Sharing economy: quando condividere è meglio che possedere

Piccola guida ai principali servizi collaborativi offerti dalla rete per avvicinarsi al mondo dell'economia condivisa

Se c’è un fenomeno che ha fortemente segnato il mondo della rete, in quest’ultimo anno pieno di attenzioni ai temi dell’economia digitale anche da parte dei media tradizionali, è senz’altro quello della Sharing Economy. Sono in molti a domandarsi se la forte crisi che stiamo attraversando e il successivo ridimensionamento dei consumi, abbiano accelerato il processo di affermazione dei servizi collaborativi o se si tratti, più che di una risposta temporanea, di un’esigenza concreta e motivata, sempre maggiormente avvertita da una consistente fetta della popolazione, e quindi destinata a creare importanti risvolti sociali, economici e giuridici.

In questo contesto di forte attenzione al tema e alle sue implicazioni, sta per andare in scena Sharitaly, il primo evento italiano dedicato all’economia collaborativa, che si terrà il prossimo 29 Novembre a Milano.
Vogliamo quindi provare ad illustrarvi alcune tra le realtà più interessanti della Sharing Economy, utili a chi vuole avvicinarsi per la prima volta all’argomento e capire la portata del fenomeno. Basato su una nuova concezione di consumo, nel quale sono le persone e la loro disponibilità a condividere beni, denaro, competenze e tempo libero, a creare valore, la sharing economy non va intesa come mero baratto.

Airbnb

Forse il più celebre tra tutti i servizi collaborativi offerti dal web è Airbnb, il portale dove si incontrano viaggiatori e proprietari di abitazioni, anche particolari, disposti ad affittare una stanza inutilizzata della loro casa o interi appartamenti sfitti, se non addirittura dimore storiche o castelli. La crescita dirompente di Airbnb lo ha portato ad essere presente in quasi tutto il mondo, con uffici di rappresentanza in mezza Europa e Brasile, nonché a tagliare lo storico traguardo dei 10 milioni di notti prenotate.

Successo che non è sfuggito nemmeno alle autorità newyorkesi, che per via del procuratore generale della Grande Mela, hanno avviato la raccolta di tutti i registri degli iscritti della città, con l’obiettivo di stroncare l‘uso illegale del servizio e il trattamento fiscale agevolato rispetto ai tradizionali Bed & Breakfast, che nella maggior parte dei casi svolgono servizi del tutto analoghi a quelli offerti dagli host di Airbnb.

D’altronde il manifestarsi di queste nuove esigenze di consumo collaborativo sfiora spesso terreni inesplorati dal diritto tradizionale e pone la Sharing Economy di fronte a sfide normative importanti prima di giungere ad una piena affermazione.

miLES

Restiamo nella Grande Mela per presentarvi un’iniziativa che ha saputo ridare nuova linfa ai negozi chiusi del Lower East Side di Manhattan, miLES (acronimo per l’appunto di Made in Lower East Side). Grazie a questo progetto gli spazi commerciali non utilizzati vengono concessi temporaneamente per l’organizzazione di attività rilevanti dal punto di vista dell’impegno sociale (mostre o workshop formativi), creando una sorta di pianificazione collaborativa del processo di urbanizzazione di un quartiere.

Couchsurfing

Stesso risultato di Airbnb, ma filosofia diversa per il servizio di scambio di ospitalità, Couchsurfing, letteralmente “saltare da un divano all’altro”, che permette di alloggiare gratuitamente in giro per il mondo, contando su una rete di utenti in grado di offrire un posto letto senza chiedere nulla in cambio. Sta a voi quindi, decidere come sdebitarsi del favore.

Commonbond

Commonbond è un servizio che si propone come alternativa al mercato dei finanziamenti per studenti universitari e che per il momento è attivo con una community di investitori pronti a scommettere sul capitale umano, rappresentato dagli iscritti ad alcuni MBA sul territorio americano e prossimamente anche a corsi in Legge e Medicina.

Relay Rides

Un carsharing innovativo poiché la flotta delle auto disponibili a noleggio è costituita esclusivamente da vetture private. In questo modo ci guadagna sia chi mette a disposizione il mezzo che chi lo noleggia, con una forte riduzione dei costi e l’assicurazione inclusa nel prezzo.

Rent the Runway

Con questo servizio è possibile noleggiare abiti di alta moda nonché accessori di estremo valore, che non sarebbe conveniente acquistare solo per essere indossati in un’unica occasione. Rent the Runway ha il suo punto di forza nella stessa natura effimera delle collezioni di alta moda, riuscendo ad offrire a tutte le fashion victim, una soluzione innovativa che concilia al meglio l’esborso economico con l’utilizzo dei capi.

Kitchensurfing

Con Kitchensurfing abbiamo a disposizione un elenco di chef rinomati, classificati per specialità culinarie e budget, da contattare nelle occasioni in cui non vogliamo sfigurare ai fornelli. Prima di passare all’azione, è possibile accordarsi con il nostro cuoco personale sul menù previsto per la serata, in modo da non avere spiacevoli sorprese o evitare alimenti verso i quali si è intolleranti o allergici.

Getable

Getable è una realtà che ha cambiato pelle numerose volte da quando è stata fondata, passando da un approccio consumer di tipo peer to peer, ad un sistema di noleggio B2B rivolto esclusivamente a costruttori o realizzatori di grandi opere che necessitano di attrezzature e mezzi di elevatissimo valore economico per completare il proprio lavoro.

La situazione in Italia

L’unico peccato è che solo alcune delle realtà che vi abbiamo presentato sono disponibili nel nostro paese. Nonostante ciò non bisogna disperare, poiché anche in Italia si contano ogni settimana, nuove offerte di servizi collaborativi riguardanti i settori più disparati. Una completa panoramica è riportata all’interno del sito Collaboriamo.org, dove è possibile monitorare la nascita di nuovi servizi e iniziare ad affacciarsi al mondo della Sharing Economy, provando direttamente sulla propria pelle i vantaggi di questo sistema di consumo, sia provando ad usufruire del servizio, che ad offrire competenze o beni in nostro possesso.