Jack Dorsey e Twitter: 5 lezioni di leadership

Successi, fallimenti e lezioni dalla vita di un giovane leader che sfida i limiti e la creatività

Marco Fongaro

Web Marketing Assistant

Jack Dorsey e Twitter: 5 lezioni di leadership

by Everwise on Flikr

 

Il passerotto blu ha voltato pagina da circa un mese, affidandosi alla leadership di Jack Dorsey, co-fondatore di Twitter ed attuale CEO di Square.

Il suo doppio ruolo ha generato molte perplessità nell’ambiente. A suscitare dubbi non contribuiscono solo le difficoltà che derivano dal doppio mandato, ma anche il fatto che in passato i media lo hanno additato come un leader che mette a dura prova il self control dei suoi dipendenti. Sarà per smentire queste voci che il nuovo amministratore delegato ha appena conferito un terzo delle sue azioni della società ad un fondo per i dipendenti?

Non bastasse questo gesto altruistico e il suo curriculum a trasformare i mormorii sul suo conto in cinguettii, ecco altre cinque buone ragioni per sostenerlo.

1. Il potere dei limiti

Le due società sotto la leadership di Jack Dorsey, Twitter e Square, sono entrambe nate sotto l’idea dei limiti come principi guida, anche se pare esserci la mente del neo-CEO dietro all’idea di togliere il limite di 140 caratteri dai Tweet.

C’è poi la convinzione diffusa che le persone diventino più produttive in prossimità di una scadenza, e gestire due aziende di tale spessore fornirà a Dorsey tutte le deadline che gli serviranno per sentirsi stimolato. C’è poi da augurarsi che queste si trasformino in altrettanti punti d’inizio, visto che Twitter ha decisamente bisogno di ripartire per stare al passo con tutte le novità presentate dai competitor.

2. La creatività viene dalle connessioni

È stato Steve Jobs a dire che “la creatività consiste nel collegare le cose”, specificando che per farlo al meglio serve una vasta gamma di esperienze personali ed innovative da cui attingere.

L’uomo con il dolcevita continuava affermando: “Quando chiedi a persone creative come hanno fatto a fare qualcosa, si sentono quasi in colpa perché non l’hanno realmente creato, hanno soltanto immaginato qualcosa. E dopo un po’ è sembrato ovvio, questo perché sono stati capaci di collegare le esperienze vissute e sintetizzarle in nuove cose”.

Insomma, la creatività nasce dalla capacità di unire idee esistenti per creare qualcosa di nuovo: varrà anche per due aziende? Ed è possibile contribuire con nuove idee, ritornando in un sistema che si è contribuito a fondare?

Jack Dorsey e Twitter: 5 lezioni di leadership

3. Coltivare ampiezza e profondità

Una varietà di esperienze fornisce ampiezza, ma un buon amministratore delegato ha bisogno di profondità.

Sono poche le figure dirigenziali che hanno gestito due società contemporaneamente, ma tutti hanno dimostrato di avere una passione unificante, un tema ricorrente, una lente attraverso cui vedere il mondo: per Steve Jobs è stato il computer, per Elon Musk l’ingegneria.

Jack Dorsey punta invece sul movimento. Intervistato da The New Yorker ha sostenuto che “Twitter è basato sulle parole in movimento. Square riguarda lo spostamento di denaro” e a chi lo accusa di presentarsi al lavoro un giorno alla settimana va ricordata l’intervista del 2011 in cui Jack svela il segreto della sua linea di management:

“Il mio metodo prevede un tema diverso per ogni giorno. Lunedì, in entrambe le società, mi concentro sulla gestione e sul funzionamento, il martedì è focalizzato sul prodotto, il mercoledì su marketing, comunicazione e crescita, giovedì su sviluppatori e partnership, venerdì sulla società e la cultura e di reclutamento”.

Le escursioni del sabato e le riflessioni della domenica chiudono la settimana-tipo del leader: tutti i suoi collaboratori sanno di avere sette giorni per presentare dei progressi!

4. Il fallimento porta al successo

“Ogni fallimento è semplicemente un’opportunità per diventare più intelligente”, sosteneva Henry Ford.

Il fallimento accende una nuova fiamma nelle menti intraprendenti, e Jack Dorsey pare essere una di queste. All’età di 26 anni ha accumulato numerosi insuccessi cercando di lanciare varie aziende e in tempi più recenti non gli è andata meglio, visto che nel 2008, al termine di una serie di disavventure, è stato allontanato dalla più famosa delle sue creature, Twitter.

Biz Stone, nel suo libro Things a Little Bird Told Me: Confessions of the Creative Mind scrive: “Jack è stato abbattuto. In seguito avrebbe descritto la sensazione come quella che si prova quando si viene colpiti da un pugno allo stomaco […] Poi disse: ‘Ho intenzione di essere come Steve Jobs. Ho intenzione di tornare un giorno‘”.

Quel giorno è arrivato e oggi sta a lui ora dimostrare di essere un novello Lazzaro e non un comune zombie.

Jack Dorsey e Twitter: 5 lezioni di leadership

5. Sfidare gli assunti: la vera leadership

Si può richiamare un co-fondatore cacciato pochi anni prima?
Si possono dirigere due società allo stesso tempo?
Si può ventilare l’eliminazione di un elemento costitutivo di Twitter come il limite dei 140 caratteri per post?
Si può licenziare l’8% dei dipendenti per poi regalare ai rimanenti parte delle proprie azioni della società per un valore di circa 200 milioni di dollari?
Si può riallacciare il rapporto con gli sviluppatori, compromesso dopo la chiusura di Politwoops?
Si possono attuare strategie per riportare i livelli di crescita di Twitter al pari delle aspettative?

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Jack Dorsey ci crede. Se non ce la farà sarà un fallimento personale, ma se riuscirà nell’impresa di risollevare le sorti dell’azienda avrà vinto la sfida della sua vita, rompendo gli schemi e imponendo la sua logica.

Un simile scenario richiama lo schema di apprendimento giapponese Shuhari, secondo il quale per padroneggiare un’arte occorre passare attraverso tre fasi: imparare, mettere in pratica e infine porre in discussione quanto appreso  per creare un proprio stile personale e conseguentemente nuovi standard.

Per questo esistono molti leader competenti, ma pochi che abbiano il coraggio, anzi, l’incoscienza di essere davvero disruptive.

Citando Arthur Schopenhauer: “Ogni uomo pensa che i propri limiti siano quelli del mondo”. Qualcuno fa eccezione, ed entra nella storia.