8 consigli per migliorare il Mobile SEO

Abbiamo recentemente parlato di Content strategy per il Mobile e in seguito ci siamo occupati dei fondamenti per un buon mobile marketing. Ma come possiamo ora influire sul corretto posizionamento dei nostri contenuti su mobile? A riguardo, Google, ultimamente sta prendendo una posizione più forte sul mobile SEO, confermando che inizierà a penalizzare tutti quei siti non ancora mobile friendly e non configurati in modo corretto.

CI sono ancora, infatti, un sacco di piccoli e grandi marchi che non riescono a fornire un’esperienza smartphone ottimizzata, e che per questo questo potrebbero essere penalizzarli, anche se di poche posizioni, ma influendo negativamente sulle visite totali.

Vediamo quindi  alcune dritte su come bisogna agire per migliorare il Mobile SEO per piacere a Big G.

 1. Keyword brevi

Le parole chiave diventano fondamentali se si parla di Mobile SEO, ma quello che devono ricordare le aziende è che non bisogna ragionare come un utente desktop, e quindi bisogna evitare di utilizzare le “long tail”, ovvero le parole chiave a coda lunga, composta cioè da più parole. Infatti su mobile gli utenti tendono ad effettuare ricerche con parole brevi, e non sono disposti a far passare intere pagine di risultati.

2. Integrazione con i Social

Gli utenti dotati di smartphone usano sempre più i social da mobile per rimanere in contatto con il mondo digitale mentre sono fuori casa. Questo dovrebbe spingere i proprietari di siti web ad incorporare la condivisione dei loro contenuti sui social direttamente dalla pagina web, creare i profili di Google + e promuovere quindi i contenuti per influire positivamente sulla SEO.

 

3. URL semplificati

Un forte dibattito nel mondo SEO è  quello relativo alle URL. Difatti siamo sempre stati abituati a considerare url differenti per una stessa pagina come contenuti duplicati e quindi negativi per il nostro sito, ma per il mobile le condizioni cambiano! Infatti, come dichiarato da Pierre Far di Google, i robot dei motori di ricerca sono diversi fra desktop e mobile, questo ci permette quindi di utilizzare URL differenti per ottimizzare il nostro sito, privilegiando quelle semplificate per i dispositivi mobile.

 

4. SEO Tools per il mobile

Tutti gli addetti del mondo SEO utilizzano quotidianamente degli strumenti per ottimizzare i loro siti web tradizionali, questo dovrebbe valere anche per il gli strumenti dedicati al mobile. Possiamo quindi affidarci alla combinazione degli strumenti Google come Analytics e WebMaster Tools per analizzare il traffico mobile in termini di visitatori, dispositivi utilizzati e parole chiave ricercate, contenuti consumati ed altro ancora.

 

5. Contenuti leggeri

Quando creiamo contenuti per il mobile dobbiamo rafforzare la strategia SEO attraverso la concisione. Gli articoli dovranno essere brevi e concisi, senza divagare sull’argomento, il lettore deve avere una risposta chiara e precisa in poco tempo (abbiamo parlato di content marketing su mobile in questo precedente articolo). Quindi brevità e concisione, che sul web viene solitamente tradotta in un massimo di 150 caratteri per la versione mobile dei nostri siti.

 

6.  Testiamo diverse risoluzioni ed OS

Sempre Google consiglia di testare tutti i nostri siti su diversi smartphone per verificare che i contenuti vengano visualizzati in modo corretto sia su schermi di risoluzioni diverse, sia con broswer differenti fra loro. Una cattiva impaginazione potrebbe spingere l’utente ad abbandonare la pagina facendo così aumentare il bounce rate.

7. Google non vuole pagine lente

Sempre più importanza viene data da Big G alla velocità di caricamento delle nostre pagine, soprattutto se stiamo parlando ci connessioni in mobilità, dove il traffico dati, già di per se, può essere più o meno lento a seconda della nostra posizione o dell’operatore. La lentezza di caricamento della pagina è un fattore importantissimo per Google, che spesso e volentieri ostacola gli utenti, spingendoli ad abbandonare la pagina. Effettuate quindi alcuni test per verificare i tempi di caricamento, l’eventuale prestanza di pagine di errore e di reindirizzamenti sbagliati.

 

8. Robot e utenti mobile sulla stessa pagina

Quando ottimizziamo le pagine web per il mobile, assicuriamoci che sia l’utente che il robot dei motori di ricerca, visitino la stessa pagina per evitare di avere penalizzazioni nel posizionamento.

 

Un’ultimo consiglio: ricordate che la maggior parte del traffico mobile è “traffico di svago” per passare il tempo e a fini ludico/informativi, quindi cerchiamo di restituire la miglior esperienza utente possibile.

Quanto è buona la pagina Facebook della vostra azienda?

Tutti lo bramano, pochi riescono a raggiungerlo: il successo di una strategia sui social media dipende da una serie infinita di fattori, soprattutto su Facebook, dove cambiamenti continui e audience volubile mettono in continua prova i social media manager.

Questa settimana vi proponiamo alcuni consigli, semplici ma significativi, che arrivano direttamente dall’azienda di Menlo Park. In particolare è Dan Levy, capo del “Global Small Business team” di Facebook e responsabile per le vendite e per il controllo. Dan opera in un settore che vede ogni giorno milioni di piccole imprese approdare su Facebook per connettersi con i propri clienti e far crescere il loro business.

Con un articolo scritto di suo pugno su Inc, Dan ci spiega che così come non esiste una formula matematica che garantisca la crescita e il successo della nostra impresa all’interno del mercato, lo stesso si può dire per il successo sui social network, dove ogni attività deve fare i conti con i suoi punti di forza e i suoi punti di debolezza, le sue risorse e le sue idee.

Nonostante queste sostanziali differenze di approccio e di risorse, però, il successo della strategia social passa spesso per tattiche e scelte sorprendentemente simili tra loro, anche se compiute da aziende molto diverse per target e localizzazione geografica.

Ecco, quindi, 3 preziosi consigli su come migliorare la propria pagina Facebook aziendale:

1. Immagini nitide e colorate per distinguersi

C’è un potere forte nelle foto brillanti, nitide e di buon gusto nella presentazione dei propri prodotti.

Che si tratti di abbigliamento per bambini o di prodotti tecnologici, è impensabile non curare la presentazione estetica di ciò che offriamo ai clienti: grazie a fotografie di qualità renderemo il prodotto già disponibile per il cliente ed aumenteremo il suo valore percepito. Il modo di presentarsi conta.

2. Sii te stesso

Operare sui social network come un robot non paga mai. Non ci stancheremo mai di ripetere che nella relazione con i propri consumatori in rete, ed in particolare in ambito social, va costruito un dialogo e mai una comunicazione unilaterale, ancor peggio se con tono istituzionale.

Il lavoro del social media manager è delicato proprio per questo motivo: nulla va lasciato al caso, la lingua va curata in maniera maniacale e i contenuti scelti con la massima cura. Ma sarebbe un errore preoccuparsi di essere eccessivamente informali: l’obiettivo, infatti, è dare all’azienda un volto umano, per valorizzare l’interazione e renderle autentiche.

Se il brand incarna determinati valori, già espressi dalla vostra vision, è fondamentale che questi valori vengano comunicati nel tono più umano possibile.

3. Non abbiate paura di sperimentare.

Le piccole imprese conoscono molto bene i loro clienti. Il business si articola su una rete non molto vasta di contatti fidelizzati e questo si riflette anche nell’avvio di una strategia social.

In questa fase il rischio è comunicare alla rete di contatti qualcosa di già noto, di cui già conosciamo la possibile risposta da parte dei clienti. Allargare l’audience significa anche uscire dalla propria zona di comfort: sperimentate, affinate le vostre tecniche di vendita e ripetete di nuovo finché non arriveranno i primi risultati.

Queste tre tecniche si sono rivelate straordinariamente comuni per le aziende di ogni dimensione con cui Dan ha avuto a che fare, indipendentemente dalla lingua, dall’area geografica e dal budget disponibile.

E infine un consiglio extra: parlate con gli altri imprenditori. Confrontatevi, pesate le vostre strategie, affinatele. Alcune tecniche sono universalmente un successo, qualsiasi sia il settore di riferimento. E’ probabile che un vostro collega le abbia già applicate.

BlizzCon 2013: le novità dell’evento californiano dedicato ai videogiochi Blizzard

BlizzCon 2013: le novità dell’evento californiano dedicato ai videogiochi Blizzard

BlizzCon 2013: le novità dell’evento californiano dedicato ai videogiochi Blizzard

Meno di una settimana fa si è svolta la BlizzCon 2013, l’esclusiva manifestazione della software house americana Blizzard Entertainment, in cui sono state presentate diverse anteprime ed anticipazioni al grande pubblico riguardo tutte le novità dei propri videogames oltre allo svolgimento di conferenze e tornei eSports, concludendo il tutto con il concerto dei Blink-182.

Diablo III

BlizzCon 2013: le novità dell’evento californiano dedicato ai videogiochi Blizzard

Svelato il nuovo trailer dell’espansione Reaper of Souls di Diablo 3, gioco che abbiamo avuto il piacere di testare ufficialmente su configurazione Alienware.

Una veloce carrellata delle nuove caratteristiche: la modalità Avventura (Incarichi e Varchi dei Nefilim); le nuove funzioni sociali per gruppi e clan; il nuovo artigiano, la Mistica, con le 2 funzionalità Incantamento e Trasmogrificazione.
Inoltre gli oggetti leggendari che si troveranno saranno legati al personaggio e, a quanto pare, sarà possibile barattarli solamente con giocatori all’interno del party ed entro le due ore dal ritrovamento.

Già che ci siamo cogliamo l’occasione per ricordare ai vari appassionati che il 18 Marzo 2014 verrà chiusa definitivamente la casa d’aste, che sarà abbinata quasi certamente al lancio della patch pre-espansione Loot 2.0 e Livelli d’Eccellenza 2.0.
In virtù di tutto questo sembra proprio che ci siano i più validi presupposti per assistere ad un’esperienza di gioco realmente rinnovata nella forma e nella sostanza.

Un grande risalto è stato data alla nuova ed interessante classe del Crociato, mostrandone abilità esclusive tramite appositi video.

Rivelata infine la Diablo III: Ultimate Evil Edition che arriverà su PlayStation 4 in un’apposita versione del gioco base + espansione.

Non resta quindi che aspettare impazientemente il 2014 e sperare nell’inizio del beta testing su PC/Mac entro la fine di quest’anno.

Heroes of the Storm

BlizzCon 2013: le novità dell’evento californiano dedicato ai videogiochi Blizzard

Svelato il trailer di presentazione ufficiale di quest’ultimissimo videogioco basato su combattimenti a squadre online: Heroes of the Storm.
Produzione che tra l’altro ha cambiato nome per ben 3 volte negli ultimi 2 anni di sviluppo.

Il gioco fa parte della categoria Arena di Battaglia Online Multigiocatore; la sua più evidente peculiarità consiste nell’aver voluto riunire tutti i personaggi più importanti di StarCraft, Warcraft e Diablo in un unico titolo.

BlizzCon 2013: le novità dell’evento californiano dedicato ai videogiochi Blizzard

Di seguito un veloce video del gameplay.

Non ci resta che aspettare anche in questo caso l’inizio del benedetto beta testing! 😉

StarCraft II

BlizzCon 2013: le novità dell’evento californiano dedicato ai videogiochi Blizzard

Si è discusso di tutto ciò che si può attendere da StarCraft II (lo strategico in tempo reale) nel prossimo futuro con l’arrivo della Patch 2.1 e del bilanciamento all’esperienza multigiocatore, oltre ad uno sguardo alle World Championship Series tenutesi finora.

Questi importanti tornei nel 2014 si concentreranno ancora sui migliori giocatori e comprenderanno anche un ribilanciamento del sistema a punti dei medesimi.

Hearthstone

BlizzCon 2013: le novità dell’evento californiano dedicato ai videogiochi Blizzard

Il divertente (e gratuito) gioco strategico di carte di nome Hearthstone, attualmente in “closed beta” con oltre 1 milione di giocatori invitati a partecipare al testing, diventerà presto “opena Dicembre.

A sorpresa è stato annunciato che sarà disponibile per il prossimo anno anche per Android, iPhone e Windows 8 Touch.

World of Warcraft

BlizzCon 2013: le novità dell’evento californiano dedicato ai videogiochi Blizzard

Presentata semplicemente la quinta espansione di World of Warcraft: Warlords of Draenor.

Tra le giungle selvagge e le pianure segnate da mille battaglie di Draenor, gli eroi di Azeroth si ritroveranno a far parte del mitico conflitto fra i mistici campioni Draenei e i possenti clan degli Orchi, incrociando le lame con figure del calibro di Grommash Malogrido, Manonera e Ner’zhul all’apice dei loro poteri. I giocatori dovranno esplorare questa terra inospitale alla ricerca di alleati con i quali organizzare una disperata difesa contro l’inarrestabile macchina da guerra che fu l’antica Orda. Se falliranno, il brutale e sanguinario passato di guerra del loro mondo è destinato a ripetersi.

Si avranno ovviamente nuove missioni e nuove ricompense per la scalata del livello 100, più tanti altri miglioramenti.

Ignoranza specifica che diventa creatività, la ricetta di Federico Grom

Federico Grom, fondatore, assieme a Guido Martinetti, della catena di gelaterie Grom, ha tenuto una lezione agli studenti dell’istituto E. De Nicola di Piove di Sacco (Padova) dove ha raccontato la sua esperienza iniziata da startup e diventata ormai realtà internazionale.

Noi di Ninja Marketing l’abbiamo ascoltato e ci abbiamo chiacchierato, trovando gli ingredienti di quella che secondo lui è la ricetta per gli startupper.

Partire con una base motivazionale solida, che nel loro caso sono state spirazione e amicizia.

Ispirazione: è quella di Guido Martinetti che, ascoltando il fondatore di Slow Food Carlo Petrini affermare che non esisteva più il gelato come una volta, ha l’idea di proporre a Federico Grom di fare il gelato più buono del mondo.

Amicizia: è quella tra Guido e Federico che dura dai tempi del liceo e che permette ai due ragazzi ventisettenni di prendere seriamente in considerazione l’ispirazione di Guido.

Alla base della proposta vi è la convinzione di Martinetti, all’epoca enologo, che con la sua esperienza nel campo del Food unita alla capacità manageriale di Federico, dottore in economia e commercio, avrebbero potuto rivoluzionare il mondo del gelato.

L’ignoranza applicata che diventa creatività: ovvero l’applicazione di una conoscenza specifica ad un settore diverso da quello in cui normalmente questa viene applicata. Nel business plan che Federico realizza il maggior punto di debolezza individuato è la completa mancanza di competenza nella realizzazione del gelato. Per i due imprenditori questa ignoranza risulta essere un’opportunità in quanto, spiega Grom, offre la possibilità di poter cambiare le regole del gioco, forti del fatto che non si conoscano queste regole. In pratica se si ha la fortuna di essere svincolati dal modus operandi standard presente in un certo campo si è facilitati ad immaginarne uno nuovo ed ecco che la mancanza di un know how consolidato nel settore diventa una risorsa per crearne uno ex novo.

Da questo mantra deriva lo stupore dei due imprenditori quando vedono per la prima volta la pasta di pistacchio: era verde fluorescente, racconta Federico ai ragazzi.
Noi allora abbiamo chiesto al nostro fornitore di averne una priva di coloranti, ma ci ha risposto che non esisteva, continua, spiegando come a nessuno fosse venuto in mente di pensare al pistacchio con il suo colore naturale, un marroncino ben distante dal verde acceso.

Altro esempio del concetto di ignoranza applicata è la campagna di comunicazione adottata per l’apertura del primo punto vendita Grom a New York.

Avevamo pensato di spendere 5.000 dollari per una piccola promozione di questa inaugurazione e ci siamo rivolti a tre agenzie di Pubbliche Realzioni di New York e i tre preventivi superavano tutti di gran lunga i 100.000$.
Allora, senza alcuna esperienza di comunicazione, abbiamo pensato di creare delle scatole gialle e blu, i colori di Grom, con al loro interno dei cioccolatini alla gianduia, al cioccolato ed una coppetta vuota. Abbiamo chiesto aiuto ad una ragazza che ha individuato tutti i più importanti giornalisti di NY specializzati nel Food ed è andata a consegnare a mano queste scatole alle redazioni con l’invito a provare gratuitamente qualsiasi gusto. Così abbiamo speso 1500 dollari, il resto per tre bottiglie di vino da offrire il giorno della conferenza stampa.
Quel giorno, tra i giornalisti, c’era una ragazza del New York Sun che ci ha chiesto se, secondo noi, qualcuno avrebbe dedicato un pezzo all’apertura della nostra attività, ed io ,nella mia ignoranza in merito a conferenze stampa, ho risposto che il corrispondente del New York Times dall’Italia, ci aveva anticipato la presenza di un breve articolo nella Food Section. La giornalista sentendo le intenzioni di un giornale concorrente è impazzita ed ha subito chiamato il fotografo.
Il giorno dopo eravamo sulla prima pagina del New York Sun e il giorno dopo ancora il New York Times ci dedicava un’intera pagina della Food Section.
Il sabato all’inaugurazione al pubblico avevamo una coda di due ore e mezza.

L’ignoranza applicata trova quindi un ottimo esempio in questo aneddoto che mostra come, per chi è uno startupper, sia una risorsa non conoscere a pieno le strade battute tenendo viva così la convinzione che ne esistano altre, magari migliori.

Demolitori di sogni: quelle figure che, ponendosi un gradino sopra a noi ci predicevano un fallimento in meno di sei mesi. Queste previsioni sono servite ai due ragazzi torinesi come stimolo e spinta per dimostrare qualcosa a qualcuno. Queste figure, secondo Federico, sono risultate utili, forse necessarie, nella strada verso il loro successo in quanto il desiderio di far rimangiare loro le parole e la scelta di non aver creduto nel progetto, li ha spinti ad aumentare ulteriormente l’impegno profuso nell’attività.

Merito: il merito deriva dall’impegno, afferma, se uno ha il culo pesante non meriterà mai nulla.
Racconta quindi di una ragazza delle pulizie rumena che metteva nel proprio lavoro una cura che stupiva quotidianamente Federico alla quale quest’ultimo consigliò un giorno di andare a lavorare in uno dei suoi punti vendita. Per la sua cura e perizia nel lavorare ha fatto carriera diventando prima store manager e poi responsabile dello sviluppo seguendo le aperture dei nuovi punti vendita in Europa, in quanto risultava l’unica a sapere bene l’inglese nel periodo in cui Grom sbarcava oltre confine.

Fortuna: Il culo ce l’ha chi il culo se lo fa! Dice scherzando mentre racconta di quando, agli inizi, per fare la Crema Come Una Volta separava i tuorli dagli albumi di 330 uova ogni notte fino alle 4, per poi andare a lavorare alle 8.

La grande cazzata: Ben vengano gli errori! Afferma. E’ necessaria, utile e augurabile quella che definisce la grande cazzata, ovvero l’errore grosso che inevitabilmente arriverà e che se fatto per imperizia stroncherà definitivamente una realtà che sarebbe risultata mediocre, ma che, se commesso nella profusione del massimo impegno, porterà dei benefici.

Come? Gli chiediamo. Quando fai la grande cazzata sei ad un livello ed inevitabilmente questo errore ti fa scendere. Se quando la fai, ti stavi impegnando in un progetto i cui credevi, non ti lascerai abbattere da questo errore e ce la metterai tutta per tornare al livello che avevi prima, a cui però non tornerai mai perché l’impegno che metti per tornarci te ne farà raggiungere uno più alto di quello di partenza.

Rompere le balle, alzare la mano: quando gli chiediamo un consiglio sulla startup che ogni giovane ha, se stesso, lui risponde: a un ragazzo consiglio di alzare la mano, farsi notare, rompere le balle. Il merito non sempre purtroppo è notato, ma se ci si fa notare anche per la sfacciataggine, prima o poi ce la fai.  Gli chiediamo, ridendo, se loro hanno rotto le balle e Federico risponde: ooh, non hai idea quanto.

Federico Grom con Stefano di Ninjamarketing

Lovie Awards 2013: ecco i vincitori della terza edizione

Popolo della rete, sì, voi che avete il digital nel sangue e un’anima social, tenetevi pronti perché è arrivato un momento che sicuramente sveglierà la vostra curiosità. Ne abbiamo parlato tanto, ora finalmente ci siamo. Abbiamo i vincitori della terza edizione dei Lovie Awards!

Cinque categorie in gara e tante, tantissime sotto categorie, fanno dei Lovie Awards l’unico premio a livello europeo interamente dedicato ai contenuti internet. Ovviamente non possiamo raccontarveli tutti, ma come sempre abbiamo selezionato per voi una piccola raccolta di lavori, secondo noi, meritevoli di nota.

Per creare un po’ di suspence, però, lasciamo a voi la ricerca dei “Gold Winners“, cioè i primi classificati di ogni categoria. Scendiamo allora di qualche posizione e scopriamo alcuni dei lavori più interessanti tra gli altri premiati.

WEBSITES – The Creativity Test

Arriva dalla Norvegia e più precisamente dalla Norges Kreative Fagskole (Norwegian School of Creative Studies), un video interattivo che incentiva gli utenti a mostrare la propria creatività. Obiettivo: lanciare il messaggio che la creatività si può imparare e che quindi tutti possono lavorare in questo campo. Per chi completa il test e lascia i propri dati in palio un iPhone 5.

www.kreativitetstesten.no/en/

Agenzia: Anorak AS

ON-LINE ADVERTISING – Home invasion

Elmsta 3000 Horror Fest è un festival del film horror che si tiene in Svezia due volte all’anno. L’accesso al festival è riservato ai soli invitati. L’invito spedito quest’anno è tanto originale quanto spaventoso…

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=33ElelZbtsY’]

Agenzia: Saatchi & Saatchi Stoccolma

INTERNET VIDEO – Miss Holland

Qualcuno la definisce più divertente di Borat. Se amate il genere, non potete assolutamente perdervi le avventure di Miss Olanda, qui premiata con una nuova puntata dal titolo “Visa lawyer“.

www.miss-holland.com/

MOBILE & APPLICATIONS – StumbleUpon

Dicci cosa ti piace e noi ti faremo scoprire i siti web più interessanti della Rete. Si presenta così StumbleUpon, una piattaforma sicuramente da provare e che si arricchisce attraverso l’utilizzo degli utenti.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=F8DtI9e4xZ8′]

Produzione: Particle Productions

SOCIAL – Dating profile

Interessantissima iniziativa di sfondo sociale diffusa su tutti i siti di incontri per sensibilizzare le donne sulla importanza di denunciare gli atti di violenza subiti. Ecco il video di presentazione.

ifitwasme.net/domestic-violence/

Agenzia: JWT

 

 

Come calmare un cliente arrabbiato e migliorare l'immagine aziendale

 

Se il cliente è arrabbiato con la tua azienda, spesso scusarsi non è sufficiente.

È difficile, ma non impossibile, riconquistare la sua fiducia e  riprendere a lavorare con un cliente che ha avuto una brutta esperienza.

1 . Chiedere scusa non basta, informati sui dettagli

Se tutto ciò che fai è chiedere scusa, il problema rimane irrisolto e il cliente, sospettoso e scettico, potrebbe rivolgersi alla concorrenza. È necessario capire a fondo quale sia stata la problematica intavolando un dialogo.

Scusarsi e basta? Non è abbastanza

Cliente : “Ho fatto affari con la vostra azienda in passato ma non ho ricevuto l’attenzione che mi serviva dal vostro servizio clienti.

Tu : “Mi dispiace che qualcuno nella mia azienda non le abbia riservato le attenzioni del caso, mi occuperò personalmente del suo ordine e non accadrà più. ».

Cliente : “Ah si? E cosa è cambiato, perché dovrei crederle?

Capire le ragioni del cliente ed invitarlo alla discussione

Cliente : “Non sono affatto soddisfatto di come la vostra azienda ha curato i miei interessi

Tu: “Mi dispiace davvero, anche perché non succede praticamente mai. Può spiegarmi cosa non ha soddisfatto le sue aspettative? È utile per servirla meglio e migliorare il nostro servizio anche con gli altri clienti.

Cliente : ” Dunque, ho fatto un cospicuo ordine specificando che i tempi di consegna fossero….

2. Identificare il problema e le cause dell’insoddisfazione

Continuare a fare domande fino a capire esattamente cosa è successo. Ci sono dei validi motivi per cui questa diagnosi è essenziale:

Il cliente arrabbiato non potrà mai sentirsi a proprio agio se non riceve la giusta attenzione, soprattutto dopo una esperienza negativa. Ascoltare l’intero reclamo nel dettaglio, oltre che utile ai fini del perfezionamento dei processi aziendali, esprime interesse a modificare comportamenti o procedure che hanno creato il problema, dando così garanzia che questo non si ripeta.

Non puoi rassicurarlo se non hai compreso esattamente quello che è accaduto, per quali motivazioni, e quali sono le contromosse per evitare che succeda nuovamente. È molto utile anche a te. Ad esempio potrai scoprire che l’insoddisfazione deriva da pretese irragionevoli, che andavano affrontate al momento dell’ordine. O ancora, che l’errore di valutazione è del tutto in capo al cliente e decidere in piena coscienza se sia il caso di proseguire il rapporto commerciale con lui o se sia meglio interrompere una collaborazione poco produttiva e anzi dannosa.

3. Elaborare un piano d’azione e studiare le contromosse

Supponendo che le ragioni del cliente siano assolutamente legittime e che si decida di procedere per arrivare ad una soluzione, è necessario creare un processo step-by-step necessario affinché il problema non si ripresenti.

Questo processo dovrebbe essere costituito da due parti: 1) capire quale meccanismo aziendale è necessario modificare e 2) che il cliente “faccia la sua parte”, cioè individuare quale deve essere il suo comportamento attivo affinché il problema non si ripresenti. Ad esempio:

Tu : “Facciamo così, le do il mio numero privato, così può chiamarmi ogni volta che ha dubbi o domande. Che ne pensa, può aiutare a ridurre le sue preoccupazioni in merito alla nostra azienda?”

Cliente : “Si, certo, mi sembra perfetto.

Tu: “Benissimo, ora le chiedo la gentilezza di informarmi qualora le sue vendite del precedente ordine calassero, in modo da rallentare le consegne ed evitare il reso del surplus, per non congestionare il magazzino.

Cliente : “D’accordo, anche per me è una spesa ulteriore rispedire l’invenduto tramite corriere.

In sostanza, la strategia giusta è lavorare insieme al cliente “irato” per la soluzione, remare nella stessa direzione per risolvere un problema porta indubbi vantaggi: la soddisfazione di chi vi ha presentato un problema, con una positiva ricaduta sulla tua immagine, e la prosecuzione del rapporto commerciale indispensabile per la buona salute dell’azienda.

Animal Spirits: il concept store è in live blogging

Ninja milanesi, siete già andati a scoprire Animal Spirits? Nato dalla collaborazione tra il collettivo MALI Weil e Centrale Fies, il contemporary concept store aperto dal 6 al 17 Novembre presso a La Triennale di Milano  per la stagione Housemates del CRT è senza dubbio un’esperienza da provare.

Un terreno di caccia dove scoprirsi guerrieri.
Un progetto di contaminazione tra design, cultura, trendhunting, ritualità e arte.
Una collezione di miti, immaginari ed esclusivi prodotti dal sapore rivoluzionario.

Dimenticate quindi store freddi e impersonali, Animal Spirits è una vera e propria esperienza, di cui acquistare uno degli accessori, pezzi unici personalizzabili realizzati con materiali recuperati da vecchi edifici, è solo una parte.

La sfida che si propone è diffondere una linea di prodotti iniziatici, disegnati fondendo elementi primordiali e immaginario pop, capaci di potenziare la spinta individuale all’azione. Una spinta anche politica.

In occasione del finissage dell’apertura milanese sabato 16 novembre, Mali Weil e il multimedia collective Perypezye Urbane propongono il live blogging della speciale serata evento dedicata al mondo Animal Spirits.

La blogger Virginia Fiume offrirà il suo punto di vista, narrando in real time l’immaginario, la mitologia e il brand Animal Spirits.

Il suo racconto crossmediale sarà seguito e supportato da blogger, trendsetter e opinion makers sul web e i social network per diffondere, amplificare e viralizzare l’istintiva spinta ad agire celata in ognuno di noi.

Il live blogging, finora stato associato al giornalismo, ad eventi politici o convegni, diventa così forma artistica, una vera e propria performance nella performance.

Il racconto online, naturalmente, non è a senso unico. I visitatori dello store e coloro che seguono da casa l’evento possono partecipare in real time attraverso l’hashtag #stayanimalspirit.

Internet Explorer diventa protagonista di un anime [VIDEO]

Internet Explorer diventa protagonista di un anime

Virus, troll, spam. Il lato oscuro del web é sempre in agguato, e a volte contrastarlo diventa un lavoro da supereroi. Internet Explorer viene raccontato proprio così nell’ultimo video in stile anime, realizzato da Microsoft Singapore in occasione dell’Anime Festival Asia 2013.

Protagonista è la giovane Inori Aizawa, tradizionale eroina dei manga giapponesi di grande successo, studentessa dalla doppia vita che si trasforma in combattente per sconfiggere il male, rappresentato da malware e virus.

Il video è stato davvero molto apprezzato, raccogliendo più di due milioni di views in una decina di giorni. Complice probabilmente la scelta di utilizzare una forma artistica e narrativa non comune per questa comunicazione, come appunto un anime, e la potenza di un racconto dove si scontrano male e bene.

Anche la scelta di utilizzare una protagonista femminile (alla quale è stata dedicata anche una pagina Facebook) ci è piaciuta molto. Chi tra noi Ninjette da piccola non ha amato almeno un’eroina dei cartoni animati giapponesi, e non ha finto di trasformarsi come faceva Sailor Moon? 😉

Facebook dice addio alla celebre icona col pollice in su

stencil del mi piace di facebook su un muro

Photo: Ksayer1

Se non ve ne siete già accorti, preparatevi a un piccolo ma significativo cambiamento, che riguarda tutte le pagine web che visitate ogni giorno. Avete presente quel piccolo pulsante con il pollice in su, che compariva accanto a ogni articolo? Facebook ha annunciato un redesign del famoso pulsante “mi piace”, che da ben due anni era associato a quel pollice.

Il nuovo pulsante ha le scritte bianche su fondo blu e mostra, al posto della mano, il logo con la “f” di Facebook; e anche il tasto “condividi” subirà lo stesso trattamento. Ecco come si presenta il nuovo set di pulsanti social targati Facebook, dopo l’intervento dei creativi.

Nuovi pulsanti social Facebook

La scomparsa del pollice è in realtà la conseguenza di una scelta basata sul colore. La mano bianca col polsino blu, rendeva obbligatorio l’utilizzo di uno sfondo celeste chiaro che, in siti web particolarmente affollati, non risaltava abbastanza.

Secondo Hugo Van Heuven, il designer che si è occupato del rinnovamento, un pulsante blu sarebbe stato più efficace. Sono state testate altre soluzioni, ad esempio si è provato a sovrapporre un pollice completamente bianco su fondo blu, ma l’effetto non ha soddisfatto Van Heuven: troppo generico, potrebbe essere un pollice qualunque.

Icona col pollice in su di Facebook

E così si è deciso per la sua eliminazione a favore del logo di Facebook, che avrebbe anche il vantaggio di rafforzare l’immagine del brand. Ma è ancora presto per dire addio del tutto al buon vecchio pollice, l’icona continuerà a rappresentare i “mi piace” all’interno del social network.

“Ogni giorno rimpiango di non aver potuto mettere il mio nome su quel pulsante! – scherza Van Heuven – Il mio lavoro è più famoso di molte celebrità. Nessuno ha un’opportunità così. È una cosa che ti rende incredibilmente orgoglioso.”

Che ne pensate? Vi eravate affezionati alla manina col pollice in su? Questo redesign porterà davvero dei benefici al brand?

La casa dei social network: Facebook come un soggiorno

Immaginiamo che i social network che “frequentiamo” abitualmente siano le stanze di una casa. Non vi scandalizzerete troppo quindi, se abbiamo utilizzato il verbo frequentare e non usare, quasi a rafforzare l’idea che i social media non siano più meri mezzi, ma consolidati luoghi di comunicazione.

Ogni stanza diventa un non luogo virtuale all’interno del quale agiscono delle dinamiche sociali differenti a seconda della dimensione spazio-temporale che contraddistingue la comunicazione in ognuna delle stanze.

Facebook, Twitter, Linkedin, Pinterest, Youtube sono i non luoghi digitali che abbiamo deciso di analizzare per comprendere le funzioni e i toni della comunicazione, di cui i brand potrebbero servirsi per meglio interagire coi propri pubblici.

Dai non luoghi urbani ai non luoghi virtuali

Dal punto di vista antropologico, il primo a parlare di non luoghi è stato lo studioso Marc Augé, che nel suo saggio Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità, definisce i “non luoghi” luoghi urbani di passaggio, come ad esempio le stazioni dei treni, i supermercati o i mezzi di trasporto, fino ad arrivare ai campi d’accoglienza per i profughi. In questi spazi si assiste a una codificazione-decodificazione della comunicazione basata sull’omologazione, la spersonalizzazione e l’anonimato dei non luoghi stessi. Per intenderci, tutte le sale d’attese dei treni del mondo dal punto di vista architettonico sono grossomodo uguali e secondo Augé all’interno di questi non luoghi, l’uomo perde la propria identità e si ritrova fondamentalmente solo.

Ora, ai fini della nostra analisi, oltre a prendere in prestito il termine “non luogo” della teoria dell’etnologo francese ci interessa il concetto di surmodernità, che l’autore usa “per indicare l’amplificarsi dei fenomeni peculiari della modernità” che tiene conto dell’ “accelerazione del tempo legato allo sviluppo dell’informazione, della contrazione del tempo dovuta alla crescita dei mezzi di trasporto e di comunicazione e all’individuazione dei destini nell’ambito del consumismo, in cui tutto si consuma: informazioni e immagini comprese”.

A ogni stanza uno stile narrativo

Questo è quello che si applica anche ai social network. Pensiamoci. Prendiamo ad esempio Facebook. Non è forse vero che un aggiornamento di status, proprio perché potenzialmente visibile e condivisibile, aumenta e quindi ne amplifica l’impatto emotivo? E ancora, non è forse vero che è sui social network che si fruisce delle informazioni e delle news in tempo reale, ancor prima che gli stessi organi di stampa provvedano a farlo? Unitamente al concetto di surmodernità, ci accorgiamo che in ognuno dei non luoghi virtuali, in altri termini, in ognuno dei social network che esamineremo, è possibile che si replichino i pattern relazionali tipici dei processi comunicativi delle mura domestiche. Noi abbiamo provato a definire le caratteristiche di ognuna delle stanze.

Facebook: il nostro soggiorno

Dove li facciamo accomodare i nostri amici e conoscenti, se non in soggiorno? E’ li che scambiamo le nostre opinioni, è lì che alimentiamo gossip, è lì che guardiamo un film e lo commentiamo. E’ qui che ascoltiamo musica e ne parliamo. In soggiorno siamo noi stessi, davanti ai nostri amici, anche se a dire il  vero, non possiamo metterci troppo a nudo, perché esiste comunque un minimo di distanza psicologica tra noi e loro. Ci diamo tutti del tu, ci sentiamo a nostro agio, trascorriamo ore e ore e costruiamo storie, lunghe e infinite.

Litighiamo, discutiamo, amoreggiamo. Possiamo dire parolacce? Sì. E’ consentito, anzi, dobbiamo dirle. Il turpiloquio ci rende simpatici, umani, empatici. Possiamo essere fragili. Dobbiamo essere fragili. Perché? Così diventiamo popolari e soprattutto coinvolgenti. E’ proprio qui che creiamo il consenso: in soggiorno.

Che cosa dobbiamo mettere in conto se vogliamo dire la nostra su Facebook? Dobbiamo innanzitutto spogliarci delle formalità. Avete mai fatto caso alla noia di alcune pagine aziendali, in cui le uniche conversazioni si riducono a timidi aggiornamento di status, che non dicono nulla e soprattutto, non muovono nulla? Non basta esserci su Facebook. Se in soggiorno non si ha nulla da dire, che ci si è presentati a fare? Qui si fa casino!

Ricordiamoci quindi che nel nostro soggiorno di casa troviamo una:

  • una dimensione temporale dilatata. Una conversazione può durare giorni
  • una dimensione spaziale estesa. Una conversazione può essere lunghissima
  • una dimensione sociale priva di gerarchia. Siamo tutti amici, anche se non ci conosciamo
  • un tono di voce confidenziale. Ci diamo tutti del tu.
Si conclude qui il primo appuntamento della rubrica, La casa dei social network. Che cosa ci racconterà Francesco Gavatorta la prossima settimana? Lo scopriremo presto 😉

Nelle precedenti puntate:
1) La casa dei social network: spazi autentici o non luoghi digitali?