Nel comparto di fidelizzazione tra pubblico ed impresa, vi è da sempre particolare attenzione alla messa in atto di eventi sempre più distintivi ed unici, tesi alla consacrazione ed al posizionamento di un’azienda nell’ambito della concorrenza.
Se siete appassionati di questo particolare settore del marketing e vi trovate a Milano il 26 e 27 Novembre, è il caso che non vi lasciate perdere l’occasione di presenziare al BEA Expo Festival 2013, realizzato dalla ADC Group e che avrà luogo al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leaonardo da Vinci.
I Best Event Awards quest’anno compiono un traguardo molto importante, festeggiano i 10 anni dalla loro prima edizione e saranno molto più che una semplice cerimonia di premiazione. Innanzitutto va sottolineato come nella giornata del 26 verrà dedicato ampio spazio alla consegna degli EuBea, i premi per gli eventi più innovativi in campo internazionale.
Si tratta di una rassegna nella quale verranno presentati e rivisitati i 60 eventi che in questo anno hanno colpito la giuria capeggiata da Michael Muller, Campaign Manager di Samsung.
Il giorno successivo invece sarà dedicato ai migliori eventi tenutisi nel territorio nazionale, con un’attenzione particolare alla presentazione della IX ricerca Monitor sul Mercato degli Eventi in Italia 2013. Promossa dalla società promotrice del Bea ed a cura della Astra Ricerche, si pone l’obiettivo di descrivere le trasformazioni nei processi che di ideazione e promozione degli eventi nel nostro paese dall’inizio del nuovo millennio.
Ciò che ci preme sottolineare è quanto questo tipo di iniziativa sia innanzitutto un momento di formazione e di creazione di un filo diretto tra professionisti imprese e pubblico, uno scambio di prospettive e conoscenze il cui risultato è sempre quello di un arricchimento di tutte le parti in causa.
Sono infatti previsti una serie di incontri con i migliori operatori del settore all’interno di un fittissimo calendario di workshop e seminari, tra i tanti vogliamo citare Alfredo Accatino, Direttore creativo di Filmmaster Events o Paolo Teoducci, Responsabile Eventi di Telecom .
Insomma non si tratta di una semplice (seppur importante) cerimonia di premiazione ma di uno spazio di approfondimento professionale da cogliere al volo, anche solo per mettersi in diretta relazione con chi opera in questo settore da anni e con successo.
Per chi non fosse riuscito ad iscriversi on-line sul ricordiamo che è possibile accreditarsi all’ingresso a partire dalle ore 9.00 del 26 Novembre, primo giorno della manifestazione.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Hikari-Kunhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngHikari-Kun2013-11-26 09:47:052013-11-26 09:47:05Milano festeggia i 10 anni del BEA Expo Festival il 26 e 27 Novembre
L’Italia, un Paese in forte ritardo sulle forme di sostegno alle startup innovative. Questa la consapevolezza a partire dalla quale, più di un anno fa, è stata creata una task force per costruire una policy per il sostegno all’ecosistema dell’innovazione.
Quasi un anno dopo dall’approvazione del Decreto, facciamo il punto della situazione per comprenderene gli aggiornamenti e le ricadute, stimolati da due eventi: l’intervento di Stefano Firpo, capo della Segreteria tecnica del Ministro dello Sviluppo Economico, durante la conferenza Start4To e la presentazione a SMAU “The Italian Startup Ecosystem: Who’s Who“, il rapporto di Italian Startup sviluppato con il supporto istituzionale del Ministero dello Sviluppo Economico e dagli Osservatori del Politecnico di Milano, per la mappatura dell’ecosistema dell’innovazione italiano.
Le principali novità? Una definizione aggiornata di startup innovative, la mappa dell’ecosistema dell’innovazione in Italia e una politica per attrarre capitali stranieri.
Cos’è una startup innovativa?
La definizione di “Startup Innovativa” proposta nel rapporto Restart Italia è stata successivamente rivista dal DL Lavoro dello scorso giugno. Vediamo quindi la definizione aggiornata (accessibile anche nel rapporto Restart Italia aggiornato).
Una “Startup Innovativa” è una società di capitali non quotata in borsa con le seguenti caratteristiche:
– non può avere più di 4 anni di attività;
– sede principale in Italia;
– fatturato inferiore ai 5 milioni di euro;
– non deve distribuire utili;
– oggetto sociale lo sviluppo di prodotti e servizi innovativi ad alto valore tecnologico.
Inoltre deve essere presente almento uno degli elementi che garantiscano l’innovatività:
– almeno il 15% delle spese in ricerca e sviluppo;
– almeno 1/3 della forza lavoro costituita da dottori di ricerca o ricercatori o almeno i 2/3 con laurea magistrale;
– avere una forma di protezione delle proprietà intellettuale: società titolari di brevetto industriale società o di un software originario registrato presso la SIAE . In particolare quest’ultima possibilità è stata introdotta dal Decreto Lavoro per consentire anche alle startup digitali di rientrare nella categoria di startup innovative.
Le startup innovative che posseggono queste caratteristiche devono registrarsi ad un registro speciale presso la Camera di Commercio.
L’ecosistema dell’innovazione in Italia, ad un anno da Restart Italia
Le startup innovative sono per il 50% localizzate al nord, per il 36% al centro e per il 14% al sud, mentre le startup finanziate hanno per il 46% sede al nord, per il 26% al centro e per il 28% al sud. Tutti i dati, compreso l’elenco delle startup, sono consultabili sul sito RegistroImprese delle Camere di Commercio Italiane. Le startup iscritte possono così godere di agevolazioni fiscali.
Andando oltre al conteggio delle startup e volendo guardare all’intero ecosistema è possibile considerare:
– 97 incubatori e acceleratori (64 pubblici e 33 privati), di cui 11 certificati,
– 32 investitori istituzionali (6 pubblici e 26 privati),
– 40 parchi scientifici e tecnologici (37 pubblici e 3 privati),
– 65 spazi di coworking e 33 competizioni dedicate alle startup.
Infine, per quanto riguarda i finanziamenti, dal monitoraggio di Italia Startup risultano 112 milioni sono gli euro investiti in startup hi-tech nel 2012, un dato che per il 2013 si stima intorno ai 110 milioni di euro.
Nel 2012 il 70% degli investimenti nelle startup hi-tech è stato effettuato da investitori istituzionali, mentre il restante 30% fa capo a Business Angel, Family Office e Incubatori/Acceleratori.
Internazionalizzazione
L’internazionalizzazione delle imprese italiane e l’attrazione di capitale finanziario e umano dall’estero sono altri due obiettivi per la valorizzazione dell’ecosistema delle startup Italiane.
Innanzitutto il MISE ha rafforzato la collaborazione con l’ICE che supporta l’internazionalizzazione delle imprese. Un esempio è la partecipazione al Webit Congress con una delegazione italiana che ha portato alla vittoria della startup torinese Intoino.
Inoltre il Governo con Destinazione Italia ha proposto 50 misure (dal fisco al lavoro, dalla giustizia civile alla ricerca, dal rafforzamento della rete estera al miglioramento della reputazione dell’Italia all’estero) finalizzate ad attrarre gli investimenti esteri e favorire la competitività delle imprese italiane.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Akamehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAkame2013-11-26 09:00:252013-11-26 09:00:25L'ecosistema delle startup innovative ad un anno da Restart Italia
Crescono. Continuano a crescere le emissioni globali di CO2. Ma per la prima volta in tanti anni, sembra forse essere iniziate una lenta diminuzione. I numeri, snoccialati da un recente report prodotto dal “Netherlands Environment Assessment Agency” e dal “Joint Research Center” della Commissione europea dicono che nel 2012 le emissioni sono crescite dell’1,1% a livello globale, contro una media del 3% negli ultimi 10 anni.
Buoni e cattivi
I maggiori “emettitori” in valore assoluto sono la Cina (29%) seguita da Stati Uniti (15%) e Russia (11%). L’italia contribuisce per circa l’1%, rispetto al 2% di 20 anni fa. Guardando appunto ai saldi, tutti i paesi sviluppati mostrano un calo in termini di contributo % ed in valore assoluto. Diminuzioni vere insomma. La Cina è invece il paese che mostra la crescita più spinta, di pari passo con la strabiliante crescita economica, aumentando il proprio contributo di ben 18 punti percentuali (da 11 a 29% appunto).
Guardando però alle emissioni “pro-capite”, si scopre che il primato va all’insospettabile Australia (18.8 tonnellate per abitante) seguita da Stati Uniti (16.4) e Canada (16). La Cina si colloca nella parte bassa della classifica a quota 7.1, valore simile all’Unione Europea (7.4).
US e EU virtuosi veri?
I principali “responsabili” del calo delle emissioni sembrano essere Unione Europea e Stati Uniti, questi ultimi in calo addirittura del 4%. Molti articoli da parte dei media americani hanno “celebrato” l’evento, occasione di rivalsa contro chi per anni ha parlato di Stati Uniti “indifferenti” al tema ed ingordi ottimizzatori di crescita economica a dispetto del rispetto per l’ambiente, soprattutto per questioni legati alla mancata ratifica degli accordi di Kyoto.
Diminuzioni vere?
In Europa il calo è in corso da qualche anno, ed anche qui i media sono stati pronti ad esaltare la virtuosità e lungimiranza del Vecchio Continente, capace in effetti di partorire leggi ed incentivi che hanno favorito lo sviluppo delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica come in nessuna parte del mondo.
L’impressione è però che i cali siano molto più dettati dal “caso” e dalle naturali evoluzioni del mercato.
Circa l’85% delle emissioni è legata alla combustione di fonti fossili, per trasporti, industria e riscaldamento domestico. Ci sono due modi perché questa massa diminuisca: cala la domanda (tipicamente con un calo dell’attività economica, recessione) oppure cambia il mix di fonti di energia (più rinnovabili e combustibili a bassa emissione come il gas naturale).
In Europa il calo delle emissioni è sicuramente stato favorito dai 5 anni di depressione economica, unite certamente alla spinta sulle rinnovabili che rappresentano comunque ancora una parte marginale e residuale della produzione. Negli Stati Uniti è esplosa la quota del gas naturale, grazie alla nuova tecnologia di fratturazione ed ottenimento dei gas di scisto (scale gas), che ha sostituito una grossa parte della quota del carbone.
In entrambi i casi, le determinanti sembrano essere fuori dal controllo dei Governi, o meglio hanno indirettamente portato alla riduzione delle emissioni senza che ci fosse una chiara politica ambientale in tal senso. I più critici dicono inoltre, soprattutto nel caso degli Stati Uniti, che il carbone non più bruciato in casa viene adesso venduto a paesi in via di sviluppo, e che quindi gli Stati Uniti hanno sostanzialmente spostato l’inquinamento altrove.
Esiste il problema?
Ma esiste davvero un problema legato alle emissioni di C02? Com’è naturale, ci sono frotte di scienziati, politici e giornalisti schierati da una parte e dell’altra. I “catastrofisti”, quelli che spingono per un taglio delle emissioni rapido e drastico, mostrano la correlazione tra le emissioni di Co2, l’attività industriale e l’aumento delle temperature. Mostrano i ghiacciai in riduzione, un maggiore numero di tifoni e cicloni catastrofici, e modelli matematici che suggeriscono un accentuarsi di questi fenomeni nei prossimi anni.
Dall’altra parte invece si minimizzano gli effetti del riscaldamento, che sarebbe stato inferiore ad un grado dall’inizio della rivoluzione industriale, e che questi non hanno comunque prodotto alcun effetto visibile sulla terra. In ogni caso, variazioni di temperatura, dimensioni dei ghiacciai, e livello dei mari sono sempre accaduti in natura (basti pensare alle glaciazioni) e per cause non certamente legate all’attività umana.
Dilemma del prigioniero
Ma se le emissioni sono davvero un problema, l’impressione è che si stia facendo ancora poco, nonostante i numeri positivi di quest’anno. Che succederà quando la crescita economica ripartirà seriamente? Torneremo ai livelli di crescita dell’ultimo decennio? Il problema è appunto nella contrapposizione tra crescita economica (tema tangibile e di breve periodo) e tutela ambientale delle emissioni (tema intangibile, incerto, e di lungo periodo).
Proprio come nel famoso dilemma del prigioniero, ogni paese ottiene il massimo, razionalmente, a non agire/non fare abbastanza a ridurre le emissioni, sperando che siano gli altri piuttosto ad agire ottenendo così il doppio risultato di ridurre le emissioni e non pregiudicare la propria crescita economica.
L’importante è però non dimenticarsi, come il dilemma del prigioniero insegna, che il comportamento ottimale per il singolo può portare complessivamente ad un risultato disastroso per il singolo e per la comunità.
Chi lo racconterà ai governanti?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00ekohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngeko2013-11-25 18:29:582013-11-25 18:29:58Diminuiscono le emissioni C02, eppure non sembra essere una buona notizia
Dalla mattina alla sera, dalla Francia all’Australia, passando per Londra e Berlino. È il viaggio creato dall’art director Thomas Jullien assemblando meticolosamente 852 fotografie condivise da altrettanti utenti su Instagram.
Lo stesso Jullien dichiara, a proposito del suo progetto:
“Instagram is an incredible resource for all kinds of images. I wanted to create structure out of this chaos. The result is a crowd source short-film that shows the endless possibilities of social media.”
(Instagram è una risorsa incredibile per tutti i tipi di immagini. Volevo creare una struttura partendo dal suo caos. Il risultato è un corto in crowdsourced che mostra le infinite possibilità dei social media.)
Il video ha raccolto più di 600mila views in una settimana circa: una cifra considerevole, se consideriamo inoltre che il corto è stato pubblicato su Vimeo.
Ma vedere una vera e propria animazione prendere vita davanti ai nostri occhi, a partire da centinaia di immagini differenti caricate su Instagram da persone tra loro sconosciute, dà davvero l’idea di quanto potente possa essere l’universo social. Affascinante davvero, non credete?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Elena Silvi Marchinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngElena Silvi Marchini2013-11-25 15:45:182013-11-25 15:45:18An Instagram short film: 852 foto fanno un corto [VIDEO]
La maggior parte di noi usa Twitter quotidianamente, o almeno sa di cosa stiamo parlando. Ma se qualcuno ci chiedesse oggi – o volesse iscriversi – cos’è Twitter, cosa risponderemmo?
Cos’è Twitter? Quella che sembra una domanda semplice in verità è un mistero difficile da risolvere. Possiamo rincuorarci però; anche i fondatori non erano completamente d’accordo. Jack Dorsey vedeva in Twitter un modo per far sì che le persone condividessero il loro stato, secondo Noah Glass era un mezzo per connettere le persone che si sentivano sole e Ev Williams voleva che riguardasse “ciò che sta succedendo”.
A quanto pare avevano tutti ragione; Twitter è un social polifunzionale e ogni utente può scegliere che uso farne.
Tutto parte dai due simboli pilastri della piattaforma: la chiocciola ed il cancelletto (hashtag nel linguaggio specifico).
“@” serve a connettere e comunicare;
“#” caratterizza il tweet e ne determina l’indicizzazione.
Questi due semplici simboli, inseriti in una frase di massimo 140 caratteri, fan sì Twitter venga usato nei modi più diversi: informarsi, seguire tendenze e personalità, entrare a far parte di una community o dare sfogo alla creatività.
Allora analizziamo i diversi usi che gli utenti fanno di questo potente strumento.
Informazione e breaking news
Twitter è la miglior piattaforma per la diffusione di notizie in tempo reale, punto. La rapidità di diffusione dei tweet non ha pari; quando un grande numero di tweet ha lo stesso hashtag, l’argomento diventa di tendenza (Trending Topic) e per gli utenti diventa facilissimo avere accesso a quella notizia.
Per i giornalisti è una risorsa preziosissima in quanto hanno accesso a fonti normalmente irraggiungibili. Inoltre, la piattaforma è utile a promuovere i loro articoli e far sì che abbiano una diffusione maggiore rispetto alla sola pubblicazione sul giornale – cartaceo o online. E i lettori possono seguire ed interagire coi giornalisti, conoscere le loro opinioni ed attingere alle notizie direttamente alla fonte.
Entrare in contatto con personalità famose
Seguire celebrità, marchi e influencer è una delle cose che più piacciono di Twitter. Gli account verificati – quelli con un piccolo bollino azzurro accanto al nome – dimostrano l’identità dell’utente, appurata dagli amministratori del sistema. Seguendo questi personaggi si ha la possibilità di guardare con curiosità ad alcuni aspetti della loro vita come non si poteva prima. E, a volte, rispondono anche.
Ad esempio, il tweet di Obama per la rielezione ad altri quattro anni di presidenza è il più popolare di sempre.
Far parte di una community e partecipare alle conversazioni
Una tendenza sempre più diffusa è quella di commentare programmi televisivi ed eventi in diretta, e aprire vere e proprie conversazioni a riguardo. Tant’è che in TV sempre più spesso è la stessa trasmissione a fornire l’hashtag che darà vita alla conversazione.
Basti pensare a quanti discutono di XFactor o Masterchef, ai commenti il giorno in cui è finito Breaking Bad (#GoodByeBreakingBad) o alle conversazioni che in questi giorni si dilatano su chi possa averla vinta nella guerra delle consolle (#XboxOne vs #PS4).
A questo fine Twitter analizza i nostri interessi e crea una sezione #Scopri apposta per noi. Qui possiamo trovare tweet, notizie e immagini popolari tra le persone che seguiamo e conversazioni alle quali possiamo partecipare (caratterizzate da una linea blu che le lega).
Creatività
Twitter viene anche usato per giocare con la propria fantasia e creatività.
Ad esempio, viene spesso usato come strumento per il microblogging. Raccontare qualcosa con soli 140 caratteri può essere difficile, ma questo non è un buon motivo per non provarci. E così a molti scrittori piace lasciare piccole pillole di narrazione ai propri follower.
Un’altra tendenza è quella di creare account falsiimmedesimandosi in qualche personaggio reale o di fantasia o account comici. Negli Stati Uniti, @shitmydadsays, un profilo sul quale un ragazzo pubblicava le perle di suo padre, è addirittura diventato una sitcom con William Shatner (Star Trek).
Per stimolare la fantasia dei propri utenti, i creatori di Twitter hanno anche dato vita a Vine, una piattaforma per creare piccole clip di 6 secondi che vedono poi in Twitter il canale di diffusione.
Emergenze
Tornando alla rapidità di diffusione delle notizie, non possiamo non considerare l’utilità della piattaforma per diffondere messaggi di allerta durante situazioni d’emergenza meteo o catastrofi naturali.
Questo è successo, purtroppo, la scorsa settimana in Sardegna (alla quale mandiamo il nostro sostegno) a causa dell’alluvione che ha colpito la regione. Su Twitter sono comparsi numerosi avvisi che aggiornavano sulla situazione meteo e su come comportarsi.
Non finisce qui…
Ovviamente questi non sono gli unici modi in cui viene usato Twitter. A questo elenco possiamo aggiungere: la promozione personale o della propria attività, la condivisione di piccoli momenti di vita, il servizio di supporto offerto da tante aziende.
Diamo un consiglio ai novellini e a chi è interessato ad iscriversi; cominciate cercando di capire che uso volete fare di questa piattaforma potentissima. Dopodiché immergetevi, un tweet alla volta.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Paolo Navahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngPaolo Nava2013-11-25 15:00:052013-11-25 15:00:05Benvenuto su Twitter. E poi?
Beniamino De’ Liguori, direttore editoriale delle Edizioni di Comunità, fondate da Adriano Olivetti, e nipote dello stesso, ha tenuto una lezione agli studenti dell’istituto E. De Nicola di Piove di Sacco (Padova); lo stesso istituto che, qualche settimana fa, aveva organizzato l’incontro con Federico Grom di cui vi abbiamo già raccontato.
Beniamino de' Liguori (al centro)
In questa lezione si è parlato della storia imprenditoriale di Adriano Olivetti, della sua idea di industria socio-sostenibile e della sua continua valorizzazione della dimensione glocale della Olivetti.
Olivetti: un nuovo concetto di realtà industriale
Prima di rendervi partecipi della nostra chiacchierata dobbiamo fornirvi brevissimamente gli spunti da cui siamo partiti.
Da un capitale sociale di 350.000 Lire nasce nel 1908, ad Ivrea, la Olivetti, fondata dall’omonimo Camillo. Specializzata nella produzione di macchine da scrivere si sviluppa fino a quando negli anni ’30 non subentra Adriano Olivetti, figlio di Camillo. Da questi anni in poi lo sviluppo si trasforma in un boom.
Adriano, dopo aver lavorato nella catena di montaggio, si laurea e visita le più importanti realtà industriali degli Stati Uniti dove rafforza la convinzione, nata durante l’esperienza da operaio, che la catena di montaggio risulti essere traumatica e disumanizzante per un lavoratore. “Conoscevo la monotonia terribile e il peso dei gesti ripetuti all’infinito davanti a un trapano o a una pressa, e sapevo che era necessario togliere l’uomo da questa degradante schiavitù. Bisognava dare consapevolezza di fini al lavoro.”
Forte di questa convinzione lavora ad una realtà industriale che possa essere socio-sostenibile. Convinto del fatto che la fabbrica, chiedendo molto ai suoi operai, dovesse restituire altrettanto, pensò ad un modello di industria che eliminasse, dall’architettura ai rapporti con la forza lavoro, i vecchi modelli industriali che fino ad allora avevano prevalso.
Eliminò architettonicamente la gerarchia piramidale, introdusse la produzione culturale all’interno della sua azienda e si interessò dell’aspetto sociale del suo territorio.
Abbiamo portato in tutti i paesi della comunità le nostre armi segrete: i libri, i corsi culturali, l’assistenza tecnica nel campo della agricoltura. In fabbrica si tengono continuamente concerti, mostre, dibattiti. La biblioteca ha decine di migliaia di volumi e riviste di tutto il mondo. Alla Olivetti lavorano intellettuali, scrittori, artisti, alcuni con ruoli di vertice. La cultura qui ha molto valore.
Olivetti si compiaceva che dalla biblioteca aziendale sparissero i libri in quanto questo fenomeno testimoniava l’interesse degli operai per la lettura.
Schivo nei confronti dei mass media e schifato dalla propria esperienza politica, Olivetti progettava l’idea di andare oltre il concetto di proprietà, immaginando una gestione comunitaria della propria azienda.
I successi industriali di quest’uomo visionario possono essere riassunti nella Lettera 22, la macchina da scrivere più famosa della storia, oggetto di culto tanto da essere esposta al Moma di New York.
La Lettera 22 esposta al Museum of Modern Art di New York
I negozi Olivetti nel mondo erano comparabili con i moderni Apple Store, tanto che quello sulla V Avenue era considerato il negozio più bello della Grande Mela. Non è strano, poi, sentire il paragone tra la figura di Steve Jobs e quella di Adriano Olivetti.
Dopo la sua morte, diventano azionisti di maggioranza Fiat, IMI, Mediobanca, Pirelli e La centrale, che come prima operazione per “salvare” l’azienda decidono di chiudere la sezione di ricerca sull’elettronica, quella che, per capirci, lavorando in segreto in un piccolo laboratorio qualche anno dopo, sfornerà il Programma 101 ovvero il primo PC della storia.
La Olivetti si ritirerà dai mercati azionari nel 2005.
Beniamino de Liguori e Olivetti: un’eredità culturale su cui riflettere
Dopo questo breve e incompleto cenno storico con il quale volevamo dare solo un assaggio delle visione di Olivetti in merito al suo concetto di industria, passiamo alla chiacchierata con il nipote Beniamino de Liguori.
Usciti dal’Aula magna dell’istituto, mentre ci stiamo accendendo una sigaretta, gli chiedo se secondo lui la decisione di chiudere il reparto di ricerca e sviluppo elettronico da parte di Fiat, Pirelli, Mediobanca e degli altri azionisti, sia stato frutto di una poca comprensione delle potenzialità dell’elettronica, oppure di una comprensione fin troppo piena e di una conseguente paura di dover dividere la torta dei fondi pubblici con un “amico in più“.
Beniamino, mentre con la sigaretta in bocca combatte il vento che gli spegne l’accendino, accenna un sorriso e risponde in maniera molto diplomatica: mi spiega che non è sicuro di nessuna delle due ipotesi, perchè se la prima mostrerebbe una triste e scarsa lungimiranza da parte delle più importanti realtà imprenditoriali italiane dell’epoca, la seconda ipotesi testimonierebbe uno spietato cinismo, incurante delle sorti di una comunità e di un intero paese.
Io allora mi sbilancio e gli dico che, a parer mio, avevano capito perfettamente le potenzialità dell’elettronica.
Lui mi sorride. Mi spiega anche che, nonostante affermi di non essere molto informato, crede che vi fossero pressioni internazionali per le quali lo sviluppo di tecnologie informatiche, fuori dagli Stati Uniti e così vicino all’Unione Sovietica, non fosse gradito in un clima di Guerra Fredda.
Introduco allora l’argomento riguardante la timidezza di Olivetti e la sua tendenza a fare senza ostentare, chiedendo se questo carattere sia stato, a suo parere, un punto di forza o di debolezza.
Dal punto di vista imprenditoriale un punto di forza, mi risponde, basta vedere cosa ha realizzato. Se però consideriamo l’abilità nel creare un seguito è stato un punto di debolezza.
La tendenza di Adriano Olivetti a non usare i media come cassa di risonanza per i suoi traguardi imprenditoriali e sociali, infatti, ha avuto come risultato la mancata volontà di seguire e preservare un’ispirazione che, purtroppo, è morta con lui.
Trovo qui una prima differenza con Jobs, dico allora. Cosa ne pensi del paragone tra tuo nonno e Steve Jobs?
Credo sia un paragone che non sta in piedi. Forse l’unico punto in comune è la capacità di vedere anni avanti in merito ai prodotti e alla capacità di creare bisogni. Ma le somiglianze si fermano qui. L’aspetto della comunicazione, l’abbiamo detto, è agli antipodi e poi c’è l’aspetto glocale. La Olivetti era presene in tutto il mondo ma produceva solamente ad Ivrea, e poi Pozzuoli, considerando questo un punto di forza. La Apple,invece, progetta nella Silicon Valley, ma produce in zone dove la manodopera può essere sottopagata. Mio nonno, non vedeva il profitto come scopo, ma come mezzo per creare qualcosa, vedeva la fabbrica non come qualcosa che sfruttasse le risorse del luogo, ma come un mezzo che il luogo aveva per svilupparsi.
Passo allora a parlare di startup e gli chiedo un suo parere: se oggi qualche startupper avesse una vera e propria visione, secondo te, riuscirebbe a metterla in atto? Troverebbe qualcuno che crede in lui?
E’ difficile, mi risponde, oggi molte startup si costituiscono di migliori soluzioni a problemi esistenti oppure si inseriscono come strumenti per facilitare lo svolgimento di altre attività, ma difficilmente nasce qualcosa di completamente nuovo e mai visto. L’idea di un calcolatore che fosse a disposizione del singolo utente non rispondeva ad alcun bisogno, lo faceva nascere dal nulla e si offriva di soddisfarlo. In questo trovo somiglianze tra mio nonno e Steve Jobs.
Come vedi allora il panorama delle startup qui in Italia?
Sia chiaro che non sono un pessimista, precisa, il panorama è incoraggiante, infatti. Realtà come gli incubatori di startup sono una manna dal cielo perchè aiutano la proliferazione di idee, permettono a chi ne ha una di costruirci qualcosa di concreto attorno. Per fortuna di idee in Italia ne abbiamo.
Chiedo allora se considera l’idea di Adriano Olivetti, di industria al servizio di una comunità, come qualcosa di potenzialmente attuale e un modello ancora perseguibile. Dalla sua risposta sento che la ritiene una possibilità molto improbabile e dal tono della voce sembra la ritenga addirittura impossibile, ma dice anche che Adriano Olivetti ha costruito una realtà di cui, adesso, resta non solamente un ricordo, nelle sue macchine, ma anche e soprattutto un’eredità culturale. Ivrea è ancora oggi il comune italiano in cui si legge di più, in cui la formazione è percepita come un valore. La Olivetti non ha trovato però un erede che ne portasse avanti il modello, evitando che si trattasse solo di un precedente per qualcos’altro.
Ma è proprio nella parola precedente che, personalmente, individuo un forte ottimismo e vorrei spiegare il perchè con un esempio che forse, ad Adriano (come lo chiama il nipote mentre ne parla), sarebbe piaciuto.
Probabilmente non in molti conoscono Adolf Wolfli. Nato a Bowil in Svizzera nel 1864 e morto a Berna nel 1930, Wolfli è un artista che, all’interno del manicomio nel quale era internato, utilizzava qualsiasi materiale a sua disposizione per esprimersi: riviste, giornali, fotografie, prodotti di consumo. Ben prima di Andy Warhol realizzò opere in cui inseriva prodotti che sarebbero stati poi classificati come simboli della Pop Art. Dopo la sua morte cadde nel dimenticatoio fino a quando non venne riscoperto nel 1945 ed inserito nella lista dei maggiori esponenti della Art Brut.
Adolf Wolfli, Campbell's Tomato Soup, 1929
32 anni dopo la sua morte Warhol realizzava la sua opera forse più famosa raffigurante i barattoli di Campbell’s soup.
Cosa ci dice questo esempio? Ci racconta di come ogni forma d’arte, ogni moda, ogni prodotto, ogni stile di vita, ogni movimento sociale e culturale, per avere successo e diffondersi, necessiti, non solo di caratteristiche intrinseche valide, ma anche e forse soprattutto, del tempo, del luogo e del terreno di coltura culturale adatti alla sua diffusione.
Olivetti ha dato un esempio, un precedente appunto, di industria socio-sostenibile.
Probabilmente, correggendo gli errori commessi dal visionario ingegnere di Ivrea, avremo un nuovo Andy Warhol di questo tipo di industria.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Dankuhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDanku2013-11-25 14:21:502013-11-25 14:21:50Industria socio-sostenibile: l'esempio di Adriano Olivetti raccontato dal nipote [INTERVISTA]
Snapchat, la social app per condividere contenuti che si autodistruggono in 10 secondi, vale oggi molti soldi. Il ventiduenne CEO Evan Spiegel ha rifiutato la milionaria proposta d’acquisto di Facebook perché sa bene che l’engagement di milioni di teenager vale molto di più. Ma è tempo per la sua creatura di decidere cosa fare da grande. Dopo aver strappato a Facebook lo scettro di social network più cool del web, Snapchat deve costruirsi un modello di business solido e credibile per futuri investitori e futuribili quotazione in borsa.
Come monetizzare allora? La risposta che viene subito in mente a tutti è facile: pubblicità. Ma non è così semplice. Secondo David Berkowitz di Ad Age l’adozione di un modello pubblicitario stile Facebook sarebbe l’errore più grande che la social app potrebbe fare. Proviamo a capire perché.
Snapchat ha due grandi problemi secondo Berkowitz: “perception gap” e “values gap”. Il primo può essere risolto; il secondo no se vuole continuare ad avere appeal.
Perception gap
Nonostante le coraggiose sperimentazioni di alcuni grandi brand, molti inserzionisti e giornalisti associano ancora Snapchat al sexting, se non a cose peggiori.
Nella percezione pubblica Snapchat è un grande parco giochi per adolescenti alle prese con i primi giochi d’amore. Questa idea è di per sé una resa di fronte allo sforzo di comprensione di un fenomeno più complesso. “Dire che Snapchat serve a fare sexting è come dire che Google serve a cercare porno” – scrive Berkowitz. Sì, è vero: gli adolescenti usano l’applicazione per inviarsi contenuti sessualmente espliciti, ma è solo uno dei tanti usi che fanno del social network.
Questa diffidenza, che ammanta sempre all’inizio le cose nuove, svanirà con il tempo. Quello che il tempo non potrà curare è la totale divergenza tra ciò che gli utenti chiedono a Snapchat e ciò per cui gli inserzionisti vorrebbero usare la social app.
Values gap
Gli utenti vogliono privacy, gli inserzionisti chiedono esposizione. Qui sta il contrasto di interessi fondamentale che rende inapplicabile a Snapchat il modello di business pubblicitario consolidato da altri social network. Il patto tacito che sottosta all’uso di Snapchat è che i contenuti devono rimanere privati, altrimenti non c’è ragione per cui non usare un’applicazione diversa.
Se riconosciamo nella privacy la ragione d’uso di Snapchat, allora possiamo dedurre tutta una serie di considerazioni che mostrano quanto sia dannosa per la social app l’applicazione di un modello pubblicitario del tipo di Facebook, Twitter o dello stesso Google.
Display advertising vuol dire cookie, targetizzazione, filtri semantici. Gli utenti di Snapchat non vogliono essere tracciati, targettizzati, geolocalizzati, aggregati per età, genere, località e per tutte quelle altre amenità da marketer smaniosi di categorizzare il mondo. Togli loro questo e migreranno da un’altra parte.
“What happens in Vegas stays in Vegas” – dicono i giovani di ritorno dalla capitale americana del divertimento e del gioco d’azzardo. Snapchat, scrive Berkowitz, è un po’ come Las Vegas: alcune cose vengono a conoscenza all’esterno, molto altro resta nell’ombra. Ed è lì che deve restare.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Daniele Crocellehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDaniele Crocelle2013-11-25 13:00:462013-11-25 13:00:46Perché Snapchat non dovrà mai usare la pubblicità
Se vuoi conoscere i migliori annunci stampa pubblicati nel pianeta, questa settimana hai cliccato nel post giusto! Pronti? Via!
Brooklyn Free Clinic: Community/Volunteer/Support
In queste print volute da Brooklyn free clinic quello che è più importante è ciò che manca, cioè la lettera U, che in inglese può significare anche You (Tu).
È dunque un invito alla popolazione a prendere parte al progetto di questa clinica che da anni, grazie all’aiuto di volontari e studenti di medicina, cura tutti i malati di Brooklyn che sono sprovvisti di assicurazione sanitaria.
Nissan è sponsor ufficiale della lega di football canadese e con orgoglio ci mostra queste scene tipiche dei festeggiamenti del gioco del football, ma in chiave ironica: siamo nel freddo Canada e il bacio alla coppa, come il gavettone all’allenatore possono diventare davvero pericolosi!
Advertising Agency: TBWAToronto, Toronto, Canada
Executive Creative Director: Allen Oke
Creative Director: Rodger Eyre
Art Director: Guilherme Bermejo
Copywriter: Nick Doerr
Photographer: Robert Popkin
Nopikex: Spring
Molte case di prodotti repellenti usano la violenza e metafore guerresche per magnificare i loro risultati contro insetti e parassiti molesti. In questo caso, invece, Nopikex ha deciso di porre al centro della scena una zanzara munita di molla che impedisce all’insetto di pungere l’essere umano.
Una semplice trovata che è valsa all’agenzia Lowe di Bogota un bronzo ai Clio Healtcare awards
Care opera in oltre 84 paesi intorno al mondo per supportare progetti che mirano ad abbattere la povertà. In questa composizione dallo scatolone contenitore di viveri e medicine (care packages) si genera sviluppo agricolo.
Una chiara metafora dell’importanza dell’azione della ONG che favorisce prosperità in luoghi difficili.
Advertising Agency: Brunner, Pittsburgh, USA
Creative Directors: Rob Schapiro, Lindy Gross
Art Director: Derek Julin
Copywriter: Kevin Corfield
Photographer: Vincent Dixon / Brite Productions
Follihair: Anchor
Una print semplice dal contenuto forte: quello che sembra essere un capello presenta all’estremità una biforcazione del tutto simile ad un’ancora.
Come dire: con New Follihair aiuti a rafforzare, i tuoi capelli e li ancori alla tua testa!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Karokihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKaroki2013-11-25 11:30:242013-11-25 11:30:24Assistenza, football e zanzare nei migliori annunci stampa della settimana
Mancano pochi giorni al prossimo Codemotion. Dopo Roma, Venezia, Berlino e Madrid l’evento dedicato ai linguaggi di programmazione e alle tecnologie del futuro farà tappa a Milano il prossimo fine settimana.
Scrivere codice con i programmi di domani, ottimizzare le vecchie formule per i nuovi microcomputer, giocando con il piccolo Raspberry Pi e gli italiani OpenPicus e Arduino, fare una capatina nel futuro dell’Internet delle cose e della tecnologia da indossare: queste sono solo alcune delle proposte che verranno sviluppate nei talk e nei laboratori in programma al Codemotion il 29 e 30 novembre presso l’Università degli Studi di Milano.
Startup & Workshop
Anche per questa occasione ci saranno gli appuntamenti con le startup in cerca di figure professionali e i sei workshop di formazione, che permetteranno ai programmatori di espandere le proprie competenze con sessioni di sviluppo ad hoc, come quella che vedrà hacker contro sviluppatori in un confronto sulle tecniche di attacco e difesa nel mondo digitale.
A Milano più di 40 speaker da tutto il mondo trasmetteranno la loro esperienza e la loro passione: Eva Gjeci di Microsoft, Jackson Gabbard di Facebook, Kasia Derc-Fenske di Google, Tiffany Conroy di SoundCloud e Leif Astrand di Vaadin sono solo alcuni tra i tanti.
Lo spazio per i più piccoli
A Codemotion si consolida la tradizione di ospitare uno spazio per i più piccoli: grazie alla collaborazione con Coderdojo verrà infatti organizzato uno speciale laboratorio per bambini che vogliono imparare a programmare codice. L’evento sarà a numero chiuso: le iscrizioni verranno aperte lunedì 25 novembre.
E mentre i piccini si divertiranno, i grandi potranno cimentarsi in attività interattive sulle ultime novità come il lab organizzato da Microsoft per creare e testare app per Windows Phone e Windows 8 o quello di Google su come ottimizzare l’interfaccia di un’app Android!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/11/Codemotion-Milano.jpg7981094Simosokehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngSimosoke2013-11-25 11:00:412013-11-25 11:00:41Codemotion Milano: mancano pochi giorni all'evento dedicato alle tecnologie del futuro
I motori di ricerca hanno offerto fino ad oggi un’enorme, doppia opportunità: essere presenti attraverso un’ottimizzazione naturale (SEO – Search Engine Optimization) in modo da intercettare i bisogni degli utenti a medio-lungo termine, e promuovere lanci di prodotto o nuove attività intercettando in tempo reale fasce di utenza inedite attraverso strumenti ad hoc (SEM – Search Engine Marketing / SEA – Search Engine Advertising).
La capacità di essere trovati dai clienti diventa centrale in qualsiasi campagna digitale, arrivando a identificare un nuovo approccio strategico: l’Inbound Marketing, definito dall’autorevole software house americana Hubspot, come “una serie di tecniche e strategie il cui scopo è quello di attrarre importanti prospect e clienti nella direzione di un business e dei suoi prodotti.”
Il Corso Online in SEO & SEM Strategy della Ninja Academy, primo in Italia a trattare le tematiche innovative dell’ Inbound Marketing, vi permetterà di essere raggiunti da clienti e prospect di qualità, offrendo loro la miglior esperienza di navigazione e di contenuto, portandovi a ottimizzare il vostro budget e le vostre risorse, utilizzandole in modo estremamente efficace.
Corso Online in SEO & SEM Strategy [gennaio – febbraio 2014]
Il Ninja Corso Online in SEO & SEM Strategy ha lo scopo di offrire ai partecipanti una visione strategica integrata, chiara e aggiornata sul web marketing in generale e sui i motori di ricerca in particolare, assimilando le competenze e i concetti fondamentali per trasformarsi in Inbound Marketers.
▨ Migliorare la visibilità dei vostri contenuti e iniziative, portando traffico di qualità al vostro sito
▨ Gestire in modo mirato i vostri investimenti pubblicitari, permettendovi di risparmiare notevolmente ed evitare sprechi di budget
▨ Acquisire una conoscenza approfondita sugli strumenti SEO & SEM integrata al Content Marketing
▨ Espandere il vostro business a livello nazionale e internazionale, intercettando nuovi trend di interesse
PROGRAMMA
Inbound Marketing: SEO & SEM Evolution 2014
Entity: la nuova parola chiave per i motori di ricerca
ZMOT: integrare il “momento zero della verità” nell’Inbound Marketing
Content is King: contenuti di qualità, user friendly e in trending topic
SEO Copywriting & Call to Action: scrivere per gli utenti e per i motori di ricerca
Social SEO & Google Plus: come incrementare i “segnali sociali”
Cross Linking & Link Building
Black Hat VS White Hat SEO
Keyword Strategy: definizione step by step
Long Tail: sfruttare le parole chiave di nicchia per il proprio business
Keyword Platform: Google Trend, Keyword Tool, Suggest e ricerche correlate
Keyword Advertising Reloaded: primeggiare nella folla di campagne SEA
Google Adwords: dal click alla conversione con il minimo budget necessario
Il punteggio di qualità: leggerlo e interpretarlo sulle proprie campagne
Pay Per Click, Pay per Impression, Pay per Lead: scegliere il modello di pagamento
Rete Display: gestire posizionamenti, banner e promozione multimediale
Landing Page ottimizzate e integrazioni lato e-Commerce
A/B test, Split test e modelli di comparazione utili a ridefinire gli alocamenti di budget
Web Analytics: definire movimenti e risultati statistici sui motori di ricerca in tempo reale
Ninja Master | Luca De Berardinis
Ha studiato Ingegneria delle Telecomunicazioni all’Università di Bologna. Si è subito appassionato al mondo del Web Marketing, dapprima con corsi di formazione in Web Design presso De Agostini, successivamente lavorando presso agenzie di comunicazione online.
Da diversi anni si occupa di SEO e Inbound Marketing presso Argoserv srl. Scrive di SEO e Inbound Marketing sul Blog aziendale e si tiene sempre aggiornato sui principali Blog di Marketing nazionali e internazionali.
Ninja Master | Fabio Di Gaetano
Dopo essersi laureato alla LUISS in giurisprudenza con indirizzo internazionale, ha scoperto la sua passione per il web marketing e l’imprenditoria.
Da startupper ha sperimentato in prima persona i vantaggi derivanti dall’ottimo posizionamento sui motori di ricerca e, facendo tesoro dell’esperienza acquisita sul campo, ha deciso di fare della SEO la sua specializzazione. E’ amministratore e SEO strategist di Argoserv srl e collabora con alcune delle più innovative start up operanti nel Web Marketing.
Ninja Master | Gianpaolo Lorusso
E’ uno dei primi professionisti Internet italiani ad essersi interessato ai motori di ricerca e da allora ha lavorato sui progetti web di alcuni tra i più grandi gruppi aziendali mondiali (come Roche, Kerakoll, Datalogic, solo per citarne alcuni).
E’ partner certificato AdWords dal 2005 e nel 2012 ha ideato ADworld Experience, che fin dalla sua prima edizione è diventato l’evento di riferimento nazionale per il Search Engine Advertising.
Dal 2008 si interessa di User eXperience, progettando architetture informative ed eseguendo test di usabilità su interfacce web. Nel tempo libero cura Sito-Perfetto.it (E-book condiviso sul web marketing aggiornato con continuità da alcuni tra i migliori professionisti Internet italiani).
Vantaggi del Corso Online
✔ Puoi seguire i corsi live comodamente da casa o dall’ufficio
✔ Nessuno spostamento né viaggio da intraprendere
✔ Un costo decisamente inferiore e più vantaggioso rispetto ai corsi in aula
✔ Question Time in diretta per esporre dubbi e domande e interagire con i docenti
✔ Accesso alla piattaforma e-learning per rivedere i contenuti on-demand
✔ Attestato di partecipazione
Il team Ninja Academy resta a vostra disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Potete scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.
Knowledge for change. BE NINJA.
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