Appunti di videomaking sul primo piano [HOW TO]

PPP e PP non sono epiteti che farebbero arrossire la più pudica delle educande bensì due acronimi che stanno, rispettivamente, per Primissimo Piano e Primo Piano.


Il PPP di Miley Cyrus in Wrecking Ball ricopre da metà mento a metà fronte, la macchina da presa funge da vera e propria psicologa, prova ad esaminare ogni lacrima, ruga ed espressione.


Il Primo Piano di Chris Martin in The Scientist parte dalle spalle e lascia un po’ di respiro alla testa, il centro del mondo è il soggetto ma questa volta lo sfondo, a differenza del Primissimo Piano, viene intravisto.

Soap Opera & Youtubers: pochi mezzi, morbosità ed emozione

Diciamocelo, i primi piani sono usatissimi, non è richiesto un virtuosismo dell’uso della macchina da presa né una cura maniacale della scenografia, è facile da effettuare nei piccoli ambienti ma, soprattutto, è la radiografia dell’emotività di una scena.

Diciamoci anche che il rovescio della medaglia è che, se il protagonista della scena non fosse dotato del giusto livello di espressività (troppo alto o troppo basso), il primo piano potrebbe avere effetti esilaranti.

L’emozione di un volto umano in ogni caso cattura, che sia la mascella di Ridge Forrester o quella di Willwoosh, d’altronde la morbosità lombrosiana connessa al primo piano regala perle come queste:

Il già citato Her di Spike Jonze nei suoi primi 70 secondi ha una camera fissa sul primissimo piano di Joaquin Phoenix, tutte le sue mutevoli microespressioni trasudano e non si avverte necessità di un controcampo, piuttosto si preferisce indagare quello stesso volto.

In principio era il cinema

Uno dei primi piani più commoventi risale agli inizi degli anni ’20 ad opera di Carl Theodor Dreyer (regista) e della straordinaria mimica facciale di Renée Falconetti (attrice) ne La Passione di Giovanna D’arco.

Poi venne tutto il resto..

Ok vada per l’emozione. Ma se si volesse uscire al di fuori delle convenzioni? Se volessimo usare l’emozione del primo piano ma il nostro protagonista non fosse poi così espressivo?
Si potrebbe armeggiare con la stop-motion.

o altri tipi di sperimentazioni …

Tips & Tricks

Ad ogni modo, è bene ricordare che lo sguardo è fondamentale, è come se il personaggio agisse di specchio riflesso, gli occhi ci suggeriscono cosa stia avvenendo fuori campo, le reazioni dell’interlocutore, la posizione del soggetto rispetto all’oggetto desiderato. Finora abbiamo visto primi piani del tutto centrati, non è però da sottovalutare la forza del decentramento, il quale crea un movimento dinamico opposto alla staticità del primo piano assolutamente centrato.

Un tutorial scelto per voi

A questo punto un consiglio sugli obiettivi da usare per i primi piani ci sta tutto!

Allora qual è il primo piano cinemato-pubblicitar-videoclippettaro che avete impresso nella memoria? Ma soprattutto avete altri suggerimenti e consigli?

Barry Purves, il grande animatore e regista inglese, arriva in Italia [EVENTO]

Barry Purves Tchaikovsky

Conoscete la puppet animation? Per tutti gli studenti e gli appassionati di animazione e stop motion, ecco un’occasione per incontrare in Italia un grande professionista del settore: il 4 aprile 2014 sarà a Roma il regista inglese Barry Purves, per incontrare il pubblico durante il terzo appuntamento di Talking IED, presso la sede dell’Istituto Europeo di Design.

Barry Purves Next

Purves è un maestro nell’arte di far prendere vita sul set a pupazzi e marionette, riuscendo in incredibili capolavori di perfezione tecnica e verosimiglianza nella mimica facciale e nelle espressioni, così come nei movimenti.

L’autore illustrerà tecniche e procedimenti della realizzazione di alcuni dei suoi film, come gli intensi e stilizzati come “Next”, “Rigoletto”, “Achilles” e “Tchaikovsky” che vediamo in queste immagini.

Barry Purves Rigoletto

Ma Purves nella sua lunga carriera, in cui ha collezionato 60 premi internazionali per la realizzazione di cortometraggi, lungometraggi, serie e prodotti per l’advertising, ha lavorato anche numerose serie tv per bambini come “Wind in the Willows”, “Rupert the Bear”, “Toby’s Travelling Circus”, oltre ad aver collanborato a grandi produzioni hollywoodiane come “Mars Attacks!” e “King Kong”.

Barry Purves Achilles

Volete saperne di più? L’appuntamento è il 4 aprile 2014 alle ore 18.30 presso Aula Magna dello IED di via Alcamo, 11 a Roma. L’ingresso è gratuito.

Purves riceverà inoltre uno dei Romics d’Oro nell’ambito della quindicesima edizione di Romics, Il Festival del fumetto, dell’animazione e dei games che avrà luogo dal 3 al 6 aprile alla Fiera di Roma.

Ninja social oroscopo dal 3 al 9 aprile

C’è aria di primavera: sole e venticello risvegliano amori, passioni e qualche “sbattimento”. Occhio dunque a chi ti troverai davanti in ufficio o a casa perché questa settimana potresti fare il pieno di attenzioni oppure potresti trovarti a doverne concedere a dismisura. Se il tuo lui o la tua lei è Ariete, Toro o Sagittario non ci sarà da annoiarsi, qualche discussione e tanto amore, almeno fino al nove. Chi si troverà davanti a una Bilancia o a uno  Scorpione ne rimarrà ipnotizzato… e non aggiungerei altro.

Per favore, non prendertela se un Gemelli ti sembrerà menefreghista, non spazientirti se dovrai confortare una Vergine un po’ angosciata e non avere fretta nel tranquillizzare un Capricorno agitato, grazie!

Leone, Acquario e Pesci si sentiranno uomini e donne di business, ne saranno così convinti da persuadere anche te. Certo, mai quanto il Cancro, mago di Wall Street, nemmeno fosse protagonista del film con DiCaprio. E tu, che segno sei??

iBeacon made in Italy, da Apple alle startup italiane

È più facile dimenticare a casa o in macchina il portafoglio che lo smartphone. E tra breve non sarà nemmeno più necessario avere il portafoglio con sé, perché pagheremo con i nostri cellulari, grazie a Paypall Beacon.

Non si tratta della nuova moda del momento. Gli iBeacon non sono solo il new black delle tecnologie digitali, bensì rappresentano un ventaglio di strategie di marketing per punti vendita di ogni dimensione.

Ovviamente oltreoceano sono partiti per primi i grandi della distribuzione, Apple in primis nei suoi 254 store, responsabile oltretutto dell’introduzione dei protocolli iBeacon. In Europa ha riscosso molto successo l’iniziativa di una casa editrice inglese che ha utilizzato il servizio per consegnare riviste sui tablet ai propri clienti. L’ultima rivelazione in campo di studi iBeacon arriva direttamente dalla Coca Cola che implementerà il protocollo per delle campagne marketing durante la Coppa del Mondo di Calcio in Brasile.

Wired UK definisce gli iBeacon come una tecnologia disruptive che rivoluzionerà l’interazione negoziante-cliente. Mentre Eastimote e Beaconic sono i primi produttori di sensori hardware, sono delle start up, tanto quanto la tecnologia stessa, e le varie applicazione che ne derivano.

Le startup italiane hanno fiutato l’opportunità e non hanno aspettato a coglierla, in ottica lean, marchiando il proprio prodotto come iBeacon ready.

Checkbonus, iPassme e Pathflow sono tre esempi azzurri che si stanno distinguendo in questi mesi per le soluzioni implementate, i first movers a cui rivolgersi per un consiglio tra geek.

Si tratta di tre startup innovative che stanno testando il proprio servizio con i primi negozianti early adopters.

Checkbonus

Checkbonus è una application che consente all’utente smartphone di essere premiato tramite i check in nei negozi, disponibile su AppStore per iOs. L’idea è dedicata alle catene di retail, come Marco Polo e Brico Ok, con cui ha già siglato degli accordi, si pone l’obiettivo di diventare uno strumento di marketing per arrivare al cliente nel posto giusto e nel momento giusto, grazie ai sensori iBeacon.

iPassme

iPassme è un servizio B2B integrato con la tecnologia Passbook, per offrire alle piccole e medie imprese un servizio di mobile marketing per creare, gestire e distribuire pass elettronici come carte fedeltà, biglietti e coupon.

Pathflow

Pathflow si definisce come l’analytics della vita reale, una soluzione business to business che basa il proprio sistema sull’incrocio tra i dati delle telecamere nei punti vendita con le analisi e i dati di marketing sulle vendite, con l’obiettivo di ottimizzare le strategie commerciali. Big data analysis e business intelligence con un pizzico di iBeacon.

Ninja Social Factory: disponibili nuovi posti!

Siamo lieti di annunciarvi che sono disponibili nuovi posti per l’iscrizione alla Ninja Social Factory, il percorso premium del Ninja Master Online 100% learning by doing. I posti sono limitati, pertanto se intenzionati a partecipare, vi consigliamo di iscrivervi il prima possibile!

Ninja Social Factory: Una Factory 100% Learning by Doing

Scegliendo di partecipare alla Factory ogni corsista sarà inserito all’interno di un team di lavoro. Seguirà le lezioni online, come tutti gli altri corsisti del Master, in modalità delocalizzata, e in più dovrà organizzare il proprio percorso operativo insieme agli altri membri del team, sotto la guida del coordinatore di riferimento.

Le sessioni di studio si muoveranno in parallelo alle sessioni operative, che andranno a costituire un unico project work multidisciplinare, mettendo immediatamente in pratica quanto appena appreso.

Non sono necessarie particolari competenze tecniche o informatiche per mettersi all’opera sulle sessioni operative della Factory. Il percorso premium prevede due sessioni di incontro dal vivo a Milano per tutti i corsisti della Ninja Social Factory.

La prima sessione live, sabato 5 aprile 2014 dalle 10 alle 13, coinciderà con l’avvio del master: verrà presentato il progetto nel dettaglio e saranno creati i team di lavoro. La seconda sessione live, sabato 19 luglio 2014 dalle 10 alle 13, coinciderà con la chiusura del master e vedrà i corsisti “sfidarsi” in un esame finale che consisterà nella presentazione complessiva e sintetica dei loro progetti, attraverso pitch della durata di 20 minuti l’uno.

Prezzo, early booking e sconti speciali

1390 euro (anzichè 1590 euro) POSTI LIMITATI!

Non dimenticate gli sconti di gruppo: vige la regola “più siete, meno spendete“. E se avete partecipato ad altri corsi Ninja Academy, verificate direttamente nella vostra area utente gli sconti e bonus guerrieri che avete accumulato!

Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 0240042554 o al 3464278490.

Knowledge for change.
BE NINJA! 😉

Keira Knightley nuovamente icona per Chanel

A partire dal 2007 Keira Knightley, è entrata a far parte delle icone di Karl Lagerfeld, un pantheon che include Nicole Kidman, Kate Moss e Vanessa Paradis.

La Knightley è la protagonista anche del nuovo spot della fragranza Coco Mademoiselle di Chanel, intitolato Where is she now?, il nuovo spot diretto da Joe Wrigh con il quale l’attrice ha già lavorato diverse volte come in Orgoglio e Pregiudizio e Anna Karenina.

Divisa tra una Cenerentola Moderna e una bond girl, Keira Knightley che impersona Coco, in occasione di un evento molto elegante, sulle note della canzone degli Zombies del 1965 ‘She’s Not There’, viene attratta da un uomo (interpretato dall’attore russo Danila Kozlovsky) con il quale inizia un gioco di continue sparizioni. Ma stavolta, invece della scarpetta, oggetto di seduzione è una boccetta di profumo. In questo continuo rincorrersi, lo spot ci lascia senza sapere se i due riusciranno ad incontrarsi nuovamente.

La particolarità è che la Knightley è l’unica ad indossare un abito di colore bianco rispetto a tutti gli invitati vestiti di nero e possiede il dono del teletrasporto.

Quando Kozlovsky crede ormai di averla persa, ecco che mentre cammina lungo la senna, riappare in tutto il suo splendore Keira alla guida di un motoscafo (si capisce che i motori sono il suo vero interesse considerando anche la guida della motocicletta nello spot del 2011). Per quanto paradossale possa essere la scelta del motoscafo possedendo lei il dono del teletrasporto, sembra evidente che questo film sulla nuova fragranza Chanel voglia convincerci della possibilità di vantare la stessa eleganza di Keira  con una sola goccia di profumo.

Per tutti coloro che vogliano sapere come andrà a finire, state tranquilli, lo chicness della Knightley è impareggiabile.

CREDITS
Cliente: Chanel / Coco Mademoiselle
Regia: Joe Wright

Aumenta il CTR delle tue campagne in poche mosse

Il famoso acronimo, Click-through rate, può essere considerato un incubo da alcuni pubblicitari, ma non è detto che debba essere così.

Nel corso degli anni statistiche hanno dimostrato che portare il CTR della propria campagna al 2% è considerato un enorme successo, il che significa che se due persone su cento cliccano proprio sul vostro banner c’è da stappare lo champagne.

Nel 2012 AdGooroo, società di consulenza pubblicitaria sul web, ha analizzato 20 milioni di pubblicità a pagamento su internet negli USA con lo scopo di identificare i fattori chiave che hanno dimostrato una rendita CTR maggiore. Non cominciate ad esultare, non esistono formule magiche per trovare la strategia infallibile, ma con 20 milioni di dati raccolti possiamo iniziare a capire quale strada percorrere.

I risultati hanno evidenziato alcune caratteristiche da mettere in pratica per massimizzare la percentuale di click di una pubblicità.

‘Www’ o non ‘www’ questo è il problema

I dati raccolti hanno dimostrato le pubblicità che presentavano il dominio lungo, includendo il www,  hanno ottenuto un successo superiore a quelli che presentavano il dominio breve.

Le grandi sorprese arrivano sempre dalle piccole cose, infatti quello che si consiglia di includere oltre al proprio nome è un simbolo di garanzia come  ™, ©, ® che hanno fatto impennare i click del 90% a favore della pubblicità che li incorporava.

Niente numeri né imposizioni!

Le pubblicità che non presentavano numeri e percentuali hanno avuto un successo maggiore del 16% rispetto a quelle che li contenevano. Questo discorso vale anche per i punti esclamativi che si sono dimostrati dei deterrenti per gli utenti, totalizzando il 9% in meno in confronto alle pubblicità senza.

A nessuno piace sentirsi dire cosa fare, quindi è sempre meglio evitare di esclamare a gran voce frasi come “clicca ora” e “scarica subito”, tant’è vero che tutte le pubblicità che contenevano parole come queste hanno ottenuto un 7% in meno in rapporto a tutte le altre pubblicità. Quindi sempre meglio non forzare i toni.

Gratis è buono e giusto

Tutte le pubblicità studiate contenenti la parola gratis hanno registrato il 9% di click in più a confronto quelle senza questa dolce parolina magica. Al contrario, scrivere un prezzo o una percentuale di sconto nella copy non è sempre di buon auspicio: questa strategia potrà anche farvi risparmiare sui click a pagamento poiché indicizza il target, ma abbasserà la percentuale CTR di 17 punti garantendovi una penale sul punteggio qualità.

Spazio ristretto: un limite incompreso

Lo spazio risulta sempre troppo poco nelle pubblicità a pagamento ed essere concisi non è sempre facile. Lo studio condotto da AdGoroo ha rivelato che bisogna sfruttare al massimo ogni singola lettera. Le pubblicità con un testo più lungo della media hanno registrato una percentuale di click superiore alle gemelle più corte, del circa 64%.

Lo spazio disponibile deve essere sfruttato al meglio per mandare un messaggio preciso limitarsi a dare poche informazioni sembra che abbia l’effetto di non invogliare a cliccare.

A tu per tu con Rachele Zinzocchi per #stopwebviolence

realizzato con recitethis

Uno scambio veloce a colpi di chat e in poche battute Rachele Zinzocchi mi ha detto: ”Ci sono!” Sarà perché il tema le è caro, sarà perché è una donna attenta ai fenomeni e ai comportamenti del web, ma la “filosofa del web”, come l’hanno definita, ha manifestato sin da subito un grande entusiasmo nel volersi unire all’ iniziativa targata Ninjamarketing,#stopwebviolence.

#SocialCare per arginare la violenza sul web

D: Oggi ho il piacere di intervistare Rachele Zinzocchi, Community Manager & Social Media Manager per 3 Italia. Dalla tua biografia scopro che, oltre ad avere una laurea in Filosofia Teoretica alla Normale di Pisa, già da tempo combatti la maleducazione e la violenza sul web. In alcuni tuoi articoli ti stai infatti occupando di «Social Care»: e gestire troll aggressivi rientra nel piano del «Social Care». Ce ne parli?

R: La violenza su web e social è ormai costantemente dietro l’angolo, per i singoli come per i Brand. La prepotenza non si declina solo in calunnie, minacce, intimidazioni pericolose per la sicurezza personale, ma anche in provocazioni, “piccoli” gesti di maleducazione solo in apparenza innocui, ma in realtà tanto più insidiosi: che in un attimo diventano insulti, offese, risse scatenate da troll. Di fronte a certe arene, nessuna pietà. «Don’t feed the troll»: questa la regola aurea, il principio di ogni Crisis Management, di ogni #SocialCare. Che è un «assistere comunicando», un «comunicare assistendo». Un «ascoltare, poi rispondere»: con cuore, amore, devozione, spirito di servizio verso i propri contatti social, che sono anzitutto amici. Questo “porgere l’altra guancia”, però, non può essere cieco: i ring squadernati dai troll– tra lamentele e reclami, accuse e offese, diffamazioni e caccia a #EpicFail veri o presunti – sono trappola che ruba energie e sottrae tempo a chi ha davvero necessità di aiuto. Dinanzi a chi pretende con arroganza che un tweet sposti le montagne solo perché suo, occorre saper dire «Noli me tangere». La Social Education è tutt’uno col #SocialCare e col proprio generale essere social.

D: Rachele, reagire a un insulto personale nato sul web è diverso dal rispondere ad un thread di insulti all’interno di una community aziendale. Come ci si comporta nei due casi?

R: Il principio resta il medesimo: non dar retta a chi cerca rogna, non dargli corda. Come si suol dire: «Non discutere mai con uno stupido: ti trascina al suo livello e ti batte per esperienza». La differenza però sta nel chi si è nelle due diverse circostanze. A livello personale ci si confronta solo con la propria coscienza e il proprio operato. In una crisi scoppiata entro la community del Brand che si gestisce, invece, si sta rappresentando un’azienda e con quella coscienza ci si confronta. Tanto più si deve evitare, dunque, di lasciarsi trascinare, mantenendo alto il profilo della compagnia. In sintesi, se a livello personale si può tenere una disinvoltura maggiore, prendendosi la libertà di lasciarsi “ingaggiare” nella conversazione e iniziare se proprio si vuole una “disfida” social – cosa però del tutto sconsigliabile – ciò è vietato se si sta rappresentando un Brand. Mai reagire alle provocazioni, far seguire alla violenza altra violenza, così come d’altro canto mai “offrire la testa”, cambiare casacca pur di tacitare la rissa. Ascoltare e rispondere, sì, ma mai lasciarsi travolgere. Se si è commesso un errore, riconoscerlo, scusarsi, metterci la faccia: ma se le accusesono pregiudizievoli, una risposta è anche troppa.

D: Crisis Management. Che cosa non dovrebbe mancare mai nella cassetta degli attrezzi di un Social Media Manager, che in breve tempo deve gestire una crisi su un social?
R: L’arma essenziale sta nell’arte di imparare a dire un «no» e un «sì». No alle risse, a chi grida pregiudizialmente a #EpicFail come a chi lancia ingiurie e oscenità lesive della dignità, accendendo flame col solo scopo di ferire, infiammare la rete. Sì a quanti davvero, invece, richiedono attenzione. Ignorare quelli e valorizzare questi. «Non curarsi di lor», ma «guardare e passare»: questo è il detonatore principale per fare esplodere e liberare energie positive da riservare al prossimo. Da una «crisi» si esce insomma – e si fa #SocialCare – rispondendo a tutti, velocemente e però bene, senza automatismi ma senza mai dimenticare nessuno – fatti salvi i troll: scegliendo chi fa, non chi distrugge.

Rachele Zinzocchi ci descrive le 7 facce della webviolence

D: In base alla tua esperienza, come classificheresti i violenti del web?
R: La violenza su web ha una sola radice, ma molte facce. Come nella vita offline, si può far del male non solo col pugno, ma anche con una carezza, se ben assestata. Proprio dagli atti che paiono meno nocivi occorre partire, per estirparne la violenza alla base. Volendo immaginare una classificazione, o una “classifica”, della #webviolence, ecco le sue sette facce inordine di potenziale crescente di violenza:
1. il Brontolone: si lamenta, ma senza far danni;
2. il “Signor So Tutto Io”: incrementa la dose di lamentele, cercando di cambiarti e portarti verso quelche lui ritiene il meglio per te (e per sé);
3. il Maleducato: trasforma la lamentela in critica che va oltre il rispetto dell’altro;
4. il Provocatore: la critica si fa attacco, sfida che, oltre a non rispettare l’altro, mira a creargli fastidio e disagio;
5. l’Accusatore: il pungolo si fa lama che ferisce, la sfida si fa calunnia per creare danno;
6. il Troll: un «narcisista, machiavellico, psicopatico, sadico», secondo l’identikit fattone di recente da alcuni ricercatori canadesi del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Manitoba, che cerca la rissa fine a se stessa e utile semmai solo a lui, a mettersi in mostra;
7. lo Stalker [anche offline]: il troll fattosi pericoloso non solo per la propria web reputation ma per la sicurezza personale, sul piano psicologico e finanche fisico. Un delinquente, insomma: online e offline.

realizzato con recitethis

D: La violenza sul web è trasversale. Colpisce tutti, senza distinzione di sesso ed età. È un fenomeno pericoloso, che sta dilagando e, inalcuni casi tragici, è stato alla base di gesti estremi. Dal tuo punto divista, come si può arginare concretamente il problema?

R: Con due strade congiunte: educazione e social education. I social network non sono che lo specchio della realtà, di ciò che noi siamo: uno specchio, però, che riflette esponenzialmente e amplifica lanostra identità, accentuandone con ciò i tratti stessi. Se siamo violenti su web, è perché lo siamo nella cosiddetta «vita reale». I social si limitano a rispecchiarlo – ma lo fanno tanto bene che incidono sul nostro potenziale effettivo: ci rendono ancora più violenti.
Occorre dunque agire su entrambi i fronti. Ripensare e rinnovare la formazione, i processi educativi nella famiglia e a scuola, in quest’era 3.0 ove ai nostri figli mettiamo in mano un tablet e un profilo Facebook prima, forse, di un libro di testo. Riscoprire discipline ormai in disuso come l’educazione civica. E, ancora, elaborare un percorso di «educazione digitale», di «educazione civica digitale» come la definisce Andrea Ferretti, docente di filosofia del diritto, che non necessita di «leggi speciali», ma si limita ad applicare quelle già stabilite per la cosiddetta «vita reale»: leggi in vigore ora anche per la realtà online, vera e autentica quanto e più della cosiddetta «realtà». Infine, combattere la violenza in rete come ciascuno di noi è chiamato a fare per quella offline: una «SocialEducation» che ferma sul nascere la violenza e la denuncia, vittima o spettatore che se nesia. Per far questo, occorre andar oltre la visione mitica del web «buono per natura». Eccitati da battaglie di difesa della libertà della Rete, inneggianti al grido «Internet Nobel per la Pace» o «Nessuno Tocchi La Rete», si è finito talora per diventare integralisti e dimenticare,invece, che web e social sono strumento: come un martello, che si può usar bene per attaccare un chiodo, o male, per uccidere qualcuno. Evitiamo che la #webviolence assuma le vesti di quel martello: senza demonizzazioni, ma ugualmente liberi da totem.

D: Infine, che cosa ti aspetti da #stopwebviolence?
R: Che smuova le coscienze. La condivisione insita nel DNA della Rete è ricchezza: se ciascuno di noi inizierà e finirà ogni giornata dicendo #StopWebViolence, dentro di sé prima ancora che come hashtag d’accompagno a tweet e post, qualcosa potrà cambiare. Sperando di arrivare a proposte concrete, da avanzare ad alti livelli, affinché anche su web e social sismo messi in condizione di disporre seriamente di quegli strumenti di tutela e denuncia già presenti sul piano legislativo, e che occorre solo che tutti quanti vogliano imparare a tradurre in linguaggio 3.0.

Twitter festeggia i suoi 8 anni con tante novità

Forse otto anni sono pochi per entrare nell’adolescenza, eppure Twitter sta già mostrando molti dei segni che caratterizzano questa fase che tutti noi attraversiamo: cambiamenti continui (anche nell’aspetto), il fatto che gli altri fatichino a stargli dietro e anche un po’ di crisi di personalità.

Twitter sta vivendo un periodo di evoluzione continua simile, e mentre alcune novità si sono già fatte vedere in superficie, altre si nascondono ancora tra le retrovie della sperimentazione.

Oggi vi aiutiamo a tenere traccia di tutte le novità che Twitter ha già reso disponibili e di quelle che ancora ha in serbo.

Tag alle foto e upload multiplo

Una delle novità già disponibili è la possibilità di allegare più foto ad un tweet – quattro per la precisione – e di potervi taggare dieci persone senza sprecare caratteri preziosi.

Il risultato sarà un tweet con un collage delle quattro foto; basterà cliccare su una di queste per vederla a schermo intero. Come su Facebook potrete taggare liberamente i vostri amici e loro, grazie ad una notifica, potranno scegliere se lasciare o eliminare il tag.

Al momento la funzione di caricamento multiplo è disponibile solo per iOS, mentre il tag c’è sia su iOS che Android. Nella versione desktop, invece, entrambe le novità arriveranno più tardi.

Nuovi profili per mobile

Tempo fa sono trapelate le immagini del nuovo design dei profili su desktop e agli utenti non sono piaciute: qualcuno ha accusato gli sviluppatori di star copiando Facebook mentre ad altri proprio non è andato giù lo sconvolgimento dell’ordine temporale dei tweet.

Nonostante le critiche mosse dalla community, Twitter sembra intenzionato a proseguire in questa direzione, tant’è che iniziano a circolare anche le immagini di una nuova grafica dei profili per le app coerente con quella desktop.

Contatore di visualizzazioni per i tweet

Dopo aver pubblicato un nuovo tweet non sappiamo quanti utenti effettivamente raggiunga. Gli unici feedback di cui godiamo sono i retweet e quando qualcuno mette il nostro tweet tra i preferiti.

Twitter sta iniziando a testare una nuova funzione per aiutarci in questa direzione. Alcuni utenti hanno notato la comparsa di un nuovo indicatore sotto i tweet che ne indica il numero di visualizzazioni.

Questo, oltre che pompare la nostra vanità (diciamocelo), ci può aiutare a scoprire in quali momenti della giornata i nostri tweet conquistano un pubblico maggiore.

Collaborazione con Billboard e classifica musicale in tempo reale

Che Twitter Music non sia stato un successo non è un segreto, ma non si può negare che la musica rimanga uno degli argomenti più discussi su Twitter. Per questo Billboard ha deciso di collaborare con Twitter per stilare una classifica musicale in tempo reale basata sulle interazioni sul social network riguardanti album e brani. La classifica comparirà sul sito di Billboard e vi saranno incorporati tweet inerenti.

Quindi è così, tra poco Twitter compie 8 anni, e sta già attraversando una fase di cambiamenti che non dev’essere facile nemmeno per lui. Ma, in fondo, noi lo accettiamo così come è.

Abbiamo trovato un simpatico video che riassume questi 8 anni. Buona visione!

10 profili Instagram da seguire se sei un creativo

Sei un creativo? Sei cresciuto a pane, arte e fantasia? Allora sai bene che per produrre idee creative e irresistibili non si può semplicemente aspettare che la musa bussi alla tua porta: bisogna seguire una dieta ferrea a base di creatività, con frequenti snack di ispirazione!

Tempo fa vi abbiamo segnalato 15 utenti Pinterest assolutamente da non perdere, e oggi vi proponiamo un’altrettanto ghiotta selezione che rifocillerà la vostra dispensa per un tuffo di creatività a portata di touch: ecco a voi 10 profili Instagram da seguire a tutti i costi!

1. @emotionslive

Artista e designer praghese con la passione per l’arte rinascimentale, Mike ama sperimentare gli stili e le tecniche più varie: su Instagram è @emotionslive.

2. @thefutureforward

The Forward Future è uno studio di design con sede a New York specializzato in branding, web design e sviluppo web: su Instagram è @thefutureforward.

3. @alexmdc

Alex Solis è un web designer e illustratore con una fervida immaginazione e la grande capacità di vedere gli aspetti più insoliti degli oggetti quotidiani: su Instagram è @alexmdc.

4. @rileycran

Riley Cran è un designer specializzato in identity, packaging e illustrazione; ama fondere insieme influenze del passato con soluzioni contemporanee per risultati sempre attuali: su Instagram è @rileycran.

5. @justinmezzell

Justin Mezzell è un illustratore e designer specializzato in illustrazione, arte digitale e user design interface: su Instagram è @justinmezzell.

6. @CreativeDash

Dash è uno studio digitale specializzato in progetti creativi fuori dal comune: su Instagram è @CreativeDash.

7. @dangerbrain

Danger Brain Design Agency è un team di sviluppatori e web designer specializzati nell’entertainment contemporaneo: su Instagram è @dangerbrain.

8. @logolist

Logolist è una bellissima e sempre aggiornata raccolta di loghi da tutto il web: su Instagram è @logolist.

9. @rogie

Rogie King è un illustratore dalla grande passione per la gente e per lo stile retrò della Disney, dal quale trae costantemente ispirazione: su Instagram è @rogie.

10. @pacoxiao

Paco è un web designer cinese specializzato nella creazione di icone e interfacce utente per applicazioni mobili: su Instagram è @pacoxiao.