende su ogni prodotto per categoria (ad esempio trasporto, ristorante…), per indicare quanto mettere da parte ogni volta che si effettua questo tipo di spesa. Queste regole, oltre ad essere dinamiche, aiutano le persone a risparmiare di più.

Su queste regole creeremo dei challenge, rendendole sempre più interattive, community based e gamified, per far diventare il risparmio, che in genere è sempre visto come qualcosa di molto noioso, un po’ più dinamico, con idee del mondo digital applicate a un mercato che è molto tradizionale.

Ovviamente abbiamo grossi progetti per essere in tutta Europa molto velocemente e aggiungere al nostro salvadanaio digitale l’opportunità di investire in prodotti finanziari.

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CHIARA FRAGLIAGLI

Harry Potter, il MIUR, Pornhub, Belen e Chiara Ferragni: Epic Win & Fail della Settimana

Mare profumo di mare! Ma anche con il caldo torrido l’epicità non va in vacanza. Ecco quindi che anche questa settimana torna #EpicWinFail, la rubrica che raccoglie tutto il meglio del meglio e del peggio dell’internet dei Social Network.
Ma non perdiamoci in chiacchiere e iniziamo subito.

Epic Win

Oggi Harry Potter, il famoso maghetto protagonista delle storie di J.K.Rowling compie 20 anni! In tutto il mondo orde di fan celebrano l’uscita del primo libro della saga “Harry Potter e la pietra filosofale”,  e anche Facebook decide di tributare il giusto onore ad un “protagonista” dell’adolescenza di molti di noi.

Come? Provate a scrivere Harry Potter in uno status o in un commento… ed ecco che parte la magia!
(vale anche se scrivete GryffindorSlytherinHufflepuffRavenclaw)

Ma andiamo avanti con un altro #EpicWin: internet è un posto meraviglioso, e questo lo sappiamo. Ma fino a che punto può arrivare l’umana creatività? Questa è una delle incognite filosofiche alle quali probabilmente non riusciremo mai a darci una risposta.

Ma basta guardare un po’ come Chiara Ferragni, la famosissima fashion blogger italiana di successo viene trasformata da qualcuno in Chiara FragliaAgli per continuare ad aspettarci di tutto.

Un post condiviso da chiara fragliagli (@chiarafragliagli) in data: 8 Giu 2017 alle ore 06:41 PDT

 

Continuiamo poi con una nostra vecchia conoscenza (di rubrica, s’intende): Pornhub. Come riportato di recente da Motherboard, il famoso portale per adulti ha aderito assieme ad altre 60 internet company alla manifestazione a favore della salvaguardia dell’Internet Neutrality, battaglia molto sentita dai fornitori di servizi che riguardano internet.

E quindi, se durante uno sciopero dei mezzi le corse degli autobus diminuiscono e rallentano, così Pornhub ha deciso di dare un segno alla rete colpendola “where it hurts” (dove fa male): nei giorni della protesta la fruibilità dei suoi contenuti verrà drasticamente limitata dal punto di vista della velocità (buffer, sei tu?)

Una battaglia di tutto rispetto che deve essere combattuta fino alla fine, indi per cui: amici di Pornhub tenete duro.

Epic Fail

È tempo di esami di maturità: “Notte prima degli Esami”risuona compulsivamente nei device dei maturandi, l’ansia inizia a farsi sentire e partono le indiscrezioni su cosa uscirà nella benamata prima prova. Per gli studenti, la concentrazione è massima, la tensione è alle stelle, lo stress è palpabile: ma ecco che all’improvviso il tuono, l’errore che non ti aspetti, il rigore sbagliato al novantesimo.

Ebbene sì, per dirla alla Sandro Piccinini “Incredibile, proprio lui”, l’orrore ortografico viene commesso proprio dal sito del MIUR.

E poi niente, tutto il resto è storia.
TRACCIE
Il MIUR ha poi risposto così:

Piccolo #EpicFail anche per Belen: quante volte vi abbiamo detto di ricontrollare i post prima di pubblicarli? (Soprattutto se si parla di product placement, eh eh!)

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At last, but not the least, un bell’#EpicFail collettivo di molti utenti di Twitter.

Ieri, tale Rachel Burns sul Social cinguettante durante l’esibizione di Barry Gibb, (ex membro dei Bee Gees) scherzava così sul fatto che molte canzoni della sua ex band siano ormai diventate cover di altri cantanti:

La povera Rachel ha dovuto subire schiere di commenti pedanti di persone che hanno dimostrato di essere poco dotati di humor inglese, tipo:

 

O anche:

E la storia è andata avanti, nonostante Rachel avesse provato a spiegare la battuta, ma niente. Finché però all’improvviso…

…fino ad avere un bel lieto fine: la storia del tweet di Rachel è arrivata sul Guardian!

E anche questa settimana è tutto, appuntamento alle prossime per tanta, tanta, tanta nuova epicità!

L’Italia ai Cannes Lions: ecco le campagne premiate

L’Italia porta a casa 21 leoni dal Cannes Lions 2017. Un bilancio decisamente positivo che premia la creatività delle agenzie del nostro Paese con due ori – per le categorie Film e Mobile -, quattro argenti e 15 bronzi.

Oltre alle campagne internazionali che hanno sbancato i Grand Prix, come Fearless Girl e Meet Graham, di cui vi abbiamo già parlato, scopriamo insieme anche i premi più importanti ricevuti dalla creatività made in Italy quest’anno.

Outdoor

Due leoni di bronzo per Publicis Milan e Heineken: uno per la campagna Guardian Fans e l’altro per Final Hashtag.

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Un bronzo molto italiano anche per The Dream Cradle, progetto innovativo che ha coinvolto Publicis Argentina, Publicis Italy e Publicis Conseil.

E due bronzi anche a Leo Burnett Milan per la campagna Moleskine.

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Promo & Activation

McCann Worldgroup Milan si aggiudica un argento e un bronzo a per la campagna Responsibly The Beer realizzata per Ubrew. Premiata con un bronzo anche per la categoria Direct.

Film

Publicis Milan vince per la campagna Heineken un Oro (per Jackie) e un argento (per When You Drive Never Drink).

Mobile

Un oro, un argento e due bronzi vanno anche a Chat Yourself di Y&R Italia Milan, che vince il bronzo con la stessa campagna anche per le categorie Pharma e Creative Data.

Magic happens! 6 Lions – 1 Gold 1 Silver 4 Bronzes 4 shortlists #canneslions2017 #yr #italialongeva #chatyourself #bigmama #nextopera

Un post condiviso da Vicky Gitto (@vicky_gitto) in data:

PR

Un Bronzo per Local Heroes di Publicis Milan per il Comune di Fucecchio, la campagna di cui vi avevamo già parlato qui.

Bronzo anche per Grandma-Tested Goodness di Stv ddb Milan per Kinder Ferrero.

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Entertainment

We Are Social vince un argento e un bronzo per la campagna Speak Like The Patron realizzata per Netflix/Babbel. La campagna aveva trionfato anche agli ultimi ADCI Awards.

Cyber

Bronzo anche per Havas Milan con la campagna Forgetting Auschwitz, Remembering Auschwitz, per Figli della Shoah e Fondazione CDED.

Digital Craft

Ancora un bronzo ad Havas Milan per la campagna di TIM The History of the Mausoleum of Augustus.

Cattura

LEGGI ANCHE: Ecco i vincitori del Cannes Lions 2017

 

Heroes e Gnammo portano gli startupper in famiglia

Oltre 70 cene dedicate alle startup più promettenti del Paese, in altrettante famiglie dislocate su tutto il territorio nazionale. Questo e molto altro è Startup in famiglia, la nuova iniziativa di Heroes, meet in Maratea, primo festival su futuro e impresa dell’euro-mediterraneo, realizzata in collaborazione con Gnammo, principale piattaforma italiana di social eating, e con la community di Instagramers Italia.

L’appuntamento è per il prossimo 30 giugno, e interesserà oltre 40 località, passando da Milano e Torino, fino a Bari e Palermo. E poi, tra le altre, Venezia, Bologna, Firenze, Roma e Napoli. Qui i nuclei familiari selezionati tra gli oltre 220mila utenti di Gnammo accoglieranno gli startupper che hanno accolto la sfida, per ascoltare la loro idea di impresa. Obiettivo, valutarne bontà ed efficacia, e portare uno di loro alla vittoria del premio finale.

Per il migliore tra i partecipanti, infatti, ci sarà la possibilità di aggiudicarsi un riconoscimento in servizi di accelerazione per startup come mentoring, consulenza grafica e rebranding, oltre alla partecipazione ad Heroes, in scena dal 21 al 23 settembre a Maratea. Ad attenderlo, una platea internazionale, composta da manager, investitori e business angels provenienti dall’Italia e dall’estero. 
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In un contesto conviviale e accompagnati dagli invitanti piatti preparati dai cuochi di Gnammo, gli startupper avranno così modo di raccontare ogni segreto del proprio progetto, dall’ideazione fino al lancio sul mercato, per convincere proprio coloro che ne saranno i destinatari. Per i candidati, una preziosa opportunità di uscire dai canali tradizionali, ed entrare a contatto con i bisogni delle persone. “Obiettivo dell’iniziativa è creare un ponte tra l’universo delle startup e il mondo reale, uscire fuori da classici schemi, anche linguistici, dettati dagli addetti ai lavori”, ha espresso a questo proposito Cristiano Rigon, Presidente e CEO Gnammo.

Startup in famiglia si propone infatti di unire persone ed imprese, cultura e business, nell’informalità del pasto. “Verranno raccolte idee, frammenti di vita quotidiana, foto e storie, video e parole che permetteranno alla migliore idea di impresa di emergere tra le altre. Si tratta inoltre di un’importante occasione di partecipazione rivolta al territorio italiano, qui nella condizione di entrare a contatto con una dimensione realmente internazionale”, ha specificato Andreaina Serena Romano, Co-Founder di Heroes.

L’iniziativa nasce anche per svolgere un’attività di alfabetizzazione all’innovazione e alla cittadinanza scientifica, attraverso il coinvolgimento di soggetti altrimenti periferici e lontani dai luoghi classici legati al mondo dell’autoimprenditorialità e delle startup d’impresa, quali università e incubatori.

“Un’esperienza in cui si manifesta lo spirito di contaminazione proprio di Heroes, in grado di unire realtà diverse, quali imprese, startup, università, istituzioni. Ecco perché si costituisce come una piattaforma, in grado di connettere questi soggetti”, ha aggiunto la Co-Founder di Heroes Valentina Cillo.

L’invito a partecipare è stato accolto da startup attive nei settori più disparati, dal babysitting al food, dall’arte al digitale, dall’ambiente alla tecnologia. Segno di una vivacità che sta attraversando l’Italia da Nord a Sud e che sempre più si manifesta in idee e innovazioni che potrebbero consentire all’Italia di fare quel balzo in avanti da tutti auspicato.

immagine ispirata alla propaganda cinese

Lancôme, Fiat, Dior: alcuni casi di “scorrettezza politica” in Cina

La politica in Cina, si sa, regna sovrana: ci sono argomenti molto delicati a livello politico che possono scontrarsi anche con l’advertising e spesso con il celebrity endorsement, che è quindi meglio evitare per non scatenare l’ira dei consumatori online – come d’altronde in ogni altro Paese – ma in questo caso anche del governo di Pechino.

Per citare un evento molto recente, la modella cinese Ming Xi, che ha collaborato con marchi come Givenchy e Michael Kors, ha cancellato la propria presenza al gala che si tiene ogni anno a Cannes organizzato dalla ONG amfAR (uno degli eventi più importanti del festival a cui partecipano le più grandi star),  dopo che l’organizzazione ha annunciato la messa all’asta durante il gala di un incontro con il leader del buddismo tibetano, Il Dalai Lama.

foto del Dalai Lama nell'Instagram post dell'amfar gala di Cannes

L’annuncio della cancellazione ha scatenato ovviamente non poco scompiglio sull’account Weibo della modella, tra consensi e dissensi dei suoi 4 milioni di seguaci.

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Le celebrity cinesi, che partecipano a eventi all’estero, sono sempre più sensibili a temi di natura politica riguardanti alcuni topic come la situazione con il Tibet (e il Dalai Lama), e vari temi di natura storico-politica con il Giappone, Hong Kong e Taiwan.

Quindi anche per quanto riguarda il celebrity endorsement, non è proprio una passeggiata, soprattutto se ci si affida alle celebrity che rappresentano i brand a livello internazionale, come nei casi che vedremo qui di seguito. Alcuni marchi come Fiat e Lancôme infatti hanno già imparato il significato del politically correct in Cina a proprie spese.

Denise Ho e Lancôme

Lo scorso anno il brand di cosmetica Lancôme si è trovato nel mezzo di un conflitto di PR, dopo aver invitato la cantante honkonghina Denise Ho ad esibirsi ad un mini-concerto organizzato dal brand.

La popstar di Hong Kong pro-democrazia e a favore dell’indipendenza del Tibet, ha più volte espresso online commenti anti-cinesi. Per questo l’annuncio dell’esibizione della cantante ha fatto infuriare i cinesi (della Cina continentale) online soprattutto dopo che il quotidiano di Pechino Global Times ha espresso un commento su Weibo, sottolineando il profilo anti-cinese dell’artista e chiamando gli utenti di Weibo ad esprimersi sull’argomento.

cattura schermo dell'account weibo del global times riguardo caso Denis Ho e Lancome

Foto 1: il quotidiano Global Times di Pechino mette in discussione la scelta di Lancôme; foto 2: annuncio di Lancôme della cancellazione del concerto e di scuse verso i cinesi. Fonte: Weibo

Il brand, per tenersi buoni Pechino e i cinesi, si è tirato indietro scusandosi con il popolo cinese e cancellando con una settimana d’anticipo il concerto della cantante. In risposta al comportamento del brand, alcuni cinesi residenti in Francia e pro-democrazia hanno lanciato una petizione online per boicottare Lancôme.

Jane Birkin x Hermès

Un altro episodio che invece ha messo il luxury brand Hermès sotto i riflettori, è dovuto invece all’impegno dell’attrice Jane Birkin nella difesa dei diritti umani. La borsa dedicata alla celebrity inglese è stata oggetto di polemiche online a causa dell’impegno dell’attrice a supporto dei diritti umani e del Tibet.

Lo scorso anno la Cina ha respinto la richiesta di visto alla Birkin per entrare nel Paese, constringendola a cancellare la sua partecipazione ad un concerto della filarmonica di Shanghai. Anche in questa occasione il quotidiano di Pechino Global Times non ha esitato ad esprimere la sua a riguardo, pubblicando un articolo provocatorio sull’attrice e la sua partecipazione alle proteste di Parigi del 2008 contro Pechino, tirando in ballo anche l’associazione dell’attrice con il marchio Hermès e la borsa che porta il suo nome, a sua volta riconducibile al maltrattamento degli animali.

Sharon Stone e Christian Dior

Advertising di cosmetica di Sharon Stone per Dior

Tornando indietro nel tempo, nel 2008 a esser coinvolto in un “affare cinese” è stato Dior, quando Sharon Stone, anche lei forte sostenitrice dell’indipendenza del Tibet e faccia dei prodotti di cosmetica del marchio francese, commentatando pubblicamente al festival di Cannes il disastroso terremoto accaduto nella regione cinese del Sichuan (che ha ucciso più di 70.000 persone), ha affermato che l’accaduto poteva essere interpretato come un ritorno di karma negativo in risposta alle azioni di Pechino sul Tibet.

I suoi commenti hanno fatto infuriare il popolo cinese, che ha cominciato in risposta a boicottatare sia lei che Dior. Le scuse pubbliche da parte dell’attrice però non hanno addolcito il cuore dei cinesi e l’accaduto ha portato poi Dior ad interrompere la collaborazione con l’attrice in Cina.

Richard Gere e Fiat

Pochi giorni dopo il caso Dior, è poi toccato anche al gruppo Fiat per la pubblicità della Lancia Delta che aveva come testimonial Richard Gere, noto anche lui per supportare anche economicamente la causa tibetana.

Nel caso in cui la pubblicità della Lancia Delta possa aver dato origine a fraintendimenti circa una consolidata posizione di neutralità dell’azienda, il Gruppo Fiat intende presentare le proprie scuse al Governo della Repubblica Popolare Cinese e al popolo cinese“, così si leggeva nella nota pubblica di scuse della casa automobilistica a Pechino. Il gruppo, in seguito all’accaduto, ha poi fermato la distribuzione della pubblicità nella Repubblica Popolare.

Da come si evince dagli eventi qui descritti, è importante conoscere non solo la cultura di un paese ma anche la politica, soprattutto in Cina, dove gli eventi culturali, artistici o di qualunque altro genere si svolgono sempre in rispetto dei valori politici. A maggior ragione oggi, considerando la portata virale dei social media.

Ecco i vincitori del Cannes Lions 2017

Dopo avervi svelato i primi leoni assegnati durante questo Cannes Lions 2017, vogliamo passare in rassegna con voi tutti i Grand Prix di quest’anno, per scoprire insieme le migliori campagne creative secondo la giuria del prestigioso premio francese.

Divisi per categorie, al Palais sono stati annunciati centinaia di vincitori tra Grand Prix, Gold e Silver Lion. Ma non facciamo crescere ancora la suspense: ecco le agenzie e le campagne più creative dell’anno.

Health

Health & Wellness / Grand Prix a Meet Graham dell’agenzia Clemenger BBDO di Melbourne, come vi avevamo già annunciato nelle nostre previsioni sui favoriti.

Pharma /Grand Prix e Grand Prix For Good a Immunity Charm, la campagna creata per il Ministero della Salute pubblica afgano da McCann Worldgroup India.

Innovation

Innovation / Grand Prix a The Humanium Metal Initiative, IM Swedish Developmente Partner.

Creative Data / Grand Prix per Care Counts, di Whirlpool, DIGITASLBi.

Cyber

Cyber / Grand Prix assegnato a tre campagne diverse: Aland Index, Baltic Sea Project, la campagna ideata da RBC Communication per The Bank of Aland.

Ancora una volta a Meet Graham e infine Grand Prix anche per Did you mean MailChimp?, la campagna ideata da DROGA5 per MailChimp.

Glass Lions

Glass Lions / Grand Prix per Fearless Girl, un’altra delle campagne di cui i Ninja vi avevano già parlato quest’anno, da McCann New York.

Outdoor

Come vi avevamo già anticipato, per la categoria Outdoor, Media & Publications / Grand Prix a Twitter con una campagna sviluppata internamente.

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Use of Ambient Outdoor / Grand Prix per Fearless Girl dell’agenzia McCann NY per State Street Global Advisors.

PR

PR / Grand Prix ancora una volta per Fearless Girl, mentre uno dei Gold Lion va a The Refugee Nation, la campagna ideata da Ogilvy New York.

Print & Publishing

Print & Publishing / Grand Prix a Burger King, premiato per la campagna firmata DAVID.

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Gold Lion per Pass the Heinz, invece.

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Promo & Activation

Corporate Social Responsibility / Grand Prix per Boost your voice, la campagna di 180LA per Boost Mobile che ha trasformato i propri centri in giro per gli States in cabine elettorali.

Direct

Direct / Grand Prix alla campagna Google Home of the Whopper, di Burger King sempre ideata da DAVID, che aveva generato qualche scompiglio in casa Big G e di cui vi avevamo già parlato qui.

https://youtu.be/U_O54le4__I

Mobile

Mobile / Grand Prix per The Family Way, la campagna di Recruit Lifestyle Co., realizzata da DENTSU Y&R.

Design

Il Grand Prix di questa categoria va ad AP Thailand Public Company Limited, per la campagna The unusual Football Field.

Tra i Gold Lion un’altra delle campagne che avevamo già annunciato tra i favoriti: IKEA, con Cook this page.

Entertainment

Entertainment / Grand Prix a Santander Bank, per la campagna Beyond Money, ideata da McCann Spain.

Entertainment for Music / Grand Prix per Original is Never Finished, la campagna creata da Johannes Leonardo per Adidas Originals di cui vi avevamo già parlato nei mesi scorsi.

Media

Grand Prix per la categoria Media a Jet.com, con Innovating Saving, dall’agenzia R/GA.

Product Design

Per il Product Design il Grand Prix va quest’anno a Tigo Une, con la campagna Payphone Bank ideata da Grey Colombia.

Un Gold Lion per la campagna di lancio degli Spectacles di Snap Inc.

Creative Effectivness

Creative Effectivness / Grand Prix per Van Gogh’s Bedroom: let yourself in, la suggestiva creatività di Leo Burnett per l’Art Institute of Chicago.

Digital Craft

Digital Craft / Grand Prix a Real-Time Virtual Reality Experience for Björk’s Notget dell’agenzia Analog, un incredibile video che suggestionato il mondo intero.

Film

Film Craft / Grand Prix per The Blaze – Territory, di Iconoclast.

Business Recap: le 5 notizie più importanti della settimana

Vuoi essere aggiornato su tutte le notizie business dal mondo? Anche questa settimana la redazione di Ninja Marketing ha raccolto per te i più importanti avvenimenti tra acquisizioni, nuovi piani aziendali, cambi al vertice e trasformazioni nelle mission aziendali dalle società di tutto il mondo.

Senza perdere altro tempo, scopriamo le news imperdibili di questa settimana con il nostro Business Recap.

Amazon svela i suoi piani: “alveari” di droni per le consegne in ogni città

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Il programma per le consegne con i droni di Amazon non è mai stato uno scherzo, ma la società è ancora al lavoro per superare alcuni problemi tecnologici legati al progetto. Tra questi anche la possibilità di organizzare in modo efficiente le consegne anche in città di grandi dimensioni.

Per questo Amazon ha ideato dei veri e propri “alveari di droni”, da poter installare in ogni città.

La richiesta di brevetto per questa sorta di stazione di rifornimento per droni è stata depositata recentemente dall’azienda e potrebbe essere il punto di partenza per organizzare un sistema di consegne decentrato più capillare, che produca effettivamente benefici in termini di tempi rispetto alla consegna su strada.

Rispetto ai classici magazzini di distribuzione, in genere collocati nelle periferie e nelle zone industriali per via delle grandi superfici necessarie per i capannoni, i centri per droni dovrebbero svilupparsi verticalmente consentendo una collocazione anche all’interno di aree urbane densamente popolate ed evitando il volo nelle vicinanze dei pedoni, grazie all’altezza.

Nella richiesta di brevetto Amazon ha incluso anche una serie di schizzi di edifici di forme diverse e di visoni interne, mostrando come i dipendenti caricheranno i pacchi sui droni.

Fox punta all’acquisizione di Sky

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Il governo britannico potrebbe decidere durante la prossima settimana sulla creazione di un gigante dei media a livello globale. Gli organi regolatori sulla concorrenza del Regno Unito avranno il compito di stabilire se la 21st Century Fox possa essere autorizzata ad acquisire le quote di Sky, il gigante satellitare britannico, non ancora di proprietà di Murdoch.

La decisione dovrebbe essere annunciata il 29 giugno.

Murdoch puntava già da tempo ad una acquisizione complessiva di Sky, di cui la 21st Century Fox possiede già una quota del 39%. L’accordo coinvolgerebbe anche le divisioni della società in Italia, Germania e altrove in Europa.

Nonostante gli ultimi scandali per molestie sessuali che hanno investito la Fox, la decisione potrebbe essere favorevole a Murdoch.

Tesla vuole creare un suo servizio di streaming musicale

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Tesla potrebbe trasformarsi presto anche in un operatore di servizi musicali, secondo un report appena diffuso da Recode.

Tesla sarebbe infatti in trattative con alcune etichette musicali per la creazione di una radio streaming direttamente collegata ai veicoli Tesla. Solo i proprietari di Tesla potranno fruire i contenuti musicali.

Lo stesso Elon Musk aveva lasciato intendere che la società stesse esplorando questo nuovo settore, all’inizio di giugno. Il progetto sarebbe quello di un servizio che offra un servizio di riproduzione migliore rispetto a quelli in circolazione, basato su un algoritmo che fornisca corrispondenze più precise rispetto ai gusti musicali degli utenti alla guida.

Tesla punta ad un modello di vita nel quale l’auto sia sempre più al centro della vita delle persone attraverso i servizi che offre al suo interno, ora che i viaggi stanno per diventare qualcosa di più un semplice spostamento, grazie alle possibilità offerte dalla guida autonoma.

Facebook cambia la sua mission

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“Rendere il mondo più aperto e connesso”, era questa finora la mission a tutti nota di Facebook, che ora cambierà per dare spazio a risultati più positivi di connessione e collaborazione tra le persone.

LEGGI ANCHE: Gruppi su Facebook: Zuckerberg annuncia le nuove funzionalità

La mission di Facebook fino a questo momento non ha dato i risultati sperati dal founder e ora che la società si avvicina ai 2 miliardi di utenti mensili, Mark Zuckerberg ha rivelato una nuova missione:

“Dare alle persone il potere di costruire comunità e di avvicinare il mondo”.

La novità è stata annunciata al Facebook Communities Summit per chiarire la volontà del CEO di collegare il mondo, avvicinando le persone e non con un semplice effetto di voyeurismo digitale attraverso i news feed.

Questo cambiamento è un’altra pietra miliare nella trasformazione dell’azienda, che punta sempre di più a combattere le fake news e ad aiutare le persone anche attraverso solidarietà e donazioni.

“Bring the world closer together”, come aveva già in qualche modo annunciato Zuckerberg durante il suo discorso ai laureati di Harvard, proprio quest’anno.

Alcuni dipendenti di Uber chiedono a Kalanick di restare

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Una petizione starebbe circolando tra i dipendenti di Uber per chiedere al consiglio di amministrazione di far tornate il CEO Travis Kalanick in azienda.

Secondo la lettera la presenza di Kalanick sarebbe cruciale per il futuro dell’azienda e il documento è stato sottoscritto da oltre 1.100 dipendenti, tra i 14.000 impiegati dalla società.

“Siamo delusi dalla visione a breve termine e dal puro interesse personale dimostrato da chi invece dovrebbe proteggere gli interessi a lungo termine della nostra azienda”, recita la petizione. “Sì, Travis ha dei difetti, ma li abbiamo tutti. La sua passione, la sua visione e la sua dedizione a Uber sono semplicemente ineguagliabili. Non saremmo qui oggi senza di lui e crediamo che possa evolvere nel leader di cui abbiamo bisogno. Lui è fondamentale per il nostro futuro successo”.

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