Jack Dorsey e Twitter: 5 lezioni di leadership

Jack Dorsey e Twitter: 5 lezioni di leadership

by Everwise on Flikr

 

Il passerotto blu ha voltato pagina da circa un mese, affidandosi alla leadership di Jack Dorsey, co-fondatore di Twitter ed attuale CEO di Square.

Il suo doppio ruolo ha generato molte perplessità nell’ambiente. A suscitare dubbi non contribuiscono solo le difficoltà che derivano dal doppio mandato, ma anche il fatto che in passato i media lo hanno additato come un leader che mette a dura prova il self control dei suoi dipendenti. Sarà per smentire queste voci che il nuovo amministratore delegato ha appena conferito un terzo delle sue azioni della società ad un fondo per i dipendenti?

Non bastasse questo gesto altruistico e il suo curriculum a trasformare i mormorii sul suo conto in cinguettii, ecco altre cinque buone ragioni per sostenerlo.

1. Il potere dei limiti

Le due società sotto la leadership di Jack Dorsey, Twitter e Square, sono entrambe nate sotto l’idea dei limiti come principi guida, anche se pare esserci la mente del neo-CEO dietro all’idea di togliere il limite di 140 caratteri dai Tweet.

C’è poi la convinzione diffusa che le persone diventino più produttive in prossimità di una scadenza, e gestire due aziende di tale spessore fornirà a Dorsey tutte le deadline che gli serviranno per sentirsi stimolato. C’è poi da augurarsi che queste si trasformino in altrettanti punti d’inizio, visto che Twitter ha decisamente bisogno di ripartire per stare al passo con tutte le novità presentate dai competitor.

2. La creatività viene dalle connessioni

È stato Steve Jobs a dire che “la creatività consiste nel collegare le cose”, specificando che per farlo al meglio serve una vasta gamma di esperienze personali ed innovative da cui attingere.

L’uomo con il dolcevita continuava affermando: “Quando chiedi a persone creative come hanno fatto a fare qualcosa, si sentono quasi in colpa perché non l’hanno realmente creato, hanno soltanto immaginato qualcosa. E dopo un po’ è sembrato ovvio, questo perché sono stati capaci di collegare le esperienze vissute e sintetizzarle in nuove cose”.

Insomma, la creatività nasce dalla capacità di unire idee esistenti per creare qualcosa di nuovo: varrà anche per due aziende? Ed è possibile contribuire con nuove idee, ritornando in un sistema che si è contribuito a fondare?

Jack Dorsey e Twitter: 5 lezioni di leadership

3. Coltivare ampiezza e profondità

Una varietà di esperienze fornisce ampiezza, ma un buon amministratore delegato ha bisogno di profondità.

Sono poche le figure dirigenziali che hanno gestito due società contemporaneamente, ma tutti hanno dimostrato di avere una passione unificante, un tema ricorrente, una lente attraverso cui vedere il mondo: per Steve Jobs è stato il computer, per Elon Musk l’ingegneria.

Jack Dorsey punta invece sul movimento. Intervistato da The New Yorker ha sostenuto che “Twitter è basato sulle parole in movimento. Square riguarda lo spostamento di denaro” e a chi lo accusa di presentarsi al lavoro un giorno alla settimana va ricordata l’intervista del 2011 in cui Jack svela il segreto della sua linea di management:

“Il mio metodo prevede un tema diverso per ogni giorno. Lunedì, in entrambe le società, mi concentro sulla gestione e sul funzionamento, il martedì è focalizzato sul prodotto, il mercoledì su marketing, comunicazione e crescita, giovedì su sviluppatori e partnership, venerdì sulla società e la cultura e di reclutamento”.

Le escursioni del sabato e le riflessioni della domenica chiudono la settimana-tipo del leader: tutti i suoi collaboratori sanno di avere sette giorni per presentare dei progressi!

4. Il fallimento porta al successo

“Ogni fallimento è semplicemente un’opportunità per diventare più intelligente”, sosteneva Henry Ford.

Il fallimento accende una nuova fiamma nelle menti intraprendenti, e Jack Dorsey pare essere una di queste. All’età di 26 anni ha accumulato numerosi insuccessi cercando di lanciare varie aziende e in tempi più recenti non gli è andata meglio, visto che nel 2008, al termine di una serie di disavventure, è stato allontanato dalla più famosa delle sue creature, Twitter.

Biz Stone, nel suo libro Things a Little Bird Told Me: Confessions of the Creative Mind scrive: “Jack è stato abbattuto. In seguito avrebbe descritto la sensazione come quella che si prova quando si viene colpiti da un pugno allo stomaco […] Poi disse: ‘Ho intenzione di essere come Steve Jobs. Ho intenzione di tornare un giorno‘”.

Quel giorno è arrivato e oggi sta a lui ora dimostrare di essere un novello Lazzaro e non un comune zombie.

Jack Dorsey e Twitter: 5 lezioni di leadership

5. Sfidare gli assunti: la vera leadership

Si può richiamare un co-fondatore cacciato pochi anni prima?
Si possono dirigere due società allo stesso tempo?
Si può ventilare l’eliminazione di un elemento costitutivo di Twitter come il limite dei 140 caratteri per post?
Si può licenziare l’8% dei dipendenti per poi regalare ai rimanenti parte delle proprie azioni della società per un valore di circa 200 milioni di dollari?
Si può riallacciare il rapporto con gli sviluppatori, compromesso dopo la chiusura di Politwoops?
Si possono attuare strategie per riportare i livelli di crescita di Twitter al pari delle aspettative?

LEGGI ANCHE: Politwoops: cronaca di un ritorno annunciato?

Jack Dorsey ci crede. Se non ce la farà sarà un fallimento personale, ma se riuscirà nell’impresa di risollevare le sorti dell’azienda avrà vinto la sfida della sua vita, rompendo gli schemi e imponendo la sua logica.

Un simile scenario richiama lo schema di apprendimento giapponese Shuhari, secondo il quale per padroneggiare un’arte occorre passare attraverso tre fasi: imparare, mettere in pratica e infine porre in discussione quanto appreso  per creare un proprio stile personale e conseguentemente nuovi standard.

Per questo esistono molti leader competenti, ma pochi che abbiano il coraggio, anzi, l’incoscienza di essere davvero disruptive.

Citando Arthur Schopenhauer: “Ogni uomo pensa che i propri limiti siano quelli del mondo”. Qualcuno fa eccezione, ed entra nella storia.

Ninja Social Oroscopo dal 5 all'11 novembre

oroscopoCari Guerrieri, ben trovati! Dopo esserci visti scippare la possibilità di goderci il ponte del primo Novembre, siamo tornati al lavoro più belli e più pimpanti di prima. Non ve ne siete accorti? Non è uno scherzo, è Mercurio che dal tre di Novembre dimora nel segno dello Scorpione, regalando al cielo di questa settimana un’imponente aura d’intelligenza.

La profondità del pensiero, non solo quello positivo ma anche quello critico, sarà rafforzata dalla reattività agli stimoli ricevuti dal contesto ed enfatizzati dal sestile Sole-Plutone. I guerrieri più “sgamati” saranno contenti di sapere che anche i rapporti interpersonali saranno positivamente favoriti dalla congiunzione di Marte e Venere. Certo, parliamo di connessioni di carattere puramente professionale… ma anche no!

Approfondiamo meglio alcuni aspetti del nostro Ninja Social Oroscopo della settimana dal 5 all’11 Novembre partendo dai segni di Fuoco. Leone e Ariete saranno agli antipodi. Mentre il primo sarà avido di minuti e, nella speranza di migliorare la qualità del suo lavoro, cercherà di fermare le lancette dell’orologio, l’altro le manderebbe avanti a dozzine per volta, impaziente di misurare i suoi risultati. Il Sagittario si sentirà intrappolato in un limbo tra i due cercando di capire come muoversi a modi Sherlock Holmes dello zodiaco.

I segni d’Aria si lasceranno distrarre da un cielo in fase di miglioramento, senza valutare con oculatezza le tempistiche di realizzazione e di adeguamento di qualsiasi attività. La Bilancia si metterà già in coda per lo SMAU del 2016, l’Acquario proverà a migliorare i propri algoritmi senza però riuscire a togliersi di mezzo quelle zavorre meglio conosciute come colleghi privi di iniziativa personale. Il Gemelli sarà piacevolmente occupato nella ripresa dei contatti con i colleghi: per raggiungere uno scopo professionale utilizzerà strumenti social non convenzionali, ma nessuno gliene farà una colpa, anzi!

I segni d’Acqua saranno sollecitati dal transito di Mercurio nel segno dello Scorpione. I Pesci rischieranno di combinare un bel pasticcio; cercando di farsi notare infrangeranno un bel po’ di regole con il rischio di raggiungere l’obiettivo nel modo sbagliato. Il Cancro avrà moltissime proposte da illustrare ma temendo reazioni forti le racconterà in terza persona, onde evitare scontri a tu per tu. Lo Scorpione sarà carico di energia positiva e travolgente, capace di sdrammatizzare situazioni forti con maturità e attenzione a 360°!

I segni di Terra con il favore di Marte e Venere continueranno ad avere un cielo da “mi piace”! Il Toro sarà alle prese con una personalissima resa dei conti: niente più sospesi, solo tanta energia per terminarli quasi tutti. La Vergine, lode all’anticonformismo, baratterà le sue prossime ferie con una buona dose di lavoro. Si sente così carica da non volersi sottrarre ai suoi doveri, soprattutto ora che sarebbe in grado di pianificarne futuri benefici. Il Capricorno per essere sicuro di essere capito e di aver centrato l’argomento della disquisizione non solo riempirà email e messaggi di Hashtag ma, se provocato, potrebbe addirittura nominarli a parole.

…ci sembra proprio il caso di esclamare #buonasettimana #guerrieri!

Torna Il Grande Venerdì di Enzo, l'incontro tra big e giovani leve della pubblicità

Enzo_Francesco

Venerdì 6 novembre all’interno dell’IF! Italians Festival avrete la possibilità di mostrare il vostro portfolio ai direttori creativi delle più grandi agenzie pubblicitarie. L’immancabile appuntamento riprende ed onora la felice consuetudine di Enzo Baldoni di incontrare gli aspiranti pubblicitari.

Potrete avere consigli tecnici su come migliorare il vostro copy o visual oppure sfruttare tale opportunità per farvi conoscere e fare networking nel settore.

Abbiamo chiesto a Luca PedraniSenior Copywriter in H-ART (parte del network AKQA), socio ADCI e parte del team che segue le iniziative per i giovani – quali secondo lui sono le motivazioni per partecipare a quest’edizione de Il Grande Venerdì di Enzo.

3 motivi per cui i giovani creativi dovrebbero partecipare a questa giornata

1) È un’occasione per imparare. Indipendentemente dal grado di esperienza dei ragazzi che partecipano, i consigli e le critiche costruttive dei direttori creativi sono un’importante opportunità di crescita.

2) È un’occasione per farsi notare e fare network. I direttori creativi sono sempre alla ricerca di nuovi talenti e le relazioni personali sono fondamentali all’interno della nostra professione: i contatti di oggi possono sempre venire buoni domani (questo vale sia per i ragazzi che per i direttori creativi).

Torna Il Grande Venerdì di Enzo

3) È un modo per ricordare Enzo Baldoni, che era solito dedicare ogni venerdì pomeriggio all’incontro con i giovani aspiranti creativi che gli chiedevano un colloquio. Una splendida abitudine che ADCI ha adottato non solo con l’annuale Grande Venerdì di Enzo ma anche, da quest’anno, con il Venerdì di Enzo: un appuntamento che si ripete circa ogni due mesi e che permette ai giovani creativi di incontrare professionisti Senior e di confrontarsi con loro per ottenere preziosi consigli e affinare il portfolio.

Insomma, il Grande Venerdì di Enzo è un’occasione da non perdere. Anche perché c’è Francesco Mollo.

Come partecipare

Per partecipare all’evento GRATUITO è necessario iscriversi al link: www.grandevenerdidienzo.eventbrite.it

L’appuntamento è per il 6 novembre dalle 20:00 alle 23:00 presso il Teatro Franco Parenti di Milano.

Cosa aspettate ad iscrivervi? BE NINJA!

La creatività che accompagna l’evento (che trovate all’interno del post) ha come soggetti alcuni creativi che hanno partecipato alle precedenti edizioni del GVDE e chi parteciperà per la prima volta quest’anno: la copywriter recentemente premiata a Cannes Sara Rosset, gli art director Francesco Mollo e Valentina Ceccarelli, studentessa dell’Accademia di Comunicazione che parteciperà anche se non ha ancora un portfolio completo.

Torna Il Grande Venerdì di Enzo

 

Credits:
ADCI Creative Team

Matteo Maggiore
Francesco Grandazzi
Roberto Ottolino
Luca Pedrani

Fotografo: LSD.eu

Quattro cose che può insegnare la storia di Essena O'Neill

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Ne avrai sentito parlare e probabilmente la notizia non ti avrà rubato più di qualche minuto del tuo tempo: l’influencer e modella australiana Essena O’Neill annuncia in un video di abbandonare definitamente i social media che hanno determinato il suo successo, spiegando come tutti contenuti pubblicati non appartengano alla sua vita reale ma sono il frutto di un’operazione di personal branding lunga una vita.

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Una reazione davvero comprensibile se immaginiamo che dai 12 ai 19 anni la ragazza ha costruito la sua carriera utilizzando queste piattaforme per ottenere visibilità, e certamente ora fa i conti con le conseguenze. Ciò che rende questa notizia interessante è che per la prima volta ad accendere le luci sui moderni meccanismi di gratificazione sociale e sul business dei social influencer non è un outsider o un’intellettuale – vedi Eco – ma una persona che sui social ha costruito tutto, inconsapevolmente, e durante la sua adolescenza.
L’addio ai social non rappresenterà per la ragazza un’uscita di scena definitiva, e certamente la vedremo ancora in talk show e interviste, senza menzionare che ha lanciato un sito per continuare a parlare (male) dei social media. Eppure riguardando il video in cui annuncia questa scelta, ascoltando le sue parole, sono numerose le riflessioni che quest’episodio può sviluppare. Eccone alcune.

Essere blogger è un lavoro

Incredibilmente la prima conclusione che ne deriva. Essenza O’Neill racconta del numero di scatti per arrivare a quello giusto, le operazioni di post produzione, la necessità di aggiornare sempre e comunque. Insomma non propriamente la vita agiata che comunemente – e con la complicità dei blogger stessi- si associa a questa attività. È un lavoro e come tale è fatto di clienti, mandati, retribuzioni, e questa ragazza svela quei meccanismi tanto noti agli operatori quanto sconosciuti agli utenti. Che il blog avesse perso la sua originale idea di veicolo per il passaparola, per il suggerimento e l’opinione personale era già noto, chissà che ora la parvenza di spontaneità non inizi a scomparire in favore di prodotti dichiaratamente editoriali. E in Italia sul tema dell’autenticità un caso simile è quello che ha visto coinvolti due noti youtuber.

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Una carriera sui social media non è un investimento sul futuro

Essena apre il suo video raccontando di essere spaventata sulle sue prospettive future, nonostante a 19 anni abbia ottenuto contratti con agenzie di moda e collaborazioni con aziende interessate a raggiungere il suo mezzo milione di followers, solo per citare Instagram. Si potrebbe dire che abbia usato i social per costruirsi un’opportunità, oppure che senza di essi il suo lavoro sarebbe svanito e alla fine sia stato il suo corpo e il suo tempo ad essere usato. La domanda è: esiste davvero un modo per trarne il meglio? O saremo sempre più costretti a negoziare tra vita online e esperienze offline?

Non sappiamo come educare gli adolescenti ai social media

Non è un caso che dedichi questo video alla se stessa di quando aveva 12 anni, il momento in decise di dimostrare il suo valore “attraverso il numero di visualizzazioni su YouTube”. Per quanto agli adulti questa deviazione sembra chiara come il sole, è altrettanto vero che l’educazione ai social è un’esperienza completamente nuova per tutti noi. Così come non è possibile immaginare quanto alto sia il livello di pressione quando devi costruirti un’identità di fronte a una platea potenzialmente mondiale. Ed è per questo che l’unico errore che non ci possiamo permettere è minimizzare.
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“You are not followers, we are not followers”

Una frase quasi buttata lì ma che lascia intravedere cosa accadrà quando l’entusiastica accoglienza riservata ai social media inizierà a frenare. L’idea che questi strumenti possano diventare talmente mainstream o invadenti da scatenare controdendenze – in nome dell’unicità e dell’ autenticità – non è così assurda. O perlomeno potrebbe costituire un segnale dell’ esaurimento di piattaforme basate sull’approvazione (come la stessa Essena chiede in un video precedente) insieme all’ascesa di social come Snapchat – esente da queste logiche – e dalla notizia che rispetto all’anno scorso ci sono sempre meno aggiornamenti di stato o foto su Facebook.
Ognuno di questi temi scatena altre riflessioni e sarebbe meraviglioso condividerle scrivendo nei commenti a questo post. Una cosa però è certa, la storia di Essena O’Neill non va sottovalutata, non tanto per come è andata a finire ( e comunque bisogna riconoscergli un certo coraggio) ma perché per la prima volta troviamo tutti insieme elementi spesso oggetto del dibattito sui social media: l’età, lo status, l’dentità. E in questa vicenda è possibile rintracciare il seme di esigenze e risposte che forse incontreremo in futuro come il bisogno di autenticità e il giusto valore di un’attività di blogging. Tu cosa ne pensi?

Come costruire un profilo di successo su Couchsurfing 

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La rete mondiale di Couchsurfing.com offre la possibilità a tutti di avere un alloggio in qualsiasi parte del mondo ed in qualsiasi momento dell’anno. Ospitalità, vitto, alloggio, condivisione, fiducia: ecco cosa rende questa piattaforma preziosa ed unica nel suo genere.

Punto di riferimento per i cosiddetti backpackers, in America Latina ed in America del Nord viaggiare ed affidarsi alla rete risulta una prerogativa fondamentale sia per viaggiatori incoming che per quelli outgoing.

Leggi anche: Sharing economy: quando condividere è meglio che possedere

In Italia, non ci sono ancora grandi numeri su Couchsurfing a causa della diversa concezione del viaggio; basti pensare che nel vocabolario italiano non esiste un termine esatto per definire coloro che viaggiano in modalità zaino in spalla, senza molti programmi e on the road ( backpackers in inglese e mochileros in spagnolo)

Quindi, come fare per aderire a questa grande, mondiale comunità di viaggiatori? È sufficiente collegarsi sulla piattaforma ed iscriversi e completare il proprio profilo, secondo poche, semplici regole.

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 1. Viva la semplicità, abbasso l’apparenza 

La rete dei couchsurfers non bada al vestito della foto di profilo o alla perfezione del trucco. Vince la semplicità: la foto deve essere semplice e reale, l’immagine di una persona che nuota tra gli squali può sembrare esagerata se non in linea con il resto del profilo. Fondamentale: non serve apparire, l’anima couchsurfer vien fuori da sola.

 2. Non è un semplice social 

Couchsurfing è una rete di nicchia: un social per chi viaggia e per chi lo fa in modalità zaino in spalla. Nella descrizione non esagerare nelle informazioni: poche, brevi e precise. Raccontare nei minimi dettagli ogni cosa porta chi legge ad andare oltre: i veri viaggi vanno oltre all’arte del pettegolezzo.

 3. Condivisione ed esperienza 

Il valore aggiunto di questa grande rete è quello della condivisione. Chi offre ospitalità lo fa per vari motivi: gentilezza, solidarietà, noia, curiosità; in ogni caso, è sempre un gran gesto di umanità. Nel richiedere l’accoglienza, è importante far prevalere che tale valore è sentito da entrambe le parti. Nei messaggi privati occorre approfondire ciò che è stato solo accennato nel proprio profilo privato. Tutto ciò tornerà utile nei feedback finali.

 4. Messaggi sbagliati 

La rete calcola l’affidabilità di un profilo anche in base alla rapidità della risposta. Come spesso accade, qualcuno potrebbe approfittare della piattaforma per cercare la propria anima gemella. Nella ricezione di messaggi poco attinenti, avances, richieste particolari, è consigliato rispondere sempre. Rifiutare e rispondere con educazione permette di mantenere alta la percentuale di risposta e non ricevere feedback negativi.

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5. Referenze autentiche

Couchsurfing non è un eCommerce: l’unico prodotto che si vende è la proiezione del proprio viaggio. Avere referenze false, scritte da amici o conoscenti, richieste per aumentare la credibilità del proprio profilo è decisamente una mossa sbagliata.  Averne tante  alimenta le possibilità di essere ospitati, ma si rischia di essere sbugiardati con una cattiva segnalazione. La fiducia è la prima regola per essere un couchsurfer.

6. Venirsi incontro

Vivere secondo le leggi del couchsurfing vuol dire essere onesti, disponibili ed easygoing, ma è necessario sentirsi pronti a farlo. Per un primo approccio con questa nuova realtà, è consentito iniziare il percorso offrendo soltanto la propria compagnia: un caffè, un giro per la città, uno scambio di consigli. Per fare ciò, basta segnalare sul proprio profilo la preferenza “Non può ospitare ma vuole incontrare“.

7.  La ruota gira

La prima regola per essere accolti è dimostrare che si è disposti a farlo. Dopo aver compilato la sezione relativa alle proprie informazioni, è necessario anche completare quella relativa alla propria casa. Qui occorre abbondare con i dettagli: dare un’idea completa dell’alloggio all’ospite rende la situazione più pacata ed amichevole.

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8. Tu, non io

Regola generale per essere un buon couchsurfer oltre ai social: credere nelle persone e nel potere dei viaggi. Guardare il mondo da diversi punti è bello perché lo rende vario, guardare da diversi punti nella stessa direzione è meraviglioso.

5 App per la content curation da mobile

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Oggi la quantità di informazioni prodotte e presenti sul web è gigantesca e in costante crescita.

Giorno dopo giorno è sempre più elevato il numero di persone da seguire sui social network, i blog da leggere, i siti da cui attingere informazioni interessanti.  Per gli specialisti del web diventa dunque fondamentale selezionare contenuti di qualità e individuare nuovi fonti autorevoli per aggiornarsi ed evitare l’information overload.

LEGGI ANCHE: App of the week: 5 nuove app da non perdere

In questa giungla di notizie il tempo che avete a disposizione per scovare contenuti validi è sempre meno?

Niente panico, oggi a darvi una mano ci sono le applicazioni mobile per fare content curation che oltre a semplificarvi il lavoro e a rendere veloce la navigazione per topic specifici,  vi permettono di lavorare in qualsiasi momento senza essere necessariamente dietro la vostra scrivania.

Newsify

 

5 App per la content curation da mobile

 

Newsify disponibile gratuitamente su Apple Store è un ottimo strumento per filtrare e leggere tutte le news importanti.

L’applicazione presenta una veste grafica originale e accattivante caratterizzata da un layout del tutto simile a quello di un giornale.

Con Newsify potrete creare la vostra rivista personalizzata scegliendo i contenuti da visualizzare in base alle vostre preferenze, in più l’app vi offre la possibilità di consultare tutte le notizie anche in modalità offline.

Inoreader

 

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InoReader  non  è un semplice aggregatore di notizie ma una vera e propria community attiva di content curator all’interno della quale è possibile cercare, leggere e condividere contenuti interessanti.

L’applicazione offre un’esperienza di lettura veloce e immediata, con InoReader potrete monitorare tutte le notizie relative ad una specifica parola chiave, e se in un particolare momento non avete abbastanza tempo e volete rimandare la consultazione di una news non dovrete fare altro che salvarla per visualizzarla in seguito.

Inoltre l’app tiene traccia di tutti gli articoli già letti in modo tale da proporvi contenuti nuovi e freschi ogni qual volta effettuerete l’accesso.

Theneeds

 

5 App per la content curation da mobile

Articoli, news e video a disposizione in qualsiasi momento con l’applicazione Theneeds. Indicando  preferenze e interessi potrete fruire di contenuti selezionati su misura per voi. Theneeds si avvale di una tecnologia in grado di monitorare milioni di siti per poi analizzarli e decidere quali contenuti mostrare in base al gradimento e ai consensi che una data notizia ha ottenuto fra il pubblico della rete.

Theneeds disponibile gratuitamente per iOS oltre a fornirvi un servizio di ricerca di notizie, vi porta all’interno di una community di utenti online con i quali è possibile confrontarsi e scambiarsi idee e suggerimenti.

Fast Feeder

5 App per la content curation da mobile

Avete una lista di blogger che amate seguire e vi piacerebbe essere costantemente aggiornati sui nuovi articoli postati evitandovi il lavoraccio di leggerli singolarmente?

Fast Feeder  velocizza il lavoro, vi basterà creare  una top list dei vostri scrittori del web preferiti per essere avvisati ogniqualvolta qualcuno di loro posta una nuova notizia.

Con un interfaccia chiara e semplice  da utilizzare questa applicazione consente di leggere le news anche in modalità offline.

Tech News Tube

5 app per la content curation da mobile

Infine abbiamo l’app di cui tutti gli amanti delle nuove tecnologie non possono fare a meno: Tech News Tube.

Disponibile gratuitamente sia per iOS che per Android  con un design raffinato ed elegante fa sì che non vi perdiate nessuna novità del mondo hi-tech racchiudendo in una sola applicazione le più importanti riviste di settore.

Anche qui la parola d’ordine è personalizzazione, grazie ai filtri presenti all’interno dell’applicazione potrete effettuare delle scelte per rendere l’esperienza di lettura totalmente affine ai vostri interessi.

E voi quali app utilizzate per gestire la content curation anche fuori dall’ufficio?

Hashtag: storia di un mito. Chi lo ha inventato e perché?

hashtag

Ormai lo sanno pronunciare anche le nostre nonne, lo troviamo anche sulle etichette della biancheria intima. Di cosa stiamo parlando? Di quello che negli anni novanta era semplicemente il cancelletto sulla tastiera dei nostri primi smartphone: l’#hashtag. Ora l’hashtag è entrato a pieno nella nostra quotidianità virtuale e non.

Gli hashtag oggi sono usati regolarmente da milioni di utenti nei più diversi canali social. Tutto questo grazie a Chris Messina, guru nel mondo social, colui che ha dato vita al modo più immediato, organizzato e veloce di condividere i nostri contenuti sui social media.

Rivoluzionario? Geniale? Fatto sta che abbiamo contattato Mr. Messina su uno dei suoi canali preferiti, Twitter e gli abbiamo chiesto cosa pensa e come si sente ora il papà dell’hashtag a otto anni da questa incredibile invenzione:

“Come mi sento ora? Eccitato, emozionato,umile e ottimista”

hashtag Chris Messina

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire chi ha inventato l’hashtag e perchè. Nella bio di Twitter , Chris Messina si definisce come l’inventore dell’hashtag. Avvocato, Consulente, ex UX Designer di Google, Messina usò l’hashtag con l’intento di raccogliere conversazioni riguardanti BarCamp, una rete internazionale di non conferenze aperte relative alle tecnologie e al web.

Siamo nel 2007 a San Francisco. Proprio qui il primo hashtag della storia fa capolino su Twitter, stravolgendo le basi stesse del microblogging per eccellenza.
Primo hashtag di Chris MessinaMessina era ben cosciente delle potenzialità di quell’unione tra simbolo e parola. La sua vera ambizione, secondo quanto riportato in un post sul suo blog risalente al 2007, era infatti quella di migliorare la user experience relativa al tracciamento di contenuti relativi ad uno stesso argomento in particolare su Twitter.

LEGGI ANCHE: Il potere dell’hashtag

Non tutti però accolsero l’hashtag come meritava. Evan Williams, uno dei padri fondatori di Twitter, etichettò come eccessivamente tecnica, e quindi non adatta ai propri utenti, l’ascesa al potere dell’hashtag. Chris Messina si vide così negata la possibilità di introdurre l’hashtag nel microblogging in modo più strutturato.

Nulla però fermò la marcia dell’hashtag verso il successo. Siamo a San Diego nell’ottobre 2007. Nate Ritter, imprenditore nel settore ICT, si trova, suo malgrado, a ricoprire il ruolo del primo utente ad utilizzare un hashtag per una finalità di pubblico servizio. L’hashtag #sandiegofire utilizzato da Ritter, durante il live twitting di un incredibile e spaventoso incendio, rappresenta il momento zero nella gloriosa vita del cancelletto.hashtag Nate Ritter

Intuito? Non proprio. Abbiamo twittato con Nate Ritter per capire come si sentisse ad essere stato il primo ad utilizzare un hashtag e lui stesso ci ha confermato che è stato proprio Chris Messina, che seguiva la sua diretta dell’incendio, a suggerirgli di utilizzare l’hashtag #sandiegofire nei suoi tweet e facilitare così la raccolta di tutti i contenuti relativi all’evento in corso. “E stato un importantissimo esempio di citizen journalism grazie all’uso dell’hashtag”, confermò Messina.

hashtag Nate Ritter 2

 

Conclusione della storia? Attualmente Twitter si è dotato di una guida completa ed esaustiva su come utilizzare l’hashtag, e la vincente intuizione di Chris Messina è stata fatta passare come fervida creatività degli utenti, ovvero l’hashtag non è altro che una creazione organica e spontanea degli utenti del microblogging.

Una bella storia, non trovate?

GucciGram: la moda e l'arte ai tempi di Instagram

Fashion Show
Le sponsorizzazioni su Instagram sono ormai una realtà, e pare anche ben funzionante: proprio in questi giorni sono stati annunciati ulteriori aggiornamenti per rendere ancora più interessante l’offerta pubblicitaria. La voglia di sperimentare, però, è ancora tanta, anche fra i brand che vantano cifre da capogiro. GucciGram, il progetto social ideato da Alessandro Michele – direttore creativo del marchio Gucci – ne è la dimostrazione.

L’idea è molto semplice ma al tempo stesso geniale: raccogliere attorno ad un hashtag – #GucciGram, appunto – illustratori, fotografi e artisti già attivi sul web, in una sorta di officina virtuale che reinterpreta le opere d’arte di tutti i tempi, contaminandole con i motivi dell’ultima collezione della maison, Gucci Blooms e Gucci Caleido.

Il risultato ottenuto è una collezione che si muove tra passato e futuro, tra tradizione e innovazione, fondendo i canoni classici con le stampe morbide e floreali di Blooms e quelle geometriche di Caleido. Niente di più vicino a ciò che il brand aveva in mente: il progetto esprime il desiderio di tracciare una linea di continuità tra mondi diversi, creando opere contemporanee a metà tra moda e arte.

 

Una foto pubblicata da Gucci (@gucci) in data:

  Lo spazio espositivo – la galleria virtuale di Instagram, accessibile a tutti, non solo come fruitori ma anche come creatori attivi di contenuti – è poi una scelta ben precisa da parte di Alessandro Michele: “GucciGram è il punto di partenza per raccontare diverse storie, tutte accomunate da una grande libertà. Spesso, oggi, la creatività nasce e trova voce nei social media, fonte vitale per la cultura visual”.  

  Una foto pubblicata da Gucci (@gucci) in data:

 

E gli artisti coinvolti hanno davvero agito in grande libertà: in alcuni casi non sono state prese in prestito solo opere del passato, ma anche personaggi di cartoni animati e oggetti contemporanei di uso quotidiano, in linea con i dettami dissacranti della della cultura pop. Accanto ad opere di Hayez e Magritte, anche personaggi ispirati a Roger e Jessica Rabbit e comunissimi sacchetti di plastica.

Al progetto hanno collaborato non solo artisti affermati, ma anche nomi emergenti di Instagram: solo per citarne alcuni, il giovanissimo @copylab, la cui gallery è ricca di opere d’arte reinterpretate con accessori di moda o oggetti simbolo della nostra quotidianità, o il gruppo di artisti raccolti sotto l’account @themostfamousartist.

 

Una foto pubblicata da Gucci (@gucci) in data:

Tutte le opere sono visibili su Instagram – con gli hashtag #GucciGram, #GGBlooms e #GGCaleido – ma anche raccolte su un sito dedicato all’intero progetto. Come era da immaginarsi, sul social l’hashtag ha raccolto intorno a sé anche gli esperimenti creativi di alcuni utenti non direttamente coinvolti nel progetto.

Anche questo è il bello di Instagram, e GucciGram non poteva essere più social di così. Il vero potere del web – quel bricolage culturale che dà la possibilità a tutti di appropriarsi di qualcosa di già esistente e di reinventarlo – è proprio questo. I brand, al di là delle sponsorizzazioni, dovrebbero tenerlo a mente.

Twitter: addio ai preferiti, ecco i mi piace [BREAKING NEWS]

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Oggi ci lascia una stella, quella sotto i nostri tweet: a partire da oggi il tasto con cui aggiungere ai preferiti i contenuti di Twitter ha lasciato il suo posto a un cuore molto simile a quello presente su Periscope e prima ancora su Instagram, direbbero i più attenti.

Secondo le parole di Twitter la stella potrebbe confondere i nuovi iscritti, dunque potrebbe essere una scelta per aumentarne il numero non solo agganciando anche il pubblico del suo rivale nell’ultimo anno – Instagram – ma anche rinunciando a un’opzione che non sembra aver lasciato il segno in questa piattaforma.

Potrebbero esserci anche delle ricadute positive nel coinvolgimento della comunità, dal momento che un mi piace potrebbe essere concesso molto più facilmente di un preferito – che molto spesso è stato rimpiazzato da un retweet.

Infine si potrebbe ipotizzare che anche Twitter voglia avvicinarsi a quella mappatura delle emozioni già messa in campo su Facebook, spostandosi su un lato più irrazionale della risposta umana e strettamente legato alle istanze del momento.

Tu cosa ne pensi?

Oliviero Toscani e il valore dell'anticonformismo [INTERVISTA]

oliviero toscani

Oliviero Toscani non ha certo bisogno di presentazioni. Fotografo brillante e anticonformista, nel corso della sua carriera ha firmato celebri campagne pubblicitarie che lo hanno reso uno degli autori più conosciuti dal grande pubblico e uno tra i più premiati: quattro Leoni d’Oro al Festival internazionale della pubblicità di Cannes, il Gran Premio dell’UNESCO, due volte il Gran Premio d’Affichage, l’Infinity Awards per la Applied Photography del 1992 e numerosi premi degli Art Directors Club di New York, Tokyo e Milano.

Con un intervento dal titolo “La rivoluzione comincia dalle immagini“, Oliviero Toscani il prossimo 21 novembre sarà tra i relatori del Forum delle Eccellenze, uno degli eventi business più attesi dell’anno organizzato da Performance Strategies.

La vita ha senso solo se si vive “contro”. Il conformismo uccide la creatività e finisce per annientare l’uomo.

In questa citazione dello stesso Toscani si racchiude la visione di uno dei fotografi più creativi e anticonformisti della storia dell’arte e della pubblicità. Proprio di questi temi abbiamo parlato con il grande artista.

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Intervista a cura di Martina Podetti ed Elena Silvi Marchini.

Come vede il futuro dell’advertising e della comunicazione da qui a 10 anni?

Non conosco tanto l’advertising, non lavoro con agenzie di pubblicità. Personalmente faccio fotografie che vengono usate nel mondo della produzione e del consumo, ma non è che io segua le regole dell’advertising.
Per ora non vedo un grande futuro per queste agenzie e organizzazioni di pubblicità, con direttori artistici, art director, direttori marketing che non fanno altro che far lievitare i costi dei prodotti. Diventeremo tutti più intelligenti, perché saremo provocati a diventare più sensibili e civili, quindi avremo molto meno bisogno di tutte le bugie che la pubblicità ci racconta.

Quello che si immagina quindi è un futuro che darà meno importanza al marketing e più ai valori essenziali?

Quanto accaduto a Volkswagen ne è un esempio. Guardi quanto marketing ha speso per fallire. Das auto, no, Gas auto, cambiare la d con la g. Questo dovevano avere il coraggio di fare, invece hanno raccontato bugie, e il mondo non ne ha bisogno.

Oggi che la fotografia è tecnologicamente alla portata di tutti e la replicabilità si estende anche alla creatività, cosa significa andare contro corrente? Qual è secondo lei il limite tra creatività e censura?

La fotografia è alla portata di tutti ma anche la scrittura è alla portata di tutti: ormai tutti sappiamo scrivere e leggere, ma non per questo aumenta il numero degli autori e dei poeti. Bisogna domandarsi chi sono gli autori, chi sono coloro che servono a essere testimoni della condizione umana e interpretarla.

Quando poi qualcosa viene fatto in modo nuovo, quindi creativo, tante volte chiaramente può andare contro i sistemi del politicamente corretto e quindi può avere problemi con la censura. Ma la censura col tempo si è sempre dimostrata un’azione stupida, inutile e perniciosa.

Oggi siamo sottoposti a mille stimoli dal punto di vista visivo e informativo, e diventa fondamentale distinguersi. Secondo lei, in questo senso, è più efficace l’utilizzo dell’iconicità o dello storytelling?

Bisogna usare qualcosa che sorprenda e commuova. Personalmente penso che l’immagine singola, ferma, sia la cosa più forte, poiché ci vuole essenzialità, sintesi.

Secondo lei per essere un bravo fotografo è più importante avere talento o passione?

Sono entrambi importanti. La fotografia non è solo un mezzo per essere un bravo fotografo, bisogna essere bravi autori, usare la fotografia per raccontare quello che si vede, non quello che si guarda. La fotografia è un modo per raccontare, come lo è anche la scrittura. Non si fa lo scrittore perché si è capaci ad utilizzare la penna stilografica, la matita o la biro, ma perché si deve scrivere qualcosa di interessante.

Ringraziamo Oliviero Toscani per la disponibilità e… ci vediamo al Forum delle Eccellenze 2015!