Quanto vale la privacy del cliente? [GUEST POST]

La privacy può diventare una moneta di scambio tra utenti e aziende, nell'Era Digitale? Lo spiega Tom Dubois

Di Tom Dubois, Worldwide Marketing Director – VASCO Data Security

Credo si possa affermare che tutti siamo già disposti a dare i nostri riferimenti in cambio dell’accesso a determinati siti web e informazioni. Certamente daremmo il nostro indirizzo e-mail per poter leggere un articolo interessante, lo facciamo spesso. Ma saremmo disposti a eseguire la scansione della nostra iride per ottenere l’accesso a una determinata applicazione? Qui credo che i pareri sarebbero discordanti.

La tecnologia sta esplodendo, tutto sta diventando social e ognuno di noi accumula sempre più dati. Per avere successo nell’Era Digitale bisogna giocare con regole nuove rispetto al passato. Le aziende devono adeguare il loro modo di pensare con la stessa velocità con la quale la Legge di Moore cambia la tecnologia. C’è una gara in corso: nuovo marketing, nuovi modi di raggiungere i clienti e … nuovo modo per loro di “pagare”.

La privacy come moneta

Le informazioni di contatto sono diventate preziose per qualsiasi azienda e nulla è gratuito. Spotify chiede solo una piccola quota di iscrizione, ma deve raccogliere i nostri dati per sopravvivere attraverso la pubblicità. “Se non lo state pagando, siete voi a diventare il prodotto”, è stato scritto su Forbes. Affermazione molto contestata, non ritenendosi che Internet potesse diventare un temuto Grande Fratello, ma oggi questa è diventata una realtà, seppur digitale.

Il comportamento del cliente sta cambiando e le persone concedono i propri dati con sempre maggiore fiducia. Non sappiamo se lo fanno perché ritengono che ci sia poco da temere o perché non hanno altra scelta. Ma quello che sappiamo è che essi sono consapevoli dei pro e dei contro di una tale transazione. Alcuni negozi di abbigliamento già chiedono una carta d’identità invece di una carta fedeltà: niente più plastica da portare in giro e con cui far esplodere i portafogli, ma nessuna possibilità di dare un alias, né un indirizzo falso.

Per sopravvivere, bisogna adattarsi

Come cliente, i benefici dovrebbero superare l’inquietante sensazione di essere osservati. Come azienda, è necessario considerare ciò che si sta dando in cambio. È necessario stabilire un legame di fiducia con il cliente, durante l’intero processo. Dalla scansione di una carta d’identità all’inserimento di una password su un sito web, il cliente deve avere la sensazione che l’operazione che sta compiendo è sicura ed è visibile solo all’azienda. Una volta ottenute le informazioni, l’azienda può beneficiare di tutto il loro potenziale, ma senza violare il rapporto di fiducia che ha instaurato con il cliente.

Il modo in cui si generano valore e competitività si sta modificando e il futuro delle aziende dipende da come decideranno di usare le informazioni di cui dispongono. Bisogna pensare al proprio database: quali sono i dati utili e cosa si può dare ai clienti in cambio? E come garantire una gestione davvero sicura di tali dati?