e-Pitti e FTA si alleano per le startup fashion

Una nuova partnership tra e-Pitti e il Fashion Technology Accelerator (FTA) di Milano a favore delle start up italiane che utilizzano soluzioni innovative per promuovere il made in Italy nel campo della moda.

Gli  addetti del settore non si meravigliano più di quanto Firenze sia un punto di riferimento per la moda, ma forse non tutti sanno come lo è diventata.

Firenze e la moda

Il successo della moda italiana a livello internazionale è merito di Giovanni Battista Giorgini che proprio a Firenze il 12 febbraio 1951, presentò ad un gruppo di compratori americani le creazioni degli stilisti italiani, in un’epoca in cui troneggiava egemone la couture parigina. Dall’anno successivo le presentazioni si spostarono nella sala bianca di Palazzo Pitti, venne creato il “Centro di Firenze per la moda italiana” holding  per la promozione del sistema moda italiano di cui Pitti Immagine fa parte.

A Firenze hanno sede i più importanti musei delle storiche maison come Gucci, Ferragamo e Capucci, oltre ad iniziative moderne ed innovative come la storica boutique Luisa Via Roma che si è affermata come una delle più importanti realtà di e-commerce fashion.

Il FIT (fashion institute of Technology di New York), autorevole scuola americana, ha avviato un programma di scambio a Firenze presso l’istituto internazionale Lorenzo de Medici.

La nuova capitale: Milano

A partire dagli anni Settanta la moda si delocalizza, una parte a Roma seguendo i successi legati al mondo del cinema etichettandosi come Alta Moda, una parte a Milano per le collezioni stagionali di prêt-à-porter o come dicono gli americani ready-to-wear, in teoria una moda più democratica.

Pitti Immagine chiude infatti la promozione fieristica dedicata alla donna, concentrandosi sull’uomo e sui filati, non riuscendo a sostenere la concorrenza con la capitale lombarda.

Cos’è Pitti ?

Pitti Immagine è l‘organizzazione fieristica di Firenze che spazia tra moda bimbo, filati, fast fashion, fino ad arrivare all’uomo, avendo introdotto nuove edizioni dedicate al profumo ed all’enogastronomia. Manifestazioni nate per un pubblico nazionale, divenute poi attrattivi per i buyers di tutto il mondo.

e-Pitti è la fiera online nata grazie a Pitti Immagine e Fiera Digitale, a supporto dei brand che partecipano alle manifestazioni fieristiche.

Pitti Moda Uomo, in particolare, è diventata un palco fondamentale tanto per i brand emergenti quanto per i brand più affermati. Una fiera non solo fisica alla Fortezza da basso, cui si affianca un’innovativa piattaforma chiamata e-pitti, per prolungare gli scambi commerciali una volta terminata la manifestazione.

Sinergie tra Milano e Firenze

Dopo anni di rivalità tra la città della Madonnina e quella del Giglio, si è di recente passati ad una forma di collaborazione tra Camera della moda Italiana e Pitti, anche grazie alla neo direttrice della Camera Jane Reeve e all’amministratore delegato di Pitti Raffaello Napoleone.

Tra le iniziative brandizzate Pitti, ma realizzate a Milano, spiccano due importanti eventi, il primo chiamato Super, è una fiera dedicata agli stilisti emergenti che si svolge in concomitanza con le sfilate milanesi, la seconda è un forum dedicato alla moda e alle start up, Decoded fashion.

Entrambi questi eventi portano l’innovazione fiorentina nella capitale lombarda, generando sinergie ed accrescendo il valore del made in Italy.

Fashion start up scouting

Ultima partnership illustre per la famiglia Pitti, è stata comunicata di recente in merito all’accordo con il Fashion Technology Accellerator, società italiana nata nella Silicon Valley per accelerare la crescita delle start up con vocazione fashion.

In particolare l’accordo sviluppato riguarda e-Pitti la cui missione di diffusione della cultura digitale in tutta la filiera, facilitandone la crescita online, soprattutto in campo internazionale, si fortifica attraverso lo scouting di startup.
Tale accordo è volto ad ottimizzare la selezione delle migliori idee che verranno poi presentate al alla seconda edizione italiana del “Decoded Fashion” in programma per il 22 ottobre 2014 a Milano.

Il Fashion Technology Accelerator con sedi negli Stati Uniti e Corea del sud è diretto nella sede milanese da Paolo Ivancevich, con l’obiettivo di supportare la crescita delle start-up che operano tra moda e tecnologia, con competenze di management consulting, grazie anche a un network di partnership internazionali.

Attivo da sei mesi ha già tre realtà in portfolio: Warda sistema di gestione degli asset digitali per i settori moda e lusso, La Passione Cycling Couture abbigliamento tecnico per appassionati di bicicletta e Leonardi Milano che coniuga artigianalità e personalizzazione online.

I calciatori col cuore in mano per la campagna shock di Adidas

C’era una volta una donna senza scrupoli che chiese all’uomo di portarle il cuore della madre per dimostrare il suo vero amore. Lui lo fece ma questo non bastò a conquistarla. Era il 1966 e Fabrizio De Andrè raccontava così gli eccessi di una passione senza fine.

Sono passati 48 anni e la storia si ripete. In occasione del Mondiale di calcio in Brasile, l’Adidas lancia una campagna shock dove i calciatori Lukas Podolski, Diego Costa, Arjen Robben e Dani Alves posano con un cuore ancora grondante sangue  in mano.

Sguardo da serial killer e t-shirt stiratissime, i calciatori dimostrano così la propria fedeltà alla causa. “I will give my heart to the cause“. Peccato che il cuore non sia il loro ma quello di una mucca macellata, verosimilmente ignara delle logiche agonistiche sottintese.

La campagna, come previsto, ha fatto discutere immediatamente. Inevitabile, quando si mettono insieme due topic da sempre polveriera di interminabili diatribe come il calcio e il rapporto con gli animali.

Una campagna – letteralmente – sanguigna che racconta una passione quasi animalesca o una mancanza di rispetto per chi gli animali li vorrebbe solo coccolare e vedere pascolare liberi?

Le associazioni animaliste sono insorte, accusando il brand di mercificazione dell’animale e quindi di banalizzazione dell’uccisione. L’Adidas si difende dicendo che il cuore è stato acquistato da un macellaio che aveva soppresso l’animale a norma di legge (e ci mancherebbe).

Quel che rimane però di questa campagna è sicuramente la potenza del’immagine. Certo, il dubbio è che la gente si ricordi meno delle t-shirt fosforescenti sponsorizzate e si focalizzi di più sul ribrezzo per un cuore animale ancora pulsante in mano ai calciatori. Ma l’advertising, si sa, non è scienza esatta, e il rumore creato in rete dalla campagna è già un ottimo risultato per il brand tedesco.

Se poi avranno convinto i consumatori a comprare maglie o a smettere di mangiare carne solo la storia ce lo dirà. Qualcuno diceva che se i macellai avessero le pareti di vetro saremmo tutti vegetariani. Nel dubbio, una pizza ai funghi e tutti a tifare Italia. Olè!!

The Lovie Awards 2014: ancora poche ore per iscriversi!

Arrivati alla quarta edizione, i Lovie Awards stanno per tornare. Nati daI Lovie, sono così denominati in onore di Ada Lovelace, la prima programmatrice e innovatrice europea nel campo dell’ingegno creativo, sono rappresentati da un cuore simbolo universale di amore!

La missione dei Lovie Awards è quella di riconoscere la natura unica e risonante della comunità internet Europea – dai migliori siti web e network creativi Europei, a organizzazioni politiche e culturali, a bloggers amatoriali. I Lovie Awards celebrano infatti, Internet come strumento unico sia per lavoro che di tutti i giorni.

Iscrivi il tuo lavoro entro il 13 giugno

Mettiti alla prova, hai tempo fino al 13 Giugno per candidare il tuo lavoro e sottoporlo al giudizio dell’International Academy of Digital Arts and Sciences (IADAS) che assegnerà premi a chi saprà distinguersi per creatività ed eccellenza.

I Lovie Awards sono presentati e saranno giudicati dall’International Academy of Digital Arts & Sciences, un gruppo di esperti leader del web, personalità dei business, luminari, illustri creativi ed altri professionisti del settore. Il presidente dell’Accademia per i Lovie Awards è Nicolas Roope, co-presidente dell’Internet Week Europe e direttore esecutivo creativo di Poke.

La novità per l’edizione di quest’anno è l’ampliamento del numero di categorie per le quali si concorrerà tra cui: siti web, pubblicità online, Video, Mobile & App e Social.

Creativi e amanti del web questa è la vostra occasione, non perdete l’appuntamento più geek d’Europa!

Un tappo darà nuova vita alle bottiglie di Coca Cola

 

Happyness and sharing, ovvero felicità e condivisione. Queste le due parole che sono obbligatorie quando si parla di campagne promozionali della Coca Cola, basta pensare alla precedente trovata della bottiglia che si può aprire solo in due.

Ma questa volta si aggiunge una parola significativa e molto importante, ecologia. Infatti la nuova campagna promozionale “2nd Lives”non parla della bevanda o di come berla, ma si occupa della bottiglia vuota, infatti è disponibile, per ora solo in Vietnam, un set di tappi che offrono svariate possibilità di riutilizzo della bottiglia.

 


 

Grazie a questo set della Coca Cola, possiamo usare il tappo per far diventare la nostra bottiglia uno spruzzino per innaffiare, un temperino con porta trucioli, un pennarello, una pistola ad acqua o addirittura un dispenser per il sapone.

 

 

 

L’idea alla base è buona, “non gettare la bottiglia vuota ma riusala in svariati modi”, soprattutto ludici, anche se ci auguriamo che se mai ci dovessimo stancare della nuova vita della bottiglia della Coca Cola ricordiamoci di gettarla nel posto giusto e quindi destinarla al compostaggio.

 

 

Content is King? Non è sempre vero. Parola del New York Times

content is king

Content is king, content is king, content is king. Da quando il content marketing ha conquistato prepotentemente le luci della ribalta, tale frase è sicuramente fra le più usate (ed abusate). Molti colleghi e amici sostengono che sia sufficiente creare buoni contenuti per vincere la guerra dell’audience, per comparire primi nelle pagine dei motori di ricerca, per essere popolari sui social network e per far crescere il proprio business. E se le cose non stessero proprio così? Se servisse qualcosa di più?

A far luce sull’argomento arriva un interessantissimo rapporto del New York Times che, fornendo contenuti di qualità dal 1851, essendo un brand di caratura mondiale per eccellenza, “sfornando” oltre 300 url (articoli) al giorno e disponendo di una delle redazioni più prestigiose, dovrebbe avere gioco facile nella guerra dell’audience sul Web.

Se content is king, il king of contents non dovrebbe avere problemi a conquistare la Rete, cioè la nuova platea mondiale in cerca di contenuti di qualità. E invece … Il NYT sta perdendo terreno a scapito di nuove realtà che hanno rivoluzionato le regole del gioco e che spesso riescono a sfruttare i contenuti che il Times ha a disposizione per attrarre clienti verso il proprio business.

Inbound Marketing and strategy are kings

Perché il re dei contenuti perde colpi

Perché? Perché la storica testata, come spiega il rapporto che invito a leggere non ha curato “l’arte e la scienza di portare il proprio giornalismo ai lettori”. Lo studio nasce dalla constatazione che pur disponendo del miglior contenuto, la mancanza di una strategia, di app e di strumenti in grado di emergere nel nuovo scenario tecnologico ha bloccato la crescita e sta aumentando il vantaggio competitivo a favore di realtà che hanno sconvolto il modello di business dell’editoria tradizionale. Si tratta di un fenomeno nuovo?

No, nello stesso rapporto si evidenzia benissimo, come la lamentata perdita di competitività sia dovuta ad un errore concettuale commesso dalla testata: nell’economia tradizionale il NYT aveva sfruttato al meglio un avanzatissimo processo di distribuzione, in grado di portare le notizie (fisicamente) direttamente a casa dei lettori (from publisher to reader), mentre il management attuale, non avendo compreso le dinamiche della new economy, ha ritenuto che fosse sufficiente solo creare buon contenuto senza dover svolgere altre attività preparatorie e collaterali. Invece gli ultimi arrivati si sono adoperati e hanno messo in campo piani operativi e tecnologie innovative (“disruptive”) per accrescere e catturare la propria audience (creando engagement).

Gli (ex) outsider sono stati sottovalutati perché “il Times ha guardato la concorrenza con le lenti del contenuto invece che con quelle della strategia e i rivali li hanno sopravanzati per merito dei loro progetti e strumenti in grado utilizzare al meglio i social (ovvero grazie all’applicazione sapiente del social media marketing), di aggregare community, di sfruttare il search marketing” “nonostante il loro contenuto” e di creare applicazioni e tool in grado di adattarsi al fenomeno della diffusione del mobile ed ai nuovi gusti del pubblico in tema di fruizione dei contenuti.

Il contenuto alla caccia del lettore: reader is King

La chiamata alle armi risuona forte e chiara in ogni riga del rapporto: il dovere dei giornalisti (e/o blogger) di oggi e di domani è trovare la propria audience (o meglio, direi, applicare sapientemente i principi del permission marketing ed aiutare a farsi trovare dalla propria audience).

I reporter del Times smettono di lavorare quando l’articolo viene pubblicato mentre la concorrenza, in quel momento, comincia il proprio lavoro di promozione (anzi, molti competitor fanno un accurato lavoro di PR e sui social in fase di prelancio). Il vantaggio competitivo nella battaglia dell’editoria digitale è frutto di un lavoro scientifico ed artistico: al Wall Street Journal, ad esempio, hanno creato un apposito “audience engagement team” composto da SEO, social editor e analisti dei dati.

Contenuto nel Content Marketing

La scelta dal New York Times: una buona strategia di Inbound Marketing

Qual è la ricetta per recuperare terreno? Anche se nel rapporto non viene mai citato il termine, l’unico modo che l’”elefante” NYT ha per recuperare terreno nei confronti delle (ex)“pulci”, è quello di abbracciare la metodologia dell’Inbound Marketing, ovvero l’arte e la strategia di “portare il contenuto dinanzi ai giusti lettori nel momento opportuno e nel posto opportuno” e di utilizzare le metodologie, i software e gli strumenti di analisi, testing e monitoring dei risultati offerti dal web in maniera “scientifica” . Che siamo proprio dinanzi ad una richiesta di strutturare un piano strategico di Inbound Marketing è testimoniato da un grafico pubblicato a pag 25 del rapporto.

New York Times e strategia

Il funnel, l’imbuto (anche se mi convinco ogni giorno di più che la metafora più convincente del processo decisionale sia quella del viaggio aereo utilizzata da Google quando parla dello ZMOT) concettuale nel quale convogliare l’audience attuale e potenziale è tipico del procedimento dell’Iinbound Marketing e viene schematizzato nelle seguenti fasi ideali:

  • da non lettori
  • a lettori casuali
  • a lettori abituali
  • a utenti registrati
  • a sottoscrittori a pagamento
  • a loyalist
  • (io aggiungerei anche un tassello ulteriore: quello degli evangelist in grado di attrarre altri lettori)

Chi voglia approfondire l’argomento dell’inbound troverà qui un “corposo” post in cui tento di illustrarne vantaggi, principi e modalità operative. Per chi voglia invece trarre consigli pratici dalla lezione del New York Times, utili sia per free lance che per aziende che intendono applicare strategie di content marketing, ecco dodici suggerimenti da approfondire e di cui fare tesoro:

Fabio Di Gaetano Inbound Marketing

Le 12 regole indispensabili per reporter, editor e blogger

  1. studia una strategia che ti consenta di ottenere la massima visibilità per ogni singolo post e per il tuo piano editoriale;
  2. scrivi articoli SEO friendly, elaborando un testo che deve essere utile alla tua audience ma deve tener conto delle “regole di grammatica” imposte dai motori di ricerca;
  3. tieni conto dell’avanzata del mobile e dei tablet e considera se valga la pena rifare il tuo sito aggiornandolo per il mobile first o rendendolo responsive e device friendly (N.B. se non lo fai rischi di perdere una grossa fetta di pubblico);
  4. scegli di essere attivo sui social in cui si ritrova la tua audience (ed in quanti più social possibili, tenendo conto delle tue possibilità di tempo e di risorse per tenerli tutti vivi);
  5. scegli il tempo giusto per pubblicare (prova e riprova analizzando i dati);
  6. costruisci la tua community o diventa leader di una giusta per le tue esigenze;
  7. fai networking intessendo relazioni con gli influencer della tua nicchia,
  8. riutilizza il contenuto che hai prodotto in maniera intelligente (spesso hai una miniera “nascosta” che aspetta solo di essere rielaborata e pubblicata);
  9. fai content curation, infatti segnalare contenuto altrui può essere altrettanto utile e proficuo che produrne di tuo;
  10. fai molti esperimenti, non avendo paura di fallire ma sbaglia ed abbandona in fretta ciò che non funziona;
  11. sfrutta le armi che la tecnologia ti mette a disposizione (siano esse app, alerts, modalità innovative di presentare contenuto ecc);
  12. misura, misura e ancora misura. Nell’era dei big data valutare i risultati e settare le proprie strategie in base alle giuste KPI (le metriche per valutare il ritorno dell’attività che si sta facendo) è fondamentale e lo sarà sempre più in futuro. (Se sei interessato a tale tematica non perdere il corso in Performance Analytics della Ninja Academy).

Performance Marketing KPI metriche

P.S. Un buon contenuto, anche se da solo non può assicurare il successo, è comunque un prerequisito fondamentale ed è alla base di qualsiasi valida strategia di Inbound Marketing.

Ninja social oroscopo dal 12 al 18 giugno

Il cielo di questa settimana sarà contraddistinto da un’opposizione, quella tra Venere e Saturno e da una quadratura, quella tra Marte e Plutone, che richiederanno, a molti, pazienza e una giusta dose di intraprendenza per non perdere tempo in discussioni inutili, almeno finché Giove e Venere, con il loro sestile di mercoledì 18, alla fine della settimana distenderanno gli animi. Sette giorni di voglia di fare progetti per Cancro, Scorpione e Pesci, di disattenzione per il Leone, d’insoddisfazione per l’Ariete, di passione per la Bilancia e tanto, tantissimo romanticismo per il Toro. La Vergine riuscirà ad emergere in campo lavorativo, il Capricorno troverà un po’ di relax solo quando finirà di fare il suo dovere. Il Sagittario sarà un esempio per tutti, mentre all’Acquario servirà uno sguardo d’intesa che dica “sei sulla strada giusta”. E i Gemelli?? Seguiteci e lo scoprirete!

Mondiali 2014, analisi dei consumi dell'evento più seguito in Europa


I Mondiali 2014 saranno anche stavolta uno degli eventi più seguiti dell’anno. Secondo la ricerca condotta da vente-privee.com nel febbraio 2014, su un campione di oltre 5.912 donne e uomini di età compresa tra i 25 e i 40 anni in Francia, Spagna, Germania, Italia, Belgio e Paesi Bassi, il 91% degli italiani intervistati ha dichiarato che seguirà l’evento.

Convivialità o social network?

Da soli, in compagnia del partner o degli amici, le partite dei mondiali continuano ad essere uno di quei veri momenti di convivialità e infatti il 53% degli uomini europei afferma di mangiare durante le partite, dato confermato dal 47% degli italiani, con buona pace dei fattorini portapizza.

Anche i social network sono tra i protagonisti dello spettacolo. Impossibile perdersi un live twitting per gridare al mondo le proprie proteste contro l’arbitro, schierare la propria formazione ideale e commentare ogni azione con il resto del web. Le donne, intanto, si dedicano alla ricerca della loro vacanza ideale last minute, fanno qualche telefonata alle amiche, approfittano della tranquillità per un po’ di pulizie domestiche extra o leggono un buon libro.

Tra un tempo e l’altro però, c’è ancora tempo per un acquisto dell’ultimo minuto e il 60% degli uomini europei sceglierà il proprio tablet, mentre il 50% opterà per lo smartphone. Tra le donne invece si assottiglia il divario tra i due supporti con una crescente predilezione per lo smartphone.

Il look giusto per i Mondiali 2014

Per guardare i Mondiali 2014 nulla può essere lasciato al caso. Tra gli accessori più usati per la perfetta divisa del tifoso, gli uomini punteranno su magliette, bandiere e sciarpe. Il 75% dei francesi acquisterà la maglia della propria nazionale, il 42% degli italiani la bandiera tricolore, mentre il 41% dei belga preferirà la sciarpa. Gli inglesi, però, bisogna ammetterlo, sono i più originali: oltre ai cappellini (33%), il 16% sceglierà calzini personalizzati con l’Union Jack per supportare la propria nazionale.

Le donne, vittime del make-up, sceglieranno un trucco da perfette supporter con unghie e trucco completamente dedicati. Il 36% delle tedesche acquisterà ombretti e rossetti delle tinte della propria bandiera, mentre il 19% delle italiane intervistate sceglierà lo smalto azzurro.

Il Mondiale alternativo secondo le donne europee

Secondo la ricerca, però, i sogni più nascosti delle donne europee per i mondiali di calcio che stanno per iniziare sarebbero ben diversi.
Il 77% infatti preferirebbe fare shopping online piuttosto che guardare le partite, e anche se fingono di essere tifose sfegatate, tra le italiane l’80% ha confermato questo dato, battute solo dalle francesi (87%) e dalle olandesi (84%).

Anche i dati relativi alla compagnia migliore con cui condividere il “sogno mondiale” non si allontanano troppo dal solito clichè femminile, perché il 34% degli italiani e il 45% dei francesi preferisce la compagnia di un gruppo di amici per un aperitivo o una pizza. In particolare il 52% degli uomini italiani vede le proprie partner come vere e proprie presenze moleste, accusate di interrompere il match con commenti superflui, chiacchierate con le amiche e pulizie domestiche troppo rumorose.

Per il gentil sesso nostrano meglio pensare di volare in Olanda, dove il 78% degli uomini apprezzerebbe invece la compagnia del gentil sesso, capace di rendere meno amara un’eventuale sconfitta, seguiti dal 65% dei tedeschi, degli inglesi e degli spagnoli. Gli italiani, il 48% per la precisione, apprezzano la compagnia della partner solo se anche lei partecipa con interesse alla partita.

 

Per coinvolgere la propria compagna nella visione delle partite, nulla di meglio che spiegarle qualche fondamentale: cartellino giallo, fuorigioco, calcio d’angolo, calcio di punizione, rigore e rimesse saranno i termini più utilizzati per tutta la durata dei Mondiali, ma sono i tedeschi e gli inglesi i più preparati a riguardo. L’82% dei tedeschi intervistati ha affermato di saper spiegare la regola del fuorigioco. Si difendono bene gli italiani: il 74% dimostra di conoscere molto bene il rigore e il cartellino rosso.

Tra le donne le più esperte, le tedesche: il 76% saprebbe spiegare la regola dell’espulsione, seguite da spagnole e olandesi. Il 54% delle spagnole conosce il calcio d’angolo, mentre il 67% delle olandesi ha dimestichezza con l’ammonizione. Il 36% delle italiane, invece, dimostra di saper spiegare la regola più ostica anche per gli appassionati, quella del fuorigioco.

Per le signore che proprio non riescono a sopportare una partita tutta intera, nei suoi interminabili 90 minuti (quando va bene!), tra urla da stadio, birre e maglie della nazionale sudate quanto quelle dei calciatori, un suggerimento. Chiedere al partner di prendere per lo meno esempio dai cugini spagnoli: il 34% crede infatti di doversi scusare con la propria moglie/fidanzata per aver guardato una partita di calcio facendole un piccolo regalo.

E quando il calcio diventa un pretesto per scatenare vere e proprie sfide in famiglia, le donne europee si rivelano davvero agguerrite. Francesi e italiane le più perfide: se potessero, rivelerebbero il finale della partita. Un espediente davvero da “streghe”, ma non concreto e attuabile quanto quello che suggeriscono le donne belghe: “Far saltare la corrente” e sperare che l’incontro venga annullato.

Per fortuna questi restano solo “pensieri pericolosi” e la maggior parte delle donne sceglie alla fine di seguire le partite praticando un tifo alternativo: lo shopping online. Il 40% delle europee dichiara di fare acquisti mentre guarda una partita di calcio e le donne italiane rispecchiano la stessa tendenza rilevata a livello europeo.

Altra attività alternativa può essere “la valutazione estetica” dei calciatori: le più attente sono le olandesi (15%), seguite dalle francesi (11%) e al terzo posto dalle Italiane con il 6%.

Ecco l’infografica realizzata da vente-privee.

My Parade, trasforma le immagini in storia con il visual storytelling

My Parade, trasforma le immagini in storia con il visual storytelling

My Parade è una piattaforma online (in versione beta) che permette di creare visual storytelling con le tue foto.

“Fai prender vita alle tue esperienze e racconta la tua storia al mondo” sono le parole nella pagina about, a indicare con chiarezza le possibilità offerte dalla piattaforma: dare vita alle tue foto, trasformandole in una storia, nella tua storia.
Se invece volete curiosare nelle storie degli altri, potete dare un’occhiata alle gallery già pubblicate e provare a capire secondo quali meccanismi una fotografia diventa da semplice “scatto” a racconto.

Personalmente ho visto la gallery dell’Edison National Historic Site e A winter in Rajasthan, entrambe interessanti. Utilizzare My Parade è semplice: basta caricare le foto tramite Dropbox oppure con un comodo comando drag and drop.

Sappiamo bene quanto siano importanti le immagini nel web 2.0, quanto arricchiscano i contenuti testuali. Anzi, è più corretto dire che un’immagine può essere essa stessa un contenuto fatto e finito, autosufficiente: pensiamo alla forza virale dei meme visuali, a quanto rapidamente si diffondono e quanto raccontano, senza troppe parole.
Le immagini emozionano e trasmettono informazioni: sono immediate, trasversali, non vincolate alla conoscenza di una lingua: ecco dove sta la forza del visual storytelling e oggi, grazie a My Parade, possiamo costruire le nostre, di storie, con pochissimi click.

Occhio però: scegli bene le foto, perché non tutte le foto raccontano! Così come per i contenuti “scritti”, contano le emozioni: ci dev’essere tensione, commozione, empatia, azione…

Insomma, conta riuscire a generare una reazione emotiva in chi guarda, e per farlo occorre che i nostri scatti siano “narrativi”.Che altro dire? Niente, proviamo My Parade e lasciamo parlare, anzi raccontare, le immagini, le nostre immagini. Buon divertimento!

I 10 peggiori intervistatori per un colloquio di lavoro

Hai trovato un candidato promettente e il prossimo passo è il colloquio di lavoro. Bene, i sudori freddi cominciano proprio adesso. Tra filtrare la rosa di candidati e individuarne il migliore c’è una bella differenza.

Ecco una lista di situazioni e intervistatori-tipo da evitare per selezionare il tuo candidato

Il prevedibile

Domande come “qual è la tua maggior debolezza” o “i tuoi punti di forza” sono domande in primis inutili in quanto la percezione di sé stessi è sempre distorta. In secondo luogo sono domande troppo scontate e che il candidato può prepararsi senza troppa fatica. Così facendo si testa solo la sua capacità di memoria.

Lo sbirro cattivo

Testare di che pasta è fatto il candidato raccontando storie dell’orrore riguardo il posto di lavoro non è una mossa azzeccata. Lo stress a lavoro è una reazione della persona all’ambiente lavorativo piuttosto che qualcosa di intrinseco all’ambiente di lavoro in sé. Risultato: il candidato scappa da un ambiente in cui potrebbe trovarsi bene.

Il paranoico

L’intervistatore teme che il candidato possa costituire una minaccia. Cercherà il pelo nell’uovo per non assumerlo. L’intervista è inutile.

L’ignorante

L’intervistatore non possiede le competenze tecniche per capire se un candidato è adatto a quel lavoro oppure no. Si va avanti quindi secondo un criterio di simpatia. Il punto è che molte persone talentuose non sono simpatiche, quindi si corre il rischio di giocarsi una risorsa preziosa solo perché non è socievole.

L’enigmista

Ti pone quesiti arguti e intelligenti del tipo “perché i tombini sono rotondi” per testare la capacità di problem solving. Queste domande rivelano solo l’intelligenza dell’intervistatore inoltre certi ragionamenti potrebbero non rispecchiare il modo in cui i problemi vengono risolti in quel particolare ambiente di lavoro.

Il fanfarone

Usa termini estremamente tecnici e pomposi “come estrapoleresti maieuticamente dai tuoi collaboratori il divenire immanente dell’essere senza tempo?”. Solo un disperato, o un fanfarone, lavorerebbe in un posto dove si parla un linguaggio inutilmente tecnico.

Lo psicologo

Pensa che lo scopo di un colloquio sia quello di tracciare il profilo psicologico di un candidato. Ma questo è un lavoro da esperti. La psicologia pop è da ciarlatani.

Il perfezionista

È sempre alla ricerca di leader. Il punto è che in un’azienda sono necessarie soprattutto persone che abbiano la capacità di seguire. In una squadra così come c’è bisogno del fantasista, c’è anche bisogno del mediano.

Il procrastinatore

Farsi prendere dall’entusiasmo non giova ma c’è da dire che un candidato valido ha sempre più di una possibilità. Far attendere troppo un candidato nel fargli una proposta di lavoro equivale a perderlo.

L’indaffarato

Mentre fa l’intervista è impegnato in altre tremila cose. Trovare candidati adatti è estremamente importante per la crescita e il successo di un’azienda. Per un’intervista bisogna impiegare il 100% dell’attenzione.

Se hai avuto esperienza di altri tipi di intervistatori che non sono stati elencati, lascia un commento qui sotto.

Articolo tratto da The 10 most ineffective job interviewers di Geoffrey James

15 citazioni sulla creatività dalle leggende dell’advertising

leggende creatività

Creatività. Sul CV degli aspiranti creativi e nelle job description pubblicate dalle agenzie di comunicazione non deve  mai mancare. Sbandierata, osannata, bistrattata. Creatività sì, creatività no. Tutti ne parlano, eppure, in pochi sono in grado di darne una definizione.

Ecco però che un articolo di Business Insider ci regala non una, ma ben 15 perle di saggezza sulla creatività, partorite dai geni dell’advertising. Se durante un colloquio ti dovessero chiedere: “Che cos’è  la creatività?”  non farti cogliere impreparato: puoi sempre citare con disinvoltura una di queste dichiarazioni.

1. Steve Jobs: Visionario

“Creatività? Significa semplicemente unire le cose. Quando chiedi a un creativo com’ è stato in grado di realizzare qualcosa, questo avvertirà un po’ di imbarazzo, perché in realtà non ha realizzato proprio nulla di così straordinario. Al massimo ha percepito e visto qualcosa nel suo insieme (prima di chiunque altro).”  — Steve Jobs, co-fondarore di Apple.

2. Rei Inamoto: Polemico

“Dalla creatività e dall’innovazione ci si aspetta di trovare soluzioni inattese a problemi ovvi o di trovare ovvie soluzioni a problemi inattesi. Dovremmo usare la nostra creatività per generare più opportunità di business e soluzioni anziché cercare costantemente di distruggere quello che le persone stanno facendo.” — Rei Inamoto, Chief creative officer di AKQA

3. Bill Bernbach: Graffiante

“Un’idea può diventare polvere o magia, dipende dal talento che la graffia!”  — Bill Bernbach, co-fondatore di Doyle Dane Bernbach.

4. Bruce Fairchild Barton: Divino

“Se hai davvero qualcosa di grandioso che puoi dare al mondo, questa si vedrà attraverso l’espressione della tua personalità, quella scintilla divina che brilla dentro di te e ti rende diverso da qualsiasi altra persona.”— Bruce Fairchild Barton, co-fondatore di Batten, Barton, Durstine & Osborn

5. Cindy Gallop: Criptica

“Troppe persone, inclusi gli operatori dell’industria dell’advertising, credono che il futuro sia qualcosa che accada e li travolga di conseguenza” — Cindy Gallop, ex presidentessa della Bartle Bogle Hegarty.

6. George Lois: Bestiale

“Nulla accade dal nulla. Bisogna alimentare costantemente la bestia che c’è in te, che ti fa scatenare e che ti ispira”.  — George Lois, co-fondatore della Lois, Holland, Callaway

7. Luke Sullivan: Curioso

“La creatività è come quando lavi un maiale.  E’ un vero casino. Non ci sono regole. Non c’è un vero inizio o un corso d’opera o una fine. E’ una vera spina bel fianco e quando hai finito, non sei nemmeno sicuro che il maiale sia pulito e non sai nemmeno perché ti sei trovato a lavare proprio un maiale.”  — Luke Sullivan, autore del libro “Hey, Whipple, Squeeze This”

8. Leo Burnett: Divertente

“Le idee creative fioriscono per bene nelle aziende in cui ci si diverte. Nessuno è in un’azienda per divertirsi, ma ciò  non toglie che in ufficio non ci si possa divertire!” — Leo Burnett, the Leo Burnett Company

9. Lee Clow of TBWA: Spaventoso

“La maggior parte delle idee ha un che di spaventoso. E se un’idea non è minimamente terrificante, allora non si può chiamare idea.” — Lee Clow della TBWA

10. Dan Weiden: Rivoluzionario

“Il caos è l’unica cosa che ti spinge a crescere. E’ il fedele amico che ti aiuta a essere creativo” — Dan Weiden della Weiden + Kennedy

11. David Droga: Misurato

“Il fatto di poter fare qualcosa non significa che tu sia obbligato a farla. Ammiro chi possiede il senso della misura. Alla fine è pur sempre una guerra tra le cose fatte bene e quelle fatte male.” (in realtà Mr. Droga parla proprio di good versus “crap” che letteralmente significa cacca) — David Droga, fondatore di Droga5

12. Mary Wells Lawrence: Di larghe vedute.

“Non puoi fare affidamento solo su te stesso. Ti devi moltiplicare. Devi leggere e documentarti su cose di cui non conosci nulla. Devi viaggiare e recarti in posti che non avresti mai pensato di visitare. Devi incontrare qualsiasi tipo di persona e solo alla fine arrivare a quello che sai.” — Mary Wells Lawrence, co-fondatrice ed ex- presidentessa della Wells Rich Greene

13. Elvis Chaus: Narcotico

“La pubblicità non è così creativa. Per me significa trovare un modo per mettere assieme le cose, combinarle e amalgamarle affinché diventino qualcosa di unico. E a volte, quando davvero sento l’esigenza di pensare, onestamente so di avere solo bisogno di una sigaretta.” — Elvis Chau, Direttore Creativo Esecutivo della Anomaly Shanghai

14. Linda Kaplan: Coraggiosa

“Quando accetti il fallimento come possibile risultato di quello che farai, allora sei in grado di raggiungere qualsiasi cosa. La paura può essere così snervante.  Ogni giorno devo prendere decisioni difficili, ma se non ho paura, riesco a fare le scelte giuste.”  — Linda Kaplan Thaler, chair of Publicis Kaplan Thaler

15. David Ogilvy: Spiritoso

“Le migliori idee sono quelle nate per scherzo. Rendi il tuo modo di ragionare il più spiritoso e divertente possibile.” — David Ogilvy, fondatore della Ogilvy & Mather