Vostra nonna diceva sempre che trattenerla fa male; l’insegnante a scuola vi ricordava che bisogna sempre stare attenti a dove la si fa; crescendo avete scoperto che il detto “casa dolce casa” è in realtà il sunto di un concetto molto più elevato: “nessun posto ti fa sentire a casa come il tuo bagno…”!
Già, stiamo parlando di quel momento lì, e in particolare il momento in cui sei fuori casa e necessiti di un pit stop in bagno! Chi non si è trovato nella situazione di dover consumare un caffè o acquistare una bottiglietta d’acqua solo per avere il diritto di accedere al bagno di un bar? Chi poi, entrando dentro il suddetto bagno, non si è trovato nel peggiore degli incubi: scoprire di essere appena entrato in un bagno alla turca!
Bene, sembra che qualcuno abbia finalmente deciso di trovare una soluzione a questo problema e noi siamo felici ( forse anche un po’ perplessi) nel raccontarvi questa novità: ci siamo infatti imbattuti in una clip molto particolare che pubblicizza un’app altrettanto singolare, AirWnC.
Alcuni avranno subito notato l’affinità del nome con quello di un altra app, Airbnb, servizio che permette di affittare case e appartamenti in tutto il mondo: il nome sembra non esser casuale, perché il meccanismo dell’app è sostanzialmente lo stesso. A firmare questo singolare progetto è la video agencyComboCut Film, casa di produzione che si occupa di realizzare video principalmente per il web, partendo dallo studio della strategia per arrivare alla produzione.
AirWnC: come funziona
Siete fuori casa e avete un bisogno impellente? Potete affittare il WC di un appartamento che lo metta a disposizione, in un “touch”. Basterà geolocalizzarsi e l’app troverà il bagno più vicino a voi proponendovi la scheda tecnica e le opinioni degli utenti che lo hanno già visitato.
La tariffa è di 4 euro per 15 minuti e, se i tempi si allungano, basterà pagare la differenza sul posto. E per i più esigenti, c’è anche la versione Premium con un servizio in più. Potete comprenderne meglio il funzionamento dal video di cui vi parlavamo, in cui lo sviluppatore, tale Nicolò, ci spiega l’app con esempi dimostrativi molto chiari e intuitivi.
Questa app può essere la dimostrazione che ormai tutti i nostri bisogni possono essere risolti facilmente con un touch e che le soluzioni alle esigenze primarie dell’uomo sono ormai a portata di tasca. Attendiamo di avere altre notizie su AirWnC da ComboCut di conoscere se e quando l’app sarà disponibile negli appstore. Se qualcuno ha già aderito al servizio, ci informi qui nei commenti dell’articolo: siamo curiosi di conoscere le potenzialità di questa app!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/03/airwnc_app_per_tutti_bisogni.png316590Naokohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNaoko2014-03-10 08:30:482014-03-10 08:30:48AirWnC: l'app per le tue urgenze fuori casa [VIDEO]
Sabato 8 Marzo: incontri tra amiche, grandi eventi tutti al femminile, mimose che riempiono le case. Insomma, si percepisce che la Festa della Donna è arrivata anche quest’anno.
Visto che il tempo della celebrazione è la sera, è d’obbligo un breve omaggio alle conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, e alle lotte contro le discriminazioni e le violenze a cui ancora molte di noi sono soggette in diverse parti del mondo.
Sin dal 1907 si parla dei diritti delle donne: dal VII Congresso Internazionale Socialista a Stoccarda, alla nascita in molti Paesi europei delle giornate dedicate alle donne, fino al tragico evento del 25 marzo del 1911 quando la Fabbrica Triangle di New York prese fuoco e tutti i lavoratori (per lo più donne immigrate) morirono a cause delle scarse precauzioni che erano state prese.
L’8 Marzo è, però, considerata la Giornata Internazionale della Donna dal 1972, quando durante il discorso dell’attrice statunitense, Jane Fonda, sulla legalizzazione dell’aborto, la liberazione omosessuale e il diritto della donna alla maternità a Roma in piazza Campo de’ Fiori, le donne accorse all’evento vennero prese a manganellate dalla Polizia.
Doodle @google.com
Nonostante la tecnologia ci regali auguri globali e ci permetta di inviare un pensiero femminile a larga distanza, a volte lascia spazio a applicazioni che offendono le battaglie fatte dalle nostre antenate.
In circolazione ci sono app, sia per Android che per iPhone, basate su luoghi comuni che più di una volta risentono di arcaici punti di vista dove la donna è un oggetto.
@apple.com
SkinnyCam, ad esempio, é un app che permette alle donne e di scattarsi una foto e grazie all’aiuto della stessa modificare il proprio corpo per sembrare una modella. Non tutte le donne vogliono essere magre, ma l’incoraggiamento a perdere peso per essere perfette è molto forte.
Ugly Meter è un app che permette di scannerizzare qualsiasi volto e far decretare alla stessa su una scala da 1 a 10 quanto si è attraenti. Più il numero si avvicina al 10 più si è insultati dal proprio cellulare perché non si è rientrati nei canoni della bellezza. Sarebbe interessante sapere quali sono questi canoni e chi li ha stabiliti.
<p>@carrotdating.com</p>
Carrot Dating è un app dedicata agli incontri online. Fino a qui nessun problema. L’applicazione, però, non si limita alla normale messaggistica tra uomo e donna, più che altro permette agli uomini di “corrompere” le donne. Sí, con dei regali, gli uomini possono convincere le donne ad accettare il loro invito. A causa di questa esplicita allusione alla prostituzione, Apple l’ha recentemente bandita dal suo Store.
Infine, Boyfriend Training è un app che fomenta le fidanzate a trattare male e abusare del proprio fidanzato, finché non abbia raggiunto la perfezione. Durante il gioco, infatti, le donne possono portare a spasso a guinzaglio i virtuali fidanzati e malmenarli. Nonostante non ci sia violenza reale, l’app incoraggia alla violenza. Sarebbe ipocrita da parte delle donne che hanno scaricato questa applicazione essere contro la violenza domestica, no?
Esistono molte altre applicazioni che fanno smuovere gli animi femminili e non. Sarà, quindi, da chiedersi di quale sesso sono i creatori di questa categoria di app?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/03/copertina1.jpg7681152Yugikohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngYugiko2014-03-08 11:04:332014-03-08 11:04:33Festa della donna: le app che ci fanno fare passi indietro
Prima del passaggio da “single” a “in relazione” i futuri amanti si mandano più messaggi privati, fanno più visite e si scambiano più post sulle loro bacheche. Appena la relazione Facebook comincia queste interazioni diminuiscono. Perché? non c’è dato saperlo…i due amanti preferiscono i baci offline o già si inizia a desiderare qualche altro utente Facebook? Buona notizia: quando le persone sono in relazione aumenta tra di loro lo scambio di emozioni positive (esempio: ci si mandano più parole positive come “love”, “nice”, “happy”…)
La crisi dei 6 mesi
Ma quale settimo anno: entro i primi sei mesi il 40% delle relazioni finisce. Entro il primo anno il 65%. Entro i primi 18 mesi quasi l’80%. Se si supera indenni il secondo anno, ci sono grosse possibilità (statistiche!) che la relazione tenderà a durare ancora.
Il maschio è più vecchio di lei
Di media il maschietto è più grande di 2,4 anni anni rispetto alla sua partner. Solo nel 20% delle coppie lei è più grande, mentre nel 13% hanno la stessa età. Inoltre nelle coppie omo il gap tra i partner può essere ancora maggiore: sopra i trenta la differenza di età ondeggia tra i 5 e i 9 anni. Parlando di singole nazioni, in Egitto lui è più grande di circa 5 anni, mentre nelle nazioni scandinave si tende ad avere la stessa età.
Quando ci si lascia?
Tutti ci parlano. Il giorno che si passa allo stato di single le interazioni per il “lasciato” hanno un’impennata: +225%; nei giorni successivi post sulla bacheca, mi piace, commenti e messaggi continuano a essere maggiori del solito. Sono amici che ci vogliono supportare o ci provano?
Essere single in una metropoli
La probabilità di avere un legame stabile cambia anche rispetto alla città. Negli USA, San Francisco, Washington, New York e Los Angeles sono piene di single e, anche su Facebook, le relazioni sono minori rispetto a città come Colorado Springs o El Paso. Metropoli cosmopolite Vs centri urbani con una cultura più tradizionale e incentrata sulla famiglia. E in Italia? Roma, Milano, Torino sono città per single, più di Foggia e Viterbo?
Amore e Religione
Avere la stessa religione conta. Parecchio. In Spagna, dove risultano esserci il maggior numero di relazioni tra persone di diverse religioni, la percentuale è del 28%. Negli USA l’86% delle relazioni sono tra persone che hanno la stessa religione.
Qual è la vostra esperienza?
Ci piacerebbe sapere il VOSTRO punto di vista su questi argomenti:
1) Appena la relazione Facebook comincia le interazioni (post, mi piace, etc…) tra i due “fidanzati” diminuiscono…perché? Si passa a vivere la relazione più offline?
2) Qual è il momento più difficile per una relazione? I primi sei mesi, i primi due anni?
3) Quando ci lasciamo su Facebook molte persone interagiscono di più con noi? Ci vogliono supportare o ci vogliono provare?
4) Esiste l’effetto metropoli? Nelle grandi città è più difficile stare in relazione? E perché?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Koshirohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKoshiro2014-03-08 09:00:412014-03-08 09:00:41Fidanzarsi e lasciarsi su Facebook, i segreti svelati da una ricerca
Questa settimana la Top 10 fumetti e illustrazioni ospita solo artiste, per festeggiare insieme la creatività femminile nella ricorrenza dell’8 marzo, giornata internazionale della donna.
Buona visione!
Silvia Ziche inaugura la gallery con l’ironia di uno dei suoi personaggi più popolari: “Lucrezia”! La vignetta è tratta dal blog dell’autrice, dove vi consiglio curiosare.
Con grande talento e una buona dose di umorismo di Catherine Meurisse crea una “Moderne Olympia” al Musée d’ Orsay tra pittura, cinema e danza, in un divertente graphic novel edito in Francia da Futuropolis.
C’è anche la “Stefi” di Grazia Nidasio tra le protagoniste della mostra “Bambine terribili” al Museo Wow Spazio fumetto di Milano, insieme a Mafalda, Lisa Simpson, Lucy, Little Lulu e tante altre, dall’8 al 30 marzo 2014.
Come sempre, vi ricordo che se siete degli artisti e volete segnalarci i vostri lavori, basta commentare questo post con il link al vostro blog, Tumblr, sito o portfolio! Grazie mille a tutti quelli che l’hanno già fatto!
Alla prossima,
Odri
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kikyohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKikyo2014-03-07 20:43:362014-03-07 20:43:36Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana
Nata nel 2003, più di 1,7 milioni di studenti nel mondo coinvolti, 3 sfide, 1.000.000 di dollari in premi: questi sono i numeri di Imagine Cup la più grande competizione studentesca globale lanciata anche quest’anno da Microsoft.
Tre sfide, dicevamo: Innovation per chi ha la migliore idea in grado di rivoluzionare un pezzetto di mondo, World Citizenship, per chi ha a cuore aiutare l’umanità e Games, per chi ha in mente il gioco del futuro. Ed è proprio su quest’ultima che vogliamo porre l’attenzione, sulla competition che premia e porta al trionfo i più divertenti, innovativi e creativi giochi costruiti con strumenti e tecnologie Microsoft.
Oggi, grandi giochi sono disponibili da qualsiasi luogo e la gente li gioca ovunque. Sui loro telefoni, sui loro computer, sui loro tablet, nel loro browser, con i loro amici, con chiunque, con tutti. Potenti motori di gioco e librerie sono disponibili gratuitamente per tutti gli studenti. Non c’è davvero mai stato un momento migliore per fare il prossimo grande gioco; cosa aspetti quindi, unisciti anche tu alla rivoluzione del gioco globale.
Hai un’idea? Sei pronto a realizzarla e a metterti in gioco?
Imagine Cup è la sfida ed il palcoscenico che fa per te. Crea il tuo team, sviluppa la tua idea, iscriviti entro il 15 Marzo e partecipa alla selezione per le finali italiane che si terranno presso l’Innovation Campus di Microsoft a Milano il 15 Aprile. Il team che porterà la sua idea alle finali mondiali di Seattle potrebbe essere proprio il tuo! In più, un team tra i finalisti di tutto il mondo sarà scelto per un colloquio direttamente con il cofondatore di Microsot Corporation in persona: Bill Gates!
La squadra vincitrice porterà a casa $ 50.000. L’obiettivo? Creare un gioco per desktop o tablet Windows o un gioco per cellulare con Windows Phone o un gioco browser utilizzando Windows Azure.
L’Italia non è stata certo a guardare negli ultimi anni portando per ben due volte consecutive progetti e idee sul podio; l’anno scorso a San Pietroburgo il TeamNameException si classifica al primo posto nella competition Windows 8 con il suo gioco: Ulixes, una guida turistica interattiva, un modo unico e accattivante per esplorare i monumenti, ambienti naturalistici, musei e città, un innovativo concetto di “turismo sociale”.
Ma è nel 2012 che il team Italiano Ingenium Team si classifica al primo posto per il premio “Health Awareness Award and Environmental Sustainability Award” che affronta i problemi di salute e ambientali più difficili del mondo.
E nel 2014? Il prossimo gioco a portare l’Italia sul tetto del mondo potrebbe essere il tuo!
Iscriviti ora su www.imaginecup.com nella categoria Games entro le 23.59 del 15 Marzo (GMT) e presenta il tuo progetto, potresti essere selezionato per le finali italiane di Imagine Cup e aggiudicarti la possibilità di competere per un posto sul volo che ti porterà dritto a Seattle per le finali mondiali! Per maggiori informazioni: itamsdn@microsoft.com
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/03/ninja-ita1.png360660Federica Bulegahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFederica Bulega2014-03-07 17:16:312014-03-07 17:16:31Partecipa a Imagine Cup 2014: la competizione studentesca globale di Microsoft
Ogni giorno inviamo messaggi ai nostri amici, parenti, colleghi… A volte alleghiamo foto e video, ma non riusciamo sempre ad immaginare la vera reazione di chi riceve il nostro messaggio: probabilmente la maggior parte delle volte suscitiamo una reazione diversa da quella sperata!
Per toglierci ogni dubbio, esiste Samba, l’app per inviare video messaggi e ricevere direttamente la reazione di chi li riceve! Con sede a Tel Aviv , Samba è guidata dal co-fondatori Barak Hachamov ( CEO) , Shay Erlichmen ( CTO ) , Ronel Mor (Chief creativo ) , e Oren Meiri ( Head of client).
Samba: come funziona?
L’applicazione ha un’interfaccia molto ben realizzata e consente di registrare un video per un amico. Un volta inviato il video attraverso Samba, l’amico che lo riceve, nell’aprirlo, visualizzerà sul video una piccola finestra rotonda dove potrà vedere se stesso. Infatti l’app registra la sua reazione in contemporanea alla visualizzazione del vostro video e così il vostro amico condividerà automaticamente con voi la sua reazione .
L’idea è quella di offrire la comodità della comunicazione asincrona , con il potere però della comunicazioneface-to-face . Inoltre l’app è divertente anche nei più piccoli dettagli dell’interfaccia, come ad esempio la possibilità di trascinare col dito la finestra rotonda.
Guardate questo simpatico video di presentazione per capire meglio il suo funzionamento:
L’app permette di registrare video lunghi fino a 15 secondi e al momento è possibile inviare i video solo a una persona per volta. Samba registra solo la prima reazione, quella che il ricevente ha appena apre la prima volta il messaggio e soprattutto non c’è modo di spegnere la fotocamera al momento della visione del messaggio: perciò è impossibile barare!
Sull’app poi i video e le reazioni sono archiviati secondo i contatti della propria rubrica. L’aspetto fondamentale che risponde ai dubbi sulla privacy che spesso queste messaging app scatenano, è che è possibile cancellare i video dal proprio telefono e da quello di chi riceve il messaggio.
Al momento l’app è disponibile solo per il download per iOS; presto sarà disponibile anche la versione Android su Google Play Store, stay tuned!
Chissà se la reazione dei vostri amici ai vostri video messaggi assomiglierà ad una di queste…
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/03/app_of_the_week_samba_video_messaggi.png337600Naokohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNaoko2014-03-07 17:07:072014-03-07 17:07:07App of the Week: con Samba vedi le reazioni dei tuoi amici ai tuoi video!
Il mondo del Digital Advertising ti affascina, confessa. Leggi continuamente articoli su AdAge. Hai tra le pagine preferite quella del sito dello IAB e su Linkedin tieni d’occhio ogni giorno gli annunci di lavoro delle più prestigiose agenzie di comunicazione. Vuoi davvero intraprendere una carriera in questo settore? Mettiti alla prova e stupiscimi.
Se di queste 12 buzzword conosci il significato di sole 3 parole, andiamo maluccio, ma confido nella tua buona volontà di apprenderle tutte. Se di queste ne hai già sentite almeno 8, sei bravino, ma devi applicarti. Se le sai tutte, dico, proprio tutte, chapeau, sei un mago!
Un articolo apparso su Business Insider ci spiega quali sono i termini più in voga del settore, per stare in campana e farsi capire dagli addetti ai lavori.
Native Advertising
Spesso viene utilizzata in maniera impropria, eppure native advertising ha un significato ben preciso. Se vogliamo essere pignoli, un native ad è un contenuto editoriale a pagamento, il cui contesto creato ad hoc serve da pretesto (gioco di parole voluto) per promuovere un brand, all’interno di un paid media. E’ esattamente quello che fa Buzzfeed per sponsorizzare Dunkin’ Donuts per intenderci. La proprietà e l’uso di una native ad restano nelle mani di chi ha investito in questa forma pubblicitaria, che si integra col contenuto della piattaforma “ospitante”.
Una curiosità. Il polverone sollevato da un articolo di Erik Wemple apparso il 20 Novembre 2013, sul Washington Post in cui si accusava il collega Mike Allen, (giornalista del Politico), di ricorrere palesemente al native advertising all’interno della sua newsletter, ha reso celebre questa nuova forma di fare pubblicità e ha gettato le basi per il dibattito di natura etica sulla questione contenuti editoriali che fanno informazione versus contenuti editoriali che fanno promozione, minando quindi l’autorevolezza delle testate giornalistiche.
Da non confondere con: sponsered content. Un annuncio sponsorizzato nel tuo newsfeed su FB non è native advertising, perché manca quella precisione, caratteristica del native advertising, sia a livello di contestualizzazione dei contenuti che di targetizzazione del messaggio, come ci fa notare nativeadvertising.it, di IAB Italia. Di diverso avviso invece è Aaron Taube di Business Insider, secondo il quale il native advertising si manifesta in tutte le forme, per cui anche un #hashtag sponsorizzato che compare nei tuoi trend topic è da considerarsi tale.
Creative
E’ la parola passe-partout che ti permette di avere accesso alle stanze segrete del Digital Advertising, ma va usata rigorosamente in inglese. Guai a mandare un cv in giro e menzionare la parola ‘creativo’. Guai a spacciarti per ‘creativo’, non verresti preso sul serio. Senti come suona bene ‘Junior Creative Art Director’. Ora che hai modificato la dicitura, sappi che questo è un cliché che va usato con parsimonia. Molta parsimonia. Se sei un creative, non hai bisogno di dirlo. Si deve percepire.
Media Agnostic
Un anglosassone lo pronuncerebbe così: miiidia ag-nostic. E anche un italiano dovrebbe farlo. Se qualcuno si è rivolto a te, appellandoti in questa maniera, sappi che non ti ha fatto un complimento.
Essere media agnostic significa non avere ben chiaro dove veicolare un messaggio pubblicitario e quando non si ha la sensibilità per capire quale canale sfruttare, allora si rischia di lanciare uno spot un po’ ovunque, senza distinguere perché sia più efficace sfruttare ad esempio YouTube, anziché il mezzo televisivo o la carta stampata o il più recente Snapchat.
Non è il nome di uno sport estremo e nemmeno di una pratica sadomaso. Chi sta facendo deep linking, sta inserendo un hyperlink (collegamento ipertestuale) all’interno di una pagina web di un sito, rinviando l’utente ad un sito diverso. Attenzione però. Nell’ambito del digital advertising, chi parla di deep linking si sta riferendo all’azione che permette di collegare gli utenti che navigano sul web a un luogo ben preciso all’interno di una app, ad esempio quella di un e-commerce.
Programmatic Buying
Oggi qualsiasi campagna pubblicitaria digital è automatizzata. Fine della poesia. Scordatevi il publisher (l’editore che offre i propri spazi sul web) che si presenta in carne ed ossa dall’advertiser (l’inserzionista) con la propria valigetta a discutere sull’inventory (inventario) da acquistare e sul prezzo da concordare.
Da ormai qualche tempo il Real Time Bidding, che consente la vendita all’asta degli spazi pubblicitari sul web a target altamente profilati, è la forma di programmatic buying più utilizzata. Se sei interessato al programmatic buying, ti ricordo che esiste anche ilprogrammatic direct buying, modalità secondo cui gli advertiser acquistano un inventario di annunci ben definito ad un prezzo stabilito dal publisher.
Engagement
Quanto piace l’engagement, eh? Te ne sarai accorto che ormai non si fa altro che parlare dei modi per coinvolgere gli utenti a interagire coi brand sui social media e di come misurare i tassi di engagement. Ormai l’avrai capito anche tu che il numero dei like su una fanpage di Facebook non significa gran cosa. Per conquistare i potenziali consumatori, ci vuole ben altro, lasciamo perdere però i gattini.
Viewability
“L’avranno visto veramente i miei potenziali consumatori il nuovo e costosissimo spot che ho lanciato su Youtube?” Ecco, questa è la domanda che bisogna farsi quando ti parlano di viewability. Quasi la metà di tutto il display advertising non è posizionata dove gli utenti dovrebbero vederla. Può capitare ad esempio, che un banner sia collocato in basso, alla fine della pagina, dove solitamente chi naviga, non va mai. A meno che non sia particolarmente interessato alla sezione “Privacy” di un sito.
Big data
Dietro al concetto di big data sta una filosofia secondo la quale le azioni di marketing sono volte a raccogliere tutti i dati possibili sui consumatori. In realtà, chi utilizza questa espressione non sta facendo altro che tirare l’acqua al proprio mulino, incoraggiando gli scettici a spendere qualche soldo per quella tecnologia in grado di catturare qualsiasi tipo di movimento, abitudine, emozione, percezione di un utente. Da utilizzare con molta disinvoltura.
Click Fraud
Ti ricordi il concetto di viewability espresso poco fa? Ecco, il click fraud è il click fraudolento, quello messo in atto da alcuni software programmati per cliccare su un banner, per dare l’impressione che la campagna stia funzionando. Non sono solo le macchine però ad essere responsabili del click fraud, ma anche le persone vere, pagate apposta per fare click.
Rich Media
Il formato rich di un annuncio pubblicitario non si ferma ad un messaggio statico come quello di un banner, ma invita l’utente ad interagire, chiedendogli ad esempio di cliccare sul tasto play. Come deve essere quindi una pubblicità in formato rich? Immersiva, coinvolgente e a forte impatto. Facciamo un gioco e individua gli annunci in formato rich che trovi su Corriere della sera o su Repubblica.
Responsive Design
Un sito web dotato di un responsive design è un sito intelligente, perché capisce se l’utente sta leggendo un contenuto di una pagina web da un tablet o da uno smartphone, adattando le dimensioni e le caratteristiche della pagina a seconda del dispositivo usato. Non c’è trippa per gatti, il mobile è da due anni in forte crescita e il digital advertising non può rimanere indifferente a questa evoluzione.
The Internet of Things
E se un giorno il tuo frigorifero ti dicesse che hai terminato il latte, ma che potresti però acquistarlo in offerta proprio al supermercato dietro l’angolo di casa tua? Ecco che cos’è The Internet of Things. Pensavi si trattasse di un romanzo di Isaac Asimov e invece…
Allora, sei un vero Digital Advertising addicted?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kora-Bakerihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKora-Bakeri2014-03-07 16:30:422014-03-07 16:30:42Sei un vero Digital Advertising addicted? 12 parole per scoprirlo
Cos’è un selfie? Cosa significa? Ma soprattutto, come è fatto? Selfiecity è un progetto che si propone di rispondere a queste domande, studiando il fenomeno da diversi punti di vista.
Il team di SelfieCity ha analizzato 656.000 foto prese a caso da Instagram, provenienti da 5 città: New York, Bangkok, Mosca, San Paolo e Berlino. Attraverso l’utilizzo di un software, ha quindi isolato le foto selfie dal resto. Tra queste sono state selezionate 1.000 foto per ogni città, che secondo il parere di almeno 2 persone erano inequivocabilmente selfie. Alle stesse persone, poi, è stato chiesto di stabilire età e sesso dei soggetti.
Per completare il processo di catalogazione, le immagini sono state analizzate da un software di face recognition che ha rilevato l’angolazione del viso, la posizione della bocca, il tipo di espressione, eccetera. Infine, uno o due ricercatori hanno verificato questi dati manualmente e ridotto il campione a 3.200 foto, 640 per ciascuna città.
Grazie a queste 640 selfie, i ricercatori sono stati in grado di individuare quello che hanno definito “il volto collettivo di una città”. Una specie di super-selfie, in pratica. E comparando questa enorme quantità di immagini e dati hanno scoperto una serie di cose curiose.
Le persone si fanno meno selfie di quel che pensiamo
Soltanto il 3-5% delle foto analizzate, a seconda della città, erano selfie.
Le donne scattano più selfie degli uomini
In tutte e cinque le città sono le donne a scattare il maggior numero di selfie… soprattutto a Mosca, dove il numero dei selfie femminili è ben 4.6 volte superiore a quello dei selfie maschili!
A scattare selfie sono soprattutto i giovani
Gran parte dei soggetti di queste foto è decisamente giovane; l’età media è di 23,7 anni.
Le donne si cimentano in pose più estreme (soprattutto a San Paolo)
L’inclinazione della testa, tra le donne, è più alta del 150% rispetto a quella degli uomini. Questo significa che la maggior parte delle donne si scatta selfie tenendo il telefono in alto sopra la testa e le ragazze di San Paolo più di tutte; praticamente si fotografano dall’alto! Forse per mostrare la scollatura, suggeriscono i maliziosi 😉
La gente a Bangkok e San Paolo è molto più sorridente che nelle altre città
Mosca, invece, conta il maggior numero di musi lunghi. Sembra che ai russi non piaccia molto sorridere nelle foto.
Ma in sostanza, cosa ci rivela questa ricerca? Molto, o forse niente. Conferma alcuni stereotipi – come il fatto che le donne sono più vanitose degli uomini e che i brasiliani sono più allegri dei russi – ma ne smentisce altri: per esempio i Millennial non sono poi così narcisisti come si pensa, visto che i selfie occupano solo una piccolissima parte dei loro profili Instagram.
La cosa che ha colpito di più i ricercatori, però, è stata la spontaneità dei selfie. Le foto selfie, in generale, sono molto più complesse e autentiche rispetto alle immagini piene di cliché che vengono fuori nei risultati di Google. Forse è ora di rivalutare questo fenomeno e liberarci da certi pregiudizi.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Midorikohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMidoriko2014-03-07 15:00:172014-03-07 15:00:17SelfieCity, quando gli autoritratti su Instagram rivelano il vero volto di una città
“Lo smartphone è un’estensione del tuo corpo”. Questa è una frase ricorrente che spesso viene usata come monito e critica, ma nel 2014 diventerà sempre più una constatazione oggettiva alla luce del nuovo trend: la tecnologia indossabile.
E questo succederà perché la tecnologia non sarà più staccata dal nostro corpo, ma la metteremo addosso, la indosseremo esattamente come si inforcano gli occhiali e come ci si allaccia l’orologio al polso. Dai Google Glass alle fasce che controllano le onde cerebrali, la tecnologia indossabile nasce dall’esigenza di amplificare le nostre percezioni, le nostre capacità cerebrali e la nostra reattività.
La wearable technology estende quindi le nostre capacità sensoriali. E se si potessero estendere anche le capacità emozionali?
E’ la sfida lanciata dai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology che hanno realizzato Sensory Fiction, ovvero un wearable book che trasmette al lettore le emozioni dei personaggi e le suggestioni sensoriali del libro che sta leggendo.
Le caratteristiche tecniche del wearable book
I componenti tecnologici del libro sono la copertina e da una sorta di giubbotto da indossare. Ecco la dotazione dei due componenti.
Copertina
• 150 led che creano effetti di luce.
Giubbotto
• Central Unit Control che coordina tutti i dispositivi
• Sensori che riscaldano la pelle
• Simulatori di brividi
• Dispositivi vibranti che aumentano la frequenza cardiaca
• Sistema di compressione che stringe e allenta il busto del lettore in base a quello che sta succedendo nella storia
Il libro
Il team del MIT ha realizzato un libro intitolato “The Girl Who Was Plugged In“, scritto da James Tiptree Jr. in cui il personaggio principale attraversa una serie di emozioni come l’amore e la disperazione, così come sensazioni fisiche come la freddezza e calore.
I led creano diversi effetti di luce per far immergere il lettore nelle atmosfere raccontate. Le sensazioni fisiche di freddo e caldo sono indotte dalle cinghie che scaldano e raffreddano la pelle del lettore. Inoltre dei piccoli dispositivi riscaldano la pelle e vibrano per aumentare la frequenza cardiaca. Le emozioni sono enfatizzate dalla compressione e distensione della cinghia.
Ogni volta che il lettore sfoglia una pagina vengono attivati led e dispositivi per ricreare l’atmosfera e le sensazioni raccontate.
Lo Storytelling del futuro?
Sensory Fiction è solo un prototipo, ed è ancora presto per stabilire se i ricercatori del MIT hanno raggiunto il loro obiettivo, ma sicuramente hanno portato alla luce l’esigenza di una modalità di narrazione e lettura molto più coinvolgente ed immersiva.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/02/sencoryfiction.jpg360640Klor�https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKlor�2014-03-07 11:50:262014-03-07 11:50:26Wearable book: se mi indossi, ti emozioni
Non prendete impegni per aprile, perché inizierà il Master Online in Social Media Marketing & Community Management della Ninja Academy, il primo master di specializzazione focalizzato interamente sulle singole piattaforme sociali, con i migliori esperti italiani del marketing e della comunicazione digitale. Il master è composto da 8 unità e ha come obiettivo la formazione di specialisti con conoscenze aggiornate e approfondite.
Nelle ultime settimane, sto intervistando i docenti del Master per voi. Nel dettaglio:
Oggi, invece, vi propongo un articolo dedicato ad Andrea Febbraio, docente di Youtube. Nel corso del suo modulo verranno affrontati i seguenti argomenti:
Creare contenuti video-oriented
Come ottimizzare un video
Ideare un Youtube Channel efficace
Come progettare video potenzialmente virali
Youtube Advertising: modelli promozionali & best case
Diventare partner di Youtube
Riguardo l’intervista, invece, ecco cosa mi ha raccontato…
Prima di leggere la sua intervista, ne approfitto per ricordarvi che lo SCONTO Early Booking è stato prolungato fino al 1 aprile (oltre agli ulteriori sconti e bonus se avete già frequentato uno o più corsi Ninja Academy).
Ciao Andrea. Ti occupi da anni di video advertising online. Potresti dirci qual è la potenzialità di un video sui social?
Un video condiviso sui Social Media può essere visto da milioni di persone, generando così un passaparola online con potenzialità virali.
L’effetto virale permette di ottenere dei sensibili risparmi quando si pianifica una campagna online. Infatti c’è un rapporto tra le views generate grazie ad una distribuzione “paid” e quelle maggiori generate grazie al passaparola tramite share nei principali social network.
Quest’ultime rappresentato “free media” o altrimenti “earn media“, quindi totalmente gratuite per chi ha realizzato il video.
Ci sono delle regole per creare uno Youtube Channel efficace?
Esistono 10 comandamenti fondamentali per creare uno Youtube Channel efficace, ma verranno svelati nel corso del Master.
Posso, però, dirvi quali sono le 3 linee guida di base. La prima è sicuramente: Content is King, Distribution is Queen. Uno Youtube Channel ricco di buoni contenuti e con un’ottima distribuzione degli stessi, sicuramente sarà un canale efficace.
La seconda linea guida è la creatività: gli utenti in media guardano un video per 5 secondi prima di chiuderlo, quindi è importante creare dei video che siano creativi in questi 5 preziosi secondi. Si raggiunge, così, lo scopo di tenere l’utente incollato allo schermo fino alla fine del video e, quindi, si guadagnano visualizzazioni.
La terza e ultima riguarda le emozioni, o meglio, le montagne russe emozionali. Bisogna suscitare nell’utente una “scossa emotiva“.
Bisogna poi distinguere tra lo sviluppo di un “Branded Content”, cioè un singolo video che ha l’obiettivo di generare storytelling attorno ad un brand, ed il piano editoriale di un Canale Youtube. In quest’ultimo caso, la scelta del focus sul canale è fondamentale per garantire visibilità.
Possiamo dire che, in generale, i contenuti cosìddetti “ever green“, cioè quelli che non passano mai di moda quali ad esempio gli How-To (Come truccarsi, come aggiustare un’auto, ecc…), hanno maggiori potenzialità di visualizzazione protratta nel tempo ed engagement al canale stesso.
Un buon canale, in definitiva, deve: valutare l’expertise, analizzare i presunti canali già esistenti con gli stessi contenuti e avere contenuti ever green all’interno dei video. Inoltre: focus, focus, focus!
Cosa c’è alla base di un video potenzialmente virale?
Alla base di un video potenzialmente virale c’è un ottimo mix dei 10 comandamenti che, come detto prima, vi svelerò nel corso delle lezioni per lo sviluppo di un contenuto a potenzialità virale.
Ma come dicevamo “Content is King, Distribution is Queen”, quindi anche il contenuto più accattivante, senza un’adeguata distribuzione, non andrà molto lontano su Youtube.
Il segreto è una sapiente distribuzione degli ingredienti, così come per un buon Mojito. La ricetta perfetta si compone di 6 ingredienti che, strategicamente mixati tra loro, creano un video virale. Nello specifico, gli ingredienti sono i canali precisi dove condividere il video. Alcuni di questi sono: blog, app e giochi su Facebook, mobile, ecc…
Le domande di base che bisogna porsi, invece, sono: Quanto mettere di ciascun ingrediente? In che tempistiche attivare i canali?
Perché le aziende dovrebbero diventare partner di Youtube?
Le aziende hanno due modalità per condividere i propri video: o li pubblicano sul proprio sito per creare traffico verso di esso, oppure lo inseriscono sulla piattaforma video più conosciuta al mondo, ossia Youtube, avendo accesso ad una incredibile audience e ad interessanti opportunità di monetizzazione.
E’ come per un negoziante scegliere se aprire un negozio alla periferia della città e doverci, così, portare i clienti; oppure aprire il negozio in centro, dove le persone già passano e si trovano lì.
Inoltre, Youtube è un meccanismo che si autosviluppa: più visualizzazioni portano più traffico, e più traffico porta visualizzazioni gratuite omaggio. Si entra, così, in un circolo virtuoso.
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https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Angelicahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAngelica2014-03-07 11:00:582014-03-07 11:00:58Youtube: come creare video potenzialmente virali
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