Ninja Social Factory: ecco i tutor romani che ti faranno esercitare sui social media [INTERVISTA]

Anche quest’anno Ninja Academy propone l’opportunità di formarsi sul social media management attraverso un percorso didattico completo e rivoluzionario. La Social Factory, il percorso opzionale “learning by doing” integrato nel Master Online in Social Media Marketing della Ninja Academy sbarca a Milano e a Roma grazie alla collaborazione con TIM #WCAP che ospiterà nelle proprie sedi gli incontri.

La Social Factory è un laboratorio pratico che prevede tre sessioni live e dieci brief di esercitazione. I 30 partecipanti della factory di Roma saranno suddivisi in gruppo di lavoro a distanza e dovranno imparare ad applicare gli insegnamenti del Master Online calandoli sulle esigenze social di una vera azienda: Telecom. Per portare avanti questa simulazione didattica saranno seguiti da Raffaele Pironti e Cinzia Gallenzi: scopriamo chi sono e come potranno aiutare i partecipanti nei vari livelli, sino ad arrivare al giorno della presentazione finale dove anche l’azienda potrà dare il proprio feedback sulla conclusione del percorso didattico da parte dei gruppi.

Raffaele Pironti

Digital Product Manager at Gruppo Editoriale L’Espresso

Algherese di nascita, appassionato di digitale da sempre, lavora a Roma al Gruppo Editoriale Espresso dove segue lo sviluppo di prodotti digitali di intrattenimento come Radio Deejay, ilmiolibro.it e tvzap. Si occupa tra le altre cose del business degli ebook per tutti i brand del Gruppo. Laureato in Economia, in dieci anni di attività lavorativa ha maturato significative esperienze in marketing, community management e social media. Si è specializzato in digital marketing a New York.

Quali sono i pro e i contro del lavorare nel settore digital nell’entertainment?

Le nuove tecnologie stanno modificando i modelli di business e di consumo. Internet per fortuna è sempre meno autoreferenziale favorendo i modelli user-centrici, e i social network sono la massima espressione di tutto questo.

L’industria dell’intrattenimento gioca diverse partite: da una parte la convergenza della multicanalità all’interno dell’ecosistema digitale, sempre più complesso, che necessita di grandi competenze di progettazione e di comprensione dei mercati. Dall’altra parte i mercati estremamente strutturati dove i competitor – il più delle volte – sono gotha americani dotati di grande know how e fortissime competenze verticali.

Lavorare nell’industria dell’intrattenimento digitale credo sia molto sfidante ed entusiasmante. Youtube, Amazon, Facebook, Spotify, Samsung, Apple. Capire come si muovono e parafrasare le loro mosse è fondamentale per orientare le decisioni. Second screen, self-publishing, musica e video on demand, sono questi i temi su cui ci si confronta tutti i giorni con il team in cui lavoro.

In dieci anni di attività lavorativa hai maturato significative esperienze in marketing, community management e social media. Quali know how trasmetterai ai partecipanti?

Mi piacerebbe per prima cosa trasferire un approccio culturale alla progettazione. In tanti anni di lavoro ho imparato che confrontarsi, ragionare insieme e scambiarsi idee di continuo è fondamentale per fare bene le cose. Fare marketing sui social vuol dire avere dimestichezza con gli strumenti e comprendere il loro potenziale, conoscere le community e i comportamenti degli utenti.

Cosa ti appassiona di questa avventura che stai per intraprendere?

La possibilità di affrontare le realtà dei social media in modo verticale e in un ambiente stimolante e la consapevolezza di far parte di un progetto che sta formando i futuri esperti di social media marketing!

corso social media

Cinzia Gallenzi

Content Marketing Manager in H-ART

La sua mission: aiutare i Brand a creare una relazione durevole con i propri clienti. Ha iniziato come Community Manager quando il valore delle community si sviluppava su piattaforme proprietarie, si è subito accorta del potenziale dei Social Network, divenendone una profonda conoscitrice e ambasciatrice presso tutti i propri colleghi e clienti. Ora per lei il Social, non è più solo Network ma è uno “State of Mind”.

Oggi cura tutta la comunicazione Social per una delle più grandi telco italiane, definendone strategie, orizzonti e obiettivi. Ogni giorno, insieme al suo staff si dedica alla gestione e allo sviluppo di una community numerosa.

Ogni giorno ti dedichi alla gestione e allo sviluppo di una community numerosa: circa 3,5 Mln tra Fan e Follower. Come trasmetterai la tua esperienza ai partecipanti?

Prima di tutto con la passione, senza la quale questo lavoro è meglio non farlo. Poi semplicemente cercherò di applicare le regole di tutti i giorni, partendo dall’organizzazione del lavoro, stimolando i momenti di confronto, verificando con attenzione le attività svolte, la correzione degli errori e i rework se necessari. Importante non sottovalutare nulla, a partire dalla stesura delle mail che possono avere effetti molto nocivi se scritte a caso. Sono convinta che più il percorso sarà simile alla realtà lavorativa più sarà istruttivo.

Cosa ti aspetti da questo innovativo percorso formativo?

Mi aspetto tanta pratica e tanti consigli utili. Si dice che non si può trasferire la saggezza ma l’esperienza sì! E avere come docenti persone che quotidianamente si mettono alla prova con sfide reali sarà un bel modo per evitare errori.

E poi credo che sia un percorso molto utile anche sotto il profilo della gestione del lavoro e del team, perché rispecchia condizioni abituali, dove spesso si è decentrati rispetto ai colleghi e al cliente che si segue. Imparare da subito a lavorare a distanza, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione email, video conference o skype è sicuramente una buona palestra.

Hai iniziato come Community Manager: cosa consiglieresti a chi al momento ricopre questa posizione?

Il primo consiglio è: non sottovalutate questo ruolo! Molti lo fanno e perdono una grande occasione. L’occasione è imparare dalla community, ascoltarla, raccogliere gli insight e su quelli progettare le sfide future. Sono il termometro del vostro lavoro e non mentono mai. In sintesi, il community manager è la persona che conosce i clienti meglio del brand stesso, è la persona che sa dirti pregi e difetti di un prodotto o servizio in maniera più dettagliata del marketing. Prendete coscienza del vostro valore e portatelo in giro con orgoglio. Se non siete i primi a crederci nessun altro lo farà!

Come iscriversi alla Ninja Social Factory

La Ninja Social Factory è un percorso premium opzione che può essere intrapreso solo se unito al Ninja Master Online in Social Media Marketing. Questo significa che l’iscrizione alla Factory comprende anche l’adesione al Master Online.

Affrettati, i posti sono limitati!

Jägermeister, Sony e Lotto: i migliori annunci stampa della settimana

Pronti a valutare i migliori annunci stampa che abbiamo scelto questa settimana ? Take a look:

Sony Cyber-shot: Destinations

Cosa abbiamo qui?
Un intelligente uso del copy nell’ad che ci presenta la funzione panoramica della nuova macchina fotografica compatta di Sony!

Advertising Agency: Cerebro Y&R, Panama City, Panama
General Creative Director: Jorge Heilbron
Creative Directors: Jorge Heilbron, José Rolando Díaz
Art Director: José Rolando Diaz
Other credits: Gustavo Morfú Rinaldi

Jägermeister: Play

L’art direction al potere:

“Each art piece was meticulously constructed from 56 separate, intricately cut, carved, etched, sanded, lacquered, varnished and painted wooden parts — fashioned together like a puzzle. Together, they tell a story about Jägermeister’s heritage, ingredients and process.”

Advertising Agency: Deutsch, New York, USA
Chief Creative Officer: Kerry Keenan
Executive Creative Director: Menno Kluin
Associate Creative Directors: Sean Lee, Luke Hughett
Copywriter: Brian Alexander
Art Director: Katrina Mustakas

West Lotto: Car/Boat/Diamond

La cosa più facile del mondo: collegare i puntini; l’esito è tra i più scontatati.

Con West Lotto puoi sovvertire l’ordine delle cose,  migliorando il tuo destino.

Advertising Agency: BBDO, Duesseldorf, Germany
Creative Directors: Achim Metzdorf, Michael Plueckhahn
Art Director: Caner Ergel, Christian Sander
Copywriter: Alfredo Hirschfeld
Illustrator: Fred Gemballa
Art Buying: Eva á Wengen
Agency Producer: Bernhard Burg

Contrahist: Wet nose


Se il tuo naso sembra una fontana gorgogliante, prova ContraHist !

Interessante art direction, ma copy che lascia poco all’immaginazione del lettore.
Nel complesso piacevole. Che dite?

Advertising Agency: Change, Warsaw, Poland
Executive Creative Director: Jan Majle
Senior Art Director: Rafał Nagiecki
Senior Copywriter: Zuzanna Wrońska
Client Service: Jola Mazurek, Michał Tyburcy
Photographer: Paweł Fabjański / SHOOTME

Kokopelli Hostel: Green/Yellow

Hey zio, abbiamo un’ostello stra economico. Smetti di dormire fuori come un verme e prenditi una stanza!

Advertising Agency: Lanfranco & Cordova, Peru
Creative Directors: Gian Carlo Lanfranco, Rolando Cordova
Illustrator / Photographer: Estilo 3D

LEGGI ANCHE: Heineken, UniPin e Sony: i migliori annunci stampa della settimana

Dior riesce a comunicare anche nel digital la sua storica eleganza? [ANALISI]

“Il segreto della bellezza consiste nell’essere interessante; nessun tipo di bellezza può essere attraente senza essere interessante”

Christian DiorThe luxury of Freedom

Regalare eleganza alle donne: una vera e propria mission quella di Christian Dior, un eclettico visionario che sin dalla sua prima collezione nel 1947, fu in grado di rivoluzionare i codici del look moderno imponendo il suo stile al mondo intero.
Consegnò alle donne la sua visione di bellezza e di felicità, mostrando una creatività originale e regalando una nuova eleganza.
Tutti valori che hanno dato alla griffe da sempre un’identità precisa tendente ad incarnare i canoni della perfezione.

Scopriamo insieme come la Maison Dior continua a dettare i codici dell’eleganza e dello stile rafforzandone il valore in tutta la sua comunicazione multicanale, partendo dall’analisi del web site fino alla presenza sui social media per comprendere come comunica tali valori nel mondo digitale.

Brand identity e struttura del sito web

I luxury brand, secondo Prendergast e Phau, si caratterizzano per cinque peculiarità:

  • evocano esclusività;
  • possiedono una ben nota brand identity;
  • godono di una elevata notorietà;
  • generano una elevata qualità percepita;
  • ottengono elevati livelli di customer loyalty.

Il brand Dior soddisfa tutti i requisiti e da sempre punta su una comunicazione essenziale e diretta essendo fortemente riconoscibile da un target consapevole e fidelizzato.

Nascendo come storica maison,  per il naming si è puntato con un’operazione di rebranding ad una semplificazione del nome stesso: Dior viene creata nel 1946 da Christian Dior. Il carattere deciso e lineare che ha caratterizzato sin da subito lo stile del fondatore della maison trova corrispondenza anche nel font utilizzato per realizzare il logo, che alterna forme morbide a linee più geometriche.

Ancora oggi la Maison Dior continua a dettare i codici dell’eleganza e tutti i prodotti Dior sono simbolo di lusso, di eccellenza e di eleganza intramontabili.

La comunicazione digital è fedele ai tratti originali e punta sull’immediatezza di informazioni, sulla ricercatezza e bellezza d’immagini oltre che sull’impalpabilità delle emozioni e delle esperienze d’uso.
L’Home Page del sito ufficiale, mobile-friendly, apre con slider di immagini che focalizza l’attenzione del visitatore sui settori d’interesse primario della maison: moda donna; moda uomo; beauty. Combinando armonia e carattere, i testimonial protagonisti delle differenti campagne mostrano tutti un’eleganza senza limiti, sono trionfanti e solari e trasmettano molta sensualità e sicurezza.

Il menù principale di navigazione è posizionato in maniera evidente al di sotto dello slider e consente di navigare, in maniera intuitiva, le differenti sezioni del sito e di accedere a quelle dedicate alla storia della Maison e alla parte media (Diormag; la Maisondior; Dior tv).

La suddivisione in macro-aree moda/accessori, makeup/profumi e gioielleria/orologeria – viene riproposta nel corpo centrale del website che con un layout a griglia, mostra i trend più importanti per ciascuna categoria: una comunicazione visiva fortemente orientata alla raffinatezza, alla bellezza per fare leva sulla forte dimensione emozionale.

Il layout nella complessità si presenta raffinato ed elegante. Il bianco, scelto come unica tonalità di sfondo, valorizza i contenuti. Nell’organizzazione della struttura vengono differenziate graficamente due tipologie di sezioni: quella rappresentata visivamente da un box nero che contiene dei link indicativi per visitare le diverse categorie (esempio fragranze, makeup, trattamento per la sezione Profumi e Bellezza) e quelle che mettono in risalto specifici prodotti, come l’ultima fragranza maschile, la famosissima fragranza femminile J’Adore o la nuova linea di make up Diorskin a cui sono destinate specifiche landingpage.

Troviamo poi nell’ultima parte del sito la sezione dedicata ai contatti, ai collegamenti social e alle informazioni istituzionali. All’utente vengono fornite le informazioni sui punti vendita, sulle caratteristiche dei prodotti e storia dell’azienda in modo semplice e chiaro.

Corporate identity e contenuti

La caratteristica di Christian Dior è quella di essere un brand capace di accendere tutti i sensi grazie alla particolarità delle sue collezioni, all’essenza delle sue fragranze e alla ricercatezza del suo maquillage. La strategia comunicativa punta sulla globalità dell’esperienza sensoriale. Si tende a raccontare attraverso immagini, contenuti interattivi e testi descrittivi, storie emozionanti ed emozionali che coinvolgano il consumatore e che attivino in lui sensazioni positive e piacevoli.

Non a caso al centro della Homepage vengono posizionate sempre “le storie” più creative e coinvolgenti di Dior, quelle legate ai raffinati profumi: chi non conosce  lo spot del profumo J’adore? L’idea dello spot pubblicitario più evoluta è “The future is Gold” e la trama si basa sulla parola “oro” che Dior mantiene all’interno della sua campagna da diversi anni per mostrare l’evoluzione della visione della femminilità. L’oro rappresenta prima la tentazione, poi un bene materiale superfluo e infine il futuro. Il profumo è complice delle donne nella vita e celebra ogni nuovo giorno. Dior punta ad essere icona di stile in ogni sua declinazione e coniuga il proprio patrimonio simbolico e storico all’evolvere delle necessità contemporanee, tutelando un patrimonio stilistico ma personalizzando al tempo stesso in maniera sempre innovativa ogni singolo prodotto.

Anche nelle sezioni dedicate ad esempio a fragranze e profumi, l’esaltazione dell’eleganza, della bellezza e della sensualità viene affidata a immagini perfette, che catturano subito l’interesse del visitatore. Il claim utilizzato spesso è coinciso. Non serve utilizzare tante parole, sono superflue: lo stile di Dior è unico e noto, l’eleganza e la seduzione facilmente riconoscibili.

Strategia comunicativa: che messaggio vuole trasmettere? E come si muove sui social network?

Anche per il patinato e lussuoso mondo del fashion la presenza in rete è diventata un punto chiave. Dior è presente sui principali social con una pianificazione editoriale ben curata: su Facebook, Instagram e Twitter racconta la tradizione, l’esperienza e maestranze che stanno dietro prodotti; con uno storytelling coinvolgente presenta i prodotti spesso utilizzando video evocativi con grandi effetti scenografici oltre a raccontare il “backstage” di grandi eventi.

Per la campagna di J’Adore, il video è uscito in simultanea in tutto il mondo  in televisione come su Internet. È stato preceduto da un teaser di 20 secondi e da un’intervista alla Theron. L’idea di puntare sul digitale ha dato buoni risultati, anche perché è stato accompagnato dall’hashtag ufficiale #diorjadore: dal canale youtube di Dior alla diffusione virale in rete ed in particolare sui social network come Facebook e Twitter il passo è stato immediato.

L’esaltazione della femminilità in tutte le sue forme è un punto cardine delle strategia comunicativa di Dior: la protagonista è una donna forte, dal carattere deciso, sempre curata sia nelle attività lavorative che nel tempo libero.
E così se per rimandare ai valori classici della sua tradizione (il legame con il cinema e con le sue icone di stile in primis), si punta su una comunicazione dall’identità inconfondibile (come per la linea Lady Dior, classica rappresentazione della Couture della Maison), per la nuova campagna pubblicitaria della borsa “Be Dior” è stata scelta come testimonial Jennifer Lawrence, un personaggio più giovane e dinamico. La Be Dior è perfetta per una ragazza come lei, sempre in viaggio e in movimento.

In tutta la sua comunicazione multicanale Dior si mostra come un brand contemporaneo e innovativo; sperimenta diverse formule e messaggi promozionali per stupire continuamente e coinvolgere il proprio pubblico, restando sempre fedele alla vision storica.

Dior rappresenta il luxury brand che ha fatto storia, e continua a farla, per l’eleganza. Siete d’accordo?

A lezione di content marketing dai brand di lusso: l'esempio di Chanel

Gli esempi più validi di content marketing arrivano da quei brand che dettano legge sul valore del lusso a livello mondiale. Sarà che sono dei ricercatori di tendenze brevettati, sarà la sensibilità di certe “arti visive” a toccare tutti i bisogni, certo è che risultano vincenti in quanto a creazione e diffusione di contenuti.

Tra questi colossi, il primo a distinguersi per qualità e coerenza, è uno dei marchi più affascinanti della storia: Chanel. Scopriamolo insieme.

La strategia di marketing di Chanel è sicuramente tra i più forti esempi di brandscape commerciale, ovvero uno scenario che costruisce sociologicamente l’immaginario di marca organizzando e trasmettendo i significati attraverso gli strumenti a disposizione. Ma come fa a raccontarsi così bene?

Una forte narrazione è il punto di partenza di ogni content marketing. Non ci stupisce quindi che l’iconica casa di alta moda sfrutti la sua storia, ricca, unica e rivoluzionaria, rendendola un’arma vincente. Il soggetto non è più il prodotto ma è la metafora che nasce dall’articolato racconto, il narratore crea così la magica illusione che, come lo storytelling insegna, è un sistema di comunicazione voluto in quanto rigoroso prodotto tra logica e pensiero.

È indiscutibile che un brand con 105 anni di storia abbia un grande vantaggio quando si tratta di narrazione, ma è meno scontato che ogni canale di comunicazione sia sviluppato con metodicità e determinazione verso obiettivi mirati. Quì entra in campo l’immediato approccio tecnologico che, da sempre e in-volontariamente, cavalca i trend confermati attualmente dal content marketing.

Il risultato è impagabile, i clienti non sono fedeli ai prodotti ma ai valori del marchio, alle dichiarazioni e al lifestyle che crea. Tanto che l’eredità della fondatrice, Gabrielle “Coco” Chanel, è così persuasiva che il marchio – due C incastrate – è sul podio trai più amati al mondo.

LEGGI ANCHE: Perché il tuo content marketing non decolla?

Come i marchi di lusso usano gli strumenti per il content marketing?

“La moda non è qualcosa che esiste solo in abiti. La moda è in cielo, per la strada, la moda ha a che fare con le idee, il nostro modo di vivere, che cosa sta accadendo”. Coco Chanel

Questa sorta di marchio dell’ubiquità si conferma nel dominio principale chanel.com, diviso in altri due micrositi: Inside Chanel e Chanel News.

La storia di Coco nella sezione insidechanel, lanciata nel 2013, suona certamente sincera: intreccia la vita della stilista con l’evoluzione della società e dei prodotti, sollecitando i rispettivi successi in ciascuno dei dodici capitoli.

Ogni capitolo propone contenuti esclusivi e diversificati: audio di Marylin Monroe, foto esclusive di Coco, video di Parigi e della Belle Époque. Narrazioni romantiche dell’evoluzione del marchio, come una favola di altri tempi capace di trascinarci nel mondo della doppia C, puntando sul piano emotivo grazie ai segreti dei prodotti.

Ma la marca va considerata alla stregua di un ipertesto che ingloba, ed esprime, diversi messaggi e linguaggi: le icone, dal packaging, label, shopping bags, visual, jingle, contenuti esperienziali, testimonial, applicazioni, negozi, il linguaggio social e il sito. Un patrimonio simbolico e valoriale che crea la struttura, base del content marketing.

Il successo del profumo Chanel N°5 (raccontato nel 1° capitolo con un video) è attribuito alla seducente fragranza, al nome singolare, al packaging unico, e soprattutto esprime una strategia che il marchio ha storicamente attivato: umanizzare la filosofia culturale di Chanel per raccontarne la storia.
Celebrità come Marilyn Monroe, Catherine Deneuve, Candace Bergen, Nicole Kidman e Brad Pitt sono diventati manifesti reali di ethos del marchio francese. La loro associazione esprime indirettamente la filosofia del marchio: raffinatezzabenessere, e stile.

MOVIE
Se vi state chiedendo come è stato riorganizzato il marchio nel 20esimo secolo, studiare Karl Lagerfeld per scoprire la sua filosofia del brand, sarà molto utile. Mentre per i più fanatici e tecnici del settore, un video approfondisce la cartella colori del brand e il suo significato.

LANDING PAGE
Un esempio efficace di come il brand comunica la notorietà del marchio tramite i suoi prodotti iconici, è la landing page dedicata a The Little Black Jacket, la giacca nera oggetto della famosa mostra londinese del 2013.
Evento, e prodotto riportato sul sito come unico protagonista in una sottopagina separata. Una strategia di marketing popolare, visto che quanto più si possono esaudire gli argomenti e approfondire la narrazione più l’ iconografia diventa tale, marcando l’immagine di lusso del brand.

Ma come possiamo strutturare una landing page efficace?

Come primo step è importante accertarsi di fornire tutte le informazioni necessarie, così che gli utenti non cerchino altrove.
Con attenzione a 3 aspetti fondamentali:

1° Obiettivo
Determinare esattamente ciò che succede nel sito. Volete che un utente riempia il modulo di contatto, scarichi il catalogo o il curriculum, faccia un acquisto… o qualche altra azione specifica? Disponete allora tutto in ordine di importanza, per stimolare l’ azione voluta.

2° Design
Il design grafico dovrebbe essere coerente con la corporate identity del marchio. La presentazione creativa, ma non epicamente lunga. I titoli sono strategici: assicurano agli utenti di essere nel posto giusto; il posizionamento di testi dev’essere adattato al titolo, con disposizione e lunghezza diversificati.

3° Call to action
Verificare che la call to action sia chiara, utilizzando elementi grafici e i testi. Tutto sulla pagina deve essere collegato alla risposta che si prevede, se non lo è significa che provoca una distrazione e va rimosso.

Sulla pagina chanelnews, il sito comprende guide, video, foto ad alta risoluzione, e un pulsante grande e chiaro che indica la call to action. Questa sottopagina ci traina nel mondo Chanel, dove vengono organizzate le informazioni più recenti del marchio, dalle sfilate agli eventi, le foto e/o filmati.

FILM
Karl Lagerfeld – direttore creativo del marchio, ha diretto molti film. Trai più interessanti la presentazione della collezione Paris-Salzburg 2014/15, pubblicata su YouTube a inizio anno. Oltre a colpire per l’idea originale, il film svela il volto di Cara Delevingne, top del momento e protagonista della prossima campagna. Accompagnata da Pharrell Williams, grande amico di Karl nonché amante della casa di moda.


Ma facciamo attenzione, per parlare di un progetto non bisogna per forza investire cifre stellari. Grazie alla fantasia e un pò di esercizio pratico, si può creare qualcosa di semplice ma esaustivo:

Social media visibility and popularity

Il profilo ufficiale Facebook del marchio ha più di 14 milioni di iscritti. Su Instagram registra oltre 2 milioni di utenti e quasi 6 milioni su Twitter. Ogni giorno, il brand, compie diverse azioni per interagire con i vari utenti.
Analizziamo alcuni dei contenuti condivisi dai principali social network:

Google +
Una foto storica di collegamento alla sottopagina #insidechanel

Twitter
Il film di Karl, con un frame del video.

Facebook
Gli shooting fotografici e il backstage.

Youtube
Nella pagina official YouTube channel sono distribuite 5 playlist a tema: fashion, make-up, fragrance, inside Chanel, watches and fine jewelry.

Cosa si può imparare dalla gestione dei content marketing di questo marchio iconico?
Forse, di credere in ciò che facciamo, trasformandolo in una vera e propria strategia.

La nuova Skoda Fabia ne combina di tutti i colori

Questo articolo è a cura di INWARD, osservatorio che svolge ricerca e sviluppo nell’ambito della creatività urbana (street art, urban design, graffiti), operando con un proprio modello di valorizzazione, attraverso attività di Ricerca e azioni di Sviluppo nei settori Pubblico, Privato, No profit e Internazionale.

(di Giuseppe Arnesano)

Anche stavolta Streetness resta col motore acceso, ma dalle gomme passiamo alle auto: all’insegna di un nuovo design e di un’ennesima ispirazione, che ci fa riflettere su quanto la strada suggerisca, a chi è stanco dei soliti colori, delle classiche tinte, dei toni già visti, straordinarie possibilità. È il caso di Skoda!

La casa automobilistica ceca ha presentato, qualche mese fa, una personalissima versione della piccola utilitaria del Gruppo Volkswagen: la nuova Fabia Skoda “Street Art”.

Skoda strizza l’occhio così alla formula delle Art Car e offre alla vista colori brillanti, forti contrasti e abbinamenti cromatici accattivanti. Il tema ci incuriosisce perché, a dispetto di quella che potrebbe sembrare la combinazione un po’ meccanica di colori alla maniera della street art, è stato invece incaricato per l’occasione il giovane illustratore portoghese Armando Jorge Aires da Costa Gomes che, accettando la sfida di Skoda, ha reinterpretato il look della nuova Fabia di terza generazione.

L’artista, con esperienza e suggestioni di street art alle spalle, nella coloratissima Lisbona, e niente affatto nuovo alle commissioni creative per grandi brand di svariati settori, ha prima applicato sulla carrozzeria stickers, creando diverse linee e forme geometriche, e dopo ha usato diverse tonalità di vernici, giocando con il giallo, aggiungendo un tocco di azzurro, poi utilizzando il rosso e anche il verde, fino a ricolorare l’intero manto, oltre a taggare tettuccio e vetri posteriori.

Per il progetto Street Art Skoda ha messo a disposizione 15 vernici per carrozzeria e fino a 125 tipi di combinazioni differenti. Dunque le nuove vesti ricamate da Gomesdecorano completamente anche il tetto, i montanti, le calotte degli specchietti e i cerchi. Un’auto destinata alla strada che dall’estetica della strada è avvolta, come a proteggerla e a confermarla al suo destino naturale.

Anche se l’idea delle Art Car ha riscosso nel tempo solo un parziale interesse nel mercato delle auto, aumenta sempre più la tendenza che propone la personalizzazione delle tonalità. Skoda, che segue l’esempio di altre case automobilistiche, punta in questo caso su una linea tutta giovanile che non passi inosservata. D’altro canto un po’ di colore svecchia e, tra qualche tempo, scopriremo se Skoda li ha combinati bene tutti i colori!

Il ritorno di "LikeAGirl" di Always [VIDEO]

likeagirl

In occasione della Giornata internazionale della donna, P&G ha deciso di dare un seguito alla campagna “LikeAGirl” del suo brand Always.

LEGGI ANCHE: LikeAGirl: la campagna di Always contro gli stereotipi [VIRAL VIDEO]

Lanciato la scorsa estate, il video di Always raccolse in breve tempo milioni e milioni di visualizzazioni. Oggi ne conta addirittura più di 50 milioni. Sfruttando l’enorme popolarità ottenuta dalla campagna, P&G ha ora rilasciato un secondo capitolo che raccoglie le testimonianze di decine di giovani donne che condividono il loro modo di fare le cose “come una ragazza”.

Quasi come fosse una sorta di follow-up pubblico dell’efficacia del messaggio comunicato, “Stronger Together” ci mostra quindi momenti di vita reale di ragazze che vivono le loro passioni senza limiti imposti da alcuna etichetta di genere, fuori dalle meno verosimili mura di uno studio di produzione.

likeagirl always

likeagirl spot

likeagirl P&G

P&G

Ninja Social Factory: partecipa al laboratorio pratico sul social media marketing a Milano e Roma

Ninja Academy ripropone l’opportunità di formarsi nel social media management attraverso un percorso formativo completo e rivoluzionario. La Social Factory, il percorso opzionale “learning by doing” integrato nel Master Online in Social Media Marketing della Ninja Academy sbarca a Milano e a Roma grazie alla collaborazione con TIM #WCAP, l’acceleratore di Telecom Italia che ospiterà nelle proprie sedi le lezioni.

La Social Factory è un laboratorio pratico abbinabile ad un percorso di 60 ore formative focalizzato su tutti gli aspetti teorici e pratici del social media management: dalle singole piattaforme principali come Facebook, Twitter, YouTube ed Instagram alle novità “verticali” più disruptive come Snapchat, Yelp, Swarm e WeChat.

corso social media

Aperta ad un massimo di 30 partecipanti per ciascuna città, la Factory prevede l’inserimento degli allievi in team che lavorano su project work paralleli e contemporanei alla didattica delle lezioni online, al fine di cimentarsi immediatamente su quanto appreso. Sotto la guida di tutor esperti – tra cui si annoverano social media strategist dall’esperienza pluriennale – i gruppi si incontreranno dal vivo negli acceleratori TIM #WCAP ed impareranno a gestire il lavoro a distanza, coordinandosi su brief specifici e rispettando le deadline.

Le tre sessioni live sono previste per il 21 marzo, il 16 maggio e il 4 luglio, quando i corsisti presenteranno il lavoro con la Ninja Academy.

Cosa si farà nella Factory?

I gruppi si cimenteranno con 10 brief di social media marketing: ogni livello dovrà essere superato per “sbloccare” l’accesso a quello successivo. I brief saranno calati su aziende realmente esistenti, sui loro obiettivi di progettazione, sviluppo e misurazione del social engagement.

Quali sono le aziende coinvolte dalla Factory?

La Ninja Social Factory svilupperà le esercitazioni dell’edizione di Roma e di Milano in collaborazione con Telecom.

telecom italia

I tutor della Factory

I guerrieri che si iscriveranno alla factory saranno accompagnati nel loro percorso da un tutor per ogni città: professionisti ed esperti del settore che potranno aiutarli a superare le varie prove attraverso le loro conoscenze acquisite “sul campo”.

Il tutor di Roma è Cinzia GallenziContent Marketing Manager in H-ART: Cinzia ha cominciato come community manager e oggi cura tutta la comunicazione Social per una delle più grandi telco italiane. La sua mission è aiutare i Brand a creare una relazione durevole con i propri clienti.

Il tutor di Milano è Michaela Matichecchia, Web Marketing Strategist & Google Plus Specialist: Michaela  si occupa di formare le persone all’interno delle aziende a comunicare attraverso internet, oltre a progettare, seguire e misurare strategie di web marketing.

Come mi iscrivo?

La Ninja Social Factory è un percorso premium opzione che può essere intrapreso solo se unito al Ninja Master Online in Social Media Marketing. Questo significa che l’iscrizione alla Factory comprende anche l’adesione al Master Online. Per iscriverti vai su Ninja Academy e approfitta dello sconto early booking!

Vieni alla BattleMI, scopri come raggiungere Milano con Trenitalia a prezzo ridotto

trenitalia

Innovatori di tutta Italia, avete già prenotato il vostro posto per La Battaglia delle Idee? O siete una startup e avete candidato la vostra idea per partecipare alla sfida?

Mentre affinate le vostre tecniche di combattimento e vi preparate ad assorbire tutta la conoscenza gratuita offerta dalla Ninja Academy, non dimenticate di prenotare un mezzo che vi porti a destinazione!

A questo abbiamo pensato noi.

Trenitalia è Official Rail Carrier della BattleMI e del GEC 2015, approfittate della promo

Trenitalia offre a tutti i partecipanti all’evento una riduzione del 30% sui biglietti ferroviari ticketless di 1a e 2 a classe o dei livelli di servizio Business, Premium e Standard del Frecciarossa. Naturalmente, l’offerta vale solo per i biglietti di andata con destinazione finale Milano, per le date comprese tra il 15 ed il 19 marzo e per i biglietti di ritorno, (con partenza dalle stazioni di Milano) per date comprese tra il 16 ed il 20 marzo 2015.

La riduzione non è applicabile ai treni regionali.

Come usufruire della riduzione

Per arrivare a Milano ad un prezzo vantaggioso basta prenotare con due giorni lavorativi d’anticipo contattando l’Ufficio Gruppi Trenitalia al numero unico nazionale 06 6000. Bisogna poi inviare una mail con le credenziali ed il dettaglio del viaggio all’Ufficio Gruppi con cui si è in contatto.

Comunicate che desiderate usufruire della promo legata al GEC 2015 e alla #BattleMI.

Buon viaggio!

3 tool per misurare il social ROI dei Facebook ads

Immagine: Sprout Social

Nell’ultimo trimestre del 2014, Facebook ha ricavato oltre 2.96 miliardi di dollari in advertising, 66% del quale derivante da mobile.
Inoltre, come riportato sul blog di Hootsuite, su Facebook gli ads da desktop e da mobile hanno tassi di click-through ottimi.

Fino a qui tutto regolare: l’advertising su Facebook è ormai inevitabile. Una volta capito che bisogna investire, come si fa a stabilire se il risultato (quindi il social ROI) è buono?
Non sempre la risposta è facile, anche perché Facebook è una delle piattaforme di social advertising più complesse, in quanto esistono moltissime categorie di possibili azioni.

Ecco quindi 3 tool per misure il social ROI dei Facebook ads.

Facebook insight

Immagine: Social Media Examiner

Ahhh, i cari vecchi insight! Moltissimi di voi li staranno già usando da tempi immemori, ma per i meno aggiornati ricordiamo che i dati, disponibili gratuitamente per ogni pagina che gestite, permettono di valutare esattamente quanto è il traffico a pagamento e quanto è generato dalla reach organica.
Cliccando sul post stesso si ottengono informazioni dettagliate su engagement e reach, che permettono di ottenere finalmente l’agognato social media ROI.
Ad esempio, se aveste spese 10 dollari, ricevendo 245 like, avreste ottenuto 24.5 like per dollaro.
Sta poi a voi decidere se ne è valsa la pena oppure no. Inoltre, con dati storici alla mano, potrete vedere quali delle campagne realizzate sono fruttate di più, decidendo quindi per un piano di implementazione di successo.

Google analytics

Con Google analytics si fa un passo in più, analizzando il risultato dell’investimento anche sul vostro sito collegato alla pagina Facebook.
Inoltre si hanno dei dati molto dettagliati: ad esempio come gli utenti sono arrivati al vostro sito, quali pagine hanno visitato e le azioni che hanno compiuto.
Infine vengono visualizzati i dati in grafici di facile lettura, con report che definiscono il livello di ROI rispetto al risultato sperato.
Come ottenere tutto questo? URL tag, ovvero elementi che permettono di monitorare cosa succede sulla pagina corrispondente a quell’URL.
Creare un URL tag è molto semplice, addirittura si può creare all’interno di Facebook, grazie a Google Analytics URL Builder.
Dovrete poi inserire i tag all’interno della landing page sulla quale verranno indirizzati gli utenti grazie all’ad su Facebook.

Pixel di conversione

Non è un caso che il miglior tool di monitoraggio sia proprio di Facebook stesso. Il monitoraggio delle conversioni grazie ai pixel, permette di misurare il ritorno sull’investimento generato dalle vostre pubblicità tenendo traccia delle azioni che le persone eseguono dopo aver visualizzato le inserzioni di Facebook.
Creare il pixel di monitoraggio delle conversioni è molto semplice, e si può fare accedendo a Gestione inserzioni, allo strumento per la creazione di inserzioni o a Power Editor.

Una volta creato il pixel, si genererà un codice, che andrà inserito nel codice della pagina web di riferimento, e successivamente verificato.
Dopo aver creato l’inserzione, si potranno vedere le colonne adeguate nella visualizzazione “Inserzioni” in “Gestione inserzioni” per monitorare le conversioni, inclusi i risultati (le conversioni ricevute) e il costo (il costo per conversione).


Che ne pensate, amici lettori?

L'Expo 2015 vive (anche) sui social network

 

Ormai lo sanno anche i muri: il 2015 è l’anno di Expo.

Una vetrina internazionale importantissima per Milano e l’Italia tutta che si dice dovrebbe portare all’ombra della Madunina qualcosa come 20 milioni di visitatori, creando un indotto che dovrebbe aggirarsi sui 9,5 miliardi di euro (ma le cifre, come al solito, cambiano drasticamente a seconda di chi si occupa di statistiche e qualcuno teme anche si possa trattare di un gigantesco flop).

Il cibo sarà il grande protagonista di questa edizione, che ha come sottotitolo “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, focalizzando l’attenzione soprattuto su temi quali educazione, qualità e quantità e spreco di prodotti alimentari.

Il buon mangiare è di certo uno dei fiori all’occhiello del Bel Paese che si è quindi scelto un argomento in cui eccelle e che speriamo possa permettere la buona riuscita delle manifestazione.

La grande esposizione è dunque in arrivo: chissà quale frenetica attività web si svilupperà nei prossimi mesi sui principali social network a colpi di hashtag e chioccioline!

È di qualche giorno fa la notizia che Blogmeter analizzerà i dati legati ai profili social ufficiali di Expo 2015, che sono tutti i principali che possono venirvi in mente: Facebook, Twitter, Youtube, Linkedin, Pinterest e Instagram.

Come sempre, il social più usato al mondo la fa da padrone con un totale di 1.012.306 like748.000 dei quali arrivati tra fine ottobre e metà gennaio; Twitter totalizza 376.319 follower, 100.000 dei quali confluiti nel gruppo nello stesso periodo.

Il 27 febbraio scorso, Blogmeter ha presentato le prime analisi, relative ai mesi compresi tra novembre 2014 e febbraio 2015, e ha individuato alcuni dei momenti di punta per questi due social.

Su Facebook stanno generando più interesse i post che elencano alcune attività collaterali all’Expo, come i concerti ad esempio, e i post pensati per far conoscere al pubblico straniero le bellezze del nostro Paese (come quello del 12 gennaio, “Discover Italy”).

La pagina è gestita molto bene, con caricamento di contenuti che spaziano da notizia di attualità legate al cibo, interviste agli ambasciatori dell’evento e a chi vi lavora, reportage sulle tappe di avvicinamento al 1° maggio, info utili e approfondimenti sulle mascotte di Expo (Foody & Co).

Se Chef Cracco o Javier Zanetti ci mettono la faccia, i tweet volano.

Ovviamente le interazioni non sono solo positive e la schiera di chi critica l’iniziativa è ben popolata (del resto i grandi eventi, profondamente connessi con le istituzioni, sono spesso visti come uno spreco inutile di soldi).

LEGGI ANCHE: La mappa delle reazioni digitali al sito per l’Expo

Chi gestisce queste pagine ha deciso, saggiamente, di permettere agli utenti di scrivere i propri pareri negativi, ma di non dar seguito alle critiche ricevute, lasciando la discussione in mano agli utenti ed evitando di dar vita a quelle interminabili discussioni che ci capita spesso di leggere.

Se da un lato la scelta può essere condivisibile – spesso chi critica è solo in cerca di visibilità e se si rispondesse a ogni provocazione, non basterebbero 100 community manager al servizio 24 ore su 24 – dall’altra ci sono occasioni in cui si potrebbe essere più coraggiosi e provare a dare soddisfazione a chi solleva dubbi e questioni.

Gli argomenti che suscitano più polemiche tra gli utenti sono quelli legate all’impatto invasivo che le nuove costruzioni pro Expo stanno procurando a Rho Fiera – che ospiterà il grosso della manifestazione – e la presenza di grandi marchi come McDonald e Coca Cola come ospiti di un evento che dovrebbe avere al centro la terra e i contadini.

Avrete poi di certo letto tutti del caso scoppiato intorno alla richiesta “assurda” di Rezina Ahmed, console generale del Bangladesh e vicecommissario per Expo del suo Paese, di avere delle cuffie per la traduzione dall’Italiano e del materiale scritto almeno in inglese durante il meeting Cooperazione internazionale ed Expo 2015.

Richieste rimaste, ahinoi, senza risposta.

Tutti i media si sono sbizzarriti e ne hanno parlato diffusamente, mentre sui i social ufficiali invece non ve n’è traccia.

Ci voleva tanto ad ammettere di aver fatto un errore e comunicarlo a tutti – expottimisti e expolemici – all’ascolto?