“Il tuo cane non capisce nulla di buona nutrizione”.
Probabilmente nemmeno tu. Dunque, nel dubbio… croccantini e bocconcini Pedigree.
Advertising Agency: BBDO México
Chief Creative Officer: Ariel Soto
Head of Art: Sindo Ingelmo
Creative Director: Irving Herrera
Art Director: Sara Collazo
Copywriter: Rodrigo Casas
Photographer: Mauricio Alejo
Producer: Mayra Brito
Agency Executive Producer: Manuel Rivas
Art Buyer: Gabriela Alfaro
Agency Producer: Edith Galicia
Retoucher: Mauricio Arias
Domestos: Holiday’s over
Per qualcuno le vacanze devono ancora cominciare. Per questi batteri invece, le vacanze sono proprio finiti. Grazie a Domestos.
Advertising Agency: DLKW Lowe, London, UK
Executive Creative Directors: Richard Denney, Dave Henderson
Global Creative Director: Hardcastle
Creatives: Katrina Encanto, Edgar Galang
Planner: Richard Kelly
Account Team: James Pool, Ross Marshall
Agency Producers: Gary Wallis
Media Agency: Initiative
Design Company: Illusion Co. Ltd
Illustrators: Surachai Puthikuangkura, Supachai U-Rairat
FedEx: Cuckoo
I puntualissimi servizi espresso di FedEx.
Advertising Agency: Bravo/Y&R, Miami, USA
Chief Creative Director: Claudio Lima
Art Director / Illustrator: Gabriel Jardim
Copywriter: Guto Monteiro
Artline: Date/Anniversary/Herpes/Kiss
Due pennarelli, il primo da lavagnetta; cancellabile. Il secondo permanente.
Advertising Agency: TBWA Hunt Lascaris, Johannesburg, South Africa
Chief Creative Officer: Pete Khoury
Creative Director: Justin Wright
Art Director: Byron Fraser
Copywriter: James Andrews
Account Director: Debbie Pienaar
Agency Producer: Simone Assad
Photographer: Graeme Borchers
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Karokihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKaroki2015-06-22 09:00:162015-06-22 09:00:16Siemens, Fedex e Pedrigree: i migliori annunci stampa della settimana
È ancora possibile guadagnare un posto di rilievo in un mercato maturo e frammentato come quello degli smartphone Android? L’italiana Stonex crede di si, se alla base c’è un prodotto attraente, una comunicazione votata alla trasparenza e tanta passione.
Quella del nuovo nato in casa Stonex è una storia italiana che vale la pena di raccontare: si chiama One, ha delle caratteristiche da top di gamma e sarà disponibileentro le vacanze ad un prezzo molto conveniente, in un’edizione limitata dedicata a Galileo Galilei, il padre della scienza moderna. Non vi basta? Allora andiamo a scoprire insieme tutti i dettagli trapelati finora!
Design
Le immagini mostrano un dispositivo dalla scocca blu, con la scritta #Galileo sul retro. Stonex precisa che si tratta del secondo prototipo, e non della versione definitiva.
I bordi laterali sembrano molto sottili, mentre lo spazio per pulsanti e capsula auricolare copre, in totale, circa un sesto della superficie anteriore: il design è equilibrato.
La fotocamera posteriore è leggermente in rilievo rispetto al corpo del telefono; anche se questo potrà contribuire a tenere il telefono leggermente rialzato quando appoggiato sul lato posteriore, può essere un particolare che non piacerà a tutti. L’altoparlante è posto in basso a destra del dispositivo. Il colore blu della scocca richiama molto quello della nazionale italiana di calcio e, insieme alla scritta “#Galileo” prevista nell’edizione limitata, celebra e comunica le origini italiane di questo smartphone.
Caratteristiche tecniche
Lo Stonex One promette, ad un prezzo contenuto, delle performance che faranno impallidire anche gli smartphone più desiderati
Con una fotocamera molto performante (il CEO di Stonex dichiara che si tratta di una Sony), l’NFC ed il processore Octa-core Mediatek da 2Ghz per core, lo Stonex One andrà a competere con dispositivi android del calibro di HTC One, Zenfone 2, Samsung Galaxy S6, ad un prezzo nettamente inferiore.
Ricordiamo che le specifiche e il design potrebbero subire variazioni nel prodotto finale, quindi ci riserviamo di parlarne meglio più avanti, quando Stonex One sarà disponibile per l’acquisto 😉
Comunicazione
A parte il rapporto qualità/prezzo, da verificare con il modello definitivo, Stonex One si differenzia rispetto agli altri smartphone attuali nella comunicazione di prodotto, a partire dallo slogan: Break the rules.
Stonex ha deciso di diffondere, in modo trasparente, le fasi di progettazione e i dettagli sullo Stonex One, attraverso dei Vlog tenuti da chi lavora al progetto. I video sono disponibili sulla Pagina Facebook ufficiali e raccolti in un’apposita sezione del sito di Stonex One.
Storytelling
Stonex sviluppa, con i suoi follower, un’ampia conversazione che parte dal prodotto per arrivare al mondo della telefonia, alla passione per l’imprenditorialità, all’etica e all’orgoglio italiano. Nello sviluppo di questa relazione, da un lato l’azienda diffonde informazioni e curiosità e dall’altro raccoglie dai suoi seguaci consigli e critiche costruttive per migliorare il prodotto prima ancora che sia uscita sul mercato. Si tratta di un ottimo esempio di come integrare lo storytelling con un approccio all’impresa snello, molto discusso in questi anni.
I video sono realizzati da chi lavora in azienda; i più divertenti sono quelli di Vanni Casari, frontman del reparto di sviluppo di Stonex One, che tra una manche di sviluppo e una partita ai cabinati racconta le novità software.
A grande richiesta è tornato il nostro VANNI nazionale che ci snocciola altre notizie della ROM del NOSTRO #StonexOne
Un altro aspetto da considerare nella comunicazione di Stonex è la trasparenza, ovvero la scelta di rendere noti tutti i progressi del progetto e le informazioni del prodotto, senza nascondere nulla.
Si tratta di un approccio non convenzionale che, se da un lato può rivelare le proprie debolezze, dall’altro contribuisce a creare fiducia e anticipare possibili problemi. Com’è capitato anche a Bill Gates e a Steve Jobs durante la presentazione dei loro prodotti, anche lo Stonex ha avuto dei problemi durante una delle presentazioni, ma l’azienda ha deciso di rendere comunque nota la cosa.
Ciao siamo ITALIANI e abbiamo un sogno: fare tecnologia di SERIE A al giusto PREZZO. Insieme, ce la faremo. Tutto quello che vedete in questo video lo dobbiamo a voi, GRAZIE. Ricordati, se non lo hai fatto, di preordinare GRATIS la prima edizione di #StonexOne a questo link: www.stonexone.com tra poco chiuderemo i PRE-ORDER.Thanks F.
“Rompere le regole” attraverso la strategia d’impresa
Per il suo nuovo prodotto, Stonex riprende alcuni elementi strategici che hanno fatto la fortuna di produttori mobile entrati nel mercato in una fase non matura. Innanzitutto, Stonex fa leva sull’etica e rende pubbliche le informazioni e i costi di produzione del proprio prodotto (225 euro), vendendo il proprio smartphone per lotti di produzione, un po’ come avvenne per FairPhone.
Lo stile della comunicazione, il prezzo di vendita e le specifiche attraenti avvicinano inoltre lo Stonex One ad un altro grande device: l’One Plus, noto anche come 1+1.
Per lanciare il suo nuovo smartphone, Stonex adotta una strategia votata all’emozione e alla trasparenza. Riuscirà Stonex One a conquistare le tasche degli italiani e degli europei? Questo, ovviamente, lo deciderà il mercato. Noi auguriamo a Stonex il successo e la fortuna che merita un’azienda che ha il coraggio di fare scelte non convenzionali in Italia!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Francesco Piccolohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFrancesco Piccolo2015-06-21 18:07:272015-06-21 18:07:27Stonex One: lo smartphone italiano che vuole rompere le regole
Forse non tutti sanno che esiste, in recessi remoti, un’organizzazione internazionale, composta da pochi eletti, che si occupa di codificare e immettere sul mercato i simboli grafici che sempre più spesso vengono utilizzati per “arricchire” o semplificare lo scambio di informazioni via messaggio; il suo nome è Unicode.
Per quanto misteriosa ed esoterica possa sembrare, in realtà Unicode non è altro che un sistema di codifica che assegna un numero univoco ad ogni carattere usato per la scrittura di testi, così da rendere il linguaggio virtuale omogeneo e riconoscibile.
Ad Unicode, ad esempio, dobbiamo l’uso di quegli emoji che rendono i nostri messaggini divertenti o che enfatizzano il tono di una frase che, per iscritto, potrebbe essere frainteso o ignorato.
Purtroppo per noi, però, la quantità di nuove emoji che questa organizzazione deve codificare diviene ogni giorno più onerosa, ingolfando il lavoro dei pochi addetti che, prima di codificare, devono selezionare, tra le centinaia, quelle non offensive o volgari e scegliere una certa quantità su cui lavorare lasciando da parte importanti immagini che verranno poi sommerse e dimenticate dall’ondata successiva.
Così accade che centinaia di emoji vengano di volta in volta perdute cosicché il nostro vernacolo virtuale viene defraudato di “fondamentali” espressioni di cui ignoriamo addirittura l’esistenza.
Non possiamo ricordarle tutte, ma ecco quelle di cui sentiremo di più la mancanza (o forse no).
“L’anonima donna magenta”, evocativa e sofisticata, cattura le emozioni del mondo moderno.
“L’omino con i palmi all’insù”, il modo più semplice per scusarsi di non aver capito o non aver fatto qualcosa
Con l’introduzione, nelle emoji del cibo, di pop corn, burrito, e taco, l’eliminazione del panino imbottito e della baguette risulta assolutamente incomprensibile.
Secondo Unicode nel set famiglia (genitori/figli) non è contemplata la donna incinta. Ora come faremo ad annunciare una gravidanza?
Iconico del mondo occidentale, il contenitore d’asporto del cibo cinese sembrerebbe proprio una di quelle emoji di cui non si può fare a meno, ciò nonostante non lo vedremo mai nei nostri messaggi e, ancora una volta viene da chiedersi il perché!
La mania del selfie dilaga in ogni angolo della terra ma pare che non potremo dire con una singola immagine: “mandami un selfie!”
Forse visto il periodo di crisi Unicode ha ritenuto meglio non inserire il tight, simbolo di benessere, per non urtare la sensibilità di chi può avere problemi a pagare per una serata elegante.
Ci sarebbero molte altre eliminazioni da mostrare di cui, però non possiamo che fare un breve elenco: i baffi, le dita incrociate, uova intere, la busta di latte, il barattolo di yogurt, il croissant, la volpe, l’aquila, il gufo, il pipistrello, la lucertola, lo squalo, la farfalla, il gambero, lo scooter, lo skateboard e molte molte altre.
Per un’intera generazione è praticamente impossibile immaginare di mandare un messaggio sprovvisto di emoji, quindi queste eliminazioni inspiegabili hanno spinto tanti ragazzi a protestare direttamente alla Unicode; dopo queste manifestazioni di scontento la stessa Unicode è intervenuta codificando alcune icone scartate. Certo non tutte potranno essere reintegrate, ma certamente non smetteremo di sperare nella comparsa dei nostri emoji preferiti.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Natsukohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNatsuko2015-06-21 11:00:092015-06-21 11:00:09Lo strano caso delle emoji perdute
Il prossimo weekend, 27 – 28 giugno, in tutto il mondo si marcerà in onore dell’orgoglio LGBT in occasione del Gay Pride: quest’anno anche il mondo virtuale avrà la sua marcia grazie a Google. Big G, che ha dimostrato la sua solidarietà a questa causa più volte in passato ed ora anche in Italia come sponsor della Milano Pride 2015, invita tutti a partecipare ad un Androidify Gay Pride.
Androidify è l’app che permette ai fan del robottino di creare il proprio avatar Android, personalizzandolo nell’abbigliamento e nelle caratteristiche e di condividerlo con gli amici e con il resto della community Android. L’ultima versione 4.0 dell’app aggiornata il 17 giugno offre la possibilità di personalizzare la propria mascotte con un set completo di accessori in stile Gay Pride: sciarpe e bandierine arcobaleno, magliette in tema, cappelli e scarpe colorate.
Tutto richiama lo spirito del Gay Pride: il desiderio di condividere la gioia e la libertà di amare e di essere se stessi, senza paura di giudizio. Google invita tutti a condividere la propria mascotte sui social network e a caricarla sul sito dedicato entro il 27 giugno: gli avatar parteciperanno così alla marcia virtuale dell’orgoglio Pride.
Il motto della parata di Google è “Insieme facciamo la differenza”: a questa iniziativa si sono uniti personaggi famosi come Kylie Minogue, Conchita Wurst. Tom Daley, sir Ian McKellen. Jessy Tyler Ferguson, i cui avatar sono nel video promo di Androidify che vedete qui sotto:
Potrete condividere il vostro avatar con l’hashtag #andproud: un modo diverso per esprimere la propria adesione al Gay Pride che ricorda anche quest’anno i moti di Stonewall del 27-28 giugno 1969. All’epoca nessuno avrebbe mai pensato che quella marcia di protesta potesse arrivare in tutte le piazze del mondo e diventare un evento annuale, né che potesse davvero unire tutti anche virtualmente come oggi è possibile grazie a Internet e ai social network.
Cambiano i metodi e i mezzi di espressioni, ma dopo più di 50 anni si marcia ancora per il Gay Pride, perché in molte parti del mondo, anche dietro l’angolo di casa nostra o in un post sulla nostra bacheca di Facebook, si offende, si umilia, si deride o si evita chi esprime semplicemente la libertà di amare.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Naokohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNaoko2015-06-20 18:54:442015-06-20 18:54:44Google celebra il Gay Pride con un'Androidify parade, e siete tutti invitati!
Lions Health, il Festival che riconosce l’eccellenza creativa nel settore sanitario, ieri 19 giugno, ha premiato i progetti migliori. Il concorso invitava i giovani creativi a sviluppare campagne di marketing, su soluzioni sanitarie integrate, per i Paesi in via di sviluppo.
Una giuria di nove leader del settore è stata chiamata a valutare progetti provenienti da tutto il mondo.
Louise Benson, Direttore del Festival, ha affermato di essere molto soddisfatto dalla numerosità delle adesioni; questo dimostra che il Premio Lions Health affronta un problema mondiale.
I vincitori
Sono state assegnate ben 86 statuette.
Per i Pharma Lions, su 432 progetti sono stati assegnati 25 Lions. Il Grand Prix è stato attribuito a DigitasLBI New York con il suo “Take it from a fish”/Astra Zeneca (per una corretta educazione alimentare).
Negli Health & Wellness, su 1.430 progetti in gara sono stati assegnati 61 Lions. Leo Burnett Mexico porta invece a casa il primo Grand Prix del Paese grazie a Procter & Gamble e a Always (Intimate Words, programma di educazione per combattere il tumore al collo dell’utero).
Per quanto riguarda i Young Lions Health, la giuria ha scelto Ryan Price e Cece Chu (agenzia Mr. President) per il loro “The Essentials”. Il Lions Health Grand Prix for Good è andato a FCB Inferno London per “This Girl Can” per Sport England. Healthcare Agency of the Year è Langland, Windsor, seconda CDM London e terza Medulla, Mumbai. Healthcare Network of the Year è CDM Group, seconda McCann Health terzo Publicis Healthcare Communications Group.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Umekahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngUmeka2015-06-20 14:30:362015-06-20 14:30:36Lions Health 2015: annunciati i vincitori
Viaggio formativo e acceleration program sono i due volti dell’ING Challenge, progetto di formazione di lunga durata per startupper che il gruppo bancario ha realizzato in stretta collaborazione con l’acceleratore H-Farm.
ING Challenge, il tour
ING Challenge – Join the startup tour è innanzitutto percorso di mentorship di sei tappe, ciascuna corrispondente ad una rinomata università italiana. Bologna e Padova sono già state visitate da ING Challenge, proponendo i temi food e digital health.
In entrambi i casi, gli esperti hanno presentato scenari di mercato, esperienze di workshop incentrate sulle startup, approfondimenti sul tema della giornata e l’immancabile “Spritz Your Pitch” finale. Quest’ultimo costituisce il clou di ogni incontro, in cui coloro che si sono candidati sul sito potranno presentare un progetto imprenditoriale, ricevendo il prezioso feedback degli attori dell’ecosistema dell’innovazione presenti al pitch.
L’iniziativa è rivolta in particolare ai giovani tra i 18 e i 26 anni, fornendo loro un quadro aggiornato e realistico dell’imprenditoria digitale, spronandoli a scoprire le loro potenzialità e ad accettare le sfide che il mercato propone in determinati settori industriali: automotive, biomedico, IoT (Internet of Things), finanza, retail e turistico.
Insomma, per il prossimo quinquennio ING continuerà a sostenere i giovani talenti dell’imprenditoria digitale.
Se ti sei perso l’evento, nessun problema: ecco i prossimi!
Settembre – Università di Venezia – focus sui big data
Ottobre – Firenze – tema travel
Novembre – Milano – approfondimenti sul retail
Dicembre – Torino – interventi sul settore automotive
ING Challenge, l’acceleratore
Ma non è tutto. Il tour servirà anche a promuovere l’altra iniziativa del progetto ING Challenge, che prevede la sponsorizzazione di “H-Camp sponsored by ING”, un programma di accelerazione di startup organizzato e gestito da H-Farm, che partirà il 28 settembre 2015.
ING Challenge, la visione
Sergio Rossi, Head of Marketing & Customer Centricity di ING Bank Italia, ha spiegato esattamente quale sia la visione di questa sfida:
ING Bank crede da sempre nella tecnologia come fattore abilitante che semplifica la vita delle persone. L’UE stima che il digitale nei prossimi 8 anni porterà un aumento del PILdel 5% con vantaggi soprattutto per le nuove generazioni, oggi sfavorite dal mercato del lavoro.
La tecnologia possiede un potenziale enorme: permette di realizzare una buona idea a costi molto bassi, inimmaginabili fino a qualche anno fa, generando opportunità di crescita e ricavi con un investimento anche inferiore a 20 mila euro!
Ai giovani manca spesso una guida che li aiuti a gestire al meglio risorse, talento ed energie. ING Challenge nasce con questo obiettivo: offrire un percorso di mentorship continuativo per lanciare 50 nuovi giovani imprenditori digitali italiani entro il 2020!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Doubleharkenhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDoubleharken2015-06-20 12:00:472015-06-20 12:00:47ING Challenge, un tour a caccia di startup
Marcel Proust, a proposito di come il mondo potesse essere stato creato, chiamava in ballo l’artista e la sua arte:
“il mondo non è stato creato una volta, bensì tutte le volte che è sopravvenuto un artista originale”.
Nel 2010, a Favara, una piccola cittadina a due passi dalla Valle dei Templi di Agrigento, accadde un qualcosa di molto simile a ciò che disse Proust: l’originalità e l’eclettismo di due insospettabili artisti si posero come basi di un ambizioso progetto di rivalutazione architetturale e sociale. Di cosa stiamo parlando? Di Farm Cultural Park, un’oasi culturale e parco artistico in Sicilia.
I due insospettabili in questione sono il notaio Andrea Bartoli e la moglie, l’avvocato Florinda Saieva, i quali portano avanti il progetto Farm Cultural Park, ponendolo, da un lato, come antagonista all’abusivismo edilizio e all’incuria – problemi ancora molto forti nel sud Italia – e dall’altro, come alternativa valida ed economicamente concreta di rivalutazione sociale e di sviluppo sostenibile, anche in contesti difficili e/o restii al cambiamento.
Innanzitutto la visita guidata all’interno di una Kasba siciliana, composta da sette corti collegate tra loro, che a loro volta formano il Cortile Bentivegna e che a loro volta ospitano una serie di piccoli palazzi storici e annessi giardini in stile arabo; il tutto all’interno del centro storico di Favara. La farm offre una programmazione culturale continua di stampo avanguardistico: ogni quattro mesi si potranno visitare mostre d’arte temporanee e permanenti, incontrare creativi e artisti provenienti da ogni parte del mondo che soggiorneranno nei sobborghi della Kasba. Si potrà partecipare a workshop e attività culturali per tutte le età e/o far vivere ai propri bambini un’esperienza unica nel Farm Children Museum: una struttura dove i bambini potranno giocare e divertirsi imparando. Ed ancora presentazioni di libri, concorsi di Architettura, serate musicali e spettacoli performativi.
La Farm nel concreto
Nel concreto, Farm Cultural Park si struttura in tre gallerie d’arte e due spazi espositivi, un centro di architettura contemporanea ed un complesso di residenza per artisti. Una scuola di specializzazione in Hotelleria d’avanguardia, oltre ad un sistema di albergo diffuso all’interno del centro storico di Favara. Come se non bastasse, ritroviamo anche un centro di grafica e web design.
Non solo Arte Contemporanea
Ma Farm Cultural Park non è solo arte e avanguardia, ma anche cibo e convivialità, infatti nei giardini delle sette corti, si potrà partecipare ad un barbecue insieme agli altri visitatori o assistere ad una rassegna di musica live, mentre nello spazio Ginger si potranno gustare piatti tipici della tradizione siciliana ma anche di altre culture e nazionalità. O se si vogliono mettere alla prova le proprie doti culinarie, è possibile farlo utilizzando la cucina a vista nello spazio Nzemmula. Insomma, dopo la Tomorrowland di Brad Bird, un salto a Favara è d’obbligo!
Tutte le iniziative di Farm Cultural Park, sono autofinanziate attraverso attività di crowdfunding online e offline, con le attività culturali, musicali ed artistiche organizzate all’interno del parco, sfatando così il luogo comune tutto italiano secondo cui con la «Cultura non si mangia!». I tre luoghi che hanno maggiormente ispirato questo progetto tutto siciliano sono tre realtà internazionali che uniscono la forza delle loro tradizioni con l’irrompente forza l’innovatrice post-moderna e la voglia di una nuova socialità di questo nostro periodo storico: il Palais de Tokyo di Parigi, Marrakech in Marocco ed il mercato di Camden Town nel nord di Londra.
Riconoscimenti e menzioni
Tra i riconoscimenti ricordiamo il Premio Cultura di Gestione 2011 di Federculture, la Federazione delle Aziende e degli Enti di gestione di cultura, turismo, sport e tempo libero, l’invito alla XXIII Mostra Internazionale di Architettura di Venezia nel 2012 e la menzione nella classifica redatta dal blog britannico Purple Travel, che recensì Favara Farm Cultural Park, collocandola al sesto posto come meta turistica per gli appassionati d’arte, preceduta da Firenze, Parigi, Bilbao, le caratteristiche isole greche e New York!
Nell’attesa che questa realtà siciliana possa replicarsi in ogni regione del sud Italia (ma non solo!), chiudiamo con un altro aforisma, in pendant con la mission della Farm Cultural Park di Favara: così scriveva Fedor Dostoevskij:
«La bellezza salverà il mondo»
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Salvatore Musumarrahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngSalvatore Musumarra2015-06-20 11:00:192015-06-20 11:00:19Favara Farm Cultural Park: il bello dell’innovazione sociale
I corsi di web marketing e comunicazione di alta formazione online, in aula o in house di Ninja Academy sono stati scelti già da oltre 15.000 professionisti per trovare risposta al tema dell’aggiornamento e della crescita professionale.
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Entrando nel mondo Ninja dell’apprendimento via web, potrai scegliere di seguirci in diretta, porre domande, interagire con i docenti e colleghi. Avrai accesso ad approfondimenti, conoscerai gli altri allievi Guerrieri nei gruppi Facebook riservati e fare networking: è questo il valore aggiunto della nostra scuola Ninja.
Qualora non avessi tempo per essere online nel momento della trasmissione in diretta, niente paura: le lezioni saranno disponibili sotto forma di registrazione nella tua area utente e lì resteranno disponibili per sempre. Potrai rispondere quando ti sentirai pronto alle domande dei test per il rilascio del Certificato finale. Solo per darti un’idea delle possibilità di scelta e della qualità della nostra formazione digitale, eccoti l’elenco dei corsi di marketing e comunicazione online del 2015 di Ninja Academy:
AREA 1 – SCENARIO, STRATEGIA ED ANALYTICS
Digital Trend e Consumer Behavior
Digital Strategy e Modelli di Business
Digital Analytics & ROI
AREA 2 – USER ACQUISITION
SEO & SEM Strategy
E-Commerce Management
Mobile Marketing
Email Marketing
SMM & Community Management
AREA 3: STRUMENTI DIGITAL
Web Copywriting & Digital Content
UX,UI & Customer Journey
Digital PR
Temi legali per il Digital Marketing
Gli strumenti del marketing digitale
AREA 4: MARKETING AUTOMATION
Segmentazione, Campagne & Social Media
Modulo 1 – Il funnel ed i generi video
Comprendere il funnel di marketing
Il modello Hero – Hub – Help di Youtube
Le prime due fasi del funnel: attract e convert
I generi di video più appropriati nelle prime due fasi del funnel
Le ultime due fasi del funnel: close e delight
I generi di video più appropriati nelle ultime due fasi del funnel
Modulo 2 – Focus su video player, analytics e ROI
Il funnel tra Email gating, Call To Action, Landing Page e DEM
Distribuire i video su diverse piattaforme (Vimeo, Dailymotion)
Interpretare le analytics in base al player scelto
Calcolare il ROI di un video
Parte 2 – YouTube Marketing, Case History ComboCut e video di successo dal mondo
La seconda parte del corso è dedicata alle strategie di video marketing applicate a YouTube: come, quando e se usare questa piattaforma in base ai propri obiettivi di comunicazione. Conclude il modulo l’analisi di case study ComboCut ed internazionali.
Modulo 1 – Il video marketing su YouTube
Introduzione a YouTube: come funziona il canale
Tips&Tricks
YouTube: formati adv, ottimizzazione SEO e remarketing
Modulo 2 – Case study ComboCut e internazionali
Case Study ComboCut: Air WnC
Case history internazionali
Visione dei video di esempio, analisi del successo a livello di creatività, scrittura e distribuzione
Parte 3 – Tecniche di produzione dei video online
La parte conclusiva del corso si concentra sulle migliori tecniche per realizzare un videoclip, sui rudimenti necessari per scegliere l’attrezzatura giusta ed operare il montaggio del girato.
Modulo 1 – Il video: tecniche base
Le diverse tecniche per realizzare un video
Scegliere l’attrezzatura base per iniziare
Come ottenere risultati professionali anche con budget contenuti
Modulo 2 – Il video: sceneggiatura
Scrivere uno script
Intervista: produrre uno script
Le fasi di realizzazione e montaggio
Creare una presenza online naming + sitoweb + blog
Come iniziare partendo da zero clienti
Ufficio in casa o Coworking?
Creare Progetti Personali
Usare Progetti di CrowdSourcing
Esche non convenzionali
3. LEZIONE – PERSONAL BRANDING
Quali Social Media usare? E in che modo?
Facebook, Google Plus, Twitter, YouTube, Pinterest
Usare i Social Media per conoscere un Cliente prima di incontrarlo
Simulazione Pratica Ingaggio Cliente da SocialMedia
4. LEZIONE – SOPRAVVIVENZA
Come Trovare e Creare un Team di Freelance
Creare rendite passive fai-da-te
Creare rendite passive dai Social Media
Tips & Tricks Mondo Freelance
Non hai ancora deciso di arruolarti nell’esercito Ninja? Le parole infiammano ma l’esempio trascina: eccoti alcune testimonianze di partecipanti ed amici che ci hanno scelto ed hanno potuto sperimentare di persona la qualità dei nostri corsi online in digital marketing e comunicazione.
“Il Ninja Master in Social Media Marketing è stata un´apertura mentale verso il mondo dei Social Media che per la loro costante evoluzione molto spesso non permettono la piena comprensione delle funzionalità e potenzialità. La capacità dei docenti di strutturare e categorizzare le informazioni abbinate a delle esercitazioni mi ha permesso di ottenere quella confidenza necessaria per guidare con leadership i miei progetti.”
Tommaso Calzolari
Senior Brand Manager e Key Account @FLE Adidas AG
“Dimenticate i soliti corsi di aggiornamento, lasciate a casa i vecchi testi dell’università e preparatevi ad essere catapultati nel futuro della disciplina.”
Alberto Kechler
Senior Brand Manager @Nestlé Waters UK
“Guardare le nuove frontiere della comunicazione o comprenderle sono due cose diverse. Questo è la Ninja Academy.”
Enea Roveda
Amministratore Delegato @Lifegate
I corsi in aula: incontraci dal vivo e vivi un’esperienza didattica in un vero e proprio laboratorio del web marketing
La formazione digitale a distanza rappresenta sicuramente un’ottima opportunità ma il contatto umano costituisce un’opportunità unica, un’occasione irripetibile per la tua carriera e il tuo futuro. Un corso in aula Ninja Academy ti consentirà di apprendere e lavorare gomito a gomito con i nostri docenti, carpirne i segreti, poter confrontarti con loro.
I Corsi di Marketing in aula nella nostra scuola, chiamati Lab sono corsi di full immersion di 16 ore rivolti principalmente a specialisti di settore: Brand Manager, Marketing Manager, Account, Creativi, Team di aziende medio-grandi, ma risultano utili anche a piccole e medie imprese e a liberi professionisti che hanno compreso l’esigenza di dover rispondere con la preparazione adeguata ed una forma mentis nuova alle sfide della digital economy.
Le lezioni vengono tenute con l’ausilio di supporti multimediali e prevedono una selezione delle case history più interessanti e aggiornate, con esempi pratici di immediato riscontro applicativo. I Lab vivono di esercitazioni individuali e di gruppo, simulazioni e project work: il loro fortissimo taglio pratico ti permette di consolidare le nozioni apprese online e padroneggiare metodi, procedure, tecniche.
Di seguito troverai, il calendario dei nostri corsi per il 2015:
Day 1: Personal Branding con Luigi Centenaro Day 2: Co-Creation con Mirko Pallera e Gianluca Lisi; Outdoor experience in barca a vela con Francesco Serravalle ed i trainer Virvelle Day 3: Envisioning con Giosè Milli
Corsi di Marketing in House: i nostri esperti nella tua azienda
Organizzare un Corso in House significa portare direttamente nella tua azienda l’alta formazione professionale di Ninja Academy.
Studiamo insieme a te esperienze uniche, “sartoriali”: organizziamo incontri di formazione progettati su misura per rispondere al meglio alle esigenze del tuo team di lavoro.
Il nostro obiettivo è quello di trasmettere non solo innovative competenze e conoscenze in digital marketing ed un nuovo approccio alla comunicazione d’avanguardia, ma anche nuovi modelli di pensiero, energia ed un rinnovato entusiasmo.
Perché scegliere un nostro corso di Marketing in House
Learning by doing: possiamo lavorare direttamente su un progetto reale, con esercitazioni pratiche e workshop di co-creazione. Corso su misura: i nostri programmi sono focalizzati sulle principali tematiche di interesse aziendale, con analisi di case history più interessanti ed affini alla tua nicchia di mercato. Nessuno spostamento né viaggio per il tuo team: siamo noi di Ninja Academy a recarci presso la tua sede.
Flessibilità di erogazione: il corso è organizzato in base alle modalità ed i tempi definiti con te. Risparmio: far seguire corsi di formazione individuali ai tuoi collaboratori avrebbe un prezzo notevolmente superiore e soprattutto avrebbe minore efficacia. Attestato di partecipazione “Ninja Academy Qualified” per tutti i partecipanti al corso.
Fruizione illimitata e senza limiti di tempo dei materiali didattici sulla piattaforma e-learning Ninja Academy. Abbiamo lavorato con aziende del blasone di Safilo, Banca Mediolanum, Barilla, Piaggio,Telecom,MTV, Twentieth Century Fox, Microsoft, Plasmon, Vodafone, Nestlè, AC Milan, Mondadori, Fiat Group Automobiles, Sky, OVH, Ikea, Artsana, RCS Digital, Getty Images, Coop, Tiscali, CPL Concordia: contattaci per scoprire se possiamo essere utili anche a te!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Ninja LABhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNinja LAB2015-06-20 07:00:542016-06-17 16:55:21Web marketing e comunicazione: corsi online, in aula, in house di alta formazione
Entro il 2015 il mercato delle app dovrebbe raggiungere 37 bilioni di dollari di fatturato. Già da tempo e in vari contesti, è iniziata la battaglia per la conquista dell’attenzione dell’utente e dati gli sforzi per vincere, come si fa a misurare se si sta procedendo nella direzione giusta?
Certamente i download danno una grossa mano in merito alla valutazione del successo dell’app e alla sua espansione, ma è davvero tutto qui?!
L’86% del tempo speso su mobile device è impiegato nell’utilizzo di app, dunque un investimento che porti alla realizzazione di un’app ben progettata potrebbe essere una vera opportunità per dare più valore al vostro brand e alla vostra strategia.
Tempo fa, quando il mercato delle app non era così affollato, il numero di download poteva bastare, oggi non più. Resta comunque un indicatore da tenere presente, ma non l’unico e soprattutto non a garanzia di un successo di lungo periodo.
Tempo di nuovi indicatori
Lo smartphone è diventato ormai un’estensione corporea e un’app non può essere pensata e considerata solo come porta d’ingresso al vostro sito web. Attraverso questo mezzo il vostro brand è nelle mani del consumatore 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, i vostri prodotti e servizi sono disponibili con un semplice gesto e in ogni momento: vi sembra un’occasione da sprecare o da sottovalutare?
È per questo che, per avere il controllo della situazione ad ampio raggio, il solo numero di download non basta, vanno considerati altri KPI (Key performance indicator).
È necessario scegliere quelli che si adattano maggiormente alla vostra applicazione, quelli necessari ai vostri obiettivi aziendali e misurarli in un dato periodo di tempo. Secondo Neosperience, ecco i primi 10 KPI per misurare il successo delle applicazioni mobili:
Utenti attivi
Avete la vostra app, magari è disponibile in versione free e i download aumentano. Sembrerebbe tutto ok se non fosse che la domanda che dovreste porvi è: quanti di questi “scaricatori compulsivi” sono effettivamente attivi? Oltre ad averla lì, sul proprio smartphone, la aprono e ne fanno uso? Ecco, un report che illustri utenti mensili e giornalieri realmente attivi potrebbe svelarvi se e quanto venga apprezzata nel mondo delle app.
Frequenza delle visite
Quante volte l’utente apre l’app e interagisce con i contenuti? Tenere sotto controllo la frequenza di accesso è un buon campanello di allarme soprattutto perché si ritiene che l’utilizzo durante la prima settimana sia un indicatore plausibile di ciò che avverrà in futuro.
Durata delle sessioni
La durata di una sessione è un indicatore di performance che andrebbe considerato in correlazione al numero di utenti attivi e alla profondità della visita.
Profondità delle visite
La profondità indica il numero di pagine visitate durante una sessione quindi è un indicatore utile che ci informa su due aspetti: se il contenuto è utile e coinvolgente e se l’app permette di usufruire dei contenuti con continuità, semplicità ed è in grado di offrire un’esperienza realmente smart.
Conversioni
Se l’obiettivo principale della vostra app è quello di vendere o condurre ad altro tipo di azioni come registrazioni o abbonamenti, esse andrebbero rilevate in un dato periodo di tempo. Attenzione a tenere presente che una sola azione di questo tipo non consente previsioni in termini di lifetime value.
Fatturato per utente
Il fatturato per utente è spesso trascurato, invece indica il valore complessivo di un utente per il vostro business.
Social share
Se l’app che volete promuovere è content-oriented, gli acquisti in-app non sono veri e propri indicatori. Piuttosto importante invece è la condivisione che ne fanno sui loro account social. Tutti sanno che condividere significa approvare, significa interesse per i contenuti e diventa un modo per accrescere il word of mouth e formare una comunità attorno al proprio brand.
Retention rate
Ora parliamo di fidelizzare il cliente, un’attività non facile ma alla quale è bene ambire, anche nel mobile. Il terreno delle app, in effetti, non si prospetta semplice da trattare e la fidelizzazione fatica un po’ ad attecchire. Stando ai dati sembrerebbe che il 65% degli utenti di un’app ne interrompa l’uso dopo non più di tre mesi dall’installazione. Non buone notizie di certo, ma ora che lo sapete potete procedere al monitoraggio e capire con questo ottimo indicatore quanto i clienti sono in realtà coinvolti.
Costo di acquisizione di un cliente
Per capire qual è il costo di acquisizione di un cliente è necessario conoscere come gli utenti esistenti sono entrati in contatto con la vostra app. Gli app stores sono solo uno dei canali, l’incontro potrebbe avvenire con search engine advertising, ricerca organica, consigli in-app e social network: strumenti diversi che hanno prezzi differenti. Questa metrica, accompagnata a una strategia di corretta attribuzione, delineerà nel tempo il modo più efficace di raggiungere il pubblico.
User experience
Non dimenticate che alla fine di tutto c’è sempre la felicità dell’utente e la sua user experience, non la vostra. Se l’app che avete lanciato non lo soddisfa, se ne andrà. Difettose UI (User Interface), bug e crash non lo conquisteranno e per questo è importante tenere sempre sotto controllo i commenti degli utenti per capire cosa ne pensano.
Nella corsa al mobile engagement oltre al download della propria app c’è di più!
Tanti tasselli che, messi insieme, sono in grado di assicurare un successo enorme. Certo, non è facile, però se prima eravate preoccupati che i download della vostra app mobile erano troppo bassi, ora potreste scoprire che dietro a quel numero spaventoso si nascondono invece buone notizie!
Ma attenzione, perché può valere anche il contrario!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kiyokohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKiyoko2015-06-19 19:08:142015-06-19 19:08:14Non solo download: ecco i KPI per valutare la performance della tua app
Il fallimento startup è sicuramente un tabù per la nostra cultura, perché veniamo da un ben più ampio e radicato tabù insito nella cultura italiana. Lo raccontiamo attraverso tre punti di vista diversi per tre differenti figure: Adele la startupper italo-americana, Antonia avvocato esperto di M&A, Private Equity e Venture Capital, ed Augusto l’investitore ed imprenditore
Tre personalità del mondo startup, casualmente tre docenti della Ninja Academy per il corso in startup management, e casualmente tutti e tre con nomi che iniziano con la lettera A.
L’obiettivo? Sono passati due anni dal famoso Restart Italia, quindi due anni dal decreto che ha dato avvio a quelle che sono state definite startup innovative, e di conseguenza, anzi, diciamo sinonimo di investimenti ad alto tasso di insuccesso.
Ma ci sono tre persone che hanno molta più esperienza in Italia e all’estero di me, che potrete leggere qui sotto e vi daranno diversi motivi, per fallire se la vostra idea di startup non è esattamente decollata, o per non aver paura di fallire in caso stiate affrontando ora il vostro investimento.
La startupper italo-americana, Adele Savarese Editor-in-chief di Ninja Marketing
Non ho fallito. Ho solo trovato 10.000 metodi che non funzionano. Solo chi non fa non sbaglia. Sul fallimento abbondano i detti, ma si sa che tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare. Come, infatti, catturare in maniera efficace quel misto di passione sofferta, sensazione di spreco, demotivazione e vuoto che può provare solo chi ha tra le mani un’impresa accartocciata a forma di ex-sogno?
E’ un’esperienza tanto universale quanto soggettiva. Eppure lo spirito di distruzione creativa non si spegne, neanche in chi ha accumulato più di un insuccesso. Anche io porto nel mio bagaglio una startup fallita: team sbagliato, inesperienza, lentezza d’azione: soldi ed entusiasmo sono risorse rinnovabili, il tempo invece no. E’ stato solo tempo perso, giusto? Sbagliato.
Ho imparato la differenza che può fare un UX Designer. Ho imparato a non far tremare la voce anche se stai spiegando la tua startup al co-founder di Skype. Ho imparato a valutare un co-founder esattamente per quello che è. Ho imparato, soprattutto, a fare tabula rasa ed a ripartire da zero.
Il simbolo dell’Uroboro viaggia dall’antico Egitto ed arriva fino a Jung. Il suo compito è quello di ricordarci la ciclicità dell’auto-riflessione, la teoria dell’eterno ritorno, l’iteratività delle cose che ricominciano nello stesso istante in cui finiscono e proprio perché finiscono. Il vero imprenditore non ha un DNA a forma di doppia elica ma a forma di serpente che tenta di mangiarsi la cosa: lo dimostra la sua forza di volontà inestinguibile ed inesorabile.
L’Uroboro è un simbolo drammatico che racchiude al suo interno l’assimilazione di due opposti, luce ed ombra, vittoria e sconfitta. L’una non può esistere senza l’altra ed è così che il fallimento non è altro che il veicolo scelto dall’innovazione per perdurare nel tempo. Lanciare un’impresa e portarla al successo è un gioco infinito il cui unico scopo è continuare a giocare. Sarà un caso che Steve Jobs, uno dei più grandi startupper dell’ultimo millennio, ha scelto One Infinite Loop come indirizzo del suo ufficio? Gli errori possono affossarti se non li vedi per quel che sono: gradini sui quali salire più in alto di prima.
L’approfondimento tecnico sul fallimento startup in Italia a cura di Antonia Verna, partner studio legale Portolano Cavallo
In considerazione dell’elevato rischio imprenditoriale proprio degli investimenti in attività ad alto livello di innovazione tecnologica, il legislatore italiano si è preoccupato di introdurre disposizioni ad hoc per la composizione della crisi della startup innovativa.
In particolare, la startup innovativa non potrà essere soggetta alle ordinarie procedure concorsuali (es. fallimento e concordato preventivo), ma sarà sottoposta in via esclusiva ad una delle seguenti procedure: il procedimento di composizione della crisi da sovraindebitamento o il procedimento di liquidazione del patrimonio.
Si tratta di due procedure (alternative tra loro) introdotte in origine dalla Legge n. 3/2012 per le sole imprese non fallibili (in quanto ad esempio al di sotto degli indici di fallibilità previsti dall’art. 1 della Legge Fallimentare) e, successivamente, estese alle startup innovative.
In estrema sintesi: la prima (composizione della crisi da sovraindebitamento) consiste in un accordo stragiudiziale di ristrutturazione dei debiti con i propri creditori, da sottoporre successivamente alla definitiva approvazione dell’autorità giudiziaria, e si configura quindi come una sorta di “concordato preventivo semplificato”; la seconda invece (liquidazione del patrimonio) mira alla liquidazione della società, al pari di una procedura fallimentare (di cui tuttavia non presenta le complessità e i costi).
Unico requisito per accedere a queste procedure è l’iscrizione alla sezione speciale delle startup innovative del Registro Imprese di riferimento.
L’obiettivo primario del legislatore è stato quello di adottare procedimenti semplificati di soluzione delle situazioni di crisi della startup innovativa che, sebbene siano idonei a realizzare la segregazione del patrimonio sociale per il soddisfacimento dei creditori, tuttavia non privino l’imprenditore delle necessarie capacità giuridiche per intraprendere, anche nell’immediato futuro, nuove iniziative di business. In altri termini, l’imprenditore che ha avviato una startup innovativa non potrà essere “marchiato” come “fallito” nel caso in cui la sua iniziativa imprenditoriale non riesca a decollare e subentrino problemi di natura economico-finanziaria che rendano opportuna la cessazione di ogni attività, né sarà soggetto alle restrizioni normative ed incapacità giuridiche previste a carico dell’imprenditore dichiarato fallito.
Nell’ottica di tutelare la riservatezza dei soci della startup innovativa coinvolta nella procedura di liquidazione, il legislatore ha previsto che resteranno accessibili al pubblico solo le informazioni relative alla startup stessa, mentre i dati relativi ai soci della startup, assoggettata alla suddetta procedura di liquidazione, saranno accessibili esclusivamente su richiesta dell’autorità giudiziaria e delle autorità di vigilanza, decorsi dodici mesi dalla iscrizione nel registro delle imprese del decreto di apertura della procedura di liquidazione.
Augusto Coppola, imprenditore ed investitore co-Founder di InnovAction Lab
Anche in Italia è da qualche tempo arrivata la discussione sul valore del fallimento come elemento di crescita di un imprenditore. Il problema è che, come spesso accade, abbiamo preso una parola inglese “failure” e l’abbiamo tradotta senza pensare a quale sia il concetto dietro alla parola stessa. Negli USA quando si parla di “failure” come elemento di crescita si intende solamente l’aver sbagliato, fatto degli errori e, in particolare, non essere riusciti a portare la propria azienda ad autosostenersi finanziariamente, bruciando inutilmente i soldi degli investitori e sprecando il proprio tempo e denaro. In genere, per “failure” non si intende aver portato qualcosa alla bancarotta, aver mancato di pagare i propri dipendenti e i fornitori. Ma questo è esattamente il senso che assume, in ambito imprenditoriale, la parola in italiano. E questo genera le comprensibili resistenze nell’accettare “la cultura del fallimento”.
La cosa è comprensibile, in quanto mancando nel nostro Paese investitori di rischio, coloro cioè che mettono le risorse finanziarie per far nascere delle nuove aziende ad alto valore innovativo, chi diventa imprenditore tende ad auto-finanziare oltre ciò che sarebbe saggio i propri progetti, col rischio di mantenerli attivi a dispetto dei risultati economico-finanziari perché oramai troppo esposto sul piano personale.
Io ho alle spalle un fallimento, una startup nella quale ho letteralmente bruciato i soldi miei e di coloro che hanno creduto nel progetto. Ogni volta che lo racconto noto in chi mi ascolta un velo di diffidenza che si scioglie solamente quando spiego che a dispetto della assoluta mancanza di qualsivoglia ritorno economico, ho sempre pagato i miei dipendenti e fornitori (incluso lo Stato) e che ho trovato un nuovo posto di lavoro per tutti coloro che lavoravano nella startup. La cosa sembra però meravigliarli, e non è sempre agevole fargli capire che questo è assolutamente normale nel mondo delle startup innovative finanziate da fondi di Venture Capital come quello per il quale adesso ho la fortuna di lavorare.
Il fondo di Venture Capital, infatti, si aspetta che un numero significativo dei propri investimenti darà, come si dice in gergo, “ritorno zero”, cioè non ripagherà neanche una parte dei soldi investiti. E’ nella natura del business: quando si vuole realmente creare qualcosa di innovativo, bisogna andare a cercare di cambiare il mondo e la cosa è più difficile di quanto molti tendano a pensare. Tale ambizione passa necessariamente attraverso un certo numero di “fallimenti” (intesi come errori di valutazione fatti investendo in startup a ritorno zero o comunque poco significativo), da cui imparare per cercare di finanziare quella startup che modificherà lo status quo, creando ricchezza per se stessa, i propri impiegati, il Paese e l’investitore che ci ha creduto.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Diana Piemari Ceredahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDiana Piemari Cereda2015-06-19 16:33:262015-06-19 16:33:26Ecco perché una startup può e deve fallire
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