Il valore dei brand: la classifica Forbes 2015

Il valore dei brand: la classifica Forbes 2015

Forbes ha pubblicato la classifica dei 100 brand più redditizi, stilata in base ai guadagni degli stessi negli ultimi tre anni e con la condizione di avere una presenza globale che includa gli Stati Uniti.

Per questo motivo dalla lista sono esclusi grossi nomi come il gigante cinese Trecent e la multinazionale della telefonia Vodafone, ben conosciuta in Italia.

Per ottenere il risultato finale, è stato infine applicato un particolare moltiplicatore che tenesse conto dei prezzi medi e del ruolo più o meno centrale che i brand giocano nei rispettivi settori.

Per dirla con un esempio, si è tenuto conto del fatto che, nel prenotare un volo di linea, il prezzo è una variabile fondamentale, mentre nell’acquisto di un’auto di lusso è spesso il nome dietro al veicolo a fare la differenza.

In questa top 100 sono presenti brand provenienti da 15 Paesi, tra cui spiccano U.S., Germania, Giappone e Francia, coinvolgendo 20 settori commerciali.

Non stupisce che a fare la parte del leone sia la tecnologia, che si impone con 15 presenze, delle quali metà nella top 20. Seguono a ruota l’automotive e la grande famiglia dei beni di consumo (imballati), entrambi con 13 nominativi.

Andando oltre le posizioni in classifica, notevoli sono gli aumenti percentuali di Facebook (+54%), Amazon (+32%) e Disney (+26%) rispetto alla precedente edizione. Record negativi invece per Adidas (-14%) e Danone (-13%).

Tech brand for the win

Il valore dei brand: la classifica Forbes 2015

Vale la pena soffermarsi sulle prime posizioni, che ci offrono lo spaccato di un mondo dove anche un brand solido come Coca Cola (#4) deve cedere il passo al giro d’affari legato alla tecnologia.

Per quanto giochi in casa, il risultato di Apple (#1) rimane significativo, quotandosi il doppio rispetto al secondo classificato, Microsoft (#2).

Un simile risultato racchiude una tecnologia che ha saputo rivoluzionare il mercato di smartphone, tablet, e musica digitale, un design sempre di tendenza e un valore percepito che garantisce una fedeltà dei consumatori sempre al top.

Agli addetti ai lavori non sfugge inoltre la tenuta di valore del marchio nonostante il passaggio di consegne tra Steve Jobs e Tim Cook: la brand promise è sopravvissuta egregiamente all’uscita di scena del guru della Mela, continuando a generare un circolo virtuoso che si auto-alimenta. Nell’ultimo anno, Apple ha investito infatti “solamente” 1.2 miliardi di dollari in pubblicità, a fronte dei 4 miliardi di Samsung (#7), il suo più agguerrito concorrente nel settore mobile.

Da basi diametralmente opposte nasce la piazza d’onore di Microsoft, che da anni fa i conti con l’insoddisfazione degli utenti e la cattiva pubblicità. La svolta si racchiude nel lancio di Windows 10, release gratuita presentata dalle parole del CEO Satya Nadella: “Vogliamo passare da persone che hanno bisogno di Windows a persone che lo scelgono, che lo amano”.

Leggi anche: Windows 10: tutte le novità della nuova generazione di Windows

Se una lezione può essere tratta da questa classifica, è senza dubbio quella di non dormire sugli allori. Nel mercato contemporaneo, ogni vantaggio deve essere conquistato e coltivato: seguire l’innovazione, dunque, ma mantenere saldi brand identity e brand value, per comunicarli al target con lo scopo di rassicurarlo, interessarlo e stupirlo. Raggiunto quest’ultimo passo, resettare e ricominciare.

La classifica completa, unitamente alle pagine di approfondimento legate ai singoli brand, è disponibile sul sito di Forbes.

La Y-Generation ha una marcia in più. Anzi, cinque

Ogni generazione ha i suoi punti di forza e di debolezza, ma i Millennial hanno una marcia in più, che li avvantaggia, sul posto di lavoro e nella vita, rispetto ai loro colleghi più maturi.

Qui ci sono 5 vantaggi specifici che rendono la generazione Y la più preparata, combattiva e capace di sempre.

 

1. Elevata competenza tecnologica

y-generation, digital native

I millennial, grazie alla più recente data di nascita, hanno generalmente un’ottima e innata dimestichezza con la tecnologia. Sono i cosiddetti digital native, in quanto sono nati e cresciuti insieme alla moderna tecnologia.

Hanno skill di partenza superiori ai loro colleghi più adulti e, inoltre, a parità di conoscenza, imparano più in fretta a usare software, applicazioni e hardware mai utilizzati prima. Usare photoshop? Dategli due giorni di tempo e un manuale.

La velocità di assorbimento del know-how tecnologico da parte dei millennials è qualcosa che non può assolutamente essere ignorato.

2. Livello di istruzione più elevato

y-generation, master degree

In comparazione con qualsiasi generazione del passato la y-generation è indubbiamente la più istruita della storia. Negli Stati Uniti, ad esempio, dal 1987 a oggi c’è stato un incremento dell’80% del numero dei laureati in specialistica.

Questo continuo e deciso progresso formativo porrà inevitabilmente le basi per un ulteriore miglioramento del livello di istruzione nel futuro, in quanto le nuove generazioni sono da sempre più e meglio istruite rispetto a quelle precedenti.

3. Sfida alle strutture aziendali tradizionali

y-generation, new ways of working

I millennial, con il loro approccio creativo e la loro costante necessità e ricerca di cambiamento e innovazione, sono pronti a mettere in discussione le tradizionali modalità organizzative delle aziende occidentali. Sono pronti a ripensare completamente le strutture decisionali e di comando, che vorrebbero più snelle e a contatto diretto con il middle-management e con i dipendenti.

I millennial rifiutano le organizzazioni gerarchicamente piramidali e cercano di andare oltre questo tipo di impostazione, considerandola superata in quanto improduttiva.

4. Multitasking

y-generation, multitasking

L’attitudine, innata nei Millennial, di riuscire a seguire e a portare avanti più attività contemporaneamente. Assoluta normalità per i più giovani, maledizione per i più maturi che la interpretano come un’incapacità di concentrarsi su un unico processo alla volta.

È tuttavia innegabile che, in un mondo del lavoro sempre più running come quello attuale, questa particolare capacità non possa che essere un dono da sfruttare e da imitare, molto più che un atteggiamento da schernire.

5. Assenza di autocompiacimento

y-generation, ambition

Differentemente dalle generazioni precedenti, che fissavano degli obiettivi e si fermavano dopo averli raggiunti, i millennials hanno un approccio differenti. La loro generazione cerca di migliorarsi costantemente e, dopo aver raggiunto un traguardo, ne fissano immediatamente un altro più ambizioso.

Anche se persino questo atteggiamento è posto a volte sotto accusa dalle generazioni più anziane, è innegabile che questa continua sete di miglioramento e di successo li porterà molto lontano.

Come si muoverà il mercato dell’advertising nel 2016

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Quali saranno gli scenari futuri che interesseranno il mondo dell’advertising?

Magna Global, la strategic global media unit del gruppo IPG Mediabrands, ha rilasciato negli scorsi giorni l’ultima edizione del report relativo alle previsioni del mercato della pubblicità per il 2016.

Nel suo rapporto sul mercato della pubblicità globale, Magna Global ha previsto che nel 2016 il mercato mondiale dell’advertising crescerà grazie alla stabilizzazione dell’economia e alla spesa incrementale generata da eventi non ricorrenti, come le elezioni negli Stati Uniti, gli Europei di calcio e le Olimpiadi in Brasile.
La crescita relativa alla vendita di spazi pubblicitari è stimata al +4,6% per un totale di 536 miliardi di dollari.

In Italia, nel 2016, la crescita dei media digitali e la ripresa delle tariffe tv incideranno positivamente sulla spesa riguardante la voce pubblicità: +2,4%.

Scopriamo ora insieme quali saranno i principali trend e i paesi interessati, nell’ormai imminente 2016.

#Focus Europa Occidentale: +2,5% per il 2016

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Nel 2015 in Europa Occidentale i ricavi pubblicitari sono cresciuti per il secondo anno consecutivo (+2,9%) per un totale di 110 miliardi di dollari. La crescita più forte è stata registrata nel Regno Unito (+6,4%) e in Spagna (+8,8%), dove la spesa relativa alla televisione e ai media digitali continua a crescere.

Altri mercati di grandi dimensioni come la Germania e l’Olanda sono cresciuti moderatamente (rispettivamente +2% e +3%), mentre l’Italia e la Francia restano sostanzialmente fermi.

Il Regno Unito ha superato la Germania per diventare il più grande mercato europeo relativo agli annunci pubblicitari e il quarto più grande mercato pubblicitario al mondo, dopo gli USA, la Cina e il Giappone.

Nel 2016 il mercato europeo trarrà beneficio dell’evento della Coppa UEFA, ospitata in Francia, che dovrebbe guidare la crescita della spesa relativa al mercato adv.
Secondo le previsioni, i ricavi pubblicitari aumenteranno del +2,5% ($113,4 miliardi).

Ancora una volta il Regno Unito, la Spagna e la Germania saranno i maggiori protagonisti della ripresa.

LEGGI ANCHE: La prima guida italiana ai salari creative e tech

#Focus Italia: crescita del +2,4% per il 2016

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Secondo le stime Magna Global, le concessionarie pubblicitarie italiane hanno aumentato le vendite del +1,2% nel 2015, dato pari a 7 miliardi di euro, mostrando una stabilizzazione dopo quattro anni consecutivi in negativo.

Quest’anno, la categoria dei media digitali ha registrato la crescita più rapida (+8%), mentre i ricavi dell’out-of-home sono cresciuti del 9% grazie a Expo Milano. Anche la radio ha avuto un anno positivo +8%, mentre non si può dire lo stesso per le vendite stampa che hanno un registrato un calo del 6%. I ricavi pubblicitari sono diminuiti anche per la tv (-0,8%), un dato che si conferma negativo per il quinto anno consecutivo.

Per il 2016 si prevede una situazione di miglioramento per l’advertising nel nostro Paese, grazie a un crescita complessiva delle vendite stimata intorno al +2,4%, guidata da una ripresa delle tariffe televisive (+2,1%) e dei media digitali (+8%).
I ricavi relativi al mezzo stampa, invece, continueranno a diminuire (-5%). La radio registrerà una crescita moderata (+1,6%), mentre l’affissione diminuirà rispetto ai dati registrati in occasione di Expo (-2,5%).

#Focus sul Digital: il Digital supererà la tv entro il 2017

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L’universo del digital advertising rappresenta la forza motrice per lo sviluppo del mercato pubblicitario.

Le vendite relative ai mezzi pubblicitari digitali sono cresciute del +17% (160 miliardi di dollari) a livello globale nel 2015. Ci si aspetta una crescita importante anche per il 2016 (+13,5%) trainata dalla pubblicità su mezzi mobile (+42%), formati video (+35%) e formati social (+31%), mentre la vendita di formati banner sarà ristagnante (-2%) a causa del blocco dell’adv e la concorrenza di altri formati.

I ricavi digitali globali raggiungeranno una quota di mercato pari al 38% entro la fine del 2017, superando la tv (37%). Il formato digitale è destinato ad essere il primo media entro il 2017, un anno in anticipo rispetto alle stime precedenti.

La pubblicità mobile rappresenta ad oggi il 33% della pubblicità digitale totale e raggiungerà il 55% entro il 2018, a seguito del rapido cambiamento nelle strategie di utilizzo dei media digitali e della loro pianificazione.

Marketing funnel: sei errori da non fare

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I marketing funnel sono l’ingrediente base di una strategia di vendita di successo. No, non stiamo parlando di una nuova tecnologia magica che ipnotizza i clienti portandoli sul tuo sito e facendoli acquistare, ma di una serie di azioni mirate che ti permettono di raggiungere l’obiettivo.

Che cosa è un marketing funnel?

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Letteralmente in inglese significa imbuto e nell’ambito del marketing puoi trovare questa parola associata a tante altre, sales funnel, purchase funnel e conversion funnel, questo perché ne esistono di moltissimi tipi.

In generale si potrebbe parlare di funnel per ogni sito web, ma è più corretto indicare con questo nome quelle pagine che mirano a trasformare un semplice visitatore in un cliente, quindi eCommerce e landing page.

Come stavamo dicendo, nell’ambito marketing e vendita, si possono e si dovrebbero creare funnel diversi per ogni business, target, prodotto e servizio. Questo per essere sicuri di raggiungere le persone giuste e attrarre solo chi è davvero interessato all’acquisto. Per riuscirci niente deve essere lasciato al caso e il percorso (imbuto) oltre ad essere studiato nel dettaglio, deve essere tracciato e monitorato.

Come realizzare un marketing funnel di successo evitando sei gravi errori

Non conta in che settore operi, qual è il prodotto o il servizio che vendi. Questi sei errori sono universalmente applicabili e appena li correggerai, noterai subito la differenza nei risultati.

Rendere difficile l’acquisto

Marketing funnel: sei errori da non fare

La risposta giusta è semplifica! Insomma, sembra un controsenso, ma quante volte sei entrato su un sito con la ferma intenzione di fare un acquisto e poi ti è passata la voglia perché non era accettata la carta di credito o dovevi compilare un numero infinito di caselle con i tuoi dati? Possono essere diversi gli ostacoli che si frappongono tra il consumatore e la transazione:

  • Troppi campi da compilare
  • Cattiva usabilità del sito
  • Intoppi con il sistema di pagamento
  • Caricamento lento

Focalizzarsi troppo sull’acquisire nuovi clienti

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Piuttosto che concentrare tutti i tuoi sforzi cercando di raggiungere nuovi consumatori, dovresti puntare su quelli che hai già. Ricordati che avere dei clienti soddisfatti che continuano a comprare presso di te significa creare un passaparola positivo.

Non massimizzare le vendite durante il processo di vendita stesso

Marketing funnel: sei errori da non fare

Più semplice, più veloce e meglio sono i tre termini da tenere a mente quando offri un secondo prodotto ai clienti che stanno acquistando presso di te.

Facciamo un esempio: se vendi un attrezzo per scolpire i muscoli, allora puoi proporre anche un corso in dvd in cui un personal trainer ti spiega gli esercizi per ottenere il massimo risultato dall’attrezzo. Per farlo, non aspettare che il processo di vendita sia concluso, ma offriglielo assieme al primo prodotto, magari ad un prezzo speciale.

Usare solo canali online per la tua strategia di marketing

Marketing funnel: sei errori da non fare

Puntare tutta la tua strategia di marketing sui canali online può essere limitante. Oggi, su internet i consumatori hanno molte distrazioni e possono essere difficili da raggiungere. Per far crescere il tuo business punta anche sui canali offline. Un buon mix è una strategia vincente per farti notare anche da chi sul web ti ignora.

LEGGI ANCHE: 5 modi per integrare snapchat nella propria strategia di marketing

Non segmentare il tuo target

Marketing funnel: sei errori da non fare

Quante volte ti è capitato di ricevere una mail da un’azienda a cui non eri interessato? Pensa che puoi sortire lo stesso effetto se invii newsletter senza segmentare prima i contatti. Se, invece, raggruppi i tuoi lead in base a caratteristiche comuni (interessi, dati demografici, sezioni visitate sul sito), sarai in grado di indirizzare comunicazioni più mirate.

Non introdurre le continuity offer

Marketing funnel: sei errori da non fare

Ovvero quei piani promozionali a medio-lungo termine che ti garantiscono un’entrata fissa dai consumatori iscritti, in cambio di sconti. Un esempio? Il programma frequent flyer delle compagnie aeree o la tessera punti del supermercato.

E adesso metti tutto assieme e completa la checklist del tuo business.

A qualcuno piace fake: l’evento social che diventa virale

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È divenuto quasi un caso nazionale, catturando l’attenzione di numerosi media e di molti artisti uniti nel pensiero comune che il “Coachellamare s’ha da fare” o per dirla al suon di hashtag #coachellamaresidevefare. In pochissimo tempo, oltre 3000 like sulla Facebook fan page e tanti appelli: insomma, il Califoggia Valley Music Arts Festival non ha eguali. L’evento tutto pugliese trae spunto dal Couchella Music & Arts Festival, festival famosissimo in tutto il mondo. Anche se, quello pugliese vanta di già anche un teaser.

Ma com’è possibile tutto ciò?

Per parlarne in maniera empirica, occorrerebbe una ricerca sociologica sul perché gli eventi fittizi hanno, delle volte, più popolarità di quelli reali. Chi non si è domandato come sarebbe realmente stato il Capodanno Alternativo all’Autogrill di Rovigo  nel vedere l’evento in prossimità del Natale?

Ecco, questo è il caso esemplare di ciò che da fake diviene reale. Con tanto di video e testimonianze.

https://www.facebook.com/events/983007191761168/

O ancora, il Raduno dei Single all’Esselunga che ha riscosso un successo non indifferente considerando la nicchia ristretta a cui era rivolto l’evento.

http://https://www.facebook.com/events/1552291618427170/

Pensare che questo sia un fenomeno legato solo alla realtà italiana è decisamente sbagliato. Se a Toronto sono, infatti, tanti coloro che si uniscono nell’ascolto di canzoni di Drake per poi piangere.

https://www.facebook.com/events/1058167927574935/

Altrove c’è chi lo fa con Adele e così via. Insomma, un evento per ogni festival, attività, stato d’animo:la fantasia al popolo di Facebook non manca mai. Sia per gli eventi simbolici, sia per quelli che (probabilmente) nascono come fake.

La procedura è la solita: primi inviti, primi parteciperò. La notizia appare sulla home di Facebook, si moltiplicano i like, i partecipanti e, ora, gli interessati.

Ancora una volta, Facebook ha cambiato le cose. Dall’accusa di divenire un sinonimo di isolamento e causa di mancata comunicazione tra le persone ad un fattore di aggregazione sociale. Lo ricorda ancora bene Thessa, una sedicenne (al tempo) di Amburgo che, nel lontano 2011, dimenticò di rendere privato l’invito per il suo compleanno su Facebook. Il risultato? 1500 invitati: un vero successo o un vero disastro?

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Foto da Focus.it

Idem a Torino nel 2014: Il tam tam su Facebook generò una festa privata con “solo” 500 partecipanti. File di persone per le scale del palazzo ed “invitati” ovunque.

Nessun social network come Facebook ha eliminato le distanze in questo senso. Gli eventi di aggregazione divengono tali e grazie all’effetto moltiplicatore dei like la diffusione è sempre più immediata. Specialmente per gli eventi fake. Ed è qui che subentra la voglia di leggerezza e di ironia: quel non prendersi sul serio nella pesantezza che talvolta, la quotidianità, da.

Quelle che sono le regole fondamentali per la gestione di un evento vengono così stravolte. La parsimonia e la gentilezza dei post e delle risposte viene nettamente sostituita da frasi spavalde e ad effetto. Da notare anche la mancanza di un coinvolgimento indotto da pubblicazioni studiate ed intelligenti: anche in questo caso, via libera alla pubblicazione selvaggia e allo spam.Un evento fake permette dunque di far sbizzarrire tutti senza ledere la professionalità di nessuno.

Cosa comporta tutto ciò?

Pubblicità per gli organizzatori: certamente non daranno vita ad eventi veri e propri ma riescono ad ogni modo a creare un’onda d’urto.

E un sorriso, per non prendersi poi sempre così sul serio.

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Quindi, se prima gli eventi erano seriosi, oggi diventano sempre più un momento di condivisione reale e ludica. Sono lontani i tempi in cui un evento era solo certo, verificato, comprovato. Gli eventi, ora, lasciano spazio alla libera interpretazione di tutti.

Best 2016 Ever: l’ultima campagna firmata Booking.com

Il nuovo anno è arrivato e con lui sono arrivate anche tante liste di buoni propositi.  Booking.com, il leader mondiale nel collegare i viaggiatori con  luoghi incredibili, ha presentato, in questi giorni, la sua nuova campagna Best 2016 Ever che ha l’obiettivo di aiutare le persone a scoprire la destinazione di viaggio ideale,  tenendo conto del proposito del nuovo anno. Come? Grazie a Resolution Translator, il vero protagonista dell’iniziativa.

Resolution Translator nasce da un’idea di Booking.com, in collaborazione con l’agenzia pubblicitaria, Weiden + Kennedy Amsterdam. La  campagna è un modo divertente per scoprire nuove destinazioni,  aiutando le persone a rispettare i buoni propositi, spesso abbandonati nel corso dei mesi.

https://www.youtube.com/watch?v=ZKv7C2y5kwk

Prendere parte all’iniziativa è semplice! Basta collegarsi al sito www.best2016ever.com e lasciarsi andare al divertimento. Ecco, cosa mi è stato consigliato con due semplici click:

Best 2016 Ever: l'ultima campagna firmata Booking.com

Una volta definito l’obiettivo del nuovo anno (il mio è abbastanza ambizioso, lo so! Ma, preferisco puntare in alto 😀 ) , ecco la mia soluzione: un hotel a Tel Aviv.

Best 2016 Ever: l'ultima campagna firmata Booking.com

LEGGI ANCHE: Le migliori campagne natalizie degli ultimi anni

Ed infine, puoi anche vedere l’avventura che ti aspetta.

Best 2016 Ever: l'ultima campagna firmata Booking.com

Data la vasta offerta di Booking.com, gli utenti possono cercare più volte la soluzione, ottenendo così più destinazioni consigliate. Il risultato può essere personalizzato e condiviso sui social network.

Il nuovo anno è sempre un momento in cui le persone definiscono i propri propositi, molto spesso, intrinsecamente legati ai viaggi . Per tale motivo, abbiamo voluto creare qualcosa per aiutare le persone a scoprire i luoghi più cool da visitare. In Booking.com, vogliamo andare oltre l’ordinario, sfruttando la potenza della tecnologia per aiutare le persone a sperimentare il mondo.  Pepijn Rijvers, Chief Marketing Officer.

Non perdere altro tempo, collegati al sito e scopri il tuo bellissimo 2016, io nel frattempo vado a preparare le valigie; il relax a Tel Aviv mi aspetta! Grazie Booking.com.

Instagram presenta le Spotlight Compilation giornaliere

Dici Instagram, pensi foto. Questa è l’equazione che ha permesso al social fondato da Kevin Systrom e Mike Krieger di diventare un colosso tra i social.

Una realtà in grado, secondo quanto si dice in giro, di superare in gradimento persino Facebook nell’arco di questo 2016 appena iniziato.

Nel modo dei social però, le cose cambiano troppo in fretta per sedersi sugli allori e rilassarsi.

Da qui la decisione di qualche mese fa di introdurre i video all’interno di Instagram.

LEGGI ANCHE: Instagram Video: nuove emozioni per i brand e la community

Gli instagramer non hanno accolto la novità con grandissimo entusiasmo e i video hanno faticato a ritagliarsi il loro posto al sole.

Instagram presenta Spotlight Compilation giornaliere_2

Una grossa mano è arrivata con la comparsa delle prime Spotlight Compilation: delle selezioni scelte dallo staff del social con il meglio dei contenuti video degli utenti.

Queste liste di video hanno anche cambiato il modo di fruizione dell’utente, che a esse ha imparato a dedicare qualche minuto di concentrazione in più (munito di cuffiette).

La risposta è stata ottima e il successo delle Spotlight Compilation è stato talmente grande da trasformarle in regali che Instagram faceva ai propri utenti nell ricorrenze più importanti – Thanksgiving, Natale, le vacanze invernali e Capodanno – in un servizio a cadenza quotidiana.

Per Gabe Madway, Communication Manager di Instagram ha spiegato questa scelta ” le Spotlight Compilation “sono il posto dove vai per scoprire contenuti che non segui, ma che alla fine potresti decidere di iniziare a seguire. Contenuti che non avresti mai pensato di vedere”.

Il che è linfa vitale per i social che temono tutti di cadere nella stessa buca: quella dell’immobilismo, del circuito autoreferenziale.

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Questa svolta verso le immagini in movimento è sicuramente figlia del successo che sta avendo Snapchat, soprattutto tra i giovani statunitensi.

A differenziare però i due servizi – oltre al fatto che su Instagram non si cancellano – c’è il fatto che “ogni contenuto è legato a qualcuno “, spiega ancora Madway “e speriamo che questo servizio serva per far conoscere a tutti il suo talento”.

Viene spontaneo domandarsi se queste selezioni ospiteranno in futuro delle inserzioni pubblicitarie.

A tale legittimo dubbio, Madway ha risposto con un lapidario “la questione non è in discussione”.

Ci crediamo poco, ma staremo a vedere…

Le Spotlight Compilation si trovano nella nuova sezione Esplora e aspettano solo di essere viste da milioni di occhi in tutto il mondo.

Sei pronto a convertirti ai video su Instagram?

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Peach, la nuova ossessione social in formato app

Nella rubrica App of the Week oggi entra un’app di cui si sta molto discutendo in America e che sta piacendo molto ai giovanissimi: parliamo di Peach, un nuovo social network.

“Un altro social network?” direte voi “Come se se ne sentisse la mancanza!”. Eggià, ogni volta che si parla di un nuovo social network si urla alla “killer app” che farà fuori Facebook: vi diciamo allora subito che proprio come Facebook e Twitter, Peach vi permette di condividere GIF, video, status, la vostra posizione, i km che avete corso durante il vostro jogging mattutino (sempre che a qualcuno interessi qualcosa…). Potete mettere una foto profilo, fare like allo status del vostro amico,

Perché allora subito tanto clamore? Intanto perché è un’idea del cofondatore di Vine, Dom Hofmann, e già questo la rende interessante agli occhi dei media. Leggendo sul sito ufficiale, l’applicazione si presenta come “un modo divertente e semplice per tenere il passo con gli amici ed essere te stesso”.

Vediamo le caratteristiche di Peach scopriamo insieme se è davvero una novità.

Gioie e dolori del microblogging

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Il microblogging è un mondo in cui regna Twitter: molte app e social network in generale hanno cercato di sfidare l’uccellino blu, ma senza reali successi. Anche Peach ci prova, cercando di fornire una formula molto più “intima” ai propri utenti.

Dopo aver creato un account e aggiunto i vostri amici, vedrete che i loro profili come il vostro hanno aggiornamenti di stato che ricordano i tweet. Ma ecco la prima novità: i singoli post non possono essere ricondivisi, non esistono tag o hashtag e gli utenti possono mettere il proprio like solo su contenuti di utenti con i quali abbiano stretto amicizia.

Questo rende questo social network un ritrovo molto intimo. C’è però un aspetto di Peach che va in senso opposto a questa tendenza: non è possibile inviare messaggi diretti, ma si può esclusivamente parlare “pubblicamente”, consapevoli che solo i nostri amici leggeranno i nostri status.

Usa le “parole magiche” per condividere

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L’aspetto davvero singolare dell’app è rappresentato da quelle che i suoi creatori chiamano “parole magiche” : si tratta di parole che una volta digitate consentono di aggiungere una GIF, navigare sul proprio browser, disegnare,  condividere la propria posizione e molto altro. Per esempio: se digitate “gif” vi si aprirà un elenco di GIF da condividere, se scrivete “safari”, si aprirà il vostro browser, ecc.

In questi giorni Peach ha attirato l’attenzione dei tech lovers ma soprattutto degli influencer, lasciando inoltre a brand come il Washington Post la possibilità di provare l’app per primi. Sarà la tecnica giusta per ottenere un investimento futuro? Non sono già tante le applicazioni mobile che nascono e muoiono ogni giorno? Noi restiamo in attesa di vedere i prossimi sviluppi e soprattutto il crescere degli utenti.

A proposito, vi ricordiamo che potete scaricare Peach su iTunes, ma non vi aspettate di trovare subito qualche amico 😉

Dai trend 2015 al CES 2016: una top list di 5 interessanti innovazioni automotive

Nel mondo automotive, la tecnologia è stata innegabilmente trascurata per molti anni. Ma il 2015 è stato un anno, da questo punto di vista, decisamente da ricordare: lo sviluppo dei devices intelligenti e della connettività in mobilità ha infatti permesso di offrire soluzioni innovative anche a bordo vettura. Il recentissimo CES 2016 è stata la ciliegina sulla torta che permette di guardare al nuovo anno con ancora maggiore interesse, come raccontato nel Tech post ‘CES 2016: 4 trend tecnologici che caratterizzeranno l’anno appena iniziato’.

L’aspettativa tecnologica, anche per il proprio mezzo di trasporto, si è infatti decisamente innalzata: uno dei maggiori desideri è che la propria auto rappresenti una continuazione del proprio ufficio o, più in generale, del proprio smartphone.

Per questo motivo, lo sforzo dei costruttori sta diventando sempre più importante, con molti componenti che hanno subito una accelerazione tecnologica decisa per offrire una vettura che sia bella da vedere, confortevole da guidare e, soprattutto, cool!

LEGGI ANCHE: La nuova Fiat 500 è ancora più tecnologica, con il nuovo display TFT da 7 pollici

Ma quali sono state le innovazioni automotive più interessanti dell’anno appena concluso, e che ci proiettano nell’anno nuovo con curiosità? Vieni a scoprirle insieme nella mia personale classifica.

5) Il sedile intelligente che misura lo stress del guidatore

Il componentista Faurecia, in collaborazione con lo Stanford University’s Center for Design Research, ha sviluppato un sedile particolarmente innovativo: tramite dei sensori, può infatti misurare il battito cardiaco e la frequenza del respiro, per verificare che il guidatore sia in buona forma fisica ed attento alla guida.

Nel caso in cui il sedile rilevi un crescente stato di stress, propone un massaggio al guidatore.

Questa innovazione è concettualmente molto importante, perché mostra l’attenzione dei car makers e dei componentisti per la salute del guidatore, cercando di prevenire le distrazioni al volante durante i viaggi, specie se di media/lunga durata.

4) Nissan for Dayz concept: l’auto si trasforma in un tablet

Una spinta tecnologica per andare incontro ai “digital natives” arriva da Nissan, con un concept semplice nelle sue forme estetiche, ma le cui superfici, interne ed esterne, sono completamente personalizzabili!

Quando è parcheggiata infatti, i sedili, i poggiatesta, i paraurti delle portiere e il pannello strumenti diventano uno schermo mobile, in grado di dare informazioni aggiuntive sulla vettura, oppure trasformandosi in un gigantesco “mirror screen” per il proprio smartphone.

Questo concept, nelle intenzioni di Nissan, vuole colmare la bassa attenzione per il mondo dell’auto da parte dei Millennials, un target chiave per le aspirazioni di vendita di tutti i produttori automotive.

3) Porsche Mission E Concept: una dashboard olografica, con un display che segue lo sguardo

Il 2015 è stato un anno incredibile per le Concept Cars. Questi modelli, non ancora in produzione, rappresentano le vie di pensiero che i costruttori intendono perseguire negli anni a venire. In questo senso, Porsche Mission E monta a bordo delle soluzioni tecnologiche incredibili.

Oltre ad essere un’auto elettrica con un’autonomia di circa 400km e ricaricabile in 15 minuti, contiene un’interessante evoluzione visuale: un display “distraction free” per il guidatore, che segue le linee dello sguardo per fornire una visibilità sempre ottimale. La tecnologia Eye Tracking infatti, permetterà al guidatore di evidenziare con lo sguardo la sezione del display per lui più interessante al momento, rendendo la vettura sempre più intuitiva e personalizzabile, con minori distrazioni alla guida.

2) La chiave con display Touch LCD di BMW Serie 7

La nuova super ammiraglia della casa di Monaco di Baviera stupisce per dotazioni tecnologiche estreme. La più impressionante di tutte è il Remote Parking, con il quale la vettura si parcheggerà e uscirà dal garage o da un parcheggio senza la necessità del guidatore a bordo. Il tutto è controllabile da un gadget davvero interessante: una nuova chiave di accensione con display touch LCD.

Il guidatore avrà quindi la possibilità di controllare la propria vettura in nuovi modi anche non essendo fisicamente a bordo, con la tranquillità che i componenti tecnologici permettano all’auto nuovi modi di funzionamento… anche presentandosi pronta per la partenza!

1) L’autopilot system di TESLA

Il primo posto della mia classifica va a quella che, forse, è l’innovazione più spettacolare e desiderata tra tutte quelle proposte: l’auto che si guida da sola.

Tesla infatti, con la versione 7.0 del software montato sulla Model S, ha proposto un aggiornamento software (e non un nuovo veicolo, come ha fatto Google) che include, tramite i sensori ad ultrasuoni, le telecamere ed i radar montati a bordo vettura: la sterzata automatica, il cambio automatico di corsia e l’adattamento della velocità al traffico in tempo reale.

Non si sa se al momento sia una buona idea affidarci a viaggi frequenti con questa nuova tecnologia 🙂 (ovviamente ancora in Beta), quello che è sicuro però è che il costruttore californiano, con la sua idea di auto innovativa, più di ogni altro sta sforzandosi nel tentativo di innovare in maniera disruptive nel mondo dell’auto.

In quest’ ultimo caso avvicinando l’idea di auto a quella alla base del proprio smartphone: un aggiornamento software potrà aggiungere nuove funzioni e caratteristiche, per aggiornare o reinventare la propria vettura.

Un ottimo modo per guardare alle innovazioni che ci porterà il 2016, non ti pare?

Messenger: 800 milioni di utenti e nuove sfide per il 2016

Con l’anno nuovo, anche in quel di Menlo Park è tempo di bilanci e nuovi propositi. Mandare in pensione sms e numeri di telefono, guardare all’intelligenza artificiale, semplificare la vita delle persone e soprattutto continuare a mettere in comunicazione sempre più utenti e mercati in tutto il mondo, non solo grazie alla chat. Questi gli obiettivi di Facebook Messenger per il 2016, annunciati dal suo Leading Messaging David Marcus, proprio mentre sono stati raggiunti gli 800 milioni di utenti attivi al mese.

 

 

Piani troppo ambiziosi? Sicuramente no, se si considera che nel 2015 Messenger è stata l’app con crescita maggiore in termini di utenza: solo a marzo si calcolavano 500 milioni di utenti, a giugno 700, e ora il nuovo traguardo a pochi mesi di distanza.

D’altra parte non si può certo mettere in dubbio che sia un risultato meritato: nello scorso anno sono stati tanti i cambiamenti introdotti per migliorare l’app e renderla sempre più competitiva, e non solo per comunicare in senso stretto. Le applicazioni di Messenger sono state ampliate ben oltre la messaggistica grazie a numerose funzioni che vale la pena ricordare. Ecco le principali, brevemente riassunte:

  • l’introduzione delle videochiamate
  • la possibilità di personalizzare le conversazioni con colori, nick ed emoji, anche nel tentativo di acquisire appeal presso gli utenti più giovani
  • i giochi, per dare uno tono più ludico e divertente al tempo libero
  • l’introduzione delle richieste di messaggio, per poter chattare anche con i non-amici
  • Photo Magic, per la condivisione automatica di foto. Si calcola che ogni mese circa 10 miliardi di foto passino attraverso l’app, quindi questa funzione si è rivelata davvero utile
  • il sito messenger.com, per chattare da desktop senza dover passare per forza dalla timeline di Facebook
  • Business On Messenger, per offrire alle aziende uno strumento semplice e immediato di assistenza clienti
  • la possibilità di effettuare e ricevere pagamenti di denaro
  • la fase di testing di M, l’assistente virtuale che per alcuni versi ricorda Siri ma promette di essere ancora più sorprendente
  • la possibilità di prenotare Uber, novità introdotta meno di un mese fa

 

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Messenger: highlights 2015 & trends 2016

Messenger: infografica dal profilo Facebook di Mark Zuckerberg

Alla luce della crescita esponenziale degli utenti attivi, David Marcus non ha dubbi: è stato un anno più che soddisfacente – e come dargli torto – ma si può fare molto di più. Vediamo nel dettaglio cosa si prospetta nel futuro prossimo di Messenger, e quindi nelle nostre vite social.

Prepariamoci, perché l’ambizione e le sfide impossibili non sono certo un problema quando c’è di mezzo Zuckerberg.

Dire addio a sms e numeri di telefono

Non è un caso che le compagnie telefoniche ormai offrano per pochi euro pacchetti di sms illimitati o quasi.

Effettivamente, quanti di noi ancora mandano sms con la regolarità con cui lo facevano qualche anno fa? Un tempo erano le chiamate, poi fu la volta della novità rivoluzionaria dei messaggi di testo (passando per quella via di mezzo che erano gli “squilli”, ve li ricordate?), e alla velocità della luce ci siamo ritrovati con telefoni così smart da consentirci di fare anche mille altre cose. Oggi i nostri smartphone sono prima di tutto strumenti per essere sempre connessi.

Complici app come WhatsApp – che vanta 900 milioni di utenti ma ormai fa parte, non a caso, della stessa “famiglia” di Messenger – anche il nostro modo di comunicare è cambiato. Abbiamo portato la chat sul mobile e abbiamo iniziato ad abituarci. Ma grazie a Messenger ora è possibile chiamare, videochiamare e mandare messaggi anche a persone di cui non conosciamo il numero di telefono. E allora, a cosa serve il numero di telefono?

Fare tutto con un’unica app

Oggi abbiamo app per fare praticamente tutto. Ne scarichiamo a decine, a volte ci dimentichiamo anche di averle, ricordandocene solo quando la memoria del telefono grida pietà e dobbiamo andare alla disperata ricerca di qualcosa da sacrificare. La sfida di Messenger è di poter offrire un’alternativa: È di gran lunga più semplice fare ogni cosa in un unico posto che ha già traccia del contesto delle tue ultime interazioni e della tua identità, piuttosto che dover scaricare app che non riutilizzerai mai o dover saltare di continuo da un’app all’altra.” In particolare, continua Marcus, il team si concentrerà sulle interazioni con i brand e incrementerà strumenti come Business On Messenger, per facilitare acquisti e fruizione di servizi.

Rendere Messenger il nostro “habitat sociale”

Lo scorso anno Messenger ha fatto molto per quanto riguarda la personalizzazione delle conversazioni, e l’intento è proseguire in questa direzione. Per rendere ancora meglio l’idea, lo stesso Marcus l’ha introdotta così: “Siamo tutti esseri sociali”. L’obiettivo è chiaro, indovinare cosa bolle in pentola forse un po’ meno.

Innovare con l’intelligenza artificiale

La fase di testing di M, l’assistente virtuale che implicitamente dichiara guerra a Siri, continua e sembra procedere per il verso giusto. Prenotare un ristorante, mandare un mazzo di fiori o programmare attività diventerà più semplice, ma anche dettare un messaggio o farlo leggere direttamente a M. E poi c’è chi, come TechCrunch, ipotizza anche l’arrivo imminente di un bot per automatizzare le chat, consentendo di rispondere in modo automatico ai messaggi.

E alla fine…divertire

Complice il clima poco invernale, quest’anno l’atmosfera natalizia è venuta un po’ a mancare. Ma Messenger ha fatto la sua parte: vi è piaciuta la nevicata nelle chat? Forse vi sarà sembrata un po’ infantile o dal gusto tipicamente teen, ma dite la verità, un sorriso ve l’ha di sicuro strappato. E infatti Marcus conclude: “È davvero importante che studiamo prodotti per risolvere i reali problemi della gente. Vogliamo che tutte le vostre esperienze siano gradevoli e d’aiuto, rendere le vostre vite più semplici, ma anche aiutarvi a portare un sorriso sui volti delle vostre persone care.

Per il momento, allora, obiettivo raggiunto. Aspettiamo di vedere cos’altro c’è in cantiere. Sicuramente molto presto.

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