Carta vince digital nell'ultimo ambient di Moleskine

Sul fatto che viviamo in un’epoca total digital non ci piove, ma in alcuni casi la carta vince ancora. La giovane designer e fotografa freelance Jen Evans ha tappezzato le strade della Big Apple con una nuova campagna concettuale chiamata Digital Woes.

Guai digitali, quindi per una campagna che cavalca l’onda di panico scatenato nello showbiz dagli hackeraggi selvaggi dei cloud delle star facendo emergere la cara vecchia carta come opzione più sicura, privata e affidabile della maggior parte dei dispositivi ditali presenti sul mercato.

Ogni annuncio ha i tratti tipici dell’iconica agenda tanto amata da Hemingway (oggetto immancabile per ogni Hipster che si rispetti), l’elastico e il banderoll, e fa leva su temi come l’hakeraggio delle foto private appunto, grazie al claim “Because paper doesn’t expose your private photos in the cloud.

 

Ma la carta, inoltre, non perde mai la linea nemmeno in  metropolitana “Because paper doesn’t loose service on the subway” e non ha nessun valore sul mercato nero “Because paper doesn’t have value on the black market“, se ti rubano il telefono non devi correre a bloccare tutte le password! La campagna non manca di ulteriore ironia grazie all’inserimento dell’hashtag  #giveyourthumbsarest (#daterespiroaivostripollici).

“Ho scelto di creare una campagna che dimostri il valore di utilizzare mezzi analogici nell’epoca del mobile”, dichiara la Evans, “provocando nostalgia per ricordare ai consumatori perché si sono innamorati di Moleskine”.

La fotografa, originaria dell’Oregon e da poco è sbarcata a New York, regala anche un buon consiglio per tutti i marketers: “Credo che la vera forza trainante per una pubblicità creativa sia l’arte della comunicazione efficace”.

13 cose di Internet anni 90 di cui sentiamo la mancanza

anni novanta

Qui un tempo era tutta campagna analogica. Siamo talmente rapiti dai filtri Instagram ed embeddati nella mentalità always on che ci dimentichiamo come tutto è iniziato. Nostalgici degli anni ’90, pionieri dei modem, questo articolo lo dedico a voi. Di che cosa mi sto dimenticando? Scrivimi un commento con cosa ti manca – o NON ti manca – del web anni 90!

Il suono del modem 56K

Le scritte animate e brillantinate su MySpace

Il tempo libero nell’attesa dei download

La rassicurante presenza di AskJeeves per i tuoi dubbi esistenziali

Ricevere un’email da un mittente hotmail.com e presagire qualcosa di porno

I siti realizzati su GeoCities


Il fiorellino di ICQ che diventa verde

Le imprevedibili emoticon di MSN Messenger (altro che Emoji)

msn

Fantasticare su come fosse fatta l’Arianna di arianna.it

Fare le tesine della scuola su Encarta e non su Wikipedia

La migrazione catartica da Napster a Kazaa

Scaricare gli screensaver gratuiti

Sentirsi hipster sulle chat di mIRC (perché noi usavamo i cancelletti prima che diventassero fighi su Twitter)

Volete continuare il viaggio nel mare di ricordi? Date un’occhiata ai 12 giocattoli degli anni 80 che dovrebbero tornare come il Winner Taco!

Cheerios Effect: la nuova campagna gay friendly dei cereali

Prova a mettere due piccoli pezzi di cereali in una tazza di latte. Visto cosa succede? Galleggeranno naturalmente fino a toccarsi. Gli scienziati lo chiamano Cheerios Effect, ed è la tendenza di due piccoli oggetti galleggianti ad attrarsi l’un l’altro.

Ogni giorno, mentre facciamo colazione, andiamo a lavoro e siamo presi dai nostri impegni, c’è intorno a noi una storia di connessione, di condivisione. La colazione in famiglia o il cameriere che ci serve il croissant, la signora che prende il bus con noi o la madre che suona il clacson mentre porta i bambini a scuola, c’è connessione. Ma qualche connessione può essere unica, può prenderci, stravolgerci, cambiarci la vita.

“Non importa chi sei, dove vivi, o con chi scegli di vivere la tua vita. Tutti abbiamo una storia che merita di essere raccontata. Siamo tutti connessi con qualcuno di speciale, sia questo un amico, un partner, un vicino di casa.” Questo è il Cheerios Effect. Da questo concetto l’azienda di cereali ha lanciato la sua nuova campagna attraverso la quale invita tutti gli utenti a condividere la propria storia, a raccontare qual è stata la connessione che gli ha cambiato la vita.

Andrè, Jonathan e Raphaelle


Il primo video diffuso da Cheerios ci racconta la storia di Andrè e Jonathan, una coppia di padri franco-canadese che si sono conosciuti con un appuntamento al buio. L’incontro era stato organizzato da alcuni loro amici ma, com’è normale, all’inizio c’erano diffidenza e insicurezza. Jonathan racconta che poi quando ha visto Andrè ha pensato: “E’ lui.” Si sono innamorati in un attimo, sono andati a vivere insieme ed hanno deciso che il loro amore doveva essere condiviso.

Così hanno scelto di adottare una bambina ma essendo una coppia gay temevano di non farcela. Fino alla fatidica telefonata:

“Ci hanno detto che saremmo diventati papà di una bambina. L’ho sentita per telefono e le ho detto ‘Papà è qui. Papà è qui, adesso’. Era la prima volta che sentivo dire da me, e di me, quella parola. Papà.”, ricorda Jonathan, con ancora gli occhi lucidi.

I due spiegano che sono consapevoli del fatto che la loro scelta potrebbe essere criticata e Raphaelle, la loro bambina, potrebbe doversi confrontare con ciò che la gente può dire, ma aggiungono: “Per la prima volta nella nostra vita siamo sicuri di una cosa: siamo ottimi papà. We rock. Spacchiamo.”

Il riposizionamento del brand

La storia di Andrè e Jonathan fa parte di una serie di spot realizzati dall’agenzia Cossette di Toronto in cui, usando la metafora dei due Cheerios che si attraggono nel latte, si raccontano le storie d’attrazione che hanno qualcosa di particolare, qualcosa di unico.

“Il Cheerios Effect è una metafora perfetta per ciò che le persone fanno normalmente nella vita. Alla base di questi spot c’è l’idea che in fondo siamo tutti delle semplici piccole O”, dice Glen Hunt, direttore creativo di Cossette.

La campagna è stata lanciata a settembre con un promo di soli 15 secondi, spiegando il Cheerios Effect. Ad inizio ottobre, il marchio accelera i suoi sforzi, e lancia nuovi spot più lunghi dove i Cheerios galleggianti continuano, ma sono sovrapposti dalla voce di persone che raccontano le proprie storie, come quella di Andrè e Jonathan.


Nei prossimi giorni si rafforzerà il concetto incentivando le persone a condividere online i propri momenti importanti. Un messaggio lanciato in tutti i punti di contatto del marchio, da in-store al digital. La campagna sarà sul mercato fino alla primavera 2015 ed ha come obiettivo principale il riposizionamento del brand, teso a fronteggiare la perdita del 14% registrata dal mercato dei cereali nel 2013 e ad allargare la base target.

Family Effect

Se fin qui non avete ancora tirato fuori dei fazzoletti, preparatevi a vedere il fondo della scatola con un altro spot in cui Lisa racconta di come, nate come cugine e cresciute come sorelle, lei e Annie hanno trovato la propria connessione.

Non tutte le famiglie felici hanno gli stessi inizi, insomma, ma tutte hanno una cosa in comune: l’amore e l’attrazione reciproca. Questo, il messaggio che Cheerios intende trasmetterci. “Tutto il marchio è costruito intorno al concetto di connessione”, dice Jason Doolan, direttore marketing di General Mills, l’azienda proprietaria del marchio Cheerios. Poi aggiunge:

Viviamo in una società sempre più scollegata. Con tutta la tecnologia a nostra disposizione, connessione umana reale è in declino. Ma abbiamo guardato al patrimonio del marchio, abbiamo sempre avuto un tema di connessioni, che si tratti di un bambino e sua madre, due bambini che giocano o una giovane coppia. Noi crediamo che attraverso la condivisione di storie di connessione possiamo ispirare le persone ad avvicinarsi insieme.

Sempre di vendere un prodotto si tratta, ma stavolta si lancia anche un messaggio. E il modo in cui lo fa è tutt’altro che scontato. Le storie di Andrè e Jonathan, come quelle di Annie e Lisa non vogliono cambiare il punto di vista di nessuno ma far presa su chi è d’accordo.

E poi, come ci si potrebbe mai lamentare di uno spot, se dentro c’è una bambina carina come Raphaelle?!

Collectively, il sito web per cambiare il mondo progettato dai più importanti brand globali

I temi sociali e ambientali sono sempre più all’ordine del giorno, e sempre più persone si dedicano alla progettazione e gestione di iniziative di social innovation, capaci di fare la differenza indipendentemente dalle distanze geografiche e dalle limitazioni finanziarie. Individui consapevoli della grande responsabilità nei confronti del futuro del mondo, capaci di immaginare uno scenario differente da quello prospettato da tanti studi e ricerche internazionali.

A proposito, un progetto molto interessante e particolare è Collectively, definito (un po’ ironicamente) su gawker.com “il sito web che cambierà il mondo“. Il primo tratto di questo sito, o meglio di questa piattaforma digitale di content curation/creation, consiste nella sua mission.

Citiamo e traduciamo la sezione about:

“Oggi lanciamo un nuovo tipo di piattaforma, e così facendo speriamo anche di fare il primo passo per modificare il corso del nostro futuro. Stiamo provando qualcosa di fresco, di diverso, qualcosa che speriamo catturerà l’attenzione delle persone, spingendole all’azione.”

Gli articoli del sito web non sono semplici storie, ma veri vademecum capaci di ispirare le persone fin da subito ad agire per migliorare il mondo in cui tutti viviamo. Collectively si trasforma così in una vera vetrina di idee, protagonisti e iniziative che sfidano lo status quo, diventando uniche nel proprio genere.

In fin dei conti, finora stiamo parlando di una piattaforma dal design accattivante e dagli obiettivi nobili, ma non del tutto innovativi. Progetti simili in rete sono all’ordine del giorno: cosa differenzia allora Collectively dal questi ultimi? Molto semplicemente (si fa per dire!) dalla voce narrante: il sito web è infatti pensato, organizzato e gestito da partner del calibro di Unilever, The Coca-Cola Company, Marks and Spencer, BT Group e Carlsberg. Ma non solo: tra i sostenitori diretti compaiono anche realtà come Vice, Diageo, Dow, Facebook, General Mills, Google, Havas, Johnson & Johnson, McDonald’s, Microsoft, Nestle, Nike, Omnicom, PepsiCo, Philips, SAB Miller, Twitter e WPP, per citare alcuni esempi.

Si tratta della maggior parte dei principali attori economici chiamati ogni giorno a rendicontare sulla ‘salute del mondo’, e che hanno deciso di unire sforzi e volontà per un progetto editoriale di tale portata, anche se appena agli inizi.

Come riportato nell’articolo “Please Don’t Be Cynical About This New Site’s Huge Corporate Sponsors“, una gestione editoriale indipendente ‘vigila’ (vigilerebbe?) sulla genuinità di Collectively,

Iniziativa virtuosa o ennesima campagna di (social) marketing? Noi siamo convinti – e vogliamo credere – alla prima opzione: amici lettori, esplorate il sito web e fateci sapere la vostra opinione nei commenti!

CEO Microsoft: no aumento di stipendio per le donne. Più fiducia nel karma

“L’aumento dello stipendio ve lo darà il karma”, questo, in poche parole, è quello che ha espresso Satya Nadella, CEO Microsoft, in una conferenza, tenutasi giovedì scorso a Phoenix, trattante il tema del mondo femminile e tecnologia.

È stato domandato all’amministratore delegato cosa pensasse della richiesta di un aumento di stipendio da parte delle donne per equipararlo a quello della categoria maschile e la risposta data è stata un’uscita poco felice, in seguito ritrattata.

“Buon karma”

Durante la Grace Hopper Celebration of Women in Computing, evento organizzato per discutere il ruolo delle donne e il loro impatto in quello che è il mondo dell’IT, Satya Nadella ha fatto un intervento che ha suscitato non poco scalpore.

Il CEO Microsoft, rivolgendosi al pubblico, avrebbe infatti dichiarato la sua disapprovazione nei confronti della richiesta da parte delle donne di ottenere un aumento di stipendio e/o avanzamenti di carriera.

L’amministratore ha, in particolare, affermato: “Non si tratta di chiedere un aumento, ma di sapere ed avere fiducia nel fatto che il sistema ti darà il giusto aumento“, e ha poi aggiunto che l’avere fiducia nel sistema è una sorta di superpotere “uno degli iniziali superpoteri di cui dispongono le donne che non chiedono aumento. È un buon karma, vi tornerà indietro”.

Il pubblico femminile ovviamente non ha esitato a farsi sentire, soprattutto in rete, anche perché, come ricorda lo stesso Business Insider, le donne sono sotto retribuite rispetto agli uomini nel settore tecnologico.

Precisazioni by Nadella

In seguito al rumore diffusosi in rete, Satya Nadella ha voluto chiarire e precisare, con un bel tweet, il suo punto di vista, esprimendo il concetto che il duro lavoro prima o poi paga/premia e che chiedere quindi un aumento degli stipendi non avrebbe senso perché questi arrivano; sempre e comunque, indipendentemente dall’appartenenza di genere. L’obiettivo per egli è proprio quello di ridurre il gap salariale che ammette esservi nel mondo dell’IT.

Se pensate di meritare un aumento”, ha spiegato poi in una mail indirizzata a tutti “i suoi” impiegati di Microsoft, “dovete soltanto chiederlo”.

Parità di lavoro e salari

Infine, giusto per rendere ancor più marcata la sua posizione, ha affermato che uomini e donne debbano ricevere, a parità di lavoro, lo stesso stipendio.

Ovviamente e ne siamo a conoscenza ormai tutti, nell’industria tecnologica esiste un grande divario fra uomini e donne che si esplica non solo nei salari, ma anche (parlando più generalmente) in quelle che sono le competenze, interessi, accesso e molto altro, i quali creano, inevitabilmente, tutta una serie di stereotipi di genere e svantaggi, che permeano e si riflettono, purtroppo e per l’appunto, nel mondo del lavoro.

Secondo voi è giusto tutto questo? Perché persistono ancora tali disuguaglianze? Quali potrebbero essere delle possibili soluzioni?

Le banche italiane sono sempre più social. Dati e strategie a confronto

Immagine a cura di SocialMinds

Sono stati pubblicati i risultati della II edizione di SocialMinds, il progetto di ricerca per l’analisi del livello di adozione e utilizzo dei Social Media da parte delle banche italiane. La ricerca, avviata a gennaio, si è conclusa il 24 giugno 2014 con l’Italian Social Banking Forum, durante il quale sono stati presentati i risultati.

Innanzitutto bisogna ricordare che il settore bancario è stato tra i primi ad adottare il canale digitale per l’intermediazione dei propri servizi, con home e mobile banking, e recentemente ha deciso di affacciarsi anche alle opportunità offerte dai social. Con successo.

Come riportato da SocialMinds, LinkedIn è il social network maggiormente usato in ambito finanziario (62%), ma solo il 41% delle aziende analizzate pubblicano update con cadenza periodica.Subito dopo LinkedIn si trova YouTube, che contiene molte interviste a manager e tutorial di natura educational.

Dallo studio Social Banking 2.0 realizzato da Kpmg con Decisyon/Ecce, invece, emergono dati interessanti che riguardano i due social network più popolari per gli utenti. Business People riporta che le banche hanno registrato un incremento del 90% di fan su Facebook e del 180% di follower su Twitter.

I dati che emergono, a confronto dell’anno passato, parlano di una crescita di fan e follower, ma con una riduzione dell’engagement su Facebook (dallo 0.6% del 2013 allo 0.4% del 2014), mentre per Twitter si è registrato un moderato aumento. Sembra, quindi che le banche non siano ancora riuscite a coinvolgere efficacemente gli utenti affinché siano effettivamente più attivi sulle pagine.

Nota positiva invece per la notorietà online e le condivisioni: se nel 2013 il People Talking About medio della pagina ammontava a 976, nel 2014 ha raggiunto quota 21.401. Questo significa che i post pubblicati in bacheca dai brand hanno una diffusione maggiore grazie alla condivisione dei fan. I fan delle banche su Facebook hanno generato circa 6.600 attività, mentre i follower su Twitter hanno generato circa 8.400 attività.

Per quanto riguarda gli orari di pubblicazione dei contenuti, i brand hanno posticipato il picco delle attività su Facebook tra le 9 e le 16 (nel mese di aprile 2013 era tra le 7 e le 15), con alcune punte anche intorno alle 6 del mattino. I fan, invece, continuano ad essere più attivi principalmente nelle ore centrali della giornata (10-14). Su Twitter, invece, le banche hanno allargato le fasce orarie di attività che si concentrano prevalentemente durante l’orario lavorativo (8-12, 14-18). Anche i follower, rispetto al 2013, hanno ampliato l’intervallo di tempo in cui inseriscono attività e su Twitter sono attivi soprattutto durante l’orario lavorativo.

Vi proponiamo una selezione delle banche che hanno ottenuto i dati migliori in termini di fan e follower su Facebook e Twitter, e un confronto delle loro strategie.

Poste Italiane

  • Facebook: con più di 200 mila fan, la pagina di Poste Italiane ha un piano editoriale che alterna contenuti prettamente informativi ad altri più generici per l’engagement (ad esempio il francobollo vintage del volley femminile, in corrispondenza dei Mondiali di Pallavolo). Inoltre viene svolta un’azione di customer care che viene amplificata al massimo su Twitter.
  • Twitter: @WebPoste conta più di 17 mila follower e si occupa quasi esclusivamente di rispondere in tempo reale alle richieste dei clienti.

ING Direct

La comunicazione su Facebook (più di 150 mila fan) e Twitter (più di 5 mila follower) è integrata con la stessa tipologia di contenuti, più di informazione ed engagement che commerciali. Parlando in generale, si può dire che ING Direct è riuscita a creare una brand community (Voce Arancio con più di 94 mila iscritti) in cui vengono trattate le tematiche legate al risparmio, con una media di 40 contenuti pubblicati al mese.

Unicredit

Sul social di Zuckerberg Unicredit è la banca che punta di più sui contenuti commerciali (ultimamente il conto My Genius), alternandola alle iniziative culturali per i clienti Unicredit (Prove Aperte della Filarmonica alla Scala, StraTorino ecc…). La pagina conta più di 265 mila fan.

IBL Banca

  • Facebook: il piano editoriale di IBL Banca su Facebook è molto interessante, perché si concentra maggiormente sui temi che coinvolgono la community dei propri clienti (più di 120 mila fan), in particolare legati al mondo del ciclismo, del viaggio e del rispetto della natura.
  • Twitter: l’account @IBLBanca (con 8.800 follower) propone contenuti simili a quelli della pagina Facebook, aggiungendo però anche più contenuti legati al risparmio (spesso grazie a citazioni famose).

Widiba

Un caso interessante: Widiba è infatti, una banca nata proprio come banca digitale, quindi è ovviamente avvantaggiata all’approccio social rispetto alle altre.

Sia su Facebook (105 mila fan) sia su Twitter (21.300 follower) il senso della community è estremamente importante, e lo si capisce anche dai contenuti proposti, che invitano gli utenti a condividere la propria esperienza e le proprie opinioni su Widiba, pur mantenendo un focus preciso sulla promozione delle attività finanziarie.

Che Banca

La pagina Facebook di CheBanca! ha una fortissima componente visual, con grafiche dedicate per i suoi 153 mila fan. C’è una forte componente commerciale, ultimamente molto concentrata sull’applicazione WOW che permette di trasferire denaro, effettuare pagamenti e fare ricariche direttamente da smartphone.

 

Concludendo, citiamo le parole di Cosimo Palmisano, VP di Decisyon e founder di ECCE, riportate anche da Tech Economy,

I canali social sono oggi molto più bidirezionali: i fan stanno progressivamente diventando più attivi sui social network, mentre i brand hanno ottimizzato l’attività di posting, riducendo i contenuti pubblicati, ma aumentando le risposte. I contenuti inseriti hanno cambiato connotazione focalizzandosi sempre più su contenuti educativi e di sensibilizzazione all’utilizzo dei servizi finanziari. Di fatto, quindi, i brand postano meno contenuti e molto focalizzati alla riduzione dei problemi di gestione, ma rispondono di più alle crescenti domande dei fan.

Tra i termini più utilizzati all’interno dei post e nei contenuti pubblicati compaiono soprattutto ‘carta’, ‘conto’, ‘servizio’, ‘poste’ e ‘assistenza’, a dimostrazione che le piattaforme social vengono utilizzate soprattutto in ottica di customer care per risolvere problemi e per richiedere informazioni su prodotti e servizi di base.

Come utilizzare contenuti interattivi nelle email? La guida di MailUp

infografica email marketing

Il mondo dell’email marketing è in continua evoluzione e negli ultimi tempi si è affermato l’utilizzo di contenuti interattivi come video e GIF animate nelle email.

Secondo un’indagine americana, l’uso di contenuti interattivi all’interno delle email genera in media un aumento dei Ritorni sull’Investimento (ROI) del 280% rispetto alle email tradizionali, poiché sono un ottimo strumento per aumentare l’engagement dei destinatari (+55% secondo un A/B test fatto da un negoziante online).

Il trend è dovuto al fatto che inserire video direttamente nei messaggi email è ora possibile grazie all’HTML5 e creare GIF animate è diventato molto
più semplice perché basta usare un semplice editor per immagini come Adobe Photoshop.

Puoi usare i video per far conoscere ai tuoi destinatari un prodotto o servizio favorendo allo stesso tempo la condivisione social e il passaparola. Le GIF, invece, ti permettono di dare un po’ di movimento e colore alla tua email e allo stesso tempo mostrare più informazioni nello stesso spazio.

Approfondiamo l’argomento grazie ad un’infografica e all’ebook di MailUp ‘Video o GIF animate? Guida per usare contenuti interattivi nelle email’.

email marketing

7 vantaggi nell’uso di video nelle email

Quali sono i vantaggi nell’inserimento di video i una campagna di email marketing?

  • Le tue email si notano e si ricordano di più.
  • Migliori il ROI.
  • Fai conoscere il tuo nome.
  • Offri una dimensione più umana della tua azienda e del tuo prodotto.
  • Moltiplichi le opportunità di cross-selling.
  • Crei buzz sui social media.
  • Con un solo prodotto coinvolgi, informi e illustri soluzioni a clienti, collaboratori e fornitori.

Secondo un articolo del Content Marketing Institute, il 76% di chi inserisce video nelle email ottiene click-through rate molto più alti, oltre a registrare una maggiore propensione all’acquisto (+ 72%) da parte dei prospect.

Ci sono però dei contro: i video embedded non sono visualizzati in tutti i client di posta e non sono monitorabili, infatti non è possibile tracciare la durata di visualizzazione di ogni destinatario.

Perché usare una GIF animata nelle tue email?

Un’altra possibilità è l’utilizzo di GIF, ovvero immagini animate che ti aiutano a rendere riconoscibile il tuo marchio e mostrare a clienti e prospect le possibili varianti dei tuoi prodotti e servizi, anche nel poco spazio a disposizione.

Puoi utilizzare GIF animate per mettere in evidenza i tuoi prodotti, ad esempio mostrando più prodotti nello stesso momento; creare una storia e attirare l’attenzione del tuo destinatario; per provocare una reazione. Con un po’ di movimento puoi sorprendere il lettore e convincerlo a proseguire il viaggio verso una landing page o la compilazione di un form.

Scopri le opportunità dell’utilizzo di contenuti interattivi con MailUp

Se vuoi approfondire l’argomento, scarica qui l’ebook di MailUp ‘Video o GIF animate? Guida per usare contenuti interattivi nelle email’. Scoprirai come embeddare un video nelle tue email o come creare una GIF e quali sono le strategie migliori per aumentare il successo delle tua campagne di email marketing.

Ninja Social Oroscopo dal 16 al 22 ottobre

Eccoci qui, pronte a parlarvi dello zodiaco di questa settimana di ottobre, nella speranza che Mattel possa prendere spunto da noi, astro guerriere del Ninja Social Oroscopo, per la sesta Barbie da produrre per ispirare le nuove generazioni: Barbie astrologa!

 

Iniziamo con un dato di fatto: stare ad osservare le mosse di un Sagittario o di una Bilancia sarà un vero spasso! Il Sagittario, armato di frecce stile Cupido e tanta pazienza, incontrerà il suo principe azzurro o la sua principessa; potrebbe essere chiunque, dovrà lasciarsi guidare dall’istinto. La Bilanciadovrà concedersi qualche gesto romantico, spaziando dal più dolce al più audace; dovrà esporsi e non è detto che il partner faccia lo stesso. Chi tra i due segni saprà utilizzare al meglio creatività e animazione trascorrerà una settimana da vincitore.

 

Altrettanto divertente sarà per il Capricorno osservare le facce dei colleghi se e quando riuscirà a demandare un po’ di responsabilità e a concedersi qualche momento di svago: una pausa caffè o addirittura un giorno di ferie (ma solo per i più audaci) potrebbero lasciare gli altri sotto shock, occhi spaventati come se stessero osservando una delle più celebri scene di un film di Hichcock.

 

Di tutt’altra natura sarà l’impegno che Cancro e Pesci dovranno mettere in questi sette giorni perché la base della loro serenità riporrà le fondamenta nell’autostima, da rafforzare. I Pesciolini saranno particolarmente dubbiosi nei confronti del partner, il che potrebbe creare qualche attrito immotivato, il Cancro dovrà tirare fuori tutti il suo spirito guerriero e trasformare la negatività in un’opportunità per dimostrare il proprio valore, in primis a sé stesso.

 

Per l’Ariete settimana ricca di consistenza e sostanza: non mancheranno gli incontri-scontri un po’ in tutti gli ambiti, l’importante sarà riuscire a captare il tono della discussione per rispondere in modo da farsi ascoltare, senza bisogno di scomporsi troppo. E mentre l’Ariete dovrà imparare a parlare, il Toro dovrà imparare a muoversi, tutto intorno a lui potrebbe assumere la consistenza delle sabbie mobili, urlare e chiedere aiuto servirà solo a disperdere energie, la cosa migliore sarà provare a venirne fuori da soli.

 

L’arrivo di Venere in Scorpione previsto per settimana prossima farà sì che proprio quest’ultimo, da subito, allenti lo stress causato dall’attesa: lo Scorpione sarà indaffaratissimo questa settimana, soprattutto ad iniziare a “smussare gli angoli” del suo carattere spigoloso! La Vergine dal canto suo, in attesa del prodigioso sestile del pianeta dell’amore, andrà a caccia di training e ripetizioni per capire come tirare fuori il suo talento nelle questioni di cuore… vergineo desiderio di perfezione, si sa!

 

Per Leone e Gemelli i consigli e training saranno superflui, le reciproche prospettive e strategie saranno così ben definite da fare invidia alla mentalità di un imprenditore. Massimo impegno nel conquistare ed essere conquistati, nell’amare ed essere amati, nel desiderare di essere desiderati. Speriamo che riescano ad alternarsi nelle tempistiche del dare e ricevere, viceversa il mare potrebbe non contenere pesciolini sufficienti per tutti e due!

 

E comunque, prima di salutarci, è necessario sottolineare una questione: l’unico che questa settimana avrà capito tutto sapete chi sarà?? Ma Acquario, naturalmente, perché mentre iOS e Android sono in continua lotta tra loro e noi siamo lì a contare cosa l’uno fa più dell’altro, l’Acquario si occuperà solo e soltanto di quell’aspetto che rimarrà irraggiungibile a qualsiasi sistema operativo; vi diamo un indizio, c’è lo zampino di Marte, il pianeta della passione.

 

Buona settimana, guerrieri!

10 prospettive per pensare come un imprenditore

10 prospettive per pensare come un imprenditore

Gli imprenditori non sono persone comuni: ciò che determina il loro successo (o l’insuccesso, perchè difficilmente gli obiettivi si raggiungono senza errori) è la loro capacità di guardare le cose in maniera differente. Coloro che sono pronti a seguire il loro istinto appaiono agli occhi dei più come dei sognatori o dei temerari. In realtà sono pienamente consapevoli della difficoltà dell’essere imprenditori, ma il segreto del loro successo sta nella loro capacità di pensare lateralmente e di riuscire a cogliere la società e i mercati da differenti prospettive.

Jayson Demers, CEO di Audience Bloom, ha delineato in un articolo sull’Entrepreneur dieci punti di vista differenti che possono aiutarci a comprendere come un imprenditore veda il mondo diversamente dalla gente comune.

1. Le sfide sono opportunità

Contrattempi, ostacoli e sfide sono elementi tipici dell’imprenditorialità. La maggior parte delle persone reagisce a questi inconvenienti con stress e pessimismo. Un imprenditore vede invece le sfide come opportunità per crescere e migliorarele proprie debolezze.

2. I competitor sono oggetti di ricerca

Un imprenditore non vede i propri competitor come minacce, ma vede in loro la possibilità di apprendere più dati riguardo la propria attività e il proprio mercato di riferimento. Osservando il modello di business dei propri concorrenti si può migliorare il proprio business e rendere unica la propria offerta, differenziandosi dagli altri.

3. Tutto richiede uno sforzo

L’imprenditorialità è una sfida continua, il vostro business sarà sempre soggetto ad insidie. Gli imprenditori di successo sono consapevoli del fatto che ogni attività – dalla pianificazione alle vendite – richiederà uno sforzo notevole. Il vero businessman non cerca scorciatoie, affronta tutti i problemi e quando raggiunge l’obiettivo sta già pianificando quello successivo.

4. La perfezione è nemica del progresso

La perfezione non è necessaria per realizzare un business redditizio. Spesso il tempo che si spende per definire i dettagli di un progetto è sprecato, potrebbe invece servire a rendere più solido il progetto stesso.

5. Le grandi cose sono fatte da piccoli pezzi

Un imprenditore di successo sa scomporre un’attività in tante piccole parti che risultino più facilmente gestibili, così da mantenere il controllo di tutti gli aspetti dei propri affari.

6. Gli errori sono salutari

Gli imprenditori di successo sbagliano spesso, ma non hanno paura dei propri errori e sanno come imparare da essi. Non perdere tempo a fare tutto il possibile per evitare errori e non abbatterti dopo averne fatti!

7. Non esiste alcuna magia

Gli imprenditori di successo di cui leggiamo nei case study non sono diventati così perchè hanno avuto la fortuna di imbattersi in una idea miracolosa. Dietro ogni successo ci sono sforzi e sacrifici, pazienza ed abilità.

8. Un punto di vista esterno ha un valore inestimabile

Gli imprenditori hanno bisogno di essere buoni comunicatori, e ciò significa ascoltare attivamente coloro che hanno diverse idee e opinioni. Rimanere intrappolati nel proprio modo di pensare è facile, ma un imprenditore di successo cercherà sempre di mettere alla prova i propri piani, osservandoli da prospettive differenti da quella propria.

9. La disciplina è un prerequisito

Per la maggior parte delle persone la disciplina è un requisito superfluo. Ma per un imprenditore di successo è un prerequisito che si applica a tutti gli aspetti della propria vita.

10. L’imprenditorialità è uno stile di vita

Gli imprenditori si svegliano come imprenditori, vanno a lavorare come imprenditori, tornano a casa come imprenditori e vanno a letto come imprenditori. Non vi è alcuna distinzione tra vita lavorativa e vita privata. L’imprenditorialità deve diventare il tuo lavoro e la tua vita, ed è necessario esserne consapevoli, se si vuole adottare questo stile di vita.

Essere un imprenditore di successo non vuol dire essere nato con una specifica mentalità, ma significa essere preparati ad affrontare le sfide che vi attendono.

11 cose che puoi fare con gli smartphone Android e non con iPhone

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Fonte @Android

I due colossi del mercato degli smartphone: Android iOS, o meglio Google vs. Apple, si scontrano da sempre su caratteristiche dei propri device e dei sistemi operativi prodotti.

Siamo ormai abituati a leggere spesso delle discussioni tra utenti del web, c’è chi si schiera con Android e chi con iOS, entrambi con i propri ideali da difendere. Proprio come se fosse una guerra tra chi arriva prima sui brevetti e chi ha copiato chi, abbiamo deciso di analizzare in questa prima parte i 11 punti in cui gli smartphone Android hanno delle funzioni migliori o non proprio accessibili su iPhone. Nella seconda parte analizzeremo 11 funzioni in cui l’iPhone risulta migliore di Android visto il nuovo aggiornamento di iOS 8.

Non vogliamo schierarci con nessuna delle due fazioni, perciò restate con noi fino alla fine di questo articolo 😉

1. Esplorare il file system

11-cose-che-gli-smartphone-android-possono-fare-file-system

Avete mai provato a collegare un iPhone ad un pc senza iTunes? Se l’avete fatto sicuramente ci siete rimasti male: senza il software originale Apple, il vostro iPhone apparirà completamente vuoto e vi sarà impossibile poter copiare dati o spostare file con un collegamento diretto. Per gli smartphone Android questo è possibile semplicemente accedendo alla cartella di sistema dal computer.

2. Rimuovere la batteria

le-11-cose-che-puoi-fare-con-gli-smartphone-android-e-non-con-iphone

Fonte @Entrepreneur

Chiunque possegga un iPhone sa che la batteria non è rimovibile. Nei casi che necessitano di un riavvio forzato, gli utenti di smartphone Android (tranne alcuni modelli), possono estrarre la batteria e reinserirne un’altra carica, o utilizzarne due per evitare di rimanere “a secco”.

3. Aprire più app in contemporanea

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Fonte @Entrepreneur

Non parliamo esclusivamente di multitasking, bensì di poter aprire diverse finestre delle app affiancate sullo stesso schermo. Una procedura tipica degli ultimi Samsung o LG, ma ancora un’utopia per gli utenti Apple.

4. Caricare lo smartphone con qualsiasi cavo micro USB

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Suona ormai banale, ma ormai tutti sappiamo quanto utilizzare un prodotto Apple richieda l’uso di accessori originali. Non a caso, per ogni prodotto è necessario avere il proprio cavo d’utilizzo personalizzato, con un costo spesso elevato. Con gli smartphone Android, per caricare o collegarvi ad un computer, basta un qualsiasi cavo con porta micro USB standard, la più diffusa degli ultimi anni.

5. Aggiungere una micro SD

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Non proprio una questione da nulla, Nonostante ormai si sfruttino in grandi quantità i servizi di cloud, l’utilizzo della memoria fisica dello smartphone rimane un punto chiave; sia nel costo del device che nella scelta dell’utente. Gli smartphone Android offrono quasi sempre la possibilità di inserire una scheda micro SD ed incrementare la capacità di memoria. Nell’iPhone sarà mai presente una funzione simile?

6. Avere maggiori shortcuts

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Fonte @Entrepreneur

Questa funzione, puramente lato software, è presente in entrambi gli smartphone. Ma è possibile notare come in uno smartphone Android, specialmente quelli Samsung ed LG ci siano almeno 20 impostazioni veloci da poter modificare. In un iPhone possiamo vederne massimo 10 e non sono modificabili.

7. Personalizzare il tuo sistema

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Non è una questione nuova; gli smartphone by Apple non eccellono sicuramente in fatto di personalizzazione ed open source. Con Android è possibile modificare completamente il sistema operativo, cambiare il launcher o le icone. Con l’iPhone, esagerando, potete cambiare il vostro sfondo o semplicemente sperare che la nuova release sia di vostro gradimento.

8. Aggiungere dei widget

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Chiunque possegga uno smartphone Android è al corrente di cosa siano i widget, ossia delle icone speciali create dalle app e che è possibile inserire nella propria home screen. L’aggiornamento di iOS 8, ha portato qualche piccola modifica, introducendo qualche widget standard come il calendario, ma non è comunque possibile posizionarlo dove vi pare come su Android.

9. Modificare la cover

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Come potete vedere nell’immagine, una caratteristica degli smartphone Android è quella di poter sfilare la cover posteriore per poterne inserire un’altra, anche non originale. Con l’iPhone questo non è possibile, è possibile inserire solo cover esterne. Già, potete cambiare cover secondo il vostro mood o outfit del giorno: lo sappiamo che questa cosa stuzzicherà molti/e di voi…

10. Usare lo smartphone come telecomando

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Fonte @Entrepreneur

Alcuni telefoni Android come HTC One, LG G3, ed il Samsung Galaxy S5, hanno installato un sistema di infrarossi . Questo significa che potete controllare dal vostro smartphone la televisione, il condizionatore, la radio ed altri dispositivi o elettrodomestici dotati di questo sistema. Vi consigliamo di non farlo notare agli Apple-fan durante una cena tra amici: potrebbero non gradire e alzarsi da tavola prima del dolce!

11) Potete dare le istruzioni allo smartphone senza neanche toccarlo (valido solo per Moto X di Motorola)

È la caratteristica di punta di Moto X di Motorola:i “controlli vocali touchless”. Nelle impostazioni del dispositivo, è possibile configurarlo in modo che Google semplicemente ascoltando la tua vocerisponda alle tue richieste: senza neanche toccare un tasto o lo schermo dello smartphone, potrai effettuare una ricerca, impostare promemoria, ottenere indicazioni stradali, e altro ancora. .

Quanto contano per voi questi 10 punti nella scelta dello smartphone da acquistare? Raccontatecelo nei commenti.