Tumblr e la sua nuova feature: diritto d’autore o libertà d’interpretazione?

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Il reblog di Tumblr diventa più semplice, chiaro e immediato.

Il cambiamento era atteso da tempo, la versione antecedente era addirittura definita “crazy-long, indecipherable reblog chain”. Non solo veniva molto difficile leggere i commenti, che si confondevano insieme agli altri in una lunga lista difficile da decifrare, ma non si riusciva a distinguere nemmeno chi aveva ribloggato o commentato il post.
Invece, grazie al nuovo aggiornamento, è possibile leggere con facilità tutto ciò che al reblog è collegato. Basta uno scroll per vedere ciò che c’è scritto, in ordine cronologico.

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La user experience ne ha sicuramente giovato, soprattutto nella versione mobile, eppure non tutti gli utenti sono soddisfatti. Gli user si erano affezionati al vecchio modo di ribloggare i contenuti e avevano imparato a districarsi tra i vari commenti, potendo anche scegliere quali includere nel proprio reblog.
Ma non è solo questo che rende difficile abituarsi alla nuova  feature: con il nuovo aggiornamento è negata la possibilità di influire sui testi rebloggati.

Addio alla possibilità di modificare il titolo e con esso alla possibilità di imprimere al testo ribloggato la propria impronta.

Prima il reblog consentiva di dare una connotazione personale a ciò che si condivideva, adesso questo tool è impedito dal nuovo aggiornamento.

Tumblr con il nuovo aggiornamento ha voluto dare maggiore protezione al contenuto creato dall’utente, al quale però non sembra interessare: anzi vuole sentirsi parte di un processo di creazione condiviso, libero di reinterpretare e modificare i contenuti in cui si imbatte.

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Per chi ne fa parte, Tumblr non è una semplice piattaforma blog in cui è possibile creare testi a senso unico, ma un luogo  che dà vita a un social networking e permette di trasformare un semplice testo in una realtà stratificata e condivisa.

Se Tumblr cerca di tutelare il diritto d’autore, gli utenti, invece,  vogliono da Tumblr la possibilità di  creare contenuti condivisi.

Tumblr ascolterà le richieste dei suoi utenti o perseverà nella tutela dei post immessi?

Gli iscritti sono molto determinati a farsi sentire e molti di loro hanno anche deciso di abbandonare la piattaforma se Tumblr non risponderà alle loro esigenze.

Tu da che parte stai?

European Innovation Day, dal vecchio continente alla Silicon Valley

European Innovation Day

L’European Innovation Day sarà l’evento di apertura di Startup Europe Comes to Silicon Valley.
Il  SEC2SV si terrà nella Silicon Valley dal 21 al 25 settembre 2015 e consisterà in una settimana di incontri tra le autorità europee con gli stakeholder del polo tecnologico americano.

L’obiettivo della conferenza è quello di stimolare la discussione, creare una politica condivisa e un dialogo imprenditoriale tra le due sponde dell’Atlantico.

Il programma della prima giornata del meeting è stato appena rivelato, ma prima andiamo a conoscerne i partecipanti.

I protagonisti

European Innovation Day

L’incontro ospiterà innanzitutto influenti policy maker europei, come il Ministro per il Cabinet Office Matthew Hancock e il CTO Liam Maxwell dal Regno Unito, il Presidente dell’Estonia Toomas Hendrik Ilves, il Digital Champion italiano Riccardo Luna e il Commissario europeo per la Digital Economy & Society Guenther Oettinger.

Accanto a questi saranno presenti grandi aziende e investitori, nonché una selezione degli European Unicorn, ossia di tech company la cui quotazione abbia superato il miliardo di dollari nell’ultimo anno.

Un ultimo posto di rilievo spetta alle Scaleup del vecchio continente, Startup che crescono ad un ritmo talmente serrato da essere in lizza per diventare i prossimi Unicorni.

Dall’altro lato del tavolo, sotto la bandiera a stelle e strisce, siederanno funzionari governativi, rappresentanti delle comunità accademiche, investitori e i rappresentanti di aziende come Airbnb, Apple Facebook, Google, Uber e Yelp.

LEGGI ANCHE: VisLab acquisita da Ambarella: a Parma il futuro dell’automotive

Tra gli speaker più attesi ci sarà sicuramente Julie Hanna: imprenditore seriale, mente dietro al successo di cinque software company quali Healtheon , OpenWave, Portola, Scalix e WebMD, e ambasciatore dell’imprenditoria britannica dal presidente Obama.

Altrettanto gettonati saranno gli interventi di Larry Sonsini, presidente della Wilson Sosini Goodrich & Rosati, che racconterà le lezioni apprese da 30 anni di esperienza per sostenere le IPO (Offerte Pubbliche Iniziali) di aziende come Apple, Google e Tesla, e di Michael Hager, Capo di Gabinetto del commissario europeo della Digital Economy & Society, il quale fornirà il punto di vista della Commissione Europea sul digitale e sull’innovazione.

Il programma

European Innovation Day

Diverse tavole rotonde con relatori di altissimo livello sono programmate durante tutta la giornata: da Nicolas Brusson (BlaBlaCar), Giles Andrews (Zopa) e Marc Lamik (Zalando) per l’incontro con gli European Unicorns, a Robin Wauters (Tech.eu), Alberto Onetti (Startup Europa Partnership) e Sean Randolph (Bay Area Council Economic Institute) per conoscere i dati del panorama europeo delle startup.

Ma si parlerà anche di come si sta rimodellando la Silicon Valley, con Dave McClure, socio fondatore di 500 start, e di mercato unico digitale e privacy. Per chiudere con altri due importanti interrogativi: funzionerà mai davvero il rapporto tra startup e università? E che ruolo hanno le donne imprenditrici nell’Ue?

Se vuoi seguire passo passo l’evento più importante per costruire un ponte tra la Silicon Valley e l’ecosistema delle startup europee, collegati ai siti ufficiali dell’EID e del SEC2SV.

Come creare l'email perfetta: i consigli di Marco Massara [INTERVISTA]

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L’email marketing è uno strumento che, seppur, tradizionale continua ad essere sempre efficace.
Se non lo si utilizza nel modo giusto, però, il rischio di far finire tutti i nostri sforzi nella cartella cestino e/o spam è molto elevato.

Per questo motivo, abbiamo a Marco Massara, docente del Master in Web Marketing e Social Media Communication della Ninja Academy, di svelarci qualche segreto.

Cosa bisogna fare per creare email così perfette da aprirsi da sole?

Dura che si aprano da sole… Credo, comunque, che alla base ci stia la raccolta di dati ben profilati. Dati che consentano di segmentare e diversificare gli invii per essere meno irrilevanti (ricordiamoci che la nostra email arriva fra altre decine di email forse ben più interessanti per il nostro destinatario). Sempre chi riceve un’email si chiede: “Cosa c’è per me?”

Perché iniziare a raccogliere i dati per bene? Facciamo un piccolo esempio: se tra i miei obiettivi ho bisogno di contattare coloro che amano il colore viola e non ho raccolto questa preferenza all’inizio, il mio obiettivo è semplicemente irrealizzabile. Metti al posto del viola qualsiasi altra caratteristica del mio prodotto/servizio e non cambia nulla: l’obiettivo rimane comunque irrealizzabile.

Vuoi creare DEM e Newsletter perfette? Segui i consigli di Marco Massara [INTERVISTA]

Un secondo motivo alla base di DEM o newsletter più aperte è anch’esso indipendente da ciò che scrivo nell’email: non esistono solo i dati inseriti in una form di iscrizione. È falso pensare alla persona dall’altra parte come un elemento statico, il nostro destinatario si muove, è sempre e comunque in azione.

Allora i miei invii devono per forza tener conto delle azioni o degli eventi legati al destinatario: se ho sistemi per tracciare chi è vicino ad un mio negozio (anche a 2-3 Km come raggio), non gli manderò genericamente una promozione, cercherò di portarlo in negozio con un’email dedicata agli sconti e ai vantaggi presenti in loco.

Oppure: se al nord c’è il sole ed al sud piove non è indifferente: si tratta di eventi che fan parte del contesto del destinatario. Se so che le persone escono di meno quando piove, proverò a creare ed inviare loro via email un incentivo così forte da farle uscire di casa e, per i più pigri, invierò una promo online (magari solo al sud).

Il terzo fattore riguarda la chiarezza della value proposition, ma ne parleremo nel corso.

L’email marketing è uno strumento che continua a sopravvivere nonostante l’evoluzione degli strumenti di marketing online. Qual è il segreto della sua evoluzione?

La sua evoluzione è nel non aver evoluzione. 🙂
Rimane il posto più intimo di tutto l’ecosistema Internet: è la cameretta dove faccio entrare solo chi voglio io. Proprio per questo, in un mondo sempre più condiviso, l’email sopravvive: risponde ad un bisogno di intimità al quale gli altri canali non rispondono e che ci sarà sempre, anche fra 1000 anni.

Ci dai 3 consigli per creare una lista efficiente?

  1. Elenca e raccogli i dati dei quali veramente avrai bisogno (se non ti serve il cognome, non chiederlo! Se ti serve il numero di scarpe, chiedilo!).
  2. Cerca di chiarire tutte le finalità per le quali verrà usata l’email: farà più fatica ad andarsene.
  3. Double opt-in: chiedi conferma dell’iscrizione per aumentare la consapevolezza del destinatario. Fregare l’email velocemente e senza riscontri è direttamente proporzionale al futuro tasso di click sul bottone SPAM.

Quali sono gli errori più comuni che si commettono quando si tratta di email marketing?

Un errore che facciamo tutti è quello di ridurci all’ultimo giorno: l’operatività aziendale è forsennata e spesso non c’è neanche il tempo di fare bene tutti i controlli e scrivere con cura tutti i testi.

Il secondo errore comunissimo è non fare test A/B: spesso questa pecca è anch’essa causata da questioni di tempo ma molto più spesso il vero motivo è la mancanza di umiltà! Un test A/B non inganna: se i dati dicono che l’oggetto proposto dal Direttore generale performa un 30% in meno rispetto a quello scritto dalla donna delle pulizie, sul gradino più alto del podio c’è e rimane la donna delle pulizie!

L’ultimo errore è forse quello di non imparare, quasi mai, dai risultati: se ho tracciato tutto (aperture, click, orari, ecc.), dovrei usare questi dati per conoscere di più le persone che leggono le mie email. Questo è sempre molto importante.

Siamo curiosi, puoi darci qualche anticipazione sui temi che affronterai nel tuo modulo?

La sorpresa è sovrana! 🙂 Però, se hai letto gli argomenti qui sopra, secondo me un po’ lo hai capito.

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Sono il CPC: non trasformarmi in una vanity metric!

Cost Per Click (CPC) acronym business concept

Se stai facendo inserzioni a pagamento su Facebook di certo hai imparato a conoscermi. Ogni tanto ad amarmi, molto spesso a odiarmi, sempre a combattere contro di me. Sono il cippiccì, o meglio il Costo Per Click: in parole povere sono il prezzo che paghi a Facebook quando qualcuno clicca sulle tue ads.

Quando crei una campagna di marketing puoi infatti scegliere fino a quanto per te è conveniente pagarmi oppure, sperando sia la tipologia di ads giusta per farlo, scegliere di pagare in base a un costo (ottimizzato o meno) per 1.000 impressions (CPM).

Anche quest’opzione però ti porterà ad avere un CPC medio che ti troverai a valutare, quindi non hai scelta: sono sempre io il tuo incubo, il valore che può farti fare la differenza tra guadagnare o bruciare soldi!

LEGGI ANCHE: Digital Marketing: 4 + 1 formule economiche indispensabili per ottimizzare la strategia aziendale

Sono meglio del CPM?

Me lo chiedono tutti e la risposta è, come spesso accade, dipende; questa scelta varia in base al target della tua campagna ads, alla tipologia di inserzione, e a come pensi di monetizzare successivamente il tuo investimento pubblicitario. Ti faccio qualche esempio.

Vuoi fare arbitraggio?

Se hai un portale di news virali che campa con i banner di Adsense (o altri programmi simili, è indifferente), il tuo obiettivo è lanciare un post-link che diventi virale e che quindi produca un’ enorme mole di click a un prezzo bassissimo. Non sono io quello che fa per te, perchè non pagherai mai un click così poco da poter essere conveniente. Con l’oCPM, e un contenuto adatto, potresti pagare un click 0.001€ o meno. Con me, scordatelo!

Vuoi vendere un corso per specialisti che costa 1.000€?

Difficilmente in questo caso la tua ads può essere “social”, e visto che hai un pubblico anche abbastanza ristretto probabilmente non ci saranno grossissime discrepanze tra me e l’oCPM. Visto che però hai un costo limite per acquisizione abbastanza definito, potresti scegliermi in modo da stimare a priori il valore soglia tra costi e benefici, e di conseguenza bloccare le ads quando non sono più convenienti.

Stai facendo una campagna click to website ad alto budget, su un nuovo target?

Dovresti scegliere me. Con il CPM paghi molto caro qualsiasi errore di target o creatività: rischieresti di bruciare soldi in pochissime ore, con ads che vedono tantissime persone ma che in realtà non si fila nessuno. Fissa un parametro CPC limite, e rilassati. Se ti accorgi che l’inserzione funziona e ha riscontri, puoi sempre fare un esperimento successivo col CPM.

Vuoi fare interazioni con una foto/video emozionale?

Lasciami perdere: scegli un contenuto davvero bello e seleziona il mio amico oCPM. Prima però magari fai qualche test con budget di prova minimi, e via via scala l’investimento verso l’alto.

Insomma ogni prodotto necessita di un’analisi simile. Falla sempre, e ti renderai conto che è più facile di quello che sembra.

Che rapporto ho col CTR?

Anche il CTR è una metrica temuta e ammirata da tutti, molto spesso a sproposito. Se fai ads pagando per click, il fatto che tu abbia un CTR alto o basso cambia veramente poco la tua strategia: può essere un sintomo di un post più o meno accattivante per l’utenza che hai scelto, ma non è detto che una creatività a CTR migliore si tramuti in risultati finali migliori.

Ipotizziamo che vuoi acquisire lead per uno studio dentistico, e fai un A/B test di ads che puntano a una landing page con un contact form:

Ipotesi A
creatività: un rassicurante dentista che sorride
copy: prenota ora il tuo consulto, e risparmi il 20%
target: persone che hanno messo mi piace a “Mentadent”

Ipotesi B
creatività: Emily Ratajkowski (ctrl+c –> ctrl+v) in bikini su una poltrona da dentista
copy: vorresti trapanarmi tutta? Scopri come…
target: persone che hanno messo mi piace a “Milf porcelline”.

C’è bisogno di specificare quale ads avrà più click (probabilmente a un prezzo più basso) e CTR migliore, e quale ads invece porterà risultati di acquisizione migliori?

LEGGI ANCHE: Come sfruttare i vantaggi del “pubblico personalizzato” nelle Facebook Ads

Cosa mi fa arrabbiare?

Smetti di pagare per click che non ti servono!

Se fai ads a CPC devi aver ben chiaro un concetto banale: hai deciso di pagare ogni volta che la gente clicca su una tua ads!

Non prima, non dopo, non quando è successo qualcos’altro:
Un utente clicca…tu paghi.
Un utente clicca, va su una pagina non curata nei dettagli, e la chiude…tu hai già pagato!
Un utente clicca, va su una pagina che non è dell’argomento che credeva, e la chiude…tu hai già pagato!

Ecco perché è fondamentale non perdere clienti (per i quali, se non l’hai ancora capito, hai già pagato!) nei vari livelli del funnel di conversione.

Ecco perché chi clicca su una tua ads deve avere perfettamente chiaro cosa troverà dopo: non occorre che tu riceva migliaia di click, ma cerca di ricevere il più possibile quelli utili.

Smetti di voler abbassare in ogni modo il mio costo!

Una volta che le inserzioni sono partite, gli ads manager sentono il bisogno di ottimizzarle: è tutto sommato una cosa buona e giusta! Però a volte meccanicamente selezionano quelle a CPC maggiore e le stoppano pensando “perchè devo pagare di più?“.

Oppure creano nuove ads, con nuovi target/copy/creatività esasperando i concetti espressi, per cercare di portarmi da 0.10€ a 0.09€: solo dopo i nostri eroi scopriranno che per risparmiare 3€ hanno bloccato le uniche ads che portavano risultati!

Ecco perchè è fondamentale avere un riscontro tangibile diretto tra click e conversione: non fermarti a quanto costa un click, ma valuta quanto ti costa una conversione finale; prova ad usare i pixel di Facebook, o link tracker di piattaforme esterne, e monitora questo risultato per ogni ads.

Se non puoi farlo (dai… trova un modo!) almeno applica il buon senso: definisci bene il tuo target e non preoccuparti se ha un costo maggiore. Perchè magari avrai anche un risultato migliore!

CPC non vuol dire Ce l’ho Più Corto, è molto meglio pagare il giusto per avere un target di qualità, perché se vendi mele, fai vedere la pubblicità a chi ama le mele! Poco importa se gli amanti dei gatti ti costano meno... loro probabilmente non compreranno le mele!

Insomma smetti di provare a stravolgermi o abbindolarmi solo per risparmiare o farti bello coi tuoi colleghi: quello che conta non sono io, ma il raggiungimento del risultato finale: in poche parole non trasformarmi in una vanity metric!

Facebook, Twitter, Instagram: le novità social media della settimana #NinjaSocial

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Vi siete disconnessi un attimo? Non fatevi assalire dall’ansia!

Nel caso ve le siate perso, in questo articolo troverete le principali novità di Facebook, Twitter e Instagram.
Spoiler alert: la messaggistica sembra essere un terreno di scontro importante per tutti e tre i social. Ma andiamo con ordine.

Facebook

Facebook ha introdotto in passato la possibilità, per i fan, di inviare messaggi alle pagine che seguono. Ed ecco che per facilitare il compito di chi le amministra, viene data la possibilità di creare e salvare delle risposte. Uno strumento per risparmiare tempo e migliorare la soddisfazione dei proprio fan.

In una continua battaglia sul fronte video, specialmente con Youtube, Facebook viene superato però da Snapchat per numero di visualizzazioni giornaliere:  sono state ben 4miliardi i video visti in quest’ultimo.

Ad inizio agosto il social di Zuckerberg  annuncia Live, un modo per far interagire le celebrità con i propri fan attraverso video in diretta.

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Con la app Mentions, anche questa lanciata da poco, Facebook intende facilitare i fan che vogliano semplicemente dimostrare il supporto ai loro beniamini, o ricevere tutti i aggiornamenti.

Le celebrità potranno utilizzare questa app per seguire cosa dicono i fan ed unirsi alla conversazione, condividendo aggiornamenti di stato, foto, video o tenendo sessioni di Q&A dal vivo. Simile agli Hangout di Google, l’accesso alla pubblicazione di contenuti è riservato agli amministratori di una pagina verificata.

Su Facebook le novità e gli annunci sono continui e insieme a quelli riservati agli sviluppatori (Facebook rilascerà un nuovo kit di sviluppo per iOS9) ci sono quelli per chi, sulla sua piattaforma, deve promuovere il proprio business.

Sono iniziati infatti i test per i nuovi formati di ad ottimizzati per mobile, in cui potranno essere utilizzati diversi tipi di media (tra cui i video) e con cui gli utenti potranno interagire dopo il clic.

Twitter

Twitter dopo una lunga attesa ha finalmente rimosso il limite dei 140 caratteri per i messaggi diretti tra utenti. Il nuovo limite è di ben 10.000 caratteri: dovrebbero soddisfare la maggior parte degli utenti!

Twitter non resta fermo e sperimenta nuovi strumenti per arricchire video e foto da pubblicare. In occasione dei video music award di MTV ha infatti messo a disposizione di alcuni personaggi famosi, come Taylor Swift, nuove funzionalità di editing dei video e foto.

 

Sul fronte della pubblicità anche Twitter non sta fermo e nel corso dell’estate ha fatto ben 4 annunci molto interessanti su questo fronte:

  1. Targeting basato sugli eventi: si può mirare la pubblicità in base all’interesse dimostrato dagli utenti per un evento tra quelli che Twitter ha a calendario.
  2. Ads Editor: uno strumento per gestire al meglio le pubblicità, con la possibilità di scaricare e aggiornare le campagne offline, utilizzando Excel.
  3. Nuovi obiettivi di campagna: è ora possibile fare offerte mirate non più soltanto al clic su una app, ma specificamente alla sua installazione.
  4. Nuovi formati: Il network di publisher twitter cambia nome (da Twitter publisher network a Twitter Audience platform) e si arricchisce di nuovi formati, inclusi i video.

Instagram

Instagram rinnova la messaggistica introducendo più di una novità. Quella più rilevante ed evidente è l’aggiunta delle catene di messaggi: I messaggi, come in Facebook messenger, sono disposti in thread per rendere più facile la navigazione nella conversazione.

L’invio di un messaggio è stato inserito come possibile modalità di condivisione di una foto, sotto cui troverete, d’ora in poi, la freccia curva che permette di usufruire di questa nuova caratteristica.

 

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Una rivoluzione per Instagram è stata anche l’introduzione del formato rettangolare per le foto. Una novità introdotta alla fine di agosto e che causa divisioni, discussione e timori, specialmente tra gli Igers più attivi. LEGGI ANCHE: Instagram: arriva il formato rettangolare e gli Igers si dividono.

Su Instagram infine, dopo l’annuncio fatto il mese scorso dal CEO Kevin Systrom cominciano a comparire le prime pubblicità anche in Italia.

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Settembre, il vero capodanno italiano per alcuni, inizia veramente con tante novità interessanti e utili, che impongono tattica, pianificazione, analisi, come ci suggerisce Monica Tarricone, nell’articolo Social Media Marketing: le ultime statistiche relative al 2015.

Con Foodography la foto è servita

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Siete dei Foodstagram addicted?  Non riuscite proprio a fare a meno di scattare le foto ai piatti che avete preparato o che vi sono stati serviti per poi condividerli sui social? Gli Hastag #food #foodie e #foodporn sono il vostro pane quotidiano?

LEGGI ANCHE: 60 milioni di dollari per Zomato, l’app per la ricerca dei ristoranti

Se avete risposto sì ad almeno una di queste domande notizia interessante in arrivo per voi, nasce Foodography, un progetto che combina l’arte del cibo con la fotografia, pensato per tutti gli instagram addicted.

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La trovata geniale di cavalcare l’onda di quella che è la passione di molti per la food fotography è di due ristoratori israeliani, Catit e Carmel Winery, che hanno introdotto nella loro storica enoteca di Tel Aviv una linea di piatti “speciali”, realizzati dal designer della ceramica Adi Nissani, che permettono di scattare delle foto splendide semplicemente utilizzando lo smartphone.

Ad ognuno il suo piatto

I piatti sono stati concepiti per venire in aiuto di tutti gli appassionati non professionisti, studiati nel dettaglio, fungono da sfondo delle foto e sono stati realizzati con materiali innovativi che evitano il crearsi di ombre e riflessi di luce.

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La linea prevede vari modelli, ognuno dei quali risponde ad una particolare esigenza e all’obiettivo fotografico finale che si vuole raggiungere, alcuni presentano un design più morbido con uno spazio per fissare il telefono, altri sono girevoli per immortalare il piatto da diverse angolazioni e perché no fare anche dei video panoramici.

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Il loro utilizzo è molto semplice e intuitivo, basta fissare il dispositivo mobile nell’apposito spazio creato per contenerlo all’interno del piatto, scattare e la foto è servita!

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Per il lancio di Foodography è stato realizzato un evento, una cena gourmet che ha visto coinvolti opinion leader di settore, grandi chef, critici, food blogger e alcuni fortunati clienti. Durante il corso della serata gli ospiti oltre a gustare i deliziosi piatti dello chef Meir Adoni, il quale ha studiato un menù ispirandosi al colore rosso del vino, hanno vissuto un’esperienza volta alla scoperta della Foodfotography unica nel suo genere. Per l’occasione la Carmel Wineries ha ingaggiato il fotografo professionista Dan Peretz che ha svelato alcuni trucchi e consigli su come fotografare al meglio il cibo, e ha guidato nei loro scatti tutti i commensali, ovviamente dotati di piatto e smartphone in mano.

Immancabile l’hastag ufficiale dell’evento #fdgr, con il quale le foto della serata e dei piatti hanno fatto il giro della rete, regalando popolarità e pubblicità al ristorante che dopo l’evento sembrerebbe aver acquisito maggior valore di mercato.

Un’idea senza dubbio originale, capace di sfruttare i trend del momento quali social, fotografia e food, ovviamente la cosa non è passata inosservata agli occhi di tutti gli instagramers del mondo, questo vorrà forse dire che l’esperienza si ripeterà da qualche altra parte e che nel futuro del progetto Foodography si prospetta un’espansione internazionale?

Social media: 5 trend per prevedere il loro futuro

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Fino a relativamente poco tempo fa stavamo assistendo alla rivoluzione di Twitter e nelle sale cinematografiche usciva la biopic di Mark Zuckerberg, “The Social Network” (di David Fincher), prodotta anche per la strabiliante cifra di 500 milioni di utenti raggiunta da Facebook. Parliamo del 2010. Oggi gli iscritti al social network più visitato al mondo sono 1,3 miliardi, una decina di giorni fa i server hanno registrato il record di 1 miliardo di utenti attivi nell’arco di 24 ore, e il panorama dei social si è allargato a dismisura: c’è Pinterest per gli amanti del fai-da-te, LinkedIn per i professionisti (nato prima di Facebook, ma solo negli ultimi anni è davvero uscito dalla sua nicchia), Tumblr e Snapchat per i millennial, e Instagram ormai è la pietra miliare di ogni appassionato di fotografia (e di cibo, se possiamo 😉 ).

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Non si tratta più di reti, ma di comunicazione di massa: la pubblicità si sta spostando tutta sulle piattaforme di social media e le tendenze cambiano a una velocità incontrollabile.

Perciò facciamo il punto – anzi 5: dove stiamo andando?

1 – Il pubblico di Facebook sta crescendo

Adweek ha pubblicato un’infografica che mostra in maniera dettagliata le demografiche previste sui social per il 2016. Non stupisce vedere Facebook ancora sul primo gradino del podio, ma la novità è costituita dagli utenti maggiori di 65 anni, che si prevede aumenteranno del 7,6% (la percentuale d’aumento maggiore tra tutte le fasce d’età). Un altro dato riguarda gli utenti tra i 18 e i 24 anni: continueranno a diminuire, come avviene da un paio d’anni a questa parte.

L’ampliamento delle demografiche sulla piattaforma sta portando a un continuo aumento della targetizzazione, sempre più precisa. Soprattutto per i brand piccoli che normalmente non potrebbero competere con i giganti del mercato, ora più che mai è il momento di potenziare la propria presenza social.;agli utenti non interessa quanto sei grande, ma la qualità dei contenuti. Una cosa è certa: è sempre più facile trovare proprio chi si sta cercando.

2 – Il futuro è mobile

Lo scorso marzo, per la prima volta, le quattro maggiori app di messaging istantaneo (Whatsapp, Facebook Messenger, WeChat e Viber) hanno avuto lo stesso numero complessivo di utenti attivi dei quattro maggiori social network (Facebook, Twitter, LinkedIn e Instagram).

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L’ennesima prova che l’utenza si sta spostando sempre di più verso la fruizione in mobilità dei servizi e delle piattaforme di comunicazione. Chi lavora con gli analitics lo sa da tempo: il traffico da desktop continua a scendere, mentre gli smartphone e i tablet continuano a salire. E anche chi i servizi li fornisce lo sa bene. Non è un caso se numerose testate stanno facendo sempre più uso della funzione Discover di Snapchat – e questo è solo un esempio.

3 – I social sono i nuovi motori di ricerca

Google è sempre lì in cima, ma se si parla di informarsi su prodotti e servizi le abitudini degli utenti stanno cambiando con l’utilizzo di nuovi canali oltre al motore di ricerca. L’88% di consumatori online sono influenzati dalle recensioni di altri utenti.

YouTube e Facebook sono le piattaforme preferite quando si tratta di trovare prove e recensioni dei prodotti più svariati, su Twitter basta fare una domanda con l’hashtag giusto per ricevere risposta, e Yelp e Swarm hanno sempre un consiglio utile quando si tratta di mangiare.

4 – La nuova politica

Il tweet è la pillola più veloce in assoluto per scoprire cosa succede in ogni istante nel mondo: oggi, il 63% degli utenti si affida a Twitter e Facebook per rimanere aggiornati sugli avvenimenti intorno al globo. Ed è proprio per questo che i social sono il nuovo campo di battaglia della propaganda politica. I tempi del dibattito TV – in Italia arrivato tardi, tra l’altro – sono quasi passati.

Adesso bastano 140 caratteri a stravolgere i consensi, la classica foto del candidato col bambino di turno ormai finisce su Instagram insieme a tanti altri selfie.

5 – Personalizzazione totale

Chi ha un business non ha mai avuto accesso a così tante informazioni sulle preferenze dei clienti; ogni loro click d’altronde comporta la raccolta di un nuovo dato. Grazie ai big data è sempre più facile personalizzare i servizi e le offerte nei confronti dei consumatori, e questo livello di precisione è ciò che crea esperienze uniche e relazioni dirette, la vera manna di chi vuole costruire una cultura vera e propria intorno al proprio prodotto.

E tu, cosa ne pensi? Cosa ci aspetta dal futuro dei social?

La lista dei migliori Laptop da Gaming del 2015

Cerchi un portatile, che ti permetta di giocare agli ultimi titoli disponibili sul mercato ad un buon frame rate e senza rinunciare alle meraviglie grafiche della NextGen? Sai che esistono laptop costruiti in base alle esigenze degli hardcore gamer? Nell’articolo di oggi, ti illustrerò quelli che reputo i migliori portatili da gaming del 2015.

I laptop da gaming sono concepiti per offrirti la migliore esperienza di gioco possibile, e non solo. Infatti, sono ottimi per eseguire calcoli piuttosto pesanti, come quelli richiesti dal rendering 3D o dal video editing e, avendo display Full HD, sono perfetti per guardare i tuoi film o le tue serie tv preferite.

Contrariamente ai notebook tradizionali dove taglia, peso, surriscaldamento e rumore, rappresentano i fattori chiave al momento dell’acquisto, i laptop da gaming ruotano attorno a due caratteristiche: performance e prezzo.

hardware laptop gaming

Anatomia di un Alienware 15

La cosa che devi, comunque, considerare al momento dell’acquisto è: quanto durerà il tuo nuovo gioiellino? Un upgrade all’hardware del tuo desktop è semplice. Costoso, ma semplice. Un miglioramento delle componenti di un laptop non sempre risulta possibile, ergo cerca di acquistare guardando principalmente il comparto tecnico. Non lasciarti né abbagliare dal marchio, né abbindolare dal look. Ricorda quanto detto prima: ai laptop da gaming non importa tanto apparire.

Dopo questa lunga, ma necessaria premessa, ecco i tre migliori laptop da gaming del 2015.

N.B. Ho avuto modo di testare ogni singolo laptop citato. Avere degli amici, che condividono la tua passione per il gaming, ha i suoi vantaggi!

Acer Aspire V Nitro Black Edition

Acer Aspire V Nitro Black Edition

L’Acer stupisce con questo ottimo notebook. Ha un look smart e il costo non è proibitivo. Compreso nel prezzo uno schermo IPS full HD da 17 pollici, una qualità del suono sorprendente e altre chicche extra. Una di queste è la camera 3D RealSense della Intel, con la quale è possibile trasformare lo schermo del tuo laptop in un touchscreen. Disponibile con Windows 10, il giocattolino di casa Acer è una buona macchina di fascia media. Ho avuto modo di provare il nuovo GTA V, un titolo non proprio leggero con un porting ancora non ottimizzato a dovere, ottenendo i seguenti risultati:

  • Risoluzione 1366×768, dettagli medi: 72.1 fps
  • Risoluzione 1920×1020, dettagli medi: 40.1 fps
  • Risoluzione 1366×768, dettagli alti: 28.1 fps

Caratteristiche tecniche:

  • Schermo IPS Full HD da 17 pollici
  • Processore Intel Core i7-4710HQ
  • Scheda video Nvidia GeForce GTX 860M
  • Intel RealSense 3D camera

Prezzo: € 1.014,99

Punteggio complessivo: 7.5

Asus ROG G751JL

Asus ROG G751JL

Il portatile Asus è caratterizzato da un design unico, che può non mettere tutti d’accordo. Su una cosa però non c’è da discutere: le prestazioni termiche di questo laptop sono eccellenti. Questo è dovuto, anche e soprattutto, alla grandezza, che gioca un ruolo fondamentale (maggiore spazio significa ventole più grandi). Il prezzo è leggermente alto, ma le performance riescono ad eclissare questo piccolo neo. I test effettuati su questo laptop, hanno portato i seguenti risultati (titoli di riferimento Bioshock Infinite, Battlefield 4 e Crysis 3):

  • Bioshock Infinite → risoluzione 1920×1080, dettagli ultra: 30.1 fps
  • Battlefield 4 → risoluzione 1920×1080, dettagli medi: 40.1 fps
  • Crysis 3 → risoluzione 1920×1080, dettagli bassi: 25.1 fps (Crysis 3 è la pesantezza #sallo)

Caratteristiche tecniche:

  • Schermo IPS Full HD da 17.3 pollici
  • Processore Intel Core i7-4720HQ da 2.6GHz
  • Scheda video Nvidia GeForce GTX 965M
  • Hard Disk SSD da 1TB
  • 12 giga di RAM

Prezzo: € 1.337,65

Punteggio complessivo: 8.0

Alienware 15

Alienware 15

Uno dei computer portatili da gioco migliori sul mercato, l’Alienware 15 è elegante, costruito con materiali d’eccellenza – una scocca in fibra di carbonio e alluminio – e, per quello che riesce ad offrire, mantiene anche un prezzo ragionevole. Ha uno schermo Full HD da 15.6 pollici dai colori brillanti, una tastiera retroilluminata e un trackpad che sfiora la perfezione. Inoltre, essendo un prodotto Alienware, è possibile modificarne a piacimento quasi ogni componente hardware: RAM, scheda video e processore.

Se parliamo di prestazioni, ha superato ogni mia aspettativa, regalandomi i seguenti risultati in termini di frame rate:

  • Bioshock Infinite → risoluzione 1920×1080, settaggi ultra: 71.1 fps.

Mostruoso. Non credo serva aggiungere altro. Per un laptop, sono davvero numeri da capogiro.

Caratteristiche tecniche:

  • Schermo IPS Full HD da 15.6 pollici
  • Processore Intel Core i7-4710HQ
  • Scheda video Nvidia GeForce GTX 970M
  • 8 giga di RAM

Prezzo: a partire da € 1.399,00

Punteggio complessivo: 9.0

Conclusioni

Questi erano i tre computer portatili da gioco, che mi sento di consigliarti per ottenere il massimo dalla tua esperienza ludica. Tu, quali credi siano i migliori laptop del 2015? Scrivimi nei commenti.

YouTube: arriva la versione a pagamento?

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Era una delle certezze su cui sono cresciute generazioni di star del web, e ora tutto sta per cambiare: una versione a pagamento YouTube si fa sempre più vicina e dovrebbe essere lanciata (affiancando l’attuale versione free) verso la fine del 2015.

Con la sottoscrizione si potrà evitare la pubblicità e salvare video offline, anche se sicuramente l’aspetto più interessante dal punto di vista degli utenti è la possibilità di accedere a contenuti esclusivi.

Secondo quanto riportato da The Verge  infatti il servizio è rivolto ai creatori di contenuti più popolari che riceveranno il 55% dei ricavi in base al numero di visualizzazioni da parte dei loro abbonati.

LEGGI ANCHE: Facebook o YouTube? Ecco la guida per scegliere

Se gli YouTubers più famosi dovranno affrontare il dilemma tra visibilità e un nuovo canale di monetizzazione, questa soluzione in realtà sembra perfetta per la distribuzione di contenuti da parte di case di produzione e videmaker affermati, o anche per le star della musica come Taylor Swift fuggite da Spotify. Non dimentichiamo che YouTube resta la più grande piattaforma musicale del web, e probabilmente proprio per i video musicali sarà previsto un’abbonamento a prezzo ridotto, insieme ai programmi per bambini.  Un’ottima pensata che potrebbe però non avere l’effetto desiderato in Italia, dove il pubblico è composto da giovanissimi che non hanno un’ampia autonomia finanziaria.

Il prezzo medio dovrebbe essere sui 10 dollari al mese.

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Dopo Music Key, il servizio di streaming che unisce i video di YouTube e i brani di Google Play Unlimited, sembrerebbe che Google voglia entrare in competizione con le piattaforme di streaming come HBO Now e Netflix. Ma a pensarci bene, con l’integrazione in dispositivi come l’Apple Tv, in realtà Google entra in competizione con tutti i broadcaster non solo quelli online. L’offerta di YouTube infatti comprende anche il noleggio film e il live streaming di eventi e competizioni.

Secondo te il pubblico come accoglierà questa novità? Dicci la tua!

Da dove si parte per creare una digital strategy efficace?

Approcciare per la prima volta alla progettazione di una digital strategy è un momento che tutti abbiamo vissuto in ufficio per la prima volta. Non sempre però gli strumenti a disposizione sono stati quelli giusti. A volte ciò che manca è proprio da dove partire!

Per questo abbiamo lasciato la parola a Miriam Bertoli, docente del Master in Digital Marketing di Ninja Academy.

Devo progettare una Digital Strategy da zero: da dove devo partire?

Dagli obiettivi e dalle persone. Per obiettivi intendo obiettivi di marketing e di business dell’azienda, dell’organizzazione o del professionista per cui stai progettando la digital strategy. Che cosa si propone di ottenere? Vuole aumentare il fatturato entrando in nuovi mercati o punta a consolidare la posizione su un mercato in cui è già presente, aumentando la componente di fatturato per servizi a clienti esistenti? E così via. Una strategia digitale risponde sempre a degli obiettivi.

Le seconda componente da cui partire, invece, sono le persone, i clienti – ma non solo – che voglio raggiungere e coinvolgere. Chi sono? Che aspettative hanno? Che abitudini digitali hanno? Sia gli obiettivi che le persone esistono ed evolvono online e offline, nel mondo digitale e in quello cosiddetto reale. La digital strategy, di conseguenza, è intimamente innestata in una strategia complessiva che integra gli strumenti digitali con quelli “tradizionali”.

E quali sono gli elementi che non possono mancare?

master digital marketing

Gli elementi che non possono mancare sono due: testing e misurazione. Testare una strategia di coinvolgimento digitale dei clienti e dei prospect in occasione di una fiera, per esempio, prima di estenderla a tutti gli eventi. Testare più oggetti per una email e poi inviare quello più efficace a tutto il database, testare con pochi utenti le bozze del nuovo sito, primo di completarlo e pubblicarlo. Abbiamo l’opportunità di procedere per gradi, sfruttiamola. Per molti strumenti, inoltre, testare è l’unica via: nessuno ha in mano la risposta su “come andrà”, perché è lo strumento stesso ad essere nuovo e mancano i dati di benchmark (pensiamo a Facebook che sta lanciando lo streaming video con Mentions).

Misurare è il secondo elemento di ogni strategia vincente, strettamente connesso con il testing. La mia indicazione per cominciare è pochi indicatori, integrati, usati per prendere decisioni e rivedere se necessario la strategia stessa.

PMI: come si matchano budget basso e strategie efficaci di web marketing?

corso digital marketing

Attenzione a non confondere PMI solo con le microimprese e budget necessariamente bassi. Sotto all’etichetta Piccole e Medie Imprese ci sono aziende che fatturano fino a 50 milioni di euro. Sgombrato il campo da questo equivoco piuttosto diffuso, quello che spesso manca nelle PMI italiane è la conoscenza delle potenzialità del marketing digitale. Da qui discende la difficoltà a dedicare a questa componente del marketing – ma al marketing in generale, a onor del vero – un budget significativo.

La mia indicazione è andare per gradi: partire se necessario da un budget ridotto – su una attività di piccole dimensioni, attenzione, non diluito su tutto quello che avremmo voluto attivare – e crescere man mano portando evidenza dei risultati.

Il tuo ultimo libro Web marketing per le PMI è dedicato alle piccole e medie imprese. Cosa consigli agli imprenditori che si stanno affacciando al mondo del web marketing?

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Intanto faccio loro i complimenti, il digitale è il presente per molte imprese e sarà il futuro per tutte. Non mi riferisco solo al marketing digitale, ma a tutte le innovazioni che le tecnologie digitali permettono. Poi, il primo consiglio che do loro, nel mio lavoro di tutti i giorni, è quello di costruirsi delle competenze di marketing digitale di base.

L’obiettivo del mio libro, che ho voluto rafforzare nella seconda edizione uscita da poco, è anche questo: dare a tutti i professionisti e imprenditori uno strumento semplice ed efficace per entrare in questo mondo, fatto di dinamiche nuove, di termini inglesi e di offerte di servizi non sempre trasparenti. Avere delle competenze di base – acquisite con letture, corsi, studi, esperienze su piccoli progetti personali – permette di avere un rapporto migliore con i fornitori di servizi, valutare quale sia la scelta più adatta per la propria azienda (strutturarsi con specialisti di digital marketing all’interno? Acquistare tutto all’esterno?), fare un’analisi dei risultati.

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