Quante volte comprando un prodotto abbiamo pensato che sarebbe preferibile vedere con i nostri occhi da dove proviene? Ci interessiamo sempre di più a come e dove viene prodotto ciò che mangiamo e le aziende più interessate a questo trend sono destinate a vincere sul mercato. Il problema è: come?
Oggi ci offre un esempio Barilla con l’iniziativa Guarda tu stesso, una piattaforma digitale che consente di entrare virtualmente in prima persona nella filiera di produzione.
Si tratta di una campagna perfettamente integrata nata dalla collaborazione di Barilla con l’agenzia Young & Rubicam, Google e National Geographic Channel; ed è il primo caso in Europa per il mondo agroalimentare in cui il consumatore potrà visionare l’intera filiera produttiva:dalla raccolta delle materie prime nei campi, passando per la produzione fino al prodotto finito.
Attraverso la tecnologia di Google Maps sono stati mappati i campi di pomodoro e di basilico di una azienda agricola partner di Barilla per dare la possibilità ai consumatori di esplorarli virtualmente, così come lo stabilimento di Rubbiano, dove è possibile visionare la lavorazione delle materie prime, la cottura e l’imbottigliamento.
National Geographic Channel ha realizzato 6 documentari brevi attraverso in cui è mostrato il dietro le quinte della filiera produttiva dei sughi Barilla. I documentari andranno in onda su National Geographic Channel e sono visibili sulla piattaforma digitale guardatustesso.it così come all’interno del minisito dedicato su Natgeofan.
“Questo nuovo progetto ha come parola d’ordine la trasparenza”
Per Paolo Barilla, Vice Presidente del Gruppo Barilla, aprire le porte degli stabilimenti significa abbattere le barriere tra consumatore e produttore e offrire quella trasparenza sempre più ricercata dai clienti.
Fabio Vaccarono, Country Director di Google in Italia, fa notare come i consumatori stiano sempre più assumendo dei comportamenti che le aziende non sempre riescono ad interpretare. Solo le poche che ci riescono, vincono. E mettere l’innovazione tecnologica al servizio della tradizione è parso il modo migliore per far passare il messaggio di qualità del prodotto attraverso un linguaggio più interessante per i consumatori.
Alessandro Militi, Vice President Marketing & Sales di Fox International Channels Italy, spiega come l’obiettivo di National Geographic Channel sia quello di dare visibilità alle eccellenze italiane e di porsi alle aziende come strumento per divulgare i propri messaggi con un linguaggio divulgativo e interessante che superi la modalità push dell’advertising.
Vicky Gitto, EVP e Direttore Creativo Esecutivo di Y&R Group, commenta che l’obiettivo era quello di creare una piattaforma aperta, in cui un mix di tecnologie e branded content potessero soddisfare il bisogno di informazione del mercato.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Ayumi Kenseihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAyumi Kensei2014-03-28 11:00:222014-03-28 11:00:22Barilla apre le porte dei suoi stabilimenti grazie a Google Maps
Anche quest’anno il BE-Wizard, giunto alla sua sesta edizione, anticipa le nuove tendenze in fatto di digital marketing ed invita all’esplorazione di nuove frontiere, perché oggi più che mai, grazie a internet, la rivoluzione è nelle nostre mani.
Esordisce così Greg Jarboe (co-founder di SEO-PR e autore del folgorante Exploring the New World of YouTube), che come un Vespucci 2.0 esorta la platea a non fermarsi di fronte alle apparenze, superare i vecchi modelli di business e a spingersi oltre nell’immenso oceano del web. L’ultimo speech della prima mattinata si chiude infine con l’invito a scovare gli influencers, la Generazione C, come la chiama Jarboe, che a breve entrerà nell’algoritmo di Google influenzando, in maniera positiva si spera, il motore di ricerca più utilizzato al mondo.
A dirigere l’orchestra c’è ancora una volta Paolo Zanzottera (Digital Evangelist, fondatore di Bizonweb, membro del Board di ShinyStat e co-fondatore di Appocrate.it) che, dopo il saluto iniziale di Enrico Pozzi, General Manager di Titanka!, introduce il tema dell’edizione 2014: il Real Time Marketing.
Ai dati non si sfugge, anche in Italia la rivoluzione mobile inizia a produrre i suoi frutti e a non permettere più tempi di reazione “medievali”. Oggi l’utente è sempre più connesso e le aziende non possono ignorare tale situazione, ma solo adattarsi, imparando a reagire ai nuovi ritmi imposti dalla comunicazione social e dalle tecnologie mobili. Un leitmotiv che risuonerà nel corso di tutta la seduta plenaria e della due giorni di lavori.
Il secondo intervento è un vero e proprio elogio al real time marketing, David Meerman Scott, colui che per primo ha introdotto la teoria del marketing in tempo reale, esordisce con un invito a rendere più umana la conversazione sui dispositivi mobili, che a sua detta rappresentano lo strumento di marketing più potente del mondo, e allo stesso tempo, una tecnologia superiore a quella che ha portato l’uomo sulla luna.
David Meerman Scott è in grado di catturare la platea con un vero e proprio show, dove mantra proiettati a tutto schermo si alternano a esperimenti live di real time marketing e immagini dei suoi viaggi in giro per il mondo. Il messaggio è chiaro: il real time marketing è in grado di creare occasioni imperdibili e le aziende devono convincersi ad adottare una strategia in grado di valorizzare i tempi di reazione.
L’unico ostacolo che spinge infatti le aziende a non adottare una strategia di real time marketing è la paura. Paura che va superata, perché sono molte le occasioni da cogliere per sviluppare un nuovo marketing, che presti attenzione alle storie e al newsjacking. “On the web you are what you publish” è l’esca che il guru del marketing utilizza per catturare l’attenzione degli spettatori più scettici, perché con la giusta strategia di marketing in tempo reale (e lui ne consiglia una in 4 step) tutti possono ottenere grandissimi risultati (come quello di Oreo al Superbowl del 2013).
Dopo Meerman Scott è la volta di Avinash Kaushik, mago del Digital Marketing, co-founder di Market Motive Inc e autore di best seller dedicati alla Web Analytics, che ha registrato un messaggio per i presenti al BE-Wizard. La sua voce, più che influente per tutto quello che concerne il successo nel web marketing, giunge comunque forte e chiara ai presenti nella sala plenaria del Palazzo dei Congressi di Rimini.
Creare strategie mobili intelligenti è una priorità assoluta, soprattutto nell’industria turistica, dove alcune tecnologie sventolate come innovative (ad esempio il responsive design), devono essere date per scontate. Occorre inoltre avere validi modelli di misurazione, in grado di quantificare il valore delle conversazioni.
Segue Justin Cutroni , Google Evangelist di Analytics, che ribadisce l’importanza dei dati e della loro misurazione, introducendo il modello delle 3P,persone, processi e piattaforme. Le aziende necessitano di capitale umano preparato, di processi ripetibili, che rendano i dati più affidabili e di piattaforme costantemente aggiornate. I dati sono come l’amore, vanno condivisi. Con questa affermazione e con il precedente modello, Justin colpisce in pieno segno e risveglia un pubblico che inizia a sentire sulle spalle il peso del cambiamento che dovrà affrontare già dal prossimo lunedì.
Con la chiusura dei lavori della mattinata il pubblico del BE-Wizard si divide e prosegue la sua giornata con le 4 sessioni pomeridiane che entrano nello specifico dei diversi settori di applicazione del web marketing: Turismo, Welcoming Cities, Ecommerce e Remarkenting.
Avendo seguito personalmente le sessioni relative al Remarketing e all’Ecommerce, posso testimoniare come il messaggio di cambiamento e di attenzione ai temi del real time e della misurazione dei risultati, abbia pervaso anche le aule tematiche. Nonostante la forte vocazione turistica di una città come Rimini, mi ha colpito il forte interesse riservato dai partecipanti a temi tecnici come quello del retargeting e del SEO.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2014/03/1149072_10203495394369938_863087121_n.jpg540810Kame Senninhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKame Sennin2014-03-28 10:50:312014-03-28 10:50:31Al Be-Wizard 2014 la parola d'ordine è Real-Time Marketing
Christopher Lee ha 92 anni ed è l’attore che ha recitato in più film in assoluto. Chi meglio di lui (e della sua voce intensa e coinvolgente) per dare vita all’ultima campagna di Age UK, associazione britannica di sostegno all’anzianità?
Lee recita una poesia scritta da Roger McGough in questo video realizzato dall’agenzia Karmarama e diretto da Nadav Kander. La campagna aspira a comunicare sotto una luce diversa, positiva, il processo di invecchiamento.
“Non c’è una cura per l’invecchiamento, perchè invecchiare non è una malattia, ma uno stile di vita. […] Progettate un sito web, inventate una app, iniziate a fare zumba, dimenticate il riposino. […] Dicono che il tempo vola, ma in effetti siamo noi a volare.”
Sam Walker, executive creative director di Karmarama, ha dichiarato a proposito della partecipazione di Lee:
“Ha una voce unica, è incredibilmente carismatico e colora la poesia con un’emozione alla quale speriamo rispondano tutti. Per noi è l’incarnazione di “Love Later Life” – è anocra una delle più importanti star di Hollywood, apparso in qualsiasi genere di film, da Dracula, a Star Wars e l’ultimo episodio della saga Hobbit. È una vera icona.”
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Elena Silvi Marchinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngElena Silvi Marchini2014-03-28 10:50:242014-03-28 10:50:24Christopher Lee presta la voce al bel video di Age UK [VIDEO]
Il Master Online in Social Media Marketing & Community Management firmato Ninja Academy è il primo master di specializzazione che affronta ogni singolo Social Media, approfondendo gli aspetti distintivi e le peculiarità di ognuno, con i migliori esperti per le diverse piattaforme:
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Unit 03 – Twitter con Francesca Casadei
Unit 04 – LinkedIn con Marini Fantini
Unit 05 – Google Plus con Michaela Matichecchia
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https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Silviahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngSilvia2014-03-28 09:30:362014-03-28 09:30:3610+ motivi per frequentare il Master Online in Social Media Marketing & Community Management
Flappy Bird ormai è un ricordo, Candy Crash un preistorico evergreen: sia chiama 2048 ed è il puzzle game matematico che sta spopolando sulla rete. A crearlo un ragazzo italiano di 19 anni, Gabriele Cirulli, di un paese in provincia di Gorizia, profondo nordest della nostra penisola. Uscito solo pochi giorni fa, il 23 marzo 2014, nato un po’ per gioco, sta riscuotendo uninsperato successo, con oltre 75 milioni di partite giocate.
2048: vincere è difficilissimo!
Essenziale è dir poco. Una scacchiera composta da 16 quadrati, quattro per lato. L’obiettivo è accoppiare numeri uguali, prima i due, poi i quattro, otto, sedici e avanti così. La vittoria si ottiene accoppiano due 1024, per ottenere 2048. Semplice a dirsi, ma nella pratica molto più complesso, tanto che, stando alle dichiarazioni dello stesso Gabriele, “solo l’1% delle partite finisce con la vittoria”.
Un po’ Tetris, un po’ Sudoku, un po’ trial. Come sempre il divertimento sta nelle cose semplici, in quelle che credi subito di capire, di dominare ma che poi si rivelano le più complesse e ostiche.
“Dipendenza patologica. Talmente semplice e scarna che mi ritrovo costantemente a giocarci, Top”
scrive Davide sui commenti del Play Store.
”Crea dipendenza. Davvero un gioco non scontato e complesso al punto giusto”
replica Daniel poco sotto.
Poco più di 670 kb di gioco, grafica molto semplice e tanta voglia di vedere quel 2048 e condividerlo con gli amici.
I consigli per vincere si sprecano, ma noi vi suggeriamo quello che arriva dallo stesso sviluppatore
“Consiglio di usare solo tre direzioni alla volta e di cercare di isolare la casella con il numero più alto in uno degli angoli del tabellone. Questo permette di avvicinarsi alla vittoria”.
2048: come nasce un trend
Nasce quasi per caso. Alla base dev’esserci un’idea ma anche una buona dose di casualità e fortuna è fondamentale.
E di fortuna possiamo parlare se pensiamo che questa app, come è dichiarato chiaramente sul sito di Gabriele Cirulli, è basata in realtà su altri giochi già esistenti: ad iniziare da Three, puzzle game di discreto successo e con un design molto gradevole. L’idea che sta alla base di 2048 è simile ma serviva un buon restyling grafico, qualche modifica strutturale e quel tanto di atmosfera matematica dettata dal multiplo di 2. E il successo è servito.
Non gridiamo al plagio, però. Gabriele ci tiene a sottolineare che
“ho sviluppato il gioco basandomi su altri giochi simili, non mi sembra giusto guadagnarci. Anzi, è open source: così chi vuole lo può migliorare”.
Il codice è disponibile su GitHub (piattaforma dedicata ai programmatori dove trovare parti di codice o programmi da poter utilizzare o rielaborare).
Da qui i cloni non si sono fatti attendere: 2048, 2048 Number puzzle game, 2048 Number, 2048 mania, 2048 Evolved sono solo alcune delle numerose app pubblicate sugli store.
In sostanza: le versioni mobile sono quelle risultate dal codice open source offerto da Cirulli, la versione originale esiste ma è ancora esclusivamente desktop ( ve la ricordiamo, la trovate qui). Il gioco è gratuito e resterà tale, come ha dichiarato in molte interviste lo sviluppatore: il modo in cui attualmente cerca di monetizzare è esclusivamente quello della donazione volontaria ( trovate il link a Paypal in fondo alla home del suo gioco).
Giovani imprenditori (di se stessi) crescono
Gabriele Cirulli
Il fenomeno delle app addictive come Ruzzle, Angry Birds, Flappy Birds e Candy Crush (che ricordiamo ha appena fatto il suo debutto a Wall Street) non ci stupiscono più: è ancora difficile definire realmente le caratteristiche indispensabili che un’app deve avere per creare dipendenza, però spesso dietro queste applicazioni mobile un ruolo importante lo giocano gli stessi appstore.
Nel caso di 2048 il successo è veramente inaspettato perché generato da un gioco desktop e nato dall’idea di un giovane sviluppatore che ad oggi sembra diffidente verso le interviste e la pubblicità creata intorno al suo nome. Probabilmente la sua diffidenza è anche il risultato delle ultime notizie che hanno riguardato il giovane sviluppatore di Flappy Birds, Dong Nguyen, e i suoi sensi di colpa per aver creato un’app che toglie tempo (e pazienza) a milioni di persone…
È da qui che possiamo iniziare a immaginare le cause di questo successo, dal suo stesso sviluppatore: Gabriele è un altro esempio di quei giovani che si affacciano al mondo ( del mercato, del lavoro, della vita in generale) come imprenditori di se stessi. Sviluppatori web, grafici, designer: un gruppo sempre più nutrito di questi ragazzi, a volte giovanissimi, si presentano da soli col loro lavoro, iniziando a volte con piccoli progetti.
L’evoluzione del lavoretto al vicino di casa, direte voi. Non proprio: sono giovani che hanno padronanza degli strumenti del web, conoscono (bene e tutti) i social network e sanno utilizzarli per farsi pubblicità, leggono riviste online specializzate, pianificano le loro attività future e non necessariamente passano dal mondo dell’università per accedere a quello del lavoro, anzi. È un fenomeno mondiale che ha creato personaggi come il 17enne Nick D’Aloisio, il genietto che ha venduto la sua app Summly a Yahoo! per 30 milioni di dollari ( se e come abbia raggiunto da solo questo traguardo, non ci soffermiamo… ).
Enfant prodige? Neanche. Sono sempre di più, dunque il fenomeno non è più un’eccezione. Di fatto sono giovani che vediamo anche qui in Italia e che sono figli del Web, delle startup, del Mobile Marketing.
Conclusioni e in bocca al lupo a Gabriele!
Ciò che succede con 2048 può essere un bel segnale per il nostro paese che può dimostrare ancora di poter contare sulle proprie forze e sulle proprie idee.
Dagli Usa (ne ha parlato anche il Wall Street Journal) alla Cina e al Brasile, centinaia di migliaia di utenti stanno giocando con un semplice puzzle game realizzato da un 19enne nella propria cameretta.
La forza della rete la sappiamo. La forza delle buone idee viene ulteriormente dimostrata. Spazio per innovazioni c’è sempre, dal piccolo al grande, tutto non è stato inventato e magari quell’idea che ci frulla nella testa ha bisogno solo di venire alla luce.
Noi intanto facciamo un in bocca al lupo a Gabriele: ci auguriamo che questa sia l’inizio di opportunità interessanti per il tuo futuro e speriamo un giorno di sentirti per farci raccontare di questa avventura con 2048 e dei tuoi progetti 😉
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kowerhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKower2014-03-27 15:00:422014-03-27 15:00:422048: tra viralità e app addictive
Tutte le informazioni sul master online in Social Media Marketing & Community Management.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Aikohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAiko2014-03-27 14:47:152014-03-27 14:47:153 consigli di Mirko Pallera per il social media marketing
Fortunatamente, disponevamo di un riferimento prezioso, un punto di partenza nascosto dentro un file excell di dimensioni ragguardevoli: i vostri preziosi feedback ai corsi Ninja Academy dell’ultimo anno. Considerazioni, consigli, critiche. Grazie a tutti di averci consigliato, commentato, anche criticato: miglioriamo con voi, e riusciamo a migliorare grazie a voi.
Analizzando e scremando, sono saltate fuori alcune linee guida che avremmo tenuto in massima considerazione per la progettazione del nuovo Master Online: ancora più strumenti, ancora più operatività. Meno introduzioni teoriche, più approfondimenti, più pratica.
Le piattaforme social sarebbero diventate le vere protagoniste di questo nuovo percorso, e saremmo entrati nei segreti di ognuna come mai prima d’ora.
Ogni Social Media avrebbe goduto di uno spazio didattico a sé. E visto che non esistono solo Facebook, Twitter, LinkedIn, YouTube, Instagram e Pinterest ma anche piattaforme specifiche che a gran voce ci richiedete di trattare, ecco dei seminari tematici su Klout, Storify, Tumblr, Foursquare, Vine.
Per guidarvi nei meandri social, abbiamo cercato tra i massimi esperti operativi, i Social Media Manager che stanno lavorando a progetti di rilievo per aziende, agenzie ed enti. Ed è venuta fuori una faculty anagraficamente freschissima. Tra i migliori giovani talenti italiani nel loro campo. Gente che sa, e che sa fare.
Questo l’obiettivo comune a tutta la faculty: introdurre senza preamboli ai tool, fornendo le linee guida e le case study, i tips & tricks e le best practice più recenti, con cui creare campagne sociali di comunicazione, promozione, advertising, guerrilla, monitoraggio, analisi. Dopo aver seguito un singolo webinar, una persona (sia novizia alla materia che confidente con le logiche di Social Media Marketing) dovrà riuscire a progettare una campagna su quello strumento.
Ottimo, ma non eravamo ancora completamente soddisfatti.
Cosa mancava?
Un’introduzione di scenario diversa dal solito, un collante strategico e una modalità con cui mettere in pratica quanto appreso, immediatamente.
Per la intro abbiamo puntato sulla Social Enterprise: perché oltre a conoscere gli strumenti, un professionista deve sapere lavorare “in modalità social” e gestire ambienti di lavoro delocalizzati, con tool e applicazioni ad hoc.
Per il collante strategico, dovevamo riuscire a coinvolgere uno dei massimi esperti italiani in Social Media Strategy e Social media ROI. Ci siamo superati, perché abbiamo fatto salire a bordo direttamente il migliore: Vincenzo Cosenza.
Infine, abbiamo ripreso l’esperimento della Ninja Factory, che si è rivelato un grande successo per il Master in Digital Strategy. L’abbiamo trasformata nei contenuti e negli obiettivi, e abbiamo creato la prima Ninja Social Factory: un percorso premium dove si impara facendo, con soli 20 posti disponibili, coloro che desiderano più di tutti seguire il consiglio di Bruno Munari: “Se ascolti solo, rischi di dimenticare. Se vedi, ti ricorderai qualcosa. Ma è quando fai, che capisci davvero.”
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Miyazakihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMiyazaki2014-03-27 14:00:082014-03-27 14:00:08Un Master Online in Social Media Marketing diverso da tutti gli altri
Ve la ricordata la campagna di prankvertising targata LG, in cui i candidati ad un colloquio perdevano letteralmente il controllo, quando dalla finestra di un ufficio in cui si stava svolgendo il loro colloquio di lavoro, assistevano alla scena della caduta di un meteorite?
Bene, la stessa formula pubblicitaria, che si basa sul principio della candid camera, colpisce ancora e questa volta c’è lo zampino di Pepsi.
Il prankvertising della bibita analcolica fondata da Caleb Bradham ha come protagonisti proprio loro: pendolari, ignari del loro destino, che attendono il solito autobus davanti alla abituale fermata del mezzo.
Siamo a Londra, la tranquillità sembra regnare nella New Oxford Street. Nulla può turbare gli animi dei londinesi, che stanno per recarsi al lavoro.
Quando ecco che dal cielo cade un meteorite, che a una velocità sorprendente, sembra proprio scagliarsi contro il pannello della fermata dell’autobus e colpire una donna. Lo sgomento e l’incredulità nel viso della prima vittima sono indescrivibili.
Unbelievable Bus Shelter, Pepsi Max (Pinterest)
Non se la vedrà meglio un altro ragazzo che stenterà a credere ai propri occhi: il tentacolo di una mostruosa piovra gigante sbuca fuori da un tombino e cattura un passante. E ancora, occhi puntati verso l’alto, perché delle inquietanti navicelle spaziali si stanno avvicinando minacciose, proprio verso un altro pendolare.
E che cosa c’è di più sconvolgente, di una spaventosatigre, che pare proprio dirigersi verso di te, con fare minaccioso? Ancora una volta tutto questo è incredibile, perché non ti trovi nella savana, ma sei seduto sulla panchina della fermata di autobus, in una delle vie più trafficate di Londra.
Unbelievable Bus Shelter, Pepsi Max (Pinterest)
La paura è tangibile ma svanisce nel giro di pochi secondi, per dare spazio ad una risata, sicuramente intervallata da un qualche “Va’ a quel paese”, com’è normale che ci si aspetti. Pochissimi istanti bastano per capire che si è trattato di uno scherzo. Incredibile.
Un po’ di realtà aumentata e il prankvertising è servito!
Potere della tecnologia della realtà aumentata e un apparente pannello di vetro di una comunissima fermata di un autobus può trasformarsi nel tuo peggior incubo o nella tua migliore occasione per diventare celebre! Già, perché se per caso un giorno dovessi essere coinvolto in uno scherzo del genere, sappi che la contagiosità del contenuto dello spot è talmente elevata, che nel giro di poche ore, il tuo volto sconvolto potrebbe fare il giro di tutto il web.
Alti tassi di engagement quindi, ma questo, i geni dell’advertising l’hanno capito e realizzano già da qualche tempo campagne di prankvertising per i brand più audaci. Neanche a dirlo, quelli che lasciano veramente il segno, sono gli adv che sconvolgono grazie agli effetti speciali della realtà aumentata! E se il prossimo passo del prankvertising, che sfrutta tale tecnologia, fosse l’interazione tra uomo e tecnologia? Fantascienza? Secondo te, perché un certo Zuckerberg avrebbe acquistato Oculus?
La realtà virtuale è sempre meno virtuale e tanto più reale!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kora-Bakerihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKora-Bakeri2014-03-27 13:00:452014-03-27 13:00:45Unbelievable, il prankvertising di Pepsi Max che lascia a bocca aperta
La ricerca Ninja che vuole proporvi progetti interessanti che lettori e appassionati del video non possono perdere approda dopo Roma e la Cmapania, a Milano. Abbiamo notato che le web series raccontano spesso la società ma anche la quotidianità, ed è proprio per questo che abbiamo deciso di incontrare, uno degli ideatori della serie cult del momento Milano Underground.
Con Giovanni Esposito, direttore creativo della serie, abbiamo parlato di fruizione del web, professionalità e soprattutto di come si è sviluppato il progetto online dal 21 marzo.
Qui di seguito l’intervista, buona lettura!
Milano Underground rappresenta la quotidianità della società italiana e, in particolare, di quella milanese: qual è però a tuo giudizio l’originalità del vostro punto di vista?
Presentiamo la metropolitana come un ambiente diverso da come lo si percepisce quotidianamente. Di solito la metro viene vista (e vissuta) unicamente come mezzo di trasporto, freddo, asettico, alienante. Non ci si sofferma mai a pensare al valore sociale che c’è dietro ogni viaggio, al potenziale umano che essa trasporta ogni giorno da una parte all’altra della città.
Magari viaggiamo ogni giorno affianco ad un potenziale amico, partner o collega, ma viviamo in una società che ci impedisce di rivolgerci al prossimo con naturalezza. che peccato! 🙁
Per noi la metropolitana è una sorta di ‘luogo/non-luogo magico’, dove tutto può accadere o essere raccontato. Il sottotitolo di Milano Underground è infatti STORIE METROPOLITANE perché siamo convinti che ci sia molto da raccontare, sulla vita di ogni singolo passeggero. Noi ne abbiamo inventate (sceneggiate) quattro di storie, ma si potrebbero realizzare centinaia di episodi ogni giorno…
A livello narrativo quale può essere la soluzione alla difficoltà di far intrecciare storie che sembrano vivere solo all’interno del vagone di una metropolitana?
Ogni personaggio negli episodi è, come la metro stessa, in continuo movimento, pertanto in fase di scrittura ci siamo trovati con 2 personaggi di 2 storie diverse nella stessa stazione e… abbiamo deciso di farli scontrare. Da lì abbiamo intrecciato ogni episodio generando un classico meccanismo di causa/effetto, in modo tale che ogni incontro apparentemente casuale determini uno sviluppo orizzontale in un’altra delle storie. E’ bastato far sì che tutte le storie fossero ambientate nello stesso giorno affinché potessimo avere piena libertà di movimento.
Tengo a sottolineare però che la fruizione della serie non è necessariamente orizzontale e continua. Voglio dire, ogni episodio è autoconclusivo, per tanto si può iniziare a guardare la serie direttamente dal terzo episodio, per poi passare al secondo, saltare al quarto e infine il primo. Il fatto che le storie siano intrecciate desta ulteriore interesse e curiosità in quanto, nel loro insieme, raccontano la città di Milano per quello che è oggi, ma ogni singolo episodio è puro intrattenimento.
Ogni regista ha trattato un genere diverso ma lo stile rimane comunque omogeneo grazie ad un ‘dogma’ che abbiamo inizialmente condiviso e che ci impegnava ad estrarre il set dalla vera realtà circostante.
Un esperimento tecnico molto stimolante, ma la vera prova è stata per gli attori, che si sono ritrovati a recitare tanto per la macchina da presa quanto per i passeggeri che, a mo’ di pubblico, circondavano le riprese.
Per il progetto vi siete serviti del crowdsourcing, negli Stati Uniti ormai è un modello che riesce a far produrre film, in Italia a che punto siamo?
Vorrei evidenziare che si tratta di crowdsourcing, e non crowdfunding… Ad ogni modo è stato davvero interessante, abbiamo ricevuto centinaia di adesioni di persone che volevano apportare il proprio valore al progetto. Ci hanno sottoposto storie, grafiche, foto, portfolio, in tantissimi hanno aiutato ad implementare il progetto per quello che è oggi.
In Italia non sono molti i progetti che utilizzano questa tipologia, anche se ci sono alcuni casi che, a mio avviso, potrebbero essere utilizzati come benchmark internazionali. La tecnologia messa a nostra disposizione è solo un mezzo, ma bisogna essere creativi ed ingegnosi in tutti i sensi per farla fruttare.
In attesa della web serie si poteva trovare sul vostro canale #Passengers ritratti metropolitani di “non attori”; i due progetti sono nati insieme o uno è a supporto dell’altro?
#Passengers è un estratto della serie, quello che in gergo si definisce spin-off, anche se in realtà bisognerebbe chiamarlo spin-ON visto che, a tutti gli effetti, introduce la serie di 4 episodi di cui Milano Underground è composta.
Sostanzialmente volevamo iniziare a diffondere pillole che mostrassero agli utenti che la metropolitana è realmente piena di storie. Per cui ciò che abbiamo fatto è stato armarci di videocamera andando in giro a chiedere ai passeggeri dove stessero andando e perché, e il risultato è stato davvero inaspettato.
Delle molte storie raccolte quale ti ha colpito di più?
Sicuramente quella diSergio, un neo pensionato di origine sarda che, valigia alla mano, stava andando a ritirare il passaporto per andare a vivere definitivamente in India!
Il suo video ritratto è stato il suo ultimo saluto all’Italia. E’ strano pensare che magari, chi sta leggendo queste righe, ha viaggiato in metropolitana affianco a Sergio senza conoscerne la sua storia…Non vi nascondo che questa è un po’ la submission di tutto il progetto. voglio dire, in un mondo in cui si socializza solo dietro a un device, il contatto umano e la condivisione acquistano un nuovo valore.Ed è paradossale che, per raccontare tutto questo, abbiamo invece utilizzato dei social network!
Caro lettore, fai un test, nel prossimo viaggio che farai in metropolitana chiedi a chi ti è seduto affianco dove stai andando e perché. Se la persona ti apparirà intimorita dalla tua richiesta, puoi sempre dirle di aver letto di un progetto chiamato Milano Underground che stimola la condivisione di storie sui mezzi pubblici! 🙂
Già dal promo si nota che, oltre all’idea, anche a livello tecnico non avete nulla da invidiare a serie che si vedono in chiaro. Perché la scelta di proporla sul web? È stata forzata o voluta?
Assolutamente voluta! Crediamo fortemente nella rivoluzione mediatica in atto. Avremmo potuto realizzare MiUnd anche solo come programma radiofonico, ma sicuramente avremmo avuto un pubblico ristretto. Utilizzando il web invece avremo modo di mostrare le storie che vivono nella città di Milano al mondo intero. Per quanto riguarda il livello tecnico, oltre che ringraziarti, voglio dirti che il risultato è stato ottenuto lavorando con professionisti che vengono da diversi media, ma gran parte ha alla spalle esperienze cinematografiche, e il risultato si nota. Se l’intrattenimento del futuro correrà in rete, ci si aspetta anche di vedere un buon prodotto, o sbaglio?
I gattini che si schiantano su YouTube sono divertenti, ma non possono essere l’unica forma di intrattenimento in circolazione, non credi? 🙂 L’equazione webserie=lowprofileproduction non deve più esistere!
E’ uscita la prima puntata di Milano Undergound. L’aspettativa intorno agli episodi è stata alta, sia da parte del pubblico che dei media. Come siete riusciti a richiamare l’attenzione?
Amici e parenti! Scherzo… è stato davvero curioso, un’onda anomala che ci ha trasportato dalle pagine dei quotidiani fino a DeeJay TV. E’ stato tutto molto inatteso, la nostra fortuna è stata quella di aver per primi creato buzz in rete, ed evidentemente siamo riusciti a toccare dei temi che alle persone interessano.
La città, le storie, la modalità di produzione, di fruizione, tutte domande che nascono spontanee attorno ad un progetto come Milano Underground, e questa intervista ne è l’esempio. Ora, quello che spero, e di poter mantenere alte le aspettative, e che Milano Underground piaccia agli utenti quanto è piaciuta a noi nel realizzarla
Dopo la metro di Milano altre città in cantiere?
In realtà per prima cosa ci piacerebbe che ‘il cantiere’ delle metro di Milano giunga a conclusione per poter girare un quinto episodio nella nuova linea, ma la verità è che abbiamo diverse città in mente, ma forse la prossima produzione avverrà nel posto più inaspettato, e non è detto che sia in Italia…
Di seguito la prima puntata di Milano Underground andata online il 21 marzo, vi consigliamo di non perderla e di dirci cosa ne pensate!
Buona visione 🙂
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Rukiahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngRukia2014-03-27 11:56:132014-03-27 11:56:13Milano Underground: storie dell'Italia che viaggia in metro [INTERVISTA]
Rappresentare la propria azienda sui social network è una necessità sempre più impellente, ma non sempre è facile dedicarsi in maniera adeguata a tutte le piattaforme per via del tempo e delle risorse necessari.
Questa difficoltà colpisce soprattutto le aziende allo stato embrionale che non possono permettersi una figura specializzata per questo scopo.
Per questo motivo abbiamo deciso di riprendere alcuni consigli di TheNextWeb per aiutarvi nella scelta della piattaforma più adatta con cui cominciare ad essere presenti online e darvi qualche consiglio per trarne il massimo dei risultati.
Twitter
Per chi è: Chiunque – dal privato alla multinazionale.
Cosa condividere: Comunicate direttamente con i clienti e con altri brand. Aprite conversazioni il cui focus sia la vostra presenza nel settore di competenza o unitevi a conversazioni già aperte – potete starne certi, ce ne sono già. E dovete entrare a farne parte.
Frequenza dei post: Numerosi al giorno.
Strumenti utili: La presenza costante richiede molto tempo, ma è necessaria. Programmate i vostri post anche al di fuori dell’orario lavorativo: tramite Twitter stesso se siete utenti ads o tramite i numerosi tool esistenti. E se siete alla ricerca di un pubblico internazionale, può aiutarvi con i fusi orari.
Per chi è: Chi si occupa di stile di vita, cibo, moda o rappresenta personalità e brand di lusso.
Cosa condividere: Immagini e video che sottolineino l’appeal del vostro brand. Italia Independent, ad esempio, pubblica sul suo profilo le foto degli utenti che indossano i suoi occhiali, personalità comprese.
Frequenza dei post: Uno al giorno. Instagram è un social network molto utilizzato “per staccare”; quindi, il momento ideale per raggiungere i vostri follower è quando la giornata lavorativa volge al termine.
Strumenti utili: Gli strumenti di condivisione integrati nella stessa app sono molto utili. Grazie a questi potete creare un legame tra il vostro account Instagram e quello di un altro social network sul quale eventualmente siete presenti. Inoltre, fate buon uso degli hashtag; createne uno ad hoc che vi permetta di essere trovati facilmente e che dia vita ad un trend.
Per chi è: Businessmen, scout, chi cerca un lavoro e aziende che cercano contatti professionali con altre aziende.
Cosa condividere: Una descrizione dell’azienda o della vostra figura professionale, annunci o domande di lavoro e articoli legati al vostro settore.
Frequenza dei post: Da due a quattro a settimana.
LinkedIn vi aiuta a instaurare relazioni lavorative; le persone e le reti sono tutto. Occupatevi di loro con la stessa cura di Pete Campbell in Mad Men.
Cosa condividere: Qualsiasi tipo di contenuto, compresi eventi e pubblicità.
Frequenza dei post: Uno o due al giorno.
Utilizzate Facebook per aumentare l’appeal del vostro brand. Postate sulla vostra pagina anche contenuti non strettamente legati al vostro settore. Basta un’immagine simpatica per far sì che l’utente abbia un’impressione positiva di voi.
Strumenti utili: Facebook per primo vi offre numerosi strumenti utili; nelle impostazioni della pagina potete analizzarne le statistiche, promuoverla e molto altro. Esiste anche un’app dedicata alla gestione delle pagine, per chi lavora in mobilità.
Per chi è: Blogger, brand che cercano contatti contatti più informali con altri del settore e chiunque voglia espandere la propria presenza già consolidata sugli altri social.
Cosa condividere: Contenuto più formale e più specifico rispetto a quello su Facebook, ma comunque accessibile a tutti.
Frequenza dei post: Uno o due al giorno.
Google+, essendo figlio di BigG, analizza i contenuti al fine di integrarli nell’indicizzazione del motore di ricerca; hashtag e parole chiave, di conseguenza, assumono particolare importanza. Inoltre, linkate spesso al vostro sito per aumentarne il ranking.
Strumenti utili: Se siete blogger è molto utile impostare Google Authorship in modo da legare i vostri post al vostro profilo Google+, risultandone autori.
Per chi è: Brand che propongono contenuti video e pubblicità, o chiunque voglia insegnare qualcosa di pratico o voglia condividere il proprio expertise.
Cosa condividere: Video in grado di catturare l’attenzione o che insegnino qualcosa.
Frequenza dei post: Uno o due a settimana.
Quando decidete di proporre contenuti video, YouTube è l’alternativa che vi può aiutare maggiormente ad ottenere visibilità in quanto, essendo un prodotto di Google, gode della priorità assoluta nei risultati delle ricerche.
Consiglio: Nella descrizione dei vostri video includete sempre un link al vostro sito web per creare un contatto più diretto. Ricordate anche agli spettatori di iscriversi al vostro canale per poterli raggiungere nel lungo termine.
Per chi è: Chi si occupa di moda, cibo, design, viaggi e fai-da-te.
Cosa condividere: Contenuto visivo e creativo.
Frequenza dei post: Numerosi al giorno.
Scegliete attentamente le parole chiave dei vostri post in modo che vengano categorizzati con maggior precisione. I post che rientrano in categorie definite vengono trovati più facilmente dagli utenti e hanno più possibilità di essere pinnati e diventare popolari.
Per chi è: Attività locali come negozi, ristoranti e punti di interesse turistico.
Cosa condividere: Informazioni sulla località o sull’attività, consigli e offerte.
Frequenza dei post: Uno a settimana. Cominciate già da prima dell’inaugurazione.
Condividete dettagli riguardanti la vostra attività e chiedete un feedback a chi vi viene a trovare. In caso di recensioni negative non ignorate il cliente insoddisfatto, ma rispondete, dimostrandovi aperti ai consigli e al miglioramento.
La soddisfazione del cliente è fondamentale per avere un buon punteggio e le recensioni positive sono un’ottima pubblicità gratuita.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Paolo Navahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngPaolo Nava2014-03-27 11:30:492014-03-27 11:30:49Guida alla scelta del social network più adatto al vostro business
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