Riprendono le interviste ai progetti finalisti della Battaglia delle Idee. Questa è la volta di Gianpaolo Catania inventore, nel 2002, dei primi Job Party d’Italia (Chance). Assieme a Matteo Stracciari, Antonio Rotundo e Stefano Sidoti, ha creato My Job Place.
La decisione di creare le fondamenta per la nascita di una nuova startup è legata ad un sogno coltivato negli anni dai soci fondatori: dare nuovo slancio ad un Paese, l’Italia, ricco di opportunità ma sempre più avaro di speranze.
Facciamoci dunque spiegare meglio l’idea.
Cos’è MyJobPage?
MyJobPage è il primo Social Network del Saper fare, in cui è possibile dimostrare le proprie competenze, condividerle e incontrare possibili opportunità occupazionali.
Come è nato?
Solo pochi mesi fa, durante un viaggio in auto, mi sono interrogato col mio (ormai) socio Matteo sul fenomeno, nuovo, di chi, avvolto dallo sconforto, smette di cercare lavoro. Ci siamo decisi a trovare un metodo e degli strumenti per ridare fiducia a loro e ai disoccupati che rischiano di finire in questo vortice di rassegnazione e depressione.
Abbiamo rivolto il nostro pensiero a chi anche ha già un’occupazione ma che, a causa di un contratto temporaneo, teme di perderla. Abbiamo inoltre considerato tutti coloro che un impiego già lo hanno, magari a tempo indeterminato, ma sono desiderosi di rinnovarsi.
Abbiamo quindi riconosciuto profondi cambiamenti nel mercato del lavoro (alta e crescente mobilità, modifica dei rapporti tra domanda e offerta di lavoro) pur constatando una sostanziale continuità degli strumenti di reclutamento e selezione.
Il Curriculum Vitae, in particolare, rappresenta lo strumento più utilizzato nella ricerca di personale. Questo è un documento certamente essenziale, che racconta sinteticamente passato e presente di un candidato. Tale documento, secondo noi, dovrebbe essere però utilizzato in fase di colloquio, per essere spiegato al potenziale datore di lavoro. Una fase precedente in grado di identificare i migliori profili dovrebbe vertere invece su un diverso criterio: il saper fare.
Dove vi vedete tra 1 anno?
MyJobPage non è ancora partito ma possiamo già registrare migliaia di iscritti (è già online una prima pagina di registrazione). Tra un anno i nostri utenti potranno scoprire e utilizzare le tante funzionalità e, soprattuto, incontrarsi.
MyJobPage, infatti, non è solo un social network on line. Tra 12 mesi lanceremo anche i nostri tanti eventi nel corso dei quali i nostri utenti potranno incontrarsi.
Quali sono le prospettive o le difficoltà in Italia per una strartup nel vostro settore?
E’ un momento ideale per la nascita di nuove Start Up. E’ possibile registrare un forte fermento. Le difficoltà sono tante ma non insuperabili. La tassazione elevata rimane il primo in assoluto, anche e soprattutto per piccole piccolissime imprese. C’è da sommare, per noi, un arretramento continuo del mercato del lavoro. Ma, d’altronde, siamo nati proprio per fornire soluzioni.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Akamehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAkame2013-03-16 18:10:522013-03-16 18:10:52MyJobPage, la startup che ti aiuta a trovare lavoro
Sopravviveremmo ad un'invasione di Aliens e Predator? Quante donne ha avuto James Bond?
L’infografica è sempre stata considerata un terreno ostico, d’altronde se si pensa alla quantità di dati che può comunicare subito si pensa ad una cosa noiosa piena di numeri. Ma per fortuna non è sempre così e per supportare questa tesi oggi mostriamo alcuni esempi di infografica a tema hollywoodiano, che dire…prendete il pop corn e gustatevi lo spettacolo.
Inception
Per il complesso film di Nolan non poteva che esserci un’infografica semplice. Il grafico newyorkese Rick Slusher crea un riassunto molto elegante del film rappresentando ogni personaggio con una linea colorata e i livelli dei sogni tramite dei cerchi concentrici.
Aliens vs Predator
Chiariamo subito che non stiamo parlando del film ma dell’ipotesi che Alien e Predator si ritrovino sulla Terra e delle probabilità di sopravvivenza dell’uomo. Steven Taubman ci spiega che in pratica non ci sono possibilità di restare vivi, però ci consiglia di mettere una busta in testa per evitare che il face hugger ci si incolli alla faccia.
James Bond
Lo studio H&R Block realizza questa simpatica infografica Bondiana che racchiude elementi che vanno dagli incassi al botteghino dei vari attori che hanno impersonato la spia inglese più famosa del mondo, fino agli accessori e alle relazioni con il gentil sesso.
Star Wars
Fin dal suo esordio nelle sale il brand Star Wars ha sempre stimolato i fan a creare lavori grafici, questo in particola descrive fatti scollegati tra loro ma piazzati strategicamente in maniera da comporre il famosissimo casco di Darth Vader.
Die Hard
Non poteva mancare all’appello John McClane! Questa infografica è stata realizzata per la campagna marketing dell’ultimo film della serie Die Hard, e possiamo osservare sia dati come gli infortuni sostenuti dal personaggio sia frasi celebri del primo film della serie.
Top Ten Horror
Ci siamo tenuti la Top Ten Horror per la chiusura. Ovviamente l’ordine è per uccisioni, ma oltre a dirci chi è il cattivo più prolifico ci racconta anche le sue caratteristiche, dall’aspetto fisico alle motivazioni dietro la sua cattiveria.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00focahsukehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngfocahsuke2013-03-16 17:56:342013-03-16 17:56:34L'infografica va ad Hollywood: i numeri dei film cult
Un bellissimo video animato dedicato all’eclettico attore americano Jim Carrey. È quello realizzato da Delpic, lo studio di design e animazione coreano famoso per i suoi lavori creativi e stravaganti.
Un fantastico lavoro grafico che riproduce con coloratissime transizioni animate le scene dei sui film più famosi: Ace Ventura, The Mask, Una settimana da Dio, The Truman Show, Batman Forever e altri.
L’ingegnosa produzione è la terza dalla serie di cortometraggi promozionali dello studio creativo dopo ‘Delight’ e ‘We Are Delphic!’.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Laura Cardonehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngLaura Cardone2013-03-16 14:26:112013-03-16 14:26:11His palette: il corto dedicato a Jim Carrey [VIDEO]
Nella frenesia di tutti i giorni non possiamo dare attenzione ad ogni piccolo particolare, in più la psicologia ci insegna che la nostra attenzione è di tipo selettivo, ovvero coglie solamente pochi stimoli esterni alla volta. Quindi, per rimediare a ciò vi proponiamo una divertente raccolta di un pò di cose che probabilmente non avete mai notato durante la vostra routine quotidiana:
#1. La striscia bianca sul logo della Pepsi cambia in base alle caratteristiche del prodotto.
#2. I personaggi dei cereali Chex, una volta sistemate le scatole, si completano l’un l’altro.
#3. Il cappuccio delle caramelle Tic Tac è anche un dispenser.
#4. Ogni Stato che confina con l’Austria è più a sud della stessa.
#5. Certi prodotti Apple assomigliano a quelli della Braun degli anni ’50.
#6. Il video su YouTube dei Daft Punk “Around the world” non è visibile in tutto il mondo.
#7 A Hong Kong l’icona a forma di mondo di Facebook mostra l’altro emisfero rispetto alla nostra.
#8. I moderni cestini per la spesa sono modellati per non sbattere sulle gambe.
#9. I tappi delle bottiglie Coca Cola in plastica vanno bene anche per le bottiglie di vetro.
#10. Il proprietario del caffè del film “Pulp Fiction” e riportato nei credits come “Coffee Shop”.
#11. Il puntino sulla “i” di Pringles non è nient’altro che una delle patatine.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Lara Zaccariahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngLara Zaccaria2013-03-16 11:43:312013-03-16 11:43:3111 cose divertenti a cui non hai mai fatto caso
Realizzare una campagna che si occupi del lancio di un nuovo modello di automobile è una sorta di salto triplo nel mondo dell’advertising, perché il prodotto sembra imbrigliarti in schemi di realizzazione e commercializzazione predefiniti nei quali l’originalità e l’inventiva vengono costantemente messe alla prova da lacci e lacciuoli legati alla tipologia di prodotto da promuovere.
Ecco perché, in virtù della complessa architettura posta in essere, abbiamo deciso di illustrarvi la nuova campagna integrata realizzata per l’uscita della nuova MINI : la “MINI Paceman“ a cura dell’agenzia Bcube.
Ci siamo imbattuti in questa campagna quasi per caso e senza esserne consci in quanto, per la nostra volontà di essere presenti alla Design Week che si terrà a Milano il prossimo mese, abbiamo cominciato, verso la metà di Febbraio, a cercare degli alloggi per i nostri ninja-invitati. Tra i vari annunci presenti uno in particolare ha destato la nostra attenzione :
L’annuncio ci è sembrato subito alquanto sospetto, il suo carattere gratuito, la concomitanza con il salone del mobile, la sua centralità, c’hanno fatto pensare ad un quid stat pro aliquo, ad un annuncio che in realtà voleva essere un trigger per una operazione di marketing di più ampio respiro.
Nel frattempo la curiosità attorno a questi annunci cresceva in maniera esponenziale sul web, pur non trovando riscontri di carattere ufficiale da parte di aziende. Il passaparola e l’incremento di interesse verso questo loft gratuito disponibile a Milano ha raggiunto il suo climax verso la fine del mese quando, la pagina facebook web della MINI Italia ha visto la pubblicazione del seguente post :
Contemporaneamente, in via Torino a Milano, veniva affisso il cartellone 3d che avete visto ad inizio articolo e che vi riproponiamo :
Il mistero quindi si andava dipanando, il lotf ed i falsi annunci erano un teaser per il lancio della campagna di presentazione vera e propria per l’uscita della nuova MINI Paceman.
L’interazione tra azienda e target però non si è esaurita nell’innesco di un meccanismo (riuscitissimo) di curiosità ma anzi ha avuto il suo inizio vero e proprio con lo spostamento del piano di comunicazione sui social network e sulla sponsorizzazione in presa diretta.
Va osservato come in questo senso il peso delle attività sui social network e sull’affissione a Milano fossero di pari grado ed integrati in un solo veicolo pubblicitario.
L’obiettivo di MINI-Italia da un lato era la fidelizzazione verso la sua pagina ufficiale (con tanto di mission multimediale con promessa di disvelamento del contenuto delle immagini coperte dalla saracinesca con l’aumentare di “mi piace” sulla pagina) e dall’altro la proposizione del concorso vero e proprio che garantiva il soggiorno nel loft di Mark Paceman.
Al fine del raggiungimento di questo obiettivo anche il poster pubblicitario di Via Torino era da considerarsi come “social“. Coloro i quali hanno la fortuna di passarci in questi giorni si imbatteranno in un amabile maggiordomo che ci “invita” nel loft di Mr Paceman e a “citofonarlo” per saperne di più.
Il citofono altro non è che una web cam che scatta delle foto ai passanti e le invia alla pagina ufficiale, in questo modo tutta l’attenzione gioca su un continuo rimando tra spazio fisico (il loft, l’auto, il poster in 3) e spazio virtuale al fine della promozione del concorso vero e proprio che porterà i più fortunati e capaci ad usufruire di casa Paceman per due settimane.
Da questa fase la pagina facebook di MINI assurge a ruolo di protagonista per la definizione della campagna. Ogni giorno Mark ci sottopone nuove e fantasiose prove per testare la nostra attitudine e vedere se siamo davvero degni di alloggiare in casa sua. Le prove sono state pubblicizzate anche attraverso l’immisione in rete di alcuni viral video nei quali Paceman ci esorta a prender parte alla competizione (di seguito uno degli spot a cura della Soho What) :
Va sottolineato come l’identità della nuova MINI venga raccontata attraverso l’esposizione di Mark Paceman. Aggressività, risolutezza, creatività e modernità sono qualità che riconosciamo al protagonista sin dalla prima visione e vengono riflesse nell’auto senza l’ausilio di una messa in scena “classica” per l’industria dell’automobile. Un artificio in cui il testimonial ed il prodotto vedono la stessa compenetrazione di genere e significati che tutta la campagna ha mostrato nella sua realizzazione.
L’intera operazione quindi, come vi abbiamo mostrato (speriamo nella maniera migliore possibile), ci mostra come una campagna moderna possa e debba operare su tutti i piani comunicativi disponibili, facendo leva sui punti di forza di ciascuno. Una scenografia dagli assetti variabili che premia il lavoro di equipe di tutti i professionisti coinvolti e nella quale il pubblico non è inteso solo come destinatario di un messaggio pubblicitario ma è coinvolto esso stesso nella creazione e nello sviluppo della promozione.
Credits:
Bcube
Direttore Creativo Esecutivo: Francesco Bozza
Direttore Creativo Associato: Sergio Spaccavento
Copywriter: Martino Lapini
Art Director: Domenico Montemurro
Account Director: Davide Bergna
Account Supervisor: Sabrina Montemurro
Account Executive: Roberta Sessini
Vizeum
Fulvia Mattiolo
Posterscope
Manuel Biagioni
MenCompany
Matteo Stella
E3
Direttore Creativo: Maurizio Mazzanti
Direttore Clienti: Federico Ceccarelli
Art Director: Pankaj Juvekar
Senior Account Executive: Marco Boschian Pest
Social Media Manager: Stefano Quadraro
Web Developer: Daniele Belvedere
Web Developer: Gabriele Tamburini
Touch Revolution (per il citofono interattivo)
Icet
Gian Mario Corti
Matteo De Martino
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Hikari-Kunhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngHikari-Kun2013-03-16 11:37:142013-03-16 11:37:14MINI Paceman: un loft gratis a Milano durante il Salone del Mobile
Tutti noi da bambini abbiamo fantasticato di dare sfogo alla nostra fantasia sulle superfici più inusuali: i muri del salotto, le piastrelle della cucina, il pavimento in terracotta così caro a papà, il vaso in porcellana preferito di mamma.
Eppure ci è sempre stato proibito.
Ora, ripensate per un momento a voi stessi da bambini e immaginate che finalmente questa possibilità vi sia concessa. Risveglio in Paradiso? Sbarco nell’Eldorado? No, in un museo di New York.
L’artista africano Robin Rhode ha completamente rivoluzionato la Chrystie Streets della New York Lehmann Maupin Gallery, trasformandola, in occasione della sua ultima mostra, in un gigantesco album da colorare per bambini.
Un’esposizione molto particolare, intitolata “Paries Pictus“, che fa parte del progetto Time In: un’iniziativa educativa che vuole avvicinare i bambini in età scolare all’arte, con l’obiettivo di creare una connessione tra la vita scolastica quotidiana e quella di gallerie e musei.
Per l’occasione sono stati disegnati sulle pareti della galleria dei semplici contorni e outlines, oppure illustrazioni in stile “unisci i puntini”, accompagnati da un set di matite giganti. Dopodichè, sono entrati in scena i protagonisti: 37 bambini dei primi anni di scuola elementare, dai 6 agli 8 anni.
I piccoli ospiti sono stati invitati a colorare con le matite giganti gli spazi all’interno dei contorni tracciati sul muro e unire i puntini per svelare i disegni. Inutile specificare il divertimento nel dipingere e scarabocchiare le pareti.
Oltre che un intento volto a sensibilizzare i bambini alla cultura, il progetto ha l’obiettivo di farli sentire coinvolti in un processo, per far loro percepire che sono parte di un mondo unico, che va oltre l’idea di “noi e loro”: oltre l’idea di segregazione razziale. Un fine che si lega molto alla storia personale dell’artista: il passato di Robin Rhode è scritto infatti nel difficile Sudafrica dell’Apartheid.
Un’affascinante mostra che, sebbene destinata ai bambini, di sicuro piacerà anche agli adulti. E li farà riflettere.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Gabakeshihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngGabakeshi2013-03-15 16:52:122013-03-15 16:52:12A New York il museo lo colorano i bambini: Paries Pictus
Mi interrogavo nei giorni scorsi sulle forme di sapere partecipato. Non credo sia normale. Ma, del resto, c’è di peggio nel mondo: non credo, per intenderci, che Dexter mentre applica le regole di Masterchef alla carne umana si interroghi sulle forme di sapere partecipato, né che lo faccia Lapo Elkann. Che entrambi abbiano più soldi del sottoscritto, importa poco; che il primo sia più figo del sottoscritto – sul secondo ho qualche dubbio: almeno io parcheggio a modino e con un’auto non mimetica – poco importa.
Dicevo: mi interrogavo sulle forme di sapere partecipato, in merito a una risorsa online da anni, ma non vetusta – e parlo di Wikipedia – e a una che invece sta muovendo i suoi primi passi, quantomeno da noi – ossia Spotify.
Per chi non la conoscesse o non avesse letto i nostri post su Spotify, quest’ultima consente – essenzialmente come fanno Goodreads e anobii per quanto concerne i libri – di condividere gusti, in questo caso musicali. Ciò che, per le caratteristiche intrinseche del mezzo, differenzia Spotify (al punto che a mio vedere siamo di fronte a una rivoluzione: ma avremo modo di parlarne), sta nel fatto che non solo possiamo conoscere ciò che piace ad altri, ma anche condividerlo.
Non solo potete sapere che in questo momento sto leggendo Steinbeck, ciò che non aumenterà la vostra conoscenza di Steinbeck ma solo dei gusti del vostro affezionato, ma anche entrare, in qualche modo, nella mia testa e venire a conoscere da dentro i miei gusti musicali.
Per dire: questo è il link della mia playlist, chiamata – con notevole sforzo inventivo – Ivano’s playlist. Tramite questa potete sapere cosa ascolto, capire che (indipendentemente da quanto io asserisca) adoro alcune canzoni di Mina, degli U2 e dei Negramaro; cose così.Non solo: il servizio elimina di fatto larga parte della pirateria, perché la rende inutile.
Attendiamo gentilmente una presa di coscienza pari a questa nel mondo del cinema: a un costo alla portata di tutti ci si può abbonare e scaricare la parte del database che si desidera fruire offline; se invece si vuole mantenere un basso profilo il servizio resta gratuito e disponibile online.
Un esempio evidente – che spiega parte del titolo – l’ho avuto questa sera. Guardavo La storia di Glenn Miller, di Anthony Mann (un superlativo James Stewart), quando ho sentito un motivo che conosco da anni ma cui non ho mai saputo dare un nome. Bene, detto fatto: Glenn Miller, Pennsylvania 6-5000 (che qualcuno forse ricorderà anche dalle compilation di Jive Bunny), ascolto immediato a 320 Kbps e inserimento in playlist.
Qual è la caratteristica di Spotify? Crea quello che io chiamerei non un sapere condiviso, ma isole di database condiviso. Cioè: ciò che mi interessa non è materialmente l’intero database, perché a una larghissima parte di questo non sono interessato o non dispongo delle informazioni per raggiungerlo – benché a queste lacune suppliscano in parte la funzione Avvia radio e un’app interessantissima quale Soundhound -, ma la possibilità di piluccarvi in base a quanto conosco e quella, molto interessante, di attingere a playlist di utenti specifici, rivalutando di fatto il sistema dell’opinion leader.
Potete sentire non solo i Jamiroquai, per dire, ma anche ciò che loro stessi ascoltano – e che quindi andrà a influenzare la loro musica. Oppure la playlist di Rich Froning, per sapere con quali ritmi si motiva l’uomo più in forma del mondo quando si allena.
Un’altra forma non tanto di sapere condiviso ma di isole di database condiviso, stavolta in forma social, è Twoorty. Lo sto ancora sperimentando – più con gli occhi che con le dita, per ora – ma ne parleremo presto.
Tutto questo per giungere a Wikipedia. Lo conoscete tutti: probabilmente, insieme a Google e Facebook, è il sito più noto al mondo. Si dice che Wikipedia crei una forma di sapere condiviso, una forma di accesso democratico al sapere perché nasce da una formazione democratica del sapere. Ma a me interessa proprio sapere cosa si intenda esattamente con democratico, in un periodo in cui certi termini hanno un peso, una consistenza, una connotazione politica.
Wikipedia è fatta di diverse centinaia di migliaia di referenze – abbiamo appena raggiunto il milione di voci in italiano -, di versioni non solo sovranazionali (inglese, spagnolo) o nazionali (italiano) ma anche regionali o locali (ladino, sardo, napoletano). Le sue voci sono notoriamente scritte da chiunque, sì, ma esiste contemporaneamente una funzione di controllo importante. Questo non solo per evitare troll e flamers, ma anche la possibilità (teorica e assai praticata) di tentare di condizionare pagine cruciali per motivi economici, di immagine, politici, sociali, religiosi ecc.
Ricorderete che alcuni anni fa vi furono pagine bloccate a causa di accessi ripetuti provenienti da una struttura istituzionale che… modificavano le modifiche allo scopo di ripulire la reputazione di suoi rappresentanti politici; più recentemente Philip Roth entrò in polemica con l’enciclopedia creando un cortocircuito che potete ricostruire tramite un articolo di Andrea Pomella, qui. Per fare due esempi assai noti.
Questo per dire che il sapere condiviso non equivale a un sapere portato da ognuno e acriticamente accettato, ma da un sapere che viene accolto, discusso, appreso e in alcuni casi rigettato, in altri ancora discusso, a volte con decisioni opinabili – vedi i paradossi di Roth, visto come fonte non attendibile in merito a un’opera di Roth. Un contesto magmatico, diremmo: così come è il sapere.
Se a qualcuno viene in mente, in base a quanto ho detto appena sopra, il concetto “uno vale uno” di cui si parla così spesso in queste ore, non casca male: la riflessione nasce proprio da questo concetto, dall’idea che sia il concetto più travisato della storia della democrazia.
Dall’idea che “uno vale uno” non significa accettare acriticamente un intervento ma anzi, a volte, rifiutarlo – proprio perché il sapere qualificato e condiviso si crea partendo da chi quel sapere lo ha ottenuto qualificandosi e lo ha voluto condividere, e quindi non fa parte di questo sapere chi non se lo è qualificato o chi agisce contro la condivisione.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Ivankohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngIvanko2013-03-15 16:33:272013-03-15 16:33:27Sapere condiviso: Spotify e Wikipedia
Stampare le foto delle vacanze o di un evento speciale sta diventando una pratica sempre più rara, visto che ormai ci basta averle a portata di click su pc , tablet e smartphone.
I più nostalgici, quelli che hanno ancora voglia di avere un ricordo appeso alla parete ameranno la startup tutta italiana We Hang It.
Basta andare sul sito, caricare un’immagine, o scegliere una di quelle caricate sul proprio account Instagram, e ordinare il proprio Tonki: la foto stampata direttamente su una cornice realizzata in cartone riciclato e riciclabile, facile da assemblare, ad un prezzo vantaggioso.
Chi meglio del founder, il bresciano Ruggero Fregoli, può raccontarci cosa è We Hang It?
Come nasce We Hang It?
L’idea è nata da alcune mie esperienze passate: condividevo con mia sorella un laboratorio di stampe d’arte, e dovevamo fare i conti con i costi elevati dei supporti di stampa tradizionali. Inoltre risultava impossibile spedire a poco prezzo una stampa finita e pronta per essere appesa a casa del cliente. Insomma: la stampa d’arredo per come è intesa oggi non poteva diffondersi online in maniera seria. Volevo creare qualcosa di più adatto al mercato web, una stampa compatta, da acquistare già pronta da appendere.
L’idea è arrivata durante un weekend a Londra: il problema era il materiale, era necessario trovare un supporto smontabile per la spedizione e ri-assemblabile in modo semplice dal cliente finale. Seguendo il trend della green economy, ho subito pensato al cartone.
L’idea di realizzare una cornice quadrata è arrivata pensando al successo di Instagram, ed è proprio da lì che poi siamo partiti. Il design finale del Tonki, il nostro primo prodotto, si è poi evoluto in qualcosa di decisamente particolare, ispirato dai cosiddetti “shadowbox”, le cornici-vetrina dove esporre i propri oggetti più preziosi. Per la stampa abbiamo scelto di usare solo inchiostri ecologici per rientrare appieno nella filosofia di Tonki, che risulta interamente riciclabile. Il nome del prodotto? Un’idea della mia ragazza Alessandra, che mi sta dando una mano con le scelte di marketing.
Perché dovrei stampare le mie foto su un Tonki?
Perché è un modo semplice e totalmente ecologico per avere sempre davanti agli occhi i tuoi ricordi migliori, proprio come recita il nostro claim.
Che sia la gita con la scuola, il tuo primo bacio o quella mossa di break-dance, Tonki risulta un supporto versatile e decisamente elegante per lanciare qualunque messaggio. Puoi sbizzarrirti stampando praticamente qualsiasi cosa (immagini o testi) e, perché no, creare un vero e proprio wall di Tonki nella tua camera. La nostra ricerca ci ha consentito di arrivare ad un supporto che conferisce alle immagini stampate un effetto assolutamente unico e non paragonabile a quello della stampa tradizionale.
Il vostro punto forte è il carattere ecosostenibile del progetto. Da dove nasce questo interesse?
Viviamo in un’epoca di grandi trasformazioni. Mai come ora l’interesse generale si sta spostando su temi d’interesse comune come l’ecosostenibilità, il riciclaggio e la tutela dell’ambiente. L’economia green sta prendendo ogni giorno più piede ed influenza tutti i settori, una nuova impresa non può permettersi di ignorarlo. Crediamo che attraverso la vendita di un prodotto interamente riciclabile sia possibile sensibilizzare il cliente. Essendo il nostro un prodotto molto in voga tra i giovani riusciamo ogni giorno a concentrarne l’attenzione su queste problematiche.
Parlaci della collaborazione con Very Nearly Almost Magazine
La collaborazione con VNA è nata quasi per caso. Era dicembre ed eravamo a Londra, ospiti di Instagrammer London per l’Iconic 2012. Lì abbiamo conosciuto i ragazzi che da 6 anni lavorano a questa fantastica rivista. Il colpo di fulmine è stato reciproco tanto che, ad un solo mese di distanza, hanno deciso di affidare a We Hang It il lancio del numero 21 di VNA. Detto fatto! Siamo ripartiti per Londra con due valigie piene di Tonki e l’evento presso la Stolen Space Gallery nel cuore di Brick Lane è stato un vero successo. Centinaia di persone hanno potuto vedere e toccare con mano i Tonki con stampate le immagini dei loro artisti preferiti e alcune decine di fortunati hanno portato addirittura portarsene a casa uno. (Un breve video di questa avventura è visibile qui. Il successo del primo evento ha gettato le basi per un’importante collaborazione che darà i primi frutti nei prossimi mesi.
Com’è fare startup in Italia?
Dipende dalla startup. Nel nostro caso è stata una fortuna quella di essere in Italia. La tradizione del “fatto a mano” e dell’artigianato italiano ci hanno permesso di creare un prodotto versatile e di grande valore simbolico. In altri paesi sarebbe stato sicuramente più difficile trovare materiali, macchinari e metodi per realizzare il nostro Tonki. Noi, a questa “impresa”, abbiamo voluto crederci. Abbiamo lavorato sodo e i risultati sono stati di gran lunga migliori delle aspettative. C’è ancora tanta strada da fare, ma penso di poter dire a chi, come noi, sta provando a cambiare le cose che si, si può fare, anche in Italia.
Cosa vi aspettate dal futuro?
Non sappiamo cosa ci riserverà il futuro per cui preferisco non fare previsioni. Piuttosto ragioniamo a microsegmenti, cercando di cambiare il mondo della stampa pezzettino per pezzettino. Uno degli obiettivi è sicuramente portare il design e il “fatto a mano” italiano all’estero. Abbiamo appositamente scelto di realizzare Tonki anche attraverso alcune fasi manuali per garantirgli una specificità unica. Potete venirne a toccare con mano già al Fuori Salone. Quest’anno siamo infatti progetto speciale del Ventura Lambrate, dove allestiremo uno stand tutto dedicato a questi temi. E nel 2013, dopo l’avventura a Londra, approderemo anche al D-Ive di Barcellona ed al Paint Club di Monaco. Insomma, di una cosa siamo certi: ce la metteremo tutta!
Non ci resta che augurare tanta fortuna a Ruggero e a tutto lo staff di We Hang It e fiondarci su wehang.it per ordinare il nostro Tonki!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2013/03/we_hang_it_stampa_le_tue_foto_rispettando_lambiente-03.jpg400600Ayumi Kenseihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAyumi Kensei2013-03-15 16:21:002017-10-06 17:00:21La startup We Hang It stampa le tue foto rispettando l’ambiente
Chi è Mr. Wolfdog? E cos’è il meta-marketing? La risposta è unica perché Mr. Wolfdog è il meta-marketing.
Ma cerchiamo di chiarirci le idee un passo per volta. Mr. Wolfdog è il personaggio creato ad-hoc da P&G per la nuova campagna di Old Spice. Mr. Wolfdog è un lupo e nello spot, creato da Wieden + Kennedy, interpreta il ruolo di direttore marketing del brand.
Vale la pena dare uno sguardo al sito mrwolfdog.com perché sin da subito percepiamo l’ironia dei realizzatori nel creare un effetto retrò da “web 1.0”, stesso mood che caratterizza l’ambientazione del video. Tutto l’arredamento, dalle lampade alla calcolatrice, richiama lo stile Mad Man.
Naturalmente il linguaggio usato dalla voce di Mr. Wolfdog, che viene da uno strambo marchingegno che traduce in “umano” il pensiero del lupo, non è da meno. E infine una regia statica fatta di totali di scena e primi piani continua a prendersi gioco di un’idea di marketing che fa parte del passato, nel tentativo di rinnovarsi a volte anche riciclandosi!
Ladies and gentlemen a voi Mr. Wolfdog!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Peppe Doriahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngPeppe Doria2013-03-15 15:31:002013-03-15 15:31:00Mr. Wolfdog e il meta-marketing di Old Spice [VIDEO]
Uno degli appuntamenti da non perdere questa primavera sarà sicuramente Interact 2013. A Barcellona, il 23 e 24 maggio, una due giorni di dibattiti focalizzati soprattutto sugli investimenti nell’area digital.
Mercati sempre più concorrenziali e saturi, dove i consumatori sono sempre più difficili da raggiungere anche perché fruiscono delle informazioni su vari device (e schermi). Gli ospiti illustri alla tavola rotonda, “The Battle of the Screens: Compete or Collaborate?”, proveranno a dare alcune risposte e a delineare gli orientamenti futuri.
Interverranno, tra gli altri, Georges-Edouard Dias, Senior Vice President (digital business) L’Oréal, Patrick Hoffstetter, direttore di The Digital Factory (Renault), Geoff Seeley, Global Communications Planning Director di Unilever e Pete Blackshaw, Global Head of Digital Media & Social di Nestlé: presentazioni e dibattiti su come sia cambiato il comportamento dei consumatori con l’esplosione di smartphone tablet.
La due giorni sarà impostata in questo modo. Il primo giorno, 23 maggio, esperti del settore presenteranno gli ultimi sviluppi in ambito digitale su tre temi principali:
– le tendenze nei business digitali, alcune ricerche sui consumatori e le iniziative di standardizzazione in Europa;
– aggiornamenti sulle proposte di nuove norme sulla privacy dei dati, i limiti legali e i rischi di regolamentazione nell’universo dei multi-screen e l’autoregolamentazione per la pubblicità comportamentale online;
– ispirazione da e per l’industria della pubblicità, i premi per le campagne digitali e le ultime innovazioni digitali.
Il secondo giorno si parlerà di strategie e tattiche usate dai leader nel mercato digitale:
– le risposte delle agenzie alle nuove sfide: multi-screen e l’era dei consumi post-digitale;
– innovazione nella esperienza di consumo di contenuti e brand su dispositivi multipli;
– le iniziative dei marchi leader per coinvolgere attraverso gli schermi;
– le strategie vincenti dei publisher;
– gli ultimi strumenti per misurare l’evoluzione del pubblico e valutare l’impatto pubblicitario.
Ninja Marketing è media partner dell’evento: un’occasione da non perdere per conoscere gli ultimi trend seguiti dai maggiori player in vari settori, dall’industria alla grande distribuzione.
Appuntamento per il 23 e 24 maggio a Barcellona, per la conferenza che IAB Europe sponsorizza, arrivata alla settima edizione quest’anno.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Simosokehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngSimosoke2013-03-15 15:00:462013-03-15 15:00:46Interact 2013: il digital advertising si mette in mostra [EVENTO]
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