Ninja Social Oroscopo della settimana dal 29 Gennaio al 4 Febbraio

Cari Guerrieri, bentornati al Ninja Social Oroscopo della settimana… Gli astri questa settimana hanno deciso di restare pressoché immobili. Come quando ci prendiamo (o come quando dovremmo poterci prendere!) un pò di riposo in vista di una sfilza di consegne, gare, eventi, nuovi brief per le settimane a venire, … ma i pianeti, si sa, sono molto più saggi dei digital manager da lunghe nottate in ufficio a combattere contro il signore della sicurezza!

Per questa settimana quindi il Sole se ne sta nel geniale ma indipendente Acquario, Mercurio e Venere controllano gli analytics della loro fanpage in Capricorno mentre Marte gongola in uno Scorpione che come nessuno sa seguire i suoi impulsi provocatori ed erotici.

Ecco quindi qualche previsione segno per segno… buona settimana!

Partiamo proprio dal segno hot dello Scorpione che in questa settimana collezionerà una sfilza di “epic win” da far arrossire il presidente iraniano ma non solo. “Escile” sarà il suo cavallo di battaglia… e che si tratti di promozione della prosperità universitaria o di incentivo a mettere Like su di una pagina poco importa. Su questo sconvolgimento ormonale e su tante altri fenomeni della nuova vita social si interrogherà invece il Sagittario, lasciato solo soletto dai pianeti veloci e leggeri a rispondere alle domande di Saturno sulla sua vita… senza nemmeno poter consultare Wikipedia!

La Vergine ed il Toro per tutta la settimana continueranno a stupirci non solo con un eccesso di godereccio benessere (anche se il Toro con Marte opposto potrebbe confondere benessere con dolce far nulla) ma anche con un desiderio d’amore che potrebbe pervadere ogni angolo della loro vita social. Così li ritroviamo a leggere commossi le frasi di Fedez nei Baci Perugina… Manco a dirlo che se la Vergine si concentra sul contenuto, il Toro punta alla nocciolina!

I Pesci si sentono in diritto finalmente di gratificarsi, tanto più che adesso per fare shopping non devono nemmeno uscire da Facebook… e non vuoi regalarti una cosina per festeggiare questa Luna che si è tolta dall’opposizione?? E non vuoi comperarti un completino intimo via chat per dare libero sfogo a questo Marte che ti rende super hot?? No, no, e ancora no diranno invece stranamente i Gemelli che almeno per questi prossimi giorni potrebbero risultarvi parecchio pignoli se non maniacali anche nell’investire qualche monetina sul loro amato KickStarter. E’ l’effetto di Saturno insieme a Giove che li rende qualche volta meno audaci e più riflessivi!

Se invece gli influssi di Marte, pianeta delle energie, renderanno questa settimana il Cancro insospettabilmente apocalittico e poco romantico come Mad Max del videogioco della Warner Bros, al contrario Acquario e Leone con Marte in aspetto negativo e meno agguerrito si daranno ad una dieta “digital detox” per ritrovare l’equilibrio tra on line e off line.

Il Capricorno di stare a dieta digital non ci pensa nemmeno ed anzi si tuffa nel lavoro con un vigore che cerca gratificazione personale oltre che professionale. Così per tutta la settimana si interrogherà sul modo per trasformare la sua audience in community… come dire, ha sempre più voglia di essere adorato! Al contrario la Bilancia cercherà di defilarsi da ogni impegno sia di business sia d’amore e di mettere il salvaschermo ai suoi impegni sociali per darsi ad un periodo di rivisitazione della sua personale brand identity. Enel docet!

Infine l’Ariete continua a ritenere che per costruire sia necessario studiare, studiare e ancora studiare. Non si farà quindi scappare nessuno dei corsi di Ninja Marketing… anche quando decideranno di farne uno di cucina!

mad max pc

Mad Max, il videogioco apocalittico di Warner Bros

Ho avuto modo di provare (e finire) Mad Max, qualche mese fa. Il gioco, per pc, è stato rilasciato il 1 settembre 2015. Io per fiondarmi alla guida dell’Interceptor, però, ho atteso le vacanze natalizie. Volevo godermi un titolo, che già immaginavo adatto al mio gusto. E ho voluto recensirlo perché desidero condividere la mia passione videoludica. Il gioco, del resto, ricorda al bambino dentro di noi, l’adulto che siamo diventati.

Detto ciò, indossa un paio di occhiali protettivi, riempi la tua borraccia d’acqua e preparati a salire a bordo della più grande avventura ambientata nell’universo creato da George Miller.

Introduzione

mad max videogioco pc

Mad Max è un gioco d’azione in terza persona, basato sull’omonima serie di film. In particolare, la nuova fatica della Warner Bros, fa riferimento all’ultimo capitolo/reboot della serie: Mad Max Fury Road.

Per quei pochi che non conoscono i film, il gioco è ambientato in un mondo post-apocalittico, dove la scarsità di risorse quali acqua, cibo e benzina rendono la vita estremamente difficile. Il gioco è un open-world in cui vestirai i panni di Max, un uomo ossessionato dal suo passato. Il tuo obiettivo è viaggiare attraverso le “Sabbie del Silenzio“, ma per farlo dovrai costruire una macchina, capace di sostenere questo lungo e pericoloso viaggio. La mitica V8 Interceptor di Max, infatti, è stata rubata da Scrotus, figlio di Immortan Joe. Ad affiancarti nella costruzione di un nuovo veicolo, ci sarà il “pollice nero” Chumbucket.

Grafica e ottimizzazione

mad max videogioco pc tempesta di sabbia

L’impatto grafico di Mad Max è incredibile. In una parola: meraviglioso. Non temere, il tuo pc non dovrà necessariamente essere di ultima generazione. Anche se un buon laptop da gaming farebbe girare questo gioiellino al massimo dei dettagli, e a un frame rate fisso sui 60. Sai perché? Per l’ottimizzazione grafica, che i ragazzi di Avalanche Studios hanno saputo realizzare. Il gioco, infatti, gira con alti valori di frame rate, anche su pc che raggiungono a mala pena i requisiti minimi. Io stesso, che non ho un pc molto performante (lo uso principalmente per lavoro), ho avuto modo di finirlo con un buon compromesso, in termini di impatto visivo e prestazioni in gioco.

I modelli dei personaggi e dei veicoli sono tutti molto dettagliati, in particolare Max e la Magnum Opus (la tua nuova auto). L’interfaccia di gioco è minimale e pulita. Sullo schermo avrai solo quelle poche informazioni di cui hai bisogno. Anche i vari menu di gioco sono di facile navigazione e abbastanza intuitivi.

Gameplay

mad max videogioco pc magnus opus

Il gameplay di Mad Max è incentrato prevalentemente sul combattimento e sull’esplorazione. Essendo un free-roaming lo scopo del gioco, oltre completare la quest principale e le varie missioni secondarie, è vagare. E sotto questo punto di vista, Mad Max risponde alla grande. Perché, se da un lato il combattimento – che ti terrà impegnato per parecchio tempo – risulta alla lunga ripetitivo e semplice, le diverse alternative che puoi avere, per compiere determinate azioni sono parecchie. Per non rovinarti la sorpresa, o castrare la tua fantasia, ti lascio il piacere di scoprire i centouno modi per far saltare in aria un convoglio.

Tornando a parlare di combattimento, bisogna distinguere le due modalità previste. Il corpo a corpo, ben realizzato, è pressoché identico a quello fornito dai giochi di Batman. Con una principale differenza: non dovrai saltare per tutta la stanza, cercando di mantenere attiva la tua combo – del resto Max è meno agile del Cavaliere Oscuro.

Troverai armi da mischia, come mazze, martelli, e altre armi improvvisate – esclusivamente contundenti. Queste armi si romperanno dopo un paio di colpi. Quindi cerca di non affezionarti troppo a quel randello di ferro e ruggine, con il quale hai spaccato mascella, al primo bandito incontrato.

La pecca di questo sistema è rappresentata dalla facilità stessa del combattimento. Mi spiego meglio. Durante le sessioni di lotta a piedi, non verrai mai attaccato da più di un nemico. Sì, sarai accerchiato, questo è vero. Ma faranno a turno per cercare di stenderti. Non dovrai fare altro che attendere l’animazione d’attacco, difenderti e contrattaccare. Questo, ripetuto N volte. Tutto ciò vanifica un approccio tattico, e rende il combattimento piatto e prevedibile.

Però, andando ad analizzare il secondo tipo di combattimento, che il gioco propone, si inizia a ragionare. Che goduria sfrecciare con la Magnus Opus e distruggere i tuoi nemici a sportellate. Sì, il combattimento su quattro ruote è, probabilmente, una delle parti migliori di Mad Max.

Questi due tipi di combattimento sono presenti in tutte le fasi gioco. Quindi, sia durante le missioni della storia sia durante quelle secondarie – ma anche durante il free-roaming – potrai trovare modi, sempre nuovi e fantasiosi, per massacrare i tuoi nemici. Che siano appiedati o motorizzati.

Potrai liberare basi nemiche, disarmare campi minati, abbattere “spaventapasseri” nemici (grosse torri di rottami e cadaveri, che instillano terrore nella popolazione) e torri da cecchino. Potrai anche salire su delle mongolfiere, per avere una visuale migliore della regione in cui ti trovi.

Tutte queste attività contribuiscono a ridurre i pericoli in una regione. Da un lato prettamente ludico, invece, aumentano, e di tanto, la longevità del gioco.

Storia

mad max videogioco pc ending

Se hai familiarità con i film di Mad Max, saprai sicuramente che non eccellono nella trama. Si tratta, infatti, di mera azione, condita da una decina di battute ad effetto. Questo gioco segue la stessa regola, e la trama non si discosta troppo da quanto detto nell’introduzione di questo articolo.

Dovrai recarti da un luogo all’altro della mappa, completare le missioni principali, e potenziare l’Opus. Non voglio aggiungere troppo comunque per non rovinarti la storia. Gli spoiler, del resto, non piacciono a nessuno. Posso dirti, però, che ho trovato il finale un po’ deludente. Principalmente a causa dell’ultima boss fight. Abbattere Scrotus, infatti, non è stato così difficile come avrebbe dovuto essere. E questo, per me, è un piccolo neo, che rovina un gioco (quasi) perfetto.

Ad ogni modo, le missioni principali e quelle secondarie ti porteranno via circa 20/25 ore. se vuoi completare il gioco al 100% il counter sale, e di molto (circa 60 ore).

Personalizzazione

mad max videogioco pc personalizzazione

Mad Max dispone di una grande quantità di opzioni di personalizzazione, per tre diversi elementi.

In primo luogo, abbiamo i potenziamenti per la Magnum Opus, con diciotto diverse categorie, ognuna delle quali ha tra tre e dodici aggiornamenti. Questo ti permetterà di configurare la tua auto in maniera del tutto personale.

Attenzione, però, a cosa compri, e cosa decidi di sostituire sulla tua Magnus Opus. Alcune modifiche, infatti, hanno un impatto negativo, su alcune prestazioni della tua auto: se monti il paraurti da combattimento più pesante, per poter sfondare i mezzi nemici come delle lattine, perderai in velocità massima e accelerazione. Valuta le tue scelte di conseguenza, e cerca di adattare queste modifiche al tuo stile di gioco.

In secondo luogo, abbiamo i potenziamenti per Max stesso. Otto diverse categorie, e tanta roba da sbloccare. Si può scegliere la giacca da usare, se tenere la barba e i capelli incolti o curati, quale fucile portarsi dietro, e numerose mosse speciali con le quali finire i tuoi avversari. A differenza che con l’Opus, tutti questi potenziamenti forniscono sempre e solo dei miglioramenti, rispetto a quelli dei livelli precedenti.

Per finire, c’è un’ultima categoria di potenziamenti: i gettoni di Griffa. Salendo di livello o completando determinate sfide – come le corse – guadagnerai questi particolari gettoni, che potrai spendere da Griffa, un uomo misterioso che vaga solitario per il mondo. Fra le opzioni di potenziamento abbiamo: incremento della salute massima, armi da mischia più solide, la capacità di trovare più acqua e molto altro.

Audio

L’audio in questo gioco è – a parte qualche raro bug – assolutamente perfetto. Il doppiaggio è eccellente, soprattutto per le voci di Max, Chumbucket e Stank Gum. La colonna sonora del gioco è all’altezza e anche gli effetti sonori sono ottimi. In particolare il suono di ossa spezzate, il rombo dei motori, e le spettacolari esplosioni.

Verdetto

Acquisto consigliato. Mad Max è un gioco post-apocalittico open-world, con una grafica che non ha nulla da invidiare a molti altri titoli, tonnellate di possibilità di personalizzazione, e un sacco di attività per tenerti occupato.

Voto: 8,5

Mad Max: aspetto la tua opinione!

Quando finirai Mad Max, aspetto un tuo parere sulla recensione appena letta. Questo gioco mi è piaciuto davvero, e ho voluto recensirlo proprio per questo. Avevo letto diversi pareri, sia negativi sia positivi. Lamentavano la monotonia e l’assenza di trama. Beh, i giochi sono per antonomasia monotoni. Hanno regole, schemi da rispettare. Max, almeno in parte, riesce a sovvertire questa mia affermazione. Con un gameplay solido, una grafica eccellente e un comparto audio ben realizzato.

Facebook Messenger: lo shopping si fa in chat

La chat non è più luogo di chiacchiere, non solo per lo meno. Pare, infatti, che Facebook sia alle prese con Chat SDK, uno strumento messo già a disposizione di alcuni sviluppatori per creare bot interattivi personalizzati così da inserire nuove funzioni su Messenger.

Prenotare un tavolo, acquistare biglietti, prenotare viaggi, comprare un mazzo di rose: potrai fare tutto senza lasciare la chat, cosa che si rivelerà utilissima, tra le altre cose, per stupire il tuo date con effetti speciali.

Un esempio più pratico e volto a migliorare la tua vita di tutti i giorni? L’accordo già attivo con gli sviluppatori di Uber che permette di prenotare la corsa, fissare un luogo d’incontro e pagare direttamente dalla chat.

Il Conversational Commerce è dunque la strada del 2016 e Facebook ci si butta facendo la concorrenza a se stesso, tanto per non sbagliare. Chat SDK, infatti, non è il solo strumento in fase di progettazione: M, l’assistente con intelligenza artificiale, potrà in effetti fare gran parte delle cose che farà Chat SDK.

Facebook-Messenger-Uber

 

La differenza principale sta nel fatto che Chat SDK darà la possibilità ai partner di Facebook di progettare bot personalizzati che permettano lo svolgimento di uno specifico compito via chat (come, appunto, Uber). Si potrà inviare richieste e ricevere informazioni senza essere amici o regalare Like ai bot.

In oltre, se M punta a perfezionare Messenger come strumento di comunicazione sostitutivo di tutti gli altri, Chat SDK pare aspiri anche a utilizzare l’apporto degli sviluppatori esterni nel dare valore a Messenger: questo perché. stando sulla chat e accedendo a servizi esterni, Facebook potrà incrementare il suo fatturato.

Che ne pensate, amici lettori? Scrivetecelo sulla nostra pagina Facebook!

La ripresa economica inizia dall’arte italiana

Sentiamo spesso dire che il nostro Paese potrebbe vivere e prosperare di sola arte, ma quanto c’è di vero dietro questo modo di dire sull’arte italiana? È davvero così? Oppure è il solito luogo comune?

Di certo possiamo dire che sì, è vero, il nostro Paese spesso e volentieri rappresenta un museo a cielo aperto. Se una passeggiata nei meandri della capitale romana può catapultarti nell’antica Roma, una sessione di jogging nel centro di Firenze può farti risvegliare nel Rinascimento fiorentino, tra musei e artisti di spessore.

Potrei andare avanti per ore, ma perderei tra le mie fantasie il nocciolo della questione. Il dato importante da evidenziare è che il 2015 è stato un anno molto importante per l’Italia in termini di fruizione di contenuti culturali, artistici e museali.

Arte italiana: numeri confortanti dal 2015

La ripresa economica inizia dall'arte italiana

Secondo i dati riportati dall’ANSA l’anno 2015 ha visto il nostro Paese protagonista assoluto nel settore del turismo: numeri confortanti arrivano dal Colosseo, da Pompei e dagli Uffizi che sono stati invasi dai turisti di tutto il mondo come mai accaduto prima.

Sono ben 7,5 i milioni di visitatori in più rispetto allo scorso anno, turisti questi, che permettono al nostro paese di fare un balzo importante nel comparto turistico legato all’arte, un frangente che da molto tempo aveva proprio bisogno di una bella sferzata in termini di consensi.

Non parliamo solo delle grandi città, anche realtà più piccole come Paestum e Castel del Monte di Andria riportano numeri interessanti.

L’ANSA parla di altri risultati eccellenti: nell’ultimo anno, fa notare il ministro alla cultura Franceschini, i visitatori dei musei italiani “sono aumentati del 6% (2,5 milioni di persone in più), gli incassi del 14% (+20 milioni) gli ingressi gratuiti del 4% (+ 900mila)”.

L’arte italiana in ripresa, un piccolo segnale che può dare una grande scossa

La ripresa economica inizia dall'arte italiana

Tutto questo può veramente far bene alla ricrescita economica del nostro Paese, tanti sono gli incassi che possono arrivare da questo settore. Una gallina dalle uova d’oro, che troppo spesso scordiamo di avere proprio sotto i nostri occhi. I risultati sono ottimi, ma quelli di una sola annata possono creare false speranze, diventa opportuno in questo caso realizzare dei successi duraturi nel tempo.

LEGGI ANCHE: Vigamus, la storia dei videogiochi in un museo!

È in questo caso che gli strumenti che abbiamo a disposizione possono donare tante nuove opportunità.

Nuove forme di business per l’arte italiana

La ripresa economica inizia dall'arte italiana

Una strada in discesa, può trasformarsi in salita se non sappiamo cogliere i segnali importanti. L’anno nuovo non ha portato solamente belle notizie, ma anche qualche problema da cui dover ripartire.

Se i risultati delle visite sono incoraggianti, non sempre lo sono quelli inerenti ai servizi di accoglienza: le grandi città italiane spesso sono meno preparate rispetto alle grandi capitali europee in questo senso. Non di rado capita di leggere come le maggiori città italiane siano carenti nei servizi messi a disposizione dei cittadini.

Qui la soluzione potrebbe partire dallo Stato italiano: servizi di accoglienza, centri di ristoro, caffetterie, ristoranti e uno sguardo verso il futuro. Una possibilità è prendere esempio dalla Francia, dove il Salon International des musée, da poco aperto a Parigi, offre 150 stand futuristici di cui 25 dedicati a startup per rendere più attraenti le visite.

Un visita in questo museo potrà mostrarvi occhiali 3D, smartwatch tecnologici e videogiochi avveniristici.

Offrire la possibilità ai giovani e alle startup di aprirsi a un settore come quello museale può essere anche la possibilità giusta per sviluppare idee vincenti nei nuovi settori legati al business culturale.

Digital Detox: ritrova il tuo equilibrio tra online ed offline. Partecipa gratis al Ninja Talk

Continua la serie di appuntamenti online del tutto gratuiti, pensati per i professionisti del digital & social media marketing.

Il prossimo Ninja Talk  Digital Detox: ritrova il tuo equilibrio tra online ed offline è previsto per il 16 marzo 2016 dalle ore 13 alle ore 14.

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Come massimizzare l’uso del mio tempo? Come trascorrere un weekend in modalità digital detox?

In questo Ninja Talk esploreremo il fenomeno del Digital Detox: la necessità per molti di ristabilire un equilibrio tra il tempo passato sui nostri device connessi ed uno stile di vita più “analogico”.

I docenti Alessio Carciofi e Sandro Formica illustreranno un metodo che permette di riappropriarsi del tempo e migliorare la propria produttività, anche quando si è lontani da notifiche, email e social network.

Dopo aver seguito questo Ninja Talk saprai:

1. Applicare un sistema di controllo del comportamento digitale
2. Prendere decisioni con maggior chiarezza
3. Condurre una gestione più efficace del tuo Time Management

Dei case study saranno utili nel comprendere come trascorrere il tempo libero disintossicandosi dal digitale.

Ricapitoliamo:

Digital Detox

Alessio Carciofi, Digital Strategist & CEO Your Digital Detox
Sandro Formica, Co-Founder di Your Digital Detox

Mercoledì 16 marzo 2016, dalle ore 13 alle ore 14

Hashtag ufficiale: #ProductivityNinja

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Medium, Facebook Note o LinkedIn Pulse? Cosa scegliere, quando e perché

I social network sono fatti per portare in scena noi stessi. Anzi, il meglio di noi stessi.
Quelli tra voi ninja appassionati di sociologia si saranno sicuramente imbattuti nel lavoro di Erving Goffman, “La vita quotidiana come rappresentazione” (“The Presentation of Self in Everyday Life“), pubblicato, originariamente, nel 1959. Goffman utilizza la metafora del teatro e analizza la relazione tra il palcoscenico e il retroscena nei quali ognuno di noi si affaccia quotidianamente. Secondo il sociologo, l’individuo/attore è osservato da un pubblico, ma nello stesso tempo egli fa parte del pubblico per la “recita” dei suoi stessi spettatori.

Pubblicare su Medium, Facebook Note o LinkedIn Pulse? Cosa scegliere, quando e perché

Ecco, immaginate i social network come il palcoscenico, in cui ognuno di noi recita la parte migliore faticosamente costruita nel retroscena. Ci piace raccontare, e ci piace raccontarci. Non a caso, ancor prima dei social, il web 2.0 si è popolato di innumerevoli blog. Oggi non abbiamo più la necessità di aprire pagine di WordPress.com, grazie ai nuovi strumenti di Twitter, Facebook e LinkedIn. Template minimal, tool intuitivi, pubblici attivi. Medium, Note e Pulse: cosa scegliere?

Medium

Medium è la piattaforma per scrivere e condividere post online creata dal cofondatore di Twitter Ev Williams, ed è disponibile, oltre che su web, anche come app iOS e Android. Gli utenti, qui, passano molto tempo a leggere gli articoli, a commentarli e a scriverne di nuovi, spesso usando come spunto altri articoli letti sulla piattaforma.

All’interno degli articoli è possibile menzionare altri utenti, attraverso il loro @nickname, e l’editor si presenta ricco di tool, per personalizzare al massimo il proprio articolo. Medium ha messo a disposizione anche alcune API, ossia un strumenti per i programmatori, così da rendere possibile la pubblicazione di contenuti anche attraverso altri sistemi, tra cui troviamo Blogger di Google e WordPress.

È la piattaforma di publishing più completa, ed è la migliore per gli amanti di Twitter: Medium è come se vi desse la possibilità di proseguire oltre i 140 caratteri, per poi condividere in modo rapido i post via tweet. Tra le tipologie di articoli che vanno per la maggiore ci sono sicuramente quelli di inchiesta e approfondimento, news, citizen journalism e analisi media (soprattutto su TV e cinema).

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Facebook Note

Facebook Note è, come ben sapete, uno degli strumenti più “antichi” di Facebook: esiste sulla piattaforma da sempre. Ma, fino a pochi mesi fa, Facebook Note non era sexy. Per niente. Poi la rivoluzione, prima per i profili e poi per le pagine.

Note non è ancora ai livelli di Medium, per diverse ragioni tra cui l’impossibilità di ricercare gli articoli/note attraverso parole chiave (è possibile soltanto nelle pagine, grazie alla search tab interna appena aggiunta), l’editor scarno, la poca rilevanza data dall’algoritmo.

Note però si rivela molto utile per comunicare con i propri “fan” o amici, condividendo con loro contenuti più complessi di un classico post. È molto utilizzato dalle pagine che rappresentano organi istituzionali, dai food blogger, e da personaggi pubblici (pensate ad esempio al benvenuto di Zuckerberg e consorte alla figlia appena nata, oppure alla nota di Bill Gates per la Giornata mondiale contro la poliomelite).

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LinkedIn Pulse

Innanzitutto, per utilizzare LinkedIn Pulse dovete settare il vostro account LinkedIn sulla lingua inglese. Dopodiché avrete la possibilità di postare sulla piattaforma di publishing interna. Gli articoli su Pulse possono essere trovati facilmente attraverso parole chiave, e hanno una enorme rilevanza nella bacheca tra i vostri contatti.

LinkedIn Pulse è estremamente accattivante, sia dal punto di vista grafico, sia per l’editor ricco e ben curato, che vi permetterà di pubblicare post dettagliati in ogni aspetto. È innegabile che sia un ottimo strumento di personal branding, da sfruttare restando all’interno della piattaforma LinkedIn (i vostri contatti vengono avvisati del nuovo post grazie alle notifiche), e potrete davvero dimostrare le vostre competenze. Inoltre, a livello SEO i post pubblicati su LinkedIn vengono indicizzati su Google.

Come tipologia di post, troviamo articoli tecnici (nelle più disparate categorie merceologiche), diventando così uno spazio di vero approfondimento, dove poter imparare sempre qualcosa di nuovo. Non dimenticate mai di postare i vostri articoli sui gruppi LinkedIn in linea con la tematica trattata.

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Quando il boss è donna: perché puntare sul talento femminile

Quando il boss è donna: perché puntare sul talento femminile

Nel mondo del lavoro di oggi la donna è ancora un argomento secondario? Sembra proprio di sì, se solo il 5% delle aziende mondiali vede le donne al pari degli uomini in materia di lavoro e di potere; mentre per raggiungere la parità dei sessi si parla, addirittura,  di 117 anni di attesa.

Ironico se si pensa al mondo 2.0 in cui viviamo!

Qualcosa però sta cambiando, dalle aziende che iniziano a puntare sulle assunzioni in rosa e sul talento femminile, al 57% dei leader che vedono nel sesso femminile una risorsa critica verso il successo.

Le ricerche, inoltre, depongono a favore del gentil sesso: chi punta al talento femminile nella propria azienda, anche a livelli alti, avrà più successo e contribuirà a cambiare la storia.

La discriminazione è donna, le scuse più frequenti

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Essere donna, a volte, è discriminante, soprattutto se si parla del mondo del lavoro, in cui le donne sono emarginate semplicemente perché di sesso femminile oppure perché, secondo l’azienda, portano con sé caratteristiche che non le rendono adatte ad essere considerate veri leader.

Secondo una ricerca condotta all’interno del panorama startup americano della Silicon Valley,  la percentuale maggiore di esclusione della donna dalla vita aziendale e dalle decisioni è legata al fatto che il genere femminile è considerato troppo aggressivo nell’approccio (84%), contro un 66% che indica l’esclusione di genere, ossia il non essere presa in considerazione proprio perché donna.

Ma sarà davvero così?

Le intervistate rispondono che non solo vengono esplicitamente escluse dagli eventi “per solo ragazzi”, ma che a volte l’emarginazione si trasforma in nomignoli sessisti o approcci sessuali da parte dei colleghi e del boss.

La soluzione potrebbe essere quella di denunciare i fatti alle Risorse Umane, ma non sempre questo comporta un miglioramento della condizione, anzi potrebbe rendere la vita sul lavoro molto più difficile. Molte intervistate, quindi, affermano che è meglio tacere piuttosto che dare voce alle ingiustizie.

Potere alle donne, i benefici di avere uno staff in rosa

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Le cose stanno iniziando davvero a cambiare: assumere donne non è più solo una questione di eticità, ma significa investire su talenti rosa in grado di migliorare innanzitutto l’andamento economico dell’azienda.
Per dare un’accelerata, e cercare di passare da 117 anni ad un paio appena, è necessario che i board aziendali favoriscano l’integrazione dei talenti femminili seguendo alcune piccole regole:

  1. favorire una carriera femminile, illustrando alla donna in azienda quali sono le opportunità concrete in base anche alle skill specifiche o al talento di ognuna. L’8% di CEO donne va aumentato!
  2. Riscrivere le policy aziendali per favorire il cambiamento culturale all’interno dell’azienda in modo che le quote rosa vengano equiparate alle quote azzurre, in responsabilità e ruoli. In fondo anche la casalinga non è più solo donna.
  3. Plasmare un ambiente favorevole in cui uomini e donne possano lavorare fianco a fianco per raggiungere l’obiettivo aziendale, la vera meta comune. Coaching, Mentoring, Providing Examples il mix perfetto per coinvolgere le donne nella strada verso il successo.

Le aziende che hanno iniziato il cambiamento hanno registrato un miglior ambiente di lavoro e risultati economici migliori, diventando veri poli attrattivi per talenti.

LEGGI ANCHE: 30 Under 30: chi sono i giovani Italiani da tenere d’occhio selezionati da Forbes

Yahoo!, eBay e Facebook: i big che puntano sulle donne

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Si chiamano Meg Whitman, Sheryl Sandberg, Marissa Mayer e sono tre delle paladine della categoria “il boss è donna”.

Il primo nome della lista è quello della donna e CEO di eBay, uno dei siti internet più conosciuti a livello mondiale. Studi economici e un MBA la rendono una professionista del mondo economico e della direzione di impresa. Nella sua carriera si contano presenze anche in DreamWorks Animation e Procter&Gamble, oltre che nel panorama politico a fianco dei repubblicani. Insomma, una carriera che qualsiasi uomo potrebbe invidiare.

Sheryl Sandberg, donna e Chief Operating Officer per Facebook dal 2008 e dal 2012 la prima donna del board direttivo del più famoso social network. La sua carriera non parte con Facebook, ma dal 2001 al 2008 timbrava il cartellino a Google, contribuendo al lancio di Google.org.

Ultimo nome della lista, Marissa Mayer, donna e CEO di Yahoo! dal 2012, eletta nello stesso anno tra le donne d’affari più potenti d’America. Prima di Yahoo! la sua carriera si sviluppa dal concorrente Google, in cui partecipa al progetto di Google Search per la nascita di Maps, Gmail e iGoogle.
Dopo un solo anno in Yahoo! scrive la sua prima policy aziendale completando il tutto con la creazione di un asilo aziendale.

Cari maschietti, l’8 marzo si avvicina e questo può essere l’anno buono per ripensare ai candidati per la prossima promozione aziendale!

fedez ambassador per Baci Perugina

Fedez e Baci Perugina: è vero Influencer Marketing?

L’influencer marketing trova sempre più spazio nella comunicazione dei brand, anche italiani. È di pochi giorni fa la notizia che i Baci, celebri cioccolatini di Perugina, in vista del momento clou dell’anno, San Valentino, abbiano scelto come ambassador il rapper Fedez. Oltre che metterci faccia e tatuaggi, Fedez realizzerà delle frasi esclusive che verranno inserite nei bigliettini romantici all’interno dei Baci.

Una notizia e una scelta non certo “ordinaria”, che ha quindi subito generato molto dibattito, distinguendo il popolo web tra chi vede in questo un colpo di genio e chi un possibile errore. È tempo di fare chiarezza, valutando i diversi aspetti di Fedez come influencer. 

Sentiment e impatto sugli utenti

La questione “immagine” ha sicuramente avuto peso nella scelta di Perugina. Il desiderio del brand è indubbiamente quello di rinnovare la comunicazione e la percezione del prodotto, cercando di sdoganarlo da quel suo essere così “classico”. Una volontà di rinnovamento, ma soprattutto di proporsi a un pubblico diverso, più giovane, e di conseguenza a un nuovo segmento di mercato. Scelta giusta in teoria, ma che nasconde spesso più di un problema (lo sanno bene le tante aziende storiche che ci hanno provato).

Molto spesso cambiare pelle porta sì a toccare nuovi possibili target, ma rischia allo stesso tempo di disorientare i clienti storici. Un fatto che è ancora più netto quando parliamo di una figura dall’enorme visibilità e che (come molte celebrities) ha un seguito non tanto di follower quanto di fan. La passione di questi ultimi porta a un appoggio e un coinvolgimento totale e indiscusso all’interno della sua cerchia, mentre all’esterno, in maniera diametralmente opposta, vige un sentiment negativo (spesso al di fuori). Amore o odio, senza via di mezzo. Questi alcuni esempi di sentiment che Fedez suscita negli utenti.

Affinità tra le parti

I dubbi descritti nel punto precedente si spiegano con una sola parola: affinità. Una parola che esprime un concetto chiave nell’influencer marketing, la vicinanza (di stile, modi, intenti) che dovrebbe esserci tra brand e influencer. Un elemento essenziale per sfruttare al meglio le qualità della figura scelta e massimizzare le performance del progetto, ma soprattutto una questione di reputazione. Collaborare con un influencer significa farlo diventare parte del brand, rappresentante pubblico dello stesso. Tradotto significa che ogni suo comportamento, anche a livello di vita privata, coinvolgerà e ricadrà sul marchio.

LEGGI ANCHE: Una lista di tool per ottimizzare le azioni di Influencer Marketing 

Se parliamo di affinità è facile comprendere la distanza che intercorre tra Baci Perugina e il rapper milanese. Una distanza che si evidenzia con l’uso del quadrato semiotico. Basandosi sulle direttrici DISCRETO – AUDACE e CLASSICO – INNOVATIVO il risultato è evidente.

Non una bocciatura assoluta, certo. Fedez è ormai una figura universale, capace di essere molto trasversale: dietro tutti quei tatuaggi è quello che abbraccia la nonna prima del concerto trasmesso in tv, quello che ha la mamma che gli fa da manager o quello che si commuove ad X Factor. Insomma, una figura che vuol sì risultare “nuova” e dirompente, ma che dietro la faccia da ‘bad boy’ ne cela molte altre, perfette per ogni situazione. Una capacità di adattarsi e di sapersi “vendere”, che ne fa strumento di comunicazione ideale per molti brand.

Certo è che, nonostante questo, la distanza resta e con questa, come detto, il pericolo di snaturare il marchio e d’incidere negativamente sui clienti abituali.

Visibilità

Ci sono pochi dubbi sul fatto che Perugina abbia voluto Fedez anche e soprattutto per la sua enorme esposizione mediatica e digitale, che si traduce in vasta audience e quindi visibilità (per lui e, spera il brand, per il prodotto). Si parte da qui. La scelta di Perugina è molto probabile vada in questa direzione, puntando sulla popolarità di Fedez come spinta al prodotto. La mancanza di valore competenziale (le frasi utilizzate non sono il fine, ma il pretesto per coinvolgerlo) e le notevoli possibilità legate all’awareness tradiscono questa finalità, avvicinando il progetto più al semplice advertising che non all’influencer.

Se a ciò aggiungiamo la rilevante capacità di Fedez di coinvolgere e generare engagement il gioco è fatto. Piaccia o no, è capace di creare notevole buzz. Basta un’occhiata ai suoi profili social per rendersene conto.

Una scelta, quella della visibilità, per molti versi condivisibile, ma che spoglia l’influencer di molte delle sue migliori doti, accontentandosi solo di fare leva sulla sua fama.

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In conclusione

È ovviamente presto per capire se la scelta sia stata corretta e quali ripercussioni (positive o no) porterà al brand. Se la volontà è quella di far parlare di sé e ottenere esposizione ci sono pochi dubbi che Fedez possa rappresentare la figura giusta da coinvolgere. Una finalità legata più a una dimensione quantitativa e che quindi necessità di partner in grado di garantire una visibilità rilevante, diventando più strumento di diffusione che parte “umana” e relazionale del progetto.

Nessun interesse per capacità, trust, authority, ma esclusivamente per audience e reach, che, seppur fondamentali, non possono mai bastare in comunicazione.

Una campagna certamente interessante (qui potete trovare l’analisi del caso in dettaglio) e di cui continuerò a seguire le evoluzioni nei prossimi mesi. Stay tuned!

Heatmap algorithm: sei sicuro che le tue immagini digitali siano davvero efficaci?

Quante volte ti sei trovato ad impazzire cercando di selezionare le immagini migliori per un post, per una presentazione o addirittura per la creazione di un logotipo?

E come darti torto! Le immagini hanno un importantissimo valore comunicativo, nonché il potere di trasmettere molto più velocemente un messaggio rispetto ai contenuti testuali.

Ecco perché il team (CSAIL) ha pensato di creare un algoritmo capace di analizzare l’effettivo grado di memorabilità di un’immagine.

Che cos’è e come funziona l’heatmap algorithm? 

Questo algoritmo utilizza una tecnica chiamata “deep learning”, la stessa utilizzata da Siri di Apple e da Google per il completamento automatico. Questa tecnica permette di capire la probabilità che qualcuno si ricordi di uno specifico messaggio visivo. I risultati si sono dimostrati il 30% più attendibili rispetto a qualsiasi altra tecnica studiata fino ad oggi.

La CSAIL ha così pubblicato un archivio di 60.000 immagini denominato LaMem, dove ciascuna di queste immagini è accompagnata da dati dettagliati in rapporto al proprio livello di qualità, popolarità e impatto emotivo.

Lo voglio subito!

summer, holidays, vacation and happiness concept - group of friends taking picture with smartphone

Porta pazienza! Il team della CSAIL ha già pensato anche a quelli come te (e come me) che vorrebbero subito sfruttare questa tecnica per aggiungere valore e qualità ai propri contenuti visivi. Per questo motivo ha in programma la creazione di un’applicazione alla portata di tutti che ci permetterà di poter analizzare le proprie immagini prima di essere rese pubbliche.

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Oltre ad una soddisfazione personale, questo algoritmo porterà un valido aiuto a tutti gli “addetti ai lavori” e a chi ogni giorno opera nel campo del marketing e della comunicazione. Ma non solo: pensa a quale enorme vantaggio potrebbe avere in altri campi, come il cinema, la fotografia e tutte le arti visive.

In generale uno strumento con la capacità di analizzare un contenuto visivo e fornire dati esatti sull’effettiva validità di questo può contribuire a far fare un salto di qualità al mondo della comunicazione.

Immagina siti web o social network pieni zeppi di fotografie e video di alta qualità, esteticamente belli e carichi di ‘appeal’. Colori e tonalità di ogni genere studiati appositamente per trasmettere emozioni. Immagini create per comunicare, nel vero senso della parola. Un piccolo sogno nel cassetto per chi, come me, lavora da anni nel mondo della preziosissima comunicazione visiva.

Costruire un piano editoriale di una fanpage

Il brand lo avete. La strategia anche (vero?!). La pagina Facebook pure. E adesso? Adesso quello che vi manca è una delle parti più importanti della presenza social di un brand: il piano editoriale. Ovvero, la trascrizione della vostra immagine online, alla mercé di tutti.

Costruire un piano editoriale di una fanpage [HOW TO]

E se volete evitare di finire nei nostri epic fail della settimana, forse è ora di pianificare al meglio i contenuti da proporre. Ecco quindi come costruire un piano editoriale che si rispetti.

1) Obiettivi

Costruire un piano editoriale di una fanpage [HOW TO]

Forse banale a dirsi, ma si parte sempre da qui. Se avete già aperto una pagina facebook, probabilmente avete già impostato la vostra strategia e già sapete il motivo per il quale siete su Facebook e, ad esempio, non siete su un altro social network. Vi ricordiamo che “perché ci sono tutti” non è una grande risposta: andate più a fondo. Che detta così suona un po’ come “conosci te stesso”, ma è proprio di questo che stiamo parlando. Scrivete a lettere cubitali sul titolo del vostro piano editoriale il perché lo state facendo. Volete vendere online? Volete avere un rapporto diretto con i vostri clienti, e quindi fornire una assistenza clienti real time? Volete far divertire il vostro pubblico per far capire che il vostro brand è ggggiovane e attento? Volete diventare famosi pubblicando gattini e post flame così da diventare gli zimbelli social della settimana e ottenere un sacco di like – scherziamo, non fatelo – ? Qualunque sia il vostro obiettivo tenetelo ben a mente e cercate di pubblicare solo contenuti in linea con la vostra strategia.

2) Target

Altro punto alquanto banale ma fondamentale. Il vostro target lo conoscete, e se non lo conoscete non sareste neanche dovuti arrivare fino a qui. Recuperate l’identikit della vostra persona e adeguatevi al suo modo di porsi al mondo, al suo tono di voce, alle sue passioni. Insomma, conquistatelo come provereste a fare con qualsiasi cotta estiva, e cadranno ai vostri piedi. Sì quindi a offrire loro qualcosa (hey, non stiamo parlando di Mojito, ma del vostro prodotto!), mostrare il vostro lato migliore, ed essere onesti ammettendo i vostri errori.

3) Contenuti

Beh, questa è forse la parte più difficile. Dovete essere originali, mai banali, pubblicare contenuti sul vostro prodotto senza essere noiosi, dovete provare a essere imparziali, non dovete pubblicare gattini (lo sappiamo, la tentazione è tanta), dovete trasmettere i vostri valori e ideali e comportarvi anche in modo che questi corrispondano alla realtà. Sembra una missione impossibile da 007 Gianni Morandi, eppure potete farcela anche voi. L’ideale infatti è realizzare il giusto mix – N.B. “giusto” per voi, non c’è una regola universale! – tra contenuti aziendali, e quindi foto del vostro prodotto e della vostra azienda, contenuti selezionati, e quindi scelti tra quelli che spontaneamente vengono condivisi dai vostri stakeholder, siano articoli, fotografie o video (attenzione sempre ai diritti d’autore), contenuti co-creati, e cioè realizzati in collaborazione con partner e influencer e contenuti generati, cioè quelli che con sapienti operazioni di marketing riuscirete a far creare ai vostri utenti utilizzando, ad esempio, un determinato hashtag o facendoli caricare su una vostra piattaforma proprietaria. Gli argomenti potranno essere i più vari: via a contenuti core, cioè sul vostro prodotto, sulla vostra azienda o sul vostro mercato, e contenuti no-core, cioè che spaziano sulle passioni e gli interessi del vostro target ma che non vi riguardano direttamente.

Un esempio? Se realizzate divani i vostri argomenti core potrebbero riguardare tutto ciò che concerne il relax, dalla lettura alla televisione, ma anche argomenti legati in generale al mondo della casa, come ad esempio ricette o suggerimenti per una casa in ordine o di design.

4) Calendarizzate

Costruire un piano editoriale di una fanpage [HOW TO]

Pensavate fosse finita qui? La risposta è no. State attenti a distribuire in modo omogeneo e strategico i vostri contenuti. Per prima cosa, occhio a quando i vostri utenti sono online. In questo ci vengono in aiuto gli Insight di Facebook, dove il nostro caro Mark ci indica i momenti della giornata e della settimana in cui i fan della nostra pagina sono più attivi: utilizzate quelli per non perdere importanti visualizzazioni organiche! Inoltre, siate costanti secondo le vostre possibilità: inutile partire a pubblicare due volte al giorno la prima settimana e una volta ogni due le seguenti. Stilate un calendario fattibile secondo i vostri contenuti e le vostre risorse e rispettatelo. In questo la programmazione può esserci molto di aiuto: utilizzate quella diretta di Facebook senza abusarne: ricordate che spesso postare contenuti real time fa bene alla vostra pagina e i vostri utenti lo apprezzeranno.

Adesso siete pronti per iniziare: preparate un foglio excel suddiviso in giorni inserendo i contenuti che volete condividere e vi basterà seguirlo per popolare la vostra pagina Facebook di post utili al business e ai fan!