YouTube: arrivano i video in loop

Il loop sbarca su YouTube!

Siamo stati tutti ragazzi e abbiamo avuto tutti delle passioni musicali che hanno totalizzato le nostre giornate (e fatto sanguinare le nostre orecchie).

Ti ricordi quando mandavi avanti e indietro la cassetta di Thriller per ascoltarle l’omonimo pezzo leggendario di Michael Jackson? E quando hai consumato i bottoni Rewind e Play per risentire, per l’ennesima volta e a tutto volume, Smack My Bitch Up dei Prodigy?

Ogni generazione ha i suoi tormentoni e i suoi device con cui darsi gioia (e spesso dare agli altri tormento).

YouTube è ormai lo strumento preferito per ascoltare e vedere musica e, fino a pochi giorni fa, non aveva questa funzione.

Certo, sono sempre esistiti strumenti per farlo: Magic Actions for YouTube, Show Me No Stop, Tubereplay e chissà quanti altri…

Da oggi però, potete farlo senza uscire da YouTube o installare programmini di terze parti, solo cliccando sul play con il tasto destro e scegliendo la voce “Loop” (come apprendiamo dal sito wersm.com).

Ecco com’è stata annunciata la notizia dall’account Twitter di YouTube:

video in loop su Youtube_5

Ed ecco la nuova voce nel menù:

Video in loop su YouTube_4 copia_low

Da oggi, potrai commuoverti fino a finire tutte le lacrime con Hello, l’ultimo successo di Adele (o impazzire completamente e decidere di non ascoltarla mai più!)

Al di là della funzione ludica – bella, ma un filo stancante – pensiamo che il loop potrebbe trovare una sua ragione d’essere in ambito lavorativo.

Pensa a quanto sarà più facile mandare in loop un video durante una presentazione!

Al momento, la funzione loop non è disponibile su mobile, né su dispositivi iOS, né Android.

Non sarà la novità dell’anno per Youtube, ma siamo certi che in tantissimi useranno questa nuova, basilare, funzionalità.

E tu? Pensi di usarla?

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La Digital Disruption che non ti aspetti è una disruption tecnontologica

L’articolo è scritto da Cosimo Accoto, Partner e VP Innovation; Lecturer in Digital Analytics e Big Data alla IE University (Madrid); Autore (‘Social Mobile Marketing’, Egea SDA Bocconi; ‘La Digital Business Disruption’, Harvard Business Review) e Researcher (BIT – UCLA, USI Università di Lugano).

La digital disruption che mercati e organizzazioni fronteggiano, oggi, rappresenta un fenomeno più radicale e più dirompente di quanto imprese e manager riescano, oggi, ad immaginare. Una miopia che deriva, a mio avviso, dal non aver compreso l’attacco eversivo – come l’ha etichettato di recente lo scrittore di fantascienza William Gibson – che le tecnologie emergenti stanno portando ai concetti tradizionali di spazio, tempo e soggetto, concetti che hanno guidato, finora, i modelli di business, di marketing e di creazione del valore delle imprese.

Le analisi comuni relative alla disruption tecnologica risultano, a mio parere, deboli e di superficie: si tratta, nella gran parte dei casi, di discorsi legati a paradigmi e modelli di pensiero (e quindi di strategia) ancora pre-disruption. Per beneficiare pienamente, invece, delle opportunità delle tecnologie emergenti è, invece, necessario scavare più a fondo l’impatto dell’eversione ontologica che si sta producendo sui modelli e le pratiche di business correnti. Vediamo come.

I vettori della business innovation: spazio, tempo, soggetto (Accoto 2016)

Sul rapporto tra spazio e codice

In molti considerano ancora la relazione tra spazialità e digitalità come una relazione distruttiva (il digitale annulla lo spazio, la distanza, la fisicità, la corporeità). Si tratta di una prospettiva obsoleta. In questi ultimi anni (e l’ultimo CES ne è un’ulteriore conferma), urbanisti informatici e geografi digitali stanno ripensando totalmente il rapporto tra spazio e codice software, oggi sempre più incorporato dentro ambienti, indossato grazie a device e accessori, messo in mobilità e socializzato attraverso le app, virtualizzato attraverso realtà aumentata e virtuale (vedi l’ultimo saggio di Dodge e Kitchin, Code/Space).

LEGGI ANCHE: CES 2016: 4 trend tecnologici che caratterizzeranno l’anno appena iniziato

La relazione tra spazio e codice è, invece, una relazione generativa e di modulazione. È rilevante, oggi, cominciare a parlare di transduzione dello spazio operata dalle tecnologie computazionali, in cloud e in mobilità: il codice software recepisce e riconfigura l’ambiente in cui si trova. Lo spazio e con esso la fisicità, la corporeità, la posizione geografica, il movimento sono infatti, da un lato input dei processi di calcolo (ad esempio, gli stati fisiologici o la posizione corporea avviano l’attività informazionale circa il contesto del consumatore) e al contempo, però, lo spazio viene esponenzialmente rimodellato dalla presenza di codice software (ad esempio, passare vicino ad uno store che manda un coupon contestuale sullo smartphone modifica la mia relazione e il mio comportamento rispetto allo store e da ultimo la natura di quello spazio). Le tecnologie digitali, di rete e in cloud sensorizzate danno vita ad una spazialità infinitamente modulabile e costantemente in divenire in cui è possibile creare servizi a valore aggiunto (“space is spacing” – come dicono i due geografi).

Parlare solo di “omnicanalità” o di “online/offline” è riduttivo e inefficace se non si comprende questa nuova relazione tra spazialità e digitalità.

Come il tempo incontra la digitalità

Anche il nostro tradizionale concetto di tempo è fortemente messo in questione dalle architetture digitali e di rete emergenti. Non si tratta, tuttavia, come si ritiene di solito, del tempo dei flussi nelle reti o di un tempo schiacciato o annullato sul presente (il “real-time”).

I filosofi digitali più avanzati parlano, invece, di operazionalità del tempo digitale che genera, costantemente, regimi e opportunità temporali nuove (vedi il saggio recente di Hansen, Feed-Forward). Il tempo digitale ha caratteri precipui: è sottopercepito, distribuito, incorporato e anticipato. Rappresenta la possibilità, quindi, di costruire servizi basati su temporalità distribuite e imbricate (incorporate) negli oggetti e negli ambienti oppure basati su temporalità sottopercepite dall’umano, ma che agiscono sul presente operazionale del consumatore. Per fare un esempio, le tecnologie in-memory, superando i limiti temporali tradizionali del processamento dei dati (la cpu accede direttamente ai dati senza i layer intermedi) sono in grado di creare nuovi servizi valorizzando le temporalità digitali che agiscono a livello di microsecondi.

Non è un caso che tra i trend emergenti nel service design ci sia proprio la progettazione di esperienze anticipatorie grazie alla potenza di calcolo delle macchine (di un IBM Watson o di un SAP Hana). Si può, anticipare, ad esempio, il comportamento dei consumatori potendo calcolare, congiuntamente e in frazioni millesime di secondo, abitudini d’acquisto, condizioni contestuali, proiezioni di preferenze con dynamic pricing come accade per Uber. Parlare di real-time del consumatore è banale e limitante, dunque, quando possiamo sviluppare servizi “feed-forward”, basati sul real-time delle macchine che sono in grado di processare informazione e servizi a livello di millisecondi.

Il soggetto (umano e non solo) in rete

Il terzo vettore della disruption tecnontologica è l’emergenza di soggettività (agenti nelle organizzazioni e nei mercati) che sono di natura o di dinamica algoritmica o distribuite dentro ecosistemi di attori molteplici e ambientali.

Designer di algoritmi progettano questi nuovi agenti/attori che emergono sia dalla codificazione dei soggetti umani in rete (le interazioni di consumatori, dipendenti e fornitori mediati da piattafome e applicazioni socializzate interne alle organizzazioni o esterne verso i mercati) sia dall’introduzione di algoritmi artificiali che hanno capacità di decisione e d’azione autonoma e autodiretta (su algoritmi, su comportamenti umani e sull’incrocio tra agenti umani, reti e algoritmi).

Il quantified self è un esempio di questa progressiva codificazione in rete della soggettività così come ne sono testimonianza le collettività collaborative emergenti attraverso le piattaforme di enterprise social collaboration (quantified organization). Ma nuovi “soggetti” sono anche gli algoritmi impiegati per le peer-recommendation o che i social media impiegano per creare social score e social ranking (per non parlare di social machine e robots). In questa prospettiva più ambientale, intelligenza collaborativa e intelligenza artificiale lavorano e si rinforzano congiuntamente per costruire nuove forme organizzative (come le organizzazioni esponenziali), nuovi mercati (l’on-demand service, l’api economy, il business dello sharing), nuovi modelli di generazione di valore (plug&play, dati, servizi), nuove forme di leadership e management (social leadership, self-management, trusted reputation). Per chi vuole addentrarsi in questi temi, consiglio ‘Smart Technologies and the End(s) of Law’ della Hildebrandt, un viaggio nelle nuove soggettività data-driven che animano organizzazioni e mercati.

La digital disruption oltre i big data

L’approccio tecnontologico che ho presentato ci consente anche di mettere in luce tutta la debolezza della definizione e dell’idea corrente di big data che semplifica in volume, velocità e varietà (le 3 V) gli elementi chiave della data revolution.

Dal mio punto di vista, invece, i big data non sono altro che un risultato, il più visibile ad oggi, dell’attacco che le tecnontologie portano alle categorie di spazio, tempo e soggetto.In questa prospettiva, la data revolution è il by-product di uno spazio sensorizzato ed esponenzialmente transdotto, di un tempo pervasivamente imbricato e anticipato e di un soggetto costantemente codificato, quantificato e distribuito.

I modelli operativi del digital business: valore, servizio, esperienza (Accoto 2016)

Queste tecnontologie, a partire dal ridisegno che operano di spazio, tempo e soggetto, stanno producendo trend trasformativi profondi che inevitabilmente impatteranno su forme organizzative e lavorative, modelli di business e di generazione del valore così come sulle strategie di marketing esperienziale, relazionale e di servizio.

Abbiamo bisogno di parole nuove

Se questa è la fase di innovazione e accelerazione che stiamo vivendo, è sempre più chiaro che dovremo cominciare a costruire anche un nuovo dizionario in grado di raccontare, con parole e concetti nuovi, le realtà disruptive che stanno emergendo.

Anticipo qui, in chiusura di questo pezzo, le prime quattro parole nuove, annunciando che avrò modo, nelle prossime puntate qui su Ninja Marketing, di dettagliarne il senso e gli usi potenziali: platfirm (le aziende come piattaforme), algorhythm (le vite algoritmiche/algoritmate), markething (il marketing dell’internet delle cose), leadershift (la leadership senza leader e boss). Ciascuna di queste rappresenterà il tentativo di raccontare il futuro a partire da una provocazione linguistica e concettuale, ma sempre con un occhio attento ai processi e alle pratiche di value innovation.

YouTube: dai primi passi alle milioni di visualizzazioni

Edoardo Scognamiglio master social media marketing

Il video è uno strumento di comunicazione veloce, immediato e sicuramente efficace se fatto nel modo giusto. Il punto è proprio questo, qual è il modo giusto?

Ne abbiamo parlato con Edoardo Scognamiglio, docente del Master in Social Media Marketing di Ninja Academy, autore del programma televisivo Le Iene e co-fondatore dell’agenzia Combocut.

1. Ho appena aperto il mio canale, quali sono le prime cose da fare per farlo trovare tra milioni di altri?

Il canale è più che altro un contenitore e, in quanto tale, trae importanza dal contenuto. Per questo è necessario capire che l’unico modo per fare trovare voi e il vostro brand on line è alimentare il vostro canale, ossia produrre e pubblicare dei video. La costanza in questi casi paga sempre.

A livello tecnico dovrete ottimizzare le clip. Quello che conta è che la vostra parola chiave sia presente nel titolo della clip, nella descrizione e tra le tag. Ricordatevi che YouTube è il secondo motore di ricerca al mondo: come ottimizzate un sito in ottica SEO, dovete fare lo stesso con un filmato.

In più, è fondamentale creare una relazione ossia rispondere ai commenti, innescare delle discussioni. Il canale non deve essere una vetrina asettica, ma un luogo dove si crea del movimento.

A livello strategico esistono altre mosse: potreste provare i vantaggi dell’affiliazione con altri canali, usare YouTube all’interno di marketing mix con altri canali social o, ancora, puntare sulle digital PR.

2. Si diceva che gattini e donne “generose” fossero un’ottima esca ed il nuovo fenomeno “escile” sembra confermarne la natura ever-green. Sei d’accordo o ci sono trend più forti in questo momento?

La tenerezza suscitata dagli animali e il voyeurismo credo che faranno sempre parte dell’Internet. E’ inutile opporsi, semplicemente conviviamoci. Detto questo, se il tuo obiettivo è quello di differenziarti e non diventare una goccia nel mare delle solite mode, il discorso cambia.

Non credo molto nei trend, a meno che tu sia il primo ad averne lanciato uno. Al contrario penso che l’ironia, la spontaneità, la sintesi e la costanza siano gli elementi veramente decisivi.

3. Negli ultimi anni assieme a YouTube sono nati anche gli YouTubers, potresti spiegarci chi sono e come fanno a portar a casa uno stipendio a fine mese?

Lo YouTuber ha un proprio canale su cui pubblica con molta frequenza clip in cui parla di un determinato argomento o si racconta attraverso una sua peculiarità. Per capirci, andiamo dai a tutorial sulle cose più varie, alle recensioni sui video games, fino ad arrivare a clip comiche e divertenti.

Diamo un volto, per esempio, alla categoria videogiochi: Felix Arvid Ulf Kjellberg è un  ragazzo svedese che si fa chiamare PewDiePie e su YouTube ha più di 41 milioni di iscritti. Cosa fa? Il genere si chiama Let’s play e lui si occupa di commentare i videogame. Nelle sue clip gioca al computer e fa le vocine. Il Wall Street Journal ha ipotizzato per lui un fatturato annuo di quattro milioni di dollari.

Perché la gente si iscrive al canale dello YouTuber? La risposta è semplice: è un esperto del suo settore ed è “vero”.

Spesso, infatti, la forza di uno YouTuber sta nella relazione che riesce a creare con il proprio pubblico.

Parte della monetizzazione deriva direttamente da YouTube, che premia i propri creators in base al numero di visualizzazioni che riescono a raggiungere: più persone seguono il canale, più pubblicità targettizzata riuscirà a vendere YouTube a quel pubblico. Una parte degli introiti sono divisi con l’autore dei contenuti.

L’altra variabile di guadagno, la più rilevante, deriva invece dalla collaborazione diretta con le aziende attraverso del product placement o branded content. Ma anche attività offline attraverso la partecipazione ad eventi. Per aiutare gli YouTuber sono nate le multi-channel network, agenzie che facilitano la triangolazione tra YouTube (che offre la tecnologia), le aziende e gli YouTuber.

4. Video free o video sponsorizzati? Quando ha senso investire nella pubblicità di YouTube e quando invece preferire, ad esempio, Facebook o Google AdWords?

Per poter scegliere con cognizione di causa come distribuire una clip è necessario partire da alcune riflessioni.

Prima cosa: il vostro brand dove è già presente? Dove ha un pubblico? Se state investendo energia e soldi su Facebook, partite da questa piattaforma. Se invece siete già presenti su YouTube allora utilizzate quest’altra.

Nel caso in cui il brand sia già presente sia su Facebook sia su YouTube, è necessaria una riflessione in più: userete YouTube se il video che avete prodotto risponde a delle domande che le persone potrebbero voler cercare online (es: come fare qualcosa). Al contrario, userete Facebook per distribuire un video che abbia le caratteristiche necessarie per essere facilmente condiviso online. Si dice che Facebook, a livello video, funzioni sul breve termine. YouTube sul lungo.

A partire da queste riflessioni, io consiglio di prevedere sempre del budget per la promozione, questo di sicuro accelera i tempi di crescita.

5. Potresti consigliarci qualche canale YouTube da prendere come buon esempio e tenere sott’occhio come fonte d’ispirazione?

Gli italiani li conosciamo bene, vi do qualche riferimento americano: Minutephysics, Ze Frank, Funny or Die, BuzzFeed.

C’è un’app che vi aiuterà a trovare le ispirazioni giuste e a muovervi nell’incredibile offerta di YouTube, si chiama Frequency.

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Dall’eCommerce al negozio: come il mobile cambia lo shopping

Oggi ci troviamo nel bel mezzo di un cambiamento epocale nel retail marketing. I dispositivi mobili hanno cambiato il modo in cui i clienti scoprono un brand, ricercano un prodotto e un servizio e su come e dove decidono di acquistare. In passato, i clienti online erano incatenati a una scrivania, le loro interazioni con le aziende online e in store erano chiaramente delimitate.

LEGGI ANCHE: Mobile eCommerce: consigli per ottimizzare il tuo shop online

I dispositivi mobile hanno trasformato i consumatori in un nuovo tipo di cliente omni-canale.
Il 57% dei millennials ad esempio afferma di consultare il web dai loro telefoni cellulari prima di acquistare nei negozi. Ecco perché avere un sito web non ottimizzato per il mobile è come restare chiusi un giorno ogni settimana.

Che cosa già sappiamo sull’eCommerce mobile?

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Gli acquirenti sono ben informati quando camminano nei negozi: un numero crescente di acquirenti entra nei negozi dopo aver consultato lo store online dal proprio smartphone o tablet. Entrano nei negozi per vedere i prodotti di persona e per provarli.

Sappiamo dunque che l’eCommerce non è un antagonista dello store fisico, ma è anzi uno dei suoi più importanti mezzi di promozione.
Ecco perché è oggi importante interagire con il cliente dal momento in cui naviga nel nostro shop online fino a quando sceglie di varcare la soglia del punto vendita, offrendo la possibilità di un’esperienza coerente e completa del marchio.

Quando un cliente si sente frustrato

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Ci sono due scenari principali che causano frustrazione per i clienti quando si spostano dall’eCommerce al negozio:

1. Quando in-store l’inventario non corrisponde a quello che è descritto sul sito web;
2. Quando le promozioni in-store non corrispondono alle promozioni online.

Frustrazioni come queste incidono sulle conversioni dal canale online a quello offline e viceversa. Gli acquirenti possono lasciare il negozio con l’intenzione di acquistare il prodotto online in seguito e nel frattempo cambiare idea e non acquistare più. Oppure può accadere che i clienti preferiscano l’acquisto in-store, per via di un’offerta, per poi rendersi conto che il rivenditore non ha il prodotto che desiderano.

Questo non significa che le promozioni dall’eCommerce allo store debbano corrispondere, ma che occorre valutare l’incidenza dei due canali. Inoltre proprio il mobile ci offre molte alternative: sconti in store per chi fa il checkin dall’app ufficiale, ad esempio; o, al contrario, la possibilità di acquistare sullo shop online e ritirare in negozio il rpodotto acquistato.

Integrare lo shopping in- store a quello online

Il mobile offre inoltre la possibilità di integrare le due tipologie d’acquisto: nei negozi gli addetti alla vendita possono fornire informazioni sui prodotti, la possibilità di un inventario aggiuntivo o avere disponibilità di prodotti out-of-season.

Possono così aiutare i clienti a completare un acquisto online prima di lasciare il negozio. È sufficiente che il venditore abbia un tablet ad esempio, così non dovrà nemmeno prendere il cliente alla cassa.

I dispositivi mobili non sono solo utilizzati a casa o on-the-go, in realtà influenzano l’esperienza di acquisto anche in-store. I rivenditori non possono permettersi di creare esperienze di shopping online escludendo quelle in negozio, devono invece fornire un percorso di shopping integrato attraverso i canali.

Week in Social

La settimana sui social: dal crollo ai vertici di Twitter all’espansione di Facebook

Ci siamo, è di nuovo venerdì e torna puntuale #weekinsocial, l’appuntamento con tutte le novità in casa social della settimana. Settimana impegnativa che ha visto Facebook volare in Borsa mente Twitter perdere ben quattro vicepresidenti. Ma andiamo con ordine.

Il crollo di Twitter

Settimana nera per il microblogging d’eccellenza. Cinguettii strozzati dopo la decisione di un repentino cambio ai vertici e l’abbandono da parte di alcuni dirigenti. Cosa sia successo non ci è dato saperlo, ma voci di corridoio fanno intendere che ci siano stati problemi relativi alla crescita di utenti e alle insoddisfazioni degli investitori.

A diffondere la notizia e fare chiarezza è stato, tramite un tweet, lo stesso Jack Dorsey, Ceo della società che sarebbe già intenzionato a prendere il mano il prodotto direttamente. A quanto pare a lasciare la compagnia sono stati il responsabile di sviluppo e progettazione Kevin Weil, il responsabile dell’engineering Alex Roetter, il capo delle risorse umane Brian Schipper e la responsabile dei rapporti con i media Katie Jacobs Stanton. A questi si aggiunge Jason Toff, a capo del servizio di condivisione video “Vine” di proprietà di Twitter, che ha ufficializzato il suo passaggio a Google, dove si occuperà di realtà virtuale.

Week in Social
A prendere in mano le redini ai vertici di Twitter almeno per il momento saranno il chief operating officer di Twitter, Adam Bain, e il chief technology officer Adam Messinger, ai quali, come dicevamo, dovrebbe affiancarsi lo stesso Dorsey. Tutto da rifare, e mentre aspettiamo aggiornamenti e news, le conseguenza in Borsa non si sono fatte attendere. Il titolo, infatti, e’ arrivato a perdere a Wall Street il 7% e viaggia ora a quota -4,15%

Mentre nei piani alti si fanno grandi manovre, Twitter cerca in qualche modo di ricorrere ai ripari, cercando di mantenere coinvolti sul social i membri più attivi. Come? Facendo un regalo ai suoi utenti Vip, quelli più attivi e con più seguito sul microblog. Ad alcuni di questi ha iniziato a offrire un’esperienza libera da pubblicità, mentre per altri il numero delle inserzioni visualizzate si è drasticamente ridotto. A quanto pare l’obiettivo è quello di mantenere coinvolti gli utenti più prolifici. Staremo a vedere.

L’espansione social di Facebook

Un’espansione fisica, virtuale e mobile. La settimana di Facebook è più che positiva. Il social di Zuckerberg vola in Borsa e festeggia il traguardo dei 1,59 miliardi di amici che si collegano ogni mese, di cui 1,44 miliardi lo fanno da smartphone o tablet.

Week in SocialMa passiamo alle novità tecniche. È notizia di qualche giorno l’espansione al mobile web di Facebook Audience Network. Di cosa stiamo parlando? Della possibilità per gli oltre 2 milioni e mezzo di inserzionisti di estendere l’erogazione di annunci all’interno dei siti Internet mobile.

LEGGI ANCHE: Facebook Audience Network si espande al mobile web

Ma non finisce qui, a quanto pare Facebook sta per lanciare Chat SDK ovvero uno strumento per creare bot interattivi personalizzati per inserire nuove funzioni su Messenger. Molte azioni potranno essere compiute dalla chat stessa, come per esempio pagare e acquistare servizi, ma non solo.

Accennavamo all’espansione fisica di Facebook. Ebbene si. Dopo circa tre anni dall’inaugurazione del primo data center in Europa (a Lulea in Svezia), Facebook ne annuncia un secondo che aprirà in Irlanda, a Clonee, fuori Dublino. Anche questo, spiega Mark Zuckerberg sul suo profilo Facebook, sarà alimentato al 100% da energie rinnovabili.

Week in Social
Periscope e i live GoPro

Al via su Periscope i live dalla GoPro. Avete capito bene. il servizio per le dirette streaming dal cellulare di proprietà di Twitter integra i video “live” girati con le camera GoPro. A quanto pare per ora la trasmissione dei video funziona solo dall’app di Periscope per iPhone ed è compatibile col modello 5s o superiore e con la GoPro top di gamma Hero 4. I filmati si possono invece guardare da tutti i dispositivi dove è presente Periscope, anche iPad, telefoni e tablet Android e dal web.

Week in Social

Come attirare (e trattenere) i migliori talenti nella tua azienda

Stando all’ultima classifica InDemand di LinkedIn, tra le aziende più desiderate dai talenti italiani restano ancora ben salde sul podio Apple, Google e Procter&Gamble. Tra le italiane, invece, seguono Gucci, Barilla e Ferrari.

Cosa hanno in comune queste aziende? Tutte hanno lavorato e lavorano continuamente sul proprio employer branding, per attirare i migliori talenti e poter contare su risorse di eccellenza che saranno in grado di far rimanere il brand sempre al passo con i tempi.

L’employer branding è essenzialmente un’attività di marketing, ma punta ad un obiettivo più sostanziale, dato che il miglioramento del valore di marca come “luogo di lavoro”, assicura un miglioramento del brand in generale. Rendere appetibile un brand evidenziandone il livello qualitativo dal punto di vista lavorativo migliora la percezione dell’azienda, non solo sotto il profilo dei dipendenti e dei candidati, ma si riflette a cascata anche sui consumatori.

Non si tratta, quindi, di una semplice strategia di retention, ma di un modo per costruire il brand attirando nuovo valore, grazie ai talenti che aspireranno alle posizioni lavorative aperte, generando a loro volta nuovo valore per la marca, in una sorta di circolo virtuoso. L’employer branding aiuta a completare il brand aziendale e mette in dialogo tra loro i diversi settori aziendali, coinvolgendo il marketing, le risorse umane e l’area comunicazione, per coordinare e rendere chiari i messaggi divulgati.

Un esempio? Pensando a Ferrari probabilmente la prima immagine che ti viene in mente è quella di un team, vincente, pronto a festeggiare l’ultimo podio conquistato. E questa visione di “squadra” incide certamente sull’opinione dell’azienda come luogo di lavoro, se Ferrari resta uno dei brand più ambiti per i migliori talenti dell’ingegneria.

Employer branding: i migliori talenti per i migliori brand

Come attirare i migliori talenti della mia azienda

Se stai pensando che l’employer branding sia una strategia valida solo per le grandi aziende, dovrai ricrederti, perché anche la tua PMI può trarre beneficio da una buona pianificazione di EB, magari utilizzando strumenti che ti aiutino nel complesso compito di attirare i migliori talenti nella tua azienda. Una piattaforma come Meritocracy, che attraverso immagini e storytelling, permette all’azienda stessa di raccontare la sua vision e presentare il suo team, sarà un ottimo supporto strategico.

Attraverso la tecnologia proprietaria di Meritocracy, che impara dalle scelte dei recruiters, i giovani talenti iscritti al sito ricevono le proposte lavorative che meglio li valorizzano ed entrano in contatto con il brand e con i suoi valori già in fase di candidatura, permettendo ai tuoi recruiter di valutare davvero skill e competenze.

Che la tua sia una multinazionale, una startup o una PMI con una lunga e solida storia familiare, ecco alcuni consigli per cominciare a costruire la tua strategia di employer branding e trovare i migliori profili per la tua impresa.

Sviluppa il tuo brand e getta le basi della tua strategia

Come attirare (e trattenere) i migliori talenti nella tua azienda

L’employer branding ti consente di presentare la tua azienda come un luogo piacevole in cui lavorare, sia per il personale già impiegato sia per quello futuro. La presentazione del valore dell’azienda con il giusto messaggio, le giuste immagini e la giusta scala di valori ti garantirà un vantaggio competitivo.

Prima di tutto domandati: che tipo di esperienza offro oggi ai miei collaboratori? Quale patto aziendale ho stabilito con loro per quanto riguarda l’ambiente lavorativo e l’approccio alle attività quotidiane? Cosa rende speciale la mia azienda? Perché la mia vision può essere condivisa e diventare attrattiva per i futuri dipendenti?

Partire da queste domande ti aiuterà a chiarire punti di forza e di debolezza e soprattutto ti permetterà di fare chiarezza anche sul messaggio che vorrai esprimere all’esterno della tua impresa.

Comunica la tua storia

Come attirare (e trattenere) i migliori talenti nella tua azienda

Una volta che i tuoi propositi saranno chiari, potrai pensare a come trasmettere il messaggio del tuo brand.

In che modo proporrai la tua offerta a potenziali nuovi collaboratori? Come gestirai i talenti intorno al tuo brand? Per diventare un datore di lavoro ambito, racconta la tua storia, spiega come gestisci i processi aziendali e mostra gli spazi di lavoro. Permetterai ai talenti che stai ricercando di entrare subito in contatto diretto con la realtà aziendale ed eliminerai il gap da “Ops, è il mio primo giorno”!

Offri ai tuoi recruiter nuovi strumenti per valutare i migliori talenti

Come attirare (e trattenere) i migliori talenti nella tua azienda

Esprimere chiaramente i valori del tuo brand e raccontare la tua storia permetterà di avere le idee più chiare sui candidati anche ai tuoi recruiter, sia che siano interni, sia che ti affidi a consulenti esterni per la gestione delle risorse umane.

Valorizzando il tuo brand potrai pensare a campagne di recruiting molto focalizzate, in grado di comunicare quali competenze e quali skill sono richieste per il profilo ricercato. Il candidato ideale conosce già il tuo brand e sa cosa stai cercando. Vi incontrerete a metà strada.

Ninja Social Oroscopo della settimana dal 29 Gennaio al 4 Febbraio

Cari Guerrieri, bentornati al Ninja Social Oroscopo della settimana… Gli astri questa settimana hanno deciso di restare pressoché immobili. Come quando ci prendiamo (o come quando dovremmo poterci prendere!) un pò di riposo in vista di una sfilza di consegne, gare, eventi, nuovi brief per le settimane a venire, … ma i pianeti, si sa, sono molto più saggi dei digital manager da lunghe nottate in ufficio a combattere contro il signore della sicurezza!

Per questa settimana quindi il Sole se ne sta nel geniale ma indipendente Acquario, Mercurio e Venere controllano gli analytics della loro fanpage in Capricorno mentre Marte gongola in uno Scorpione che come nessuno sa seguire i suoi impulsi provocatori ed erotici.

Ecco quindi qualche previsione segno per segno… buona settimana!

Partiamo proprio dal segno hot dello Scorpione che in questa settimana collezionerà una sfilza di “epic win” da far arrossire il presidente iraniano ma non solo. “Escile” sarà il suo cavallo di battaglia… e che si tratti di promozione della prosperità universitaria o di incentivo a mettere Like su di una pagina poco importa. Su questo sconvolgimento ormonale e su tante altri fenomeni della nuova vita social si interrogherà invece il Sagittario, lasciato solo soletto dai pianeti veloci e leggeri a rispondere alle domande di Saturno sulla sua vita… senza nemmeno poter consultare Wikipedia!

La Vergine ed il Toro per tutta la settimana continueranno a stupirci non solo con un eccesso di godereccio benessere (anche se il Toro con Marte opposto potrebbe confondere benessere con dolce far nulla) ma anche con un desiderio d’amore che potrebbe pervadere ogni angolo della loro vita social. Così li ritroviamo a leggere commossi le frasi di Fedez nei Baci Perugina… Manco a dirlo che se la Vergine si concentra sul contenuto, il Toro punta alla nocciolina!

I Pesci si sentono in diritto finalmente di gratificarsi, tanto più che adesso per fare shopping non devono nemmeno uscire da Facebook… e non vuoi regalarti una cosina per festeggiare questa Luna che si è tolta dall’opposizione?? E non vuoi comperarti un completino intimo via chat per dare libero sfogo a questo Marte che ti rende super hot?? No, no, e ancora no diranno invece stranamente i Gemelli che almeno per questi prossimi giorni potrebbero risultarvi parecchio pignoli se non maniacali anche nell’investire qualche monetina sul loro amato KickStarter. E’ l’effetto di Saturno insieme a Giove che li rende qualche volta meno audaci e più riflessivi!

Se invece gli influssi di Marte, pianeta delle energie, renderanno questa settimana il Cancro insospettabilmente apocalittico e poco romantico come Mad Max del videogioco della Warner Bros, al contrario Acquario e Leone con Marte in aspetto negativo e meno agguerrito si daranno ad una dieta “digital detox” per ritrovare l’equilibrio tra on line e off line.

Il Capricorno di stare a dieta digital non ci pensa nemmeno ed anzi si tuffa nel lavoro con un vigore che cerca gratificazione personale oltre che professionale. Così per tutta la settimana si interrogherà sul modo per trasformare la sua audience in community… come dire, ha sempre più voglia di essere adorato! Al contrario la Bilancia cercherà di defilarsi da ogni impegno sia di business sia d’amore e di mettere il salvaschermo ai suoi impegni sociali per darsi ad un periodo di rivisitazione della sua personale brand identity. Enel docet!

Infine l’Ariete continua a ritenere che per costruire sia necessario studiare, studiare e ancora studiare. Non si farà quindi scappare nessuno dei corsi di Ninja Marketing… anche quando decideranno di farne uno di cucina!

mad max pc

Mad Max, il videogioco apocalittico di Warner Bros

Ho avuto modo di provare (e finire) Mad Max, qualche mese fa. Il gioco, per pc, è stato rilasciato il 1 settembre 2015. Io per fiondarmi alla guida dell’Interceptor, però, ho atteso le vacanze natalizie. Volevo godermi un titolo, che già immaginavo adatto al mio gusto. E ho voluto recensirlo perché desidero condividere la mia passione videoludica. Il gioco, del resto, ricorda al bambino dentro di noi, l’adulto che siamo diventati.

Detto ciò, indossa un paio di occhiali protettivi, riempi la tua borraccia d’acqua e preparati a salire a bordo della più grande avventura ambientata nell’universo creato da George Miller.

Introduzione

mad max videogioco pc

Mad Max è un gioco d’azione in terza persona, basato sull’omonima serie di film. In particolare, la nuova fatica della Warner Bros, fa riferimento all’ultimo capitolo/reboot della serie: Mad Max Fury Road.

Per quei pochi che non conoscono i film, il gioco è ambientato in un mondo post-apocalittico, dove la scarsità di risorse quali acqua, cibo e benzina rendono la vita estremamente difficile. Il gioco è un open-world in cui vestirai i panni di Max, un uomo ossessionato dal suo passato. Il tuo obiettivo è viaggiare attraverso le “Sabbie del Silenzio“, ma per farlo dovrai costruire una macchina, capace di sostenere questo lungo e pericoloso viaggio. La mitica V8 Interceptor di Max, infatti, è stata rubata da Scrotus, figlio di Immortan Joe. Ad affiancarti nella costruzione di un nuovo veicolo, ci sarà il “pollice nero” Chumbucket.

Grafica e ottimizzazione

mad max videogioco pc tempesta di sabbia

L’impatto grafico di Mad Max è incredibile. In una parola: meraviglioso. Non temere, il tuo pc non dovrà necessariamente essere di ultima generazione. Anche se un buon laptop da gaming farebbe girare questo gioiellino al massimo dei dettagli, e a un frame rate fisso sui 60. Sai perché? Per l’ottimizzazione grafica, che i ragazzi di Avalanche Studios hanno saputo realizzare. Il gioco, infatti, gira con alti valori di frame rate, anche su pc che raggiungono a mala pena i requisiti minimi. Io stesso, che non ho un pc molto performante (lo uso principalmente per lavoro), ho avuto modo di finirlo con un buon compromesso, in termini di impatto visivo e prestazioni in gioco.

I modelli dei personaggi e dei veicoli sono tutti molto dettagliati, in particolare Max e la Magnum Opus (la tua nuova auto). L’interfaccia di gioco è minimale e pulita. Sullo schermo avrai solo quelle poche informazioni di cui hai bisogno. Anche i vari menu di gioco sono di facile navigazione e abbastanza intuitivi.

Gameplay

mad max videogioco pc magnus opus

Il gameplay di Mad Max è incentrato prevalentemente sul combattimento e sull’esplorazione. Essendo un free-roaming lo scopo del gioco, oltre completare la quest principale e le varie missioni secondarie, è vagare. E sotto questo punto di vista, Mad Max risponde alla grande. Perché, se da un lato il combattimento – che ti terrà impegnato per parecchio tempo – risulta alla lunga ripetitivo e semplice, le diverse alternative che puoi avere, per compiere determinate azioni sono parecchie. Per non rovinarti la sorpresa, o castrare la tua fantasia, ti lascio il piacere di scoprire i centouno modi per far saltare in aria un convoglio.

Tornando a parlare di combattimento, bisogna distinguere le due modalità previste. Il corpo a corpo, ben realizzato, è pressoché identico a quello fornito dai giochi di Batman. Con una principale differenza: non dovrai saltare per tutta la stanza, cercando di mantenere attiva la tua combo – del resto Max è meno agile del Cavaliere Oscuro.

Troverai armi da mischia, come mazze, martelli, e altre armi improvvisate – esclusivamente contundenti. Queste armi si romperanno dopo un paio di colpi. Quindi cerca di non affezionarti troppo a quel randello di ferro e ruggine, con il quale hai spaccato mascella, al primo bandito incontrato.

La pecca di questo sistema è rappresentata dalla facilità stessa del combattimento. Mi spiego meglio. Durante le sessioni di lotta a piedi, non verrai mai attaccato da più di un nemico. Sì, sarai accerchiato, questo è vero. Ma faranno a turno per cercare di stenderti. Non dovrai fare altro che attendere l’animazione d’attacco, difenderti e contrattaccare. Questo, ripetuto N volte. Tutto ciò vanifica un approccio tattico, e rende il combattimento piatto e prevedibile.

Però, andando ad analizzare il secondo tipo di combattimento, che il gioco propone, si inizia a ragionare. Che goduria sfrecciare con la Magnus Opus e distruggere i tuoi nemici a sportellate. Sì, il combattimento su quattro ruote è, probabilmente, una delle parti migliori di Mad Max.

Questi due tipi di combattimento sono presenti in tutte le fasi gioco. Quindi, sia durante le missioni della storia sia durante quelle secondarie – ma anche durante il free-roaming – potrai trovare modi, sempre nuovi e fantasiosi, per massacrare i tuoi nemici. Che siano appiedati o motorizzati.

Potrai liberare basi nemiche, disarmare campi minati, abbattere “spaventapasseri” nemici (grosse torri di rottami e cadaveri, che instillano terrore nella popolazione) e torri da cecchino. Potrai anche salire su delle mongolfiere, per avere una visuale migliore della regione in cui ti trovi.

Tutte queste attività contribuiscono a ridurre i pericoli in una regione. Da un lato prettamente ludico, invece, aumentano, e di tanto, la longevità del gioco.

Storia

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Se hai familiarità con i film di Mad Max, saprai sicuramente che non eccellono nella trama. Si tratta, infatti, di mera azione, condita da una decina di battute ad effetto. Questo gioco segue la stessa regola, e la trama non si discosta troppo da quanto detto nell’introduzione di questo articolo.

Dovrai recarti da un luogo all’altro della mappa, completare le missioni principali, e potenziare l’Opus. Non voglio aggiungere troppo comunque per non rovinarti la storia. Gli spoiler, del resto, non piacciono a nessuno. Posso dirti, però, che ho trovato il finale un po’ deludente. Principalmente a causa dell’ultima boss fight. Abbattere Scrotus, infatti, non è stato così difficile come avrebbe dovuto essere. E questo, per me, è un piccolo neo, che rovina un gioco (quasi) perfetto.

Ad ogni modo, le missioni principali e quelle secondarie ti porteranno via circa 20/25 ore. se vuoi completare il gioco al 100% il counter sale, e di molto (circa 60 ore).

Personalizzazione

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Mad Max dispone di una grande quantità di opzioni di personalizzazione, per tre diversi elementi.

In primo luogo, abbiamo i potenziamenti per la Magnum Opus, con diciotto diverse categorie, ognuna delle quali ha tra tre e dodici aggiornamenti. Questo ti permetterà di configurare la tua auto in maniera del tutto personale.

Attenzione, però, a cosa compri, e cosa decidi di sostituire sulla tua Magnus Opus. Alcune modifiche, infatti, hanno un impatto negativo, su alcune prestazioni della tua auto: se monti il paraurti da combattimento più pesante, per poter sfondare i mezzi nemici come delle lattine, perderai in velocità massima e accelerazione. Valuta le tue scelte di conseguenza, e cerca di adattare queste modifiche al tuo stile di gioco.

In secondo luogo, abbiamo i potenziamenti per Max stesso. Otto diverse categorie, e tanta roba da sbloccare. Si può scegliere la giacca da usare, se tenere la barba e i capelli incolti o curati, quale fucile portarsi dietro, e numerose mosse speciali con le quali finire i tuoi avversari. A differenza che con l’Opus, tutti questi potenziamenti forniscono sempre e solo dei miglioramenti, rispetto a quelli dei livelli precedenti.

Per finire, c’è un’ultima categoria di potenziamenti: i gettoni di Griffa. Salendo di livello o completando determinate sfide – come le corse – guadagnerai questi particolari gettoni, che potrai spendere da Griffa, un uomo misterioso che vaga solitario per il mondo. Fra le opzioni di potenziamento abbiamo: incremento della salute massima, armi da mischia più solide, la capacità di trovare più acqua e molto altro.

Audio

L’audio in questo gioco è – a parte qualche raro bug – assolutamente perfetto. Il doppiaggio è eccellente, soprattutto per le voci di Max, Chumbucket e Stank Gum. La colonna sonora del gioco è all’altezza e anche gli effetti sonori sono ottimi. In particolare il suono di ossa spezzate, il rombo dei motori, e le spettacolari esplosioni.

Verdetto

Acquisto consigliato. Mad Max è un gioco post-apocalittico open-world, con una grafica che non ha nulla da invidiare a molti altri titoli, tonnellate di possibilità di personalizzazione, e un sacco di attività per tenerti occupato.

Voto: 8,5

Mad Max: aspetto la tua opinione!

Quando finirai Mad Max, aspetto un tuo parere sulla recensione appena letta. Questo gioco mi è piaciuto davvero, e ho voluto recensirlo proprio per questo. Avevo letto diversi pareri, sia negativi sia positivi. Lamentavano la monotonia e l’assenza di trama. Beh, i giochi sono per antonomasia monotoni. Hanno regole, schemi da rispettare. Max, almeno in parte, riesce a sovvertire questa mia affermazione. Con un gameplay solido, una grafica eccellente e un comparto audio ben realizzato.

Facebook Messenger: lo shopping si fa in chat

La chat non è più luogo di chiacchiere, non solo per lo meno. Pare, infatti, che Facebook sia alle prese con Chat SDK, uno strumento messo già a disposizione di alcuni sviluppatori per creare bot interattivi personalizzati così da inserire nuove funzioni su Messenger.

Prenotare un tavolo, acquistare biglietti, prenotare viaggi, comprare un mazzo di rose: potrai fare tutto senza lasciare la chat, cosa che si rivelerà utilissima, tra le altre cose, per stupire il tuo date con effetti speciali.

Un esempio più pratico e volto a migliorare la tua vita di tutti i giorni? L’accordo già attivo con gli sviluppatori di Uber che permette di prenotare la corsa, fissare un luogo d’incontro e pagare direttamente dalla chat.

Il Conversational Commerce è dunque la strada del 2016 e Facebook ci si butta facendo la concorrenza a se stesso, tanto per non sbagliare. Chat SDK, infatti, non è il solo strumento in fase di progettazione: M, l’assistente con intelligenza artificiale, potrà in effetti fare gran parte delle cose che farà Chat SDK.

Facebook-Messenger-Uber

 

La differenza principale sta nel fatto che Chat SDK darà la possibilità ai partner di Facebook di progettare bot personalizzati che permettano lo svolgimento di uno specifico compito via chat (come, appunto, Uber). Si potrà inviare richieste e ricevere informazioni senza essere amici o regalare Like ai bot.

In oltre, se M punta a perfezionare Messenger come strumento di comunicazione sostitutivo di tutti gli altri, Chat SDK pare aspiri anche a utilizzare l’apporto degli sviluppatori esterni nel dare valore a Messenger: questo perché. stando sulla chat e accedendo a servizi esterni, Facebook potrà incrementare il suo fatturato.

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La ripresa economica inizia dall’arte italiana

Sentiamo spesso dire che il nostro Paese potrebbe vivere e prosperare di sola arte, ma quanto c’è di vero dietro questo modo di dire sull’arte italiana? È davvero così? Oppure è il solito luogo comune?

Di certo possiamo dire che sì, è vero, il nostro Paese spesso e volentieri rappresenta un museo a cielo aperto. Se una passeggiata nei meandri della capitale romana può catapultarti nell’antica Roma, una sessione di jogging nel centro di Firenze può farti risvegliare nel Rinascimento fiorentino, tra musei e artisti di spessore.

Potrei andare avanti per ore, ma perderei tra le mie fantasie il nocciolo della questione. Il dato importante da evidenziare è che il 2015 è stato un anno molto importante per l’Italia in termini di fruizione di contenuti culturali, artistici e museali.

Arte italiana: numeri confortanti dal 2015

La ripresa economica inizia dall'arte italiana

Secondo i dati riportati dall’ANSA l’anno 2015 ha visto il nostro Paese protagonista assoluto nel settore del turismo: numeri confortanti arrivano dal Colosseo, da Pompei e dagli Uffizi che sono stati invasi dai turisti di tutto il mondo come mai accaduto prima.

Sono ben 7,5 i milioni di visitatori in più rispetto allo scorso anno, turisti questi, che permettono al nostro paese di fare un balzo importante nel comparto turistico legato all’arte, un frangente che da molto tempo aveva proprio bisogno di una bella sferzata in termini di consensi.

Non parliamo solo delle grandi città, anche realtà più piccole come Paestum e Castel del Monte di Andria riportano numeri interessanti.

L’ANSA parla di altri risultati eccellenti: nell’ultimo anno, fa notare il ministro alla cultura Franceschini, i visitatori dei musei italiani “sono aumentati del 6% (2,5 milioni di persone in più), gli incassi del 14% (+20 milioni) gli ingressi gratuiti del 4% (+ 900mila)”.

L’arte italiana in ripresa, un piccolo segnale che può dare una grande scossa

La ripresa economica inizia dall'arte italiana

Tutto questo può veramente far bene alla ricrescita economica del nostro Paese, tanti sono gli incassi che possono arrivare da questo settore. Una gallina dalle uova d’oro, che troppo spesso scordiamo di avere proprio sotto i nostri occhi. I risultati sono ottimi, ma quelli di una sola annata possono creare false speranze, diventa opportuno in questo caso realizzare dei successi duraturi nel tempo.

LEGGI ANCHE: Vigamus, la storia dei videogiochi in un museo!

È in questo caso che gli strumenti che abbiamo a disposizione possono donare tante nuove opportunità.

Nuove forme di business per l’arte italiana

La ripresa economica inizia dall'arte italiana

Una strada in discesa, può trasformarsi in salita se non sappiamo cogliere i segnali importanti. L’anno nuovo non ha portato solamente belle notizie, ma anche qualche problema da cui dover ripartire.

Se i risultati delle visite sono incoraggianti, non sempre lo sono quelli inerenti ai servizi di accoglienza: le grandi città italiane spesso sono meno preparate rispetto alle grandi capitali europee in questo senso. Non di rado capita di leggere come le maggiori città italiane siano carenti nei servizi messi a disposizione dei cittadini.

Qui la soluzione potrebbe partire dallo Stato italiano: servizi di accoglienza, centri di ristoro, caffetterie, ristoranti e uno sguardo verso il futuro. Una possibilità è prendere esempio dalla Francia, dove il Salon International des musée, da poco aperto a Parigi, offre 150 stand futuristici di cui 25 dedicati a startup per rendere più attraenti le visite.

Un visita in questo museo potrà mostrarvi occhiali 3D, smartwatch tecnologici e videogiochi avveniristici.

Offrire la possibilità ai giovani e alle startup di aprirsi a un settore come quello museale può essere anche la possibilità giusta per sviluppare idee vincenti nei nuovi settori legati al business culturale.