Eccellenze del made in Italy: le scarpe DIS [INTERVISTA]

Valorizzare le eccellenze del made in Italy l'esempio di DIS

Nata come altre startup da un’idea sviluppata nel tempo libero, DIS – Design Italian Shoes è l’esempio calzante di come il digitale possa aiutare nell’internazionalizzazione delle eccellenze del made in Italy, spesso superlative dal punto di vista del prodotto, ma non aggiornate rispetto alle possibilità offerte della tecnologie.

Andrea Carpineti, CEO e founder di DIS, ci ha raccontato così lo sviluppo di questo business dell’eccellenza, in un territorio, quello marchigiano, sul quale in pochissimi chilometri insistono migliaia di aziende di calzature, che insieme formano uno dei distretti calzaturieri più noti nel mondo per il fashion della scarpa.

DIS è nata nel giugno 2013, dopo una prima intuizione ho iniziato a ragionare su come poter innovare il settore della calzatura. Ho subito parlato delle mie idee con mio fratello Francesco, anche lui ora a tutti gli effetti a bordo di DIS, e abbiamo cominciato il confronto.

L’idea ha preso forma ed è stata presentata al terzo socio, Michele Luconi. Anche lui ha sposato il progetto e da settembre 2013 abbiamo iniziato a lavorare a DIS, ognuno un po’ a tempo perso perché tutti facevamo altro, dedicando quindi il tempo libero, il sabato e la domenica. Quando abbiamo poi visto che DIS stava prendendo sempre più corpo, abbiamo deciso di fare il balzo e abbandonare tutto quello che facevamo per dedicarci full time a questa startup.

Oggi, dopo la bella vetrina televisiva di Shark Tank, DIS ha rinnovato il sito internet, per guidare i clienti nel migliore italian style e comincia a progettare una campagna di marketing con testimonial importanti che affiancheranno gli ambassador DIS sul territorio.

Come si costruisce la brand awareness per un prodotto di eccellenza e come la tecnologia costituisca la chiave di volta per il rilancio del made in Italy, ce lo racconta Andrea Carpineti.

Made in Italy e artigianalità sono il vostro marchio di fabbrica, ma cos’altro c’è in un paio di scarpe DIS?

Valorizzare le eccellenze del made in Italy l'esempio di DIS

Sicuramente la tecnologia, perché DIS ha innovato e vuole continuare ad innovare nel settore tradizionale della calzatura made in Italy. Infatti oggi grazie al configuratore 3D ognuno può essere designer per un giorno e creare il proprio paio di scarpe personalizzate tra oltre 45 milioni di combinazioni.

Abbiamo portato la tecnologia all’interno dell’artigianalità e del made in Italy.

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Unire innovazione e tradizione è spesso la chiave vincente per il made in Italy. Quali difficoltà tecniche avete dovuto superare nella creazione del configuratore 3D e dell’app per la scansione del piede?

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Per quanto riguarda il configuratore 3D la prima grande difficoltà è stata quella di dover trovare piccoli artigiani disposti a mettersi in discussione e a rinnovarsi dal punto di vista tecnologico, perché se da un lato il nostro configuratore 3D è l’anima tecnologica, dall’altro se il prodotto non può essere realizzato da piccoli artigiani e fatto a mano, il configuratore non può avere un riscontro fattivo sul mercato.

Quindi la prima grande difficoltà è stata quella di fare un lavoro di scouting di artigiani disposti a innovare il proprio modello di business e a fare quindi impattare la tecnologia all’interno del proprio processo produttivo.

Gli altri problemi che abbiamo poi riscontrato naturalmente sono stati quelli tecnici legati alla complessità del configuratore. Ad oggi è possibile creare oltre 45 milioni di diverse combinazioni di scarpe, quindi si può immaginare la mole di informazioni e di dati che il configuratore deve gestire simultaneamente, il tutto online.

Questi problemi tecnici sono stati superati grazie alle competenze del team interno di DIS.

Qual è il business model di DIS e qual è il rapporto con gli artigiani che avete selezionato?

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Il nostro modello di business è basato sulla vendita di scarpe personalizzate paio, paio. Quindi il nostro è un servizio pay-to-order, quindi è il cliente che va a commissionare la propria scarpa personalizzata e la scarpa poi viene realizzata completamente a mano da parte degli artigiani.

Il lavoro che abbiamo fatto nella fase iniziale è stato proprio quello di selezionare gli artigiani, bussando porta a porta, perché vivendo nel distretto calzaturiero marchigiano abbiamo questa grandissima possibilità. Considera che nell’arco di 20 chilometri ci sono circa 3500 piccoli artigiani che realizzano scarpe di altissima qualità: alcuni sono magari già brand più affermati, ma noi siamo andati a scovare proprio le piccole botteghe, che non avevano sito internet, non avevano un brand e che, pur realizzando un prodotto di altissima qualità non avevano le capacità per andare a vendere soprattutto all’estero.

Da qui abbiamo fatto naturalmente una valutazione della qualità del prodotto e del prezzo finale che potevamo riuscire ad avere e abbiamo presentato il progetto a quella rosa di artigiani che rispondevano alle nostre caratteristiche.

Oggi sono sei le botteghe artigiane che lavorano con noi, ma ne stiamo affiliando anche altre e con loro abbiamo fatto un lavoro di informatizzazione e digitalizzazione. Abbiamo creato una vera e propria distinta di produzione, che viene inviata all’artigiano che noi abbiamo selezionato per quel particolare modello al termine di un ordine online.  L’artigiano quindi realizza su commessa la scarpa che noi abbiamo, in sostanza, venduto online.

Nella gestione degli ordini, qual è stata la scarpa più strana o particolare che vi abbiano richiesto?

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La scarpa su cui si divertono di più i nostri clienti è la Leonardo Da Vinci, perché è la scarpa che ha più pezzettini di pelle (ne ha sei): ci sono arrivate combinazioni in cui addirittura ogni pezzettino di pelle aveva un colore o un materiale diverso.

Da questi casi estremi, vendendo un prodotto made in Italy, con il restyling del sito abbiamo voluto in qualche modo guidare il consumatore nella creazione della propria scarpa con uno stile made in Italy. Oggi quindi, entrando nel sito, il cliente può scegliere e creare la propria scarpa in relazione al proprio stile.

Abbiamo tre stili: il Classic, per l’uomo formale; il Dress Code, che racchiude tutte le scarpe per gli eventi serali e le cerimonie, quindi una scarpa particolarmente elegante; il Be Different, che dà spazio alla libertà di ognuno di esprimere la propria personalità, con scarpe anche molto stravaganti.

La tradizione calzaturiera marchigiana è uno dei vostri punti di forza. Come vi comportereste davanti alla proposta di acquisizione da parte di un grande marchio estero?

Valorizzare le eccellenze del made in Italy l'esempio di DIS

Noi ci teniamo a preservare il nostro distretto, ma crediamo anche che per fare crescere il distretto sono necessari capitali, che possono essere anche portati da investitori esteri, stranieri.

Credo quindi che il nostro obiettivo sarà sempre quello di valorizzare il distretto e di non svendere il nostro progetto. Investitori e capitali sì, purché vadano a valorizzare ancora di più il distretto della calzatura.

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Quanto conta il prodotto e quanto pesa invece il marketing nel vostro segmento di mercato?

Valorizzare le eccellenze del made in Italy l'esempio di DIS (2)

Beh, il prodotto è tutto, perché senza il prodotto non si può realizzare nessuna azione di marketing.

DIS ha voluto innanzitutto creare un prodotto di altissima qualità fatto a mano e ora stiamo lavorando alla creazione del nostro brand, perché DIS vuole diventare il nuovo brand di calzature classiche personalizzate completamente fatte a mano in Italia.

Questo naturalmente significa un bel piano di investimenti in marketing, che si vanno ad unire a tutti i costi che una startup ha, specie in fase iniziale. Ma partiamo da un prodotto di altissima qualità e su questo stiamo costruendo tutto il piano marketing.

Avete appena lanciato il nuovo sito, quali sono le novità?

Valorizzare le eccellenze del made in Italy l'esempio di DIS

Nel nuovo sito vogliamo guidare il più possibile l’utente nel creare una scarpa che abbia uno stile.

Entrando nella home e navigando sul sito si può iniziare la configurazione partendo da zero, oppure seguendo uno dei tre stili suggeriti.

Non abbiamo ancora  rilasciato tutti i nuovi materiali e i nuovi modelli che saranno disponibili  da acquistare, ma per fine ottobre la scelta sarà ancora più ampia. E stiamo lavorando anche su tantissime altre novità, di cui vi terremo aggiornati.

JXD Singularity S192: poco tablet, molto console

JXD Singularity S192

La JinXing Digital, più comunemente conosciuta come JXD, è nota agli appassionati dei videogames per la massiccia produzione di tablet Android dedicati al mobile gaming, oltre trenta in tre anni. Spesso definiti come «brutte copie» delle ben più note Playstation Vita e Playstation Portable, i device ideati e realizzati dall’azienda di Shenzen sono via via migliorati nel tempo, garantendo un’affidabilità e prestazioni di gioco che stupiscono anche chi guarda con diffidenza ai prodotti di provenienza cinese.

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È il caso di JXD Singularity S192, l’ultimo arrivato in casa JXD, che punta su un hardware all’avanguardia per attaccare il mercato del mobile gaming.

JXD Singularity S192

Una forma che lascia poco spazio all’immaginazione

Ciò che colpisce di JXD Singularity S192 è sicuramente la forma, un gamepad al centro del quale troviamo un display Retina touchscreen fullHD da 7 pollici (risoluzione 1920×1200 px, con una densita di 323 PPI) protetto da un vetro Gorilla Glass 3.

Dalle dimensioni importanti, con i suoi 27,4 cm di lunghezza, 14,3 cm di altezza e 5,3 cm di spessore, la nuova consolle di JXD presenta una dotazione di input di tutto rispetto: frontalmente troviamo un pad a croce, due stick analogici, quattro tasti funzione e i classici tasti «da gioco», mentre sulla parte posteriore sono situati i quattro pulsanti L/R.

JXD Singularity S192, più potenza rispetto ai predecessori

Il vero punto di forza di JXD Singularity S192 è scaturito dalla decisione dei progettisti di puntare su caratteristiche hardware di alto profilo, tagliando i ponti con un passato fatto di dispositivi ben costruiti, ma fondamentalmente insufficienti dal punto di vista della potenza.
La CPU scelta per il device è una NVIDIA Tegra K1, uno dei core più potenti in ambito gaming, affiancata da 2 GB di RAM; un velo di delusione per i soli 16 GB di memoria interna (comunque espandibili fino a 128 GB tramite microSD), ma una gradita sorpresa per l’enorme batteria da ben 10000 mAh, in grado di portare a termine anche le più intense e durature sessioni di gioco.

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È anche un tablet!

Non è ancora ben chiaro quale versione di Android equipaggerà il nuovo game-tablet di JXD, ma è bene ricordare che l’azienda cinese, nel lontano 2011, fu la prima compagnia a dotare i propri dispositivi di Android ICS: non resteremmo dunque meravigliati se JXD Singularity S192 dovesse supportare Android M sin da subito.
Per quanto riguarda la parte multimediale, sono presenti una fotocamera principale da 13 MPx, una frontale da 5 MPx e due speaker stereo; presente connettività WiFi, Bluetooth e HDMI.

Disponibile in prevendita al prezzo di 299$ in due diverse colorazioni (bianco o nero), JXD Singularity S192 riuscirà a rilanciare un mercato delle console mobile sempre più in crisi a causa degli smartphone?

10 opportunità di carriera da non sottovalutare per il tuo domani

Le 10 opportunità di carriera futuristiche da non sottovalutare

Dicendoti che la tecnologia è in ogni cosa, nel mondo di oggi, non ti stiamo svelando una novità: sono cambiate letteralmente tutte le attività umane nel giro di qualche decina di anni (se non addirittura negli ultimi mesi): alcune progressivamente, altre molto velocemente.

Dunque, nonostante siano ancora pochi gli analisti del traffico di droni, così come sono ancora pochi gli chef che si avvalgono delle potenzialità della stampa 3D in cucina, è innegabile che anche le prospettive di carriera si siano evolute, insieme a tutto il resto: alcune opportunità sono diventate obsolete o poco allettanti, ma allo stesso tempo esistono alcune professioni che sono nate recentemente, di cui molti non hanno mai sentito parlare.

Mashable ne elenca dieci, e allora proviamo a capire quali sono le dieci opportunità di carriera che fino a poco fa non esistevano, e di cui probabilmente non conosci l’esistenza.

Tech


Le nuove tecnologie – pensiamo a droni, robotica e realtà virtuale – presentano innumerevoli opportunità per imprese e start-up.

Certificato pilota UAV

Per UAV intendiamo i ​​veicoli automatici senza pilota – o droni, come più comunemente sono definiti; oggi sono un potenziale enorme per il futuro di molte industrie, e quindi ecco fioccare nuovi percorsi di carriera che vanno in questo senso, dal campo militare alla logistica delle merci. Utilizzati con scopi di ricerca, per missioni segrete, utilizzati in fotografia o semplicemente per consegnare merci acquistare online, i droni non sembrano una tecnologia passeggera, anzi. Per cui, chiunque sia in grado di farli volare, ha davanti a sé molti posti di lavoro tra cui scegliere.

Designer di moda e stampa 3D

Prevedibilmente, neanche il mondo della moda è immune all’influenza della tecnologia. Negli ultimi anni molti abiti stampati in 3D sono comparsi sulle passerelle, da Milano a New York; e così gioielli, accessori e costumi da bagno.
Il segreto sta nell’abbattimento dei costi di produzione e nella possibilità di cambiare e rivoluzionare le fasi di progetto, di disegno e di realizzazione degli oggetti. È altamente improbabile che il processo si interrompa, per cui aspettiamoci di veder comparire sui curricula dei fashion designer anche questa skill.

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Architetto di Realtà Aumentata

La Realtà Aumentata, o Augmented Reality, è diventata la giovane protagonista di settori come intrattenimento – film e video giochi – turismo, assistenza sanitaria: oggi la realtà aumentata è addirittura applicabile come forma di terapia, per fare un esempio.
Non è difficile immaginare quanto sia richiesto un profilo simile, soprattutto perché i settori interessati sono così tanti e così diversi, e i campi di applicazione aumentano di anno in anno.

Revisore dell’autovalutazione quantitativa

Praticamente questa figura condanna i personal trainer a una veloce estinzione.
La figura qui indicata è letteralmente un tutor del nostro benessere: ormai quasi tutti hanno sul proprio smartphone un’app che monitora le calorie ingerite quotidianamente, il numero di passi fatti, l’attività fisica, la frequenza cardiaca media durante gli sforzi fisici, e non sono più soltanto gli sportivi di professione a preoccuparsi della propria salute in termini di “indicatori”, o ad utilizzare braccialetti intelligenti che controllano il battito e la qualità del sonno.
Ma conoscere questi dati non basta a saper fare una corretta valutazione del nostro stato psicofisico: è necessaria una figura che sia a cavallo tra un nutrizionista e un data analyst: ed è esattamente questo il ruolo del revisore dell’autovalutazione quantitativa.

Sostenibilità

Le 10 opportunità di carriera futuristiche da non sottovalutare
Sempre più aziende sono focalizzate a una riduzione dei consumi, motivate a contribuire ad un futuro a basso consumo energetico; quindi, moltissime sono le opportunità di carriera orientate alla sostenibilità.

Urbanista Smart City

Urbanisti e architetti oggi devono prendere in considerazione più di un semplice flusso di traffico, o di una mappatura urbana così come siamo abituati a pensare; inoltre, i progettisti del futuro devono pensare, più che agli edifici, agli Spazi, in relazione alle tecnologie intelligenti.
Insomma, devono far sì che le cities possano evolversi in Smart Cities.
Molte tra queste professioni sono anche strettamente connesse alle tematiche ambientali, per cui progettare e pensare la Smart City richiede forti competenze in ambito di sostenibilità.

Direttore di laboratorio Smart Meter

I dispositivi intelligenti stanno facendo la loro strada in tecnologie energetiche tradizionali, come i classici contatori del gas. Infatti, in Gran Bretagna, il programma di attuazione GB Smart Metering (SMIP) lancerà la tecnologia dei contatori intelligenti per tutte le case su scala nazionale, a partire dal settembre 2015.

Architetto Smart Grid

La rete intelligente (Smart Grid) è un concetto avvincente: porta l’attenzione degli urbanisti, degli architetti e degli esperti di sostenibilità a lavorare su un unico risultato, complesso – molto disruptive! – come un organismo vivente. La combinazione di risorse ad alta efficienza energetica con le utility tradizionali può contribuire a portare le città a diventare pulite, verdi e sostenibili nel futuro. Questo percorso di carriera può diventare una scelta redditizia per ingegneri e architetti tecnici.

Dati, imprese e finanza

Le 10 opportunità di carriera futuristiche da non sottovalutare
Big data è diventato sinonimo di grandi opportunità di business. Analisti di dati, e professionisti che lavorano con dimestichezza con concetti come social media marketing e web marketing hanno una marcia in più rispetto alla concorrenza.

Big Data Analyst

L’Analisi dei dati si è spostato su larga scala. Essere in grado di interpretare, snellire e padroneggiare una grossa quantità, intimidatoria per molti, di dati, significa avere vantaggi incommensurabili per chi cerca lavoro in questo nuovo settore.

Specialista di valute alternative

Per banchieri e analisti finanziari del futuro potrebbe essere necessario preoccuparsi di molte più valute rispetto a quelle tradizionali; le valute alternative come Bitcoin hanno il potenziale di intaccare, se non progressivamente distruggere, le istituzioni finanziarie tradizionali. Nel periodo di massimo splendore di Bitcoin, per esempio, i pionieri che decisero di investire nella nuova moneta sono stati capaci di fare profitti impensabili per il decennio di crisi che stiamo attraversando. Anche se il valore del Bitcoin ha oscillato sin dal suo inizio, molti economisti e esperti di finanza prevedono che, almeno concettualmente, le valute alternative presentano una opportunità di investimento estremamente interessante.

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E-commerce business manager

Molte imprese, stanno sviluppando una presenza massiccia sul web: ecommerce, community, utilizzo dei social come canale di comunicazione principale, sono in costante aumento in termini numerici e in termini di ROI. Che significa? Significa che manager che abbiano dimestichezza con la SEO quanto con l’email marketing, e che conoscano l’importanza di un accurato utilizzo dei canali social quanto della rilevanza del web copywriting, hanno, anche con poca esperienza, probabilità molto elevate di competere con i manager “di vecchio stampo”.

E tu, hai mai pensato di intraprendere un percorso in una di queste direzioni?

Il nonno non può vivere da solo: lo spot Cheerios che commuove

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Cheerios ci ha abituato a spot meravigliosi che colpiscono dritti al cuore e nemmeno questa volta ha mancato il colpo con l’ultima pubblicità. Le ciambelline americane, spot dopo spot, ci raccontano di come la famiglia sia un valore fondamentale, una base da cui costruire il nostro futuro.

L’ultimo spot è un abbraccio a tre generazioni, che nel cambiamento della vita trova un momento comune di scambio e condivisione nella colazione, nella sicurezza di qualcosa che rimane uguale nonostante lo scorrere del tempo: i cereali Cheerios.

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L’immagine si apre con lo sguardo triste di un uomo ormai anziano, il viso segnato dall’esperienza e gli occhi bassi, mani nervose di chi deve abbandonare la sua casa, la sua vita e prendere coscienza che è giunto il momento di affidarsi alle cure dei suoi cari, perché non più indipendente. In macchina l’uomo se ne sta in silenzio mentre la figlia cerca di rassicurarlo di come il cambiamento sia per il meglio, di quanto la sua nuova stanza sarà perfetta per lui.

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I due raggiungono la casa e dopo un attimo di esitazione ecco il nonno entrare, ma rimanere insicuro sulla soglia. Un raggio di luce, una voce squillante cambia il ritmo della scena quando entrano in casa e una piccola testolina ricciola va ad abbracciare il nonno felice. Con la manina nella sua lo trascina in cucina: “Nonno! voglio farti vedere una cosa. Mamma dice che ami i Cheerios, ma non ha detto quali…”

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Sul tavolo tutta l’intera linea è disposta in ordine con tanto di cuore fatto con le ciambelline, un orsetto ne stringe una confezione ma la poesia con cui è stata inserita nel contesto ci fa quasi dimenticare l’abile mossa dei pubblicitari e ci fa sorridere al pensiero della bimba che ha voluto far una sorpresa al nonno.

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Quando si parla di affezione, di relazione, di creare una connessione emotiva tra brand e consumatore spesso ci si riferisce ai Lovemark, di conseguenza a Saatchi&Saatchi che non a caso firma questa pubblicità mantenendo appieno la mission.

CREDITS:
Client: Cheerios
Agency: Saatchi & Saatchi, New York
Chief Creative Officer: Jay Benjamin
Executive Creative Director: Peter Moore Smith
Creative Director: Johnnie Ingram
Copywriter: Brad Soulas
Vice President, Executive Producer: Dani Stoller
Producer: Ali Issari
Senior Vice President, Account Director: Emily Wilcox
Account Director: David Barone
Account Supervisor: Taylor Doyle
Business Manager: Christina Mattson

Production Company: Community Films
Director: Matt Smukler
Executive Producers: Carl Swan, Lizzie Schwartz
Line Producer: Lisa Shaw
Director of Photography: Tami Reiker

Editing: Beast
Editor: Jim Ulbrich
Producer: Sheena Wagaman

Social Media Strategy, Tone of Voice e KPI: i consigli di Simone Tornabene [INTERVISTA]

Corso Social Media Strategy

Simone Tornabene è un Social Media Advisor nonché docente del Corso Online in Social Media Marketing & Community Management della Ninja Academy. Il suo obiettivo sarà quello di sviscerare tutto ciò che ruota intorno al concetto di strategy applicato al complesso mondo dei Social Media. Intanto, aspettando l’inizio del corso, gustiamoci qualche “pillola di conoscenza”, da lui stesso fornita, che ci fa già venire l’acquolina in bocca.

Iniziamo con una domanda semplice: ci descrivi con tre aggettivi una buona Social Media Strategy?

Adattabile, misurata e persistente.

Quali sono gli elementi che definiscono una Social Media Strategy e come analizzarli?

Ce ne sono diversi, tratti da manuali e lezioni. La Ninja Academy, non a caso, dedica molte ore al tema. I miei preferiti non sono però sui libri. Eccoli:​ velocità di reazione alle novità, buon senso,​ ​accelerazione del fallimento, piacere del dialogodipendenza dai propri contenuti pubblicati, come fossero una droga.

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Sono stato appena assunto da un’azienda che non conosco bene. Come posso individuare il Tone of Voice più adatto a realizzare contenuti di qualità?

Sperimentando, sarebbe la via più logica. Il Tone of Voice dovrebbe essere tarato sul canale oltre che sull’identità dell’azienda. In generale, comunque, è molto facile partire da un Tone of Voice dell’azienda, anche se si è nuovi e appena arrivati. Se si tratta di una organizzazione che cura molto l’apparire ha sicuramente un brand book o un manuale dell’azienda sviluppato; se, invece, è un’azienda autentica, già nel processo di selezione mi è chiaro quale sia il suo Tone of Voice. Se non è nessuna delle due tipologie, il Tone of Voice dell’azienda è l’ultimo dei problemi da affrontare.

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KPI e indicatori: quali ritieni essere i più adatti per valutare l’attività su Facebook e su Twitter?

Dipende molto dall’attività. Di certo la vera domanda da farsi è “di quali indicatori posso fare a meno?”. Spesso il vero problema non è trovare KPI adatti ma che ce ne sono troppi. Il KPI per natura è sintetico e l’invito è trovarne uno, altrimenti non si giustifica la lettera K nell’acronimo.

Il mio preferito è per la parte content è sicuramente l’engagement rate (persone che hanno compiuto azioni sul contenuto diviso reach del contenuto) e per l’advertising il click throught rate (persone che hanno cliccato sull’annuncio diviso impression dell’annuncio). Classici inossidabili.​

Se poi si tratta di campagne conversion-oriented allora propongo il conversion rate, che io calcolo come numero di conversioni uniche diviso visite o reach (in base ai casi).

Prima di lasciarci: cosa posso rispondere ad un cliente che nel budget previsionale non considera un investimento nei Social Media?

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Che rischia di non essere un mio cliente, perché fallirà presto. Oggi non investire nulla nei Social Media significa quasi non fare Digital.  Se un interlocutore nel 2015 non è ancora in grado di capire il valore dei social prima o dopo sarà comunque costretto dal mercato ad allocare un budget. O assumere un nuovo direttore marketing, al posto di quello licenziato.

Perché dovrebbe prevedere un budget? Perché ormai i Social Media sono parte integrante della nostra vita. Facebook ha un miliardo e mezzo di utenti attivi nel mondo. In passato se qualcuno diceva “non vado in TV” lo faceva solo per i costi. Oggi, Facebook è alla portata di tutti i business, offrendo un’opportunità per chiunque la voglia cogliere.

Pause, l'app che mette in pausa lo stress

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Avete mai pensato al grado di stress a cui siete esposti durante la vostra giornata? Ritenete di dovervi sottoporre a sedute meditative che vi liberino dal peso incombente delle scadenze e delle responsabilità? Allora cliccate su pause. Sì, avete capito bene, mettete tutto in pausa per 10 minuti. Ma come? Con Pause appunto. Nata all’Ustwo’s Studio a Malmo, in Svezia, dalla mente di Cheng Peng, UX designer, ex dipendente di Nokia, Pause è l’app che combatte lo stress e la depressione.

Ma in cosa consiste?

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L’app nasce dal desiderio di Cheng di poter creare uno strumento che riesca a liberare dallo stress attraverso movimenti delicati e lenti, basato sugli stessi meccanismi del tai chi e delle arti marziali.
Cheng inizia a sviluppare Pause dopo anni di depressione. Dopo aver abbandonato il lavoro come designer per l’azienda Nokia, Cheng si trova ad avere molto tempo a disposizione ed inizia a sperimentare soluzioni che possano aiutare a ridurre lo stress e l’ansia, abbracciando così le discipline meditative. Dalla sua vicinanza a questo nuovo rapporto con i gesti e i movimenti del corpo, Cheng sviluppa Pause.
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Una macchia che si muove all’interno dello schermo, che introduce un nuovo tipo d’interazione con il dispositivo tecnologico a cui siamo invece abituati fortemente attraverso colpetti, strattoni, mosse secche e veloci. Questa idea si basa sul principio dell’attenzione ristoratrice, che afferma che i livelli di stress possono essere ridotti spostando l’attività del nostro cervello su di una che anziché richieda minor sforzo mentale.
Per Cheng ridurre lo stress significa osservare una macchia fluttuare sotto la guida del proprio indice, ascoltando il rumore del fruscio del vento. Tutto questo diventa possibile perché l’app è strutturata su di una semplice mappa cognitiva che non richiede all’utente di pensare troppo a quello che sta facendo.

The other side

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Dall’altro lato Pause non è per niente sorprendente, ma banalmente, anche se con grande sforzo, suggerisce solo una modalità di percorso che difficilmente nella vita di tutti i giorni siamo portati a seguire. La calma. Non siamo mai abituati a sperimentare 10 minuti di calma, per cui ci risulta sorprendentemente difficile raggiungere un livello costante ed ininterrotto di interazione con uno schermo, che non sia discontinuo, disattento e frettoloso.

Per cui il compito che vi darò per i prossimi 10 minuti, sarà quello di sedervi, aprire l’app, ascoltare il fruscio del vento e abbandonarvi completamente al lento e costante vagabondare di una lampada di lava, con le sembianze di una macchia informe sullo schermo del vostro cellulare. Tutto qui, niente di più. E adesso, come vi sentite?

Funky Prize 2015, vince Open BioMedical Initiative

Funky Prize 2015, vince Open BioMedical Initiative

Si chiama Open BioMedical Initiative il vincitore del Funky Prize 2015, il premio in memoria di Marco Zamperini destinato al miglior progetto per la diffusione della Rete nel nostro Paese.

In Open BioMedical Initiative la giuria ha identificato “tutto il pensiero del Funky Prize 2015”: il digitale, che è connessione, scambio e cooperazione, deve migliorare la vita delle persone e generare innovazione, cioè un uso creativo di ciò che esiste già.

Perché il digitale è qui e ora.

La lezione di Marco Zamperini nel motto di Open BioMedical Initiative: “We Help”

Funky Prize 2015, vince Open BioMedical Initiative

Quella di Marco Zamperini era una vera e propria missione, per la diffusione di internet nella società, per un utilizzo diffuso, maturo e consapevole della Rete in Italia e soprattutto per lo sviluppo delle sue potenzialità come strumento di innovazione. E per innovazione il Funky Professor intendeva miglioramento della qualità della vita e creazione di nuove forme di partecipazione.

Open BioMedical Initiative si è presentata al Funky Prize 2015 con un motto, “We Help”, che rappresenta esattamente la sua missione e il suo approccio all’innovazione: un’iniziativa non-profit globale di supporto alla Biomedica tradizionale, impegnata nello sviluppo collaborativo e nella distribuzione di tecnologie e dispositivi biomedicali in chiave low-cost, open source e stampabili in 3D.

OBM, superare i limiti geografici con il digitale

Funky Prize 2015, vince Open BioMedical Initiative

Open BioMedical Initiative è una community operativa, sostenuta e affiancata da un’associazione ONLUS; l’organizzazione e i progetti sono il frutto del lavoro della community di volontari da ogni parte del mondo (ingegneri, biotecnologi, medici, makers, etc..) che, superando limiti geografici e sociali, vogliono “creare una rete di supporto biomedicale innovativa accessibile a tutti, ovunque”.

Il digitale sembra esprimere il proprio migliore potenziale nell’ambito medico e sanitario in generale e OBM ne è un esempio lampante.

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Abbassando il costo di tecnologie mediche come protesi, microscopi o macchine per elettrocardiogramma e portandolo quasi al costo di produzione, il progetto vuole consentire alla gente, agli ospedali, ai centri medici e alle organizzazioni umanitarie di utilizzare tecnologie biomediche quando non ci sono alternative disponibili.

Low cost, Open Source, 3D printable: i progetti di Open BioMedical Initiative

Funky Prize 2015, vince Open BioMedical Initiative

L’approccio Open Source fornisce informazioni dettagliate su come sono costruite queste tecnologie, anche per migliorarne la sicurezza. Molti dei progetti, infine, sono stampabili e quindi riproducibili in 3D, per rendere disponibili i dispositivi biomedici in luoghi di difficile accesso, eliminando così tutti i limiti geografici.

Una infografica interattiva mostra con chiarezza le dinamiche di sviluppo e i progetti in fase di sviluppo, sul sito di Open BioMedical Initiative.

Tra i progetti attualmente sviluppati da OBM, tre idee ambiziose quanto utili nella prospettiva dell’Open Source di cui l’iniziativa non-profit si fa portatrice.

WIL è una protesi meccanica che ha lo scopo di sopperire alla mancanza dell’arto grazie ad un azionamento gestito dal movimento del polso e da un sistema di tiranti. L’intera documentazione è consultabile online ed è costituita da materiali facilmente reperibili ed a basso costo come ABS e PLA. Tutte le parti sono completamente riproducibili tramite qualsiasi modello di stampante 3D, dalla meno alla più avanzata.

FABLE è una protesi elettromeccanica, destinata a chi ha subito un’amputazione o è affetto da una malformazione congenita. La precisione dei movimenti delle dita è la caratteristica principale di questo dispositivo, azionato da un sistema elettronico, a basso costo e completamente reingegnerizzata per essere riproducibile ovunque.

BOB è un’incubatrice neonatale che sposa la filosofia dell’OBM Initiative: costo dei componenti molto contenuto, riproducibile ovunque tramite istruzioni di realizzazione liberamente consultabili online e stampabile in 3D.
Tra le diverse cause di morti neonatali, è stimato che circa il 75% avviene entro la prima settimana di vita ed è spesso dovuto a mancanza di apparecchiature biomedicali, troppo costose o di difficile gestione. Pensare a questa esigenza significa permettere di salvare centinaia di bambini ovunque.

Il FunkyPrize darà così una mano, contribuendo con il fondo del premio, a un progetto ambizioso, ma che ha la caratteristica essenziale di ricordare la filosofia che Marco Zamperini cercava di trasferire in ogni suo post, talk o lezione: la portata della rivoluzione digitale che stiamo già a tutti gli effetti vivendo.

10 cose che abbiamo imparato al corso online in SEO e SEM Strategy

corso seo e sem strategy

Lo scorso 2 ottobre si è conclusa l’ultima edizione del Corso Online in SEO e SEM Strategy a cura della Ninja Academy, a cui seguirà il SEO & SEM Lab, in aula a Milano. Proviamo a tirare le somme e a costruire un elenco di dieci aspetti sui quali, grazie ai nostri docenti Luca De Berardinis, Fabio Di Gaetano e Gianpaolo Lorusso, ne sappiamo di più.

#1 SEO: tutti cercano qualcosa, come far capire che noi siamo quelli con la migliore risposta

La quantità di materiale ricercato su internet, siano esse informazioni o ricerche volte all’acquisto di un prodotto o servizio, sono il sale della navigazione sul web da parte degli utenti. Fare SEO significa concepire la propria attività digitale affinché ciò che noi offriamo sia riconoscibile come la miglior risposta da offrire rispetto ad un determinato argomento.

#2 Chi si occupa di SEO è un alchimista, conosce gli elementi giusti per elaborare la strategia migliore

In termini di preparazione accademica un SEO strategist deve conoscere elementi di tecnica informatica come pochi altri, ai quali però deve sempre abbinare una profonda capacità creativa. Come far funzionare questi due elementi, il lato scientifico e quello umanistico, costituisce la sfida più grande per elaborare contenuti che piacciano al lettore e che si tramutino in business per la tua azienda.

#3 Conoscere la SERP come le proprie tasche. Dalla “soluzione” di una richiesta si può capire come intercettarla

serp google

Tutti aspirano ad essere il primo risultato di ricerca di una determinata keyword. Per raggiungere quell’obiettivo bisogna innanzitutto conoscere una pagina di risultati. Solo da quella possiamo capire come ragionano gli utenti e come ragionano i motori di ricerca. I loro problemi vengono prima delle nostre soluzioni.

#4 Pensa come un editore, programma e pianifica

Per essere in cima alla SERP per una determinata keyword occorre che vi siano più contenuti redatti con la medesima qualità affinché il lettore (ed il motore) ci riconoscano come una risorsa credibile rispetto ad un determinato argomento. Pianifica quindi la tua strategia di pubblicazione non solo sul breve termine ma anche su quello medio lungo.

#5 La figura del SEO Copywriter, la nuova frontiera della produzione dei contenuti

Per fare SEO occorre che chi produca un determinato contenuto sia padrone di tutte le tecniche di scrittura sviluppate affinché un semplice testo, per quanto interessante, possa diventare un aggregatore d’attenzione per lo spazio in cui è ospitato.

I comandi H2 o H3, la divisione per paragrafi, l’uso corretto del grassetto e della punteggiatura non sono più un (solo) esercizio di stile. Sono parametri oggettivi di produzione che determineranno il giudizio complessivo.

#6 Vuoi piacere al lettore sì, ma lo sai come funziona il motore (di ricerca)?

Capire come è strutturata una SERP, comprendere i meccanismi coi quali uno stesso testo più ricevere un ranking diverso in relazione alla formattazione ed alla pertinenza rispetto alla keyword, impostare la struttura del proprio sito web affinché lo Spider di Google lo consideri SEO oriented.

Ogni aspetto della produzione editoriale deve rispondere alle esigenze del destinatario del tuo messaggio così come deve rispondere ai parametri di valutazione del motore di ricerca. Mai sottovalutare l’importanza dell’uno come dell’altro!

#7 Google+ non è solo un servizio accessorio del motore di ricerca, è uno spazio di evoluzione inesplorato per il tuo business

Creare un profilo G+ che sia funzionale per l’azienda, postare i contenuti passando attraverso il nostro account applicando gli stessi principi di SEO copywriting possono fare la differenza rispetto ai competitor. Non si tratta di un fratello minore nel campo dei social network ma di quello teoricamente più efficace di tutti per un brand.

strategia seo

#8 Search Engine Marketing, quanto conta AdWords nel mercato mondiale

In Italia, come in gran parte del globo, fare SEM equivale a dire occuparsi di campagne AdWords. Per chi vuole avvicinarsi al marketing digitale conoscere quella piattaforma ed sfruttarla al meglio è una conditio sine qua non per affermarsi come web marketer

#9 La formula ideale per una campagna AdWords? Non esiste

Fare della buona SEM è un lavoro di continui aggiustamenti, cambiamenti di strategia, ottimizzazione in relazione al budget, al cliente, ai tool in circolazione, e naturalmente ai risultati. L’unica regola da tenere sempre in considerazione è di cercare di strutturare le campagne in maniera semplice (ma non semplicistica) al fine che il lavoro di controllo ed aggiornamento risulti il più efficente possibile.

#10 Come spendere il tuo budget, scegli con cura su quali keyword investire

Nessuno dispone di budget infiniti ed il successo della tua campagna passa per far rendere al meglio le keyword sulle quali hai deciso di investire. Le tue risorse finanziarie sono preziose così come il tempo che dedichi nel seguire una campagna. Non si tratta di spendere molto, occorre spendere bene.

La Ninja Academy Experience

Seguire i corsi della Ninja Academy non si limita alla sola proposizione dei webinar online o delle lezioni frontali. Significa avere quel contatto diretto con i professionisti che ti faranno da docenti e con tutti gli altri Guerrieri che, come te, hanno deciso di accrescere il proprio bagaglio di competenze.

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Significa inoltre impadronirsi di un metodo. Entrare a far parte della Ninja Academy significa comprendere il mercato e la visione del marketing che noi tutti ci siamo dati come regola.

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E che nessuno pensi che i docenti siano lì solo per insegnare. Ogni lezione per loro è un modo nuovo di imparare qualcosa in più e di mettersi in contatto con i professionisti del domani, ogni feedback è più che ben accetto, è una risorsa inestimabile.

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Il gruppo privato su Facebook riservato ai partecipanti del Master Online diventa un vero e proprio forum in cui confrontarsi, scambiarsi idee e fare networking.

E ora?

Il corso è terminato, ma sei in tempo per partecipare al SEO e SEM Lab che si terrà il prossimo 23 e 24 Ottobre nella nostra sede di Milano. Puoi anche seguire la Free Masterclass, on demand ed a titolo gratuito, che riguarda la SEO Checklist, una delle lezioni in cui i tre docenti hanno cercato di sintetizzare in una forma quanto più operativa, gli argomenti del corso.

Dai un’occhiata anche ai prossimi corsi in programma:

5 consigli per una pagina Facebook sempre aggiornata [HOW TO]

Chi usa Facebook per fare marketing sa che gli sviluppatori di Menlo Park non si fermano proprio mai, e che stare al passo con le continue novità della piattaforma è una necessità. Quest’attività spesso richiede più tempo di quanto se ne abbia a disposizione, e per questo abbiamo deciso di accorrere in vostro aiuto con 5 consigli per assicurarvi di gestire le vostre pagine sfruttando tutto il potenziale offerto dalla piattaforma.

1 – Un’occhiata al box Informazioni (non quello del supermercato)

Facebook cataloga le pagine in diverse categorie, ognuna delle quali offre caratteristiche uniche a seconda del tipo di business a cui sono dedicate.

Per esempio, nella sezione Informazioni delle pagine dedicate ai punti vendita è possibile trovare l’indirizzo e il numero di telefono relativi, mentre nelle pagine appartenenti ad altre categorie è presente una breve descrizione.

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Che la vostra pagina sia dedicata a un’attività locale o a un’azienda, assicuratevi di riempire adeguatamente i box disponibili, altrimenti un tasto informerà gli utenti della loro mancanza.

E se pensate i box disponibili non siano adatti alla vostra azienda, potete cambiare la categoria della pagina direttamente dalla tab Informazioni sotto l’immagine di copertina.

2 – Call to action

Quando un utente diventa fan di una pagina, ha la possibilità raggiungere un nuovo grado di interazione attraverso il tasto Call to Action presente davanti all’immagine di copertina. Se volete portarlo direttamente sul sito ufficiale, farlo iscrivere a una newsletter, fargli fare acquisti o scaricare un’app, questo è lo strumento che fa per voi.

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Basterà cliccare su Crea Call to Action e selezionare nel menù a tendina quale funzione volete che il tasto abbia.

3 – Video in evidenza

I video caricati nativamente su Facebook sono sempre più diffusi, e da qualche tempo è possibile inserire un breve video direttamente nella descrizione della pagina, per offrire uno sguardo ancora più coinvolgente sulla filosofia del brand.

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Farlo è semplicissimo: basta caricarne uno nella tab Video e selezionare l’opzione per metterlo in evidenza. A questo punto il video comparirà nella sezione Informazioni proprio sopra la descrizione della Pagina. E non dimenticate di inserire una descrizione adatta.

4 – Messaggi privati alla pagina

Anche se questo strumento è disponibile da un po’, è sempre bene ricordarne la presenza. La messaggistica privata è un ottimo strumento per tenere sotto controllo la reputazione della pagina. Come? Se ne ha la possibilità, un utente scriverà una lamentela in un messaggio privato. Di conseguenza, gli utenti avranno accesso a una bacheca più pulita e contenente meno comunicazioni negative.

Se volete attivarli, trovate l’opzione nelle impostazioni generali della pagina e il tasto Messaggio comparirà immediatamente sotto l’immagine di copertina.

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5 – Pianificazione

Le funzioni di cui vi abbiamo parlato finora sono solo lo scheletro di una pagina ben gestita. I muscoli per farla muovere nella giusta direzione ce li dovete mettere voi con contenuti sempre nuovi. Una volta creati, però, bisognerebbe valorizzarli pubblicandoli negli orari di picco che rendano il maggior engagement possibile. Per fare questo vi consigliamo di analizzare gli Insight della pagina e di programmare i post nelle fasce orarie più adatte.

Facebook offre un sistema di pianificazione integrato: basta creare il post come qualsiasi altro e selezionare il tasto Programma al posto di Pubblica. Questo vi aiuterà anche a risparmiare tempo pianificando i contenuti di un intero mese.

Per concludere

Una pagina Facebook è una vetrina per il vostro business, perciò il nostro consiglio è di assicurarvi di offrire contenuti che arricchiscano i vostri fan, e sfruttare a pieno gli strumenti che Facebook dedica agli amministratori è un ulteriore modo per farlo. E se proprio non avete tempo di informarvi costantemente, ci pensiamo noi a raccogliere le news per voi. 😉

Si può vendere il vino sui social media?

Si può vendere il vino sui social media?

La presenza sui social media di enoteche e/o aziende vinicole è in continua crescita; ma tuttavia molto spesso questi strumenti vengono utilizzati poco e male. Sui social network si registra, infatti,  molta più quantità che qualità, senza dubbio la maggior parte delle aziende vinicole usa i social media, ma poche badano alla cura dei contenuti. Cosa fare quindi?

Il vino è un prodotto che va ad incidere sulla sfera emozionale e proprio per questo motivo è un ottimo punto di partenza per l‘interazione e la condivisione. Ovviamente,  non è semplice arrivare a dei risultati, ma con uno studio ben dettagliato e scrupoloso riuscirai a rendere la tua cantina una realtà unica.

Il settore del vino è un’area strategica per l’economia del nostro paese che vale quasi 9 miliardi di fatturato annuo, proprio per questo è necessario un processo di digitalizzazione.

Si può vendere il vino sui social media?
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Ecco cosa non puoi dimenticare quando decidi di investire i tuoi soldi in social media:

Contenuti

Il successo  dipende molto dai contenuti.  La quantità e la qualità dei contenuti infatti influenzano positivamente sia il traffico web che il numero dei leads. Contenuti di qualità, possibilmente, anche unici, originali, e soprattutto utili per il visitatore, hanno la capacità di coinvolgere chi legge, e di invogliarlo a compiere un’azione.

Si può vendere il vino sui social media?
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Tutto ciò che realizzi deve essere fatto con l’obiettivo di agevolare la ricerca delle informazioni, e possibilmente favorire le conversioni dei visitatori in potenziali contatti commerciali.  La semplicità è di gran lunga la strada migliore da percorrere per ottenere  funzionalità, accessibilità,velocità ecc.

SEO

Puoi avere il sito web, il blog ecc.  più bello del mondo, ma se non li hai ottimizzati per i motori di ricerca il numero di visitatori sarà molto più basso, e di conseguenza anche i contatti commerciali. Vale, quindi, davvero la pena investire dei soldi in qualcosa di non ottimizzato in termini di SEO?

Si può vendere il vino sui social media?

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eCommerce

Tutte cantine  e/o le aziende vinicole dovrebbero avere  una sezione dedicata alla vendita di vino online al proprio sito web. Questo consiglio è valido per tutte le cantine, ma soprattutto per quelle piccole e medio piccole che non sono rappresentate adeguatamente in tutto il territorio nazionale per mezzo di agenti di commercio.

Si può vendere il vino sui social media?
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Tuttavia stai lontano dagli incompetenti,  per fare tutto questo sono indispensabili, tecnica e professionalità. Aspetti che saranno illustrati al Master in Food & Wine 3.0 organizzato dall’IUSVE.