Nonne Rock, batterie e aceto: i migliori annunci stampa della settimana

Eccoci pronti come ogni lunedì per mostrarvi i migliori annunci stampa provenienti dalle più creative agenzie di tutto il mondo. Quale sarà il più bell’annuncio della Ninja top 5 di questa settimana?

Sarson’s Malt Vinegar: Perfume/Pint/Bath

Per fortuna è… venerdì! (vi piacerebbe eh?) In Inghilterra, come in molte altre parti del mondo, venerdì significa relax e felicità. In queste pubblicità il tutto è condito dall’ottimo aceto di malto Sarson’s che arricchisce il classico fish&chips britannico!

Advertising Agency: mcgarrybowen London, UK
Executive Creative Directors: Angus Macadam, Paul Jordan
Art Director: Remco Graham
Copywriter: Richard Holmes
Illustrator: Paul Thurlby

LG Hom-Bot Vacuum Cleaner: Dirt

 

Lg Hom-Bot promette di pulire tutta la sporcizia anche quella che non riesci a vedere! In questi esempi la sporcizia è presentata come “segreti nascosti” (manette, riviste, stivali/parrucca).

Advertising Agency: Y&R, São Paulo, Brazil
Executive Creative Director: Rui Branquinho
Creative Directors: Rui Branquinho, Victor Sant’anna
Creatives: Cleber Cardoso, Leon Valente

Duracell: Lasts for ages

Duracell, durano anni. In queste ad pulite sono presentati vecchi giocattoli e dispositivi elettronici che evidenziano la lunga durata delle batterie.

Advertising Agency: Grey, Mumbai, India
Chief Creative Officers: Amit Akali, Malvika Mehra
Executive Creative Director: Rohit Malkani
Creative Directors: Sachin Kamath, Bhavesh Kosambia
Copywriter: Sonam Yethenpa
Art Director / Illustrator: Surendra Gohey

Softbox: Little Red Riding Hood/Snow White

C’è qualcosa di strano in questa catena di montaggio del software. Sistemi di software inappropriati potrebbero danneggiare la tua azienda. Affidatevi a softbox e attenti al lupo!

Advertising Agency: Diferi, Brazil
Creative Directors / Art Directors: Fabrício Gallo, Mário Virva
Copywriter: Sandro Porto
Illustrator: Studio Nuts

Centrum: Rocker/Hipster/Dark

Nonnini di tutto il mondo aprite bene le orecchie per ascoltare il messaggio di Centrum, il multivitaminico della multinazionale pfizer: “Meglio sentirsi giovani dentro” (che fuori). Da domani qualche vitamina in più, e qualche ora di shopping giovane in meno!

Advertising Agency: Brother Escuela de Creativos, Buenos Aires, Argentina
Copywriter: Diego Lopez
Art Director: Isac NetoPhotographer:
Celeste Martearena
Retoucher: Murilo Viviurka
Styling: Chumi Nogales

Social Media Release: come comunicare e monitorare la propria presenza online

social media release

Qualche settimana fa mediainformer.it ci ha dato dei consigli su come scrivere un comunicato stampa efficace. Il passo successivo alla stesura del messaggio è naturalmente la sua diffusione.

Se un tempo bastava fare il giro delle testate nazionali cartacee, oggi il comunicato abbandona la sua forma di carta stampata e assume la forma della Social Media Release per viaggiare in rete su blog, forum e social network.

Diffondere il proprio messaggio sul web significa raggiungere un pubblico più ampio con un investimento minore e con più informazioni, grazie alla sua multimedialità.

Cos’è una Social Media Release?

social media

La Press Release diventa una Social Media Release, ovvero un comunicato stampa creato però per il pubblico del web, con un linguaggio più user friendly e corredato da immagini, video, link, approfondimenti.

L’obiettivo della Social Media Release è quello di aiutare i giornalisti della rete a sfruttare al meglio la piattaforma che utilizzano e di fornire ai lettori una notizia utilizzando un format ed i canali di diffusione più adatti al mezzo di pubblicazione.

Misurare l’impatto di un comunicato stampa online.

Monitoring tool social media

Il web ci offre una grande opportunità, ma dopo aver inviato il comunicato a giornalisti, blog e testate online, un buon comunicatore deve monitorare i risultati dei suoi sforzi.

Quanti articoli sono stati dedicati alla mia azienda? Quanti visitatori hanno portato al mio sito? Quante conversioni?

Se fino a qualche decennio fa la rassegna stampa consisteva nel raccogliere tutti i quotidiani e giornali cartacei che parlavano dell’azienda o del prodotto, oggi bisogna scandagliare tutta la rete per monitorare chi parla di noi. E questa operazione è tutt’altro che semplice! E’ necessario che non ci non sfugga nessuna menzione del brand o del prodotto, che sia su una testata online, in un forum, su un blog o sui social network.

Ecco perché esistono tool di monitoraggio che misurano l’impatto del nostro comunicato stampa analizzando tutti contenuti del web e avvisandoci quando qualcuno, su un blog, sui forum o sui social network ci nomina.

È importante essere presenti nelle conversazioni in cui si parla di noi, per essere pronti a rispondere e tramutare le conversazioni in conversioni.

Analisi semantica: quali opportunità per misurare il sentiment?

Alcuni tool di monitoraggio della rete consentono di esaminare tutti i contenuti online in tempo reale per gestire immediatamente eventuali crisi, misurare gli effetti di un’azione di marketing e analizzare la reputazione online del brand.

Strumenti come Webdistilled, partner di Mediainformer, offrono la possibilità di analizzare anche il sentiment, ovvero valutare ciò che si dice su internet di un brand o di un prodotto e valutare subito come gli utenti reagiscono a specifiche azioni di comunicazione.

Ciò avviene grazie alla ricerca e all’analisi semantica online – effettuata grazie al motore semantico Iasmine – che avviene in real time e secondo criteri impostati in modo dettagliato dall’utente, in modo tale che ogni ricerca si basi su un preciso modello di analisi semantica.

La reputazione online è importante

social media monitoring

Se pensate che essere presenti in rete sia semplice, vi invitiamo a dare un’occhiata a tutti gli epic fail di aziende più o meno importanti che hanno sottovalutato il potere della comunicazione online.

Per gestire al meglio la reputazione di un’azienda è saggio affidarsi a dei professionisti, come i Social Media Specialist e all’analisi semantica – powered by Webdistilled – di Mediainformer.

Email Marketing: come ottimizzare DEM e Newsletter? La parola a Marco Massara #ninjamaster

Master Online in Digital Marketing - Marco Massara

© Julien Eichinger - Fotolia.com

Continuiamo a conoscere i docenti della seconda edizione del Ninja Master Online in Digital Marketing, il #digitaldreamteam del marketing digitale italiano. Oggi è il turno di Marco Massara, docente del seminario monografico in Email Marketing del #ninjamaster.

Ciao Marco, Email Marketing ieri e oggi: cosa è cambiato?

Ciao! Di primo acchito verrebbe da dire: “Niente!”.
Ma per provare a capire come può cambiare il marketing non credo serva osservare lo strumento ma l’uomo. Ma non l’uomo in astratto: l’uomo in azione.

Allora dimmi se non son mutati:

a) il contesto in cui utilizziamo l’email (spesso fuggendo in cerca di riposo dalle notifiche sociali)
b) dove la utilizziamo (dal bagno del bar allo shuttle)
c) quando e in che stato fisico e mentale la guardiamo (a letto, mattina, giorno, sera, notte, addormentati, carichi, frenetici, sfiniti, sereni, in spiaggia…)
d) con che strumenti la leggiamo, la creiamo e la inviamo (smartphone, desktop, tablet)

Ma lei è sempre la stessa: giovane signora che spesso si adegua e mai si piega. Ha molti amici (CRM, ERP. CMS, Social Network…) e nessun amante. Ci aiuta il ricordare che per iscriverci a Facebook, Twitter, Google+ abbiamo bisogno di un’email e non il contrario.

Per rispondere meglio, mi sembra che l'”esplosione mobile” sia la veloce novità che ha intaccato più delle altre la Posta elettronica. Dall’accoppiata Email-Mobile nascono infatti fiumi di domande concrete: come posso far fare un’esperienza davvero efficace ai miei clienti? Come leggere, capire e rispondere proprio come voglio io? Come cliccare e andare su una landing o un sito dove fare esattamente “quello che faccio sul mio computer”, o altro? Un’altra domanda interessante potrebbe essere: voglio e posso davvero replicare sullo smartphone l’esperienza dell’email su desktop? Che nuova esperienze vorremmo fare?

E poi, non è forse l’email lo strumento più intimo che ci rimane?
Lo ripeto forse troppo spesso: credo che un luogo tuo come l’email, così tuo, senza share e senza like, lo vuoi.
L’email, restando se stessa, ha riempito un vuoto d’intimità creato dai Social.

 

 

3 consigli per un email marketing vincente?

Prendi un post-it, mettilo sullo schermo: sempre, sempre, sempre chi riceve la tua email (anche un tuo cugino) si chiederà:

  • Chi sei? (non dar per scontato che si ricordi di te)
  • Cosa vuoi farmi fare? (sto facendo altro)
  • Perché dovrei afre quello che vuoi farmi fare? (reason why: “Sono un uomo non un target: mi faccio certe domande…”)

Se mentre scrivi un’email non ti immedesimi e non ti fai queste domande, non scriverla. La parola killer è: empatia.

Quali sono le tue app e i tuoi strumenti web preferiti?

Mi piacciono moltissimo Facebook Custom Audience, (mi esalta, lo ammetto) fare test A/B con Optimizely, MailUp e altri software, mi stuzzica Tumblr (è molto leggibile) ed, infine, l’effetto WOW va agli SMS e alle lettere scritte a mano (adrenalina! :)).

La tua soddisfazione lavorativa più grande?

Ogni volta che qualcuno o qualcosa mi ricorda che l’altro che ho davanti o dall’altra parte dello schermo è totalmente ALTRO da me e allora ricomincio: “L’unica gioia al mondo è cominciare. E’ bello vivere perché vivere è cominciare, sempre ad ogni istante.” (C. Pavese)

Grazie Marco! Ci vediamo online al Master Online in Digital Marketing! #ninjamaster 😉

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Leggi le altre interviste ai docenti del Master!

Davide Pozzi – I motori di ricerca come strumento di marketing? Parliamo di SEO.
Simone Tornabene – Pianificare, progettare e curare contenuti digitali.
Nicola Armellini – Integrare il mobile nella propria strategia di marketing?
Gianpaolo Lorusso – I motori di ricerca come strumento di marketing? Parliamo di SEM.
Miriam Bertoli – Come costruire un piano di comunicazione digitale?
Alessio Semoli – Come generare conversioni e interpretare le metriche digitali?

Growth Hacking, la via del successo per le startup

Growth Hacking. Ripetilo ad alta voce. Pensa che “hack” significa “tagliare con l’ascia”. Suona aggressivo, no? Bene, perché questa tecnica di marketing lo è per natura.

Il concetto alla base è semplice: crescita, crescita a tutti i costi. Questo deve essere il mantra degli startupper. Il loro punto di forza è l’idea, quelli deboli sono spesso la mancanza di fondi e di esperienza.

Scalabile

Growth Hacking: la via del successo per le startup

Serve intraprendenza? Anche. Ma soprattutto, metodo. Occorre sì focalizzarsi su idee innovative a basso budget, ma non si tratta di giocarsi il tutto per tutto grazie ad un colpo di genio.

Tale è il parere di Sean Ellis, che per primo ha formulato questo approccio al business. È lui a sostenere che le caratteristiche fondamentali del Growth Hacking sono pianificazione e replicabilità. Il guru descrive il Growth Hacker come disciplinato e metodico nell’elaborare una lista di priorità per le sue idee, per poi testarle, rivederle e scremarle. La velocità con cui è possibile ripetere questo processo determina anche la scalabilità del modello di crescita del business.

“La maggior parte delle cose non funziona la prima volta che provi, e nemmeno la seconda. Continua a ritoccare” .

Ibrido

Growth Hacking: la via del successo per le startup

Questo modello di crescita esponenziale era impensabile nell’ottica del marketing classico. È solo grazie ad Internet che oggi è possibile raggiungere migliaia di utenti in breve tempo attraverso i meccanismi di diffusione virale dei contenuti.

Date le sue origini, il Growth Hacking può essere inquadrato all’interno del marketing online. Andrew Chen, che ha contribuito in modo preponderante alla diffusione dell’argomento, sostiene che i Growth Hacker dispongono di conoscenze integrate di marketing e programmazione. Ecco allora che per rispondere alla fatidica domanda “come trovo clienti per il mio prodotto?”, tecniche di SEO, web analytic, content marketing, storytelling, e più in generale del social media e viral marketing vengono integrate da test A/B, interrogazioni di database e modelli di scenario.

Questa considerazione non è affatto banale, perché rivela che l’accento non è posto sugli utenti, ma sulla logica sottostante la diffusione virale che avviene attraverso essi, ossia la velocità, l’integrazione e la replicabilità dei processi di diffusione dei prodotti.

“Lo sviluppo del business è ora incentrato sull’API, non sulle persone” .

Growth Hacking, il prodotto si autopromuove

Si arriva, in ultima istanza, a far confluire nel prodotto stesso la fusione del bagaglio tecnico e promozionale, di modo che si auto-promuova. Questo è il meccanismo alla base delle offerte che regalano implementazioni di un prodotto (più tempo, più spazio, più download, più sconti) a patto che l’utente “porti un amico” .

Il business magazine Fast Company espone chiaramente questo enorme potenziale dei software: un prodotto tecnologico deve nascere dopo un’attenta lettura del mercato (product-market fit), e verrà comprato da persone spontaneamente portate a condividere con gli amici un’esperienza nata dai loro bisogni e desideri. Questa condivisione di esperienze porta nuovi utenti ad entrare in contatto con il prodotto, innescando un loop virtuoso di crescita esponenziale che ne mette alla prova la scalabilità.

“Questo [la pagina dei suggerimenti] è il vero segreto di Twitter: costruisce marketing nel prodotto, e non infrastrutture esterne per fare marketing” –  Ryan Holiday.

Growth Hacking: la via del successo per le startup

Sean Ellis ha cercato di condensare il suo pensiero in tre parole: “Experiment Driven Marketing” ed ha invitato gli utenti di growthhakers.com a fare lo stesso, per esprimere ciascuno la propria sfumatura di Growth Hacking.

E tu, quali termini sceglieresti?

Da 1 a 100: le diverse fasi per costruire un ecosistema di partnership


La scorsa settimana abbiamo visto quali sono le strategie per ottenere partnership da un miliore di dollari e abbiamo accennato all’importanza di costruire strategie di sviluppo business adeguate alle diverse fasi di vita di un’azienda.

Questa settimana vediamo nel dettaglio i suggerimenti per sviluppare il proprio business nelle diverse fasi di sviluppo del proprio ecosistema di partnership illustrate da Maria Karaivanova, Business Developer presso CloudFlare durante l’evento Startup BD 4 – Hacking the strategic partnership.

Da 0 a 10 partner: selezione, selezione, selezione!

Nella fase iniziale di una startup le risorse di sviluppo e il tempo sono limitati. Inoltre lo sviluppo business è limitato da tre fattori:

  • API non ancora sviluppate
  • Non è ancora chiaro chi sono i partner potenziali
  • Non è ancora stato creato un team dedicato allo sviluppo business

E’ quindi importante focalizzarsi su un numero ristretto di partner. Per capire con chi cominciare a sviluppare partnership è fondamentale conoscere benissimo il settore produttivo in cui ci si inserisce e i suoi trend di sviluppo.

Karaivanova consiglia quindi di:
– creare una beta privata per un numero ristretto di partner;
– selezionare partner di piccole dimensioni;
– selezionare parnter di cui ci si fida e che non andranno a denigrare la startup nel caso vi siano problematiche tecniche e d’uso della beta;
– usare la fase beta per ascoltare i partner coinvolti, capire quali sono i reali problemi a cui la startup risponde e, eventualmente, reiterare lo sviluppo.

Da 11 a 100 partner: scalare!

Nella fase successiva l’obiettivo è capire come scalare, a partire dall’evoluzione dei tre fattori fondamentali per lo sviluppo business:

  • Sviluppo di API
  • Buona comprensione dei bisogni dei partner
  • Un team di BD piccolo ma con competenze tecniche che sia in grado di guadagnarsi credibilità

In questa fase Karaivanova consiglia quindi di:
– non cedere alla tentazione di esaltare gli obiettivi raggiunti dalla startup e invece focalizzarsi sui problemi e le risorse dei partner, su come la startup può risolverli con le risorse che il partner ha a disposizione;
– essere molto trasparenti su quello che la startup può veramente offrire, dicendo di no ad alcuni partner se non si è ancora pronti; in caso contrario si rischia di perdere la loro fiducia;
ridurre al minimo la contrattualistica;
– partecipare agli eventi di settore per incontrare potenziali partner, ma investire in uno di essi per il lancio e, se si producono gadget come T-shirt, … non dimenticarsi le taglie da donna 😉

100+ partner

In questa fase le caratteristiche fondamentali per lo sviluppo business sono:

  • Un ecosistema complesso di API
  • Nuovi bisogni dei partner
  • Un team di BD in crescita

In questa fase Karaivanova consiglia di:
– costruirsi una voce autorevole, partecipando agli eventi solo se si hanno nuovi contenuti da comunicare;
– identificare nuovi verticali e cominciare a studiare i bisogni di partner in questi settori;
istruire ogni dipendente a presentare il programma di partnerhip per fare in modo che diventi il portavoce dell’azienda;
– contattare regolarmente i partner per ricevere feedback e aggiornamenti.

Che cosa ci fa fare la dipendenza da smartphone?

La dipendenza da telefono esiste? Per alcuni studiosi pare proprio di sì, perché fa parte della più ampia dipendenza da Internet che comincia ad essere diagnostica e curata in molti paesi del mondo.

10 ore sul telefono al giorno

Questo è il tempo passato quotidianamente sul telefono (secondo un recente studio) da una giovane studentessa americana; i maschietti un po’ di meno (8 ore). E cosa fa? Ecco i numeri:
manda messaggi (circa 90 minuti al giorno)
– E-mail (49 minuti)
Facebook (39 minuti)
– Surfa su Internet (34 minuti)
– Sente la musica (27 minuti)

220 messaggi al giorno

Questi i numeri di un’altra ricerca. 110 mandati, 110 ricevuti. Sono 4400 al mese. Le ragazze tendono più a utilizzare lo smartphone per scopi relazionali; i ragazzi per intrattenersi e divertirsi giocando. Il 60% dei soggetti si auto-definisce dipendente dallo smartphone.

Cosa determina la presenza di una e vera e propria dipendenza?

La dipendenza si configura quando una sostanza o un comportamento crea sintomi di:
– tolleranza (ho bisogno di sempre maggiore stimolo)
astinenza
– comporta delle conseguenze negative sulla vita lavorativa, affettiva o personale del soggetto.

Come iniziare a ridimensionarsi?

Semplice, facendoci qualche domanda! Quanto è veramente necessario il tempo che passiamo sul telefono? Cosa potremmo fare nel tempo che investiamo sullo smartphone? Ci capita mai che qualcuno si arrabbi perché siamo con lui/lei stiamo continuamente a testa bassa sul telefono? Stiamo trascurando i rapporti offline in favore di quelli online?

Infine, questo corto è un utile toccasana!

Gillette e il pianoforte fatto di rasoi [VIDEO]

Gillette e il pianoforte fatto di rasoi [VIDEO]

Negli ultimi mesi abbiamo parlato più di una volta delle campagne di Gillette, video pieni di ritmo e musica. Come ad esempio “Built for training“, in cui i rumori generati dall’allenamento degli atleti si trasformano in una colonna sonora d’effetto. Ora il brand di P&G ha collaborato con il pianista Son Lux creando un pianoforte fatto interamente di rasoi.

Per mostrare la flessibilità delle testine del suo nuovo prodotto, Gillette ha creato questo strumento sperimentale e chiesto al musicista di suonarlo in esclusiva. Il risultato è piacevole, ma forse il collegamento con i valori del brand è un po’ fumoso rispetto alle precedenti campagne.

Non è la prima volta che un brand di prodotti per l’igiene maschile usa la musica per le proprie campagne: Gillette stessa, come abbiamo visto, ma anche Old Spice; vi ricordate la muscle music di Terry Crews? Un esempio divertente e in linea con la brand image.

Voi cosa preferite, muscoli sonanti o delicati pianoforti? 😉

La street art premia i giovanissimi: l'anima urbana di Gatorade

Questo articolo è a cura di INWARD, osservatorio che svolge ricerca e sviluppo nell’ambito della creatività urbana (street art, urban design, graffiti), operando con un proprio modello di valorizzazione, attraverso attività di Ricerca e azioni di Sviluppo nei settori Pubblico, Privato, No profit e Internazionale

(di Francesca Cartolano)

Dissetare con energia gli sportivi è sempre stata la missione della Gatorade.
Tre gusti per strizzare l’occhio e premiare i più curiosi, sperimentatori, amanti delle novità: i giovanissimi.
In occasione del lancio dell’edizione limitata Sport the Street, rivolta ai teenagers dell’urban sport, Gatorade ha ideato una gloriosa e mastodontica campagna di promozione valutando il mezzo più adatto per stabilire un contatto con il suo pubblico.
Il contatto è stato – con grande impatto – stabilito grazie all’opera del creativo urbano Pao.

Per gli energetici gusti dagli insoliti colori, un packaging special edition a firma dell’artista: Wild Mandarin (mandarino), Cool Blue (lampone) e Crazy Pink (pompelmo rosa).

Il suo lavoro non si è fermato all’ideazione grafica per l’edizione limitata, ma ha rappresentato l’anima di tutto il progetto: gadget personalizzati, campagne di street marketing e la possibilità di aggiudicarsi, con l’estrazione finale del concorso, una vera opera di creatività urbana, realizzato dallo stesso Pao nel luogo e con il tema decisi dal vincitore:“Compra una nuova Gatorade e vinci un murale direttamente a casa tua!”

Non si tratta più di una semplice questione di seduzione ma di completa identificazione: gli skaters, i basket players, gli appassionati di street soccer e tutte le anime urbane potenzialmente interessate, vivono intensi momenti di avventura quotidiana che, con leggerezza e giocosità, sono stati raffigurati dalle opere di Pao.
Ci si muove, si gioca, ci si relaziona con gli altri. Certo ci si affatica, si suda e piacevolmente si riprendono energie con un sorso di Gatorade.

La street art è il codice per dialogare con gli attori della strada, trionfo assoluto per un love brand che vuole coinvolgere il suo pubblico per renderlo non solo partecipe ma protagonista.
I giocosi, ironici, spensierati pinguini di Pao che, partiti dall’impreziosire le bottigliette, hanno personalizzato t-shirt e borsoni in palio hanno senza dubbio premiato le aspettative degli sportivissimi amanti dell’urban style e fatto prevalere l’esperienza dell’acquisto alla semplice scelta del prodotto.

Aiutando il marchio a sposare, con successo, la causa della redistribuzione del valore alla comunità che lo sostiene e partecipa alle sue iniziative.

Dissetando la gola e… lo spirito!

Dalle serie tv alla comunicazione sociale: la campagna svedese ECPAT

Dalla serie tv alla comunicazione sociale: la campagna svedese ECPAT

Noomi Rapace e Joel Kinnaman sono due attori svedesi di fama internazionale, noti al grande pubblico soprattutto per la loro partecipazione a due serie tv di successo, “Millennium” e “The Killing“, entrambe ispirate a storie di violenza. L’associazione svedese ECPAT, che lotta contro l’abuso di minori, ha pensato di trasformare i due nei testimonial della campagna per la richiesta dell’inasprimento delle pene per chi si macchia di crimini contro i minori.

Le pene previste in Svezia per questi reati sono infatti molto basse, e l’associazione non governativa sta lavorando per far sì che si apra una discussione su questo tema a livello politico.

Così è nata la campagna di ECPAT #SOPIGSTRAFFSKALA e questi video fortemente empatici, girati in bianco e nero, con un solo piano sequenza; una ripresa che costringe lo spettatore a seguire ogni parola pronunciata dai due mentre raccontano al storia di due vittime di abusi (inizialmente, il racconto parte in prima persona, facendo credere a chi guarda che Rapace e Kinnaman stiano parlando di sé stessi).

iPhone 6, ecco i primi spot di Apple [VIDEO]

iphone 6 video

Appassionati della Mela e non, addetti ai lavori e non: da tre giorni tutti parlano dei nuovi prodotti che Apple ha presentato durante il keynote del 9 settembre. Era il big event di questa stagione, anticipato come sempre da rumours, esclusive e contro-comunicazioni di altri brand.

Niente di nuovo all’orizzonte: la battaglia pubblicitaria tra i big della tecnologia va avanti da anni, in particolare tra Apple e Samsung, la cui campagna “The Next Big Thing” è interamente costruita attorno al sarcastico confronto con i device di Cupertino e gli atteggiamenti di consumo dei suoi fan. Recentemente addirittura Ikea, come sappiamo, ha sfruttato abilmente lo stile pubblicitario di Apple per promuovere il suo nuovo catalogo prodotti.

Ecco allora i primi spot diffusi per iPhone 6 e iPhone 6 Plus: completamente diversi dallo stile che abbiamo visto finora, “Duo” e “Health” presentano i nuovi device con un tono ironico, un po’ buffo, sfruttando le capacità comiche di Jimmy Fallon e Justin Timberlake che hanno prestato la voce per i due video.

Dalla colonna sonora (una cover vocale di “Così parlò Zarathustra” di Strauss) alla headline finale (“Bigger than Bigger“), gli spot creano un divertente effetto di epicness giocando tematicamente sul concetto di grandezza.

Non che ci volesse un genius per prevedere le mosse della concorrenza, ma la scelta di Apple sembra progettata proprio per smorzare l’effetto degli spoof altrui. Ecco infatti cosa hanno pubblicato in rete Samsung e HTC nelle ore successive al keynote.

 

 

Ecco dunque i due spot di Apple.

Cosa ne pensate di questa scelta di Apple?