Getbazza e MiSiedo, ovvero social buying e ristorazione nell’epoca del web 3.0 [INTERVISTA]

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La formula è parsa chiara e persuasiva sin dall’inizio: usufruire della possibilità di applicare sconti a prodotti e servizi per fidelizzare e promuovere un brand tramite l’invenduto. Ne sarebbero usciti tutti vincitori: gli acquirenti che risparmiano, i commercianti che ampliano il loro bacino di offerta, il Social Buying che rileva una percentuale per ogni transazione effettuata.

A distanza di alcuni anni e di alcune significative variazioni del mercato, tuttavia, sembra che non tutto sia andato per il verso giusto. Nel 2013 Sucharita Mulpuru, esperta di e-commerce per Forrester Research, si è dichiarata non troppo sorpresa dal crollo di Groupon:

“Il problema non è se Groupon fosse appetibile per i compratori: lo è. La questione è come creare un flusso costante di offerte da parte dei commercianti”.

È proprio su quest’ultimo aspetto, secondo Mulpuru, che Andrew Mason, ex-CEO di Groupon, ha fallito.

“Ha sempre pensato che il cliente di Groupon fosse Mario Rossi che compra i coupon. Ma non è così. Il vero cliente è il commerciante. Groupon si è concentrato sulla persona sbagliata”.

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Si è venuto quindi a creare un circolo vizioso per il quale, date le condizioni sfavorevoli in cui si trova costretto il commerciante, c’è una netta ripercussione negativa sulla qualità del servizio da lui erogato, perciò sulla reputazione online dell’azienda stessa.

La successiva problematica di questo modello di business deriva dal fatto che, dopo una prima esperienza d’acquisto tramite coupon, i clienti tendono a non tornare in un secondo momento, impedendo di conseguenza quel processo di fidelizzazione che dovrebbe essere invece la vera value proposition dei siti di couponing per i commercianti.

Il crollo in borsa di Groupon sembra dunque la conseguenza di un’asimmetria che soddisfa gli utenti con sempre nuove offerte a sconti stratosferici, senza tuttavia riuscire a consolidare una reale proposta di valore per gli inserzionisti.

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Eppure proprio in Italia c’è chi crede ancora fortemente in questo modello di business, tanto da decidere di fondere i servizi di due società operanti nell’ambito del social buying e della ristorazione. Stiamo parlando di Getbazza e MiSiedo, startup italiane nate rispettivamente nel 2010 e nel 2011 in seno al venture incubator H-Farm.


Getbazza è un sito di acquisti di gruppo specializzato in offerte per il mondo della notte e del divertimento, nel quale vengono pubblicate giornalmente offerte valide in media 96 ore e geolocalizzate per città (scontate almeno del 50%) per acquistare servizi legati al mondo dell’entertainment, spaziando dalla ristorazione alle offerte viaggi, dal pacchetto benessere alle offerte shopping.

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Cosa significa “Bazza”? E’ un termine bolognese che vuol dire “affare”, “opportunità fortunata”; ciascuna promozione (o “bazza”, appunto) è valida tuttavia soltanto previo raggiungimento di un numero minimo di adesioni.

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MiSiedo
 è invece un sistema di prenotazione online integrato per ristoranti: i clienti possono prenotare via web e/o mobile, mentre i ristoratori possono gestire le prenotazioni con un’applicazione iPad per la gestione dei tavoli.

Entrambe le startup sono state realizzate in collaborazione con 2night, azienda leader in Italia nella comunicazione multi-canale e nell’informazione sul mondo del tempo libero e dell’intrattenimento.

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A questo punto, vi chiederete voi, dove stanno le novità rispetto a quanto visto finora sul mercato attuale? A tal proposito abbiamo intervistato per voi Simone Tomaello, CEO di 2night, e Susanna Puppin, Project Manager di Getbazza, per rispondere alle nostre domande.

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Ciao Simone, di recente si è conclusa con successo l’integrazione tra Getbazza e MiSiedo. Puoi spiegarci da dov’è nata l’idea di lanciare queste due startup proprio nell’ambito del couponing e della ristorazione?

Getbazza e MiSiedo rispondono alla naturale evoluzione del mercato nel mondo dell’entertainment che si è visto in questi ultimi anni per soddisfare le esigenze dei merchant (ristoratori, proprietari di locali in genere) e quelle degli utenti seguendo tre linee guida: semplificazione, qualità e obiettivi.

Getbazza si posiziona nel settore del dining, con un attenzione alla qualità dei ristoranti e con un servizio per gli acquirenti unico in Italia, permettendo quindi al ristoratore di pubblicare l’offerta giusta per promuoversi e attirare nuovi clienti, posizionandosi all’interno di poche offerte altamente selezionate, non danneggiando quindi la propria immagine.

MiSiedo è un progetto ad altissimo potenziale, che rende un’esperienza unica prenotare il proprio tavolo del ristorante: veloce, cool e unica nel suo genere. Entrambe adottano un modello per performance, permettendo quindi al ristoratore di ottenere risultati remunerando la piattaforma solo a fronte di questi.

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Perché avete deciso di fondere assieme le due piattaforme?

Le due startup sono all’interno di una holding, ovvero appartengono entrambe a 2night e a H-Farm. Sono nate all’interno del gruppo 2night, per cui, avendo a disposizione entrambi questi servizi “in casa”, l’idea di integrarle è sorta abbastanza spontanea.

Lo scopo è di fornire un servizio a 360° agli utenti che sperimentano l’acquisto di un coupon dining (l’integrazione riguarda infatti soltanto la parte delle offerte che riguardano la ristorazione, essendo questo il core business dell’azienda), cioè di sostituire principalmente l’onere della prenotazione telefonica con la prenotazione online.

Integrando Getbazza con MiSiedo diamo l’opportunità non solo di non dichiarare il possesso del coupon al momento della prenotazione, ma anche di permettere all’utente di vedere la disponibilità prima dell’acquisto: questa è una grossa novità rispetto ai social buying che forniscono il nostro stesso servizio.

Oggi chi vuole usufruire di un coupon deve per forza prenotare, rischiando tuttavia di incorrere in numerosi disagi: aspettare che il ristorante sia aperto, dichiarare il possesso del coupon al telefono (con il rischio di sentirsi dire che non c’è più posto), portarsi dietro il coupon cartaceo e mostrarlo al ristoratore o al cameriere (ponendosi talvolta in una situazione un po’ di imbarazzo nei confronti del resto dei clienti in sala…). Noi vogliamo togliere queste difficoltà all’utente, lasciando come unico vincolo il dover prenotare il proprio coupon online.

Viceversa, aiutiamo i ristoratori a gestire i coupon che ricevono, lasciando che siano loro stessi a dirci quanti coupon intendono accettare al giorno, a seconda delle specifiche esigenze che esprimono nei nostri confronti.

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Ciao Susanna, in qualità di Project Manager di Getbazza hai potuto assistere e supervisionare direttamente la suddetta integrazione. Qual è la vostra case history di maggior successo?

Un punto di forza è senz’altro l’essere parte del gruppo 2night: ciò ha delineato fin dall’inizio quale sarebbe stato il core business di Getbazza, ovvero il proporsi ai clienti di 2night come il Social Buying per eccellenza focalizzato sulla ristorazione, dedito cioè a fornire una comunicazione e visibilità totale ai locali partner.

Un articolo di Altroconsumo uscito a febbraio 2012 ha inoltre riconosciuto Getbazza per i servizi erogati agli utenti, in particolar modo per la velocità con cui il customer care risponde e per la trasparenza, la rapidità ed efficienza con cui vengono effettuati i rimborsi, garantendo una posizione di intermediario di qualità tra clientela ed utenza.

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Qual è invece la resistenza maggiore all’utilizzo del servizio che di solito notate da parte dell’utente?

In questi ultimi anni il punto di resistenza maggiore che abbiamo riscontrato (e che tuttora continuiamo a riscontrare) è la difficoltà da parte dei clienti a fidarsi del nostro servizio, principalmente a causa della speculazione da parte di alcuni competitor.

Questi hanno sfruttato il business dei deal per puro interesse, senza invece fare i conti con le concrete esigenze del locale che andavano a coinvolgere, vendendo migliaia di coupon e minando seriamente la sopravvivenza dei ristoranti coinvolti.

Continuiamo perciò a trovare ostilità da parte di clienti “scottati” da esperienze avute con altri Social Buying, oppure da parte di utenti che percepiscono le scontistiche proposte (laddove magari si superi il 60%) come bufale irreali e fittizie, proprio perché alcuni player sono abituati ad aumentare i prezzi del listino, unicamente allo scopo di dare la sensazione di proporre uno sconto maggiore agli utenti. Questi, però, verificano di persona al ristorante che quei prezzi sono assolutamente gonfiati, reagendo di conseguenza.

L’utente classico, che non è al corrente dei prezzi reali di quel ristorante e che non ha mai provato ad acquistare da quel competitor, crede mediamente a quel prezzo che vede online; quando tuttavia va ad usufruire di quel coupon si rende presto conto che i prezzi sono ben diversi, sentendosi di conseguenza raggirato. Di qui la diffidenza nei confronti del sistema del couponing.

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In fondo, perché dovremmo preferire il vostro servizio ad un altro?

Proprio perché la policy che guida le aziende del gruppo 2night, quindi Getbazza e MiSiedo, è dettata dalla ricerca della qualità, della trasparenza e della fidelizzazione nei confronti degli utenti e dei ristoranti, nonché dal semplice dato di fatto di avere entrambi i team in sede.

Banalmente, spesso uno dei team che eroga questi servizi è esterno, nel senso che chi fornisce il servizio di prenotazione online oppure chi fornisce il sistema di couponing si appoggia ad una piattaforma fuori sede.

I team tecnici di Getbazza e di MiSiedo risiedono invece fisicamente nello stesso luogo, permettendo così uno scambio ed una comunicazione immediata tra i due team, nonché un’attenzione alle esigenze manifestate da entrambi. Nell’integrazione s’è perciò cercato di armonizzare al meglio anche le performance delle due piattaforme, unendo e rivalutando i punti di forza di ambedue.

Getbazza riesce così a presentare un servizio real-time all’utente con la disponibilità prima dell’acquisto, mentre MiSiedo fornisce un plus al ristorante con la gestione dei coupon, fidelizzando allo stesso tempo l’utente e conquistandone potenzialmente altri.

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Che tipo di sviluppi prevedete per il futuro del business nel settore tempo libero e ristorazione?

Flash deal, in tempo reale. E’ venerdì sera, sono un ristoratore, mi avanzano tre tavoli e ovviamente lasciarli vuoti è uno spreco… Un ristorante vuoto non fa mai una buona impressione. Utilizzo quindi il sistema di prenotazione di MiSiedo e metto online la disponibilità dei tavoli rimasti liberi, così Getbazza manda all’istante una newsletter al bacino d’utenza della città di riferimento, dicendo: “Attenzione! Stasera, e solo per stasera, avrete il 60% di sconto se andrete a mangiare in questo ristorante: ultimi tre coupon disponibili”.

MiSiedo potrà così sapere in real-time quanti posti sono avanzati al ristorante, aiutandolo a riempire i tavoli vuoti e facendo fare anche un bel passo in avanti all’utente che, grazie alle notifiche push, potrà sapere in anticipo dove prenotare la sera stessa, spendendo molto meno del solito. In tal modo ci impegniamo concretamente ad aiutare i ristoranti a mantenere un trend di crescita positivo (o quantomeno a non soccombere alle perdite), proprio perché forniamo gli strumenti per riempire i tavoli che altrimenti quotidianamente resterebbero vuoti.

Non possiamo allora che restare in attesa di nuovi sviluppi, magari provando di persona (come recita il payoff di MiSiedo) a “prenotare di gusto” con la bazza giusta… Voi che ne dite, cari Ninja lettori? 😉

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La Sdraio dell'Agnello: Solo Food

Non so ve ne siete accorti ma non ho scritto per un po’.

I progetti si accavallano, il lavoro pompa. Il corpo fa male, fare la vita di un ventenne a trent’anni suonati è molto stancante. Le priorità si interscambiano e la scrittura è meno spensierata. Tuttavia mi sono accorto di una cosa fondamentale, in un momento in cui si piange miseria.

In ogni economia di crisi, anche nelle più nere c’è sempre un settore in via di sviluppo dove si fanno soldi a palate e dove ci si lancia le idee in faccia per l’abbondanza. In una economia di difesa come quella che viviamo la gente vuole mangiare, dormire e morire.

Nulla di più.

Le campagne pubblicitarie, il parere dei vari fresconi della comunicazione, gli investimenti, i brain-storming, le conference call, i litigi col cliente. Non valgono un cazzo, meno di zero. Sono aria vacua.

Il mio grosso cliente freelance mi vuole pagare a dicembre?

Fotte zero.

Il brand vuole il rilancio e la consulenza e non vuole pagare?

Sticazzi.

La risposta alle flessioni monetarie è in un bicchiere di Chardonnay raffinato in barrique e un lamb rack scottato a dovere.

Il tutto su un letto di:

$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$!

Io mi lancio nel food.

Non sono gli uomini che plasmano il mercato.

Ma il mercato che plasma l’umanità.

Andatelo a dire a Marx che aveva torto. Forza!

Andate!

Ci vediamo al ristorante o in un bordello.

Che tanto si parla sempre di carne.

Statemi bene.

L’agnello.

Il QR Code non è morto! Ecco perché è in continua crescita

Il QR Code non è morto

Il QR Code non è morto: in un anno 21,8 milioni di scansioni, con un incremento di oltre il 20% in un solo anno.

La ricerca Mobile Barcode Trend Report di ScanLife fotografa la situazione nei primi tre mesi del 2014 e ci permette di capire come sfruttare questo strumento per migliorare le attività e  la comunicazione del nostro business.

Mobile Barcode Trend Report di ScanLife

Mobile Barcode Trend Report di ScanLife

Cosa ci facciamo con i barcode

Tutte le attività mobile attivate tramite barcode (di cui i QR Code sono una parte significativa) permettono ai consumatori di migliorare la propria capacità di scelta, accedere a contenuti multimediali, ricevere servizi migliori o scaricare più velocemente una nuova app.

Quei consumatori sono interessati allo shopping, alla scelta dei prodotti, allo scambio di valutazioni e consigli all’interno della propria cerchia sociale, sono attivi nelgaming e nell’entertainment, amanti della musica e attenti alla salute e al fitness. Questi ricercano informazioni, recensioni e valutazioni, prezzi per compiere al meglio il proprio processo d’acquisto.

Tecnologia non per giovanissimi

Tecnologia non per giovanissimi

Tecnologia non per giovanissimi

Si nota subito come la distribuzione in base all’età sia abbastanza uniforme. Anche in maniera forse sorprendente il 19% delle scansioni avviene da over 55, il 19% da persone di età compresa tra i 45 e i 54 anni e il 25% tra i 35 e 44: il 63% degli utilizzatori sono persone da considerarsi non native digitali.

Dato che fa riflettere soprattutto se paragonato al misero 16% composto dalla somma di under18 e 18-24 anni. Gli uomini superano (62%) le donne (38%).

Se consideriamo che gli utenti tra i 35 e i 44 anni, maschi (che sono percentualmente il gruppo più numeroso) sono circa 5 milioni, possiamo calcolare che, in media, ogni persona utilizza i barcode quattro volte all’anno.

Ogni persona utilizza i barcode quattro volte all’anno.

Ogni persona utilizza i barcode quattro volte all’anno.

QR Code, per cosa sfruttarli

Informazioni di prodotto, visualizzazione di video, invio e gestione delle info di contatto, download di applicazioni e mobile commerce: queste, in breve, le attività che maggiormente sono svolte tramite i QR Code.

Se passiamo ad analizzare le categorie merceologiche vediamo subito come il settore tecnologico la faccia da padrone. Solo il Food&Beverage resiste allo strapotere dell’elettronica, dei media, del wireless e dell’entertaiment.

QR Code, per cosa sfruttarli

QR Code, per cosa sfruttarli

Da report ScanLife troviamo anche un’analisi geografica dei Paesi dove è maggiormente diffusa l’attività di “scanning”: Stati Uniti, United Kingdom, Spagna, Danimarca, Corea del Sud, Canada, Germania, Brasile, Messico, Francia.

L’Italia, purtroppo, non pervenuta

Un’analisi geografica dei Paesi

Un’analisi geografica dei Paesi

QR Code, uno strumento facile ed economico

Molti parlano dei QR Code, molti li considerano una tecnologia ormai in declino, la maggior parte della popolazione magari non sa nemmeno di cosa stiamo parlando.

Mentre l’avanzare tecnologico sforna sempre nuove soluzioni, questi quadratini bicolore continuano ad essere però una facile ed economia soluzione per facilitare l’accesso ad applicazioni, info o siti web.

Dall’esperienza personale vedo come stia aumentando l’uso e sempre più persone imparino a fare scan e ad accedere al contenuto proposto.

Non sarà forse una rivoluzione ma di sicuro la si può considerare un’utile fase di passaggio tecnologico.

App of the Week: vuoi viaggiare nel tempo? Ci pensa Timehop!

Spesso e volentieri del passato si ricordano solo le cose più importanti, la cena del giorno prima o l’ora in cui avete portato a spasso il cane sicuramente non vi verranno in mente, ma con i social network che circondano il nostro mondo, esiste un app che vi ricorderà cosa avete fatto negli anni passati.

Con Timehop ogni giorno diventa un ricordo

Si chiama Timehop, approdata da qualche mese anche su Android, nativa per iPhone, è l’app che vi ricorda cosa facevate negli anni passati nello stesso giorno in cui la visualizzate.

Vi permette di collegare i vari social network come Facebook, Twitter, Instagram e Foursquare; così facendo, una volta aperta l’app, potrete vedere la vostra storia su un’unica bacheca collegata a tutti i social network.
Insieme ai vari posts dei social vi appariranno (nel caso in cui siano presenti) anche le foto della galleria dello smartphone risalenti a quel determinato giorno nel passato.

Se volete condividere con i vostri amici tutto ciò che accadeva negli anni scorsi, Timehop è l’app che fa al caso vostro!

Potete scaricarla sia per iOS che per Android.

 

Ninja Social oroscopo dal 5 all'11 giugno

Il passaggio di Venere in Toro e Mercurio in Cancro metteranno in primo piano i progetti a due e la famiglia per i segni d’acqua Pesci e Cancro, ma porteranno molta più tenerezza anche a Vergine e Capricorno. I Toro saranno messi davanti a un bivio emotivo, mentre Sagittario e Acquario dovranno restare allenati al cambiamento. Per Leone, Scorpione e Ariete è il momento delle grandi soluzioni senza rimpianti! Gemelli pazzi d’amore e Bilancia nuovamente diplomatici!

 

Tronky Tricolore: social e Mondiali per scatenare la passione

Tronky Tricolore

I Mondiali di Brasile 2014 sono indubbiamente il più grande evento sportivo dell’anno, se non l’evento dell’anno in assoluto.

Un mese di calcio capace di appassionare milioni di persone in tutto il mondo. Un evento unico, da non lasciarsi scappare per sprigionare tutta la creatività e l’inventiva di cui si è capaci per potenziare il coinvolgimento e la passione degli utenti sui social.

Realizzare un tipo di campagna che attraversi i social network cavalcando “l’onda Mondiale” non è semplice, anzi richiede il perfetto mix tra il prodotto ideale, un’idea coinvolgente e i canali giusti. Calibrare bene questi elementi, però, garantisce risultati sorprendenti, basati sulla partecipazione e sul genuino entusiasmo degli utenti.

Tronky, i Mondiali e il “tricolore”

Tronky è riuscita a mettere insieme tutto questo, e si prepara a lanciare una campagna che farà parlare di sé.

Il prodotto è il suo nuovo gusto al latte e cereali, nato proprio in questo periodo e proposto in limited edition per creare il “tricolore” che sosterrà la nostra nazionale nella grande avventura brasiliana. E al centro di tutto: i social.

#TronkyTricolore, infatti, sarà l’hashtag attorno al quale ruoterà l’intera campagna fatta di foto e video con protagonisti i tre colori del Tronky (il classico rosso, il verde al pistacchio e il nuovo bianco) postati dagli utenti su Instagram, Twitter, Facebook e ovviamente YouTube, dove Ferrero con il suo canale ufficiale ha già iniziato il buzz.

Uniche protagoniste: la passione per la nazionale Azzurra e la tradizione italiana.

Per partecipare, infatti, basta pubblicare una foto con i tre gusti, lasciando totalmente spazio alla fantasia e alla passione per il nostro Paese. E quindi monumenti, piazze, campi di calcio, maglie della nazionale sono gli alleati vincenti per gli scatti migliori.

Gli ingredienti per una case history di successo ci sono tutti. Non resta che rimanere “sintonizzati” su #TronkyTricolore e tifare Azzurri!

Y Combinator acquisita per 266 miliardi di dollari, un fake social

La bufala corre veloce, così è bastato un servizio di editing online di pagine web per indurre in errore il web circa la miliardaria transazione che si sarebbe chiusa la settimana scorsa.

Una pagina di Tech Crunch, fedelmente riprodotta con i loghi e il template del sito ufficiale, modificata ad arte per lanciare la notizia dell’acquisizione di Y Combinator da parte di Andreessen Horowitz, sta facendo il giro dei social.

Secondo l’articolo burla, Sam Altman,  ex presidente di Y Combinator e ora executive financier di Andreessen Horowitz , aveva avviato i colloqui a fine gennaio, concretizzando le trattative sviluppate negli scorsi mesi e raggiungendo l’accordo finale proprio la scorsa settimana.

Queste sono le parole piene di entusiasmo attribuite ad Altman dall’autore dello scherzo:

“Con grande piacere annuncio l’acquisizione di Y Combinator da parte di Andreessen Horowitz.

Questo grande cambiamento ci entusiasma moltissimo. Negli ultimi anni siamo stati parte dell’avvio di molte delle aziende tecnologiche destinate a cambiare il mondo con la tecnologia, ora, lavorando con questo nuovo fantastico team, abbiamo la possibilità di creare un ecosistema più strutturato e significativo, che favorirà la nascita di molte altre nuove imprese.

Per chi fosse scettico riguardo all’utilità effettiva di questo passo, rispondo semplicemente che in Andreessen Horowitz tutti sono altrettanto attenti all’aspetto umano. Hanno a cuore Y Combinator e ci aiuteranno a garantire lunga vita al nostro incubatore.

Certamente ci saranno dei cambiamenti in consiglio nelle prossime settimane, ma invito tutti ad accogliere positivamente questa notizia e a dare il benvenuto a tutti a braccia aperte”.

La notizia reale però c’è davvero: Altman, tutt’ora presidente di Y Combinator, ha pubblicato un post in cui annuncia i nomi della Board of Overseers del più importante acceleratore al mondo, composto quasi interamente da membri provenienti da Y Combinator e modellato sul modello universitario.

Instagram ha introdotto nuovi strumenti per migliorare le nostre foto

Instagram ha annunciato di aver rilasciato una versione dotata di una serie di nuovi tool creativi.

Postare immagini su Instagram ha sempre fatto sentire ognuno di noi a suo modo artista, ecco perché non ne possiamo fare a meno. Ed ora che Instagram ci ha regalato 10 nuovi strumenti di photo editing, probabilmente lo penseremo ancor di più.

Il social di photosharing con questo set di nuovi strumenti quasi sicuramente si assicura utenti ancor più felici e fidelizzati. Vediamo quali sono queste novità.

Sul blog che annuncia la novità leggiamo:

ispirare la creatività è incredibilmente importante per noi… abbiamo ricevuto richieste per avere più modi per modificare le vostre immagini in modo creativo…

Vediamo come usare subito i nuovi strumenti: una volta selezionato un filtro noterete la chiave inglese, toccatela, è da qui che si apre la nuova cassetta degli attrezzi che vi regala Instagram.

Eccoli nel dettaglio:

  1. modificare l’intensità di luci e ombre con gli strumenti: luminosità, contrasto, alte luci e ombre;
  2. se toccate due volte il filtro scelto potrete scegliere la sua intensità;
  3. per ottenere colori più vivi potete usare i tool ‘calore’ e ‘saturazione’;
  4. potete migliorare lo scatto con regolazione e vignettatura;
  5. rendere le foto nitide grazie alla funzione ‘nitidezza’.

Qui il link per scaricare l’ultima versione per Apple e Android. Buon divertimento!

Propaganda elettorale 3.0? Dai big data allo spot televisivo mirato!

Propaganda elettorale 3.0

Non è una novità. L’approccio big-data centric è quello seguito dai grandi player del digital advertising. Le piattaforme social sono dei veri serbatoi di dati preziosi per i brand che ridefiniscono così i target e le strategie dei loro piani di marketing.  Sebbene il digital sia fortemente in espansione, la TV rimane il mezzo di comunicazione di massa che domina su tutti. Non a caso, un’indagine della Nielsen dimostra ad esempio che nel terzo quadrimestre del 2013, la fascia d’età compresa tra i 25-34 anni ha trascorso più tempo davanti alla TV che navigando su Internet. Ma che cosa accade se questo modello ingegneristico viene declinato sul mezzo televisivo per programmare ad hoc gli spot politici? Un articolo di Kate Kaye di Adage ce lo spiega.

Le digital agency che analizzano i big data

Rentrak, è una digital agency americana che l’anno scorso si è rivelata fondamentale per la campagna pro Obama. Infatti attraverso l’estrapolazione di dati sociodemografici dell’audience televisiva e l’incrocio degli stessi con informazioni sugli elettori è stato possibile raggiungere strategicamente i sostenitori del partito. Rentrank però non ha fatto tutto da sola. Nel 2013 si è servita di un’azienda partner, Experian per elaborare i dati e ridefinire così segmenti anonimi di audience, raggruppati in diverse tipologie di elettore, suddivise ciascuna secondo interessi, propensione a votare  e preferenza politica. Ma se pensi che questo approccio sia una novità dei nostri tempi, ti stupirai se ti dirò che già nel 1988 un’azienda americana, la Cable Scope forniva ai propri clienti soluzioni ad hoc basate sull’utilizzo dei big data.

Propaganda elettorale su facebook

Chi sono le persone a cui vogliamo rivolgerci?

Chi sono le persone a cui vogliamo rivolgerci? Che cosa guardano? A che ora sono incollati davanti alla TV? E’ questa la domanda che si pone Larry Grisolano, CEO di AKPD Message and Media, agenzia palesemente schierata verso il partito democratico americano e partner della piattaforma Analytics Media Group. Ma non solo. Accanto a AMG esistono altre realtà che forniscono dati ai partiti. La Bluelabs ad esempio serve la sinistra, mentre la Deep Root Analytics collabora con il partito repubblicano.

Trova i tuoi sostenitori con i big data

Micheal Beach co-fondatore della digital agency Targeted Victory conferma un sentore che si era già avvertito nel 2013: i big data non sono mai stati così strategici nel mondo della televisione come ora. Il democratico Terry McAuliffe che ha collaborato con Rentrak, precisa che ridefinire i segmenti permette di erogare agli elettori migliaia di messaggi con sfumature diverse, come ormai si fa da anni online. Una mezzo tradizionale come la tv che segue i modelli del contextual advertising online a scopi politici? Ebbene sì. Un 25% del budget della campagna pro McAuliffe è stato destinato proprio ai messaggi promozionali televisivi mirati attraverso le piattaforme digital. Per dirla con Alex Lundry co-fondatore della Deep Root Analytics: “Non vi è alcun dubbio. Definire con precisione i segmenti degli elettori porta dei benefici sia in termini di efficienza (risparmio dei costi che oscilla tra il 10% e il 20%) sia in termini di efficacia (messaggi tagliati su misura e rivolti agli elettori che contano di più).

Frequenza e originalità

Tuttavia se da un lato un approccio data centric permette di ridurre sprechi aumentando i livelli di efficienza, ciò su cui bisogna ancora lavorare però è la modalità di frequenza: è necessario assicurarsi che i messaggi siano erogati migliaia di volte, non importa se in TV o online. E ancora, incalza Mark Skidmore, chief strategist della Bully Pulpit Interactive, se i digital data stanno cambiando i modi di erogare i messaggi in TV, l’automazione del servizio non può sostituire il “personal touch” dell’intero processo.

 

Facebook migliora il News Feed e penalizza i post di app di terze parti

Facebook migliora newsfeed

Ipotizziamo di indire un referendum dal titolo “Cosa cambiereste di Facebook?“. Sicuro come le tasse e la morte, rispondereste al 90%… le notifiche pubblicitarie di terze parti!

Sarà capitato a tutti di commentare negativamente l’invasione delle nostre bacheche da parte di giochini con i quali non vogliamo assolutamente intrattenerci, marche di scarpe che non metteremmo mai o canzoni di artisti che non ascolteremmo neppure sotto tortura.

Bene, forse da oggi la nostra vita facebookiana sarà un po’ meno fastidiosa!

Leggiamo cosa scrive l’azienda nella Newsroom:

Abbiamo notato che i post e i contenuti che le persone preferiscono condividere in maniera esplicita a partire da applicazioni di terze parti, sono più interessanti e raccolgono un consenso maggiore nel News Feed rispetto alle stesse informazioni condivise in automatico da terze parti.

Un discorso un po’ contorto per dire che agli utenti non piace non essere autori delle proprie condivisioni, e che solo sentendoci protagonisti del messaggio possiamo accettare di essere testimonial di questo o quel prodotto.

News Feed FYI garantirà dunque un maggior controllo su ciò che viene condiviso e i post che vengono generati automaticamente da app di terze parti avranno meno visibilità e quindi meno importanza.

Viene da chiedersi come reagiranno i brand a questa innovazione: se avranno vita più dura le inserzioni generate automaticamente dovranno trovare il modo di veicolare i propri prodotti attraverso le persone.

Diventerà tutto un po’ più difficile, ma non impossibile (soprattutto conoscendo la smania di protagonismo degli utenti medi di Facebook!).

Di certo, è abbastanza sicuro che applicazioni “di pianificazione” come Hootsuite, Buffer, Post Planner, solo per citarne alcune, non subiranno questo “blocco” perché non considerate automatiche, ma personali e quindi con una persona vera a crearle.

La notizia, breve nel comunicato, ma importante nelle conseguenze, ne porta in dote altre quattro.

Facebook penalizza post terze parti

 

Cliccando l’approfondimento, scopriamo delle interessanti novità sempre inerenti alla condivisione da altre applicazioni:

  1. poter scegliere dove condividere, di volta in volta, il proprio contenuto (come già fa Instagram);
  2. condividere in modo più personale con l’aggiunta di messaggi creati di nostro pugno;
  3. inviare al cellulare una notifica di installazione di una app appena si effettua il login su Facebook;
  4. tasti Condividi e Like anche per applicazioni mobile.

Queste ultime novità sono ancora in fase beta, ma siamo certi non tarderanno ad arrivare su iOS e su Android!