La cultura skater sin dai suoi albori, alla fine degli anni ’80, ha sempre vissuto in simbiosi con quella punk, combinadosi molto spesso con lo spirito writers degli street artist. Il principale fattor comune di queste differenti correnti di pensiero è sicuramente la strada, il quartiere, il suburb: la città.
“Take back your city” è infatti il claim di Nomad, famoso brand di abbigliamento per skaters , che rivendica la possibiltà di praticare questo sport di strada liberamente, e vivere la propria città in tutti gli open space tramite una campagna di ambient marketing, realizzando delle Invisible Ramps che si mimetizzano con gli edifici circostanti.
Il colpo d’occhio è forte, le half pipe sono nascoste e camuffate abilmente con stickers, e qui torna la street art, che riproducono gli edifici circostanti rende armonica la condivisione delle rampe con lo spazio.
Iniziativa di street marketing esemplare dell’agenzia Lola Madrid che si rivolge nel modo migliore alla sua nicchia di clienti, regalando loro degli spazi per praticare skate tricks in luoghi dove solitamente è proibito e comunicando un claim che li invita a “riprendersi la loro città”, a suon di acrobazie sulle loro rampe per skateboard.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Maikihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMaiki2014-01-31 17:32:512014-01-31 17:32:51Le rampe per skateboard si trasformano in billboard [VIDEO]
I profili social sono la nostra vetrina sul mondo, un metro quadro digitale nella piazza più grande che si possa immaginare. A volte dimentichiamo quanto anche questo minimo spazio debba essere curato, perché noi cambiamo, perché il mondo cambia. Ancor più attenzione va dedicata al social media che si prende più sul serio tra tutti, LinkedIn, il network dedicato ai professionisti.
Nonostante l’ultimo rapporto sul traffico di rinvio di Shareaholic continui a rappresentare LinkedIn come un social media poco affine alla condivisione di informazioni, il suo sistema di profilazione è da tempo diventato il curriculum online più rilevante.
Rapporto sul traffico di rinvio di Shareaholic (Sett 2013 - Dic 2013)
Rapporto sul traffico di rinvio di Shareaholic (Sett 2013 - Dic 2013)
Ci sono delle funzioni però che spesso vengono sottovalutate o addirittura ignorate, che possono invece aiutarci a usare LinkedIn in una maniera più efficiente e professionale. In un articolo apparso su Forbes ne vengono descritte 5, ricavate dal libro di Wayne Breitbarth “The power formula for LinkedIn success”, vediamole insieme!
1. Regolare le informazioni che gli altri utenti possono vedere di noi quando visitiamo il loro profilo
Questa impostazione di visibilità permette di mostrarci o nasconderci agli altri utenti quando navighiamo sui loro profili. Come in ogni social media è consigliato rimanere visibili, qui con la prospettiva più invitante di stabilire nuove connessioni di lavoro.
È possibile regolarla nella sezione “Privacy e Impostazioni > Profilo > Selezionare informazioni che gli altri vedono quando visiti il loro profilo”.
Selezionare informazioni che gli altri vedono quando visiti il loro profilo
2. Bloccare le notifiche sulle nostre attività di modifica al profilo
È abbastanza comune modificare in varie parti il proprio profilo in un breve lasso di tempo, specialmente in un periodo di cambiamento professionale. Per evitare di notificare ai propri collegamenti ogni competenza che modifichiamo, può essere utile disattivare per un breve periodo questa impostazione, per poi ritornare visibili in una fase conclusiva della sessione di modifiche.
La trovate nella sezione “Privacy e Impostazioni > Profilo > Attiva/disattiva la diffusione della tua attività”.
3. Nascondere gli utenti che distraggono il nostro feed
Nonostante la tendenza a omologarsi nella grammatica con hashtag e menzioni, ogni social media tende a mantenere un proprio tono di voce. Su LinkedIn è particolarmente noioso trovare nel feed dei post di utenti che usano toni colloquiali più consoni a Twitter o Facebook.
Per nascondere i loro aggiornamenti basta andare nell’angolo a destra del post indesiderato e cliccare su “Nascondi”.
4. Nascondere le nostre connessioni
Di base le nostre connessioni di primo grado sono visibili, e questo meccanismo garantisce al network un certo grado di separazione ed espansione.
È possibile, a proprio discapito, bloccarne la trasparenza in “Privacy e Impostazioni > Profilo > Seleziona chi può vedere i tuoi collegamenti”.
Nascondere le nostre connessioni
5. Bloccare le email di notifica dai gruppi
Nonostante l’attenzione che possiamo dedicare alla regolazione della quantità e regolarità delle email di notifica dai gruppi che seguiamo, Breitbarth ci aiuta a precisare con un’ulteriore domanda la qualità delle stesse, al fine di aiutarci a scegliere quali gruppi tenere attivi. Basta chiedersi: “Impazzirei se mi perdessi qualcosa da questo gruppo?”.
Con la risposta andare su “Privacy e Impostazioni > Gruppi, aziende e applicazioni”.
A quali altre impostazioni dovremmo prestare attenzione per un check-up del nostro profilo LinkedIn? Fatecelo sapere nei commenti.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Mattia Montanarihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMattia Montanari2014-01-31 16:00:112014-01-31 16:00:115 impostazioni di LinkedIn da non sottovalutare
L’Adworld Experience è l’evento di riferimento italiano dedicato agli operatori AdWords e al Search Engine Advertising, che nelle precedenti edizioni ha coinvolto oltre 300 partecipanti.
Giunto alla sua terza edizione, l’appuntamento di quest’anno si terrà a Bologna, allo Zanhotel Europa, il 30 Aprile 2014 (dalle 8.30 alle 18.30).
Perché partecipare
Tutti gli interventi, come nelle passate edizioni, avranno come filo conduttore strategie di ottimizzazione usate in campagne AdWords reali, con numeri e dettagli rilevanti per replicarle con successo.
Tra i relatori di quest’anno c’è anche Brad Geddes, autore di uno dei migliori libri su AdWords mai scritti, Advanced Google AdWords, fondatore di certifiedknowledge.org, nonché primo AdWords seminar leader riconosciuto da Google nel mondo.
Oltre a Brad Geddes, ci saranno alcuni tra i migliori freelance e professionisti delle più grandi SEM agency italiane e internazionali: Alessandro Agostini (Bruce Clay), Rossella Cenini (Studio Cappello, top contributor della community AdWords italiana), Riccardo Manfrinato (Full Plan – SEMS), Alberto Narenti (TSW), Stefano Pelati, Fabio Schenone, Fabio Sutto, Alexandra Tachalova (SEMRush), Francesco Tinti e Angela Venturin (Moca Interactive).
L’evento si concluderà con una tavola rotonda animata dagli speaker e da alcuni tra i più noti professionisti web italiani e con la proclamazione dei vincitori del SEM Award 2014, scelti dai partecipanti tra i casi più interessanti presentati durante la giornata.
Come partecipare
E’ possibile scegliere di partecipare all’evento in tre modi:
Iscrizione “Live”, per partecipare dal vivo
Iscrizione “Digital”, per seguire gli interventi tramite webinar, in tempo reale e facendo le proprie domande ai relatori attraverso una chat moderata.
Iscrizione “Enterprise”, per la partecipazione aziendale, cioè una persona dal vivo + altri collegati con una sessione in remoto dall’ufficio.
Scegli il pacchetto più adatto alle tue esigenze e iscriviti, l’ADworld Experience è un evento da non perdere!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Ayumi Kenseihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAyumi Kensei2014-01-31 15:30:142014-01-31 15:30:14ADworld Experience: scopri i casi di successo dei migliori inserzionisti Adwords italiani
Durante la presentazione di iOS7, avvenuta durante l’ultima edizione della WWDC, Apple ha presentato quasi in sordina una delle tante novità incluse in iOS7: iBeacon.
iBeacon è un protocollo che permette ad uno smartphone dotato di tecnologia Bluetooth (a partire dalla versione 4.0, conosciuta anche come Bluetooth LE, caratterizzata da un basso consumo di energia) di effettuare delle comunicazioni con altri dispositivi/ricevitori a corto raggio, gli iBeacons. Il tutto si basa quindi su una tecnologia inclusa in un qualsiasi smartphone più o meno recente senza la necessità di utilizzare chip aggiuntivi, come l’NFC, mai incluso in un device Apple (mentre il Bluetooth 4.0 è incluso dall’iPhone 4S).
Si può insomma pensare ad iBeacon, decisamente semplificando, come ad sistema in grado di funzionare con estrema precisione anche all’interno di un edificio (è in grado di capire dove ci si trovi, addirittura se si è posizionati davanti ad un determinato oggetto). Il tutto consumando una frazione di batteria rispetto al GPS, che non è altrettanto preciso (misurando latitudine e longitudine) e garantendo nuove possibilità, commerciali e non solo, per offerte ed addirittura pagamenti (Paypal ha creato infatti Beacon, un sistema che permette di effettuare pagamenti in sicurezza via Bluetooth).
Negli stati Uniti, è stata Macy’s la prima catena che ha cominciato ad utilizzare iBeacon nei propri negozi di New York e San Francisco, per attività di marketing legate ai propri prodotti.
La più grande caratteristica di iBeacon, che li rende un ottimo supporto commerciale, è infatti quella di essere un protocollo “passivo“: è realizzato affinché le comunicazioni tra smartphone ed iBeacons avvengano in background, rendendo il contenuto immediatamente disponibile appena il device viene sbloccato dall’utente. Un concetto sicuramente differente rispetto ad altre tecnologie come l’NFC, che richiede un’azione “attiva” e volontaria di utilizzo del device per la ricezione delle informazioni da parte dell’utente. Differente è anche il raggio di azione: iBeacon tecnicamente ha una portata fino a 50 metri (il raggio di azione del Bluetooth), NFC solamente di (circa) 20cm.
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Anche Apple stessa ha iniziato ad usare, a partire da Dicembre, iBeacons nei propri Store statunitensi. Come mostrato da 9to5mac.com infatti, l’applicazione ufficiale Apple Store si è aggiornata portando il pieno supporto agli iBeacons, utilizzati per la prima volta nell’Apple Store della 5th avenue a Manhattan ed in estensione anche a tutti i 254 Apple Store americani. Per l’Europa, si parla di una graduale introduzione a partire dai prossimi mesi.
Photo credits by 9to5mac.com
Nelle intenzioni di Apple, numerosi saranno i vantaggi disponibili per i clienti: avvicinandosi allo Store, si potranno ricevere aggiornamenti sull’avanzamento degli ordini con ritiro nello Store stesso, oppure notifiche relative all’appuntamento con il Genius Bar. Testando i nuovi iPhone, chi ha acquistato il terminale in abbonamento verrà informato se è possibile passare ad un nuovo modello, oppure quanto è valutato il proprio device. Avvicinandosi agli accessori, l’utente potrà sapere quali sono quelli compatibili con il device in suo possesso.
Il tutto quindi, mantenendo semplicemente il Bluetooth acceso ed avendo una app (in questo caso quella ufficiale di Apple) che sia in grado di dialogare con l’intero sistema di comunicazioni “wireless”: il tutto per offrire informazioni già pronte ed il più possibile pertinenti non appena il cliente deciderà di usare il proprio smartphone.
Insomma, stiamo parlando di una tecnologia ancora in fase di sviluppo, che ha iniziato la sua fase più delicata: quella di uscire allo scoperto e dimostrare le sue potenzialità, rimettendosi al giudizio del grandepubblico. Il rifiuto infatti di Apple di utilizzare tecnologie già di ampia diffusione quali l’NFC (diffusissima sui terminali Android anche di medio/bassa fascia), può trovare una spiegazione proprio in iBeacon: perchè utilizzare altri chip, quando è già utilizzabile (semplicemente) il Bluetooth?
Oltre alle caratteristiche commerciali di iBeacon, ci sono moltissime altre applicazioni possibili. Basti pensare ad un esempio pratico, sempre targato Apple: la configurazione di una Apple TV di terza generazione via iPhone o iPad (con iBeacon ed iOS7).
Semplicemente con il Bluetooth acceso e digitando la password del proprio Apple ID (e con i nuovi iPhone 5S dotati di Touch ID, soltanto appoggiando il polpastrello), Apple TV si configura con le preferenze di Wifi, lingua ed accesso all’iTunes Store. Il tutto in pochissimi istanti e senza configurazioni aggiuntive.
Ma seguendo questo principio, basterebbe un aggiornamento software per permettere a molti altri oggetti dotati di Bluetooth di utilizzare iBeacon: configurare il proprio televisore con le impostazioni ed i canali preferiti, utilizzare il proprio smartphone come second screen in tempo reale, attivare o disattivare l’allarme di casa a seconda a seconda di dove ci si trovi (o utilizzare altri oggetti della domotica)… insomma, le possibilità sono potenzialmente infinite. E a quel punto può sorgere un’altra domanda: serve davvero l’NFC?
Photo credits by 9to5mac.com
Di sicuro Apple, con i suoi 200 milioni di iDevices che contengono Bluetooth 4.0, potrebbe rendere iBeacon un vero e proprio successo.
E voi che cosa ne pensate? Trovate tutto questo potenzialmente interessante per vari ambiti, e per quali? Scrivetelo, come sempre, nei commenti!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/12/apple-store-3-970x0.jpg847980Andrejkohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAndrejko2014-01-31 14:50:032014-01-31 14:50:03La prossima rivoluzione Apple? Si chiama iBeacon
Come usate le immagini nella vostra strategia di social media marketing? La comunicazione diventa sempre più visuale, bisogna imparare a comunicare le proprie storie e prodotti tramite il canale visivo.
La continua crescita nel numero di user di Pinterest e Instagram testimonia che i contenuti visuali hanno un potere crescente per la comunicazione online. Oggi vi offriamo una breve panoramica di strumenti per creare immagini convincenti per le vostre immagini social, così da aumentare l’engagement e motivare la condivisione.
Comunicare tramite immagini è una pratica in crescita molto più di quello che si possa pensare. La comunicazione visuale inizia con il capire come le persone scoprono cose e le condividono. Capire cosa è importante per loro, come catturare la loro attenzione, come fare qualcosa di significativo una volta conquistata la loro attenzione.Brian Solis
Jill Celeste ci suggerisce strumenti facili, low cost, alternative a Photoshop per creare grafiche e immagini di successo. Non esiste fra questi 6 strumenti uno migliore di altri. Sta a voi sperimentare e scegliere quello che è perfetto per voi e per i vostri obiettivi.
1. PicMonkey
PicMonkey è un editor per immagini. L’opzione gratuita permette di scegliere fra cornici, font ed effetti per personalizzare le foto. Con l’upgrade alla versione a pagamento avrete a disposizione ancora più cornici ed effetti fotografici. È ottimo per le immagini che finiranno sui social network. E per un’idea in più potete creare bottoni e banner per i vostri account social.
2. LiveLuvCreate
Si tratta di un sito, semplice da usare, che permette di creare immagini. Prima si sceglie fra diversi layout, poi si prende l’immagine che ci serve dal pc o fra quelle che LiveLuvCreate propone, infine si può scegliere il font e inserire l’area per il testo. Per una immagine ancora più accattivante si può scegliere fra cornici, filtri ed effetti.
Una volta creata la vostra grafica potrete condividerla su Pinterest, Tumblr, Twitter e Facebook, o semplicemente salvarla sul computer.
3. Canva
E’ una applicazione che offre una gran quantità di grafiche da usare subito. Potete utilizzarle per presentazioni, poster o inviti e biglietti da visita. Perfetto per le immagini del vostro blog o per la copertina di Facebook.
Se accedete con l’account di Facebook potrete usare le foto che del vostro profilo o scegliere fra quelle sul pc o acquistare quelle nella libreria diCanva.
Al momento è in versione beta ma si può richiedere di essere inseriti nella lista di attesa. La particolarità di questa app è che permette di collaborare con altri user.
4. Paint.NET
Questo software ha funzioni simili a quelle di Photoshop. Paint.NET supporta i livelli ed effetti speciali, potete disegnare forme, inserire testi e cambiare i colori dell’immagine. In più ha un forum online con tutorial e plugin.
5. PowerPoint
Pare che in questa lista uno strumento “vecchio” come PowerPoint non c’entri nulla, ma in realtà è uno strumento utile per creare immagini social. Infatti ogni slide di PowerPoint può essere salvata come jpeg o png. Le stesse funzioni, o quasi, si trovano anche sulla suite free di OpenOffice.
6. PicCollage
E’ un app disponibile per smartphone. Si possono usare le foto del profilo Facebook o della libreria dello smartphone per creare il vostro collage. Basta scegliere uno sfondo da PicCollage e aggiungere le vostre foto. Si può ridimensionare, ruotare e editare ed eliminare ogni creazione.
Quale di questi tool proverete? Tutti? 😀 Lasciate il vostro commento per raccontarci quale avete scelto.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kunoichihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKunoichi2014-01-31 11:00:492014-01-31 11:00:496 strumenti per creare immagini convincenti per i social media
Capire quali feature e quali plugin aggiuntivi inserire all’interno dei propri programmi è una decisione molto importante per uno sviluppatore che può contribuire in maniera rilevante ad incrementare il successo di un software o di un’applicazione.
Sviluppare componenti aggiuntive può richiedere sforzi rilevanti in termini di tempo e denaro; è basilare quindi cercare di capire con precisione quali siano effettivamente le richieste ed i desideri dei propri utenti per evitare di imbarcarsi in progetti inutili o poco profittevoli.
Backer, il crowdfunding software based
App.Net, un servizio di social network americano simile a Twitter, ha recentemente lanciato una nuova piattaforma di Crowdfunding chiamata Backer dedicata agli sviluppatori che vogliono proporre alla rete l’introduzione di determinate feature aggiuntive per i loro software.
Il concetto alla base del servizio è semplice: se davvero sei interessato alla creazione di quel componente, metti i soldi nel piatto dove mangi.
L’utilizzo del crowdfunding in questo contesto può portare a risultati molto più veritieri rispetto a quelli ottenibili tramite l’esecuzione di sondaggi online o ricerche di mercato informali che possono facilmente portare all’identificazione di falsi positivi.
Tramite Backer infatti, l’espressione della preferenza da parte dell’utente è resa più efficace da un esborso monetario che, per quanto di piccola entità, dimostra un maggior commitment dell’user e una maggiore veridicità dell’informazione.
Se una persona è disposta ad investire qualcosa per la realizzazione del progetto significa che ne avverte un’effettiva necessità.
Come funziona?
Gli sviluppatori che decidono di proporre un loro progetto su Backer possono decidere se accettare pagamenti tramite carta di credito, bitcoin o entrambi. Qualora l’obiettivo della campagna venga raggiunto il portale prevede quindi una commissione del 5%, ad esclusione dei software open source ai quali non sarà invece richiesto il pagamento di nessuna percentuale.
Infine, per garantire un’alta qualità dei progetti presenti sulla piattaforma, il team di Backer si riserverà di controllare e approvare le proposte effettuate dagli sviluppatori. Facendo così verranno selezionati i progetti considerati più interessanti e con probabilità più alte di riscuotere successo tra gli utenti del portale.
I vantaggi di una piattaforma di crowdfunding specializzata
La creazione di un portale di crowdfunding così specializzato porta con se due vantaggi rilevanti: permette di segmentare l’utenza della piattaforma attraendo persone effettivamente interessate al mondo del software e aumenta l’omogeneità dei progetti evitando che gli utenti possano rimanere disorientati dalla grande differenza di proposte presenti.
In un mondo in cui la creazione dei servizi viene sempre di più effettuata in collaborazione con i clienti, Backer introduce un nuovo concetto: l’utente oltre a partecipare alla decisione di quali componenti sviluppare diventa anche finanziatore, propiziando con il suo apporto lo sviluppo delle feature desiderate.
Se siete interessati ad essere tra i primi a presentare un progetto su Backer sappiate che leiscrizioni sono aperte, basta connettersi al sito del portale e compilare il form dedicato.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/01/Nasce-Backer-la-piattaforma-crowdfunding-dedicata-al-software-2-e1391037837407.jpg324600Kamohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKamo2014-01-31 08:16:582014-01-31 08:16:58Nasce Backer, la piattaforma di crowdfunding dedicata al software
Come avevamo già preannunciato pochi giorni fa, Facebook stamattina ha confermato il lancio per il 3 febbraio (solo per il mercato USA per ora) di una grossa novità in campo mobile: l’app Paper!
Paper, primo risultato del Creative Labs di facebook, è un’app che aggrega notizie da più fonti ( magazine, social, blog): questo in parole povere, perché in realtà l’app ha tutta l’aria di essere molto di più! L’app infatti reinventa anche il flusso di notizie della propria bacheca, con una nuova UI e con nuovi comandi touch e swipe: sul web si pone già qualche dubbio che Paper possa in futuro sostituire proprio le app di Facebook: al momento il product manager Michael Reckhow intervistato da The Verge fa sapere che le app non si escluderanno a vicenda perché sono sono molto differenti fra loro.
Prima di spiegarvi nello specifico l’app, vi mostriamo il video di presentazione:
Paper e la content curation
Ad accompagnare la notizia del lancio dell’app c’è quella che riguardo la ricerca di redattori da parte di Facebook per Paper appunto: già, la scelta delle notizie e la loro categorizzazione non è lasciata soltanto all’algoritmo del social network ma anche al lavoro di web editor in carne ed ossa!
Infatti l’app non vuole essere un semplice contenitore di news ma uno strumento di content curation al pari di Flipboard e di altri social che in questi anni si sono affermati nel mercato delle news “da tasca”. Ciò che però renderebbe subito Paper più competitivo dei suoi concorrenti è il fatto che è il social network con una media attiva di 750 milioni di utenti al giorno (dati rivelati oggi e relativi al mese di dicembre 2013): alla faccia di chi lo dava in declino, insomma!
Ora con Paper su Facebook si fa swipe!
Il video vi ha già mostrato le caratteristiche di quest’app ma cerchiamo di conoscerla insieme un po’ di più!
Paper ha un’interfaccia utente ben diversa da Facebook: intanto le notizie appaiono a schermo intero e per scorrerle bisogna fare swipe, quasi stesse davvero sfogliando un giornale. Soprattutto riguardo la visualizzazione delle immagini è stata fatta una modifica molto interessante e che tiene conto soprattutto delle potenzialità di iOS 7 (per il momento…): infatti è possibile visualizzare le immagini come una foto panoramica semplicemente inclinando il telefono.
Al momento secondo The Verge l’interfaccia utente è veloce e fluida, sebbene dall’intervista del magazine con il designer Mike Matas leggiamo che la speranza dei creatori è che l’utente preferisca sfogliare lentamente le notizie di Paper. Una bella differenza in sostanza per chi è abituato a sfogliare le notizie attraverso i vari Alert, RSS e soprattutto Twitter.
Vogliamo dire che in qualche modo Facebook si è messo in concorrenza anche con il social network dei cinguettii? Beh, se è nella sua intenzione, lo sta facendo con la solita filosofia di sempre: invece di adeguarsi alle abitudini consolidate degli utenti, cerca di creare nuovi approcci e dunque nuovi trend. Perciò invita ad una lettura più rilassata, proprio come ci si aspetta che possa essere un’esperienza di vita quotidiana su Facebook.
Le notizie sono raccolte sotto circa una dozzina di categorie e possono comprendere immagini appunto ma anche video: questi ultimi sono visualizzabili a schermo intero, come le immagini, per una visione davvero immersiva.
Infine l’aspetto più ovvio dell’app è quello che puoi condividere le tue storie e le notizie che più ti hanno interessato con gli amici di Facebook: c’è da scommetterci che questo diventerà un ottimo incentivo alla pubblicità, in che formula ancora non lo sappiamo ma le modalità potrebbero essere nuove rispetto alle formule di advertising del social network di Zuckerberg.
Il 4 febbraio Facebook festeggerà il suo primo decennio di vita: era infatti il 4 febbraio del 2004 quando Mark Zuckerberg ed i co-fondatori Dustin Moskovitz, Chris Hughes e Eduardo Saverin lanciavano Facebook con il nome iniziale di The Facebook. Chi ha il coraggio di scommettere di nuovo sul declino di Facebook?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/01/paper-facebook-breaking-news.png287580Naokohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNaoko2014-01-30 16:51:242014-01-30 16:51:24Arriva Paper! Facebook mira al mercato delle news via mobile [BREAKING NEWS]
oPhone è un device che permette di inviare messaggi olfattivi “istantaneamente e in tutto il mondo”. Il progetto è nato dalla mente del professor David Edwards e dai suoi studenti di Havard Rachel Field e Amy Yin, in collaborazione con tutto lo staff di Le Laboratoire, “un centro di arte contemporanea e design nel cuore di Parigi dove artisti e designer sperimentano alle frontiere della scienza”, fondato dallo stesso Edwards.
Il dispositivo utilizza una serie di cartucce, chiamate oChip, ognuna in grado di produrre centinaia di aromi. Una volta installata la cartuccia sull’iPhone, attraverso oTrack, una app connessa via Bluetooth, si può inviare un aroma con la semplice pressione di un tasto.
Sappiamo bene quanto sia forte il legame fra olfatto e memoria: pensiamo per esempio alla cosiddetta Sindrome di Proust – sì, proprio l’autore dell’opera Alla ricerca del tempo perduto -, ovvero la possibilità di evocare ricordi potenti attraverso odori che ci riportano a un momento o un luogo preciso della nostra esistenza. “Quando pensi a quanto sia importante l’olfatto in ogni tipo di comunicazione, rimani stupefatto dalla sua assenza nella comunicazione globale” afferma Edwards, ed è questa la molla che l’ha portato all’ideazione di questo affascinante progetto.
oPhone ha fatto il suo esordio con “l’esperienza numero 16”, oPhone e le cafè virtuel, alla cui base c’è l’ipotesi di poter trovare la via di comunicare alcune emozioni ed esperienze attraverso “frasi, paragrafi e parole olfattivi e condividerle per superare barriere linguistiche, culturali e anche di specie”.
Durante la Wired Uk Conference, Edwards ha presentato l’ultima versione dell’oPhone costituita da quattro device cilindrici e dato il via a un secondo esperimento.
In attesa di scoprire le prossime evoluzioni, vi lasciamo con un video sull’esperimento Virtual Coffee. Buona visione!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/01/ophone2.jpg387620Hivoakihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngHivoaki2014-01-30 16:34:302014-01-30 16:34:30oPhone, il device che solletica l'olfatto
Durante gli ultimi anni – caratterizzati dalle difficoltà economiche globali, da sconvolgimenti climatici e dalla sempre più acuta sensibilità dei consumatori riguardo tutto l’etichettato con i vari eco, bio e green – i brand si sono fatti in quattro per poter apporre le suddette etichette ai loro prodotti.
Nonostante questa sempre crescente sensibilità, sia dell’offerta che della domanda, per questi temi, è sempre bene ricordare quanto impatto noi esseri umani, con i nostri bisogni, abbiamo sull’ambiente.
Lo ha fatto Angela Morelli, designer impegnata sul tema della conservazione e del risparmio idrico, realizzando questa bellissima infografica con la quale ci racconta come ogni giorno mangiamo 3.496 litri d’acqua.
Ve ne accenniamo il contenuto.
L’infografica divide all’inizio l’uso di acqua in visibile e invisibile.
La parte visibile è quella relativa all’uso domestico, 137 litri.
Quella invisibile è a sua volta divisa in 2 parti: la prima è costituita dalla quantità necessaria alla produzione dei beni che consumiamo quotidianamente (167), mentre la seconda dai litri che servono a produrre il cibo di cui ci nutriamo (3.496).
Utilizzando il termine Virtual Water, coniato da Tony Allan (Geografo britannico) spiega quanta acqua sia necessaria a portare sulle nostre tavole una singola bistecca.
Qualche numero?
Per ottenere più o meno 200 kg di carne bovina, da un singolo animale, questo deve vivere almeno 3 anni. In questi tre anni la mucca in questione mangerà all’incirca 1300 Kg di cereali e 7200 Kg di fieno.
Per ottenere queste quantità sono necessari 3.060.000 litri di acqua a cui dobbiamo sommare quelli che l’animale berrà e che saranno necessari alla macellazione: rispettivamente 24.000 e 7.000 litri.
L’infografica continua quindi illustrando il calcolo dei litri necessari per ottenere la singola tagliata al sangue che potreste aver mangiato ieri sera e, con semplicità, mostra quanto la routine quotidiana del singolo essere umano abbia un impatto del tutto non trascurabile all’interno del mare magnum dello sfruttamento delle risorse.
Ma vegani e vegetariani non esultino troppo presto perchè, purtroppo, anche evitando la carne l’acqua scorre a migliaia di litri alla volta.
Il rapporto “litri per chilo” vede in testa il caffè. Per produrne un solo chilogrammo sono infatti necessari 15.900 litri d’acqua.
Scorrendo col cursore verso il basso, questo sito web regala qualche piccolo consiglio utile a ridurre questo nostro impressionante impatto ambientale quotidiano e ci invita a diffondere il messaggio.
Essere green non è mai stato tanto di moda quanto lo è oggi. Il problema dello spreco dell’acqua non è mai stato spiegato in maniera più semplice, esemplificativa e divertente di questa.
Non vi resta quindi che darci un’occhiata per bene e, tra un selfie e l’altro (al bagno, al ristorante, al supermercato, in cucina, in giardino), ricordarvi quanto, anche voi, pesate sul mondo. A voi: Water. Angela Morelli
Spread the message!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Dankuhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDanku2014-01-30 14:20:302014-01-30 14:20:30Mangiamo 3496 litri d'acqua al giorno: questa infografica ci spiega come
Perché utilizzare una definizione anglofona per indicare prodotti italiani? Per Saatchi, è il linguaggio il punto di partenza per una rivoluzione.
Il Made in Italy è l’argomento proposto per l’appuntamento annuale di Saatchi & Saatchi, quest’anno presentato da Giuseppe Caiazza (CEO di Saatchi & Saatchi Italia) e da Mary Mills (Worldwide Director of Strategic Intelligence di Saatchi & Saatchi Canada).
L’indagine ‘Rebranding Made in Italy‘, commissionata all’istituto di ricerca canadese Hotspex, analizza la percezione del brand ‘Italia’ nel mondo in base a quattro categorie di prodotto: vino, moda, design e cibo, con lo scopo di individuare i punti di forza e di debolezza del made in Italy.
Lo studio confronta la considerazione dei prodotti italiani e quelli francesi – storici competitor poiché considerati affini e quasi dei perfetti sostituti da parte dei consumatori esteri – nei mercati di due potenze economiche, USA e Cina.
L’analisi è implementata con un sistema innovativo: la mappatura tridimensionale delle emozioni, una metodologia in grado di coniugare razionalità ed emotività, processi alla base della decisione di acquisto. Sono infatti proprio le emozioni a influire sugli acquisti e ad essere l’essenza delle attuali strategie di consumo.
I dati della ricerca dimostrano come il Made in Italy sia ancora poco compreso, spesso i prodotti sono avvertiti come privi di personalità e di fascino, caratteristiche invece fortemente presenti nell’offerta del Made in France. I nostri prodotti sono ricchi di peculiarità riconosciute a livello mondiale come qualità e tradizione, ma ciò che non emerge dalla ricerca è proprio uno dei tratti caratteristici dell’Italia: la passione.
Ciò che sicuramente può trasmettere passione è l’artigianato storico, la buona fattura dei prodotti, le loro origini, soprattutto nei settori del cibo e della moda; questi possono essere utilizzati per migliorare la percezione del Made in Italy nel mondo.
Dice Mary Mills: “l’emozione è la chiave per capire la motivazione umana, abbiamo una bellissima storia da raccontare. Bisogna farlo in un modo particolarmente italiano, quindi non hot, sexy, o inteso come piacere colpevole, vistoso o datato… noi abbiamo un’immagine più sofisticata della sessualità francese perciò dobbiamo focalizzarci su un consumo sofisticato, incentrato sull’artigianato; dove possiamo essere stuzzicanti, affascinanti, sensuali, moderni, sottili.. stimolare ad apprezzare la bellezza e perciò perdurare nel tempo”
Come tutto questo può essere tradotto in realtà?
“Siamo una società di creativi perciò sogniamo, il nostro sogno è cambiare la percezione. La rivoluzione parte dal linguaggio, crediamo che la parola Made non trasmetta passione e che Italy sia troppo diversa dalla pronuncia italiana, per questo nasce: Created in Italia – Perché gli altri fanno, noi creiamo!” ci spiega Giuseppe Caiazza.
Una ‘rivoluzione di linguaggio’ è una cosa che avete già sperimentato sull’Italia?
Questa è un’idea che ci è venuta relativamente alla definizione Made in Italy, l’obiettivo è trasferire alcuni valori che dalla ricerca appaiono deboli. La prima cosa che aiuterebbe è cambiare il nome da Made in Italy a Created in Italia, che rappresenta maggiormente la nostra realtà lavorativa. Noi possiamo semplicemente riscontrare i dati della ricerca, e siccome siamo una Ideas Company, possiamo dare delle idee. E’ un tema talmente grande che una messa a terra può solo avvenire se un’insieme di stakeholders si mettono insieme e trovano soluzioni interessanti.
Una domanda a Mary Mills: cosa apprezzi di Saatchi, e come sei entrata in questo progetto?
Sono in Saatchi da circa 10 anni e credo che ci sia una qualità nelle persone di Saatchi che è la stessa in ogni ufficio nel mondo! Noi abbiamo qualcosa di speciale, un impegno l’uno per l’altro, passione e senso di famiglia. Ci aiutiamo sempre, ed è una cosa bellissima.
Intendo: sono entrata in questo progetto non per soldi, ma per amore. Amo l’Italia: la mia ricompensa? Tre giorni qui, e non c’è nulla di meglio al mondo!
Durante la conferenza ci sono stati diversi tentativi di svelare i retroscena più interessanti e un’informazione è emersa: entro la fine del 2014 è previsto il trasferimento della società in viale Jenner, nella nuova sede del GruppoPublicis, dove confluiranno diverse strutture del gruppo, tra cui Publicis e Leo Burnett. “Abbiamo analizzato la proposta e abbiamo trovato molti aspetti positivi, perciò abbiamo accettato” sottolinea il CEO di Saatchi.
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Articolo di Maria Luisa Miraldi e Federica Bulega.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Maria Luisa Miraldihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMaria Luisa Miraldi2014-01-30 13:00:322014-01-30 13:00:32Da Made in Italy a Created in Italia: per Saatchi, la rivoluzione parte dal linguaggio
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