Con Google è giunta l’ora di Street Art Watch Face

di Giuseppe Arnesano.

 

Questa settimana Streetness coglie con tempismo le nuovissime tendenze degli smartwatch. Da qualche giorno è sul mercato il progetto Street Art Watch Face, coloratissima app di Google dedicata gli sfondi interattivi degli orologi smart, disponibile per tutti i dispositivi Android Wear.

Come ci dice il nome dell’app, l’azienda di Mountain View punta tutto sulla veste grafica e strizza l’occhio alla street art, coinvolgendo una sporca dozzina di giovani creativi internazionali, già facenti parte di Google Art Project.

 

In pratica, la nuova applicazione di Google sbarca gratuitamente sulla piattaforma Play Store e permette di personalizzare il volto del proprio orologio “intelligente”: si sa che, leggerissimi, modernissimi e dal design molto accattivante, gli smartwatch funzionano come veri e propri computer da polso.

Dal web, in pochi istanti, l’app sarà direttamente sul vostro smartwatch e dopo il download basterà installare l’applicazione e avviare il programma da uno smartphone o tablet. Dopo di ciò, possiamo inserire l’immagine desiderata che cambierà automaticamente secondo un tempo prestabilito.

Street Art Watch Face utilizza come immagini di sfondo, quindi, alcune opere realizzate da questi artisti e illustratori. Ancora una volta, tuttavia, ci si riferisce alla street art, anche se gran parte dei creativi coinvolti sono principalmente illustratori. Questa rubrica si chiama Streetness, perché è con questa espressione che tentiamo di sciogliere il dilemma contemporaneo del posizionamento della street art nei circuiti delle svariate realtà creative visive degli ultimi decenni.

Sappiamo che la street art, oggigiorno, è un punto di convergenza tra una discreta parte del graffiti writing, una piccola parte della più ampia arte pubblica urbana ed un’altra parte ancora di escursioni stradali di illustratori e pittori. Streetness è quindi quel senso della strada che caratterizza certe opere di certi artisti anche in contesti altri dalla città che lo sprigiona.

Accade che in questi grandi progetti, alcune volte, non si fa molta attenzione alla pratica artistica che si vuole utilizzare come marketing medium, e poi si sa in questi ultimi tempi la street art piace a molti. La maggior parte degli artisti che partecipano a Street Art Watch Face sono stilisticamente inclini all’illustrazione e all’arte digitale, ma tra i vari, pure sempre validissimi, permetteteci di rilevare l’italiano Chekos’art.

L’artista salentino, che nella Milano degli anni novanta debutta non a caso come graffiti writer, abbraccia in seguito la street art praticando stencil e collage e continuando a sperimentare differenti soluzioni artistiche. I suoi grandi volti di personaggi, che hanno lasciato un segno nella storia, nella società, nell’arte e nella poesia, riempiono le facciate dei palazzi delle periferie cittadine e guardano alla memoria e all’identità dei luoghi.

Tra i suoi numerosi progetti, mostre e contest collettivi, dobbiamo ricordare che nel 2009 fonda Street Art South Italy, piattaforma che coinvolge tutta la street art del Sud Italia, in condivisione con numerosi artisti nazionali e internazionali. Inoltre Chekos organizza, in un quartiere popolare di Lecce, il laboratorio 167/B Street che funziona anche da centro di ritrovo tra arte, creatività e cittadinanza attiva.

È dunque all’esempio di Chekos’art e di altri simili street artisti che le imprese nazionali e multinazionali dovrebbero puntare le proprie strategie, alla conquista di un pubblico di consumatori sempre più informato e critico anche riguardo fenomeni un tempo di nicchia ed oggi, sebbene mantenuti con i piedi per terra, in forte affermazione mainstream, quindi estremamente più diffusi, sperimentali e contaminati. Ed è infatti a creativi urbani strutturati di questa specie che ci piace rivolgere lo sguardo per capire, nell’intimità di un segno anche apparentemente minimo ma sensato e cosciente, nelle dinamiche complesse della street art che ore sono.

Agricoltura, healthcare, ambiente e sicurezza: il drone, molto più che un giocattolo telecomandato

Drone: velivolo privo di pilota e comandato a distanza, usato generalmente per operazioni di ricognizione e sorveglianza, oltre che di disturbo e inganno nella guerra elettronica; è indicato anche con la sigla RPV, dalle lettere iniziali dell’ingl. Remotely Piloted Vehicle «veicolo guidato a distanza.

Ecco come definisce il dizionario della lingua Italiana uno dei termini entrati nel linguaggio comune di tutti noi. Non è chiaro se la ragione di questo successo è da attribuire alle tante campagne promo-pubblicitarie – famosissimo lo scherzo sulle consegne a domicilio tramite drone di Amazon – o soltanto alla curiosità di quello che appare un concentrato di recentissima tecnologia, certo è che tutti, almeno una volta, ne abbiamo sentito parlare.

Proviamo allora a capire cosa sono davvero questi oggetti volanti e se in qualche modo possono tornarci utili.

Passato, presente e futuro dei Droni

La definizione del dizionario è molto chiara: il drone è un dispositivo di varie dimensioni, in grado di alzarsi in volo ad altezze anche considerevoli senza un pilota a bordo ma telecomandato a distanza. Ma attenzione, se pensate che si tratti di una scoperta recente vi sbagliate: pensate che i droni nascono come oggetti militari nella prima guerra mondiale circa cento anni fa.

Nel 1916, infatti, si parlava di “Bomba volante” per indicare un prototipo di veicolo senza pilota. Quel che è recente, evidentemente, è la diffusione in ambito civile. Ma come possono incidere sulla nostra vita quotidiana e alcuni dei campi d’applicazione più interessanti?

Alcuni ambiti di applicazione dei Droni

  • Agricoltura: basta dire che il MIT Technology Review ha recentemente pubblicato le dieci tecnologie che diventeranno le pietre miliari dell’innovazione nei prossimi anni. Ebbene sì, tra questi spicca l’uso dei droni in agricoltura di precisione! Gli agricoltori (a dire il vero, al momento, solo quelli più strutturati) iniziano a comprendere le potenzialità dei miglioramenti in termini di qualità delle loro coltivazioni. Si pensi alla possibilità di controllare l’irrigazione, le infestazioni parassitarie piuttosto che di monitorare il raccolto o semplicemente le malattie delle piante.
  • Healthcare: la notizia arriva direttamente dall’Olanda dove l’applicazione di questa tecnologia si estende in campo medico. L’idea è quella di migliorare il soccorso delle persone in difficoltà ovviando al macchinoso, e spesso lento, soccorso via terra. Un “ambulanza volante” che riesca a portare sul luogo un defibrillatore per soccorrere persone che hanno subito arresto cardiaco. Sorprendenti anche le caratteristiche tecniche del prodotto: velocità fino a 100km/h con possibilità di trasportare pesi fino a 4Kg. Insomma, l’idea del giovane ventitreenne Alec Momont è forse ambiziosa ma di sicuro impatto.

  • Ambiente: il drone potrebbe diventare un supporto prezioso anche per tutto quello che ci circonda. Sono stati già testati dei droni “subacquei” in grado di spingersi fino a 200 metri di profondità! Questo potrebbe essere molto utile, ad esempio, per prevenire uragani e tifoni che hanno recentemente portato morte e distruzione in tante parti del mondo. Spesso, infatti, l’intensità di questi fenomeni dipende dalla temperatura in profondità degli oceani che potrebbe essere in qualche modo monitorata attraverso il supporto di questi apparecchi.
  • Sicurezza: per certi versi il campo d’applicazione più scontato ma per niente banale. FlySecur è il nome del drone consegnato alla Polizia di Stato a titolo sperimentale. L’idea è quella di fornire le forze armate di un sistema di sorveglianza in situazioni dove risulta necessario un controllo ed un monitoraggio dall’alto del territorio, perfetto anche per ricognizioni e pedinamenti a corto e medio raggio. Facilità di montaggio, autonomia e semplicità di trasmissione dei dati acquisiti a bordo: queste le sue caratteristiche principali. Quando i dati vengono immagazzinati in modo quasi immediato vengo condivisi alla stazione di terra.

Allora, sperate di trovare nell’uovo di Pasqua un fantastico drone da montare ed utilizzare nelle prime giornate di sole in Primavera? Bene adesso speriamo sia più chiaro che si tratta di un “giocattolo” molto, molto particolare ! 😉

Twitter lancerà una timeline dedicata ai commenti dei programmi TV

Per tantissimi, la televisione è ormai un oggetto obsoleto. Per alcuni è un elettrodomestico al pari di microonde e lavatrice, per altri un oggetto che, con un filo di snobberia, non merita neppure di essere tenuto in casa. C’è chi invece la considera ancora la risorsa più importante dell’intrattenimento domestico.

La visione dell’ex tubo catodico è però cambiata nel corso del tempo e oggi non può essere svincolata dall’invasione che i social media hanno messo in atto in tutti gli aspetti della nostra società. Twitter è di certo il social che meglio si interfaccia con il piccolo schermo.

È facile e immediato e ci permette di dire la nostra su show, film, serie tv e reality, leggere cosa dicono gli altri utenti e poi tornare con gli occhi alla tv.

LEGGI ANCHE: Il live-tweeting dei programmi TV è meglio VIP

L’azienda nata nel 2006 a San Francisco sa di avere questa freccia in più nella propria faretra e vuole sfruttala al meglio per diventare leader assoluto del second screen, il secondo schermo che è divenuto compagno insperabile del primo e più famoso.

È notizia di qualche giorno fa il lancio di Twitter TV Timeline, un nuovo servizio che aiuterà i commentatori in 140 caratteri a seguire meglio i propri programmi tv.

Mashable ha avuto l’occasione di provarlo in anteprima e ne ha evidenziato alcuni aspetti davvero interessanti.

Quando useremo un hashtag relativo a una trasmissione tv, American Idol per esempio, comparirà sul display un avviso come questo:

Saremo invitati a partecipare una timeline dedicata, frequentata solo da coloro che staranno, come noi, commentando uno specifico programma.

Tutti gli altri tweet degli account che seguiamo saranno temporaneamente sospesi, permettendoci di dedicare la massima attenzione a un solo oggetto.

Un utile strumento non solo per chi guarda la tv per divertimento, ma anche per chi ne fa un utilizzo lavorativo: in un solo colpo avremo infatti tutti i commenti, senza doverli andare a cercare, di volta in volta, con refresh.

Questa Timeline dedicata sarà divisa in tre sezioni: Highlights, Media e All.

 

Com’è facilmente immaginabile, nella prima categoria troveremo i tweet che hanno avuto maggiore successo e quelli realizzati dai VIP del social; nel secondo ci saranno tutti le foto e i video che orbitano intorno allo show in onda e nel terzo tutti i cinguettii emessi dagli utenti.

 

L’introduzione di questo servizio – per ora solo si dispotivi iOS – rappresenta una logica svolta nell’evoluzione di questo social network.

Secondo i dati forniti da Nielsen Social, solo in Italia lo scorso settembre sono stati registrati 2,6 milioni di tweet relativi a programmi tv, e 240.ooo utenti che hanno lanciato almeno un tweet su quel che stavano guardando in tv (con fiction RAI come Braccialetti Rossi, Un passo dal cielo 3 e reality c0me The Voice e L’Isola dei famosi a farla da padrone).

La social Tv è il futuro di Twitter e, con questo servizio interno, l’obiettivo è quello di sottrarre ad altre app, come Beamly per esempio, più utenti possibili per portare tutto il traffico di commenti televisivi solo all’interno del mondo dell’uccellino.

SpecialProposal di CoorDown: la conquista dell'indipendenza

“Sei la mia vita”
Dice Salvatore alla sua Caterina, la coppia scelta da CoorDown per raccontarci quanto quello che per noi é quasi normalità, per chi ha la Sindrome di Down significa ancora di più libertà: l’indipendenza.

Una vera e propria conquista dopo tanta fatica; un percorso durato mesi che ha portato la giovane coppia romana a esser idonea ad andar a vivere in una casa tutta loro e iniziare, in un certo senso, una nuova vita insieme.

Grazie ad una soggettiva camminiamo con il protagonista del video fino a raggiungere un gruppo di ragazzi vestiti di nero che sembra aspettarci, con loro entriamo in un McDonald’s. Di lui sappiamo solo che si chiama Salvatore, che ha 38 anni e che stiamo andando a far una sorpresa alla sua ragazza.

La prospettiva si allarga e i ragazzi in nero cominciano a intonare “Come away with me” (“vieni via con me”) di Nora Jones in una di quelle versioni a cappella dal carattere inconfondibile; riconosciamo infatti i Neri per Caso che, a vent’anni dall’esordio di San Remo, tornano a parlarci d’amore.

Cantanvano: “Le ragazze che sfidano le opinioni della gente, hanno gli occhi limpidi di chi dice la veritá” e nonostante gli anni passati da quel giorno, quelle stesse parole non possono che tornarci in mente guardando gli occhi scintillanti di Caterina di fronte a quella sorpresa.

Finalmente ecco comparire Salvatore, elegantissimo ed emozionatissimo, le si avvicina, si inginocchia e le porge una scatoletta con la chiave della loro nuova casa: “vuoi venire con me, amore?”. Le stesse parole della cantante statunitense fatte sue ci raccontano una storia vera e le danno vita. Al di lá di un anello, di una proposta di matrimonio, la possibilità di andar a convivere é il vero sogno dei due innamorati: significa libertà.

Per il quarto anno consecutivo CoorDown e Saatchi&Saatchi lavorano insieme per lanciare un nuovo messaggio di comunicazione a livello internazionale in occasione della Giornata Mondiale sulla Sindrome di Down, il 21 marzo.

Proprio come Caterina e Salvatore, moltissime coppie sognano di poter un giorno iniziare una vita insieme, in tutti i sensi, sotto lo stesso tetto: preparando la colazione al mattino fino all’accoccolarsi sul divano prima di andar a letto, mano nella mano.

LEGGI ANCHE: Saatchi&Saatchi racconta i retroscena del commovente spot CoorDown

L’anno scorso ci eravamo commossi davanti a “Dear Future Mom” e i messaggi che ragazzi down hanno voluto mandare a una futura mamma, spaventata alla scoperta che il bimbo che portava in grembo sarebbe nato con questa sindrome. Lingue diverse per dire la stessa cosa con un unico linguaggio universale che ha raggiunto 6.5 milioni di visualizzazioni.

Due anni fa era stata la volta della campagna “Dammi più voce”, dove personaggi dello sport e dello spettacolo italiani e internazionali hanno partecipato con un messaggio che invitava a sostenere CoorDown con una donazione. La campagna ha raggiunto 30 milioni di persone e incrementato le donazioni del 700%.

Quest’anno si parla di indipendenza, di quanto questa sia un traguardo possibile. É un percorso lungo, impegnativo e ricco di prove ma se affrontato con caparbietá e se lo si desidera davvero, può diventare qualcosa di possibile anche per chi ha la Sindrome di Down.

Salvatore e Caterina hanno intrapreso questo percorso, facendo ogni giorno un piccolo passo avanti, fino a veder realizzare il sogno di vivere insieme e crescere quotidianamente diventando finalmente indipendenti e liberi di vivere da soli.

La realizzazione, proprio per la genuinitá dei suoi protagonisti, ne ha reso impossibile la programmazione e pianificazione nei dettagli.

Avessimo chiamato Salvatore, anche solo la sera prima, anticipandogli cosa stava per succedere, avrebbe fatto saltare la sorpresa. Non sarebbe mai stato capace di custodire il segreto e questo ha fatto sì che l’intera operazione potesse saltare il giorno stesso se lui si fosse tirato indietro, ci racconta Alessandro Orlandi, uno dei tre Creative Directors di Saatchi&Saatchi che hanno curato il progetto.

La regia dell’intera operazione é stata affidata a Filmmaster che, attraverso dieci telecamere sapientemente nascoste, ha catturato gli attimi della sorpresa in un contesto dove il “buona la prima” era un requisito fondamentale, per poi riportarcela attraverso un abile montaggio. Bella anche la scelta della GoPro nascosta sotto la camicia di Salvatore, che ci ha raccontato quasi attraverso i suoi occhi, quel momento così speciale.

Una boccata di fresca spontaneità in un mondo che ci ha abituati che nulla di ciò che vediamo é frutto di libera espressione: dagli spot ai reality show tutto é sapientemente studiato e manovrato a favore del risultato che si vuol mostrare al pubblico. Qui, invece, nonostante ovviamente una regia studiata nei dettagli, è stata fatta la scelta non semplice di lasciar la libertà ai suoi protagonisti nei gesti e di vivere la sorpresa nella bellezza della sua genuinità.

Dopo il grande successo di Dear Future Mom nel 2014 era una sfida certamente ardua quella di riuscire a rinnovare in maniera efficace i contenuti e le forme della nostra comunicazione, senza cadere in alcuni automatismi. Con The Special Proposal vogliamo contribuire ancora una volta a diffondere in tutto il mondo un’autentica cultura della diversità e una maggiore consapevolezza sulle reali potenzialità delle persone con sindrome di Down.

Il diritto ad una vita indipendente e all’autonomia abitativa sono i temi centrali del World Down Syndrome Day 2015 e rappresentano obiettivi realistici, anche se difficili. Per arrivare a questo traguardo, sia individuale che di coppia, serve un percorso graduale e virtuoso: l’integrazione nel sistema scolastico, la possibilità di svolgere un lavoro, la piena uguaglianza nell’esercizio dei propri diritti e la creazione di una rete di relazioni sociali soddisfacenti. Solo una vera autonomia oggi può garantire un futuro sereno alle persone con sindrome di Down, racconta Federico De Cesare Viola, responsabile comunicazione CoorDown.

Ogni anno impariamo a conoscere sempre meglio che cosa significhi avere la Sindrome di Down grazie alle campagne di CoorDown, ci appassioniamo alle storie di questi ragazzi tanto che ci sembra quasi di conoscerli; siamo curiosi di scoprire che cosa si inventeranno la prossima volta a questo punto.

Il futuro dell'informazione? È Hi-Tech, con i Robot Giornalisti

futuro dell'informazione

Un robot ci sostituirà? Sono anni che l’uomo si pone questa domanda e, sebbene sia rassicurante pensare che non possa succedere grazie alla nostra unicità, il cambiamento è iniziato.

Nel campo del giornalismo, gli automi sono già realtà.

LEGGI ANCHE: Tecnologia e lavoro: come sarà il nostro futuro?

Il reporting automatico

Come dichiara il blog della WAN-IFRA, la maggiore organizzazione mondiale dell’editoria, alcune redazioni possono già vantare la presenza del cosiddetto “robot giornalista”, utilizzato soprattutto per elaborare dettagliati resoconti finanziari e sportivi. I software di automated reporting consentono infatti di leggere grosse moli di dati, tabelle e grafici, analizzandone i trend chiave. Gli algoritmi di scrittura automatica sono in grado di compilare report veloci, accurati e precisi, al punto da sembrare redatti da giornalisti in carne ed ossa.

Lou Ferrara, Vice Presidente e Managing Editor di Associated Press, rivela come la sua agenzia di stampa abbia ingaggiato un Automation Editor per velocizzare il sistema degli andamenti finanziari e per poter tenere i lettori informati sui match delle squadre del college, che in passato le redazioni non riuscivano a seguire. Il software (prodotto da Automated Insights), non solo aumenta la quantità di report prodotti, ma consente addirittura di far risparmiare il 20% del tempo di scrittura al suo staff.

reporting automatico

Tra entusiasmo e critiche

Il sistema delle news automatizzate è stato accolto con entusiasmo da testate di rilievo quali il New York Magazine e TechCrunch, ma non si sono fatte attendere anche le critiche, a partire dall’imprenditore della Silicon valley Martin Ford.

Autore del libro Rise of the Robots, Ford sostiene che l’Intelligenza Artificiale stia renedendo obsoleto il “buon lavoro”, compreso il modo di fare giornalismo.

«Vogliono farvi credere che questi sistemi si limiteranno a svolgere operazioni noiose che consentiranno agli altri dipendenti di dedicarsi ad attività più interessanti.  Così come è già accaduto con altre innovazioni tecnologiche, è inevitabile che alcuni posti di lavoro possano essere messi a rischio.»

Lou Ferrara non è dello stesso avviso, sostenendo come il lavoro svolto dal reporting automatico consenta alle redazioni di utilizzare al meglio le proprie risorse limitate e offra loro l’opportunità di dedicarsi all’approfondimento.

«Non è altro che un’evoluzione del giornalismo, cosi come nel tempo si sono evolute le tecniche di stampa, di impaginazione e di fotografia. – dice il vice presidente di AP – Il giornalismo avrà sempre bisogno di nuove figure, di maggior rilievo e responsabilità, al massimo potrebbero risentirne le figure entry-level».

A detta di Ford, invece, in questo caso si parla di qualcosa di differente dalle rivoluzioni tecnologiche del passato. Il passaggio all’automazione richiederà del tempo, ma finirà con il coinvolgere non solo il campo del giornalismo, ma tutto il mondo impiegatizio.

Futuro del Giornalismo

Quale futuro del giornalismo?

Lou Ferrara mette in guardia, però, da chi potrebbe servirsi del robot giornalista in maniera non del tutto etica. In una realtà in cui le notizie sono redatte da sistemi automatici, il rischio principale è rappresentato dall’omologazione dell’informazione. Un fenomeno che naturalmente andrebbe a discapito del lettore, privato della possibilità di avere accesso a diverse prospettive di un unico avvenimento.

Sarà quindi necessario che il reporting automatico non soppianti l’unicità del giornalismo e che le notizie possano continuare a farsi leggere e distinguersi per contenuti di valore.

Ora non resta che scoprire quale impatto avranno i sistemi automatizzati sulla società e sul futuro dell’informazione.

I lettori continueranno a premiare il buon giornalismo?

McDonald's e la sostenibile leggerezza dell'essere all'EXPO

McDonald's e la sostenibile leggerezza dell'essere all'EXPO

Molti brand stanno lavorando su come prendere parte al grande circo mediatico dell’Expo 2015 di Milano: la scorsa settimana parlavamo dell’iniziativa di Ebay per promuovere il food Made in Italy sulla propria piattaforma, oggi ci soffermiamo sulla partnership di McDonald’s con la manifestazione.

Il colosso del fast food è diventato infatti sponsor ufficiale di Expo e sarà presente con un proprio padiglione dedicato alle filiere agricole italiane sue partner.

LEGGI ANCHE: Pollo fritto & Frappuccino, il fast food USA applicato al Belpaese

McDonald’s e il Fattore Futuro

D’accordo con il Ministero delle Politiche Agricole 20 imprenditori agricoli italiani under 40 avranno l’opportunità di diventare fornitori per tre anni dei ristoranti McDonald’s grazie all’iniziativa Fattore Futuro.

I nuovi fornitori della catena food saranno scelti in base ai progetti di innovazione e sostenibilità che adottano per le proprie aziende.

Questo progetto va ad inserirsi nella scelta strategica del brand che può vantare nei ristoranti italiani una quota dell’80% di prodotti di Made in Italy.

Haters & Choose Lovin’

McDonald's e la sostenibile leggerezza dell'essere all'EXPO

Ma se con l’ultimo pay-off McDonald’s si proponeva di unire i nemici, come sempre la catena ha problemi nella relazione con le colonie di Haters sparse per il globo.

Ovviamente la scelta di partecipare all’Expo è stata subito bollata come un tentativo di green washing ma Roberto Masi, Ad di McDonald’s Italia, sostiene che con i suoi 36.000 ristoranti in 120 Paesi nel mondo, McDonald’s serve ogni giorno 70 milioni di persone: non sono molte le realtà che con gli stessi numeri possono dire di affrontare sul campo e in modo concreto, ogni giorno da decenni, le tematiche che saranno al centro del dibattito durante i sei mesi di Expo: il cibo e la sua filiera produttiva, nonché le modalità di distribuzione e fruizione.

Fatto sta che la coppia McDonald’s e Coca Cola, che ritroviamo nei menu dei ristoranti della catena americana, si ripropone sempre nella sponsorizzazione dei più grandi eventi dedicati a cibo, salute e sport: oltre ad avere entrambi un padiglione nell’evento milanese, i due si ritrovano come main sponsor anche altrove, come alle olimpiadi.

Se già una fetta di consumatori worldwide non vede di buon occhio le multinazionali perchè le reputa poco sostenibili, le antipatie crescono ogni volta che certi marchi si eleggono a promotori di uno stile di vita sano e corretto…

Sostenibilità e ascolto

Forse per riuscire a riconciliarsi con i suoi detrattori Mcdonald’s potrebbe iniziare ad ascoltare di più le critiche e i suggerimenti che giungono da ogni dove.

Ad esempio potrebbe prendere in considerazione l’idea lanciata sull’Huffington Post di creare un hamburger vegetariano: avrebbe un minore impatto ambientale, verrebbe incontro alle esigenze alimentari sia di una nicchia di mercato che oggi è tagliata fuori dai menu del fast food e sia di chi cerca un’alternativa più sana al tradizionale burger.

Forse la ricetta della sostenibilità potrebbe essere più semplice di quel che sembra: una strategia di comunicazione bidirezionale, non a senso unico, potrebbe sortire più effetti positivi di sponsorizzazioni importanti ed ingombranti.

MailUp Facebook App: aumenta gli iscritti, profila gli utenti e migliora il tuo email marketing

Soddisfare un bisogno di informazione specifico è la chiave del successo di ogni strategia di email marketing. Profilare gli utenti è il primo passo necessario per sviluppare strategie vincenti di email marketing. Tramite la profilazione infatti, è possibile inviare newsletter e DEM sempre in linea con gli interessi espressi dagli utenti.

È noto che più alto è il livello di profilazione ottenuto, migliore è il risultato strategico della comunicazione. Rispetto alle App simili presenti sul mercato, la MailUp Facebook App permette un livello di personalizzazione molto più elevato. È possibile profilare gli utenti secondo gruppi nascosti, classificazioni non evidenti ai visitatori perché non rilevanti per loro, ma decisive per le attività interne dell’azienda.

MailUp Facebook App

Oltre alla possibilità di avere pieno controllo sugli aspetti visivi del modulo per renderlo quanto più allineato alla propria brand identity (il cliente può scegliere l’immagine di intestazione e di sfondo), è possibile decidere quali e quanti campi inserire e in quale posizione, personalizzando tutti i testi, anche i messaggi di errore, in 5 lingue. La medesima disponibilità linguistica è presente per la lingua di creazione del modulo.

Chi si iscrive da Facebook al servizio di newsletter o di promozione commerciale sarà automaticamente inserito nelle liste di riferimento già create e presenti nell’account MailUp in uso.

Ogni iscrizione è a norma di legge e avviene tramite il meccanismo di double opt-it. In ogni modulo è possibile riportare un link al documento di privacy e inserire la casella da spuntare per acconsentire al trattamento dei dati.

Come funziona e dove si trova?

Tramite Facebook Connect i gestori di pagine possono creare il modulo di iscrizione personalizzato e far sì che i dati raccolti siano sincronizzati tramite API. Nel Manuale MailUp è disponibile un’accurata guida alla creazione del modulo.

Gratuita, libera e raggiungibile dall’ambiente Facebook. Chi vuole provare gratuitamente sia MailUp sia la App, può attivare una prova gratuita per 30 giorni.

Quali vantaggi?

1. Configurazione facile e veloce, senza bisogno di codice
2. Disponibile in 5 lingue
3. Anteprima già disponibile in fase di creazione
4. Scelta dei campi dall’account MailUp
5. Scelta di 5 diverse tipologie di campi
6. Possibilità di modificare l’ordine di presentazione dei campi
7. Raccolta dati in gruppi
8. Profilazione automatica in gruppi nascosti, con un clic
9.Gestione privacy a norma di legge con double opt-in
10. Con un solo account MailUp è possibile creare moduli per ogni pagina Facebook (ideale per le agenzie)

Che aspetti? Inizia la tua prova gratuita per 30 giorni e sveglia un po’ il tuo email marketing!

Durex scopre la rivoluzionaria tecnologia mobile per l'intimità [VIDEO]

durex

Quando si guarda una pubblicità sono due le cose che attraggono l’attenzione dello spettatore: il prodotto/servizio di cui si sta parlando, e il modo in cui lo si fa. Esistono certamente prodotti più semplici di altri per chi ha il compito di promuoverli, ma un conto è fare bene una cosa, e un altro è farlo anche in maniera simpatica e brillante. E Durex, lo sappiamo, in questo continua a fare scuola.

L’ultima campagna ne è un esempio, oltremodo significativo anche perché il prodotto di fatto non vi appare. #Connect è uno spot istituzionale mascherato da spot promozionale per una nuova tecnologia che promette di migliorare l’intimità di coppia.

LEGGI ANCHE: Dipendenza da social network: la soluzione di Coca Cola [VIDEO]

I creatori della campagna hanno scelto la struttura dell’intervista/documentario per creare fin da subito un efficace effetto di aderenza alla realtà e contestualizzare il tema trattato: le difficoltà che l’uso smodato della tecnologia può creare nei legami affettivi e nella comunicazione sentimentale.

Le coppie protagoniste sono scelte accuratamente affinché il pubblico vi si possa riconoscere: coppie di differente età, razza, lingua e cultura, coppie eterosessuali ed omosessuali. Coppie accomunate da uno dei problemi più discussi dei giorni nostri: il bisogno di essere sempre connessi.

Durex propone quindi la sua soluzione a questo grande problema moderno, una tecnologia innovativa che promette di riportare l’armonia e la passione in camera da letto. Avete qualche idea di quale sia? Guardate il video per scoprirlo 😉

Credits:

Advertising Agency: Havas WW London
Agency Creative Director: Mark Fairbanks
Copywriter: Andy Mcananey
Art Director: Christian Sewell
Planning Director: Yelena Gaufman
Planner: Gemma Hamilton
Business Director: Julian Ashley
Account Director: Ainhoa Wadsworth
Agency Producer: Katie Wood
Media Company: Aegis
Production Company: Clearstory
Director: Russell Barnes and Molly Milton
Editor: Richard Trier & Steve Blackwell
Post prod Producer: Colin Oaten
Post-production: The Mill
Audio post-production: Dave Robinson & Tom Lane, Angell Sound Studios

I consigli dai migliori esperti grazie all'app Audvisor

Immagina di poter assistere a mini lezioni private con alcuni dei più grandi esperti del mondo. Immagina di poter ascoltare alcuni dei migliori e più efficaci consigli di più di 100 esperti in dozzine di tematiche. Immagina che uno di questi esperti possa essere Seth Godin, guru del marketing autore e blogger.

Adesso prendi il tuo smartphone e semplicemente scarica l’app Audvisor.

Un’app dalle potenzialità incredibili che ha incamerato ben 1.4 milioni di dollari nella raccolta fondi da investitori finanziari incluso Shirish Sathaye, membro del team Formation 8.

Assolutamente innovativa e semplice nel suo funzionamento, viene definita da Jason Womack, uno dei contribuenti dei consigli per l’app, il vaso di Pandora per le riflessioni sulla leadership.

Navigando all’interno dell’app, potrete selezionare il vostro interesse tra una lista di temi prescelti, dall’innovazione alla massimizzazione delle vendite, passando per la crescita di un business, capitalizzando sui social media e molto altro. Una volta stabilito il tema, avrete a disposizione l’ascolto di decine di consigli riguardanti quell’argomento, direttamente registrati dai più svariati professionisti del settore. Dando un colpetto a destra sullo schermo potrete saltare i consigli che non vi interessano e dando un colpo a sinistra potrete recuperare la registrazione che avete per sbaglio saltato. Colpendo centralmente la registrazione invece potrete visualizzare una breve bio dell’autore del contributo.

Pillole in un concentrato di 3 minuti, il tempo esatto per poterne godere ed essere completamente recettivi. Infatti, come afferma Michael Martin co-fondatore dell’app, 3 minuti sarebbero il tempo ideale entro il quale un ascoltatore mantiene viva l’attenzione. Prolungandosi, aumenterebbero anche le probabilità di disattenzione e il rischio di incorrere nell’istinto della mente a vagare. Piccole clip di pochi minuti saranno il vostro nuovo e decisamente utile passatempo per i pochi e brevi momenti di pausa che vi ritaglierete dal lavoro e continuerete a lavorare, oops, sì ma questa volta su voi stessi.

L’app è stata pensata e strutturata sulla presenza di un gran numero di contributi con tematiche professionali, quella sorta di consigli che si trovano sui manuali di business, ma non se ne esclude l’apertura a tanti altri tipi di argomenti. Ogni piccolo consiglio è il frutto di un’intervista di circa un’ora e mezza in compagnia dell’esperto in questione, per poi frazionare la conversazione in piccoli estratti selezionati su un argomento specifico.

Ma non è finita qui; potrete condividere queste perle fulminee di contenuti preziosi con i vostri amici all’interno dei vostri social network, tramite i bottoni di condivisione. Martin e Setty, ideatori dell’app, vorrebbero lanciarne una che abbia la possibilità di registrare direttamente da parte degli esperti i propri personali contributi, monitorando inoltre l’andamento dei propri contenuti tramite l’app.

L’app è gratuita ed è scaricabile per iOS e Android, con la possibilità di ascoltare fino a 1000 registrazioni, e se invece volete disporre della versione pro che vi darà la possibilità di un completo accesso alla libreria di Audvisor, la compagnia vi accrediterà un piccolo costo. Ci sono nell’aria voci di collaborazione tra l’app e gli altri business, per poter in tal modo sviluppare e portar avanti una via di apprendimento aziendale. Questi sono gli approcci che considero ben studiati e strutturati, collegamenti che hanno un preciso intento di apprendimento e ricchi di spunti di riflessione.

 

Discover: il nuovo servizio per le breaking news su Snapchat

Parliamo spesso dei vari social network, anche per il ruolo che hanno progressivamente ricoperto nei confronti dei media tradizionali, ma una piattaforma viene sempre sottovalutata: Snapchat.

Anche se a primo approccio può non sembrare così, le app di messaggistica sono un mercato in forte crescita: Snapchat in un anno ha raddoppiato il numero di utenti e triplicato il tempo da loro passato sulla piattaforma (fino a quota 17 milioni di minuti).
Questo ha destato l’attenzione di molti, e ha portato all’implementazione di una nuova feature: Discover.

Si tratta di un servizio che permette a grossi gruppi editoriali come Cnn, Yahoo! News, Daily Mail e National Geographic, di fornire agli utenti delle breaking news evanescenti (ogni 24 ore viene svolto un refresh completo delle notizie). Ovviamente il target obiettivo è il pubblico giovane, tra cui i famigerati millennials, di cui si hanno dati vaghi rispetto ad altre fasce demografiche.
Gli articoli presenti su Discover saranno degli assaggi, dei mordi e fuggi, con formati accattivanti e della durata di pochi secondi in caso di contenuti video, per poi scomparire senza lasciare traccia, nel migliore spirito dell’app.

I contenuti sono prodotti espressamente per l’applicazione, un trend già perseguito da BuzzFeed o The Wall Street Journal, che hanno già intrapreso la strada di distribuzione di contenuti via messaggistica istantanea (così come La Repubblica, che invia una newsfeed giornaliera su Whatsapp).
Secondo il sito CNet, Snapchat riuscirà con Discover ad aumentare gli incassi, inserendo mini-spot prima dei contenuti (sembra che l’azienda abbia già contattato diversi inserzionisti).

Inoltre, Snapchat ha dichiarato nell’annuncio rilasciato sul blog, che questa feature sarà completamente diversa dalle newsfeed dei social media tradizionali.

I social media ci dicono cosa leggere, in base a quello che è più recente o più popolare. Noi invece ci affidiamo ad editor e artisti, non a click e condivisioni.

Sembra quindi che si assisterà all’ennesimo cambiamento di formato e fruizione delle notizie.
Secondo voi i social media seppelliranno definitivamente i mezzi di informazione classici? Trovate diverso l’approccio di Discover?