Sara Tommasi: quando il gossip diventa strategia di social media marketing

In quanti ieri avete cliccato il tasto “Like” sulla brand page ufficiale su Facebook di Sara Tommasi? E in quanti ci siete arrivati grazie al tam tam scatenato dalle sue trashissime news sul mondo dell’hip hop milanese?

Andiamo con ordine. Per chi non avesse idea di cosa sia successo: verso metà mattina, Sara Tommasi annuncia di essere finalmente tornata a casa con un post in cui saluta i suoi circa sessantamila fan.

Un’ora dopo circa, ecco il primo “colpo”: un post dove si attacca direttamente Nicole Minetti e un componente dei Club Dogo.

È l’inizio di una serie di pubblicazioni a dir poco imbarazzanti condite di particolari sulla vita notturna milanese e sulle presunte abitudini sessuali di diversi VIP, a suo dire protagonisti di tradimenti vari ed eventuali.

Ora: perché parlarne su Ninja Marketing?

Per due ragioni, e nessuna è collegata alle tematiche proposte dalla discussa showgirl.

1) Una piccola lezione di Social Media Marketing

Sembrerà strano ma Sara Tommasi non è così confusa come sembra: almeno, non dal lato Social Media. Per quanto discutibili e trash fossero i contenuti che ha proposto, nell’arco della giornata Sara Tommasi ha raddoppiato il numero di fan (passato da 60 mila circa a 129 mila in meno di 24 ore), collezionando punte di 2.500 share circa per il primo post e arrivando a collezionare centinaia di commenti (per dovere di cronaca: per la maggior parte non così benevoli).

Fra tanti post, in molti compaiono con tag e hashtag, altri sono stati messi in evidenza, così da posizionare e portare all’attenzione del lettore ciò che era rivelante a giudizio dell’autore.

Inoltre, in molti commenti compare la risposta della stessa Sara Tommasi, che con il suo solito tono provocatorio più che rispondere a tono incassava le offese ed elargiva risposte personalizzate come il miglior community manager.

Alla fine della giornata, i post sono stati cancellati, lasciando però in evidenza una traccia per certi versi abbastanza chiara di quale fosse l’intento di tutta la messinscena:

Un po’ come una campagna dove ad un teaser molto provocatorio segue una rivelazione tutto sommato banale ma che chiude un cerchio a quel punto perfetto: per certi versi, una sincronizzata manovra di narrazione sui social media.

Ecco: anche se probabilmente in maniera inconsapevole Sara Tommasi ha mostrato tutte le potenzialità di uno strumento noto e stranoto, in grado di polarizzare l’attenzione grazie anche alla sinergia degli utenti che, condividendo in massa i contenuti, hanno ancora di più amplificato l’effetto dirompente delle pillole di “Snowden Tommasi”.

Se un raddoppio dei fan c’è stato (e sicuramente non tutti quelli che per leggere i post nella sola giornata di ieri “dislikeranno” la pagina), c’è stato perché è stato portato a regime un motore. Chapeau, Sara.

2) Il voyeurismo vince sempre

Senza il buzz e la condivisione dei contenuti da parte degli utenti, probabilmente Sara Tommasi non avrebbe avuto la cassa di risonanza che ha ricevuto. Questo lascia aperti molti quesiti per chi ogni giorno si interroga su quali siano i contenuti che si aspettano gli utenti.

Qualità? Profondità? Oppure leggerezza e pochezza morale? E come i brand possono orientare il “palato” degli utenti che li seguono?

Sara Tommasi è a tutti gli effetti un brand: discusso, dileggiato, con un target abbastanza definito e che probabilmente cerca il colpo ad effetto, la volgarità, elementi appunti di un voyeurismo tipico di un approccio “pornografico” (mai termine più fu azzeccato) del contenuto.

Ieri però sulle 129 mila persone circa che si sono affiliate (e che probabilmente rimarranno connesse alla brand page, di fatto aumentando con la propria presenza il valore dello spazio stesso) in quante si sono approcciate ai contenuti con una modalità tipica degli “old media”? E in quante fanno effettivamente parte del target di riferimento del brand Tommasi? Ma rimanendo connessi allo spazio formalmente ne faranno parte (fino alla disconnessione).

Il meccanismo che indirizza la preferenza di un utente nel seguire un determinato topic sui social network, a costo di entrare in territori altrimenti non interessanti (come Sara Tommasi, appunto) oppure difficili da affrontare (la bacheca personale di un ex partner) è determinato dall’aspetto motivazionale e cognitivo dell’individuo. Processi che, come abbiamo avuto modo di analizzare in precedenza, interferiscono su diverse sfere del rapporto che si crea fra utenti e ambienti digitali.

Di questo, parleremo in un post dedicato nelle prossime settimane. Stay tuned (e come al solito diteci la vostra!).

Het Arresthuis: da prigione a hotel di lusso

Het Arresthuis, una nota prigione olandese di massima sicurezza del diciannovesimo secolo, utilizzata per più di 150 anni e poi smantellata del 2007, è diventato un boutique hotel di lusso nel quale gli ospiti possono soggiornare all’interno di quelle che una volta erano le celle.

Un incredibile lavoro di restylist architettonico a cura di Van der Valk ha trasformato 150 spoglie celle in 40 stanze di lusso che si aprono su un salone situato nel vecchio corridoio centrale della prigione.

Ognuna delle stanze – alcune delle quali hanno nomi suggestivi come Il Carceriere, L’Avvocato, Il Direttore della prigione e Il Giudice – ha tuttavia mantenuto la sua porta originale come un cenno della storia dell’edificio. Il cortile della prigione è stato invece trasformato in un bar, circondato persino da alberi di ulivo.

Het Arresthuis Hotel, inaugurato nell’aprile 2011, non è certo il primo hotel ricavato da una prigione – tra gli altri, ricordiamo  il Malmaison Hotel a Oxford e il Jailhotel Lowengraben a Lucerna – ma è certamente uno dei più suggestivi.

Decreto del fare e mozione di fiducia: traduzione politichese-italiano

Nonostante le preoccupazioni di questa mattina, il governo Letta ha appena ottenuto la fiducia e converte in legge, con 427 voti favorevoli e 167 contrari, il decreto n.69 del 2013 meglio conosciuto come “decreto del Fare”.

Questione politica a parte, va esplicitato comunque che i gruppi Sel, Movimento 5 Stelle, Lega Nord e Fratelli d’Italia hanno votato contro, confermando la scelta dell’ostruzionismo, che era appunto il motivo di tanta preoccupazione sin dall’inizio dell’iter di approvazione.

In molti, rappresentanti e giornalisti, stanno sottolineando l’atteggiamento “scellerato” sotteso alla presentazione di ben 251 ordini del giorno ora in discussione che, dopo una super seduta di molte ore su cui già si sono accesi i riflettori, concederà il voto finale.

PMI e management: cosa prevede la nuova legge (e cosa ne pensa la gente)

Arrivate in Camera con 900 emendamenti, le “disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia” introducono alcune novità importanti in materia di imprese, energia, sviluppo, digitalizzazione, trasporti e infrastrutture, università e giustizia civile.

Si prevedono un comitato interministeriale e il relativo commissario per la spending review, l’alleggerimento della burocrazia in generale e tutta una serie di agevolazioni finanziarie e “sconti” su ciò che determina il costo della vita in Italia.

Per quanto riguarda in particolare il mondo delle imprese, ci interessano alcuni interventi che hanno l’obiettivo di incentivare gli investimenti e incrementare la competitività del tessuto produttivo: il decreto intende ampliare infatti le possibilità di accesso al credito per le Pmi rivisitando le regole del Fondo di garanzia e incentivando il rinnovo dei modelli produttivi, cioè l’acquisto di nuovi macchinari e impianti, attraverso la gestione separata della Cassa depositi e prestiti.

Inoltre sono previsti due tipi di finanziamento a fondo perduto: uno, pari a 150 milioni di euro nel totale, pensato per i contratti di sviluppo inseriti in programmi nei settore industriale e agroindustriale, l’altro sarà invece applicato come contributo spesa del 50% alle attività di ricerca industriale.

Alcuni emendamenti, poi, riguardano l’amministrazione delle imprese: quelle che dal 2015 passeranno alla fatturazione elettronica otterranno in cambio “sconti” su numerosi adempimenti fiscali, usciranno dal controllo dello “spesometro” e saranno salvaguardate dalle “ganasce fiscali” sui beni mobili, cioè sui mezzi di servizio che finalmente sono stati definiti come strumento indispensabile per la vita dell’impresa.

Infine gli stipendi dei manager vengono ritoccati: secondo la nostra legge infatti, i responsabili di società pubbliche non quotate che svolgono servizi di interesse generale, come Anas, Poste o Ferrovie, non dovranno sottostare al tetto di 300 mila euro già in vigore per gli altri vertici della pubblica amministrazione.

Tra sfiducia, satira e discussioni ad oltranza, per “fare” Crescita c’è ancora poco!

Il question time sugli ordini del giorno è iniziato alle 15:00 e, dopo una dichiarazione come quella che promette di usare “qualunque atteggiamento per farlo slittare a settembre”, mi sembra che il “governo del Fare” rischi di dipendere ancora per troppo tempo alle questioni di instabilità governativa piuttosto che riuscire ad attivarsi sull’attuazione dei programmi, soprattutto in materia urgente, in questo momento sotto torchio, come il rilancio dell’economia. Senz’altro è la naturale conseguenza della nostra incapacità di scrivere formule elettorali funzionali agli scopi di governabilità e chiunque al posto di Letta oggi starebbe pagando ancora una volta lo scotto della nostra totale ignoranza sociale e politica, ma non mi sembra ci siano davvero gli estremi per continuare a non-fare.

E se la polemica sulla liberalizzazione del wifi ha avuto il lieto fine, ora è indispensabile impugnare l’intera questione sull’urgentissima ripresa economica del nostro Paese e superare di petto questa terribile fase, evidentemente scendendo anche a compromesso con i gruppi parlamentari che si oppongono a questo, piuttosto che evitare di agire.
Ma qualcuno titola che il governo si sta nascondendo dietro la questione fiducia.

Sono passate tre ore da quando l’interrogazione parlamentare è iniziata, nel frattempo sono morte 4,3 imprese e, mentre pubblico queste riflessioni, la diretta web streaming dalla Camera dei Deputati in questo momento ci sta facendo ascoltare altre polemiche su quello che sta trasformandosi nel “decreto del poco fare”. Che il richiamo delle vacanze estive e il calciomercato non ci facciano sempre lo stesso effetto.

5 semplici consigli per mettere in sicurezza il tuo blog su Wordpress

5 semplici consigli per mettere in sicurezza il tuo blog su WordPress

5 semplici consigli per mettere in sicurezza il tuo blog su WordPress

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Hai un blog e lo gestisci con WordPress? Bene, benissimo, ma hai mai pensato a metterlo in sicurezza? Se non l’hai mai fatto dovresti pensarci: il CMS per eccellenza, infatti, è spesso vittima di attacchi hacker, con le conseguenze che potete immaginare.

Come fare, dunque, per evitare sciagure simili? Social Media Examiner ha elencato 5 passi necessari per rendere il tuo blog meno vulnerabile. Vediamoli insieme.

1. Cancella l’username “Admin”

Utilizzare l’username “Admin” equivale a consegnare le chiavi di casa a un perfetto sconosciuto. L’username generico, infatti, consente agli hacker di risparmiare un sacco di tempo e di avere metà delle informazioni che necessitano per entrare nel tuo blog. Crea un tuo profilo e cancella il profilo admin di default. Dalla pagina “Users”, clicca “Add New”, compila i dati e assegna il ruolo di amministratore al profilo nuovo. Quando andrai a cancellare il profilo di default, un’opzione ti consentirà di trasferire i post dal vecchio user al nuovo. Niente andrà perduto.

2. Usa una password forte

Le password non sono inviolabili, ma di certo non è il caso di facilitare i malintenzionati usando password brevi, composte di soli numeri o di sole lettere. Utilizza almeno otto caratteri, con maiuscole, minuscole, numeri e caratteri speciali. Puoi cambiare la password al tuo blog Worpress in ogni momento: variarle spesso è una buona idea.

5 semplici consigli per mettere in sicurezza il tuo blog su WordPress

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3. Aggiorna la tua versione di WordPress

Il team di WordPress migliora spesso la piattaforma proprio per incrementare la sicurezza: per questo motivo sarebbe opportuno tenere costantemente aggiornata la versione in uso. Si tratta di un processo semplice semplice, con un click (ma è consigliabile fare sempre prima il backup, come scritto nel prossimo punto).

4. Effettua un backup del database

Un po’ come succede per il disco fisso, anche il database di WordPress andrebbe salvato per evitare di perdere dati preziosi. In particolare, l’articolo consiglia il plugin WP-DB-Backup, di facile uso anche per i principianti. Una volta installato, puoi decidere di effettuare un backup immediato o di programmarlo per quando desideri. Più comodo di così…

5. Limita gli accessi grazie a un plugin

Esiste un plugin, Limit Login Attemps, che permette di mettere un limite ai tentativi di accesso, qualora qualcuno stesse provando e riprovando a forzare l’ingresso. Il plugin in questione consente di decidere quanti accessi possono essere tentati prima di effettuare un blocco preventivo. Anche i più tenaci, in questo caso, dovranno alzare bandiera bianca.

Abbiamo visto cinque consigli per rendere più sicuro WordPress. Attenzione: più sicuro non significa inviolabile, il rischio di essere hackerati c’è sempre, ma, perlomeno, renderete la cosa più complicata.

Cosa pensate di questi cinque suggerimenti?

Un cellulare, un passante ignaro e un incredibile tour di Shanghai

Quante volte vi è capitato di girare per la vostra città e accorgervi di non conoscerla veramente bene?

A questo ha pensato Time Out Shanghai che ha creato un’insolita candid camera che ha visto un ignara ragazza coinvolta in un incredibile quanto inaspettato tour per Shanghai.

L’esca era un cellulare abbandonato per terra in una strada della città, intorno le telecamera nascoste di Time Out: molti passanti si sono accorti del telefono e lo hanno ignorato, solo una ragazza con un gesto veloce e furtivo si è appropriato del cellulare e si è allontanato.

Le telecamera hanno allora seguito la “ladra”, filmandola di nascosto. La vera candid camera prende il via quando il telefono “rubato” riceve un messaggio: “Stai cercando di rubare il  nostro cellulare?”.

La giovane risponde dicendo che  non l’ha rubato ma lo ha trovato e dall’altro capo della chat l’ignoto padrone del cellulare risponde “Bene, puoi riportarmelo…” E da lì l’avventura ha inizio!

Insieme ad un’amica, le due giovani seguono le indicazioni che ricevono via messaggio e si ritrovano a bordo di una tipica black cab (il taxi) londinese prima, poi in un archivio cittadino di film d’epoca, poi all’Ultraviolet, un ristorante che unisce le tecnologie multisensoriali alla cucina, poi ancora al Peace Hotel ad ascolatare la Old jazz Band, e così via fino a notte fonda come potete vedere dal video qui sotto:

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=XiVePfOOzGM’]

La candid camera, che ha visto la collaborazione del Limelight Studio e dell’Energy BBDO Asia, è una campagna di marketing davvero non convenzionale: un modo insolito per dire che con una guida (come Time Out) puoi scoprire posti anche vicini a te e di cui non avresti mai immaginato l’esistenza!

Singolare come il co-protagonista di questa storia sia un cellulare: in un’epoca dove le informazioni viaggiano nelle nostre tasche, non si può ignorare il ruolo che la mobile experience ha ormai nella vita di tutti noi.

P.s. Ragazzi, se trovate un cellulare per terra, non appropriatevene ma cercate piuttosto di trovare o contattare il proprietario, mi raccomando!

Numbers sarà virale come Ruzzle? Scopriamo il gioco per Android e iOS

Sotto l’ombrellone ci si annoia se ci si limita a poltrire, guardare il mare, o invidiare i tipi che giocano a beach tennis. Che fare allora? Lo smartphone diventa un piacevole alleato scaccia-noia grazie ai tanti giochi mobile che possono essere scaricati – gran parte gratuitamente – permettendo di spaziare dal gioco arcade, al quiz di logica, allo sport, e così via lungo la lista di opzioni entertainment.

L’inverno ci ha visti “addicted” ad un gioco come Ruzzle. Se n’è parlato in lungo e in largo. Un successo mobile ed un fenomeno virale da far impallidire PSY con il suo Gangnam Style. L’estate porta novità e l’ultima arriva da uno storico “marchio” dell’entertainment: La Settimana Enigmistica.
La conosciamo tutti come un prodotto editoriale rivolto ad un target d’età medio-alta, ma quelli de La Settimana Enigmistica hanno puntato sul digitale e, tra la pagina social da poco online e la lista di game-app sia su Apple Store che Play Store, ha deciso di rivolgersi ad un target giovane.

L’ultimo nato nel portafoglio mobile games de La Settimana Enigmistica, dopo Layers, è un gioco per la mente, che invece di allenare con le parole allena con i numeri, e quando ci sono i numeri lo sappiamo che la partita da giocare diventa più sfidante.
Numbers il nome: un gioco per Android e iOS, gratis, per allenare la mente mettendo alla prova abilità e velocità.

Come funziona Numbers?

Il meccanismo è semplice, intuitivo e reward-based, che non guasta.
In due minuti di tempo il giocatore deve trovare determinate sequenze di numeri su una griglia di 16 cifre, numerate da 1 a 9. Si possono formare scale crescenti, decrescenti o in ordine casuale, oppure selezionare gruppi di numeri uguali. Ogni volta che si compone una sequenza si guadagnano punti e le cifre utilizzate vengono via via sostituite da altre.

Tre round per sfidare l’avversario – un amico di Facebook o uno sfidante casuale – alla “Ruzzle maniera”.
L’utente che registra il suo profilo ottiene subito in regalo 300 Nigmi, la moneta virtuale del circuito di app de La Settimana Enigmistica. Un meccanismo di scommesse contro gli avversari permette di accumulare e sfruttare le monete virtuali “incassate”. I Nigmi, infatti, possono essere utilizzati in Numbers – come già in Layers – per scommettere nelle sfide con gli amici, allenarsi da soli o sbloccare contenuti extra. Nell’app-edicola de La Settimana Enigmistica permettono invece di acquistare pacchetti speciali o singoli giochi della rivista Aenigmatica.

Ho scaricato l’app ed ho iniziato a giocare. La viralità non si può prevedere sin da ora; è presto per dirlo. Di certo ciò che ha fatto di Ruzzle un gioco sulla bocca e sotto i polpastrelli di tutti è stata la facilità d’uso, il meccanismo delle sfide contro gli amici – della serie “Guarda, io sono più bravo di te!” – e la velocità con cui si completavano le partite, consentendo di non dover restare in pendenza con il gioco, ma poter iniziare e terminare le partite giusto il tempo di un caffè.

Se con Numbers ritroviamo in aggiunta il meccanismo delle scommesse e l’associata moneta virtuale “spendibile”, le premesse sembrano buone per sentir parlare di Numbers per un bel pò.

L’app è scaricabile gratuitamente su Google Play a questo link e su Apple Store da qui: Enjoy!

Bikery, apre a Torino la prima bakery per biker!

Dimentica per un attimo la Torino salotto che ha dato il via alla colazione in grande stile già a fine ‘800.

Quello di cui sto per raccontarvi è qualcosa di più vicino a un’officina per due ruote, dove però la colazione ( e non solo) continua ad essere onorevole.

Sto parlando di Pʌɪ Bikery  in via Cagliari dove, la fusione di bike + bakery ha dato vita a un locale in cui rilassarsi nelle giornate in cui si è in compagnia della bicicletta.

3 i proprietari, giovanissimi e appassionati che si cimentano nell’impresa di preparare buoni piatti in una sala e di riparare, abbellire e personalizzare bici, nell’altra.

Puoi scegliere tra torte dolci e salate, bevande e premute fresche di agrumi. Quello che devi fare è parcheggiare il tuo mezzo a due ruote e goderti l’atmosfera fresca e giovane!

A pensarci bene, c’è un motivo ancora migliore che mi spinge ad andare alla Bikery: posso mangiare un panino in più del solito, con la convinzione che verrà smaltito con una pedalata. Ne vale proprio la pena!

Desert Friends è il primo show che va in onda su Instagram

Pochi giorni fa la nostra Ninja Monia Catellani aka Moka vi ha parlato dell’innovativa scelta dei produttori di “Jobs” di rilasciare il trailer del film su Instagram. Oggi vi diamo notizia di un’ulteriore passo avanti nell’utilizzo del social, oramai non più esclusivamente fotografico, come mezzo di promozione e diffusione di materiale audiovisivo: è arrivato Desert Friends, il primo show sci-fi che si può guardare su Instagram.

Girato interamente con un iPhone tramite l’app VSCO Cam, la serie racconta le vicende di un gruppo di amici persi in una galassia lontana e in cerca di una maniera per fare ritorno a casa, a Palm Spings. Immagini in bianco e nero, tutine dal fascino retrò che ci ricordano i primi esperimenti televisivi di realizzazione di serie fantascientifiche… interessante, non credete?

Credete che Instagram possa davvero affermarsi come piattaforma di condivisione di video professionali o pensate che questo sia un caso che rimarrà isolato?

Cult movies in edizione minimal (e limitata) per il Comic-Con

 

Il Comic-Con di San Diego è un evento imperdibile dedicato a fumetti, film e serie tv  e il piccolo nerd che è in noi ogni anno maledice il fatto di non essere lì. Si celebra tutto e tutti, da Star Wars a Game of  Thrones, dagli scrittori ai registi, ma quest’anno oltre ai consueti eventi e conferenze è da segnalere l’uscita di alcune edizioni speciali di Blu-ray e DVD.

 

 

 

 

In onore della Comic Con 2013 di San Diego, tenutasi dal 18 Luglio al 21 Luglio, la 20th Century Fox ha deciso di far uscire delle edizioni speciali con delle cover totalmente nuove dei grandi classici di fantascienza e horror.

 

 

 

 

Tra i vari titoli scelti dalla Fox possiamo trovare Child’s Play ( La bambola assassina), The Boondock Saints (The Boondock Saints – Giustizia finale), The Fly (La mosca), e Carrie (Carrie – Lo sguardo di Satana) e molti altri ma solo questi titoli bastano per far venire i brividi ad ogni estimatore del genere. Diciamo: come dimenticare Chuckie di Child’s Play? Il terrore che ha messo in noi ci portato all’avere paura delle bambole alla sola vista immaginandole prendere vita e attaccarci!

 

 

 

 

Tornando a parlare delle grafiche dei film, sono decisamente minimaliste, ogni copertina ha il suo colore, titolo, grafica e anno di uscita. Viene voglia di comprarli tutti! E se veramente vogliamo acquistarli dobbiamo sbrigarci in quanto queste edizioni limitate sono disponibili solo per un periodo limitato sul sito Foxconnect .

Personal Branding: 10 consigli su come evitare il licenziamento

personal branding

Il personal branding, termine originato da un testo di Tom Peters nel 1997, sta ad indicare la capacità con la quale un individuo è in grado di promuovere se stesso e gli altri. Ad oggi i social media hanno contribuito a dare voce e notevoli possibilità creative a tutti. È diventato molto più semplice creare video, filmati, presentazioni, blog che possono promuovere se stessi e le proprie capacità, rivolgendosi direttamente alle aziende dalle quali si desidera farsi notare o addirittura assumere.

Se, invece, stai già lavorando e vuoi tenerti ben stretto il posto di lavoro, sfrutta le occasioni che ti vengono date per far sentire la tua voce. Ma come? Ecco i consigli di Dan Schawbel:

1.Diventa una risorsa preziosa per il tuo network professionale (colleghi e clienti)

Le prime persone che vengono licenziate sono quelle che non sono necessarie perché non hanno le competenze giuste per svolgere le attività che gli competono o perché hanno un netto calo in termini di produttività. Per essere convincenti e professionali bisogna tenersi costantemente in contatto con il proprio network professionale composto da colleghi e clienti.

2. Diventa la persona di cui si ha bisogno per una specifica competenza

E’ utile essere chiamati quando sorge un bisogno specifico in ufficio. Avere delle caratteristiche e delle competenze che ci distinguono dagli altri ci aiuta ad essere riconosciuti ed aumenta la probabilità di essere ritenuti fondamentali. A questo proposito, può essere un ottimo strumento quello di curare un blog personale riguardo ad uno specifico argomento in modo tale da essere ritenuti dei veri esperti del settore.

3. Acquisire fiducia in se stessi ed essere all’altezza della situazione

Il successo di un individuo e il suo eventuale fallimento dipendono soprattutto dal suo stato psicologico. Coloro i quali sono fiduciosi delle proprie capacità e delle competenze acquisite riescono a “sopravvivere” con maggiore facilità anche in un periodo di forte crisi economica che potrebbe portare a futuri licenziamenti. È per questo che è consigliabile non riportare messaggi negativi sui propri social network. Il web è pubblico e la maggior parte dei datori di lavoro può leggere quanto scrivete e farsi una cattiva opinione di voi.

4. Focalizzati sull’equità sociale e non su quella monetaria

Nel corso di una recessione molte persone scelgono di concentrarsi solo sul denaro. Il problema è che si finisce per danneggiare la propria immagine professionale ritenendo il proprio lavoro quantificabile soltanto a livello monetario. In realtà, è l’equità sociale ciò che permette al lavoratore di instaurare relazioni e reti di comunicazioni sempre più forti. Infatti, sul web può essere considerata come equità sociale la quantità di contenuto che si produce sul tuo blog o la quantità di impegno che mostri sui social network. Nel tempo, questo patrimonio comincerà a diventare una risorsa preziosa per la tua carriera.

5. Costruire una rete di contatti prima ancora di averne bisogno

Amici di Facebook, followers su Twitter, collegamenti su Linkedin vengono tutti considerati come potenziali fonti di opportunità lavorative concrete soprattutto nel momento in cui si rischia di essere licenziati. Sfruttare la potenzialità del web e dei social network per costituire liste di contatti professionali è fondamentale.

6. Fare branding ovunque pubblicizzandosi

Dan Schawbel propone una serie di siti attraverso i quali è possibile connettersi con importanti aziende e presentare se stessi promuovendo le proprie capacità professionali. Abbandonando i classici Linkedin e Facebook, date un’occhiata a VisualCV.com e Jobfox.com.

personal branding 2

7. Rendi il tuo “marchio” personale visibile in modo che la gente non possa evitare di notarti

Prendi esempio dai migliori personal brander al mondo come Robert Scoble e Pete Cashmore. Fatti notare costruendo la tua credibilità e reputazione. Alcuni consigli? Pubblicizzarsi sui social network, commentare i principali blog della rete, partecipare a forum di discussione e a pagine Facebook. Cercare di utilizzare lo stesso avatar per tutti i social network e redigere la tua biografia in maniera coerente.

8. Fatti notare in modo che perfetti sconosciuti parlino di te

Se hai una voce abbastanza forte per prendere posizione su un argomento, fallo. Costruisci la tua notorietà intervenendo nel mondo di Internet.

9. Devi essere un produttore di contenuti, non soltanto un semplice fruitore

È molto semplice restare sempre nell’anonimato e diventare soltanto semplici osservatori. Per chi vuole fare personal branding c’è bisogno di creare valore e di conseguenza contenuti. Apri un blog e scrivi di ciò che ti appassiona, sia che lo facciate per lavoro o per pura passione. La gente inizierà a notare le vostre produzioni, se fatte bene. Essere un produttore di contenuti è molto più gratificante e può essere un ottimo trampolino di lancio per il successo professionale.

10. Utilizza una mentalità “endorsement”

E’ forse una delle cose più importanti da tenere a mente: cerca approvazione dagli altri perché le loro testimonianze saranno fondamentali per la costituzione del tuo personal branding. Per esempio, commenta e dai opinioni su Linkedin ai colleghi che te lo chiedono.