Ogni ufficio mediamente articolato è un ecosistema a sé stante. Come in ogni ecosistema ci sono varie specie, quelle che predano, quelle che si nascondono e quelle parassitarie.
Peter Cortez e Joe Sayaman, creativi freelance, hanno ideato Workwankers: una raccolta di immagini per cercare di identificare tutti i tipi da ufficio che esistono.
Qualche esempio?
Se avete recentemente visto Django Unchained vi ricorderete della figura di Steve, il maggiordomo di colore che sta sempre attaccato a Kalvin (Di Carprio) sembrando un corvo sulla sua spalla. Ecco, chiunque in ufficio, o in un gruppo di lavoro all’università, aveva il corvo che stava sulla spalla a vedere cosa facevate. Cortez e Sayman l’hanno chiamato Shoulderbeast.
Oppure ancora, come non menzionare quel tale che se, anziché utilizzare ctrl+c e ctrl+v, per copiare e incollare usa il mouse contravvenendo il consiglio del capo, va nel panico chiedendo a chiunque se verrà o meno licenziato? Anche per lui c’è un workwanker e si chiama Panicmonster.
Poi c’è il tipo viscido, quello che fa battute, che lui crede a doppio senso, ma il cui senso è solo quello volgare che lui invece crede di saper velare bene. Si riconosce questo elemento, tipico di vari ambienti, per il sorrisetto a metà tra l’ebete e il sedicente furbo. Inconfondibile poi lo sguardo sempre in cerca di approvazione tra i colleghi dopo una battuta di cattivissimo gusto. Ultimo elemento è costituito dallo sguardo dei colleghi che cercano qualsiasi punto focale pur di non incrociare quello dell’uomo viscido dopo una delle sue sparate. Ecco a voi Pervoceros.
E poi c’è lui: è il Grinch di ogni reparto creativo, colui il quale sembra voler abolire ogni colore e guizzo dalle menti dei colleghi volendo dipingere tutto in bianco e nero. E’ l’Idea Killer!
Insomma questi sono esempi di quanti tipi da ufficio esistano. Vi proponiamo tutti gli altri.
Il prossimo si riconosce quando, la mattina, risponde al “ciao, come va?” raccontandovi tutti i suoi problemi tanto da indurvi a prendere in considerazione l’eremitismo.
Il prossimo, sebbene l’illustrazione si riferisca ad un’agenzia pubblicitaria, è quel collega che gonfia di steroidi l’importanza della sua mansione. Se è il portinaio è il door manager, se è il facchino è il delivery manager, se è il centralinista è il phone network executive manager.
Ora che avete visto tutti i tipi da ufficio di queste illustrazioni, chi avete alla scrivania a fianco?
Se quello alla scrivania a fianco è su Nijamarketing e vi guarda sghignazzando, probabilmente siete un Workwankers.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Dankuhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDanku2013-10-25 16:20:172013-10-25 16:20:17Workwankers: Tipi Da Ufficio, Chi Siete e Chi Avete a Fianco?
Super Clever Sunglass Illusion è il nuovo lavoro di Brusspup per Ray Ban. Da tempo questo artista è consciuto in rete grazie al suo canale YouTube, dove pubblica affascinanti “illusioni anamorfiche”, l’ultima delle quali ruota attorno ad un modello di occhiali da sole della storica azienda.
Sull’orami conosciuta scrivania di Brusspup questa volta troviamo una macchina da scrivere, una vecchia palla da baseball, dei libri, un piccolo mappamondo da tavolino e i Ray Ban.
Apparentemente tutto ha profondità e l’oggetto in primo piano è il mappamondo, ma improvvisamente una mano inizia a farlo ruotare e si realizza che quella è solo un’immagine, un disegno e non un vero oggetto come fino a quel momento si è stati indotti a credere dalle minuziose riprese. Lo stesso meccanismo di rotazione lo vediamo poco dopo anche con la pallina da baseball, che risulta essere anche in questo caso una fedele riproduzione.
L’inquadratura di Super Clever Sunglass Illusion infine si sposta agli occhiali da sole: lo spettatore suppone che anche questi siano una stampa, ma arriva una persona che li prende per indossarli e poi svelare il trucco ottico che si nasconde sulla scrivania. Come a dire: i Ray-Ban sono inimitabili, non c’è trucco che tenga.
Il progetto di illusioni ottiche di Brusspup è molto interessante, da anni i suoi video riscontrano un apprezzamento notevole di pubblico e di visualizzazioni, tanto da aver attirato le grandi marche. L’idea di trasmettere l’originalità dell’occhiale da sole contrapposta agli altri oggetti facilmente riproducibili sembra azzeccata, in particolare per un modello che si ispira al passato.
Per chi fosse curioso di vedere altri lavori dell’artista, che si definisce “un illusionista ottico, scientifico e molto altro” si può visitare il suo canale ufficiale You tube, dove sono mostrati anche alcuni trucchi per realizzare le illusioni ottiche, come ad esempio i materiali.
Non è detto che svelato il mistero si riesca anche a realizzare un video come questo, ma tentar non nuoce no? 🙂
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Rukiahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngRukia2013-10-25 13:20:262013-10-25 13:20:26Ray-Ban & Brusspup, il mago delle illusioni su YouTube [VIDEO]
Se sei un professionista del settore Marketing non puoi assolutamente perdere gli ultimi appuntamenti che si succederanno in tutto il Mondo per la fine di quest’anno. Condividere le proprie esperienze lavorative con i massimi esponenti del settore ed apprendere le innovazioni provenienti dal mercato non può che creare conoscenza e coesione in un settore in cui la creatività è fondamentale.
Secondo Philip Kotler, infatti, il concetto alla base del marketing è lo scambio e l’obiettivo finale di un buon marketer non deve essere quello di vendere a tutti i costi un prodotto, ma di acquisire un cliente a lungo termine.
Ad: Tech New York (6-7 novembre 2013)
L’Ad: tech New York è un evento di due giorni pieni di keynote per gli appassionati del digital marketing. Quest’anno vengono organizzati non solo tantissime conferenze, ma anche diverse aree espositive con prodotti e nuove soluzioni innovative.
The Lovie Awards (11-12 novembre 2013)
La terza edizione dei The Lovie Awards celebra i migliori siti e network creativi di tutta Europa. Il web è diventato sicuramente uno strumento sempre più potente per il business e le strategie di marketing non possono più prescindere dall’utilizzo di questo mezzo di comunicazione. Tra le categorie premiate ci sono Pubblicità Interattiva & Media, Online Film & Video e Mobile & App. I Lovie Awards si svolgeranno durante l’Internet Week Europe, un festival di 5 giorni che vedrà conferenze, sessioni ed incontri formativi in tutta Londra.
Il nome di Lovie Awards deriva da Ada Lovelace, considerata la prima programmatrice del web. Una piccola curiosità. Per Best writing – Editorial si contendono il premio Vanity Fair e GQ Spain. Tra le applicazioni Eventbrite.
Eurobest Awards (4-6 dicembre 2013)
Gli Eurobest Awards premiano i campioni della creatività internazionale e sono uno degli eventi più importanti per l’industria della comunicazione creativa in Europa. Il Festival fornisce spunti di discussione, esperienze utili per l’apprendimento e l’opportunità di fare networking in una sempre più vasta comunità di art director, copywriter, dirigenti di agenzie multimediali, account manager, produttori e registi provenienti da tutta Europa. Il Festival sta tornando a Lisbona nel 2013.
Cristal Festival (11 -15 dicembre 2013)
“The future is now”: questo lo slogan del Cristal Festival, evento internazionale per i professionisti della comunicazione, della pubblicità e della creatività in generale. Conosciuto in precedenza come Méribel Ad Festival , si tiene ogni anno nel mese di dicembre nella località sciistica di Courchevel in Francia.
L’obiettivo del Festival è quello di promuovere la creatività pubblicitaria europea e di mettere in mostra una serie di lavori prodotti dalle industrie creative.
Il Cristal Festival offre ai nuovi talenti l’opportunità di promuovere e mostrare il loro miglior lavoro creativo.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Miko Reihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMiko Rei2013-10-25 13:00:052013-10-25 13:00:05Marketing 2013, gli eventi da non perdere questo autunno
“Una startup è una piccola azienda che ha perplessità su 1. Qual è il suo prodotto 2. Chi sono i suoi clienti 3. Come fare soldi…“. Questa è la definizione di Startup data da Dave McClure, uno dei più importanti investitori e fondatore di 500 Startup, un incubatore di piccole aziende che covano idee geniali.
Il fenomeno è in ascesa sempre di più anche in Italia: il sogno di diventare imprenditori partendo da un’idea sviluppata in un garage alla Hewlett & Packard o Jobs & Wozniacki è sempre più in voga nell’immaginario collettivo dei neo-laureati che guardano con diffidenza, ma allo stesso con coraggio, alla situazione attuale del mondo del lavoro.
È questa visione un po’ miticizzata delle startup che ha messo in scena Michał Sadowski, Co-founder e Ceo di Brand24. In 120 secondi racconta la storia di una startup e della sua crescita, partendo da uno speech di una delle tante startup weekend per il pitch iniziale fino al glorioso riconoscimento finale rappresentato da una conferenza internazionale in pieno stile TED.
Tutto il filmato è girato con la tecnica del video in soggettiva: le immagini scorrono seguendo il punto di vista del protagonista nel mostrare il primo cliente, il primo colloquio e la firma con il fundraiser, quindi la prima auto sportiva e l’apice del successo. Una storia vincente, senza eccezioni né intoppi.
Ma questo video fa evidente richiamo, anche nel titolo, allo spot “Take it to the Next Level” di Nike all’interno del quale, con la medesima tecnica, si racconta l’ascesa della carriera di un giovane calciatore. La canzone utilizzata (Don’t speak – Eagles of Death Metal ) è la stessa e il claim di Nike diventa “Take your Startup to the next level”.
Ovviamente il video ha una view aspirazionale: quello che si vede non è la rappresentazione effettiva di ciò che vuol dire dare vita ad un’idea, costruire un’impresa, partendo da zero. Ciò che non compare è il lavoro, il sacrificio che c’è dietro alla decisione di dedicarsi 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana ad un progetto per renderlo una realtà, e un caso di successo. Il video invece si concentra sui risultati e le soddisfazioni che possono arrivare perseguendo con tenacia e coraggio le proprie idee. Ispirazione pura, insomma.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Maikihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMaiki2013-10-25 12:28:292013-10-25 12:28:29Vita da startup, vita da rockstar? Un video per ispirare [VIDEO]
Arriva un altro fine settimana con fumetti e illustrazioni illuminato dalla creatività dei migliori artisti in circolazione. Dopo aver scandagliato il web, le librerie, le mostre, le strade – in Italia e nel mondo – ecco una nuova scorpacciata di fantastiche opere per alimentare la vostra fantasia e ispirazione!
Buona visione!
“Pretty Deadly” è la nuova serie di Kelly Sue DeConnick e Emma Ríos per la Image. Un affascinante western/horror con qualche traccia fantasy, che ha per protagonista la figlia della Morte. C’è anche il tumblr, qui.
Passiamo invece ai grandi classici, Editoriale Cosmo ha annunciato sulla propria pagina Facebook l’edizione definitiva delle avventure di “Flash Gordon”firmate da Alex Raymond per il 2014. La stessa uscita per Titan.
Si tratta invece di classici rivisitati quelli di Sergio Ponchione, che firma “DKW – Ditko Kirby Wood” una storia di 36 pagine per Moltimedia/Comma22, in uscita a Lucca Comics 2013.
Annunciato questa settimana per Coconino Press“Il mondo di Aisha”, di Ugo Bertotti, che racconta la vita quotidiana delle donne in un paese come lo Yemen. In uscita a Lucca Comics 2013.
Racconta il pensiero e la figura politica di Enrico Berlinguer il fumetto “Arrivederci Berlinguer”, di Elettra Stamboulis e Gianluca Costantini, edito da Beccogiallo, in uscita dal 31 ottobre 2013.
Nella foto che vedete c’è un’illustrazione realizzata daAlessandro Di Sorbo in occasione della sua personale “Il mare chiuso”. Una mostra a Roma, presso HulaHoop Club e la libreria L’Eternauta in collaborazione con la casa editrice VerbaVolant e a cura di Rossana Calbi. Fino al 29 novembre 2013.
Da qualche tempo volevo trovare l’occasione di parlarvi del bravissimo Zac Gorman, che in Italia abbiamo visto tra le pagine della serie “Adventures Time”. Visto che sta per arrivare Halloween, questa storia breve e commovente, tratta dal suo archivio, mi sembra un ottimo biglietto da visita.
Zé Burnay è un fumettista portoghese che disegna bellissimi mostri! Sta per partire il suo nuovo webcomic dal titolo “Witch Gauntlet“, da seguire.
Questo è uno sketch di una giovane e brava fumettista, Roberta Sacchi, in arte Sakka. Partecipa nell’antologia “Talesfrombaule” dei Licaoni in uscita a Lucca Comics 2013. Se volete leggere qualcosa c’è anche una sua storia breve sul portale Verticalismi.it, dal titolo “Romanzo Rosa”.
Prima di chiudere e ricordarvi le consuete modalità per restare in contatto, vi annuncio che la prossima settimana la Top 10 fumetti e illustrazioni sarà completamente dedicata alla manifestazione Lucca Comics & Games 2013, il festival internazionale del fumetto, del cinema d’animazione, dell’illustrazione e del gioco, dal 31 ottobre al 3 novembre a Lucca.
E ora come sempre vi ricordo che se siete degli artisti e volete segnalarci i vostri lavori, basta commentare questo post con il link al vostro blog, Tumblr, sito o portfolio! Grazie mille a tutti quelli che ci seguono!
Alla prossima,
Odri
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kikyohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKikyo2013-10-25 11:59:082013-10-25 11:59:08Top 10 fumetti e illustrazioni: i migliori creativi della settimana
Anche quest’anno saranno tre i giorni dell’evento per questa terza edizione, che si concluderà Domenica 27 Ottobre:
Venerdì, 25 ottobre 2013, dalle 9:30 alle 19:30.
Sabato, 26 Ottobre 2013, dalle 9:30 alle 19:30.
Domenica, 27 Ottobre 2013, dalle 9:30 alle 19:30.
Tornei in programma
25 Ottobre
– Activision: 10:00 e 18:30 si avrà il torneo di “Call of Duty Black Ops 2“, Xbox 360 clan 5on5, 38 team.
– Electronic Arts: 15:00 e 18:00 si avrà il torneo di “FIFA 14“, Xbox 360 1vs1.
– Nintendo: 11:00 e 18:00 si avrà il torneo di “Pokémon Bianco & Nero 2“, Nintendo DS 1vs1, eliminazione diretta, 64 players.
15:00 e 18:00 si avrà il torneo di “News Super Mario Bros. U“, Wii U 1vs1, caccia alle monete – eliminazione diretta, 64 players.
18:00 e 19:00 si avrà il torneo di “Pokemon X e Pokemon Y“, Nitendo 3DS 1vs1, show match.
26 Ottobre
– Activision: 11:00 e 19:00 si avrà il torneo di “Call of Duty Black Ops 2“, Xbox 360 clan 5on5, 4 team.
– Electronic Arts: 11:00 e 18:00 si avrà il torneo di “FIFA 14“, Xbox 360 1vs1, 256 players.
– Nintendo: 11:00 e 18:00 si avrà il torneo di “Mario Kart 7“, Nintendo 3DS 1vs1, corsa sfida eliminazione diretta, 64 players.
15:00 e 18:00 si avrà il torneo di “News Super Mario Bros. U“, Wii U 1vs1, caccia alle monete – eliminazione diretta, 64 players.
18:00 e 19:00 si avrà il torneo di “Pokemon X e Pokemon Y“, Nitendo 3DS 1vs1, show match.
27 Ottobre
– Activision: 10:00 e 18:30 si avrà il torneo di “Call of Duty Black Ops 2“, Xbox 360 clan 5on5, 38 team.
– Electronic Arts: 15:00 e 18:00 si avrà il torneo di “FIFA 14“, Xbox 360 1vs1, 256 players.
– Nintendo: 11:00 e 18:00 si avrà il torneo di “Pokémon Bianco & Nero 2“, Nintendo DS 1vs1, eliminazione diretta, 64 players.
15:00 e 18:00 si avrà il torneo di “Wii Party U“, Wii U 1vs1, tutti contro tutti – eliminazione diretta, 64 players.
18:00 e 19:00 si avrà il torneo di “Pokemon X e Pokemon Y“, Nitendo 3DS 1vs1, show match.
Gli espositori
Di seguito i vari espositori confermati al Games Week.
Avremo anche il Games Week Indie in cui sarà possibile provare i migliori videogiochi indipendenti italiani, di recente o prossima uscita, e incontrare di persona i loro sviluppatori.
L’iniziativa, promossa da AESVI4Developers in collaborazione con IndieVault.it, è stata pensata per promuovere le produzioni indipendenti italiane che stanno vivendo un grande fermento.
Inoltre domenica 27 ottobre 2013 vi sarà il Cosplay Contest di Games Week.
Dopo aver dato un’occhiata veloce al prezzo dei biglietti non resterà quindi che recarsi di corsa al: Al MiCo – Gate 5, Angolo tra Viale Scarampo e Viale Teodorico 🙂
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/10/Logo_gamesweek_white.jpg381640Nathan Gangihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNathan Gangi2013-10-25 11:30:502013-10-25 11:30:50Games Week 2013: al via l’evento italiano dedicato ai videogiochi
Scordate l’Overlook Hotel. Dimenticate Norman Bates e il suo fatiscente motel. Cancellate la villa di The Others. Le vere case infestate escono dalle pellicole di Hollywood e sbarcano su Booking.com.
Il popolare portale di booking on line ha infatti lanciato la campagna “Stay if you dare“, una sfida agli utenti e alla loro paura del buio.
Vi sentite sin troppo coraggiosi per farvi spaventare da una campagna stampa? Aspettate a dirlo.
Dal 25 ottobre fino al giorno di Halloween sarà possibile prenotare una stanza in uno dei 7 hotel più spaventosi d’America, rappresentati per l’occasione da Akiko Stehrenberger come locandine di terrificanti film dell’orrore.
L’agenzia Wieden + Kennedy di Amsterdam ha progettato questa spettacolare campagna in modo da poter presidiare più media e piattaforme. Dall’affissione dei poster nei cinema nazionali, passando per un sito dedicato, passando per uno spot televisivo, pre-rolls e banner tematici.
I 7 hotel infestati in cui poter passare la notte più insonne della vostra vita sono sparsi in tutto il territorio statunitense:
The Queen Anne Hotel a San Francisco, Calif.
The 1886 Crescent Hotel ad Eureka Spring, Ark.
The Gettysburg Hotel a Gettysburg, Pa.
Hotel Galvez a Galveston, Texas
The Historic National Hotel a Jamestown, Calif.
The Stanley Hotel ad Estes Park, Colo.
The Vinoy Renaissance Hotel a St. Petersburg, Fla.
Le storie che circolano intorno a queste strutture sono tra le più eccentriche e terrificanti, e non a caso la scelta degli hotel-testimonial è ricaduta su strutture che in America sono conosciuti per le leggende che si portano dietro.
Nella stanza 410 del Queen Anne di San Francisco, ad esempio, pare aleggi ancora lo spirito di Miss Mary Lake, la perfida istruttrice del collegio che sorgeva lì dove oggi si trova l’hotel. Altro che vecchio cimitero indiano.
Nello spot televisivo ideato per la campagna, possiamo asssitere ad una delle visite che Miss Mary riserva agli ospiti dell’hotel.
Oltre 350.000 strutture convenzionate. Incluse quelle infestate.
Scherza così alla fine del video Booking.com, che fa suo alla lettera il dogma “dai al cliente ciò che vuole, qualunque cosa sia”. E quale occasione migliore di Halloween per premiare quei clienti che oltre alla vacanza cercano un po’ di brivido? Booking.com ha la risposta anche a questo tipo di richieste.
Qui di seguito il resto delle locandine realizzate per la campagna. Uno sforzo comunicativo importante che però trasmette bene il messaggio del brand e inserisce Booking.com nella gallery dei marchi che hanno fatto delle emozioni (nello specifico, del terrore) il biglietto da visita per comunicare in maniera originale con gli utenti.
E voi, spendereste mai una notte in queste strutture? Fate attenzione a come rispondete, le vecchie istruttrici di collegi sanno essere piuttosto vendicative…
Credits:
Client: Booking.com
CMO: Paul Hennessy
Brand Director: Cort Cunningham
Agency: Wieden + Kennedy, Amsterdam
Executive Creative Directors: Mark Bernath, Eric Quennoy
Creative Directors: Zach Watkins, Gen Hoey
Art Director: Craig Williams
Copywriter: Zach Watkins
Head of Production: Erik Verheijen
Agency Producer: Elissa Singstock
Planner: Daisy Andrews
Group Account Director: Jordi Pont
Account Director: Courtney Trull
Account Manager: Alex Allcott
Art Buyer: Maud Klarenbeek
Digital Producer: Matthew Ravenhall
Project Manager: Jackie Barbour
Business Affairs: Justine Young
Media Buy: Wieden + Kennedy, New York
Production Company: Concrete Films
Director: Mark Bernath
Director of Photography: Maxime Alexandre
Producer: Hani Salim
Editing Company: Wieden + Kennedy
Editor: Julien Maingois
Audio Post: Grand Central Recording Studios
Sound Designer, Mixer: Raja Sehgal
Sound Design: Grand Central Recording Studios
Artist, Title: Raja Sehgal
Postproduction: MPC, Amsterdam
Flame: Lise Prud-Homme
Telecine: George K
Producer: Gerben Molenaar
Illustrator: Akiko Stehrenberger
Agent: Helene Polverelli, H Represents
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Danilo di Capuahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDanilo di Capua2013-10-25 11:00:112013-10-25 11:00:11Stay if you dare: ad Halloween lo scherzetto lo fanno gli hotel
Da sempre la programmazione e i suoi linguaggi sono visti dai più come un oscuro patrimonio riservato alla comprensione di pochi, al di fuori della portata dei comuni mortali. Ci si immagina il programmatore ancora con lo stereotipo del nerd sempre davanti al computer (suvvia!), o dell’hacker informatico che vive in un mondo a parte in pieno stile Matrix o Tron.
Oggigiorno, tuttavia, moltissime professioni richiedono sempre più l’ausilio pressoché quotidiano di un pc, di un portatile, di un tablet o di un qualsivoglia terminale basato su un apparente groviglio infinito di codici e di linguaggi macchina, dei quali, diciamolo, moltissime volte ignoriamo la maggior parte delle funzioni.
Immagine tratta da www.thinkstockphotos.it
Perché imparare e da dove iniziare
Navighiamo in internet, scarichiamo app, giochiamo con gli smartphone, usiamo costantemente i social edia e, tuttavia, spesso e volentieri siamoprivi di almeno un’infarinatura sul codice da cui tutto il nostro vivere digitale proviene. Basti pensare che per aprire un banalissimo blog in WordPress, per esempio, potrebbe già tornare assai utile avere alcune nozioni in ambito HTML.
E se vi dicessimo che c’è un sito che permette di imparare gratis a programmare partendo da zero, perlopiù con l’aiuto dei social media? Esiste davvero: si chiama Codecademy, è attivo già da oltre due anni ed è basato su una semplice quanto pazza e virale idea: chiunque lo voglia può imparare le basi della programmazione.
“i programmatori del domani sono i maghi del futuro, sembreranno avere dei poteri magici a confronto di chiunque altro”
Noi l’abbiamo provato di persona per voi.
Contando l’appoggio di alcuni dei maggiori nomi dei Venture Capital operanti alla Silicon Valley, Codecademy è un’iniziativa lanciata da un’associazione no-profit denominata Code.org, sostenuta da personaggi come Bill Gates, Mark Zuckerberg, Will.i.am e Drew Houston, co-fondatore di Dropbox.
Struttura, accessibilità ed utilizzo di Codecademy
Il sito offre una serie di lezioni online suddivise in tutorial, dei veri e propri corsi in HTML, CSS, jQuery, JavaScript, PHP, Python e Ruby, fornendo quantomeno le basi fondamentali su cui iniziare a porsi domande pertinenti riguardo la programmazione.
Ogni corso è strutturato in una serie di esercizi che richiedono la corretta compilazione per poter accedere al successivo step, in una sorta di ‘gioco’ che consente di testare quanto compreso finora dalle istruzioni che man mano vengono impartite per avanzare nell’apprendimento.
Immagine tratta da Codecademy.com
Dove sta la novità? Oltre ad un sistema di badge e di punti accumulati in pieno stile Foursquare, collezionabili come incentivi per confermare i propri successi, una barra di avanzamento in percentuale che attesta il progresso delle lezioni, c’è l’opportunità di iscriversi a gruppi di studio, forum, addirittura di creare un proprio profilo con tanto di foto e descrizione, con la possibilità di ricevere notifiche di interventi sui propri post e “like” (un sistema di “votes” molto simile al +1 di Google Plus), condividendo gradualmente su Facebook e su Twitter ogni dubbio, nuova scoperta, progetti ed idee.
Per la prima volta nella storia del web, la programmazione apre i battenti anche ai social media (con tutti i pro ed i contro che ne derivano), divenendo quantomeno più aperta e condivisibile per un primo approccio che non richiede particolari prerequisiti, se non tanta voglia di mettersi alla prova e di confrontarsi con chi, come noi, ha provato a cimentarsi nell’ardua via della programmazione. Ebbene sì, qui si parla anche di utilizzo dei social come strumento di apprendimento, anzi oserei dire di un serio inizio di educazione digitale.
Immagine tratta da Codecademy.com
Punti deboli di Codecademy
Detto questo, vediamo l’altro lato della medaglia. Premesso che Codecademy ha un gran potenziale, è innegabile che ci siano alcune falle da sistemare:
1) Se sbagli qualcosa in un esercizio, nonostante l’efficace console di avvertimento integrata nella finestra di Codecademy, spesso il messaggio di errore è troppo difficile da interpretare per i “non addetti ai lavori”, leggesi i neofiti che si affacciano all’arte del programmare;
2) La navigazione del sito talvolta entra in conflitto con gli stessi esercizi che propone: in alcuni casi è necessario resettare le impostazioni di visualizzazione del browser affinché l’esercizio venga conteggiato come corretto (e quindi permetta l’avanzamento del programma formativo). Questo purtroppo si viene a sapere soltanto dagli innumerevoli utenti che se lo sono chiesto nei forum e solo raramente perché appare un avviso integrato nelle pagine degli esercizi stessi.
3) Il contenuto e la qualità dell’insegnamento non sempre sono all’altezza delle aspettative: i corsi online sono stati scritti da programmatori volenterosi, i quali si sono dedicati gratuitamente a scrivere tutti i passi da seguire e gli “how to” da rispettare. Alcuni corsi come il primo da cui consigliamo di iniziare (denominato “Web Fundamentals”) è piuttosto vicino alle esigenze dell’utente medio, lo accompagna dall’inizio alla fine senza dare troppo per scontato (ad esempio capire il concetto di dover chiudere un tag HTML una volta aperto).
4) Il forum di apprendimento con cui confrontarsi può tornare assai utile, ma può anche costituire una grande tentazione. Moltissimi infatti hanno già completato gli esercizi prima di noi, perciò basta dare letteralmente un’occhiata per trovare il codice corretto che desideriamo bell’e fatto.
Immagine tratta da Codecademy.com
Una valida alternativa: Dash
Ma non scoraggiamoci. C’è bisogno di siti come Codecademy, che sappiano rendere un’abilità come la programmazione più condivisibile, più accessibile, più Social Media compatibile e perché no, più divertente.
Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento e ad avere una valida alternativa a Codecademy, da pochi giorni è stato lanciato Dash, un sito totalmente dedicato a migliorare le proprie conoscenze sullo sviluppo di siti web.
Immagine tratta da https://dash.generalassemb.ly
Lanciato dalla General Assembly, incubatrice d’impresa presso New York City, è nato come sussidio scolastico per studenti, fino a diventare una piattaforma educativa mondiale grazie alla condivisione che ha ricevuto sui social network.
Si può accedervi usando il proprio account Twitter o email, sfortunatamente non tramite il login di Facebook. Per ora la sua offerta formativa è limitata a HTML, CSS e JavaScript, a differenza di Codecademy che comprende anche nozioni di PHP, Ruby, Python e jQuery, insegnando così anche le basi per programmare minigiochi o app.
A favore di Dash va il fatto di presentarsi come una piattaforma “project-based”, quindi forse ancora più stimolante e motivante, dato che permette di vedere in tempo reale le proprie creazioni web, piuttosto che suggerire la memorizzazione di concetti distanti e astratti. Anch’esso è gratis e accessibile da chiunque voglia aprirsi un account.
Immagine tratta da https://dash.generalassemb.ly
A chi è venuta voglia di imparare a programmare? 😉 Dateci il vostro parere tramite un commento qui, su Facebook o su Twitter! Secondo voi l’apprendimento della programmazione è compatibile con il mondo dei social media?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Akkarinhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAkkarin2013-10-25 10:15:232013-10-25 10:15:23Codecademy: imparare a programmare nell’era dei social media
Hairdressr è la sfida di Enzo Li Volti, Alessandro Bruzzi, Luca Tironi e Luca Mattivi che in sei mesi hanno dato vita ad un network esclusivo di top hairstylist, proponendo di portare nuova linfa al settore dei saloni di bellezza; a sostenerli anche Club Italia Investimenti 2 che su loro ha scommesso 50.000€.
In attesa che i loro servizi vengano lanciati ufficialmente a Milano l’11 Novembre, ed a Roma il 30 Novembre, scopriamo con i fondatori e con i saloni cos’é Hairdressr e come si propone di creare innovazione in tale mercato.
1. Come avete trasformato l’odierna difficoltà dei saloni in opportunità?
Team: “Abbiamo ascoltato i clienti e creato un prodotto tutto nuovo per i saloni, utilizzabile senza la necessità di un computer, internet e senza conoscenze tecniche. Abbiamo superato qualsiasi software tradizionale di gestione (in gran parte americani) per ripensare ad una esperienza utente tutta focalizzata a ridurre le opzioni in nome di una sempre maggiore facilità di utilizzo. La nostra attenzione per la semplicità è frutto di una ricerca finalizzata a consentire ai saloni di potersi concentrare sulle funzioni davvero importanti, eliminando il superfluo. La nostra filosofia permette così di fornire un servizio che organizzi il lavoro dei saloni in modo evoluto ed intelligente per valutare, in tempo reale, quale tipo di accoglienza cliente sia necessaria: Hairdressr consente l’ordine e la precisione dell’agenda digitale insieme alla flessibilità di gestione delle prenotazioni tradizionali, tutto in tempo reale per aumentare così produttività e qualità del servizio al cliente.”
2. Come funziona la piattaforma Hairdressr?
Team: “Hairdressr è un servizio chiavi in mano per i saloni di alta qualità: il software è stato realizzato per sfruttare al meglio le potenzialità dell’hardware su cui viene installato che è parte integrante del servizio offerto. I tablet forniti coniugano l’esperienza touch, la connettività a internet 24/7 e una portabilità che sono i punti di forza del pacchetto all inclusive. Per il cliente, Hairdressr rappresenta un servizio unico nel suo genere. Al centro è posto il network accreditato di parrucchieri di qualità a disposizione dei clienti che dispongno di un servizio di prenotazione online personalizzabile per i servizi e il proprio personale di fiducia.”
3. Come vi siete mossi nell’instaurare il dialogo con i saloni?
Team: “Per avviare il dialogo con i saloni il processo è iniziato attraverso l’incontro con i grandi stylists: Compagnia della Bellezza, Toni&Guy, Rolando Elisei, Aldo Coppola e altri. In tale modo è stato possibile sfruttare la leva della scalabilità del network per arrivare in modo capillare e sponsorizzato a tutte le realtà di alta qualità dislocate sul territorio italiano. Grazie al prestigio dato dall’ingresso in Hairdressr dei migliori saloni, ad esempio Luca Picchio a Roma o i Didier di Compagnia della Bellezza, le richieste di entrare nel network esclusivo sono cresciute oltre ogni aspettativa al punto da dover stabilire una lista d’attesa per assicurare la massima qualità del servizio ai partner accreditati.”
4. I saloni erano già “online”?
Team: “Oltre il 90% dei saloni era offline: il mercato è molto complesso e tipicamente old economy. Ad oggi il settore non è riuscito a muoversi in modo omogeneo verso una transizione efficace al digitale. Il nostro lavoro è reso più impegnativo dall’essere un first mover che non si presenta solo come un fornitore di software ma come una nuova filosofia organizzativa in cui una piattaforma di servizi integrati è la chiave di volta per accompagnare i saloni a cogliere i vantaggi competitivi del mondo internet.”
5. È stato necessario un lavoro di formazione sui punti vendita?
Team: “Non è stato necessario un lavoro di formazione sui punti vendita, grazie ad un studio mirato dell’interfaccia e dell’usabilità: abbiamo affiancato i migliori professionisti, cogliendone le migliori best practice e trasferendole su Hairdressr. Il design si caratterizza non solo per una ricercata bellezza e pulizia visiva ma esprime una concezione di funzionamento unica nel suo panorama.”
6. Da qui a un anno, fin dove volete arrivare?
Team: “Abbiamo l’obiettivo di coprire 1.200 saloni di alta fascia in Italia, diventando il punto di riferimento online e ponte di collegamento tra il mondo tradizionale e una esclusiva vetrina digitale in cui, grazie a Hairdresser, trovano espressione quei valori di bellezza e unicità che i migliori saloni sanno interpretare.”
7. Perché entrare a far parte del network di Hairdressr?
Lucio Gervasi, direttore generale Compagnia della Bellezza: “Hairdressr lavora all’interno di un campo attualmente inesplorato e dalle altissime potenzialità: quello della prenotazione online. Grazie a questa piattaforma è possibile attirare clienti nuove nel salone, utilizzando i feedback positivi della cliente e qualificando il lavoro dei veri professionisti.”
Sergio e Federica, Milano (gruppo Compagnia della bellezza): “Oggi è importante entrare a far parte del network di Hairdressr perché ci permette di essere più forti.”
Luca Picchio, Roma (gruppo Compagnia della bellezza): “Siamo sempre all‘avanguardia e cerchiamo sempre soluzioni che possano migliorare il nostro lavoro, sia a livello qualitativo nei capelli, sia nell’organizzazione… idee che possano aiutare noi da questa parte della barricata, ma anche e soprattutto le clienti. In questa ricerca ci siamo per fortuna “imbattuti” in hairdressr, grazie alla nosta casa-madre compagnia della bellezza che come sempre ha prevenuto un nostro bisogno. Abbiamo studiato e provato questo semplice ma organizzatissimo programma e ce ne siamo subito innamorati… per la complessità di informazioni che gestisce, la velocità dell’aggiornamento in tempo reale, la semplicità d’uso sia per noi che per le utenti finali.”
8. In che misura ritenete che Hairdressr influirà sul vostro giro d’affari?
Lucio Gervasi: “Nei prossimi 5 anni riteniamo che il 50% delle prenotazioni dei saloni di parrucchiere avverrà attraverso il canale web. Riteniamo che la gestione delle prenotazioni e la presenza qualificata su internet siano cruciali per il successo del salone di parrucchiere 2.0.”
Sergio e Federica: “Hairdressr influirà sul nostro giro d’affari in modo positivo, in particolare ci permetterà di essere più organizzati e avremo più informazioni utili delle clienti.”
Luca Picchio: “Sicuramente riusciremo ad organizzare meglio e più velocemente il lavoro, le clienti potranno prendersi da sole gli appuntamenti e questo consentirà una maggiore libertà e presenza in salone degli addetti ai lavori…questo a cascata migliorerà la qualità del lavoro…e si sà che qualità porta quantità!”
9. Come Hairdressr cambia il vostro modo di fare comunicazione?
Lucio Gervasi: “Sicuramente avremo una maggiore attenzione al canale web. Quindi aumenteremo gli investimenti su questo canale per attrarre clienti e fidelizzare le clienti attuali.”
Sergio e Federica: “Hairdressr è sinonimo di essere in rete con semplicità e essere più contattati !!! Una cosa fantastica e innovativa!”
Luca Picchio: “Sicuramente anche se non ne è la ragione principale di scelta, ci inorgoglisce molto essere sempre all’avanguardia in ogni campo. E poi si sà che da anni il web è il metodo di comunicazione più veloce dinamico sicuro e moltiplicativo…lo abbiamo testato da molto essendo anche e sempre alla ricerca di nuove soluzioni di marketing. Siamo sicuri che faremo un ottimo lavoro insieme e che cresceremo ulteriormente entrambi!!!”
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Anna Macchionihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAnna Macchioni2013-10-25 08:54:452013-10-25 08:54:45Hairdressr, la startup che entra nei saloni di bellezza
La visione di Castaway ci aveva trascinato in un mondo di solitudine e sofferenza, poi i più recenti reality “Survivor” e “L’isola dei famosi” ci hanno dimostrato la potenza di questo format televisivo, riscuotendo sin da subito grande successo e popolarità. La scorsa estate Samsung ha rivoluzionato il concetto di reality e sopravvivenza lanciando SOS Island, un nuovo reality dai contenuti innovativi e “intelligenti”.
L’avventura ha avuto inizio a fine settembre. Otto giovani concorrenti vivranno per due settimane su un’isola deserta dei Caraibi ripresi in live streaming. La novità in assoluto è che, a differenza dei precedenti format che riprendevano passivamente i naufraghi senza interazioni, i ragazzi dovranno documentare la loro esperienza in prima persona attraverso YouTube, Twitter e Instagram utilizzando le tecnologie Samsung GALAXY S4 Zoom e GALAXY NX Camera e dimostrando abilità fotografiche e di ripresa video!
“SOS Island” va in onda su YouTube e Facebook dallo scorso 30 settembre fino al 31 novembre 2013. Il pubblico può votare via Twitter, Facebook e Instagram. Il vincitore finale, colui o colei che riceverà più voti, sarà incoronato “The Smartest” e vincerà la propria isola privata, un pacchetto del valore di $ 100.000 dollari.
“È un progetto ambizioso, che non sarà sicuramente dimenticato. La gente ha bisogno di nuove esperienze di intrattenimento, e questo reality arrivando nel regno dei social media ha creato un evento senza precedenti. Abbiamo raggiunto un punto di svolta.” Craig Borders, produttore e regista.
Tra gli otto concorrenti c’è anche l’italiana Veronica Benini in arte Spora, ex architetto, autrice di due pubblicazioni, “Tacco12” e “Guida bionda per influencer“, e titolare unica di StilettoAcademy.com.
Credits: Marco Rossi
La StilettoAcademy “è una vera e propria scuola in cui le donne imparano ad apprezzare la loro femminilità e l’arte della camminata perfetta sui tacchi, con tanto di corsi, workshop ed eventi legati al mondo dei tacchi alti e della femminilità”.
Sul suo blog potete leggere la sua personalissima storia che l’ha portata a diventare Spora, a fondare Stiletto Academy, e poi partecipare a SOS Island. Noi Ninja abbiamo scambiato quattro chiacchere con lei proprio a riguardo della sua avventura. Prendetevi qualche minuto e leggete tutta l’intervista, ne vale la pena!
Ciao Veronica. Sei la fondatrice di StilettoAcademy, un progetto iperfemminile nato per insegnare alle donne i trucchi e i segreti della camminata perfetta. Cosa ti ha portata a candidarti per il progetto di Samsung SOS Island?
Stiletto Academy non è più un progetto ma una ex startup che è diventata un’agenzia di portamento affermata e addirittura il mio lavoro a tempo pieno da più di un anno. È spesso difficile far capire alle persone che sì, è il mio lavoro e che sì, mi ci guadagno da vivere. Nata da un post sul mio blog poco più di tre anni fa, non mi sarei mai aspettata che i tacchi diventassero la mia vera passione e il mio lavoro, dato che costruivo grattacieli. Ma la vita non è mai come te l’aspetti, ed è quello il bello. La candidatura sull’isola rispecchia molto la mia personalità: amo le sfide. È vero che i tacchi sono la mia seconda pelle, ma sono anche una viaggiatrice solitaria e parto spesso all’avventura.
Mi piace quest’intervista perché più che di me, parleremo delle strategie marketing che ci sono dietro ai blogger, e io non esito mai a parlarne con entusiasmo e trasparenza. I motivi per i quali mi sono candidata, quindi, sono tre. In primis essere selezionati in un casting internazionale è un’ottima prova di self branding e comunicazione, i partecipanti erano 11500 per 16 posti. La cosa più importante era capire il vero obiettivo, ossia che non era un reality “standard” di sopravvivenza bensì una campagna adv e che cercavano influencer, non esperti di sopravvivenza né tantomeno dei “civili” come definisco chi non va oltre Facebook. Una volta capito l’obiettivo, ho costruito una presentazione che rendesse il mio personaggio adatto al programma. I tacchi sono antagonisti dell’isola deserta, ma appunto per quello il personaggio si cala in una sfida ben riconoscibile.
Il secondo motivo era il partecipare ad un reality per capire come funzionano dall’interno. Sto cominciando a fare TV ed è un mondo che mi incuriosisce molto. Inutile dire che le cose più preziose che io abbia imparato durante questa esperienza siano state quelle offline, sia per la strategia marketing dietro a un progetto così innovativo, e anche per come funziona una produzione con un budget così alto (che ho stimato personalmente a 2,5M$). Poi ovviamente sono state preziose le interazioni e conoscenze con altri influencer molto grossi, e anche il cliente, ossia Samsung in persona, e la casa di produzione. Andare oltre la sfera italiana, quando si lavora in rete e si parlano 4 lingue, mi viene naturale: la rete non ha nazionalità a parte la lingua. Parlo correntemente inglese, spagnolo, francese e italiano, ma a volte è un problema, e vedremo il perché.
Il terzo motivo è strategico: sto per lanciare Stiletto Academy negli Stati Uniti e partecipare ad una campagna US mi fa curriculum e ho avuto la prima porta aperta negli ambienti che mi interessano.
In cosa ritieni che questo progetto si discosti dai tradizionali reality televisivi? E come descriversti il rapporto tra televisione e YouTube?
SOS Island è innovativo in due cose. Intanto stiamo parlando di una produzine titanica per il lancio di due devices Samsung, non di un vero reality con degli sponsor. Parliamo di un reality per uno sponsor, e unico, costruito su misura. La cosa più geniale è stata appunto scegliere degli influencer internazionali e trasmettere in live su YouTube: siamo oltre la televisione, siamo laddove sono tutti: in rete. È questo il futuro della televisione, anche sul Grande Fratello stanno facendo casting di blogger. La rete detta legge alla televisione, ormai, è palese. Come racconto nel mio ebook “Guida bionda per influencer” i blogger hanno qualcosa che gli attori e i brand non hanno: personalità, verità, punto di vista. Tutti fattori preziosi per veicolare l’esperienza di un prodotto piuttosto che il prodotto stesso in una pagina di giornale con un claim. Siamo stanchi degli slogan.
Le produzioni televisive sono sponsorizzate da marchi, e i marchi sono sempre più veicolati da personalità e testimonial, campagne virali e SMM. La dinamica del ribaltamento di leadership fra rete e TV mi sembra cristallina e molto logica: parte dalle dinamiche che stanno cambiando il modo di fare pubblicità, ed essendo la pubblicità a finanziare la TV, la TV cambia. Questo ribaltamento si legge anche nell’editoria e in moltissimi altri ambiti. Potremmo discutere animatamente di morale, di etica, di cultura o di un annunciato impoverimento, ma mi sembra riduttivo e non vedo la tragicità che molti vedono, anzi: l’avvento delle personalità forti nella pubblicità e quindi in TV darà più qualità, e succederà qualcosa di molto bello solo se le produzioni sapranno essere innovative e abbastanza intelligenti da cambiare registro e reinventare una TV al passo coi tempi per permettere a queste personalità forti di trascinare le masse in un intrattenimento di qualità maggiore perché veritiero. E se il product placement è al centro economico di moltissime produzioni televisive, dovremmo affrontarlo con intelligenza e furbizia. Citare il Gattopardo sarebbe banale, ma dannatamente appropriato.
Lavoro e vita privata: che ruolo attribuisci ai social media in queste due sfere?
Caschi male, io non riesco a discernere come vorrei i due mondi. Il mio smartphone è una parte intima della mia persona, ma anche il mio ufficio: dentro ci sono le mail lavorative, le presentazioni su Issuu, i vari account social della Stiletto Academy. Ma anche Whatsapp e le mie foto personali, le telefonate della mia famiglia e persino l’app che mi fa “poppare” un remind per dirmi che tra tre giorni mi arriva il ciclo. Pensate al momento in cui state scrivendo una mail di lavoro importantissima e subentra il messaggio Whatsapp di un flirt: i due mondi collidono e devono coesistere, ribaltando le nostre priorità in una frazione di secondo e catapultandoci da un mondo a un altro.
Il fatto che sui social si sviluppino sia il nostro lavoro che molte parti della nostra vita privata, rendono il device il vero colpevole del nostro smarrimento. Ritengo che ci voglia una forte disciplina interna per discernere registro e canale all’interno dello stesso smartphone. Marco Massarotto, in Mobile Marketing, descrive molto bene il rapporto intimo che abbiamo costruito con lo smartphone e che comincia ad essere sfruttato nel marketing mobile, anche se siamo a mio avviso agli albori di una rivoluzione che andrà molto, molto più lontano. Odio ripetermi, ma a mio avviso è un campo minato e un gran pericolo per le nuove generazioni che conoscono solo la vita dopo gli smartphone. Ma riassumendo brevemente un concetto di Marco Zamperini diciamo che c’è speranza e bisogna far tesoro dei suoi insegnamenti: “Dobbiamo insegnare la rete ai bambini senza porre limiti o incutere timore, accompagnandoli“.
L’esperienza sull’isola ha cambiato qualcosa in te e nel tuo rapporto con il web? E con gli utenti, i tuoi follower?
È cambiato molto, e non in meglio sull’immediato. È stato un investimento a lungo termine e non per la mia posizione nella rete italiana. In Italia nessuno si sarebbe aspettato una cosa dal genere ed è stato troppo: troppo come successo per una che non è famosa come molti altri, troppo come portata all’internazionale, troppo come discostamento dal mio personaggio sui tacchi. Lo sanno tutti che viaggio da sola ed ho un canale YouTube dove mi filmo con un fish eye, ma sopravvivere su un’isola deserta viola troppe regole del mio personaggio, annientandolo. Ero cosciente del rischio e sull’isola ho indossato delle sneakers con la sagoma dei tacchi stampata sopra, ma non è stato abbastanza. I tacchi per il mio personaggio sono tutto, e ne ho avuto la prova.
Anche se in termini di reputazione è stato molto positivo, a livello di consensi sul momento si è verificato un totale flop perché non sono un personaggio amato per definizione: “Sono figa, non posso essere anche simpatica” è la mia bio su Twitter da anni. Ho una personalità forte e sono una discreta “big mouth”, quindi risulta molto difficile ottenere appoggio e supporto piuttosto che invidia da parte della mia audience. In molti hanno commentato dicendo che ero lì per spararmi le pose e basta. Appena ho visto come peggiorava la situazione ho coinvolto @Iddio per fare un livetwitting negativo nei miei confronti per scatenare gli haters e gli ironici, ma non ha funzionato anche se lui si è divertito moltissimo ed è stato molto carino a darmi una mano. Per avere un appoggio consistente avrei dovuto suscitare ancora più odio, ma l’ho capito troppo tardi. Anche se per il mio personaggio l’odio sarebbe la strada più semplice da percorrere, è un registro che non mi piace dato che il mio lavoro è trasmettere e condividere tacchi e femminilità gratis: sono una che si dà alla rete, non una che toglie. Sviluppare l’odio è in netto contrasto con il mio lavoro, che suscita affetto per chi viene ai miei eventi. Sono davvero in difficoltà su questo aspetto e ci sto lavorando con Luigi Centenaro, consulente in self branding.
E poi come accennavo prima: le lingue sono un’arma a doppio filo. Il fatto che parlassimo solo in inglese non ha aiutato per niente la mia posizione: la maggior parte della mia audience non capisce l’inglese parlato di fretta e non può seguire, sentendosi esclusa. Andare a toccare le corde dell’ignoranza in una lingua che tutti dicono saper parlare non è una mossa molto astuta. Il cliente questo lo ha capito, cosa che ha reso la mia eliminazione più comprensibile, ma non è stato l’unico motivo.
In linea generale questa esperienza mi ha aiutato a dissociarmi dal personaggio della Spora sul blog e ad apparire come Veronica Benini. Più facile a dirsi che a farsi, la gente si lamenta, molti fan si sentono traditi, e io non ci capisco più niente. Quando la tua faccia e il tuo nome e cognome sono di dominio pubblico, arriva il momento di mollare l’avatar biondo e diventare te stessa. Una te stessa che conserva una vita privata, ma comunque una te stessa che ha anche una vita pubblica molto esposta e che devi gestire nei minimi dettagli. È un lavoro a tempo pieno e non è per niente scontato.
Ringraziamo Veronica per questa intervista!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Laura Cardonehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngLaura Cardone2013-10-24 16:01:082013-10-24 16:01:08SOS Island, il "Survivor" digitale raccontato da Veronica Benini [INTERVISTA]
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