Minds.com: a che punto siamo?

minds_sviluppi_

Dopo il boom di articoli, post dedicati e le infinite curiosità che sono esplose su quella che sembrava essere una delle maggiori novità dell’anno, tutto è poi scorso tranquillo. Il social che, lanciato qualche mese fa, come punto di forza sbandierava la difesa della privacy, sembra non avere poi avuto molto successo.

Leggi anche: Minds.com: cifrato e anonimo, sarà il nuovo rivale di Facebook?

Si parla di Minds.com, lanciato agli inizi dell’estate fra un mare di consensi (fra cui quello di Anonymous), che si basa su una gestione trasparente dei contenuti rispetto ad altri social. Servizio di chat con crittografia, tasto “Non mi piace”, registrazione in forma anonima: tre elementi che già a primo impatto permettono di capire dove sta l’innovazione.

minds_sviluppi_due

Ma che fine ha fatto Minds.com?

A giugno, il fondatore di Minds.com Bill Otman parlava di una fan base iscritta al social network di 60 milioni di utenti.

Un numero interessante, se comparato ad altri social network più importanti e vecchi (si pensi al Foursquare pre-scissione del 2013).

Eppure non è semplice trovare dati aggiornati su questo tema. Vero che gli utenti di minds.com amano la privacy, ma non sapere che numero di iscritti ci sono forse è un po’ troppo!

Adottiamo quindi un altro metro di misurazione per capire quanto sia effettivamente utilizzato: l’app mobile.

Nei vari comunicati stampa ed articoli di lancio del social era stata confermata la notizia che Minds.com sarebbe stato reperibile in versione app, facilmente scaricabile sia per iOS che per Android.

Leggi anche: Quanto vale la privacy del cliente?

Facendo una rapida prova, sull’App Store Minds.com non appare fra i primi risultati, cosa che non accade per altri social: basta infatti cliccare F che il primo risultato risulta essere Facebook, S per Snapchat, I per Instagram e così via.

Anche cambiando keyword e utilizzando “minds”, il social della privacy non compare tra i primi risultati.

L’app appare qualche pagina più avanti. Nelle recensioni, si legge  questo avviso: “Non abbiamo ricevuto abbastanza valutazioni per visualizzare una media per la versione attuale di questo(a) applicazione”.
Un brutto segnale?

Minds_sviluppi-quattroSu Google Play è possibile avere una versione più chiara dei downloads: un totale di 2.105 con un giudizio ottimo di gran lunga superiore rispetto alle altre valutazioni. La maggior parte delle recensioni, tuttavia, sono riconducibili al periodo di lancio del social network. Occorre però riconoscere che, in entrambi gli stores, la versione risulta comunque essere aggiornata.

minds_sviluppi_tre

Possiamo quindi affermare, da questi pochi, semplici dati, che se ci sono effettivamente 60 milioni di utenti iscritti, non usano molto il mobile: e quei pochi che usano minds.com da smartphone, hanno prevalentemente device supportati da SO Android.

Possiamo affermare, da queste poche certezze, che minds.com sia un buco nell’acqua? Probabilmente no, anzi.

Nel 2015 è emerso come ci sia grande interesse dall’audience verso tutto ciò che è in grado di garantire la privacy (si pensi a Telegram, rimanendo nel campo delle app mobile), e Minds.com nei primi mesi di vita ha saputo catalizzare, anche grazie il forte endorsement di Anonymous, le attenzioni di ampie fette di utenti.
Forse, se fosse nato prima di tutti gli altri saremmo stati educati ad un’altra modalità di vivere social: ma con i “se” e con i “ma” non si fa la storia, e dobbiamo limitarci ad attendere almeno fino al 2016 per avere indicazioni più credibili sul futuro di minds.com.

SMAU Milano 2015, tutti i risultati della 52esima edizione

SMAU Milano 2015

SMAU Milano 2015, giunta alle 52esima edizione, consacra l’importanza dell’innovazione digitale per le imprese private e la pubblica amministrazione, con un’attenzione particolare al Made in Italy e all’ecosistema startup.

Non solo innovazione digitale per la crescita economica, ma anche affermazione della startup come nuova forma di impresa tutta italiana.

SMAU, cos’è e cosa rappresenta per il Made in Italy

smau-milano-2015.1

Nel 1964 nasce SMAU, un partner a supporto delle aziende private e pubbliche nell’acquisizione ed impiego delle ultime innovazioni tecnologiche per rendere le soluzioni digitali i nuovi strumenti di crescita nel futuro.

SMAU è anche una piattaforma dinamica in cui imprese ed esperti si incontrano per crescere insieme e tenersi aggiornati sull’ecosistema digitale e sulle innovazioni del mercato ICT.

Ma non solo.

Dal 2011 SMAU accoglie anche incubatori e startup, per dare voce al nuovo modo di fare impresa e dare alle aziende italiane l’opportunità di sviluppare idee e progetti in cantiere.

Ogni anno SMAU, raccoglie 85.000 imprenditori e professionisti, 2.200 giornalisti di settore , oltre 1.200 top player nel settore ICT e digital, oltre 400 startup, 700 workshop di approfondimento.

LEGGI ANCHE: SMAU Milano 2014: l’Italia dell’Innovazione è pronta per EXPO 2015 [Ninja Report]

SMAU Milano 2015, wall of fame

smau-milano-2015.2

Diversi sono stati i premi consegnati alle aziende che hanno spiccato per le innovazioni proposte, con soluzioni all’insegna della tecnologia e della concretezza di realizzazione.

Il primo riconoscimento è il premio Lamarck consegnato a IDX – Innovative Digital eXperience S.r.l., Revolution e Madai, aziende già pronte a supportare innovazione ed evoluzione delle imprese mature. Oltre al premio, gli sponsor hanno offerto ai vincitori la possibilità di iscrizione gratuita a Tech Marketplace e a StartUp Initiative, programmi sostenuti da Intesa SanPaolo, e utilizzo del servizio Aruba Cloud Startup, offerto da Aruba.

Il secondo riconoscimento è il premio Spot-Up per l’innovazione e la creatività, consegnato a Driver2Home, il servizio di autista sostitutivo, che si aggiudica anche servizi Cloud per circa 3000 euro dallo sponsor Clouditalia.

Poi troviamo cinque categorie di innovazione digitale in cui diverse idee si sono aggiudicate il premio della categoria.

La prima è la categoria – Gestionali evoluti per migliorare la performance – vinta da:

Lindbergh S.p.a: I camion dei rifiuti tracciati dal satellite: con TDox cliente soddisfatto e ambiente più sicuro;
Candy Hoover Group: Edicom diventa partner di Candy Hoover Group e “traduce” ordini e fatture per i mercati di tutto il mondo;
DIA S.r.l: Tutti i dati con un click: la Business Intelligence rivoluziona il modo di lavorare e prendere decisioni.

I premi della seconda categoria, Il digitale per fare business , sono andati a:

IHC Hotels: Centralino Virtuale e Servizi Premium per i resort esclusivi di Sardegna e Toscana. Per un relax che sia anche connesso;
Accor Hotels: Albergo dematerializzato, dalla fattura allo scontrino: l’e-billing per il fisco piace anche a clienti e fornitori;
Extendo: Il digitale e il negozio tradizionale vanno a braccetto: in Extendo l’eCommerce è un alleato dello showroom;
Mauro Morelli Marmi: Apuana Corporate, un brand e una rete informale di imprese rilancia l’artigianato del marmo in chiave digitale.

La terza categoria, Open innovation, se l’aggiudicano:

Gruppo ASCO Piave S.p.a: Fatturare in formato elettronico: quando lo standard della Pubblica Amministrazione torna utile anche al privato;
La mia Energia: Energia, illuminazione e telecontrollo da torri faro eoliche a led per la Rete Ferroviaria Italiana.

Quarta categoria, Mobile app che semplificano la vita, vinta da:

Equitalia S.p.a: Addio file allo sportello Equitalia. Se la cartella esattoriale si paga via home banking, si evitano errori e malintesi;
Bolaffi S.p.a: Parte dal tablet la caccia al tesoro filatelica: con l’app Bolaffi basta una foto per quotare il francobollo.

I vincitori dell’ultima categoria, Costruite comunità digitali:

Fiera di Vicenza S.p.a.: App VicenzaOro The Boutique Show: Un po’ mappa e un po’ social network per buyers e espositori;
Istituto Comprensivo Statale 12: Un’app per gli studenti dislessici: Mayor Tom fa “leggere con le orecchie”, con tecnologia open.

SMAU Milano 2015: cosa ne dicono gli esperti del settore

smau-milano-2015.3

Tre giorni per SMAU Milano 2015, molti i partner e gli esperti che sono intervenuti, diversi i temi al centro della discussione, ma una l’elemento comune: dare risposte concrete all’esigenza di cambiamento emersa nei settori come commercio e turismo, pubblica amministrazione e sanità, settore manifatturiero ed internazionalizzazione, con un approfondimento sulle tendenze digitali del momento.

I temi che sono emersi da questa edizione, a parere generalizzato di chi c’era, sono, oltre alla tecnologia, all’innovazione digitale e all’ultime frontiere dell’ICT, la voglia di internazionalizzazione partendo però da una territorialità forte, la presenza della categoria startup come il nuovo modo di fare impresa e l’orientamento sempre maggiore al digitale, ma solo con un partner affidabile.

SMAU è l’innovazione digitale anche per le piccole imprese e la pubblica amministrazione, con l’intervento del panorama startup, il nuovo modo di fare impresa in Italia.

Con Smau vogliamo orientare le imprese e le pubbliche amministrazioni ad una scelta mirata di innovazione attraverso il paradigma dell’Open Innovation. L’obiettivo è favorire l’incontro tra gli attori dell’ecosistema dell’innovazione affinchè ciascuna impresa possa trovare il proprio laboratorio di ricerca e sviluppo e crescere in competitività. Pierantonio Macola – Presidente Smau.

Video Marketing: progetta, coinvolgi e misura i risultati [INTERVISTA]

video marketing Scognamiglio

“La curiosità è tanto imparentata all’attenzione, quanto l’attenzione lo è alla memoria” (R. Whately). L’attenzione è diventata una risorsa scarsa, quindi di massimo valore. Sul web, poi, è diventata ancora più difficile da conquistare perché l’utente online decide se, cosa, quando e per quanto, in un tempo brevissimo. In una manciata di secondi deve essere interessato, coinvolto, conquistato per stimolarne la curiosità e il ricordo.

L’online video, nell’era dei virali e delle condivisioni immediate sui social, sicuramente assume una valenza di marketing rilevante nel panorama mediatico. I video, infatti, riescono più facilmente ad emergere dal flusso di notizie che gli utenti leggono mentre navigano.
Non è sufficiente però realizzare un video, caricarlo su Youtube o Facebook ed attenderne i risultati: è importante per le aziende che decidano di investire in questo canale, conoscere le regole che rendono un video efficace e i parametri per valutarne i risultati. Già, ma quali sono?

Nel Corso in “Video Marketing”, che fa parte della Collana Digital Business realizzata da Ninja Academy in collaborazione con Combocut Film, si esplorano le fasi fondamentali di questa disciplina in grado di incrementare la notorietà di un brand, ottimizzare la lead generation e fidelizzare i clienti.
Abbiamo intervistato il docente del corso on demand, Edoardo Scognamiglio per capire quali meccanismi rendono un video utile e misurabile in termini di marketing.

1. Perché dovrei inserire il video marketing nella mia strategia comunicativa?

In media visioniamo un sito per soli 48 secondi. Ma, attenzione, quando su un sito c’è un video, la nostra permanenza può arrivare fino a 5 minuti. Mica male, no? Con un’occhiata ai numeri che vi ho appena dato, è chiarissimo che l’inserimento di un video nel marketing mix di un’azienda abbia il potere di amplificarne moltissimo l’efficacia della comunicazione.

Per capirci, partiamo dal principio: le immagini “in movimento” di un video si fanno ricordare meglio di una classica campagna pubblicitaria statica e di sicuro coinvolgono maggiormente lo spettatore a livello emotivo.
In più, il racconto di una storia da parte di un brand, fa in modo che il potenziale cliente si ricordi della storia, sì, ma soprattutto del brand che ha avuto il coraggio di raccontarla e mettersi in discussione usando uno strumento che ha larghi margini di interazione online.
Con l’arrivo dei social network e la possibilità di condivisione dei contenuti, la diffusione del video e del nome del brand che l’ha prodotto è diventata più capillare aumentando i “luoghi” di fruizione e le vie di raggiungimento del proprio target.

In breve, se volete aumentare la brand awareness, fidelizzare utenti oppure convertire lead in clienti, il video marketing ha il potere di “oliare” il meccanismo del sales funnel in maniera così efficace da rendere quasi una follia non sfruttarne i vantaggi.

 

2. È il numero di visualizzazioni a decretare un video di successo?

Premessa: prima di realizzare un video chiedetevi qual è l’obiettivo finale che la vostra azienda vuole raggiungere utilizzando questo strumento come mezzo di comunicazione del brand. Solo quando avrete chiara la risposta, procedete a scegliere il tipo di video che rappresenterà la vostra azienda.

Ne esistono, infatti, tre tipologie: gli Hero video, che hanno l’obiettivo di raggiungere grandi masse di pubblico grazie a contenuti molto coinvolgenti e facilmente condivisibili. Per intenderci, sono i viral.

La seconda tipologia è rappresentata dagli Hub video, clip la cui uscita è programmata con cadenza regolare e il cui contenuto è costruito attorno ai principali interessi dei potenziali clienti. Eccovi un esempio: se il brand è casa.it, gli interessi del target del portale immobiliare potranno essere dei trucchetti di gestione della casa, per questo motivo abbiamo realizzato per loro la serie di video “Gli Sgami della Nonna” che ha riscosso grande successo.

Infine, l’ultima tipologia di video sono gli Hygiene: si tratta di clip sempre presenti sul sito del brand, ideali per spiegare il business in maniera tecnica e particolareggiata. Il loro tono sarà autorevole.

Chiarito questo e per tornare alla domanda, in un video Hero, ad esempio, il numero di visualizzazioni è “solo” una delle metriche per valutare il successo della clip poiché, è vero, questo tipo di video viene progettato per raggiungere il massimo numero di utenti web ma le visualizzazioni da sole non ci danno il quadro generale: perché un brand possa dichiarare che un suo video è di successo dovrà valutare anche le azioni intraprese dalle persone in seguito alla sua visione.
Per gli Hub Video il successo è decretato dall’analisi della fidelizzazione ottenuta, cioè il numero di utenti unici che ha guardato il video, ma anche dalla durata di visione; nonché in base al numero di nuovi utenti del prodotto/servizio.
Se si tratta invece di un video Hygiene (how to, tutorial, interviste) il numero di views non può essere considerato come indice del successo della campagna, lo sarà il numero di form compilati per richieste di informazioni e il conseguente aumento del database prodotto.

 

3. Quali sono gli elementi che creano più engagement?

Nell’era dei social media, il coinvolgimento degli utenti che abbiano visto un video passa attraverso tanti elementi: il numero di condivisioni/retweet e di tag/mention, in primis. Questo vale sia per i video Hero (viral), sia per i video Hub, frutto di un piano editoriale preciso e cadenzato. Il concetto di engagement (coinvolgimento) di un video Hygiene è più ampio: un utente può essere definito coinvolto quando, arrivato sul sito dell’azienda ai cui prodotti è interessato, lascerà i propri dati all’interno di un form in cambio di informazioni su un determinato prodotto che ha intenzione di comprare.

4. Si può misurare il ROI dei video? Come?

Il ROI di un video può essere misurato attenendosi ad alcune metriche che variano a seconda del tipo di video a cui ci si riferisce. Per misurare il ROI dei video Hero si fa riferimento a 3 parametri: la metrica sul video, che considera numero di views e condivisioni; la metrica oltre il video, che guarda al numero di citazioni e articoli che parlano del video (rassegna stampa); e la metrica sugli own media, che tiene conto del numero di accessi al sito/landing page del brand che firma il video.

Il ROI di un video Hub viene, invece, misurato in base all’indice di fidelizzazione (numero di utenti unici che ha guardato il video), e alla durata della visione. Si calcola anche in base al numero di nuovi utenti.
Infine, per calcolare il ROI di un video Hygiene si considerano altri due parametri: il numero di nuovi clienti e il database building (indirizzi email, pagine viste, chiamate ricevute in azienda, moduli compilati).

5. YouTube in cosa è diverso dagli altri canali?

I canali di distribuzione video più efficaci sono YouTube e Facebook. Per poter scegliere con cognizione di causa come diffondere una clip è necessario partire da alcune riflessioni.

La prima è: il vostro brand dove è già presente? Se siete già presenti su Facebook, usate questa piattaforma.  Se invece siete già presenti su YouTube allora utilizzate quest’altra.

Nel caso in cui il brand sia già presente sia su Facebook che su YouTube, è necessaria una riflessione in più: userete YouTube se il video che avete prodotto risponde a delle domande che le persone potrebbero voler cercare online. Per fare un esempio: producete rum bianco e il vostro video potrebbe rispondere alla domanda: “Come si fa un mojito?” La risposta ideale che un utente vorrebbe trovarsi davanti è un video dimostrativo e non una ricetta scritta quindi sarà molto più probabile che la vostra clip compaia tra i primi risultati di ricerca in risposta alla domanda “Come si fa un mojito?”.

Al contrario, userete Facebook per distribuire un video che abbia le caratteristiche per essere facilmente condiviso online. C’è anche un altro aspetto da non sottovalutare: le tempistiche. Mi spiego: i contenuti su YouTube funzionano sulle ricerche ( lo abbiamo già detto) e sul lungo termine.

E Facebook? Il social media blu viene utilizzato come strumento di campagne video dal coinvolgimento immediato, pianificate nel breve termine.

Fintech, health, retail: il programma del Frontiers of Interaction 2015 [EVENTO]

Fintech, health, retail l'innovazione a Frontiers of Interaction 2015 [EVENTO]

Due giorni per parlare di innovazione, declinata nelle forme del fintech, dell’health e del retail. Due giorni per scoprire cosa ci riserva il futuro in termini di tecnologia e nuove visioni del mondo. Frontiers of Interaction 2015, dal 12 al 13 novembre a Milano, è l’occasione giusta per ascoltare e incontrare le migliori menti dell’innovazione a livello globale e avere accesso a nuove idee verso il futuro.

Frontiers of Interaction, molto più di una conferenza

Fintech, health, retail l'innovazione a Frontiers of Interaction 2015 [EVENTO]

Fondato nel 2005 per esplorare nuove idee nel campo dell’Interaction Design, Frontiers of Interaction è diventato l’evento internazionale imperdibile nel settore del tech e dell’innovazione in Italia, con una gamma di argomenti che spaziano dalle ultime novità del settore alle visioni per il futuro.

Frontiers of Interaction è più di una conferenza: partecipando all’appuntamento milanese potrai vivere un vero spettacolo, con speaker internazionali e talenti del digitale italiani che ti ispireranno.

LEGGI ANCHE: Il futuro del lavoro è già dei robot?

Il format non è quello del solito meeting, ma crea un’esperienza coinvolgente con musica, installazioni interattive e artistiche e keynote. Insomma, il luogo ideale per innovatori, startupper, geek, ma soprattutto per chi vuole dare uno sguardo al futuro per comprendere meglio anche il presente.

Startup Night e panel, tutto quello che non puoi perderti

Fintech, health, retail l'innovazione a Frontiers of Interaction 2015 [EVENTO]

Panel, discussioni aperte e masterclass aspettano tutte le startup che parteciperanno alla Startup Night di Frontiers of Interaction 2015, l’appuntamento dedicato all’ecosistema startup nell’ambito fintech, retail e health.

Più di 40 relatori di livello mondiale provenienti da diverse discipline e settori, e altri ospiti speciali ti aspettano al Frontiers of Interaction 2015. Founder, imprenditori, designer, manager, creatori condivideranno conoscenze, strategie e visioni in una conversazione aperta durante la due giorni di keynote, workshop e panel, in un’atmosfera entusiasmante per fare networking davanti ad un caffè.

Un piccolo assaggio del Frontiers of Interaction 2015

Fintech, health, retail l'innovazione a Frontiers of Interaction 2015 [EVENTO]

E per avere un assaggio dell’evento, ecco alcune anticipazioni dal programma delle giornate del Frontiers of Interaction 2015: si parlerà di app, social diseases e social media con Eugenio Santoro dell’Ist. Mario Negri, ma ci sarà anche un workshop dedicato al design thinking con Dario Violi e Mischa Weissman Lijn.

Scopriremo cosa ci riserva il futuro del retail con Valentina Paruzzi & Alberto Mattiello e parleremo di come ridisegnare le relazioni con Dirk Knemeyer  di Involution Studios.

Roberto Ascione, imprenditore seriale e leader nel settore del digital health, parlerà di Opening & Digital Health, mentre Peter Cook di HumanDynamics e the Academy of Rock nella sua lezione di design thinking “Sex, Design and Rock’n’Roll”.

Scopri il programma completo e segui tutti i talk più interessanti dell’evento.

Non perdere altro tempo, il futuro ti aspetta! Registrati sul sito di Frontiers of Interaction, l’evento più cool dell’anno sull’innovazione.

Loveting! Gianluca Lisi e Mirko Pallera presentano Loveting! ed il nuovo Marketing Transpersonale, il 3 novembre a Milano [EVENTO]

loveting

Ti abbiamo già parlato di Loveting! 127 archetipi per il management olistico, il libro di Gianluca Lisi che parla di marketing, di amore e di come utilizzare gli archetipi in campo aziendale.

Il 3 novembre 2015 dalle ore 17:30 alle 18:30 presso la Libreria Egea (Bocconi) a Milano non perdere la presentazione del libro per avere l’occasione di parlare con l’autore e Mirko Pallera, co-fondatore e CEO di Ninja Marketing, di come creare, dentro e fuori l’azienda, comunità prospere, giuste e felici.

marketing emozionale

Che c’entra il marketing con l’amore?

Loveting!, edito da Dario Flaccovio Editore, propone un percorso archetipico in campo aziendale che vede il marketing olistico come un veicolo d’amore. Perché se i tecnocrati del marketing non emettono empatia, si tratta solo di scienza della vendita.

Loveting! propone una nuova via, una mappa dei bisogni umani nata dall’analisi degli archetipi dell’inconscio collettivo.

Il percorso proposto è formato da 64 archetipi-base che vengono costellati in ulteriori 63 archetipi-bisogni, dai quali affiora il più grande e importante, ancora insoddisfatto: l’unione con gli altri.

 

Un nuovo paradigma: il Marketing Transpersonale

L’obiettivo è quello di rivoluzionare le strategie del marketing alla luce dei bisogni non solo dei clienti ma, prima ancora, dei bisogni personali di professionisti ed esseri umani. Una nuova geografia interiore dell’advertising, marketing e branding che scopre il paradigma del Marketing Transpersonale, dove i confini dell’identità individuale si allargano fino a comprendere gli altri, le comunità, il mondo, guidandoci verso obiettivi sempre più ampi e comunionali.

L’obiettivo di ogni marketing manager dovrebbe, quindi, essere quello di capire i bisogni insoddisfatti delle persone e proporre nuove soluzioni che possano soddisfarle e renderle felici.

Un nuovo progetto di ricerca: il Marketing Transpersonale entra in IUSVE!

“Da sempre la nostra Università ha messo al primo posto un’antropologia centrata sull’uomo a servizio della comunicazione e del marketing, proprio sulla lunga tradizione educativa salesiana. Affrontare il mondo del marketing con una concezione nuova di uomo e di mercato è una sfida a cui non possiamo sottrarci”: questa la dichiarazione di Mariano Diotto, Direttore Dipartimento di Comunicazione IUSVE, in relazione al progetto di ricerca che partirà in IUSVE a Verona e che avrà proprio il compito di coinvolgere professionisti del marketing, docenti, aziende e studenti nella crescita di questa nuova corrente del marketing.

Un nuovo strumento di lavoro nato dall’esperienza sul campo della consulenza strategica di marketing: Create! Group

Loveting! e il Marketing Transpersonale sono il frutto dell’esperienza che Gianluca Lisi e Mirko Pallera stanno portando avanti insieme da oltre tre anni nel settore della consulenza strategica di marketing, branding e digital marketing: consulenza, formazione e co-creazione a disposizione di tutte le aziende aperte al cambiamento, dalle start-up alle multinazionali, per far crescere i loro brand e a trasformarli in community.

 

Sherlock Holmes e Internet of Things: da New York a Torino, ecco la Sherlock Global Challenge [REPORT]

La più grande scena del crimine mai connessa su questa Terra

Dopo aver salutato per la prima volta il pubblico dai palcoscenici del New York Film Festival e il Power to the Pixel di Londra,  la grande impresa di storytelling crossmediale firmata da Lance Weiler e Nick Fortugno per il Columbia Digital Storytelling Lab ha finalmente aperto le porte alle platee di tutto il mondo. La Sherlock Global Challenge, che ha avuto luogo il 24 e 25 Ottobre 2015, ha visto infatti numerosi Beta Test organizzati dai gruppi di persone creatisi all’interno del MOOC (Massive Online Open Course) della Columbia e attraverso i MeetUp che si sono tenuti nelle varie città. Oltre a Parigi, Sydney e Varsavia, tra le varie città che hanno partecipato all’evento spiccano anche Roma Torino (e qui, c’eravamo!).

LEGGI ANCHE: Sherlock Holmes e Internet of Things: Digitale, Watson!

Co-creazione e  connessione

“Welcome to Sherlock Holmes & the Internet of Things. Are you ready to play a little game? I have a case for you Mr. Holmes. You have 90 minutes to re-create a murder scene, populate it with objects and clues and then craft a crime story that unlocks the mystery. You will work as a team and you will work as an individual. Now you’ll find a bag, a body and a rotary phone in the four corners of the room. Take them all. I will be watching your every move. The clock is ticking… “ — Yours Truly the KILLER”

La citazione qui sopra è tratta da dall’articolo “The Alchemy of THINGS – When Story, Play, Design & Collaboration Collide” pubblicato su LinkedIn Pulse, in cui Lance Weiler racconta dell’esperienza al Lincoln Center di New York. Subito emerge chiaro un punto: non è un ARG. Qui non si tratta di guidare o di essere guidati: il verbo giusto è collaborare. L’esperienza del giocatore deve essere quella della co-creazione. Le squadre di Sherlocks e Killers, connesse digitalmente tra di loro, avranno il compito di intrecciare e risolvere le trame di una storia che, costruendosi a poco a poco, alla fine dell’esperienza sarà il vero risultato. Niente di pre-programmato, dunque.

Non c’è una trama predefinita né un modo “giusto” di agire, e tutto il lavoro condotto dai gruppi del MOOC è volto esclusivamente a creare le condizioni necessarie affinché la scena del crimine sia connessa ed efficace.

Gli smart objects

Tutto questo grazie all’interazione con gli smart objects, che i gruppi del MOOC hanno il compito di ideare e realizzare. Caratteristica fondamentale è che siano connessi. Oltre che a costruire la scena del delitto, le squadre di Killers dovranno preoccuparsi di programmare e gestire gli smart objects durante il gioco (in collaborazione con i membri del gruppo MOOC via web), mentre gli Sherlock (in alcuni casi aiutati da un Watson del MOOC) dovranno scovarli e riuscire a sfruttarne tutta la tecnologia per scoprire gli indizi nascosti e ricostruire una propria versione dei fatti.

Un momento di condivisione

Alla fine del lavoro di creazione, le squadre di Investigatori e Assassini si incontrano di nuovo per confrontarsi sui risultati ottenuti e raccontare agli altri le storie che si sono create. È proprio in questo momento che il progetto di Wieler e Fortugno rivela tutto il suo potere aggregativo e sociale: quando intorno ad un tavolo, o in un bar, o sulle panchine di un parco, persone che fino a qualche ora prima neanche si conoscevano si raccolgono in cerchio per condividere tra di loro il frutto di un’esperienza che, pur essendo la più connessa del mondo, risulta estremamente reale e concreta, vissuta grazie alla collaborazione telematica di persone lontane tra loro migliaia di chilometri (i gruppi del MOOC) ma, grazie alle tecnologie, presenti anche loro sul campo a tutti gli effetti.

Sherlock Holmes a Torino

Appena venuti a conoscenza di un Beta Test a Torino, non potevamo resistere alla tentazione di partecipare e così ci siamo messi in contatto con Sabrina Giacardi e Valentina Maffucci di Crossmedia Factory, le quali partecipano al MOOC e fanno parte di un gruppo in cui gli altri componenti provengono dall’Inghilterra e dal Sudamerica. Anche loro, come gli altri gruppi, hanno creato uno smart object: la Voodoo Monkey, prototipo interattivo di una scimmietta peluche che ha l’aria di nascondere parecchi segreti.

L’incontro si è tenuto a Casa Jasmina, un Open Source Connected Apartment, dove tutto è connesso, dal frigo al televisore, passando per il letto e la lavatrice. Luogo ideale per un evento all’insegna dell’Internet of Things e ottima ambientazione per una scena del crimine che ha tenuto impegnate per alcune ore i due gruppi di partecipanti, connessi con un misterioso killer da Londra e guidati da due Watson dello staff. Nella foto qui sotto si possono notare la Voodoo Monkey, lo smartphone usato per ricevere gli indizi dall’assassino, una lettera e alcuni elementi di gioco come dadi e carte…

Un progetto a lungo termine

L’esperienza con Crossmedia Factory è stata preziosa e affascinante. Collegandosi su Facebook al loro profilo ufficiale si possono trovare informazioni più dettagliate sulla giornata sull’intero progetto, mentre sulla pagina relativa all’hashtag ufficiale #sherlockiot si possono trovare le testimonianze di tutti i Beta Test e gruppi MOOC e Meetup sparsi per il mondo. Ma tutto questo è solo l’inizio. Sherlock Holmes & Internet of Things è un progetto che vedrà una forma completa soltanto alla fine del 2016, quando tutti i prototipi saranno sviluppati e pronti ad interagire tra di loro. Come faranno? Digitale, Watson

Twitter Polls: la guida completa ai nuovi sondaggi [HOW TO]

twitter_polls

Tutti lo sanno: Twitter è un posto bellissimo per chi ama dire la propria e avviare conversazioni su qualsiasi tema. E l’ultima funzionalità lanciata – o meglio, che è in fase di rilascio graduale – mira proprio a ufficializzare questo ruolo. Stiamo parlando dei Polls, una funzione che va oltre i 140 caratteri e permette a tutti di chiedere un’opinione con facilità e raccogliere i risultati automaticamente.

I sondaggi sono già attivi sul vostro profilo? Perfetto, questa guida vi darà qualche idea su come e quando utilizzarli.
Non lo sono ancora? Poco importa, con questo articolo sarete padroni della nuova funzione prima ancora che possiate domandarvi come si usa!

Cominciamo con…

L’anatomia del Poll

Il concetto di sondaggio, su Twitter, non è una novità. Già da molto tempo c’è chi usa le due (uniche) forme di interazione offerte dal social per permettere agli utenti di dire la propria. Quali? Preferito e retweet – con ciascuna delle due azioni corrispondenti a una risposta.

twitter_polls_1A partire da questo trucchetto usato fino a oggi, gli sviluppatori hanno dato forma alla nuova funzione basandola su quattro pilastri fondamentali:

  • i sondaggi sono limitati a due sole opzioni
  • i sondaggi vivono per 24 ore (gli utenti sono informati del tempo rimanente e di quanti utenti hanno partecipato)
  • il voto non è condiviso pubblicamente (perciò la gente non saprà chi ha votato cosa)
  • tutti possono sapere i risultati dei sondaggi

Il fatto che non si possa sapere l’alternativa selezionata da ciascun utente è un forte invito al voto: sia perché chiunque preferisce mantenere l’anonimato quando esprime una preferenza o dà un giudizio, sia perché in questo modo i brand non potranno targetizzare gli utenti in base alle loro scelte. Ipotizziamo di esprimere una preferenza in ambito politico e di veder comparire ovunque in giro per la rete il simbolo del partito che si fa portatore di quell’ideale: non sarebbe il massimo.

twitter_polls_2

A parte il procedimento per crearlo, un sondaggio si comporterà esattamente come qualsiasi altro tweet: può essere retwittato in modo da dargli maggiore visibilità (chiunque può poi esprimere la propria preferenza direttamente sul retweet) e chi l’ha creato può fissarlo in cima al profilo per non farlo perdere nel feed.

Ah, può anche essere embeddato, per inserirlo nel post di un blog e ricevere reazioni e opinioni veloci all’interno di un articolo.

twitter_polls_3

Perché usare i sondaggi: qualche idea

1 – Far decidere gli utenti

Quando si tratta dei contenuti del prossimo post, offrite un’alternativa agli utenti. Come dicevamo all’inizio, tutti amano dire la loro e lo fanno ancora più volentieri quando sanno di essere ascoltati.

Un esempio? Se parlate di cucina, date due alternative e fate scegliere la prossima ricetta ai vostri follower. Ve lo garantiamo, le interazioni si impenneranno.

2 – Pronostici

Questa è facile. Se amate lo sport – e soprattutto se ne parlate – non potete non chiedere agli utenti un pronostico sulla prossima grande sfida. Basta un sondaggio per aprire una discussione – sicuramente accesa – con gli appassionati.

twitter_polls_4

3 – Divertire e divertirsi

Un sondaggio non dev’essere necessariamente fatto per chiedere opinioni serie. Ogni tanto fa bene un break simpatico per divertirsi con i propri follower e dare una spinta all’engagement.

twitter_polls_5

4 – Chiedere feedback

Chiedere feedback ai clienti può essere spinoso, ma i Poll possono accorrere in aiuto se si decide di analizzare alcuni aspetti specifici del proprio prodotto. Sceglietene uno e proponetelo sotto forma di domanda a due risposte: gli utenti saranno felici di dire la loro!

5 – Reagire in tempo reale

L’esempio proposto dagli sviluppatori di Twitter (riportato nell’immagine sopra) calza a pennello per questo caso: “L’arbitro ha fatto la scelta giusta?“. Chiedete un’opinione durante un evento, una partita o un programma TV e vi accorgerete subito del vantaggio. Le risposte saranno raccolte nei risultati del sondaggio e addio allo scroll infinito delle menzioni per sapere cosa dicono gli utenti!

Tocca a voi

Come in qualsiasi ambito, il miglior modo per ricavare il massimo da uno strumento è farne un uso creativo, a cui nessuno aveva ancora pensato. Fate tanti tentativi e troverete il modo migliore di utilizzare i Poll per le vostre necessità. E se proprio non riuscite a trattenere un’idea geniale, condividetela con noi commentando qua sotto!  😉

Ninja Social Oroscopo dal 29 ottobre al 4 novembre

oroscopo

Cari Guerrieri astro addicted, è tornato il Ninja social oroscopo con le previsioni, segno per segno, dal 29 ottobre al 4 novembre.

Partiamo subito esplorando un po’ il cielo di fine ottobre che, nemmeno a farlo apposta, sembra concentrarsi sulla creatività e sulla concretezza, inspirando i dodici segni ad assecondare la propria indole personale, ma anche a sfidarla. Difficile pensare che ad un Guerriero possa interessare Halloween, ma se così fosse, il travestimento perfetto potrebbe essere la massima espressione della sua genialità, irrimediabilmente sprecata in un contesto effimero. Fortunatamente con l’arrivo di Novembre la svolta sarà quella della serietà e della compostezza, suggerita dal transito di Mercurio nel segno dello Scorpione. Qualche distrazione potrebbe arrivare dalla congiunzione di Marte e Venere, capace di infondere nel cielo della settimana una buona dose di romanticismo e di carica sessuale. Doti che se usate con sapienza possono aiutare a raggiungere obiettivi che con la sola caparbietà e sicurezza potrebbero allontanarsi sempre di più.

Saranno proprio i segni d’Acqua i primi a tentare un approccio più morbido. Il Cancro avrà voglia di sperimentare cosa significhi alzare la mano e dire la sua, con il massimo garbo che lo contraddistingue. Lo Scorpione dovrà decidersi ad ascoltare la vocina che gli chiede di essere più malleabile mentre i Pesci cercheranno di isolarsi quella che dice loro di rimettersi all’opera.

I segni di Terra manterranno ben salda la loro posizione di leader dello zodiaco. L’energia dei pianeti Marte e Venere nel loro caso sarà così potente da rischiare il corto circuito. Il Toro renderà omaggio ai suoi collaboratori facendoli sentire indispensabili e preziosi. La Vergine li distrarrà con discorsi totalmente fuori luogo, ma detti con così tanta serietà da convincere l’interlocutore a seguire il suo ragionamento. IL Capricorno cercherà di trovare l’anima gemella già dai tornelli dell’ingresso; attenzione, lavorativamente parlando non durerà mai più di un progetto.

I segni di Fuoco dovranno trovare il giusto escamotage per tornare sulla cresta dell’onda, viceversa l’Ariete girerà a vuoto, il Leone si metterà in malattia e il Sagittario cercherà di imbucarsi a qualche convegno, pur conquistare un po’ più di tempo.

I segni d’Aria avranno la brillante idea di mettere nero su bianco un po’ tutto, dai commenti negativi a quelli positivi. L’Acquario scriverà mail lunghissime, esprimendo tutti i suoi dubbi ma mantenendo un certa distanza. Il Gemelli sbatterà la porta e rincorrerà in giro per i corridoi il responsabile del suo disappunto (attenzione, il bagno è una trappola). La Bilancia, invece, prima di intervenire cercherà di comporre la parola giusta… senza rendersi conto di non avere in mano le lettere sufficienti!
Buona settimana!

Facebook Messenger introduce le richieste di messaggio

 Message Requests

 

Facebook dice addio alla cartella “altro” introducendo le richieste: da oggi l’unica cosa da sapere per comunicare virtualmente con i “non amici” è il loro nome .

Message Requests  è così che si chiama l’importante aggiornamento svelato dal vice presidente di Facebook Messenger David Marcus  attraverso un post sul suo profilo personale, in cui scrive:

“Dimenticatevi i numeri di telefono! Vogliamo trasformare Messenger in un luogo in cui l’utente possa trovare e contattare privatamente chiunque abbia bisogno di raggiungere, scegliendo di poter essere contattato solo da chi desidera. Ora, l’unica cosa che ti serve per parlare con chiunque nel mondo, è il suo nome.”

Come funzioneranno le richieste su Messenger

Message Request facilita il modo di raggiungere le persone sconosciute con le quali si ha esigenza di comunicare: basta digitare nome e cognome per inviare in modo diretto un messaggio privato.

A differenza del passato con questo aggiornamento non si correrà più il rischio che il messaggio non venga letto o venga visualizzato dopo settimane. Fino ad oggi i messaggi ricevuti dai contatti non presenti nelle proprie cerchie di amicizie andavano a finire nella sezione “altro”, cartella però poco conosciuta e poco utilizzata da molti utenti, tra l’altro inaccessibile da mobile.

Ora invece grazie a Message Request verranno notificati come richiesta e ognuno potrà decidere se accettare o meno il messaggio ricevuto. Inoltre Facebook sempre attento a proteggere la privacy dei propri utenti manterrà una certa riservatezza e non svelerà al mittente l’avvenuta lettura ed un eventuale rifiuto del messaggio inviato.

Questo aggiornamento potrebbe non sembrare rilevante, invece cambierà totalmente il modo di raggiungere gli utenti che non si conoscono personalmente: Facebook potrebbe così diventare uno strumento sostitutivo al telefono.

Ci chiediamo se Message Request da una parte agevolerà la connessione tra gli utenti dall’altra o se piuttosto favorirà anche lo spam: voi che ne pensate?

 

Facebook Ads: sai scegliere il colore giusto? [HOW TO]

Facebook_Ad_sai_scegliere_il_colore_giusto_HOW_TO

In un’ambiente molto affollato come quello di Facebook il colore della tua inserzione è fondamentale non solo per attirare l’attenzione ma anche per capire alla prima occhiata di cosa si sta parlando. Il modo migliore per avere visibilità è capire la gerarchia tra lo sfondo, la base (il testo, ad esempio) e l’accento, come una call to action, tenendo presente i gusti del nostro pubblico: gli uomini infatti preferiscono tinte forti mentre le donne amano le sfumature.

Rosso

Un segnale di allerta universale che eccita le cellule celebrali perché qualcosa di importante sta per accadere sia in senso estremamente negativo, come un pericolo, che estremamente positivo, come l’amore e il sesso. Per quanto sia la scelta più facile per catturare l’occhio distratto su Facebook, bisogna cercare di non essere intimidatori, forti e invadenti. Un buon compromesso sarebbe utilizzarlo per evidenziare parti precise della tua inserzioni, come la call to action, oppure mettendolo in primo piano costruendo un contrasto con lo sfondo, meglio se blu o grigio scuro per un aspetto professionale, o verde come nell’esempio qui sotto.

Facebook_Ad_sai_scegliere_il_colore_giusto_HOW_TO

Verde

È colore più semplice da elaborare per i nostri occhi e il secondo dopo il rosso ad accendere il cervello. Come come puoi immaginare, il verde ci ricorda la natura e tutto ciò che offre trasmettendo freschezza, relax ma anche ricchezza. Per questo può rivelarsi particolarmente efficace se collegato ad alimenti o prodotti per la cura personale, ma attenti a non accostarlo a una call to action che ne risulterebbe decisamente affievolita: meglio con coupon e codici sconto. Se vuoi metterlo bene in evidenza prova accostamenti con il giallo o l’arancione, o se invece vuoi che sia percepito in maniera sottile punta su ambientazioni all’aperto per le tue foto.

Facebook_Ad_sai_scegliere_il_colore_giusto_HOW_TO

Viola

Nell’antica Roma solo i nobili potevano indossarlo, dato l’altissimo costo degli abiti in questo colore, poi entrato nella liturgia cristiana come simbolo di spiritualità, il viola è il colore preferito soprattutto dalle donne. L’ideale dunque per un target femminile e per comunicare ricchezza sia economica – quindi nel settore business – sia un senso di lusso, come è avvenuto ad esempio per la cioccolata che con questo colore distintivo ci ricorda di quando era un prodotto non accessibile a tutti.

Facebook_Ad_sai_scegliere_il_colore_giusto_HOW_TO

Nera

Restando nell’idea del lusso, il nero è il colore della ricercatezza che può meglio trasmettere una tecnologia sofisticata o qualcosa di eterno come l’eleganza – pensiamo a Chanel –  ma anche la solidità di un’azienda. È un colore molto rigoroso non solo nelle sensazioni che trasmette ma anche nel suo utilizzo: dal momento che in natura non esiste il nero puro (tutti gli oggetti neri hanno sempre una certa quantità di luce che rimbalza fuori da loro) in una composizione visiva risalterebbe troppo sugli altri. Meglio quindi puntare sulle diverse gradazioni di grigio scuro.

 

Facebook_Ad_sai_scegliere_il_colore_giusto_HOW_TO

Epic fail

Ci sono due colori particolarmente rischiosi da utilizzare nelle tue inserzioni, e il primo è il blu. Il colore della fiducia, integrità ed efficenza ma soprattutto il colore presente in tutto Facebook, cosa che non farà risaltare il tuo annuncio se decidi di farlo interamente in blu. Il trucco può essere provare tinte molto più chiare oppure inserirlo in una cornice che lo separi dal contesto della piattaforma, come in questo esempio.

Facebook_Ad_sai_scegliere_il_colore_giusto_HOW_TO

Il secondo colore è davvero sconsigliabile non solo perché è il meno preferito sia da uomini che dalle donne, ma anche perché può essere un vero fail se parliamo di cibo: il marrone. Per spiegarne il motivo lasciamo parlare le immagini, ricordi questo post dell’Algida?

Facebook_Ad_sai_scegliere_il_colore_giusto_HOW_TO