Essere Leader, non è tutta questione di DNA

Leader si nasce o si diventa, l’importante è imparare le regole d’oro per comportarsi come tale e risultare una figura di riferimento all’interno dell’azienda, sia da boss sia da componente di un team.

Un bravo Leader è colui che pensa ai successi di tutto il suo staff dedicando all’aspetto motivazionale parte del suo tempo, è una persona disposta a ritornare sui banchi di scuola per imparare a comportarsi come Leader e soprattutto non è spaventato dal fallimento perché è consapevole che dagli errori si può sempre imparare.

8 regole per diventare il Leader che hai sempre sognato

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Un bravo Leader, insomma, non è quello che con questa caratteristica è nato, o meglio, non solo: un affermato Leader è colui che di un’organizzazione conosce tutti gli aspetti, dal basso all’alto e non si limita ad essere un imprenditore visionario.

Se leader si diventa è necessario capire cosa imparare.

Innanzitutto è importate trovare delle figure di riferimento, i cosiddetti mentors, da cui prendere esempio ed imparare a comportarsi; fissare degli obiettivi da raggiungere ed analizzare il proprio percorso compresa la considerazione che il team ha del nostro operato, cercando mete anche fuori dagli abituali percorsi per continuare a mettersi alla prova e capire a fondo le proprie potenzialità; mai tralasciare nulla: celebrare ogni successo come fosse il migliore e imparare dai fallimenti non tollerando la mediocrità, propria e del proprio team, ma al contrario dare risalto alle capacità di leadership visibili in altri collaboratori. Infine continuare a migliorare le proprie capacità comunicative, sia verbali che del corpo, e di ascolto.

Un buon Leader è una persona motivata e appassionata, una figura aziendale che il team segue ed imita in modo spontaneo, che stimola nei suoi colleghi la stessa motivazione e non sempre questa figura coincide con il capo.

Comportati da Leader e lo diventerai

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Come in ogni scuola che si rispetti, anche nell’ambito della leadership, è importante applicarsi su alcuni concetti base utili a raggiungere la vetta. Ecco 5 pratiche che se seguite costantemente trasformeranno chiunque da una persona comune ad un Leader a tutti gli effetti.

  • Pensare agli altri prima che a se stessi: un vero Leader pensa e sprona i suoi collaboratori al successo mettendo il team nelle condizioni giuste per emergere, si può essere Leader a qualsiasi livello aziendale;
  • La vision è tutto: un Leader comunica allo staff il perchè, la vision del loro lavoro, per cosa stanno spendendo il loro tempo e gli obiettivi aziendali;
  • Raggiungere i risultati: un Leader è riconosciuto tale se produce risultati rilevanti per l’azienda e raggiunge goal significativi;
  • Credere nel network: un Leader è uno che crede nelle relazioni e nel network soprattutto verso soggetti strategici e costruisce con gli stessi un rapporto di fiducia;
  • Conoscere se stessi prima di tutto: un Leader è colui che conosce se stesso più di ogni altro, conosce i suoi limiti e i suoi pregi e sa che il team prenderà esempio dal suo comportamento per cui avere un self-control allenato è fondamentale;
  • Leader non è sinonimo di Boss: Leader è un trascinatore ed un esempio per il team, non necessariamente coincide con il Boss, si può essere un Leader in ogni posizione gerarchica.

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Sbagliando si diventa leader o sicuramente degli imprenditori migliori

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Fallire non è considerato allo stesso modo in tutto il mondo, se negli Stati Uniti chi fallisce ha una marcia in più perché ha la possibilità di imparare dai suoi errori, in Italia, invece, un insuccesso è considerato un segno indelebile.

Vinton G. Cerf, Bon Horowits, Travis Kalanick, Elon Musk e Richard Branson, sono tra i più importanti digital influencer al mondo e sono accomunati dall’aver visto il fallimento molto da vicino e da questo hanno imparato che il fallimento è un’esperienza che anche i grandi big hanno affrontato almeno una volta nella vita, che sbagliando si impara soprattutto nel tempismo e nella responsabilità e che tutte le aziende vivranno prima o poi un momento difficile, nessuna paura!

Fallimento, una parola necessaria per diventare un Leader ed un imprenditore migliore. Riassumendo per diventare un Leader si deve partire dall’osservare, ascoltare ed imparare, non basta avere la personalità giusta.

E tu ti senti un leader? Scoprilo con il test

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9 consigli per la sicurezza del tuo smartphone

Anche se gli smartphone possono svolgere i compiti di un PC e molti utilizzano il tablet per lavorare in mobilità, continuiamo a sottovalutare la sicurezza dei nostri dispositivi mobile. Probabilmente si tratta di un retaggio del decennio scorso, quando i cellulari a cristalli liquidi erano praticamente inattaccabili: anche chi ha due antivirus sul pc non si preoccupa dei possibili attacchi su smartphone, eppure trascorriamo sempre più tempo su dispositivi mobili.

Ecco dunque la nostra miniguida per la sicurezza mobile: una serie di consigli utili a privati e aziende, anche per l’integrazione della propria policy sul BYOD.

Inserisci un codice di sblocco

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Il codice di sblocco è quella noiosa sequenza di tasti che dobbiamo premere ogni volta che sblocchiamo lo smartphone: una vera tortura per chi controlla compulsivamente le notifiche, eppure è lo strumento più semplice per mettere al sicuro i nostri dati in caso di furto e smarrimento, oltre a demotivare i ladri più inesperti.

Verifica sempre l’autore dell’app

Gli hacker sono come i vampiri: entrano nel nostro dispositivo solo se noi gli permettiamo di farlo. Il modo più semplice per accedere ai dati e alle funzionalità dei mobile device è ottenere i relativi permessi di sicurezza tramite app.

Per questo motivo, è consigliabile scaricare sempre le app dagli store ufficiali, controllando le recensioni e l’affidabilità dell’autore dell’app. Inoltre, controllare sempre i permessi e le autorizzazioni che si concedono all’installazione. I controlli effettuati per accedere ad iTunes sono più stringenti di quelli del Play Store, quindi se utilizzate un dispositivo Android prestate più attenzione.

LEGGI ANCHE: Come migliorare i risultati di ricerca del proprio sito mobile

Carica i dati importanti in cloud

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Se utilizzi smartphone e tablet per lavoro, vale la pena di impostare dei backup periodici in cloud, magari solo in carica e sotto la rete wi-fi. In questo modo non si risparmierà solo spazio nl dispositivo, ma i file più importanti saranno sempre al sicuro e a portata di mano. Tutte le grandi aziende che lavorano con la trasmissione di dati sensibili dovrebbero adottare delle soluzioni di cloud storage.

Nel browser, verifica sempre se c’è “il lucchetto”

Quando inserisci dei dati personali durante la navigazione mobile, verifica se accanto alla barra degli indirizzi c’è un lucchetto verde: si tratta di un simbolo che certifica l’adozione, da parte del sito, degli standard HTTPS per la trasmissione sicura delle informazioni.

Per chiudere i popup, clicca sempre il tasto back

Se durante la navigazione mobile incontri dei popup sospetti non fare tap sul primo pulsante che cliccheresti; evita anche i tasti “x” che di solito compaiono in questi casi, perchè potrebbero portare su pagine internet nocive. Per prima cosa, prova a premere il tasto back del tuo dispositivo, che in genere è identificato da una freccia che va a sinistra. Nei dispositivi Apple, il tasto back è a schermo, in alto a sinistra.

Valuta l’installazione di un antivirus

Solo se navighi davvero tanto da mobile e utilizzi molte app di terze parti, valuta l’installazione di un antivirus sul tuo dispositivo. La grande differenza tra Mobile e Desktop sta nel fatto che, nei dispositivi della prima categoria, la maggior parte del traffico viene effettuata tramite app e vengono fatti molti meno download. Gli antivirus non possono prevenire totalmente gli errori umani e sono particolarmente efficaci nella navigazione e nel download.

Aggiorna regolarmente il software

Gli aggiornamenti possono prevedere misure di sicurezza contro malware e attacchi informatici. Se il tuo dispositivo supporta gli aggiornamenti, scaricali dopo un paio di settimane dalla release: in questo modo avrai la possibilità di evitare i primi bug e godere di una versione sempre aggiornata dei tuoi tool.

Non dimenticare le regole del buonsenso

 

Quando utilizziamo gli smartphone, in genere abbiamo una soglia dell’attenzione bassa: magari stiamo rispondendo a una mail, siamo in treno o cose così. I trucchi per fregare dati e account, quindi, sono sempre gli stessi: evita di rispondere a SMS che provengono da numeri sospetti, non inserire password nei Google form, e in generale utilizza lo stesso buon senso di quando sei davanti al computer.

Adotta un mix delle regole precedenti sulla base delle tue esigenze

È chiaro che prevenire le trappole informatiche ha un costo in rapporto ai suoi benefici: trasferire i dati in cloud consuma banda, installare un antivirus scarica la batteria, evitare le truffe prevede un impegno cognitivo. Adotta la tua personale soluzione per la sicurezza mobile dei tuoi device basandoti sull’utilizzo quotidiano.

Con il nuovo AirSpace di Airbus, il futuro degli aerei è social?

“Se sei un passeggero di un aereo, di cosa ti preoccuperai se non della comodità e praticità della cabina? La cabina infatti è il luogo dove puoi vivere anche per 8 o 12 ore.

Questo è il tuo primo focus. Quindi, Cliente, che tipo di comfort è giusto che otteniamo per te?”

Queste sono le parole di Francois Caudron, Senior VP Marketing di Airbus. E questo è anche il concetto che sta alla base di AirSpace, il nuovo progetto che verrà lanciato nel 2017, presentato nei giorni scorsi a Londra e che ha come scopo quello di rendere migliore l’esperienza di volo dei clienti.

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L’incidenza del digitale 

I clienti sono sempre più presenti e incisivi con le loro richieste, dichiarazioni, recensioni.

Attraverso i social media le compagnie aeree vengono continuamente messe a confronto: l’esperienza di volo non è più vissuta individualmente, ma messa davanti agli occhi degli altri che possono decidere in seguito e sulla base dei feedback ricevuti se viaggiare con una compagnia o l’altra, con un aereo o l’altro.

Per questo il lavoro fatto da AirSpace si è concentrato sul rendere rilassante e divertente la stessa esperienza di volo del cliente. Prendendo spunto dal design di Airbus A330neo, sono stati aggiunti tocchi di colore e di personalizzazione che si adattano al nuovo concetto.

Airbus ha addirittura proposto di creare pannelli in 3D, attraverso cui il cliente avrà la possibilità di decorare le pareti della cabina come meglio crede. Ciascuna postazione avrà anche a disposizione un 18 pollici, e lo spazio sarà così ampio da rendere l’esperienza di volo comoda e vivibile.

Parliamo di aerei social?

Airbus è così sicuro della validità di questo progetto da lasciare ai clienti la possibilità di ‘convincere’ le compagnie aeree a sceglierlo.

E lo faranno attraverso i social media e le recensioni lasciate dagli utenti. Sullo stesso TripAdvisor le compagnie aeree sono già tutte etichettate e classificate. AirSpace non è solo un prodotto, ma porta con sé tutta l’importanza dell’esperienza del cliente, per cui i feedback raccolti assumeranno un ruolo molto importante per la sua promozione.

LEGGI ANCHE: Recensioni online: quanto conta il giudizio degli altri

Il produttore spera di placare i timori dei passeggeri e convincere le compagnie aeree che hanno bisogno di prestare attenzione al feedback dei clienti online. Si parla di veri e propri ‘aerei online’: è proprio questo che Airbus vuole raggiungere.

Più spazio per i passeggeri, una bellissima welcome area a bordo, un sacco di spazio per i bagagli nelle cappelliere, migliori controlli ambientali e di illuminazione decorativa rilassante, AirSpace sarà una piacevole esperienza di volo, condivisa con gli utenti online che, attraverso i LIKE, decideranno quale sia la cabina migliore.

Sei curioso di vedere prima possibile AirSpace? Ti farebbe piacere “fare un giro”? Bene, Airbus ha pensato anche a questo, creando un virtual reality tour attraverso il quale è possibile vivere in anteprima l’esperienza di volo con AirSpace.

E adesso, non mi resta che augurarti buon volo online!

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7 consigli per affrontare al meglio il tuo prossimo colloquio

Ci siamo passati tutti: mancano poche ore ad un importante colloquio di lavoro e ci passano per la testa mille domande. Non è certo difficile conoscere le regole base: ad esempio quanto sia importante presentarsi riposati, ordinati e puliti, essere gentili ed educati con tutte le persone con cui si ha a che fare; o quanto utile sia calmare i nervi e non farsi prendere da pensieri negativi.

Di seguito vogliamo però condividere con voi alcuni consigli pratici, forse meno conosciuti ma altrettanto efficaci ed utili, per affrontare al meglio il vostro prossimo colloquio.

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1. Non prendete impegni di lavoro prima di un colloquio

Presentarsi rilassati ad un colloquio è importante, ma tante ore di sonno possono non bastare. Evitate ogni possibile fonte di stress, liberate la vostra agenda e prendetevi il tempo necessario per arrivare rilassati e soprattutto puntuali.

2. Siate puntuali, ma non arrivate troppo presto

Presentarsi in ritardo ad un colloquio è una delle cose peggiori da fare, ma è importante fare attenzione a non arrivare con eccessivo anticipo. 10-15 minuti prima sono un orario perfetto per non mettere a disagio o infastidire chi vi accoglierà. C’era meno traffico in strada di quanto pensavate? Bevetevi un caffè al bar vicino, rilassatevi, sistematevi e presentatevi al momento giusto.

3. Non controllate i social

I social network sono uno strumento utile e divertente, ma a volte una notizia negativa o un post poco piacevole possono metterci in uno stato d’animo negativo. Molto meglio evitare, a meno che non vogliate solo dare un’occhiata a Twitter o servizi affini per controllare che non vi siano importanti e improvvise novità sul settore in cui opera l’azienda a chi vi state proponendo. Dimostrare di essere sul pezzo potrebbe tornarvi davvero utile.

4. Pensate a come rispondere alle domande

Sicuramente vi verranno poste le domande più tradizionali, come ad esempio “Perché dovremmo assumerla?“, “Per quali motivi è il candidato ideale per questo ruolo?“, o ancora “Quali sono i suoi punti di forza e quelli di debolezza?“. Domande classiche, sì, ma sempre un po’ ostiche. Aiutatevi pensando in anticipo a cosa risponderete, creando magari delle risposte che siano delle piccole narrazioni, un struttura del discorso che facilita la memorizzazione e mantengano alta l’attenzione di chi vi ascolta: farsi ricordare è un imperativo.

5. Ascoltate attentamente il vostro interlocutore

Capita spesso anche quando ci presentiamo a qualcuno: siamo così concentrati su noi stessi, al modo in cui appaiamo, che non facciamo attenzione al nome dell’altra persona. Durante un colloquio è importante mantenere la calma e ascoltare con attenzione chi è di fronte a noi, senza rischiare di perderci qualche informazione importante o, peggio ancora, qualche domanda chiave.

6. Pensate anche alle vostre domande

Molto spesso chi fa colloqui è interessato anche a conoscere la vostra visione dell’azienda, e vi chiederà se avete qualche domanda da porre a vostra volta. Fate in modo di non arrivare impreparati a questo momento: c’è sicuramente qualcosa che vorreste sapere sull’organizzazione della compagnia, i suoi progetti, il vostro possibile futuro ruolo in azienda.

7. Studiate il linguaggio del vostro corpo

La comunicazione non verbale ricopre un ruolo più importante di quanto spesso non si creda. La vostra postura, il modo in cui gesticolate, le espressioni del vostro viso possono inviare segnali non positivi. Esercitatevi in privato, magari filmandovi, in modo da poter osservare e correggere punti critici del vostro linguaggio del corpo.

Fonti:

What Not To Do Before a Job Interview
What you should (and shouldn’t) focus on before a job interview
15 things you should do right before a job interview

F8 2016: il racconto della seconda giornata

Si è concluso ieri, a ridosso della mezzanotte ora italiana, uno degli eventi più attesi per chi fa sviluppo sui social network, ovvero F8, il Facebook Developer Conference, tenutosi nella sede californiana della società il 12 e 13 Aprile.

LEGGI ANCHE: F8 2016: tutte le novità presentate il primo giorno

Attraverso il prezioso contributo offertoci da Facebook Newsroom, vi proponiamo una sintesi di cosa è stato presentato ieri, quali sono le principali novità nelle quali ci imbatteremo a stretto giro utilizzando la piattaforma di Zuckerberg per poi stilare un bilancio complessivo della manifestazione.

F8

 

F8 Day 2: l’importanza della connettività e l’esplosione della realtà aumentata

Connectivity Lab

Il Connectivity Lab di Facebook è al lavoro nel tentativo di sviluppare una serie di soluzioni affinché sia reso possibile l’accesso ad Internet a tutti coloro i quali ad oggi sono tagliati fuori dallo sviluppo digitale. Nella giornata di ieri sono stati presentati due progetti che affrontano la questione e, nelle intenzioni dei ricercatori, dovrebbero risolvere il problema della presenza e soprattutto della qualità della connessione disponibile nel mondo:

  • TERRAGRAPH, un sistema wireless concepito per le zone ad alta densità abitativa
  • ARIES, un progetto di ricerca ancora in via di sviluppo che invece dovrebbe affrontare il problema della connettività su larga scala per quelle zone a bassa densità di popolazione e che non godono di infrastrutture.

Intelligenza Artificiale

Il team che si occupa di AI e del sistema di apprendimento della piattaforma ha illustrato ai presenti qualche piccolo assaggio di come l’intelligenza artificiale di Facebook si comporta nell’erogazione dei servizi presenti. Le ricerche sulle quali i tecnici lavorano con passione hanno come scopo di migliorare il modo in cui le persone possono creare connessioni all’interno del social network, per esempio attraverso un sistema di traduzione automatica dei post che consenta di abbattere le barriere linguistiche, oppure con la creazione di software che consentano una ricerca per immagini che si focalizzi sul contenuto di queste ultime e che non si limiti ad ordinarle secondo tag. Infine attraverso un sistema di classificazione dei video che in tempo reale possa aiutare gli utenti ad usufruire dei contenuti desiderati ogni giorno.

Social VR

La realtà virtuale, nell’immaginario dei developer di Facebook, ha le potenzialità per essere il medium principe per le interazioni social. Con la creazione di un team denominato Social VR vengono esplorate tutte le possibilità attraverso le quali le persone possano interagire tra loro all’interno della realtà virtuale con la tecnologia disponibile già oggi. Tutto ciò tenendo ben a mente gli sviluppi a medio e lungo termine. Uno degli aspetti sui quali ci si sta concentrando è la possibilità di rendere interattiva la propria esperienza nella realtà virtuale, rendendo i soggetti attivi e capaci di impattare nell’ambiente creato muovendosi liberamente ed utilizzando comandi vocali.

Open Source

Questo aspetto è stato particolarmente enfatizzato da tutti gli speaker che si sono susseguiti nei vari speech ai quali si è assistito ieri sera. Durante l’ultimo anno, React Native ha cambiato in maniera significativa il modo in cui i developer costruiscono i loro prodotti per iOS ed Android. Facebook ha annunciato tutta una serie di nuove funzionalità per rendere l’ambiente React Native ancora più interessante:

  • React Native per Windows
  • React Native per Tizen (il sistema operativo che gira all’interno delle Smart Tv prodotte da Samsung)
  • Facebook SDK per React Native, una piattaforma che dovrebbe rendere più semplice e soprattutto più veloce l’inserimento di elementi come Login, Condivisioni, App Analytics, API e molto altro per coloro che sviluppano all’interno dell’ambiente Facebook.

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Il bilancio

Come possiamo osservare gli elementi della seconda giornata di lavori sono molto più specifici rispetto a quanto accaduto all’esordio. Entrano nel merito di cosa davvero i programmatori possono fare all’interno dei social network.

Si tratta indubbiamente di aspetti che magari possono risultare ostici per gli utenti finali, perché il tutto si svolge all’interno di un contesto in cui le competenze informatiche sono condizione ineluttabile per comprendere quale sia la visione di Facebook per il prossimo futuro.

Ciò non di meno è da salutare con soddisfazione l’intento di rendere accessibile a tutti lo stato dell’arte in termini di development ma soprattutto l’idea di base di portare sulla scena tutte quelle figure che, di norma, non godono dell’attenzione da parte dei media tradizionali.

Coloro che si occupano di programmazione sono stati i veri ed assoluti protagonisti della due giorni di F8 ed hanno avuto la chance di mostrare al mondo il proprio lavoro, senza curarsi del dress-code piuttosto che di un physique du role che si prestasse ad una presentazione in grande stile.

Non resta quindi che attendere che tutte le novità annunciate vengano introdotte all’interno dell’esperienza sul social e vedere come queste muteranno nel complesso il nostro modo di esistere su Facebook.

Se i loghi dei brand fossero disegnati da grandi artisti

Oggi vi proponiamo l’eccellente lavoro “Painter’s Graphic Designer” del ventitreenne Francesco VittoriosoGraphic Designer/Art Director/Brand Designer di Benevento – che ci ha realmente stupito per creatività ed esecuzione.

[Best_Wordpress_Gallery id=”15″ gal_title=”Logos – Painters Graphic Designer”]

Abbiamo posto alcune domande a Francesco:

Come è nato questo progetto e da quali esperienze trae ispirazione?

Parlare di questo progetto mi emoziona, ha talmente tanti ricordi alle spalle che davvero non saprei dove iniziare. Mi ricorda il Liceo, Liceo Artistico per la precisione, ed è lì che tutto ha avuto inizio. Ho avuto il piacere di conoscere artisti come Dalì, maestro del surrealismo, Kandinskij, creatore dell’astrattismo. Ma vorrei tralasciare il lato toccante di questa storia, e raccontarti come è nato davvero questo progetto.

Foto FV

Dopo aver terminato il corso di grafica e comunicazione presso Scuola La Tecnica di Benevento, mi trovavo spesso perso in questo mio brainstorming personale, alla ricerca di qualche idea geniale.

E per gioco, un giorno, iniziai a disegnare delle forme, senza senso inizialmente…OooOo…dei cerchi di diverse dimensioni, poi alzo lo sguardo, e mi trovo avanti alla schermata iniziale di Google…… In quel periodo andava di moda fare rebrand di marche famose, e quindi, perché no, inizio la costruzione della griglia, traccio un paio di linee guida, e in men che non si dica mi ritrovo questa bozza composta da cerchi e linee rette.

Solo dopo l’aggiunta del colore mi rendo conto che stavo creando un marchio, figlio dei quadri del maestro Kandinskij. Mi si accese subito una lampadina, e iniziai la ricerca. Cosa cercavo? Stili distintivi, particolarità, ovviamente senza tralasciare il mio gusto personale e l’attaccamento all’artista. Il mio preferito? Nike – Lucio Fontana. Immediato, minimal, fresco. Lo adoro.

Quanto tempo hai impiegato per realizzarlo?

Un mese, solo per la prima parte, le ricerche sono state molte, varie volte mi sono ritrovato avanti ad un marchio finito, ma che poi non mi convinceva al 100%. Cercavo un marchio che non facesse a cazzotti con l’artista. Figurati che in origine stavo abbinando Apple a Picasso. Grande perdita di tempo.

La seconda parte invece è stata più immediata, con artisti più moderni e di nicchia, sarà che avevo iniziato a prendere il ritmo, ma in due settimane il progetto era online.

Infine, fortunatamente, l’idea è piaciuta, ci sono state critiche ma anche molti feedback positivi. Una terza parte? Forse un giorno, chi lo sa…

>>>Scopri altri lavori di Francesco Vittorioso su Behance

Ad Astra l'incubatore di talenti di Elon Musk

Ad Astra, l’incubatore di talenti di Elon Musk

Come frase motivazionale per aspera ad astra (attraverso le asperità sino alle stelle) non sarà stata molto gradita a Elon Musk, visionario imprenditore che ha creato Paypal, Tesla e SpaceX.

Lui, che ha dimostrato di saper guardare le cose da una differente prospettiva e di essere in grado si capovolgere i paradigmi per trovare nuove forme di innovazione, non poteva limitarsi a vedere i propri figli studiare in una delle scuole più rinomate degli States.

Ha ben pensato allora di crearne una propria, su misura e senza asperità.

Ad Astra, la scuola che porta alle stelle

Ad Astra l'incubatore di talenti di Elon Musk

Ad Astra è una scuola differente: qui la regola migliore è non avere regole. E oltre alla prole di Elon, la scuola accoglie i figli dei dipendenti di SpaceX.

I bambini non sono suddivisi per età ed ognuno segue un percorso didattico basato sulle proprie capacità e sulle proprie attitudini: un percorso di formazione su misura per ogni alunno, fornendo ad ognuno il tempo che gli è necessario per l’apprendimento.

In particolare viene ribaltato il concetto per cui prima si forniscono gli strumenti necessari ad un compito e poi si presenta il quesito da risolvere.

Prima si analizza il problema e poi si studiano gli strumenti più adatti a raggiungere la soluzione.

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Scuola o incubatore di talenti?

Ad Astra l'incubatore di talenti di Elon Musk

Posta in questo modo, l’impostazione didattica di Ad Astra ricorda quella di un incubatore per startup: fornisce risorse e assistenza personalizzate per portare a compimento le proprie aspettative e aspirazioni.

Un ambiente in cui sperimentare e mettere in pratica le proprie idee, supportati da chi già possiede il giusto know-how e può fornire gli strumenti più appropriati alla crescita.

Nel caso dei bambini però, bisogna far sì che non diventi un acceleratore, in quanto ognuno ha i propri tempi per l’apprendimento e le fasi della vita non vanno bruciate nella corsa verso il successo.

E se in passato le grandi aziende sono nate nei garage e oggi crescono negli incubatori, gli imprenditori del futuro avranno già una forma mentis basata sull’innovazione e sull’apprendimento continuo. Chissà se le prossime startup nasceranno già tra i banchi di una scuola elementare!

TEDxUniTO: l’opportunità d’incontro tra pubblico e privato

La prima edizione del TEDxUniTO si terrà sabato 7 maggio, presso il Campus Luigi Einaudi a Torino, una delle dieci strutture universitarie più all’avanguardia a livello mondiale, secondo la CNN.

Il tema del primo TEDxUniTO sarà “Internet of People”, richiamando l’appello di Jenny Judge e Julia Powles che su “The Guardian” invocavano: «Forget the Internet of thingsWe need an Internet of people». Con un articolo non poco lungimirante, le due ricercatrici a Cambridge auspicavano l’avvento di un Bauhaus digitale, capace finalmente di ricollegare lo sviluppo tecnologico alle esigenze concrete delle persone e allo sviluppo della collettività. Tema di questa TEDx Conference è quindi il rapporto tra tecnologia e società all’epoca delle reti.

TEDxUniTO: l'opportunità d'incontro tra pubblico e privato

TEDxUniTO sui social network

TEDxUniTO è promosso dall’associazione TO Actions e dal Corso di laurea magistrale in Comunicazione Pubblica e Politica: se questa è la base, la strategia social non poteva che essere di primo livello.

Su Facebook, la pagina dell’evento ha superato quota due mila fan in pochissimo tempo (circa tre mesi) superando tutte le altre community TEDx piemontesi, attive da diversi anni. L’engagement medio della pagina non scende mai sotto le dieci mila persone coinvolte, con un’elevata interazione per post, che raccolgono spesso condivisioni, commenti e like.

Anche su Instagram TEDxUniTO si fa notare. Pochi giorni fa è stato lanciato un contest fotografico molto interessante, che si chiuderà il 23 aprile, in collaborazione con la community di Instagramers Piemonte e Torino, che offre un omaggio importante ai migliori photolover che saranno riusciti ad immortalare in uno scatto il tema del TEDx.

TEDxUniTO: l'opportunità d'incontro tra pubblico e privato

LEGGI ANCHE: Per qualche millennial in più: Instagram vs. Snapchat

Come si svolge il TEDx?

TEDxUniTO è una conferenza innovativa, composta da diversi speech tenuti da più speaker, della durata massima di 18 minuti l’uno. Al TEDxUniTO ci saranno 13 speaker: Alice Lizza, Carmen Pellegrino, Lidia Schillaci, Carlo Boccazzi Varotto con Marinella Levi, Davide Bonazzi, Davide D’Atri, Davide “Boosta” Dileo, Derrick De Kerckhove, Maria Grazia Turri, Matteo Di Pascale, Pietro Schirano e Stefano Colmo. Un team eccezionale e di caratura internazionale, che mostra tutta la voglia della crew di TEDxUniTO di entrare a far parte in pianta stabile della community TEDx italiana.

TEDxUniTO: l'opportunità d'incontro tra pubblico e privato

Le aspettative

Sui social, come abbiamo visto, l’interesse è tanto e cresce di giorno in giorno. Ma il 7 maggio? Per partecipare all’evento è sufficiente acquistare uno dei cento biglietti disponibili, online sul sito del TEDxUniTO da venerdì 15 aprile alle ore 15. Il 7 maggio, però, le attività non riguarderanno soltanto gli speech: i tantissimi volontari che hanno partecipato all’organizzazione del TEDx, produrranno moltissimo materiale social, con strumenti all’avanguardia e sfruttando al massimo le capacità di piattaforme come Twitter, Facebook e Instagram, utilizzando Periscope, Live e altre chicche degne di veri ninja della rete.

Social Media Manager

Social Media Manager: impariamo a riconoscerlo

“Social media coso”, “smanettone”, “mio cugino”, sono solo alcuni dei modi ( i più gentili) con cui viene generalmente chiamata la persona che fisicamente si occupa di gestire la comunicazione web e social di un’azienda, di un brand, di un servizio, un prodotto o dell’attività di vostro cugino.

Gettonatissimo nell’ambiente creativo digital e aziendale, guardato con sospetto dall’area marketing, invidiato dall’area commerciale e studiato dalle HR. Di chi stiamo parlando? Del Social Media Manager.

Social Media Manager

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Figura non più nuova ormai da diversi anni, non è “quello che sta su Facebook” ma colui che ha in mano come fosse plastilina la web reputation di un’azienda. È colui che crea strategie digitali con l’obiettivo di migliorare la brand awareness, creare engagement e fidelizzare gli utenti favorendo il processo di conversione.

Dall’animo creativo ma con una forte propensione all’analisi,  il Social Media Manager monitora, ascolta, crea, analizza e spesso coordina una squadra. Non siamo stati abbastanza convincenti? Passiamo ai numeri allora.

LEGGI ANCHE: Social Media Marketing tool: come semplificare il lavoro del Social Media Manager

Sono circa 2.307 miliardi gli utenti attivi sui social network. Le aziende hanno iniziato a capire che i propri potenziali clienti sono li. Circa l’80% delle piccole e medie imprese, infatti, utilizza regolarmente i social media nelle proprie digital strategy e il 94% di queste lo fa per incrementare il proprio business.

Le fanpage aziendali, di brand, o prodotti sono circa 50 milioni e ogni mese in questi spazi di conversazione virtuale si muovono oltre 2,5 miliardi di commenti e reactions. È un settore in continua evoluzione e il Social Media Manager lo sa bene.

Social Media Manager

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Cosa fa il Social Media Manager?

Vediamo insieme quai sono le principali attività di un Social Media Manage

1.Social Media Mangement. E qui si apre un fantastico mondo. I social network sono il pane quotiano di un qualsiasi Social Media Manager. È necessario conoscerli, saperli utilizzare, saperli inserire in una Social Media Strategy, seguirne gli aggiornamenti e studiarne i punti di forza e i punti di debolezza. Il nostro Social Media Manager in questa fase studia, analizza, pianifica e mette a punto un piano d’azione (Social Media Strategy).

2. Social Media Audit: è l’attività di ascolto e analisi della reputation di un’azienda, di un brand, di prodotto sul web. È necessario capire come l’azienda o il brand si sta muovendo sui social, chi, dove e come ne sta parlando, cosa stanno facendo i competitor. È lo step da cui partire.

3. Social Media Strategy. È il piano operativo. Il social Media Manager con o senza un team di collaboratori identifica gli obiettivi da raggiungere, le azioni da mettere in campo, gli strumenti da utilizzare, pianifica le verifiche, stabilisce ruoli e tempi.

4. Social Media Consulting. Al Social Media Manager può essere affidata la completa gestione della social media strategy o solo alcune parti. Può essere una figura in house, o un collaboratore esterno.

Social Media Manager

5.  Social Media Advertising: Se non si investe denaro i social network sono giocattoli. Il traffico organico non è sufficiente se si hanno obiettivi di business. È necessario investire in advertising. Il Social Media Manager si occuperà di creare e gestire le campagne a pagamento per il raggiungimento di obiettivi stabiliti nella social media strategy.

6. Content creation e curation. È la vera parte di contenuto, è quello che concretamente viene offerto agli utenti, è quello che davvero può fare la differenza. Siamo nell’era del content marketing, il diretto discende del caro vecchio inbound marketing. Attrarre gli utenti, fidelizzarli proponendo loro contenuti interessanti e di qualità è per il Social Media Manager la vera e (quasi) sola merce di scambio.

7. Workshop e speaking. Il Social Media Manager si trova spesso a partecipare a incontri di settore dove parla del proprio lavoro, si confronta con colleghi e influencer, è il networking. Può essere prestato al mondo della formazione e contribuire alla formazione di giovani leve del mondo social o formare team aziendali.

Social Media Manager

8. Lavora anche da freelance. A questo ultimo aspetto si dovrebbe dedicare un libro intero. Figura intermedia, sovrapponibile o del tutto distante dal consulente. Il freelance può lavorare più o meno stabilmente con una stessa azienda, anche al suo interno, o dedicarsi indipendentemente a più clienti nello stesso momento.

La scelta di lavorare come consulente freelance è dettata spesso dai più svariati motivi, molto spesso il principale è la maggiore autonomia organizzativa, la libertà di scegliersi i propri clienti e dedicarsi a più attività contemporaneamente.

E tu ne hai mai incontrato uno? Raccontaci la tua esperienza e la tua opinione sulla nostra fan page di Facebook.

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Come migliorare i risultati di ricerca del proprio sito mobile

È un dato di fatto che le ricerche da mobile continuino a crescere ad una velocità esplosiva e i brand stanno via via scoprendo che le tecniche utilizzate per ottenere pagine in una posizione elevata nelle ricerche da desktop non sono le stesse da applicare al mobile.

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Mobile e SEO da desktop sono due differenti canali di marketing che richiedono due diverse strategie di ricerca.
Il cambiamento dell’algoritmo Google, a favore dei siti mobile responsive, rende il posizionamento ancora più essenziale nelle ricerche: se il sito mobile del brand non compare tra i primi risultati della ricerca, l’azienda non sarà immediatamente visibile e il click-through-rate precipiterà.
Sono 3 le regole da seguire per far sì che il tuo sito compaia nel ranking di search mobile.

1. Ottimizza i contenuti per la User Experience

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In primis ha senso riflettere sul criterio di inserimento dei contenuti all’interno di contesti di lettura mobile.
Non basta adattare il responsive o il flash, su un sito mobile l’utente può sfiorare con più facilità la notizia di interesse e il device è più ricco di distrazioni.

È importante facilitare la lettura, utilizzando un design semplice, ricco di liste e sottotitoli per una rapida scrematura delle informazioni. Mantenere al massimo 2 o 3 paragrafi, brevi, o saltare totalmente l’idea del paragrafo per soffermarsi sulla lista con sottotitoli.

È infine essenziale utilizzare elementi interattivi ed evitare quelli troppo invasivi, come ad esempio i video a espansione automatica durante il caricamento della pagina.

2. Ottimizza per la Geolocalizzazione

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Chi cerca informazioni da mobile si comporta in una maniera differente rispetto a chi lo fa da desktop: è in mobilità, necessita dell’informazioni rapida e che risolva il problema nell’immediato. È importante, mentre si ottimizzano le parole chiavi, ricordarsi che le parole/frasi ricercate sono in genere più brevi. Inoltre è utile tenere in considerazione che gli utenti Google Search in mobilità spesso hanno un intento di ricerca collegato ad una indicazione geografica/localizzazione.

Di conseguenza, l’ottimizzazione per la ricerca mobile implica anche ottimizzare per l’intento di ricerca locale. Chi cerca un pub, chi un bar, chi il caffè più vicino non sceglierà tra decine di fornitori di servizi simili, bensì focalizzerà la sua scelta in relazione alla risposta più rapida e più affine con la richiesta. Quindi ottimizza per frasi brevi e fornisci i contenuti soltanto dopo che gli utenti atterrano sul tuo sito: non farli cacciare la risposta, forniscigliela il prima possibile.

3. Punta sulla Reputation Management

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Come insegnano i vari blog, colmi di recensioni, la gestione della reputazione online è estremamente importante per la SEO. Questo è generalmente vero, ma raggiunge un livello di estrema rilevanza in quei servizi in cui la posta in gioco economica è maggiore: non si parla di un caffè, ma di un servizio come la riparazione auto, un ristorante ecc.

Non si può costringere le persone a recensire la propria attività, ma si può tuttavia coinvolgerli e chiedere loro la cortesia, magari con incentivi come una piccola scontistica futura. Inoltre, se il feedback di qualche cliente è particolarmente positivo può essere pubblicato anche sul proprio sito.

Key takeaways

Il mobile sta determinando la svolta nel mondo online. Per molti lo smartphone è diventato un’appendice aggiuntiva, per noi Millennial è il device della perenne connessione.

Lo sviluppo dell’ad-blocking  ha sollevato qualche domanda sul futuro della pubblicità mobile. Molte ricerche, tuttavia, evidenziano quanto l’utente non sdegni la pubblicità in generale, bensì pretenda meno invasione di contenuti non coerenti con i propri interessi di navigazione. Diventa quindi sempre più essenziale il saper fornire i contenuti ricercati dall’utente,  nel miglior modo possibile e facilitandone la reperibilità mediante una organizzazione sempre più strutturata.