Mangatar, il manga italiano, sfida il gaming mondiale

Il team in versione manga: Michele Criscuolo, Enrico Rossomando, Raffaele Gaito, Andrea Postiglione, Alfredo Postiglione

Non è la prima volta che ne parliamo: negli ultimi anni abbiamo visto crescere il mercato del gaming come nessun altro. Solo nel 2011 sono stati spesi 74 miliardi di dollari con un aumento del 10% rispetto all’anno precedente e, secondo le previsioni Gartnet, questa impennata durerà almeno fino al 2015, con una spesa annuale per prodotti e soluzioni videoludici pari a 112 miliardi di dollari, di cui 44,7 solo per i software.

Qualuno avrà da ridire visto il terribile momento di crisi globale che stiamo attraversando, eppure i consumatori continuano a considerare la spesa dedicata al gioco e all’intrattenimento nel loro budget e, finchè l’offerta risulterà stimolante, sarà difficile assistere ad un calo dell’acquisto di giochi.
Complice ora è anche un altro fattore, cioè l’espansione della popolarità di smartphone e tablet, di cui il gaming resta un aspetto chiave nel loro uso; basta pensare che i mobile game sono la categoria di applicazioni maggiormente scaricate negli application store.

Che sia quindi il momento giusto per investirvi non ci sono dubbi. Bisogna certamente capire però come.
Il team di Mangatar, premiata miglior startup del 2012 al PNI, propone un modo: ce lo ha raccontato Raffaele Gaito.

Cos’è Mangatar e come funziona?

Mangatar è un gioco di carte online social. Si ispira ai classici gioci CCG (Collectible Card Game) da tavolo come Magic, Pokemon, Yu-gi-oh, ecc., portando gli stessi concetti e le stesse dinamiche sul web. Ci sono però due differenze fondamentali: le carte da gioco non sono assegnate casualmente dal sistema ma realizzate nel dettaglio dai singoli giocatori; è il gioco è completamente social, ovvero non si combatte contro il sistema ma contro altri giocatori reali provenienti da tutto il mondo.

Come è nata la vostra idea?

Un po’ per caso e un po’ no. Come gruppo ci conoscevamo e lavoravamo insieme da un po’. Da più di quattro anni ormai. Avevamo fondato un’altra società con la quale sviluppavamo app mobile e web, subito dopo l’Università. Ci eravamo avvicinato al mondo dell’entertainment durante questa esperienza ma era più per passatempo che per altro. Avevamo sviluppato qualche giochino e qualche app social e mangatar era proprio uno di questi progetti “laterali”, anche se all’epoca era tutt’altro.

Ad un certo punto, quando ci siamo accorti che ci toglieva un sacco di tempo ma soprattutto ci divertiva farlo, abbiamo abbandonato gli altri progetti e ci siamo concentrati solo su mangatar. Pian piano il know how dei vari prodotti sviluppati è stato riutilizzato in Mangatar e, nel tempo, ha dato vita a quello che è oggi: un videogioco.

Quali sono le prospettive e le difficoltà in Italia per una startup nel vostro settore?

Senza farla troppo lunga, in Italia ci sono vantaggi e svantaggi nell’avviare un’attività di questo tipo. Le difficoltà penso siano sotto gli occhi di tutti: burocrazia interminabile; ambiente poco giovane; scarso supporto istituzionale; mentalità poco “startup-oriented”; ecc. Le prospettive dipendono molto da come si affronta la cosa. Noi ci stiamo provando, ce la stiamo mettendo tutta e i primi risultati si iniziano a vedere.

Quello che ci auguriamo, adesso che le startup ci sono e l’attenzione mediatica anche, è che ci sia una crescita da parte di tutto l’ecosistema e che arrivi un supporto anche dalle istituzioni.
Parlando di settore del gaming in particolare, sicuramente il nostro mercato non è l’Italia ma il mondo. Sapevamo fin dall’inizio che un piede negli USA bisognava mettercelo e ci stiamo già organizzando per questo. Ci saranno delle interessanti novità a breve!

Dove vi vedete tra un anno?

Beh, in questo 2013 ci saranno delle novità importantissime. La prima, che è a breve termine, riguarda il gioco in sé: Mangatar scompare per lasciar posto alla sua evoluzione, il nuovo titolo che si chiama Dengen Chronicles. Siamo veramente soddisfatti del lavoro che abbiamo fatto e siamo riusciti a far confluire tutti i feedbak e le esperienze del 2012 in un gioco completamente rinnovato che porta novità dal punto di vista tecnico, grafico e delle dinamiche!

I pochi a cui l’abbiamo mostrato in anteprima sono entusiasti dei progressi fatti. E’ già possibile pre-registrarsi per la beta che sarà lanciata a breve!
Poi, ovviamente, ci sarà da sviluppare tutto l’ecosistema intorno a questo nuovo titolo e mi riferisco alle versioni mobile, per Facebook, e così via. Dopodiché si inizierà a fare sul serio con il marketing e la comunicazione.
Alla domanda dove ci vediamo tra un anno ti rispondo che abbiamo un piano di sviluppo molto ambizioso nei quali ci sono numeri grandi, molto grandi! Rifacciamo questa intervista tra un anno e vedremo se li abbiamo rispettati 😉

Ci lasciate qualche commento sul Premio Innovazione 2012 che vi ha resi protagonisti?

Il PNI è stata un’esperienza molto bella e molto intensa. Ne scrissi già all’epoca, elogiando l’organizzazione e lo svolgimento: una delle migliori competition a cui abbia partecipato.

Vincere quel premio ci ha dato tanto soprattutto dal punto di vista personale: è stata una conferma del fatto che stessimo facendo un buon lavoro e che la strada intrapresa era quella giusta. Ci sono dei momenti nella vita dello startupper nei quali non sempre ci sono queste certezze e avere conferme dall’esterno aiuta tantissimo a tenere duro!

Secondo voi è importante l’esistenza di tanti eventi e tanti business plan completition dedicati a idee di impresa?
E quanto sarebbero diversi rispetto ad oggi lo sviluppo e il successo di Mangatar senza questi “pretesti” per l’innovazione italiana?

Io ho un’opinione positiva riguardo questi eventi. Forse non sono tutti dello stesso livello ma ce ne sono alcuni che sono interessanti, ben fatti e utili per le startup. Quando startupper più giovani me lo chiedono, io consiglio sempre di partecipare a qualche business plan competition. Per chi è all’inizio questi sono dei momenti importanti dove ci si può confrontare con altri ragazzi che stanno facendo esperienze simili; si possono ricevere dei feedback da persone che sono nell’ambiente da molto più tempo; si ricevono le prime bastonate che permettono di valutare con più attenzione il proprio progetto; ecc.
Sicuramente bisogna fare attenzione e bilanciare bene il tempo dedicato ad eventi di questo tipo, altrimenti si rischia di passare più tempo a pitchare che a lavorare.

Per noi personalmente sono state importanti. In ognuna di esse abbiamo ricevuto feedback forti e ci siamo rimessi in discussione. Mangatar non sarebbe quello che è oggi se non fossimo passati per le diverse competition.

Panera Bread e la Rube Goldberg Machine [VIDEO]

Sicuramente non è questa la prima volta che ci imbattiamo nella Rube Goldberg Machine nel campo dell’advertising e probabilmente non sarà l’ultima.

Come ne ha già parlato Tim Nudd in un interessante articolo pubblicato su AdWeek.com, già circa 10 anni fa la Web Agency Wieden + Kennedy ha realizzato uno spot per Honda dal titolo “The cog” in cui la Rube Goldberg Machine era la protagonista del filmato. A seguire molti altri casi di advertising fino ad arrivare al più recente videoclip di grande successo della band statunitense OK GO:  “This too shall pass”.

La Rube Goldberg Machine prende il nome da Reuben Garret Lucius Goldberg, meglio conosciuto col diminutivo Rube, un fumettista satirico statunitense famoso per aver creato uno strumento di satira che utilizza la rappresentazione di macchine esageratamente complicate per il compimento di azioni semplicissime.

A questo punto è naturale chiedersi il perché la Web Agency Cramer-Krasselt ha deciso di realizzare uno spot con questo sistema narrativo, dato che per definizione tende a rappresentare ironicamente l’inutilità di produzioni complesse per lo svolgimento di atti semplici.

La risposta viene dal co-director di 1stAveMachine  Bob Partington che proprio nel Making of di Panera Bread spiega  cosa lega Panera Bread alla Rube Goldberg Machine, mettendo in relazione la complessità della “Macchina” con la rappresentazione della ciclica natura di un giorno nella vita di Panera e nelle difficili scelte che Panera deve fare per garantire la qualità del prodotto che offre.

Quindi la complessità della produzione in questo caso diventa un valore che viene rappresentato paradossalmente tramite un impianto narrativo che originariamente nasce per darne il senso opposto.

Un ottimo lavoro interpretativo nella riproposizione di modelli comunicativi diversi e opposti alle proprie esigenze narrative o semplicemente…?

Voi che ne pensate?

Facebook: da domani un News Feed diverso [BREAKING NEWS]

Manca poco all’evento organizzato da Facebook che svelerà novità riguardanti il News Feed e sulla rete iniziano a trapelare le prime congetture su cosa questo potrebbe riservarci.

La presentazione del Graph Search ha dimostrato la volontà del team di Mark Zuckerberg di concentrarsi molto sui contenuti e sugli interessi degli utenti. A quanto pare proprio la curiosità e la continua voglia di guardarsi intorno porteranno ad un’evoluzione della sezione che noi chiamiamo “Notizie“.

Molto probabilmente ci sarà la possibilità di filtrare le Notizie creando colonne dedicate in base ai contenuti: dal feed dedicato alla musica a quello dedicato alle foto.

Un esempio è la possiblità di utilizzare la colonna delle Notizie solo per informazioni dedicate agli audiofili; da ciò che i propri amici stanno ascoltando su Spotify o Rdio, alle comunicazioni degli artisti che ci piacciono, fino ai concerti in zona.

Un altro aspetto sul quale il nuovo feed si concentrerà è quello delle foto. Entreranno a far parte della sezione gli scatti di Instagram e aumenteranno di dimensione per coinvolgere meglio gli utenti. L’aumento della dimensione delle foto è anche un pretesto per dare più spazio alle pubblicità dando un ruolo di rilievo ai prodotti proposti dagli advertisers.

L’evento è programmato per domani alle 10:00, ora del Pacifico. Quindi a noi non tocca altro che aspettare le 6 di domani sera per sapere se questi rumors si riveleranno veri!

Ecco come puoi aiutare Napoli a ricostruire Città della Scienza

Un evento tragico ha materialmente spazzato via la punta di diamante dei musei scientifici interattivi, quell’incubatore di imprese che dagli anni ’90 ha acquisito credibilità e prestigio, un tempio di cultura e innovazione, parte integrante del processo di formazione scolastica, tappa obbligata degli studenti partenopei.

La ferita ieri non è stata inflitta solo a Napoli ma al Paese intero.

“Città della Scienza” era visitata ogni anno da circa 350mila persone e garantiva lavoro a più di 160 dipendenti, oggi affranti e spaventati. Domani cosa succederà? Si sono legittimamente chiesti. Un po’ ce lo siamo chiesti tutti e la risposta inizia a provenire dal web.

DeRev e CambioMerci a titolo completamente gratuito – hanno messo a disposizione le proprie piattaforme web, attivando una raccolta di fondi rivolta a tutti coloro, che con donazioni economiche o con l’offerta di competenze e materiali, intendono partecipare alla ricostruzione di Città della Scienza.

Sulle due piattaforme web sono state appena attivate delle pagine dedicate.

Su DeRev è stata lanciata una campagna di raccolta fondi (clicca qui), attraverso cui chiunque può effettuare donazioni in favore di “Città della Scienza”: i contributi possono essere inviati automaticamente tramite carta di credito, carta prepagata, PayPal o bonifico su conto corrente bancario.

Su CambioMerci è stata attivata questa pagina, in cui i professionisti e le imprese possono offrire le proprie competenze e/o materiali utili a riavviare nel minor tempo possibile le attività di Città della Scienza.

Il nostro Alex Giordano commenta invece così l’accaduto;

“Napoli stanotte ha subito un altro duro colpo, ma sono sicuro che riusciremo a riprenderci. Non ho elementi per giudicare le forze che hanno innescato il terribile incendio di questa notte, posso solo testimoniare la grande passione e competenza di tanti che lavoravano alla Città della Scienza che in questi anni ho avuto il piacere di conoscere e con i quali ho avuto l’onore di confrontarmi professionalmente. A loro va tutta la nostra solidarietà.” ­

“Ma Napoli resisterà. Napoli è la Neapolis, la Città Nuova, la città che proprio nel suo caos trova in se i germi di una rivoluzione permanente, è gia essa stessa la “Città della Scienza” e per questo credo che sia giusto parlare subito di ricostruzione ma forse partendo da un modello diverso. Un modello culturalmente attuale suggeritoci dalla metafora della Rete e dal genius loci: un modello che lasci a Napoli stessa il cappello di megaincubatore , il ruolo appunto di una “Città della Scienza”, ma che ragioni in maniera diffusa, rizomatica. Un modello che veda la diffusione di scienza, cultura e innovazione in ottica di rete. Mi piace immaginare la rinascita di Napoli per Rioni. I rioni, infatti, hanno una connotazione esclusivamente territoriale e storica e non necessariamente amministrativa. Sono loro i contenitori antropologici e sociali che possono garantire una rinascita di Napoli in maniera diffusa e pervasiva. Saranno i rioni che ci salveranno dagli attacchi barbari alle strutture centralizzate, quegli attacchi , come forse quello di ieri sera, che fanno comodo a chi preferisce la violenta legge del più forte alla democratica etica del networking.”

Qual è il futuro del business? [INFOGRAFICA]

L’irrompere della crisi ha fatto solo da apripista ad alcuni fenomeni economici che hanno cambiato e continueranno a cambiare il destino delle aziende.
I cambiamenti sono stati talmente dirompenti che hanno portato qualcuno a chiedersi quale sia il futuro del business.

Nell’infografica sottostante sono ripresi alcuni concetti che hanno determinato un cambiamento di scenario nel panorama aziendale mondiale, a partire dalle Fortune 500.
I fenomeni che incidono maggiormente sono il Darwinismo digitale e la fine del “business as usual”, vale a dire di quel modo di fare business che si caratterizza per il mantenimento di una continuità con il passato.

Come si nota dall’infografica oggi rimangono solo 71 aziende tra quelle inizialmente presenti nella lista di Fortune 500 del 1955 e questo dato rappresenta da solo una misura della velocità del cambiamento.
E’ interessante notare anche i numeri riguardanti il grosso fermento in ambito startup negli Stati Uniti.

In definitiva, come è stato detto tante volte, l’unico modo per garantire la longevità di un’azienda è quello di metterne continuamente in discussione le basi e prepararsi a cambiamenti anche radicali.
Per chi volesse approfondire l’argomento consigliamo la lettura di The End of Business As Usual di Brian Solis.

Selfless Portraits, le foto del profilo di Facebook riviste e… ridisegnate

Vi siete mai chiesti, in preda a dubbi esistenziali da cambio della foto profilo di Facebook, ma gli altri come mi vedono? A dare una risposta ai socialcuriosi ci hanno pensato due giovani creativi di San Francisco, Ivan Cash e Jeff Greenspan, con il loro Selfless Portraits, un progetto artistico collaborativo che mira a colmare il vuoto tra tecnologia e umanità incoraggiando piccoli scambi artistici tra estranei in ogni parte del globo.

Il meccanismo è semplice, cliccando su Participate si accede all’app di Facebook che consente di selezionare la foto del profilo con la quale vogliamo partecipare, il secondo step consiste nel download della foto da ridisegnare, che viene assegnata random dall’app e, come ultimo passaggio, dobbiamo rielaborare e caricare l’immagine ricevuta, il tutto in a timely manner, come ci viene gentilmente chiesto.  🙂

Se siete curiosi di vedere cosa viene fuori dall’incontro tra le vostre sembianze e l’estro artistico di uno sconosciuto altrettanto curioso non vi resta che cliccare qui, scegliere la foto da modificare e incrociare le dita… non si sa mai cosa può venirne fuori 😉  Nel frattempo, mentre aspettate il risultato dello scambio, date un’occhiata a questa galleria e buon divertimento!







Un Billboard "green" che produce acqua potabile

E’ sempre piacevole occuparsi di societing, eco o green marketing e scoprire nuove pratiche al servizio dell’umanità. Questa volta vi raccontiamo una best practice realizzata a favore della popolazione del Perù.

A Lima precisamente, la maggior parte della popolazione soffre la mancanza di acqua potabile. Ciò è dovuto sia all’inquinamento delle acque a causa delle estrazioni minerarie sui monti andini che rendono inutilizzabile l’acqua dei pozzi, che alla mancanza di pioggia dovuta al territorio desertico.

Per aiutare la popolazione in difficoltà è nata una collaborazione tra l’agenzia Mayo DraftFCB e la Universidad de Ingenieria & Technologia  (UTEC). Il progetto realizzato, prevede la raccolta di 96 litri d’acqua potabile da distribuire agli abitanti.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=35yeVwigQcc&feature=player_embedded’]

Il team di lavoro ha scoperto che l’umidità atmosferica della zona è del 98%, per cui si è deciso di sfruttare questa particolare caratteristica per la realizzazione e l’istallazione di un billboard in grado di catturare l’umidità e convertirla  in acqua potabile attraverso un processo di “osmosi inversa”. Il billboard utilizza una serie di filtri per raccogliere e purificare l’acqua e poi canalizzarla in un grande serbatoio.

La campagna, oltre a dimostrare l’ingegnosità degli studenti della Universidad de Ingenieria & Technologia (UTEC), ha contribuito inoltre a  promuovere l’operosità dell’ateneo in tutto il mondo.

Frozen Cinema: il marketing creativo a favore dei senzatetto [VIDEO]

Una trovata insolita per far provare ‘sulla propria pelle’ cosa si prova ad essere un senzatetto nelle gelide notti invernali.

È quella ideata a Düsseldorf da Havas Worldwide per Fiftyfifty, un’organizzazione no profit che da anni in Germania si occupa di fornire un aiuto concreto alle persone meno fortunate senza un tetto sulla propria testa.

Nel video gli ignari protagonisti dell’ambiente cercano di rilassarsi e di godersi un film al caldo di un comodo cinema. L’improvviso abbassamento di temperatura a 8 gradi centigradi li costringe a fare ricorso alle coperte sistemate sulle poltrone, mentre sullo schermo un documentario sui senzatetto sulle note di Creep dei Radiohead. Sulle coperte un codice QR permette ai presenti di fare una donazione a supporto della causa.

Cosa ne pensate, pensate possa essere un approccio valido per questo tipo di comunicazione?

Dove per bellezza autentica torna e parla ai grafici [VIDEO]

Dove Evolution“, il video che accompagnava la campagna ‘per la bellezza autentica’ del brand di cosmetica di proprietà di Unilever, è uno dei più famosi esempi di virali in rete. Oggi l’azienda, in collaborazione con Ogilvy Toronto, ha rilasciato un nuovo filmato dal titolo “Dove: Thought Before Action“. Se obiettivo e valori semantici rimangono inalterati, questa volta cambia sensibilmente il target primario di riferimento: non più il consumatore finale ma i creativi, in particolare grafici.

Dove dichiara di voler parlare direttamente a ‘coloro che sono responsabili della manipolazione delle nostre percezioni‘: art director, graphic designer, fotoritoccatori. Catturare l’attenzione e generare una qualche reazione in questi soggetti oramai certamente assuefatti da dibattiti del genere non è facile. A meno che non li si ‘vada a cercare’ proprio mentre lavorano.

Dove e Ogilvy hanno così pensato di comunicare con gli addetti ai lavori tramite un linguaggio a loro consono, inviando a tutti un’azione speciale di Photoshop che, spacciata per un’effetto di ridefinizione della pelle dal nome ‘Beautify’, annulla di fatto tutto il lavoro di editing fatto sul soggetto.

Pensate che questa iniziativa riuscirà a raccogliere la stessa eco della sua celebre antenata?