Be My Eyes, l'app per prestare i propri occhi a un non vedente [INTERVISTA]

Provate a chiudere gli occhi e a fare anche i gesti più semplici della vostra routine quotidiana senza vedere: ecco, ogni giorno per un non vedente questo rappresenta una “sfida” quotidiana e a volte è indispensabile per loro chiedere un aiuto. Abbiamo già parlato in passato di come la tecnologia mobile offre un supporto alle persone con questo tipo di disabilità: abbiamo intervistato Luca Ciaffoni di Ariadne e abbiamo parlato di Math Melodies, l’app per imparare la matematica dedicata ai bambini ipovedenti.

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Oggi parliamo di un’app che in questi giorni fa notizia su tutto il web, Be My Eyes.

Le espressioni “Sii i miei occhi” e “Presta i tuoi occhi ai non vedenti”, tradotto dal sottotitolo “Lend your eyes to the blind”, esprimono chiaramente l’idea di fondo dell’app: permettere ai vedenti di prestare i propri occhi ai non vedenti.

Come? Creando un contatto diretto tra non vedenti e volontari, pronti ad aiutare le persone in difficoltà.

Quando? Nelle attività di vita quotidiana, quali: controllare la scadenza di un farmaco, orientarsi in un ambiente sconosciuto, ritrovare un oggetto che si è perso in casa, sapere a quale citofono suonare una volta giunti a destinazione e molte altre ancora.

Il funzionamento dell’app è semplicissimo, basta possedere uno smartphone dotato di fotocamera, una prassi quotidiana ai tempi d’oggi, così che tutti possono offrire il loro aiuto ai non vedenti. Vediamo meglio come.

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Per sapere di più su questa app “rivoluzionaria”, visto l’intento onorevole che si prefigge, abbiamo intervistato Hans Jørgen Wiberg, fondatore di Be My Eyes. Il fatto che il fondatore di un’app per non vedenti è esso stesso un non vedente già ci dimostra l’enorme sensibilità per questo argomento ma soprattutto la volontà di rispondere ad un bisogno di aiuto che è vissuto “da dentro” in “prima persona”.

Salve Hans, come è nata l’idea dell’app Be My Eyes?

Le persone non vedenti, me compreso, spesso hanno bisogno di aiuto per far fronte anche alle più piccole attività quotidiane, dove “un paio di occhi” possono fare una differenza significativa. Poi nel 2012 mi è venuta l’idea di creare un’app che potesse collegare le persone vedenti con quelle non vedenti e nel mese di aprile dello stesso anno ho presentato l’idea ad un evento in Danimarca, dedicato alle start up. Li ho conosciuto il resto della squadra BME e dal 2012 abbiamo lavorato sodo per rendere l’idea dell’applicazione realtà. Finalmente il 15 gennaio 2015 eravamo pronti per il lancio.

In cosa si differenzia questa app dalle altre app per non vedenti?

La differenza tra Be My Eyes e le altre applicazioni per non vedenti è che BME usa una live video chat. Questo aspetto lo vedo come un punto di forza, perché BME crea un’interazione tra due persone e le due persone devono lavorare insieme per risolvere un problema.

Chi sono i volontari che offrono aiuto ai non vedenti?

Sappiamo che i volontari parlano più di 80 lingue e quindi abbiamo volontari che provengono da tutto il mondo. In generale, penso che l’app sia molto attraente per l’individuo moderno che vuole utilizzare la tecnologia per aiutare gli altri. Il servizio offerto è flessibile e bastano solo pochi per aiutare gli altri.

Be My Eyes è anche uno strumento che mette in contatto le persone (i volontari con i fruitori dell’app): parlateci meglio di questo aspetto.

Le persone non vedenti cercano di far fronte a tutte le attività quotidiane ma, a volte, un “paio di occhi” sono necessari. Be My Eyes è un’applicazione per I-Phone che permette alle persone non vedenti di entrare in contatto con una rete di volontari vedenti i quali, attraverso un collegamento video in diretta, possono aiutarli in tutti quei compiti che richiedono un “paio di occhi”. Siamo un’organizzazione no-profit e il mio obiettivo con Be My Eyes è quello di creare una comunità che permetta a tutti di contribuire e beneficiare attraverso piccoli atti di gentilezza.

Be My Eyes è l’esempio di come un’applicazione possa concretamente cambiare la vita delle persone: secondo voi, cosa altro può fare la tecnologia mobile per migliorare la vita?

Essendo io stesso un non vedente conosco le sfide che devono affrontare le persone come me. È mia speranza che, aiutandosi l’un l’altro come una comunità online, Be My Eyes possa fare una grande differenza nella vita quotidiana delle persone non vedenti di tutto il mondo.

Sono previsti degli sviluppi per Be My Eyes? Quali nuove feature prevedete?

Vogliamo lanciare anche una versione Android dell’app e stiamo lavorando per apportare dei miglioramenti al sistema. Ma non ci fermiamo qui! Stiamo lavorando duramente per migliorare il sistema, al fine di raggiungere un tasso di successo del 100%.

Attualmente l’applicazione presenta circa 129,392 vedenti, 11,680 non vedenti e 35,351 persone aiutate, numeri piuttosto alti se consideriamo che l’app è attiva solo da un mese. Siamo fiduciosi che la squadra di Be My Eyes potrà fare molto di più!

Ringraziamo tutto il team e in particolar modo l’ideatore per la disponibilità dimostrataci e li salutiamo con un caloroso: “GOOD LUCK“!

6 gadget geek da regalare a San Valentino

La fatidica data di San Valentino si avvicina: il giorno in cui tutti gli innamorati del mondo festeggeranno il loro amore ha radici lontane ormai forse sopraffatte dal piacere personale di far contenta la propria dolce metà in un giorno speciale o anche dalla gioia di strappare un ‘sì’ a chi ci piace!

Se siete in coppia o se volete conquistare il cuore di una persona… niente paura! Cari Ninjas in love ci pensiamo noi proponendovi 6 gadget geek da regalare al vostro partner.

Gli asciugamani di StarWars

Nella famosa saga si sono dichiarati amore reciproco e per i veri geek rappresentano la coppia a cui ispirarsi: per i partner Ninja gli asciugamani di Han e Leila sono assolutamente un must. Un regalo ‘tenero’ e anche low cost, considerando che due asciugamani sono disponibili a soli $ 19,00.

La tazza con l’effetto cuore pixel

Per iniziare bene la giornata non c’è solo il caffè… anche un pensiero affettuoso può certamente aiutarci nel risveglio. A coniugare entrambe le cose arriva ‘Pixel Heart Heat Changing Mug’, la tazza che – una volta versato dentro il prezioso liquido bollente – inizia ad animarsi: sul lato esterno si illumina un cuore fatto di pixel. Il prezzo? Solo $ 11,90. 

Le USB flowers

Per dire un ‘ti amo’ o un ‘mi piaci’ con i fiori mantenendo l’originalità che solo un geek riesce ad avere… ecco la Usb flowers. Un hub di usb che la vostra metà potrà sfruttare al meglio collegando fino a 4 device contemporaneamente:  i tulipani che non appassiscono mai! Il gadget ‘floreale’ è disponibile su Amazon al prezzo di $34,00.

La cover per la privacy

San Valentino è la festa che suggella l’amore, ma anche l’amore più grande ha bisogno di privacy sui device: ecco che un pensiero carino per il vostro partner potrebbe essere la novità di Leitz, la Custodia Privacy Complete che impedisce la visione laterale. Il gadget è disponibile in nero e bianco per Ipad Mini a € 77,00 o Ipad e Ipad Air a € 84,00.

Special things per Lei

Una geek girl non potrà non apprezzare una borsa very digital: il bauletto, ‘The Sprite Bag by Pixelle’, con spade, cuori, robot e tutto quanto rappresenta il mondo geek e digital è un accessorio imperdibile per essere alla moda in maniera però originalmente creativa. La borsa in eco-pelle è disponibile nella variante nera e bianca e costa $49,99.

Special things per Lui

Un vero geek men può raggiungere il massimo dell’eleganza, oltre che del divertimento, sfoggiando un fantastico ‘Retro Arcade Watch’. Con $ 49,99 farete sicuramente la gioia del vostro uomo. Come funziona l’ originale orologio? Scopriamolo in questo video che presenta il gadget.

Beh? Con quale gadget festeggerete la festa degli innamorati mantenendo l’originalità che solo un Geek Ninja ha? Fatecelo sapere nei commenti!

Social discovery: la fine di Google è vicina? Lo abbiamo chiesto a Lorenzo Viscanti [INTERVISTA] #ninjamasterSMM

Social discovery Lorenzo Viscanti

“La SEO è morta”. Così si diceva qualche tempo fa sul web, giusto per ricordare che non basta avere un sito ben posizionato, ma occorre presentare contenuti di qualità e di utilità per farsi trovare, non dai clienti, ma da clienti interessati.  Ora, questa apparente provocazione potrebbe rimanere una boutade per gli addetti ai lavori, se non fosse per un piccolo particolare: l’era della social advertising è già iniziata. Ma allora, ha ancora senso affidarsi ai risultati di Google? E ancora: qual è il valore economico del traffico sul sito internet di un’azienda? E quello di un follower sui social media? Lo abbiamo chiesto a Lorenzo Viscanti, docente del Master Online in Social Media Marketing targato Ninja Academy.

lorenzo viscanti

1. Un link, al libro The End of the Power su Amazon, pubblicato all’interno di un post di Mark Zuckerberg e poi, il delirio. Che cosa c’entra tutto ciò con la social discovery?

Zuckerberg ha pubblicato il link ad un libro ed è bastato un collegamento ipertestuale per farlo scoprire a decine di migliaia di persone, che sono andate a comprarlo online esaurendo le copie disponibili in pochissime ore. Questo è il potere del suggerimento (la social discovery, quando il consiglio ci arriva online) ed è enorme.

Siamo già abituati a scoprire le notizie cliccando sui link condivisi sui social. Anzi, i social hanno dato nuova linfa a chi produce notizie e contenuti (pensiamo ai casi strabilianti di fanpage.it o addirittura alla comunicazione politica del blog di Beppe Grillo, che fa largo uso dei social per attirare attenzione).

Pian piano stiamo imparando anche a scoprire prodotti nuovi, che ci vengono consigliati dai nostri amici che già ne fanno uso.
L‘impatto della social discovery sull’ecommerce sarà il tema dominante dei prossimi anni. Le aziende dovranno imparare a sfruttare questo canale per far vedere (e vendere) i propri prodotti.
Tutto passa per la capacità di generare visite di persone potenzialmente interessate sul proprio sito web.

2. Per quanto tempo saremo schiavi dei capricci di Google per aumentare le vendite delle nostre scarpe, dei nostri vini o dei nostri pneumatici online?

Fino ad ora la ricerca su Google è stato il principale strumento per portare queste visite sui siti. Da adesso cominciano ad affiancarsi altri metodi e tecnologie per scoprire i nostri prodotti.

Cambierà qualcosa per Google? La search rimarrà fondamentale e sarà sempre dominata da Big G, ma perderà il monopolio del driver di traffico ai siti.

Naturalmente anche la social discovery vedrà un mix di attività ‘gratuite’ e a pagamento, esattamente come SEO e SEM sui motori di ricerca. Il social advertising è all’inizio, ma saperlo gestire diventerà importante esattamente come avere un sito web.

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3. Sono un’azienda. Ho un sito, ho un blog. Ho una pagina su Facebook dove pubblico contenuti del mio blog, ma non genero traffico. Che cosa sto sbagliando?

Per portare attenzione sui contenuti della propria azienda serve il giusto pubblico sui social network e una ottima strategia di contenuto. Fan e follower da soli servono a ben poco, se non sono in partenza interessati ai nostri contenuti.

Quindi bisogna lavorare sulla profilazione della nostra base fan e follower. A questo punto l’unione con una strategia di contenuti che sappia risvegliare l’interesse del pubblico (che fino a questo punto è stato potenziale) genera l’interazione che porterà attenzione sui nostri contenuti e sui nostri prodotti.

4. Voglio misurare l’effetto di una campagna social in termini di ROI, ma i conti non tornano. Da quale prospettiva devo vedere le cose?

Tranne per chi fa ecommerce misurare in termini economici il ROI dell’attività in social media è inutile. Qual è il valore economico del traffico sul sito internet di un’azienda? Qual è il valore di un follower sui social media?
L’approccio più conveniente prevede di misurare il percorso di engagement che ha portato alla generazione del fatturato. In pratica, per ogni vendita tenere conto del funnel di navigazione che ha portato dai social media l’utente a comprare, magari presso un punto vendita retail. Come si fa? Bisogna integrare sistemi di misurazione a vari livelli (attività sui social, traffico sul sito, buoni riscattati nei punti vendita, …) ed incrociare i dati.

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La buzzword del 2015 sarà…

Traffico. Sempre più transazioni economiche partiranno online, per concludersi sempre in rete oppure offline. E il punto di partenza sarà sempre una visualizzazione di un contenuto sui social o su un sito web.

Il traffico sui canali online è il nuovo oro del 2015.

LEGGI LE ALTRE INTERVISTE AI 13 SUPEREROI DEL MASTER NINJA ACADEMY:

Google+: a cosa serve? Risponde Claudio Gagliardini
Come portare i Social Media in azienda? La parola a Filippo Giotto
Utilizzi Pinterest nella tua strategia di visual storytelling? 
Qual è la ricetta segreta per avere successo su YouTube? Chiediamolo a Lucio Mormile
Come si progetta una facebook strategy? Risponde Valentina Rossetti

Come evitare una crisi sui Social Media: 5 strategie per Brand Manager

Il mondo del Web non fa sconti. In pochi secondi più verificarsi un evento traumatico dovuto ad un messaggio sbagliato veicolato sui Social Media aziendali, compromettendone la credibilità e la reputazione. La crisi o la sua minaccia obbliga le aziende e soprattutto i Brand Manager a cercare di  evitare situazioni spiacevoli tenendo conto di strategie mirate e tempistiche calcolate.

Tutto avviene in fretta, con tempi ristrettissimi. La viralità di un contenuto può innescare la reazione dell’opinione pubblica e costringere le aziende a giustificare scelte non troppo apprezzate o giudicate addirittura sbagliate.

Prevenire, monitorare, curare, questo deve essere il mantra da seguire per i Brand Manager. Spesso, invece, le aziende ritengono che, per essere al sicuro dai rischi reputazionali online, basti essere presenti su Facebook o sugli altri Social Media con un Profilo abbandonato a se stesso e con qualche foto sparsa qua e là.

LEGGI ANCHE: 7 consigli per gestire nel modo giusto la crisi sui social media

Bisogna considerare che interagire significa proporre l’azienda stessa come fonte principale di informazioni in Rete. Quindi, come correre ai ripari? Come evitare il peggio ed arrivare alla crisi?

1. Monitorare il web con i feed RSS


L’analisi, il monitoraggio e l’ascolto sono passaggi fondamentali per le aziende che operano tramite i Social Media. Queste piattaforme non dormono mai. Giorno e notte, gli utenti possono commentare, condividere, postare, richiedere informazioni e tanto altro.

Un buon punto di partenza è quello di utilizzare i feed RSS in modo tale che i Marketer siano sempre sulle tracce degli argomenti, delle parole chiave e dei temi caldi interessanti per il brand. Inoltre, strumenti fondamentali sono Google Alert e Technorati: il primo invia notifiche quando nel Web si parla o si cita il vostro brand, il secondo vi aiuterà a monitorare le news dei diversi blog che parlano di voi.

 

2. Essere consapevoli del pubblico e del contesto

Molto spesso, nel costruire una strategia di comunicazione e di relazione con i propri interlocutori e nell’approccio alle tematiche relative a Internet, ci si dimentica che il contesto degli attori con cui ci troviamo ad operare è molto più ampio e complesso di quello che poteva essere solo cinque o sei anni fa, prima che si affermassero i Social Network. L’avvento dei social media ha cambiato le modalità di approccio alle tematiche della crisi sia in termini di estensione geografica sia per la rapidità con cui avviene la propagazione.

(La tua reputazione su Google, di Ale Agostini, Antonio De Nardis)

Quando PR, brand manager e dipendenti dell’azienda interagiscono online e creano iniziative tramite i profili Social devono seguire determinati comportamenti analizzando con attenzione i bisogni dei clienti e soprattutto il contesto nel quale operano. Quali informazioni condividere? Quali post è opportuno pubblicare ed in quale momento?

 

3. Creare una policy da rispettare per i dipendenti

I dipendenti sono gli ambasciatori di un brand. La loro presenza online può essere fondamentale, ma allo stesso tempo può compromettere fortemente l’immagine aziendale potendo commettere errori che si ripercuoteranno negativamente.

E’ importante creare una policy aziendale da far rispettare per l’uso dei Social Media.  In questo modo i dipendenti possono sapere come promuovere i contenuti, come rispondere ed interagire con i clienti, come raccontare la storia della marca in maniera univoca e coerente. Un esempio? A dircelo è un interessante articolo del blog di Booking.com sugli Hotel Ambassador.

LEGGI ANCHE: Social media policy aziendale: come e perché scriverla

 

4. Sapere quando e come rispondere alla crisi

Se la crisi è già scoppiata, bisogna sapere come e quando rispondere e reagire con prontezza. Le aziende devono scusarsi, offrire ai clienti un rimedio e limitare il diffondersi del buzz negativo, per quanto possibile.  La cosa importante è capire che come in ogni piano di crisis management, anche nei social media è bene che l’azienda si prepari a gestire la crisi prevenendola, dove possibile, gestendola correttamente durante l’infezione e risorgendo dalle macerie con un apposito lavoro di correzione delle percezioni distorte e ricostruzione della propria credibilità di marca.

(Come essere un brand 2,0, Rinaldi)

Sapere quando utilizzare questi principi è fondamentale. I Brand manager non devono perdere tempo a contestare le impressioni dei clienti e ad iniziare una battaglia mediatica, da cui usciranno sicuramente in perdita.

 

LEGGI ANCHE: Patrizia Pepe, quando la brand reputation passa per una foto su Facebook


5. Pianificare un calendario editoriale per la Comunicazione Social

 


I Social media sono frutto di un lavoro di squadra. Stabilire una policy aziendale e pianificare un calendario editoriale per veicolare contenuti ed iniziative sui Profili Social aziendali è il modo giusto per evitare crisi, monitorando e gestendo l’interazione tra clienti-azienda.

La volontà dell’azienda deve essere quella di incentivare l’uso dei Social Media nel rispetto dei valori e degli obiettivi di business aziendali. Presidiate la Rete con una strategia perfetta e mirata: questo sarà il vostro segreto.

Ninja social oroscopo S.Valentino dal 12 al 18 febbraio

Anche per i web addicted e manager più fanatici del modo digital si avvicina S.Valentino…come lo vivranno tra una tecnologia e l’altra i 12 segni??

Venere e Marte si trovano ancora nel segno dei Pesci, rendendo proprio i Pesci il segno più favorito nel fine settimana…cena a lume di candela da votare su Tripadvisor?? Grande romanticismo e nuovi stimoli in amore anche per lo Scorpione finalmente più incline alle coccole e Cancro, che forse proporrà al partner di restare a casa ma come minimo a sperimentare tutte le luci serali di Philips Hue !

Gelosia in calo e grandi riappacificazioni per il Capricorno, mentre un social oroscopo lunatico per il Sagittario potrebbe portarlo ad abusare della nuova opzione chiamata da whatssapp a causa di crisi di insicurezza. L’Ariete sarà probabilmente il fidanzato ideale, quello che dirà la frase perfetta nel momento perfetto come nella migliori delle strategie di comunicazione, mentre il più freddino dei segni di Fuoco sarà il Leone, tante premesse ma poca voglia di flirtare davvero, della serie “io mi faccio gli hashtag miei”.

Gemelli con l’aureola in mano…per il partner che li sopporterà amorevolemente e grandi dichiarazioni per i Bilancia che non avranno più paura né di dire sì, né di dire NO…né di fare LIKE, ma solo a quello che vogliono loro! Grandi tenerezze per l’Acquario che ha tanta voglia del grande amore, nuove conferme per i Toro, a meno che non vengano smontate da una Vergine, più portata alla polemica questa settimana.

In ogni caso, come sempre in amore, sarà il più eccellente narratore oppure il più cronico bugiardo ad avere la meglio…almeno la sera di S.Valentino!!!

 

La tua strategia di Content Marketing è efficace? [VIDEO]

strategia content marketing

Inizia a pieno regime la stagione di Ninja Academy, il 3 marzo ritorna con il Corso Online di Content Marketing con Alberto Maestri, Simone Tornabene e Francesco Gavatorta come docenti. Le principali tematiche che saranno affrontate nel corso sono le strategie di contenuto per i canali digital e social: che tipo di contenuti scegliere, come veicolarli e su quali canali.

Mercoledì 5 febbraio si è svolto il free webinar di presentazione del corso, una lezione gratuita durante la quale i docenti del corso hanno presentato le tematiche e le case history che verranno affrontate nel percorso formativo. Se vi siete persi la diretta, non preoccupatevi, qui di seguito trovate la registrazione:

Vantaggi del Corso Online

✔ Segui i corsi live comodamente da casa o dall’ufficio
✔ Question Time per chiarire i tuoi dubbi ed interagire con i docenti
✔ Accesso alla piattaforma e-learning per rivedere i contenuti on-demand
✔ Test e certificato di partecipazione

Prezzo early booking: 299€ se ti iscrivi entro il 17 febbraio 2015
Prezzo pieno: 375€ se ti iscrivi dopo il 17 febbraio 2015

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change.
BE NINJA.

A San Valentino aumentate il vostro ROI

San Valentino ROI

Come ogni buon uomo (o donna) di marketing sa, San Valentino non ha niente a che fare con cuori, cioccolatini e amore. E mentre scegliete un gioiello o prenotate una cena per il vostro partner, scoprite perché per alcuni la preoccupazione più importante di questi giorni è invece il ROI.

Come abbiamo appena visto per il Super Bowl, può essere una mossa vincente sfruttare un evento per fare pubblicità e avvicinarsi in modo non convenzionale al proprio target.
“Facile a dirsi se si lavora per un brand di gioielli o intimo” penserete. Tranquilli, non serve che lavoriate per Tiffany o Victoria’s Secret, per riuscire a creare engagement nel giorno degli innamorati, e oggi ve ne daremo la prova.

Social Media

50 sfumature di grigio San Valentino

Togliamoci subito il pensiero: 50 sfumature di grigio è ufficialmente l’esempio da seguire per una campagna di social media marketing. Da mesi genera moltissimo hype, tanto che su Internet è ormai impossibile cercare “San Valentino” senza che i risultati mostrino anche il titolo del film.

L’obiettivo, per avere buoni risultati in termini di ROI, è questo: coinvolgere il target di riferimento, fare in modo che il primo pensiero che hanno per San Valentino siano il vostro brand e i vostri prodotti.

Purtroppo non tutti dispongono di una produzione cinematografica da offrire ai propri clienti nel giorno degli innamorati, quindi torniamo coi piedi per terra e andiamo ad analizzare una strategia alternativa.

Ovviamente il primo passo, facilmente realizzabile, è declinare la vostra cover e la vostra immagine profilo in modo romantico, studiando un piccolo piano editoriale ad hoc.
Contenuti romantici, edizioni limitate di alcuni prodotti, call-to-action come se non ci fosse un domani, sono le carte vincenti: sui social network la gente cerca ispirazione e idee regalo, se saprete creare engagement ogni click sulla vostra pagina si trasformerà in ottimi regali di San Valentino.
Questo può funzionare anche per un brand B2B: non servirà fare grandi sforzi di comunicazione, ma saranno necessari maggiori investimenti in promozioni e sconti.

Un ottimo esempio di brand non propriamente romantico, in grado di attuare una buona strategia è stato Heineken. La birra è l’ultima cosa a cui si pensa il giorno di San Valentino, ma la campagna #DateInABox, con hashtag dedicato e focus sul canale Instagram è decisamente un’idea in grado di smuovere anche i meno romantici.

Email Marketing

Le campagne di email marketing sono un metodo consolidato per aumentare l’engagement del proprio audience, grazie al contatto diretto. Queste tipologie di azioni forniscono inoltre statistiche abbastanza precise, perché è possibile monitorare quante delle mail vengono visualizzate, i click che generano, e il comportamento di chi arriva sul sito.

Per il giorno di San Valentino, è bene comprendere elementi interattivi, e pensare a un button call-to-action è forse l’elemento più importante.
L’oggetto stesso della mail deve essere una spinta all’azione, e deve potersi distinguere tra le altre: il vostro brand non sarà il solo ad avere questa idea, e inviare indistintamente messaggi con il titolo “Regalo di San Valentino” non spinge il cliente ad aprire effettivamente la posta ricevuta.

Anche il timing è un elemento essenziale: se già avete in programmazione una campagna di email marketing “regolare” è bene verificare che non sia in concomitanza con il contenuto di San Valentino, per non creare nel cliente uno spiacevole effetto spam.

Per quanto riguarda il momento preciso in cui inviare il messaggio, non serve incominciare mesi prima (come può succedere invece con le vacanze di Natale), è sufficiente il tempo di una settimana, addirittura il giorno stesso se il vostro brand è un B2B.
L’importante è creare un senso di urgenza, ricordando il numero di giorni che rimangono per l’acquisto, magari proponendo spedizioni gratuite a chi acquista prima del 14 Febbraio.

Un buon esempio, sempre da un brand poco coinvolto in prodotti romantici, è dato da Crocs. Queste (orribili ma comode) calzature non sono certo l’indumento che vorreste vedere indosso al vostro partner, ma l’email è decisamente impeccabile.

Crocs San Valentino

Landing page

Per rafforzare il messaggio, già realizzato con i social e l’email, creare una landing page separata, o in alternativa un microsito, può essere una buona idea. Creare uno spazio dedicato, infatti, è l’occasione per mostrare davvero la propria creatività dedicata alla festa degli innamorati, pur mantenendo un legame con il brand.
Non solo permette di migliorare il ROI, ma anche in termini di SEO la landing page non è indifferente: è ovvio che, durante questo periodo, le persone cerchino maggiormente San Valentino sui motori di ricerca, e questa può essere un’ottima occasioni per accontentarli.

Lo scopo è ovviamente quello di vendere un prodotto o un servizio, e questo si può ottenere enfatizzando i punti di forza dei prodotti, e rimandano ad altra pagine la descrizione completa delle caratteristiche.
Un’altra buona idea è quella di realizzare una sezione FAQ, per anticipare le domande degli utenti.

Un caso di successo è la landing page di Tesco, colosso britannico della grande distribuzione, che ipotizza tre diverse occasioni per la festa degli innamorati, e propone i propri prodotti come soluzione ottimale.

Tesco San Valentino

Cosa ne pensate di questi consigli?

La tua reputation è più importante del tuo conto in banca

Prima di leggere questo articolo provate a fare un breve esperimento: aprite la pagina di Google, digitate il vostro nome e cognome. Cosa dice di voi il web?

Fino a poco tempo fa il detto era “dimmi come mangi ti dirò chi sei”: nell’era dei Millennial è ormai più corretto dire dimmi cosa pubblichi e ti dirò cosa dicono di te. La reputation online deve essere costruita molto bene e, allo stesso tempo, monitorata attentamente.

Oggi si può notare come brand reputation e own reputation siano molto simili tra loro, soprattutto nel momento in cui si vuole offrire al mondo digitale la vera visione di noi stessi o, in modo più strategico, quello che desideriamo che gli altri conoscano di noi.

Lo spiega molto bene Michael Fertik, autore di “The Reputation Economy”:

“Reputation is becoming more valuable than money or power.”

La digital reputation, la sua importanza, sono lo specchio della società in cui viviamo, più attenta alle dinamiche del mondo social. Il tuo conto in banca può, infatti, migliorare anche attraverso alla tua reputazione online.

LEGGI ANCHE: Ecco cosa ha imparato il marketer che ha analizzato 2000 cervelli [INTERVISTA]

Tutte le nostre azioni, commenti, pubblicazioni e profili social non lasciano più solo un’impronta, ma sono diventati la nostra seconda carta d’identità; i nostri dati sono di dominio pubblico, anche di quelle imprese cui abbiamo appena mandato il nostro curriculum vitae.

In certi casi brand reputation e own reputation presentano le stesse dinamiche, avendo un obiettivo comune: offrire al mercato i contenuti e le informazioni che desideriamo, migliorando o eliminando il più possibile quelle non in linea con chi vorremmo diventare.

Seguendo i consigli di Michael Fertik, si può arrivare a costruire una strategia funzionale.

Un unico profilo, un solo risultato

Un errore commesso frequentemente è quello di creare profili, siti web, con domini o nomi utenti molto differenti tra loro. Il rischio, in questo caso, è uno solo: confondere. Per costruire un’immagine coerente di se stessi è molto importante uniformare la propria presenza nel web.

Un metodo molto semplice ed efficace è quello di iscriversi ai social e costruire il nome dominio del proprio sito web con nome e cognome, nel momento in cui le informazioni contenute in quelle pagine, potrebbero essere strategiche per il nostro futuro.

Sé stessi… ma non troppo

Diverse persone ritengono che basti non pubblicare immagini poco decorose, per essere salvi da qualsiasi giudizio online. Purtroppo spesso non basta. Molti utenti Twitter, ad esempio, si lasciano andare a discussioni molto accese o a cinguettii dal linguaggio o dai contenuti poco eleganti.

Una strategia vincente per non essere indicizzati in modo negativo sui motori di ricerca, potrebbe essere quello di condividere su social network aperti, come Google+ o Twitter, contenuti riguardanti le nostre passioni più interessanti, discutendo con le persone faccia a faccia ma mai online.

Social privacy

Ebbene sì, si può creare la propria privacy anche online. Così come è sempre più opportuno separare la vita lavorativa da quella personale, si possono riprodurre gli stessi schemi anche lungo la nostra vita digitale.

Come ad un colloquio di lavoro dunque, possiamo fare in modo che i nostri profili parlino solo di ciò che preferiamo; come se potessimo decidere di nascere quando vogliamo e di parlare della nostra vita personale nel momento in cui decidiamo noi e non il web.

Il nostro nome è il nostro brand; scegliamo le nostre migliori strategie di digital PR, inizieremo a diventare le persone che desideriamo. Partendo da Google.

Instagram Marketing: cosa impariamo dai dati dei 100 account più seguiti al mondo

simone tornabene

Instagram è considerato sempre con diffidenza all’interno di una Social Media Strategy. La Strategia di solito si concentra sugli altri Social Media come Twitter, Facebook o Youtube. Non è solo una questione di dimensioni: Instagram ha superato da poco i 300 milioni di iscritti alla piattaforma. Si tratta piuttosto della scarsa integrabilità di Instagram con i tool di Social Media Management; con l’impossibilità di utilizzarlo al di fuori del mobile;  con la sua inutilità come strumento per veicolare traffico (non possibile inserire link associati ai contenuti).

Eppure Instagram proprio per queste sue caratteristiche limitanti può essere uno strumento dirompente per creare Brand Awareness. E i numeri lo dimostrano: le aziende che sono in grado di utilizzarlo con successo hanno creato un’audience che non ha nulla di che invidiare a Facebook per dimensione. Ma soprattutto: senza limitazioni di Edge Rank!

Un esempio? L’account di Nike su Instagram al momento in cui scrivo ha oltre 11.600.000 followers. La pagina Nike su Facebook ha oltre 22.800.000 di like. Su Instagram, Nike ha un’audience che è la metà di quella di Facebook. Instagram non è grande la metà di Facebook, ma meno di un terzo! Inoltre su Facebook, a dispetto dei like sulla pagina, sono poco più di 50.000 soltanto le persone ingaggiate (people talking about). Mentre su Instagram lo 0,76% dei followers in media mette un like ad una singola foto. 0,76% di 11,6 milioni è: 88.160 persone ingaggiate per singolo contenuto postato. Dato che in media Nike su Instagram posta 0,41 foto al giorno (cioè 2,87 a settimana, quasi 3), possiamo dire che Nike in una sola settimana ingaggia poco più di 50.000 persone su Facebook. E più di 250.000 su Instagram.

Un momento, direte: come hai questi dati? Molto semplice: grazie alle API di Instagram ho monitorato per tre mesi (ultimo trimestre 2014) oltre 1.000 account di Instagram. Tra cui la TOP 100 degli account più seguiti al mondo. Le considerazioni che seguono sono tratte dall’analisi di questi dati.

Un passo indietro: come funziona Instagram per un brand

Come fa Instagram ad essere un veicolo dirompete per la Brand Awareness, se non ha neppure la funzione di Share? In altre parole: come fa un brand ad ottenere followers (e quindi reach)? Su Instagram presto arriverà l’advertising, quindi Paid Reach: i brand potranno pagare per promuovere i propri contenuti (quindi native advertising) mostrandoli ad utenti che non sono ancora followers. Ma questa è una strada comunque poco praticabile per diverse ragioni che non approfondiremo qui.

Al momento un brand su Instagram deve puntare principalmente sull’Organic Reach, in particolare utilizzando due leve: gli hashtag e l’engagement.

Utilizzando l’hashtag appropriato il contenuto finisce infatti visibile a tutti coloro che seguono quello specifico argomento. Quindi la foto di un paio di occhiali da sole se taggata con #fashion o #sunglasses finirà in uno stream di contenuti molto seguito da chi ama questi argomenti. E la foto darà visibilità all’account generando follower aggiuntivi.

Contenuti spettacolari generano commenti e like, rendendo l’account che li pubblica visibile nella tab “Esplora” di Instagram, da dove posso scovare nuovi contenuti in base alle persone che seguo e ai contenuti più popolari (ancora: base like e commenti) oppure direttamente nuovi account da seguire (ancora una volta in funzione della popolarità dei contenuti e della similarità con i profili che seguo già).

Proprio nella semplicità di Instagram riposa la sua forza: è molto difficile mettere in piedi attività che sporcano la qualità dei contenuti. Gli utenti non possono decidere di condividere (anche se esistono app di reposting, al momento ancora tollerate), non si può programmare la pubblicazione dei contenuti (se non con servizi facilmente identificabili), i fake user hanno vita breve, non è possibile utilizzarlo da una piattaforma desktop. Le integrazioni esterne che offre la piattaforma sono di sola lettura. Ciò rende Instagram un luogo di bellezza dove la fatica di scovare e pubblicare contenuti genera una community di utenti attivi ed esigenti.

Se pensi ancora che la forza di Instagram sia nell’utilizzo dei filtri ti sbagli di grosso. È già stato dimostrato (da TrackMaven, nel secondo trimestre 2014) che il filtro più utilizzato è: Nessuno. Già: Nofilter.

C’è poi anche una terza leva che un brand può utilizzare per aumentare la propria visibilità all’esterno della cerchia dei follower: la relazione con gli altri utenti di Instagram. Ma non approfondirò qui questa leva che appartiene più alla sfera dei trucchi avanzati.

La classifica degli account più seguiti di Instagram

Al momento dell’analisi, solo 16 dei 100 account più seguiti su Instagram sono di brand. Gli altri appartengono ad esseri umani in carne ed ossa, anche se la celebrità è l’essere umano più vicino al brand che si possa avere. Questo conferma un fatto importante: i Social Media, nella loro dimensione sociale sono essenzialmente dei Social Network, delle Reti Sociali. Reti tra persone. Per quanto i brand cerchino di assomigliare alle persone nelle loro dinamiche di Social Media Marketing, è per le persone che principalmente nascono i Social Network. Motivo per cui alcuni brand non operano soltanto sui Social Media (come Instagram) direttamente, ma anche e soprattutto attraverso il product placement su account di influencer (ovviamente umani). Vedi il caso di Supreme.

 

Thirsty ☕️?

Una foto pubblicata da I PLAY DRESS UP PROFESSIONALLY (@moderngypsy) in data:

 

Quanti Like su Instagram dovrebbe ricevere una foto?

L’analisi mostra una correlazione moderata tra numero di like che riceve in media un post e numero di follower dell’account. Questo è intuitivo: non sempre i follower sono attivi, non sempre i contenuti suscitano un like. Una cosa interessante è invece l’esistenza di una correlazione moderata fra like e commenti per quanto riguarda gli account di Brand della TOP 100: le foto con più like non sempre sono anche quelle con più commenti. La relazione fra like e commento è però forte per gli account Human della TOP 100: le foto con più like sono anche quelle con più commenti. Si può ipotizzare che l’utente sia più propenso ad esprimere attraverso il like o il commento la propria relazione con gli account di Brand, mentre tenda ad esprimere con like e commento la propria relazione con la celebrità. Un peso non indifferente in ciò è attribuibile al fatto che nella TOP 100 sono presenti brand come 9gag i cui contenuti sono costruiti per il like e non richiedono un commento.

In media se un account della TOP 100 è Brand, il 2,11% dei follower metterà un like al singolo contenuto. Mentre se l’account è Human il 2,69% dei follower in media metterà un like. Possiamo quindi dire che in generale un buon benchmark per capire se il nostro contenuto è andato bene o male in termini di like ricevuti, sia il 2% dei follower. Il numero di like “normale” che una tua foto su Instagram dovrebbe ricevere è uguale al 2% dei tuoi follower. Sotto questo valore il contenuto non è piaciuto, sopra questo valore il contenuto è un top-performer.

Sui commenti la cifra cala drasticamente: 0,06% dei follower nel caso di un Brand, 0,07% nel caso di un Human.

Quando postare su Instagram?

È molto difficile rispondere a questa domanda. I dati non mostrano alcuna evidenza significativa. Principalmente per via del fatto che Instagram riguarda contenuti fotografici e questi sono per natura i contenuti più globali (meno nazionali) in assoluto. Quindi il singolo account raccoglie un’audience molto variegata, che interagisce con il contenuto in funzioni di orari molto differenti. L’analisi dell’orario di posting degli account della TOP 100 non ha evidenziato fasce orarie ottimali. Suggerimento: è possibile analizzare la questione dalla prospettiva del tuo singolo account, uno strumento per farlo è Iconosquare.

Quanti contenuti postare al giorno su Instagram?

L’analisi della TOP 100 mostra che la media di posting di questi account è di circa 3 post al giorno. Gli account Brand sono molto più attivi nel postare rispetto agli account umani. Eccezione delle eccezioni: Snoop Dogg, con una media di 37 post al giorno. L’account più attivo in assoluto.

Incrociando i dati relativi al numero di post per giorno e al numero di like che mediamente ottiene il singolo post, otteniamo il grafico sotto. Qui possiamo vedere come per la TOP 100 non valga particolarmente la relazione più post uguale più like al singolo post: gli account con più like per post continuano a postare comunque una media di massimo 2 post al giorno.

 

L’età dell’account influenza il numero dei follower?

Questa è una domanda a cui è difficile dare una risposta univoca. L’analisi della TOP 100 sembra suggerire che l’età dell’account sia poco importante. Infatti in TOP 100 sono presenti anche account creati nel 2014 stesso. In realtà tutti gli account della TOP 100 sono relativi a brand e persone già famose a prescindere da Instagram. In questo senso l’età di creazione dell’account è poco rilevante: su Instagram questi account capitalizzano il peso dell’influenza già presente altrove. Inoltre la maggiore anzianità su Instagram non influenza il numero di follower ottenuti, che al massimo risente dell’attività dell’account e non della sua età. L’account più vecchio avrebbe più follower su Instagram solo a parità di attività dell’account stesso e di pari peso della notorietà esterna a Instagram.

Conclusioni

Instagram è una macchina di visibilità senza precedenti. La sua semplicità consente di arrivare senza distrazioni all’utente con il proprio contenuto. La stessa semplicità impone che l’asticella della qualità del contenuto sia ben alta. L’attività su Instagram è prevalentemente orientata all’Organic Reach e per questo l’analisi della performance dei contenuti è essenziale. Quantità di post e analisi dei like ricevuti sono strumenti indispensabili per costruire una community forte e vincere la sfida della Brand Awareness.

Nota Metodologica:

– La fonte per la definizione della TOP100 degli utenti di Instagram è Socialblade.
– Il periodo di osservazione è stato da Settembre a Novembre 2014. Successivamente a questo periodo Instagram ha attuato una pulizia importante dei account di fake user. Ciò ha avuto un grande impatto sul numero di follower degli account in TOP 100, ma non ha determinato cambiamenti significativi nella TOP 100 stessa.
– Il turnover fra i componenti della TOP 100 nel momento in cui leggi questo post rispetto alla fine del 2014 è di circa il 5%. Trascurabile.
– L’analisi è stata svolta a mano. Si, proprio a mano. Con il caro vecchio Spreadsheet di Google.

Wind Startup Award, i vincitori volano in Silicon Valley

 

Negli spazi dell’acceleratore romano Luiss EnLabs, in via Giolitti 34, il 3 febbraio, si è svolto l’evento conclusivo di Wind Startup Award, programma di accelerazione e formazione di Wind Business Factor, dedicato alle nuove iniziative imprenditoriali.

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La giornata si è infatti i conclusa con la proclamazione dei tre vincitori che si sono aggiudicati, per la categoria Digital Innovation, due borse di studio per tre settimane di formazione in Silicon Valley, presso la Startup School di Mind the Bridge, e un premio in denaro di 5.000€ per il vincitore della categoria Social Innovation.
I tre finalisti che hanno raggiunto la vittoria sono: Snapback e Voverc, per la categoria Digital Innovation, e Tooteko per categoria Social Innovation.

Andiamo a conoscerli meglio.

Snapback e i mille modi di usare la tecnologia

Snapback è una startup hi-tech che realizza interfacce touchless che permettono di utilizzare in modo innovativo gli smart devices senza per forza toccarli o guardarli.

LEGGI ANCHE: Il futuro è ad un soffio con il touchless di Snapback

Le soluzioni offerte da questa startup non richiedono scomode periferiche aggiuntive o hardware costoso, il tutto è semplicemente realizzabile con quello che è già presente sui comuni devices.
Grazie ad un particolare uso dei sensori già disponibili su smartphone, tablet e altri dispositivi elettronici, Snapback garantisce user experience altamente ergonomiche e naturali.
Il suo principale prodotto è un SDK (libreria software) rivolta a sviluppatori, produttori di device, sistemi operativi e chip.

Voverc, startup a prova di 59 secondi

Voverc è la maniera più rapida e semplice per gestire la comunicazione aziendale.
Con questa startup, infatti, ottieni un numero fisso e un centralino cloud in meno di un minuto (59 secondi per l’esattezza), così da poter iniziare subito a chiamare e ricevere telefonate, mandare messaggi, fare conference call, e tanto altro.
Tutto questo semplicemente con un’unica piattaforma in cloud.

Tooteko, il premio Social Innovation agli Wind Startup Award

Tooteko, vincitore della categoria Social Innovation, è il sistema che trasforma i modelli tattili delle opere d’arte in modelli parlanti, rendendo così accessibili i luoghi dell’arte tradizionali ai non vedenti.
In particolare, Tooteko rende accessibili le opere d’arte nei musei ai non vedenti e agli ipovedenti integrando l’esplorazione tattile con il dato audio.
Questa startup consiste di due principali elementi di base: una replica tangibile dell’opera, con sensori che rilevano la posizione della mano del visitatore e un dispositivo personale per la navigazione dell’opera stessa. Il dispositivo per la navigazione consiste in una speciale audio guida dalla quale riceve indicazioni sulla posizione delle repliche all’interno del museo.

Quando l’utente si trova in prossimità del plastico inizia una fase detta “di abbinamento” (pairing), che mette in relazione univoca il visitatore con il modello tattile. Quando poi la mano raggiunge un punto dotato di informazioni (hotspot), la sua posizione viene trasmessa in wireless e segnalata in cuffia. A questo punto il visitatore può decidere con gesture della testa se ricevere o meno le informazioni relative al punto toccato.


Tooteko si rivolge anche a siti archeologici, beni architettonici e parchi. Può essere impiegato in luoghi pubblici (aeroporti, stazioni, piazze) e fornire indicazioni audio-tattili per l’orientamento di disabili visivi e turisti.

Ad ascoltare i pitch di queste eccellenti startup non vi è stata solo una giuria d’eccezione, composta da rappresentati dei principali fondi di venture capital italiani come 360 Capital Partners, Innogest SGR, LVenture Group e Mind the Bridge, partner del Wind Startup Award, ma anche grandi corporation quali Samsung, Microsoft, e Google, partner ufficiali del Device Lab.

Wind Startup Award è rivolto a studenti, liberi professionisti, giovani imprenditori e a chiunque voglia candidare la sua idea, progetto o startup. È un’opportunità unica che offre alta visibilità e networking e possibilità di vincere premi di grande rilievo, che per le startup vincitrici ha significato, ricordiamo, aggiudicarsi un premio in denaro di 5000 euro (categoria Social Innovation) e per le finaliste della categoria Digital Innovation conquistarsi ben tre settimane di formazione in Silicon Valley con due borse di studio alla Startup School di Mind The Bridge.