Microsoft compra Nokia: nascerà un forte concorrente sul mercato? [BREAKING NEWS]

La questione è se dalla combinazione di due imprese deboli si possa ottenere un forte nuovo concorrente.

Pare infatti che la Microsoft Corp. sia intenzionata a rilanciarne il business e farne una contromossa importante per i concorrenti della telefonia mobile. In una dichiarazione della Microsoft delle ultime ore è stato detto che l’affare ammonta a 5,44 miliardi di euro e l’accordo già in corso prevede il pagamento 3,79 miliardi di euro per i devices e 1,65 miliardi di euro per rilevare i brevetti Nokia.

L’accordo dovrebbe chiudersi nel primo trimestre 2014 e in questo modo circa 32.000 dipendenti Nokia passeranno a Microsoft, inclusi 4.700 che lavorano in Finlandia, luogo dove che la Microsoft ha scelto come nuovo data center per il lancio del business in Europa.

“Si tratta di un passo nel futuro, vantaggioso per i dipendenti, gli azionisti e i clienti di ambedue le società” afferma l’ad di Microsoft, Steve Ballmer, perché “oltre all’innovazione e alla forza nei telefoni, Nokia porta con sè una dimostrata capacità e talento in aree cruciali quali il design dell’hardware, il management della manifattura e degli approvvigionamenti, le vendite di hardware, il marketing e la distribuzione”.

“Per Nokia questo è un momento importante per reinventarsi e da una posizione finanziariamente forte possiamo costruire il nostro prossimo capitolo” afferma invece l’ad Nokia. “Dopo una scrupolosa valutazione su come massimizzare il valore per gli azionisti, riteniamo che questa transazione sia la strada migliore per Nokia e per i nostri azionisti”.

Senza dubbio l’affare rappresenta una mossa strategica per le società, per gli azionisti e per il futuro dei dipendenti: ma il rischio di un investimento sbagliato c’è perché se con questa mossa non si riuscirà a raggiungere l’obiettivo di realizzare un nuovo forte concorrente sul mercato, il futuro che Microsoft sta tentando di costruire per Nokia è di breve termine.

Ti interessano i Social Media e vorresti diventare Ninja? Dillo su Pinterest!


Questo post è diverso dagli altri: non saremo noi a raccontarvi qualcosa rispetto ai nuovi Social Media ma chiediamo a voi di mettervi in gioco, provare a vivere un’avventura da… Ninja!

Cerchiamo contributor, proprio così. E per reclutare i migliori di voi abbiamo pensato una specie di gioco.

Funziona così: conoscete Pinterest? Perché tutto parte da lì (altrimenti che sezione di Social Media saremmo?!).  Create una board dove uploadare le 5 caratteristiche/motivazioni che secondo voi sono basilari per diventare un ottimo ninja.

Poi, condividete tutto su Twitter usando l’hashtag #crazyteam, in un tweet come: “Voglio far parte del #crazyteam” (o simili, fate andare la fantasia!) con mention a @NinjaSocialm e link alla vostra board su Pinterest (che ovviamente dovrà essere pubblica, altrimenti come la vediamo?!). Noi leggeremo le vostre motivazioni e vi contatteremo nel caso sarete riusciti ad essere convincenti.

Per ispirarvi, vi lasciamo qualche spunto.
Perché entrare in NinjaMarketing?
1. Perché si è sempre aggiornati su ciò che succede sul web e dintorni.
2. Perché si fa un networking da paura.
3. Perché essere ninja è essere meglio di essere loser, poser, ma anche meglio di mercenari, guerriglieri e sedentari.
4. Perché fa curriculum.
5. Perché non si finisce d’imparare, soprattutto se si è nel posto giusto e quel posto è un clan.

Scriveteci i vostri motivi entro il 20 settembre, dateci un modo per scoprirvi, e potrete diventare Ninja della sezione Social Media a tutti gli effetti.  E se avete domande, fatecele: di racconti su cosa ha portato a noi di buono esser parte del clan, ne abbiamo veramente un sacco.

Ricordate: hashtag #crazyteam. Vi aspettiamo!

I Forgot My Phone: siamo schiavi della tecnologia? [VIDEO]

Lo diciamo sempre, parlando di video virali: quelli che condividiamo più spesso ritraggono storie ordinarie, dove ritroviamo però un elemento inaspettato, a volte critico, che le rende straordinarie. Ad esempio: abbiamo quasi tutti uno smartphone. E quasi tutti uno o piú amici (o noi stessi) che non mollano il loro nemmeno per un istante. Come nel video “I Forgot My Phone” di Charlene DeGuzman.

La YouTuber passa in rassegna momenti della vita di tutti i giorni e di socialitá, mostrando come al loro interno la sfera comunicativa e relazionale sia stata ridimensionata dal sovrautilizzo dei nostri dispositivi mobile. Dal risveglio al momento di coricarsi, la protagonista diventa testimone di una colonizzazione tecnologica e sociale dei rapporti umani.

Certo, l’intenzione satirica favorisce forse un’eslatazione per eccesso del fenomeno, ma in fondo non si esagera neppure tanto. Che i 17 milioni di utenti che hanno visualizzato il video l’abbiano condiviso proprio perché si sono rivisti in queste scene?

Noi Ninja siamo geek, social. A noi la tecnologia piace! Perché ci permette di connetterci con persone con i nostri interessi, con amici lontani. Perché la tecnologia sta ridisegnando in modi nuovi processi come il consumo audiovisivo, e tanto altro.

Questo video è un piccolo prodotto d’arte, che vuole porre domande, farci riflettere. Pensate valga la pena considerare la rivoluzione sociale introdotta dal mobile alla stregua di altri fenomeni sociologici e, magari, prevedere un’educazione al suo utilizzo?

Voi cosa ne pensate?

Online video: dati e statistiche per il 2013 [INFOGRAFICA]

Ne guardiamo decine ogni giorno, tanto che le aziende ne fanno sempre più strumento principale della loro comunicazione. Ma vogliamo vedere alcuni dati riguardanti l’online video? In questa infografica animata Uberflip esplora il mondo dell’online video come leva di marketing multi-piattaforma.

Quanto è popolare il consumo di video online? Quanto stanno investendo i marketer su questo formato? Che ruolo hanno app come Vine e Instagram in questo scenario?

Ecco i dati che emergono:

  • 40 miliardi di filmati vengono visionati ogni mese negli USA
  • 2 miliardi quelli visti ogni giorno su YouTube
  • 75 milioni di statunitensi guardano video online
  • L’87% delle aziende li utilizzano per il loro content marketing
  • 6,3 miliardi di dollari saranno investiti in video advertising entro il 2015
  • Youtube è il secondo più importante motore di ricerca
  • Instagram ha 130 milioni di utenti attivi
  • Vine è stato scaricata 13 milioni di volte nella prima settimana

Le icone fashion incontrano l'arte di Berndaut Smilde e le sue "nuvole interiori"

Berndnaut Smilde è l’artista olandese che da sempre ama giocare con gli spazi e le loro manipolazioni. Già famoso per la pluripremiata serie Clouds Room, in cui gli spazi chiusi contenevano nuvole fluttuanti, questa volta l’artista ha voluto osare di più.

Questa volta, all’interno delle stanze chiuse, oltre alle nuvole ha posizionato anche alcune icone della moda.

Spazi eleganti, chic, regali e dal sapore barocco in cui le nuvole fluttuano quasi sornione vicino alle icone fashion, in pose fotografiche accattivanti.
Karl Lagerfeld, Donatella Versace, Dolce e Gabbana, Alber Elbaz hanno posato insieme alle nuvole in una composizione surrealista di eleganza placida, quasi serafica, in cui sia gli artisti che le nuvole sembrano fluttuare, e in cui entrambi sono in posa.
Oltre alla componente glamour, l’opera di questo artista ha però un livello di lettura ulteriore.

Berndnaut Smilde è un artista complesso e geniale, il cui lavoro sovrascrive sulla presenza fisica di spazi di transizione. Spazi come corridoi, ascensori, scalinate, balconate interne vengono da lui considerati come aree di “intermezzo”, quasi fossero non-luoghi da completare, in cui creare complessità e confini labili.
La riflessione di Smilde traduce la possibilità che un dato spazio possa essere un’area neutra tra costruzione e decostruzione.


La “distanza” tra i soggetti è notevole: le nuvole, eteree, quiete e impalpabili, e gli ambienti brillanti, accesi e baroccheggianti moltiplicano i livelli di interpretazione, giocando sui confini tra gli spazi, così diversi tra loro.
È una distanza che crea narrazioni in cui  le nuvole e le icone della moda sono protagonisti paralleli, vicinissimi ma distanti, in un distacco quasi elitario dal mondo ordinario, lontano dalla banalità e dagli schematismi, metafora del pensiero creativo.
Una caratteristica comune a entrambi i soggetti, anche se in modo opposto.

142 confezioni di profilattici, doppio lavoro e perdita di capelli nei migliori annunci stampa di Agosto 2013

La creatività non può andare in vacanza! Ecco perché abbiamo selezionato per voi, cari ninjetti di ritorno dalle ferie estive,  i migliori annunci stampa di questo caldo e spensierato Agosto 2013!

Pronti per partire? Check this out!

Student Flights: Condomonomics/Beeronomics/Burgeronomics

Sei giovane,  ti piace volare e conoscere altri paesi? Prenota i voli sul sito di Student Flights. Per un volo intercontinentale ti basta risparmiare l’equivalente di 300 cheeseburger. In queste print le destinazioni sono visualizzate dalla ripetizione di un prodotto che è sia simbolo della cultura nazionale d’appartenenza sia prodotto comune nella vita di un giovane studente.

Nonostante la mancanza imperdonabile della Sardegna, il nostro orgoglio nazionale e sopratutto, la nostra nomea di “grandi amatori” sono rinvigorite dalla scelta del prodotto nella print italiana.

Advertising Agency: TBWAHuntLascaris, Johannesburg, South Africa
Executive Creative Directors: Adam Livesey, Matthew Brink
Creative Director: Adam Livesey
Copywriters: Vincent Osmond, Matthew Brink
Art Directors: Jade Manning, Adam Livesey
Photographer: Clive Stewart

New York Lottery: Ambulance/Funeral/Dentist

Che ci fa un mago illusionista ad un funerale? E perché il personale paramedico tra un intervento e l’altro distribuisce gelati? Presto detto: tutti i personaggi di queste divertentissime print si arrangiano con un improbabile doppio lavoro! Per loro e per chiunque abbia bisogno di un po’ di denaro in più al mese, la lotteria di New York consiglia di acquistare i gratta e vinci della serie “Pay Me!”

Advertising Agency: DDB, NY, USA
Chief Creative Officer: Matt Eastwood
Executive Creative Director: Menno Kluin
Group Creative Directors: Mike Sullivan, Rich Sharp
Art Directors: Joao Unzer, Arrie Hurd
Copywriters: Rodrigo de Castro, Mike Lin
Designer: Juan Carlos Pagan

Clear Anti-Hairfall Shampoo: Headstand/Magnet/Whiskey

Perdi i miti e tieniti i capelli“: questo il payoff che Clerasil ha scelto ad hoc per il lancio dello suo shampoo anti-caduta che promette di mantenere a lungo una capigliatura giovane e florida. Davvero originale il lettering che, visualizzato tramite varie tipologie di teste calve, ci mostra, in chiave ironica, consigli anti-caduta tutt’altro che scientifici.

Advertising Agency: Lowe, Singapore
Chief Creative Officer: Dominic Stallard
Executive Creative Director: Dominic Stallard
Creative Directors: Joseph Cheong, Ang Sheng Jin
Copywriter: Joseph Cheong
Art Directors: Alex Tan, Ang Sheng Jin
Illustrator: Richard Wilkinson

Johannesburg Zoo: Mountain/Bushveld

I più animalisti fra noi storceranno un po’ il naso nel vedere queste creatività pensate per lo Zoo di Johannesburg, ma effettivamente è molto più facile vedere gli animali selvaggi nei comodi Zoo cittadini piuttosto che nel loro habitat naturale. La scena pur essendo satura di elementi dà un senso di isolamento e malinconia rendendo questi splendidi scenari un po’ desolati e tristi.

Le vie d’uscita (anche visiva) sono sicuramente il logo e il testo che attirano immediatamente l’occhio dell’osservatore dato che sono stati posti (sapientemente) nell’unica parte luminosa e aperta del paesaggio: il cielo.

Advertising Agency: Y&R, South Africa
Chief Creative Officer: Graham Lang
Executive Creative Director: Rui Alves
Creative Director: Bibi Lotter
Copywriter: Andrew Moore
Art Director: Jac Sun

Signal Sensitive Toothpaste: Gauntlet/Arrows/Missile

Una grande e ambiziosa direzione artistica e il contributo di uno dei più quotati illustratori del mondo per veicolare un concetto semplicissimo: quando il dolore colpisce (Usate) Signal Sensitive Expert.

L’innocuo gelato estivo, la confortante paper cup di caffè e la familiare lattina fresca di soda possono essere delle vere armi contro denti e gengive sensibili. Molto carino e divertente l’uso dei complicati ed elaborati ingranaggi interni.

Advertising Agency: Lowe, Singapore
Chief Creative Officer: Dominic Stallard
Executive Creative Director: Dominic Stallard
Creative Directors: Joseph Cheong, Ang Sheng Jin
Copywriter: Joseph Cheong
Art Directors: Ang Sheng Jin, Alex Tan
Illustrator: Surachai Puthikulangkura

6 programmi per il fotoritocco gratuiti e online

6 programmi per il fotoritocco gratuiti e online

6 programmi per il fotoritocco gratuiti e online

Photo Credits @ Thinkstockphotos.it - PhotoObjects.net // 89693220

Dovete modificare una foto, applicare qualche effetto, regolare la luminosità/contrasto? Niente di più semplice: aprite Photoshop ed il gioco è fatto.

Questo ragionamento è valido solo per coloro che hanno effettivamente il programma super costoso Adobe ed anche per chi ha sempre a portata di click il software. Il vostro nome non compare nella precedente cerchia di persone? In questo articolo vogliamo presentarvi alcuni dei migliori programmi per il photo editing gratuiti ed anche servizi disponibili sul web.

GIMP

Partiamo con uno dei software più amati, il noto Gimp. La sua caratteristica vincente è il prezzo, ma dobbiamo ammettere che molti sarebbero disposti a scaricarlo anche se non fosse gratuito. Ad ogni modo, non potrete non approfittarne. Spesso viene utilizzato come sostituto di Photoshop e raramente sentirete la mancanza di qualche funzione. Potrete metterlo in download dal sito ufficiale ed è disponibile per Linux, Windows e Mac.

6 programmi di fotoritocco gratuiti e on line: addio Photoshop?

Google Photos

Quanti di noi facevano affidamento sulle veloci modifiche del noto Picnik? Purtroppo Google decise di chiuderlo per inserire le sue funzioni all’interno dell’editor fotografico presente in Google Plus. Potrete, dunque, sempre utilizzare il famoso social network di Mountain View per dare qualche ritocco alle vostre foto. Il servizio vi offre la possibilità di effettuare le classiche modifiche di base, applicare effetti, inserire decorazioni e scrivere sulle immagini. Per usufruire del servizio non dovrete far altro che caricare una foto su Google+ e poi modificarla dal suo pannello.

6 programmi di fotoritocco gratuiti e on line: addio Photoshop?

FotoFlexer

Altro interessante editor di foto on line. Uno dei cavalli di battaglia del servizio è la possibilità di caricare le foto direttamente dalle maggiori piattaforme: Facebook, Flickr, Picasa e così via. Una volta aggiunta la figura, accederete al suo pannello che vi permetterà di modificare la foto in qualsiasi modo vogliate. Tra le tante operazioni potrete tagliarla, ridimensionarle, ruotarla, applicare effetti (in stile Instagram), inserire animazioni, eliminare lo sfondo dalle foto e molto altro ancora!

6 programmi di fotoritocco gratuiti e on line: addio Photoshop?

BeFunky

Questo servizio è molto simile al precedente, ma la sua interfaccia risulta curata nei minimi dettagli. Tutte le funzioni per modificare le vostre foto saranno accuratamente ordinate in varie sezioni e dobbiamo ammettere che ci ha sorpreso positivamente. Le opzioni sono quelle uguali a quelle degli altri photo-editor on line già citati, ma alcune ci hanno davvero soddisfatti. Ad esempio, potrete applicare un effetto “vignettatura” molto interessante, aggiungere effetti straordinari e modificare le foto da ogni punto di vista.

6 programmi di fotoritocco gratuiti e on line: addio Photoshop?

PicMonkey

PicMonkey non solo risulta comodo e funzionale, ma è il sito web è anche dotato di un’interfaccia particolare che ci sprona ancora di più ad utilizzarlo. PicMonkey vi permette sia di editare foto sia di creare collage. Nell’editor sembra non mancare nulla, troverete persino una sezione “Makeup” (touch up) che vi permetterà di intervenire nel migliore dei modi sui volti presenti nelle foto.

Oltre a tagliare, modificare la luminosità, ridimensionare e altre operazioni analoghe, quello che ci ha davvero colpito del servizio on line sono gli effetti e i temi (recentemente inseriti). Le foto avranno un nuovo volto, ma non tutti i filtri disponibili saranno gratuiti. Se volete usufruire totalmente di PicMonkey dovrete spendere  2,75 al mese, ma la versione di base riuscirà a soddisfare le vostre aspettative! 

6 programmi di fotoritocco gratuiti e on line: addio Photoshop?

Pixlr Editor

Ok, io uso tutti i programmi appena citati, ma faccio ancora affidamento su Photoshop. E’ difficile sostituirlo, soprattutto dopo averlo usato per anni. Non volete rinunciarci, ma non avete possibilità di utilizzarlo? In questo caso Pixlr vi farà sentire un po’ più a casa. Certo, alcune funzioni mancheranno, ma persino la sua interfaccia sarà molto simile a quella del software Adobe. Davvero molto consigliato.

6 programmi di fotoritocco gratuiti e on line: addio Photoshop?

Come usare Prezi per creare video in poco tempo e con pochi mezzi

Video in poco tempo e con pochi mezzi? Prezi può aiutarti!

Prezi è nato per le pre(z)entazioni da effettuare a livello accademico o aziendale, ma poco a poco gli utenti hanno iniziato ad adoperarlo anche per questioni legate al personal branding, alla promozione e quant’altro.

Perché non sfruttare le potenzialità di questo strumento, semplice da usare e d’effetto (ovviamente se usato con parsimonia, il mal di mare è dietro l’angolo!), anche per realizzare delle pillole video? Magari un teaser per un evento!

Di seguito alcuni lavori Prezi che, a partire da semplici presentazioni/slideshow, sono diventati veri e propri video. Quindi diamo ora un’occhiata alle potenzialità di questo strumento. Alla fine dell’articolo vi aspettano piccoli suggerimenti!

Gli argomenti da trattare grazie a Prezi possono davvero essere i più disparati:

Un marketplace tedesco di web workers

Motivatori di successo per optometristi – cowboys (?!?)

Videoclip musicale coreano

Un’agenzia di comunicazione e il suo case study incentrato sui beni di lusso

Tutela dei consumatori e promozione del Made In Italy

Azienda B2B australiana produttrice di strumentazioni per la sicurezza sul lavoro

Tips & Tricks per la realizzazione video con il supporto di Prezi

  1. Prezi non dà l’opportunità di esportare direttamente nei formati video, si dovrebbe prima creare la presentazione e poi registrarla con un software cattura schermo (p.e. aTube Catcher, Quick time, ecc.).
  2. È sempre bene chiedere il permesso a Prezi prima di caricare su Youtube o su Vimeo un video realizzato tramite il loro strumento. Si può fare compilando questo form o in alternativa contattare lo staff sulla pagina FB. Inutile dire che il materiale dovrebbe essere scevro da contenuti protetti da copyright. Quantomeno, se proprio non riuscite a trovare materiale di questo tipo, chiedete i permessi!
  3. Ci sono diverse licenze di utilizzo di Prezi, quella che maggiormente conviene è la licenza gratuita basata sull’invito di 3 amici a Prezi (durata 3 mesi) . In questo modo potrai scaricare la versione desktop, sostituire il logo di Prezi ed ovviamente usufruire di altre funzioni avanzate.
  4. Prezi non vi convince ma vorreste comunque provare l’emozione di utilizzare presentazioni per realizzare video? Beh, esistono altri tools simili, eccone qui alcuni: Haiku deck, Sozi e JessyInk.

Se avete sperimentato altre soluzioni o avete qualche altra dritta segnalatelo pure qui nei commenti, grazie mille!

I generi televisivi su YouTube

Fiction e serie, talent show, sketch comici, documentari, infotainment: sono generi televisivi di grande popolarità che negli ultimi anni si sono affermati anche in rete, attraverso il successo di contenuti branded così come ugc.

Dalla televisione al web

Partiamo dai brand: nel post di ieri, “Quando la televisione la fanno YouTube e i brand” abbiamo già parlato del caso di Red Bull e della sua Media House, che crea contenuti di altissima qualità esclusivamente per il web. Ma vi sono altri esempi di brand che, seppur in modo meno strutturato, rilasciano in rete contenuti che ricalcano per caratteristiche e tematiche alcuni programi televisivi.

Vi ricordate di Survivor? Oppure guardate docu-reality tipici di canali come DMAX o Discovery? Heineken ha creato su questa scia la serie “Dropped“.

Parte della più ampia campagna “Voyage” di Heineken, la serie vede protagonisti diversi uomini, provenienti da diverse parti del mondo, “abbandonati” in località remote senza alcun sostentamento o aiuto se non forniture di base e una mappa.

Alcuni generi di successo vengono utilizzati dai brand anche per le loro campagne advertising. Ad esempio, una tendenza degli ultimi mesi di cui molto si è parlato è quella del prankvertising, format pubblicitario realizzato sotto forma di candid (ripropongo a questo proposito il post di Massimo Somella aka Daiki “I brand che amano prendersi gioco dei consumatori“), in cui i consumatori diventano vittime di uno scherzo, di una situazione paradossale. Proprio come succedeva in Candid Camera, programma creato da Allen Funt nel 1948.

Anche serie e sit-com hanno notevoli esempi di successo sul web. Ieri abbiamo menzionato “Wigs“, canale dedicato al pubblico femminile in cui vengono proposte serie fatta da e per le donne, di alta qualità.

Anche i brand hanno utilizzato il genere dell’intrattenimento seriale: uno degli ultimi esempi italiani è “Gus & Ben“, sit-com di Misura con Lucia Ocone e Paolo Casiraghi, che vestono i panni di una strana e divertente coppia di coinquilini.

Non dimentichiamoci dei talent show! Il caso più significativo è senz’altro “You Generation“, competition online lanciata da Simon Cowell in partnership con YouTube. Comprende una serie di concorsi a tema dove i concorrenti possono caricare video e vincere quindi dei premi. Un nuovo concorso viene lanciato ogni due settimane.

Dal web alla televisione

Esistono anche casi in cui prodotti di successo nati in rete siano stati replicati in televisione. Come nel caso del programma di cucina americano “Recipe rehab“, o dei tanti esempi di Youtube star come Clio, che conduce il suo programma per il canale satellitare “Real Time“.

Nella maggior parte dei casi, vale la pena sottolineare che a decretare il successo di questi formati non è tanto il personaggio che li crea, veicola, e rappresenta, quanto il nuovo modello di interazione sul quale si poggiano.

Se in televisione l’interazione dell’utente si limita alla telefonata, al televoto, al tweet in diretta, in questi canali web vi è un’interazione strutturata che incide sulla programmazione stessa.

Interazione e integrazione. Saranno queste le parole della tv del futuro?

Quando la televisione la fanno YouTube e i brand

Negli ultimi anni il panorama dell’intrattenimento è stato coinvolto da importanti trasformazioni: gli utenti creano contenuti e definiscono nuovi trend, produttori ed emittenti stringono accordi con aziende del web, e i brand si trasformano da investitori a publisher. E così, contenuti che fino a non tanto tempo fa guardavamo solo in televisione, ora li fruiamo tramite i nostri tablet e computer.

Il caso eccellente: Red Bull

Case history di prestigio tra i brand è senza dubbio Red Bull, azienda che da anni investe in un’intensa attività di content di qualità, fino all’acquisizione di un posizionamento nuovo, un’identità connotativa ed estremamente riconoscibile: Red Bull per i consumatori non è solo una bevanda energetica, ma anche (soprattutto?) veicolo e sponsor di contenuti ed eventi sportivi di altissimo livello.

Tramite la creazione di progetti ad hoc, documentati tramite video che nel tempo si sono trasformati nella Red Bull TV, o sponsorizzando eventi unici come il lancio di Felix Baumgartner (che come sapete ha tenuti incollati a YouTube ben 8 milioni di spettatori), il brand ha creato un forte legame di marchio con i consumatori, sfruttando la leva emotiva della passione per gli sport, in particolare per quelli più estremi o spettacolari.

Red Bull ha creato la sua Media House: video, mini film, streaming di eventi, musica; il brand crea contenuti di qualità che gli consentono di raccontare la sua filosofia, e costituiscono per il pubblico materiale di prima scelta, fruibile attraverso i canali di YouTube o sul sito istituzionale.

Brands: da interrupters a enablers

Programmazione episodica ad alto tasso di ingaggio. Media di proprietà, affiancati alla collaborazione con emittenti tradizionali (come NBC, dove Red Bull ha trasmesso “Red Bull Signature Series“). Produzione di veri e propri film di successo, come “The Art of Flight“, lungometraggio dedicato allo snowboarding che si è aggiudicato il titolo di film più scaricato da iTunes nella sua prima settimana di permanenza.

Dal branded entertainment al branded content, alcuni brand si trasformano sempre più in publishers trasformandosi da “interrupters” a “enablers”: nessun “piccolo spazio pubblicità”, ma sempre più contenuto rilevante che lo spettatore può inserire nel suo quotidiano menù di consumo audiovisivo.

Sfruttando i bassi costi di pubblicazione in rete, e l’opportunità unica di raccontarsi raggiungendo il pubblico in modo nuovo e meno invasivo, i brand stanno affiancando queste nuove attività a quelle più classiche di advertising, come i semplici spot o il product placement.

I caratteri del nuovo scenario:

  • mobile: i dispositivi mobili permettono alle persone di guardare contenuti ovunque, dilatando il loro consumo audivisivo oltre le pareti del salotto di casa. I contenuti stessi diventano touchpoint tra brand e spettatori.
  • interattività: va al di là del consumo collettivo di programmi televisivi che sfocia nella discussione in second screen o nella trasmissione in sovraimpressione dei tweet degli spettatori. Sempre più spesso gli utenti vengono coinvolti per entrare a far parte della fase di ideazione stessa. Red Bull avrebbe in cantiere per i prossimi mesi una web serie con scenaggiatura interattiva, dove gli utenti voterebbero di episodio in episodio.
  • rilevanza: ancor più che con televisione via cavo, satellite, e digitale terrestre, gli utenti in rete sono in grado di trovare il contenuto a cui sono interessati nel momento preciso della giornata, o della vita, in cui lo desiderano. E le aziende, tramite il branded content su Youtube e altre piattaforme audiovisive, possono andare facilmente incontro a queste esigenze.
  • convergenza: dispositivi evoluti come le Smart TV (di cui Simone Cinelli aka Simosoke ci ha parlato in questo post) o new entry come Google Chromecast, permettono una convergenza interessante di diversi canali di diffusione in un unico strumento.
  • moltiplicazione dell’offerta: non solo i tradizionali broadcaster, ma anche importanti aziende del web si stanno cimentando nella produzione di contenuti (come ad esempio Amazon, che sta investendo in programmi televisivi originali, come ci ha raccontato Nunzia Falco Simeone aka Ayumi Kensei).

    Broadcaster: il futuro è streaming?

    Netflix e Hulu sono due servizi affermati e dall’indiscusso successo. Ormai da tempo il primo investe anche nella produzioni di contenuti originali: la prima serie di “House of Cards” è stata largamente apprezzata sia da pubblico che critica, e un notevole apprezzamento sta ricevendo anche “Orange is the new black” (creata da Jenji Kohan, già creatore di “Weeds”).

    Ma esempi notevoli possono essere rintracciati anche fuori da servizi come Netflix, che nascono puramente come piattaforme streaming di film e telefilm. YouTube ha recentemente stretto diversi accordi con compagnie di produzione per la commissione di contenuti esclusivi e film in pay-per-view, e l’ingresso dei canali a pagamento è grande passo avanti nella trasformazione del sito in un contenitore di contenuti tematici e professionali a cui gli utenti possono accedere secondo un modello di fruizione “seriale e periodico”.

    Un esempio interessante è ad esempio il canale Wigs, uno dei canali originali sponsorizzati da YouTube (parte del YouTube Original Channel Initiative), che propone piccole serie di genere drama e di alta qualità, dedicate al pubblico femminile, in cui ogni episodio va dai 5 ai 10 minuti di durata. Il canale è stato co-creato da Jon Avnet, produttore di “Black Swan” e “Risky Business” e Rodrigo Garcia, che ha diretto “Albert Nobbs” e “In Treatment”.

    Cosa ne pensate? Credete che Internet possa essere una minaccia per la televisione tradizionale o invece vi si affiancherà?