Come Jeep ha trovato la canzone giusta per lanciare la nuova Renegade

La comunicazione delle aziende produttrici di automobili si è evoluta negli anni, indirizzandosi progressivamente verso una valorizzazione del prodotto di tipo sempre più emozionale. Ciò è vero soprattutto per le automobili di medio-alto valore, ma questo approccio comincia ad affermarsi anche nel caso di veicoli di valore inferiore.

Fiat Chrysler ci ha abituati da tempo all’utilizzo, all’interno dei suoi spot, di sottofondi musicali pensati per attirare l’attenzione e l’interesse del consumatore, tramite un’azione diretta e mirata sul suo coinvolgimento emotivo.

Con il lancio della nuova Jeep Renegade, l’azienda italo-americana ha deciso di passare allo step successivo: lo sviluppo di una campagna mediatica music-driven, ossia fondata su una solida sinergia tra messaggio da comunicare, spot e musica dello stesso.

Il brand Jeep, su iniziativa del CMO di Fiat Chrysler Olivier Francois, ha stretto infatti una partnership con Interscope Records, azienda discografica statunitense, insieme alla quale ha deciso di costruire una campagna di comunicazione basata sulla canzone Renegade della band X Ambassadors.

Come afferma Steve Berman di Interscope Records, Francois ha chiesto loro di fornirgli una canzone che potesse rappresentare il tema e lo spirito del lancio della nuova Jeep Renegade. La cosa curiosa è che gli X Ambassadors avevano già cominciato a lavorare a qualcosa di molto simile e ciò potrebbe aver fatto la fortuna di entrambe le parti in campo.

Francois ha infatti affermato che, se avesse dato un brief a un’agenzia per la realizzazione di quella canzone partendo da zero, quasi certamente il risultato non sarebbe stato altrettanto soddisfacente.

Il tentativo della campagna è ovviamente quello di coinvolgere e attrarre il target principale per cui Jeep Renegade è stata pensata e realizzata: i millennial con redditi medio-alti, single o giovani coppie, in genere con una buona istruzione e propensione all’avventura. Per fare ciò lo spot cerca di toccare delle corde particolarmente sensibili per questi ultimi, scavando nelle loro emozioni e aspirazioni più profonde.

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Il testo della canzone esalta alcuni tra i principali valori che caratterizzano contemporaneamente sia il prodotto che il target: il coraggio di ribellarsi, di pensare fuori dagli schemi, di evadere dalla quotidianità, di esplorare, di innovare, di cambiare e di sognare.

La musica ritmata e minimalista completa e rende più armonioso il quadro complessivo dello spot. Il risultato finale, grazie anche a una serie di fortunate coincidenze (tra cui il titolo della canzone uguale al nome dell’automobile) appare autentico e organico, abbastanza vicino alla perfezione comunicativa.

Il concetto di millennial come renegade del nuovo millennio, appunto, è stato poi ulteriormente sostenuto attraverso iniziative di comunicazione secondarie (ma non per questo meno importanti) come quelle presenti sul microsito realizzato ad hoc da Fiat Chrysler.

Questa campagna ci permette infine di riflettere sul cambiamento nei rapporti tra mondo pubblicitario e musica intercorso nell’ultimo decennio. Se nel passato, infatti, erano più le aziende ad avere bisogno di band o cantanti come testimonial dei loro spot, oggi anche la musica trae vantaggio dagli stretti legami con la comunicazione televisiva o del web.

Startup e proprietà intellettuale, alcuni consigli utili

corso startup

Quanto è importante garantire la proprietà intellettuale per una startup?

La risposta è: moltissimo. La globalizzazione del mercato ha reso fondamentale proteggere la creatività delle imprese e considerato che il sistema aziendale italiano non può prescindere dalle grandi intuizioni, queste vanno tutelate al meglio possibile.

Quali strumenti possiamo utilizzare per proteggere e valorizzare la proprietà intellettuale delle startup?

Accordi di non divulgazione

Uno dei rimedi più semplici che qualsiasi azienda può adottare per assicurarsi la protezione della proprietà intellettuale è quello di richiedere a tutti i fondatori, dipendenti e fornitori di siglare un accordo di non divulgazione.

Questi accordi sono brevi, semplici e di solito contengono clausole di restrizione sulla divulgazione di informazioni riservate della società e sui divieti di utilizzo per scopi personali.

Nonostante la loro facilità d’uso e di accessibilità generale, molte aziende non riescono a ottenerli. Il mancato ottenimento di questi accordi può generare grosse difficoltà di protezione, in alcuni casi limite, può minacciare anche la redditività dell’azienda, quindi perseverate.

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Registrare ogni forma di proprietà intellettuale

Un secondo passo da non tralasciare assolutamente è quello di registrare tutto ciò che concerne la proprietà intellettuale di una società, questa strategia ci eviterà di dover correre ai ripari durante il periodo di progettazione o, peggio, di produzione, quando i tempi sono molto serrati.

Le aziende dovrebbero inoltre registrare nomi dei domini internet, i nomi degli account dei social media per rafforzare il marchio e monitorare al meglio l’uso che ne viene fatto.

Protezione dei sistemi informatici

Oltre ad assicurare la proprietà intellettuale attraverso le registrazioni, le aziende dovrebbero evitare gli accessi non autorizzati all’interno dei propri sistemi informatici.

È consigliabile utilizzare applicazioni di cloud storage sicuri e criptati, e-mail e trasferimento di file a pagamento (molti dei servizi gratuiti non danno alcuna sicurezza), richiedere ed utilizzare password adeguate sui computer e sui dispositivi e infine adottare e rispettare un criterio sicuro di conservazione dei documenti. Molte aziende, startup in particolare, non riescono a prendere le misure adeguate per proteggere i loro sistemi informatici, credendo erroneamente che i costi per questi semplici strumenti siano proibitivi. Quasi tutte le operazioni sopra descritte in realtà costano molto poco.

Accordi con ex dipendenti e proprietà intellettuale

Uno dei modi migliori per proteggere la proprietà intellettuale è quello di garantire che i migliori dipendenti continuino a lavorare in azienda; è chiaro che costringere i lavoratori a restare con una società è impossibile, ma attraverso un approccio equo e ragionevole e la creazione di un ambiente di lavoro positivo, metà del lavoro è stato fatto.

Tuttavia può succedere che un ex dipendente faccia un uso improprio delle informazioni apprese in azienda; quest’ultima deve cercare di ottenere da parte dei dipendenti un accordo di non concorrenza e di non divulgazione nel periodo successivo alla cessazione del rapporto di lavoro, nella misura consentita della legge.

Tutti questi suggerimenti sono inutili se un’azienda non riesce a inculcare ai propri dipendenti il valore e l’importanza della proprietà intellettuale. Uno dei modi più semplice è quello di adottare politiche aziendali mirate a promuovere il valore culturale attraverso la formazione del personale, soprattutto nei neoassunti.

The Superhero Project: bambini con esigenze particolari si trasformano in supereroi [INTERVISTA]

the superhero project

Fotografare l’essenza senza badare ai limiti fisici, è questo l’obiettivo di The Superhero Project: una serie di scatti di una super mamma fotografa, armata di macchina fotografica, che è riuscita a catturare la forza e il sorriso di bambini con esigenze speciali ritratti non come portatori di handicap ma come super eroi.

Questo progetto nasce inizialmente per raccontare il coraggio, la forza ed il sorriso del suo piccolo Apollo, affetto da una sindrome cardiaca e sottoposto a diversi interventi chirurgici, ma ci sono tante altre storie che Renee ha deciso di raccontare attraverso i suoi scatti. C’è la piccola Victoria, nata con una gamba più corta dell’altra, Cody, nato con un cromosoma di troppo, Melanie che soffre di autismo, Avery, operata diverse volte al cervello e molti altri piccoli eroi che affrontano ogni giorno una sfida senza smettere mai di sorridere e di giocare come tutti i bambini.

the superhero project fotografie

Cody

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Renee ha 39 anni, è sposata da almeno 20 ed è mamma di 14 figli (di cui 5 adottati) e birth photographer. L’abbiamo contattata per approfondire con lei il suo incredibile progetto, ecco quello che ci ha raccontato.

Ci parli del concept di The Superhero Project? Come hai iniziato a scattare queste foto?

Il concept è venuto da me quasi per caso. Avevo deciso di scattare alcune foto al nostro figlio più piccolo, Apollo, vestito come un super eroe. Il 2012 è stato un anno davvero turbolento per Apollo. A gennaio, all’età di 18 mesi, gli è stato diagnosticato un difetto cardiaco (un doppio arco artico). A marzo è stato operato al cuore, a maggio gli è stato inserito un sondino per l’alimentazione artificiale nello stomaco e in ottobre è stato operato di nuovo al cuore. Volevo fare qualcosa per farlo sentire forte e potente. Ad Apollo è piaciuto posare per me ed adora le immagini finali. Quando ho visto la sua reazione, ho deciso di fare queste sessioni per altre famiglie.

Apollo

Apollo

Come scegli quali bambini fotografare?

Segnalo semplicemente su un gruppo di supporto locale per bambini con esigenze particolari che sto cercando bambini per questo progetto, e le famiglie rispondono molto positivamente.

Melanie

Tra tutti i bambini che hai fotografato, quale storia ti ha colpito particolarmente?

Tutti i bambini sono incredibili lottatori. Avery ha avuto interventi multipli al cervello, Cody ha la sindrome di Down ed è stato cresciuto da una mamma single, Melanie e Mila hanno una comunicazione verbale limitata. Tutti i bambini mi hanno toccata.

Victoria

Avery

Ci racconti qualche episodio divertente durante i momenti di backstage?

Rideresti sicuramente se tu mi vedessi fotografare alcune di queste sessioni. Per i bambini affetti da autismo ho dovuto letteralmente inseguirli intorno al mio cortile, lanciando palle con una mano e brandendo la mia macchina fotografica nell’altra solo per provare a farli guardare nella mia direzione. Alcune di quelle foto sono state scattate con me sdraiata a terra rotolando intorno o inseguendo i bambini…

Melanie

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Per il futuro ho in programma di continuare a scattare foto almeno fino a che i genitori vorranno. Adoro essere in grado di aiutare diffondendo la consapevolezza riguardo le condizioni di questi bambini e spero di stare già abbattendo alcune barriere!

Mila

Mila e suo fratello

Gestire il team marketing a distanza: i trucchi per ottimizzare il lavoro e non perdere tempo

team work
Oggi le aziende e i team hanno strutture molto più flessibili rispetto al passato: uno stesso gruppo di lavoro può collaborare allo sviluppo di un progetto nonostante i suoi membri siano dislocati in città, paesi, continenti differenti. A volte poi, anche vivendo nella stessa città, i membri di un team di progetto potrebbero avere orari e impegni diversi, tanto che risulta comunque poi difficile incontrarsi. Startupper, studenti, formatori ed esperti di settore, tutti prima o poi si sono trovati a dover gestire un team a distanza. Come si fa?

Wade Foster, co-fondatrice dell’americana Zapier, cha creato una vera e propria guida basata sull’esperienza diretta con la propria azienda: The Ultimate Guide to Remote Work.

We’ve found there are three important ingredients to making remote work, well, work: Team, Tools, and Process.

Team

Nella fase di recruiting è indispensabile trovare dei collaboratori che riescano a lavorare nonostante l’impossibilità di vedersi quotidianamente. Alcuni hanno bisogno di uno spazio sociale in cui lavorare e incontrarsi tutti i giorni e questo genere di persona potrebbe trovarsi in difficoltà a gestire il remote work.

Per questo vanno ricercati profili dei cosiddetti doers, persone attive e proattive che riescono a portare avanti il lavoro senza il bisogno di una supervisione continua. Altra caratteristica fondamentale è la fiducia: dobbiamo ispirarla ma dobbiamo anche provarla nei confronti di chi collabora con noi.

Strumenti

team work

Il web offre a project manager e team degli strumenti ormai indispensabili per coordinare il lavoro. Eccone qualcuno.

  • Slack è una sorta di ufficio virtuale. Invece di mandarsi decine di email e allegati difficili da ritrovare, con Slack è possibile utilizzare una chat diretta con il team in cui condividere documenti, spunti e immagini. Si possono inoltre creare stanze per evitare la confusione di una chat comune e suddividere il team in gruppi di lavoro funzionali. Esiste una versione gratuita ma per usufruire di alcune integrazioni è necessario fare un abbonamento, a partire da 6,67$/mese. Se Slack non vi convince esistono programmi alternativi come, ad esempio, HipChat e Flowdock.
  • Tuttavia è necessario anche comunicare a voce, con una telefonata o una video-chiamata. Oltre a Skype o Hangout esistono vari programmi efficaci e voloci. GoTo Meeting è una buona alternativa per le video-conferenze. Invece Squwiggle ci permette di avere sul desktop del computer uno scatto preso periodicamente dalla webcam di ogni membro del team. Questo programma permette al gruppo di restare in contatto in maniera semplice: ricrea l’ambiente dell’ufficio sullo schermo del computer e basta cliccare sull’immagine di un collega per iniziare immediatamente una video-chat.
  • Creare una roadmap del lavoro può essere difficile e senza un aggiornamento continuo i nostri collaboratori potrebbero non riuscire a ricordare tutto ciò che c’è da fare. Per questo esistono programmi come Trello e ProdPad che servono a tenere sempre a vista attività e deadline.
  • Se nel vostro team ci sono dei programmatori Cloud9 potrebbe tornarvi utile: un ambiente di sviluppo totalmente online.
  • Per i gruppi dispersi in paesi diversi, infine, può essere comodo avere sempre sott’occhio i fusi orari, con World Clock per Mac e Figure It Out per Chrome

Processi

In un team a distanza e importante mantenere la coesione, che spesso potrebbe venire a mancare proprio per motivi oggettivi di mancanza di confronti diretti. Per questo il monitoraggio è fondamentale.

Ogni membro del gruppo dovrebbe mandare un report del venerdì sera con gli obiettivi raggiunti durante la settimana. Comunque è importante fare una video-chiamata o un incontro almeno una volta al mese con ognuno dei collaboratori per discutere di ciò che sta andando bene e o male riguardo al progetto per trovare possibili aree di miglioramento.

Inoltre, se possibile, bisogna cercare di rafforzare i rapporti nel gruppo anche tra persone che si conoscono a malapena. Per questo bisogna stimolare le collaborazioni all’interno del team. Ad esempio si possono creare pair buddies: ogni settimana i membri del team, a coppie sempre diverse, devono fare una video chiamata di almeno 10 minuti. Spesso da attività del genere nascono idee molto vantaggiose e inaspettate per l’azienda.

Infine, è fondamentale creare dei momenti d’incontro lavorativo e non: per sentirsi parte di un progetto più grande non c’è metodo migliore.

Festival of Media Global 2015: i finalisti di quest'anno [EVENTO]

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Ogni anno il Festival of Media Global ci permette di fare il punto della situazione sull’evoluzione del settore media e ci presenta le campagne più interessanti selezionate tra i lavori che si sono candidati durante l’anno.

Ecco alcuni finalisti di alcune delle categorie più interessanti.

Best Communication Strategy

Leo Burnett, per#LikeAGirl; Mindshare per Dove Men + Care “Calls for Dad”; Leo Burnett Tailor Made per Bentley Burial.

Best Engagement Strategy

UM per Creatures of the Night; Starcom MediaVest Group per Oscar Selfie e ide Super Bowl Vine; Mindshare per Lace It Up.

Best Event/Experiential Campaign

Mindshare per Keep Our Beaches Clean; Zenith Optimedia per Connection day; AgenciaClick Isobar per FIAT LIVE STORE.

The Creative Use of Media Award

MediaCom Worldwide per Power of Sport: #makethefuture Rio; Starcom MediaVest Group per The First AIDS-Free Generation; PHD/Drum per The World’s First ALL-LEGO Ad Break.

Best Content Creation Award


OMD per Intel Your World; PHD per Find your reason to smile e Vlog-On!; J.Walter Thompson São Paulo per l’azione di Real Time Marketing di Coca-Cola durante FIFA World Cup 2014.

Best Use of Content

Lodestar UM per Delivering Indian Election Like Never Before; PHD per Lipton – From Iftar to Suhoor e Love In 8 Seconds; MEC per #chocolateheaven – Serve in 3,000m.

Best Digitally Integrated Campaign

UM International per Glitch – The Longest / Shortest Ad Ever; MEC per Making Dynamo Dynamic; Starcom MediaVest Group per Share The Sofa.

Best Use of Mobile


Carat per Oreo “Play Together”; MNET MOBILE per Kia Game On; OMD per TinnyVision.

Best Social Media Campaign

Mindshare per #Beermatch; MediaCom per Rendezvous with your soul mate; Initiative per World Cup – 5th Participation.

Best Use of Technology

Volkswagen: VW XL1 Fanbande DFB App from Markus Roche on Vimeo.

MediaCom per Fanbande – Volkswagen’s perimeter of engagement; OMD per McDonald’s Programmatic Custom Audiences; Manning Gottlieb OMD per Virgin Holiday Virtual Holidays.

Le altre categorie sono: Consumer Research AwardThe Data Innovation AwardThe Effectiveness AwardThe Retail AwardThe Utility/Public Service Award.

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Meerkat tira fuori le unghie e aggiunge il supporto a Facebook

Twitter ha sferzato il primo colpo escludendo Meerkat dal proprio Social Graph per favorire Periscope, ma ora il servizio di live streaming del suricato ha deciso di rispondere a tono con tante novità: la prima – di cui vi abbiamo già accennato – è la versione per Android, che seppure in beta, è arrivata per prima.

LEGGI ANCHE: Intervista doppia a Periscope e Meerkat

Ma passiamo ad aggiornamenti ancora più sostanziosi, soprattutto dal punto di vista strategico. Dopo l’impossibilità di poter includere i contatti di Twitter per facilitare l’interazione tra utenti di reti già esistenti, Meerkat ha rilasciato un aggiornamento dell’app per iOS che costituisce un’apertura a favore degli utenti Facebook.

Infatti da ora è possibile pubblicare i livestream (programmati, o in onda) anche su Facebook, con la possibilità di raggiungere quindi utenti appartenenti a più network. È possibile inoltre ricercare utenti e stream anche tra i contatti della propria rubrica.

Queste modifiche costituiscono una netta presa di posizione, perché ne consegue che non è più necessario essere utenti di Twitter per usare Meerkat, e soprattutto significa che Meerkat non dipende più da Twitter per attirare un’audience – e la dis-integrazione dal Social Graph passa così in secondo piano.

Un’altra novità apportata dall’aggiornamento è “Mobbing“, un nuovo sistema di ranking degli stream che, una volta “rispettati certi criteri”, li porterà sul feed principale sotto gli occhi degli utenti di tutto il mondo. Quando uno stream è in mobbing l’utente sarà notificato con l’icona di un suricato su una navicella spaziale.

Tra le nuove caratteristiche secondarie c’è anche la possibilità di trasformare i propri avatar in emoji quando si è in onda, per dare un carattere particolare al livestream.

Che ne pensate? La possibilità di avvicinarsi ai propri amici Facebook basterà a far risollevare Meerkat dall’ombra in cui è stato gettato da Periscope?

Ninja Social Oroscopo dal 7 al 13 maggio

oroscopo

Cari astro social,

La grande svolta planetaria di questa settimana è rappresentata dall’arrivo della seducente Venere in Cancro, dove è assolutamente esaltata.

Per il Cancro, suo prediletto, sarebbe davvero il momento di investire sul proprio network perché tutte le relazioni andranno a gonfie vele…speriamo che utilizzi il metodo del visual storytelling se avrà a che fare con un Bilancia, più schivo e poco propenso alle chiacchiere questa settimana.

Grande slancio nei sentimenti per i Pesci, anche se avranno poca pazienza e per lo Scorpione che sperimenta come se dovesse lanciare una startup anche solo per scegliere il programma della lavatrice.

Si sente un po’ rimproverato dal partner per le assenze l’Ariete mentre il Capricorno tira fuori muscoli ed energia infinita e  l’Acquario sembra che abbia bisogno di una bella ricarica.

Anche il Sagittario tende alla lamentela facile mentre se volete sperimentare un’ app di incontri cercate un Leone, più appassionato che mai. Cerca l’amore anche il Toro, in netto taglio con il passato mentre la Vergine studia il proprio target come una perfetta analisi di performance marketing! 

I Gemelli? Puri avanguardisti, ancora in cerca dell’esperienza perfetta…non importa che la trovino, a loro basta divertirsi nella ricerca!

6 consigli per creare valide reti per la tua startup

Le reti per la tua startup, le connessioni e gli incontri rappresentano un aspetto molto importante del business.

Dicendola all’inglese, il networking è importante per realizzare un’ottima cassa di risonanza per la tua azienda, e sapere come utilizzarlo al meglio può rivelarsi fondamentale. È consigliabile saper costruire una rete di connessioni che non sia soltanto valida, ma che abbia anche la capacità di durare nel tempo.

Come fare? Ciò che conta non è solamente dare una buona impressione ai propri clienti, ma cercare di offrire loro un profilo chiaro, concreto e che sia in grado di durare nel tempo.

Quando presenterai la tua azienda durante un grande evento cerca di creare più collegamenti utili per il tuo business ed evita sterili chiacchiere che porteranno a poco e niente.

Ecco alcuni pratici consigli che ti aiuteranno a realizzare un’efficiente rete per la tua startup.

Parlare in maniera chiara e semplice aiuta a creare reti per la tua startup

Le persone non avranno mai bisogno di grandi discorsi, di incantevoli giri di parole o di grandi tagli e cuci.

Quattro sono invece i punti principali da rispettare quando si comunica con i propri potenziali clienti.

Essere onesti e mostrarsi chiari e diretti quando si parla con i propri interlocutori è fondamentale. Così come mostrarsi autentici, perché è sempre importante essere se stessi.

Non vendere sogni, ma cerca di fare veramente quello che promi. Metti amore in quello che dici, come in tutte le cose è la passione il valore aggiunto dei tuoi discorsi.

Quando si parla con i propri clienti, è quindi opportuno essere se stessi, informandosi, ascoltando con attenzione e ponendo domande approfondite e intelligenti. Mai annuire ascoltando in maniera superficiale, questo messaggio arriverà dritto ai tuoi interlocutori e non creerà di certo una bella immagine di te.

Creare una chimica colloquiale è importante

È quantomeno consigliabile creare subito un clima disteso tra te e gli interlocutori. Mai porsi a un livello superiore o cercare di essere saccenti: questo potrebbe creare un clima poco piacevole durante una discussione o, ancora peggio, durante una trattativa.

Il segreto è parlare con i tuoi clienti proprio come se stessi parlando con tua nonna o con un tuo amico, mostrandoti chiaro e parlando in maniera cordiale e piacevole. Così facendo il tuo interlocutore si sentirà a casa sua e potrà confidarsi in maniera positiva e allo stesso tempo adeguata.

Invece di cercare di convincere qualcuno a vedere le tue soluzioni, prometti un pensiero positivo che può essere utile sia per te sia per i tuoi potenziali clienti. Partendo da un’emozione o da una positività, metterai subito a loro agio le persone con cui stai intrattenendo una relazione, guadagnando bei punti in chiave business.

Incoraggiare le persone ad aprirsi

Quest’aspetto è intrinsecamente legato a quello precedente. Qualora tu riesca a mettere la conversazione su un piano colloquiale, sarà automatico cercare di invitare gli altri (in maniera ovviamente delicata) a parlare di loro stessi.

Ti starai chiedendo il perché! La spiegazione è gentilmente offerta dalla Harvard University di Cambridge.

Secondo una ricerca eseguita dai suoi studenti, sembra che le persone provino un grande piacere a parlare proprio di loro stesse.

Così facendo, nel cervello si attiva la stessa regione relativa alle ricompense come cibo e denaro. Creare un ambiente che inviti alle confessioni, può rivelarsi essenziale per il tuo business, l’importante è cercare di non essere invadenti.

Raccontare una storia vale molto di più di una semplice presentazione

Quando ti presenti e cerchi di sviluppare una rete di connessioni, non raccontare semplicemente le caratteristiche aziendali e quelle dei tuoi prodotti. Racconta invece una storia.

È lo storytelling che colpisce veramente gli interlocutori, cerca di sfruttarlo a tuo favore per non vendere un semplice prodotto ma un racconto che faccia innamorare le persone.

“Fai in modo che il consumatore sia l’eroe della tua storia” è una citazione di Ann Handley che mi sembra calzare a pennello con quest’aspetto.

LEGGI ANCHE: Qual è la tua storia? 7 regole di storytelling per startup

Mai perdersi in chiacchiere superflue quando cerchi reti per la tua startup

Le chiacchiere non interessano a nessuno. Non perderti in lunghe poesie o grandi racconti e cerca, si di parlare, ma allo stesso tempo di andare subito al nocciolo della questione. Alla gente interessa la sostanza, non le favolette.

Anche i silenzi e le pause sono importanti

Molto spesso non colpisce quello che dici ma il modo in cui lo dici.

Presta molta attenzione a quello che racconti e a come lo comunichi: cerca di parlare con una dizione pulita, un tono chiaro e corretto. A volte il silenzio fa molto più rumore delle urla. Se hai momenti di pausa o dei dubbi, evita i soliti “mh” “cioè”, “quindi”.

A volte anche una breve pausa può aiutarti durante la tua esposizione orale.

Adesso sai come comportarti per il prossimo meeting, di persona o digitale che esso sia. Una volta seguite queste piccole indicazioni, non avrai certamente risolto ogni problema, ma conoscerai certamente qualche trucco in più su come muoverti nel delicatissimo campo delle reti e delle connessioni per la tua startup.

Powerwall e Powerpack: i nuovi progetti di Tesla Energy che rivoluzioneranno il mondo dell'energia

The missing piece: così Elon Musk, amministratore delegato di Tesla Motors ha definito Powerwall, il progetto della Tesla Energy (ramo di Tesla Motors), una batteria a ioni di litio che si carica con l’energia prodotta da pannelli solari, presentata di recente a Howthorne, in California.

Con questo progetto, la Tesla Energy non ha semplicemente l’obiettivo di ridurre i costi per l’energia elettrica, ma quello ben più ambizioso di soddisfare per intero le necessità energetiche di un’intera abitazione.

Gemello di Powerwall è Powerpack, un pacchetto “scalabile” (ogni batteria può arrivare ai 100 kWh) adatto per industrie, aziende ed enti pubblici, in grado di garantire una potenza dai 500 kWh sino ai 10 MWh e persino superarla.

Come funziona la batteria Powerwall?

Entriamo nel dettaglio: come funziona Powerwall? Ce lo racconta in maniera semplice il sito ufficiale:

Powerwall è la batteria che si carica sfruttando l’energia prodotta dai pannelli solari e dà energia alla tua casa durante la sera. Inoltre, garantisce alla tua casa energia di riserva nei momenti di blackout.

Insomma, la capacità di accumulare energia è il fattore innovativo principale di Powerwall: ora come ora, l’energia solare o viene usata immediatamente o viene venduta alla compagnia elettrica, per poi essere ricomprata nel momento del bisogno. Con Powerwall, la possibilità di conservare l’energia eviterà questa pratica dannosa per l’ambiente e per il portafoglio. La batteria da 7 kWh sarà venduta a circa 3000 euro, quella da 10 KwH a 3500 euro. Peserà 100 kg e potrà essere installata sia all’interno delle abitazioni che all’esterno, con un impatto visivo ridotto grazie al design gradevole e ai tanti colori studiati dall’azienda californiana.

La Germania sarà il primo paese europeo dove comincerà la vendita di Powerwall, mentre per quanto riguarda l’Italia… al momento tutto tace.

Sarà vera gloria? È presto per dirlo, anche se una testata come TechCrunch ha manifestato con entusiasmo tutto il suo ottimismo, al contrario di un’analista di Bernstein che, come riporta Il Sole 24 ore, ha dichiarato: “È un obiettivo realistico? Chiaramente non lo è. Ma è utile ricordare che Elon Musk ha un altra azienda che vuole volare su Marte”. Elon Musk garantisce: “È un sistema che, semplicemente, funziona”.

Elon Musk, Tesla Motors e i suoi progetti ambiziosi

Dietro il progetto Tesla Energy Powerwall c’è Tesla Motors, il cui CEO è il già citato sudafricano Elon Musk.

Un visionario che a soli 12 anni già programmava videogiochi (e li vendeva). C’è la sua mente dietro Paypal, di cui è stato il co-fondatore, ma soprattutto dietro Tesla Motors che, come recita il sito, “veicoli elettrici di alta gamma”, in grado di garantire prestazioni eccellenti e una lunga autonomia. Come suggerisce The Verge.com, la batteria sembra proprio un complemento ideale delle auto di Tesla che, grazie a Powerwall, potranno essere caricata con meno dispendio di denaro e di energia. Un motivo in più per restare con le antenne ben ritte.

I segreti del Performance Marketing sui Social Network [INTERVISTA]

segreti del performance marketing

Dopo che Facebook ha cambiato il suo algoritmo, per salvaguardare il vostro tesoretto destinato all’online advertising vi farà senz’altro comodo qualche dritta di Performance Marketing applicata ai social network.

Abbiamo fatto una chiacchierata con Luca La Mesa, docente della Ninja Academy che ci parlerà di performance marketing insieme a Giampaolo Lorusso, con cui abbiamo parlato dei trend del marketing online e a Matteo Polli, che ci aveva insegnato a impostare una campagna Adwords di successo).

Abbiamo già conosciuto Luca nel free webinar sugli errori delle campagne di online marketing e potrete seguire i suoi insegnamenti iscrivendovi al Corso Online in Performance Marketing.

Ciao Luca, qual è la differenza tra Twitter Ads e Facebook Ads? Dovrei utilizzare l’uno, l’altro o entrambi?

Ottima domanda. Dipende dal tuo business e dove è più facile (ed economico) intercettare i tuoi clienti potenziali.

Le opportunità offerte da Facebook e Twitter per la pubblicità oggi sono leggermente diverse e bisogna ideare strategie per ottenere il massimo da entrambi.

Ad esempio in questi giorni stiamo ottenendo ottimi risultati su Twitter con una delle prime campagne legate al mondo degli Apple Watch essendo riusciti a targhetizzare tutti coloro che hanno fatto almeno un tweet usando #AppleWatch e proporgli di partecipare ad una campagna di crowdfunding per il primo accessorio ideato per evitare che il gioiellino di casa Apple si rovini nel tempo. Con un investimento adeguato abbiamo ottenuto in pochi giorni il 160% del target della campagna e ottenuto visibilità sui più importanti portali americani di tecnologia.

Su Facebook invece ci sono grandissime opportunità di profilazione per andare a parlare esattamente al target per noi più adatto senza disperdere parte del budget come spesso può accadere sui media tradizionali.

Tra le campagne che ci hanno dato maggiori soddisfazioni sono state quelle che hanno colpito solo le mamme di determinate città che avessero un figlio di una specifica fascia di età (ad esempio tra i 3 ed i 6 anni) e che avessero specifici interessi; e quelle con profilazione mirata per far vedere ai fan di un particolare atleta sportivo dei contenuti relativi all’atleta stesso pochi minuti dopo i suoi successi sul campo. Il mix di accuratezza di profilazione e gioia per il risultato ha generato dei tassi di engagement estremamente alti e dei costi per interazione spesso di 0,00 €.

L’efficacia di entrambe le piattaforme può variare da paese a paese per cui consigliamo sempre di effettuare numerosi test prima di decidere quale sia la strategia ottimale.

corso performance marketing

Quali sono gli errori più comuni che vengono commessi su Facebook, in termini di advertising?

Facebook ha il grande vantaggio che permette a tutti di sperimentare le prime campagne anche solo con pochi euro.

Questo approccio inevitabilmente crea spesso delle campagne impostate molto alla buona ma che sono evidentemente mirate a stimolare il possibile cliente a sperimentare la piattaforma per poi investire cifre sempre più importanti e , si spera, farsi supportare da chi ha maggiori competenze specifiche sull’argomento.

Gli errori più comuni in questo scenario sono:

Non avere un obiettivo e un target specifico: Vi è mai capitato di vedere delle campagne su FB su argomenti o prodotti a voi molto lontani o in lingue straniere? Non sono dovute a problemi di Facebook ma di chi si improvvisa nella pianificazione e nell’ottimizzazione e non ha definito bene obiettivo e target prima di partire. Bill Gates, nel libro degli anni 90 The Road Ahead, spiegava come in futuro noi avremmo ricevuto solo pubblicità relativa ai nostri reali interessi. Sicuramente a livello tecnologico aveva ragione mentre forse sopravvalutava come l’utente medio spesso utilizza questi potenti strumenti. Senza una vera strategia e una competenza specifica si rischia di utilizzare questi software avanzati in maniera molto limitata o con il freno a mano tirato.

Non monitorare e ottimizzare le campagne: Per raggiungere la persona giusta con il messaggio giusto bisogna sperimentare: testare tipologia di inserzione, messaggio e target per riuscire a capire quale strada è più performante. Durante la campagna bisogna analizzare i risultati in base agli obiettivi prefissati e definire eventuali azioni correttive. L’errore più grave è proprio quello di definire un periodo di campagna e tirare le somme solo alla fine della stessa. Era l’approccio classico dei media tradizionali quando non c’erano possibilità di intervento una volta che la pubblicità era stata stampata sul mensile di turno ma oggi sui Social il non ottimizzare è un errore che fa la differenza.

Non utilizzare immagini di qualità: che devono essere ottimizzate per le varie tipologie di inserzioni e posizionamenti disponibili.

Call to Action (inviti all’azione) poco chiare e mirate: l’utente deve capire subito cosa fare.

Sbagliare il timing e il budget delle pubblicazioni: attenzione pure a non sbagliare la durata della campagna e il budget (si può impostare come totale o giornaliero) perché ho visto errori anche in questa direzione pagati a caro costo.

Mi spieghi come impostare una campagna su Facebook in pochi step?

Volendo semplificare al massimo la procedura gli step principali per impostare una buona campagna Facebook sono:

1) Scegliere l’obiettivo della campagna

2) Definire i destinatari dell’inserzione attraverso tutti i criteri che Facebook mette a disposizione.

3) Impostare il budget (totale o giornaliero) e la durata della campagna.

4) Definire la creatività delle varie inserzioni (si consigliano diversi A/B test che differiscano tra loro solo per un elemento alla volta).

5) Monitorare costantemente e attraverso analisi ad hoc l’ andamento delle stesse per ottimizzare al meglio le inserzioni.

Come accade in molti altri software è molto facile iniziare ma ciò che otterrete è solo la punta dell’Iceberg. Imparare a ottimizzare le campagna è un tema veramente molto più ampio che discuteremo nel corso del Master.

Su Twitter è meglio sponsorizzare un trend o un tweet?

Dipende dall’obiettivo.

Sarebbe ideale sponsorizzare un tweet per ottenere maggiore visibilità su una singola notizia, targettizzando bene le persone da raggiungere.

Invece sarebbe ideale sponsorizzare un trend nel caso di un importante evento come ad esempio il lancio di un prodotto, un importante annuncio o anche l’invito alla partecipazione attiva ad un evento sportivo.

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Quanto contano i contenuti sui Social Media?

Content is the King recita una famosa frase e lo saranno sempre di più, in particolare i contenuti video e le immagini inedite.

Allo stesso tempo concordo con Jonathan Perelman (BuzzFeed) quando aggiunge che Distribution is Queen poiché la diffusione dei contenuti stessi oggi gioca un ruolo fondamentale. Se un contenuto non riesce ad emergere resterà apprezzato ma da una platea molto ridotta.

Il lavoro svolto questi anni con Pirelli Moto, con il Campionato Mondiale Superbike e con diverse squadre di Calcio o Nazionali sportive (ad esempio con AS Roma, Federazione Italiana Pallavolo, Francesca Piccinini, Ciro Immobile, Flavia Pennetta ecc..) ci ha dimostrato come l’attenzione si sta spostando sempre più verso i contenuti che devono essere studiati per essere coinvolgenti e spontaneamente condivisibili dagli utenti in modo da innescare la tanto sognata viralità, fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di business.

I social, in assenza di viralità, diventano un paid media come gli altri.

Sempre più spesso accadrà che i contenuti di Real Time Marketing non saranno solo quelli più immediati ma quelli meglio studiati in anticipo e magari migliorati all’ultimo in base all’evolvere delle situazioni esterne.

Il caso di Oreo durante l’eclissi #OreoEclipse o la campagna #ConLeAzzurre durante i Mondiali di Pallavolo Femminile (campagna più virale in Italia su Twitter ad Ottobre 2014) sono due ottimi esempi di contenuti unici studiati per essere amplificati anche offline con varie strategie.