Wide Web World è un interessante video realizzato da Paul Wex, un videomaker austriaco che, utilizzando il tool 3D Maps di Here (il servizio maps di Nokia), ha realizzato uno spettacolare video sul mondo visto dal Web.
Quello che notiamo immediatamente è la qualità delle immagini, probabilmente la passione di Paul visto il suo canaleVimeo, e come queste immagini ci introducono ad una ipotesi che oggi più che mai ci sembra possibile: raccontare tramite lo schermo.
L’esempio di Wide Web World ci racconta, tramite il gioco di parole del titolo in cui inverte le famose tre W, un grande Web World dove “possiamo viaggiare e vedere posti a noi sconosciuti semplicemente stando davanti al computer”.
Ma queste parole le abbiamo già sentite tante volte e per quanto possano essere “vere” quello che interessa a noi su questo video è quello sviluppo tecnologico che ci permette di utilizzare semplicemente lo schermo per raccontare storie. Infatti nella descrizione del video sul canale Vimeo possiamo notare come Paul insista nello specificare una serie di dati tecnici su come ha realizzato il video. Parla di schede video e di software per la registrazione dello schermo.
Abbiamo sentito parlare a volontà dello screen recording e di questo genere di software utilizzati per i tutorial ma anche per alcuni video virali come The Digital Story of the Nativity . Addirittura anche Google, tempo a dietro, aveva lanciato un servizio in cui invitava gli utenti a raccontare storie tramite Google (vedi Qui).
Questo video rappresenta quindi la possibilità di nuove forme narrative, di nuovi linguaggi che in qualche modo pian piano stanno prendendo piede e si stanno affermando. Quello che all’inizio dell’Era del digitale si diceva per le videocamere, che avrebbero democratizzato il sistema produttivo dell’audiovisivo, oggi può assumere un nuovo significato con l’avanzare dello Screencast ?
Per il momento ci godiamo questo meraviglioso viaggio tra le più grandi città del mondo!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Peppe Doriahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngPeppe Doria2013-03-21 17:05:232013-03-21 17:05:23Wide Web World: il mondo visto da HERE di Nokia [VIDEO]
Truly Design è il celebre collettivo torinese che si è sempre distinto nel panorama artistico per il suo approccio innovativo alla street art. Dapprima collocato in un’ottica di arte urbana più consueta, il progetto di Truly Design si è evoluto verso una visione più dinamica, allargando il concetto di graffiti, writing e street art anche a contesti più istituzionali e commerciali. Oggi Truly Design compie 10 anni, e li festeggia con un documentario curato daTrickle Production e con un evento organizzato il 5 aprile a Torino dall’Associazione Culturale Me.La.
I quattro artisti torinesi sono protagonisti di una narrazione emozionante. Per la prima volta in questo lungo viaggio durato due lustri non sono le loro mani macchiate di colore ad essere sotto i riflettori. I loro visi, invece, insieme alle loro parole. La storia di una passione raccontata con sincerità e stupore.
1 – Cosa significa arte urbana per Truly Design?
L’arte urbana – nello specifico il graffiti writing e la street art – è l’ambito in cui siamo cresciuti, sia da un punto di vista artistico che professionale. Si tratta di un mondo dinamico, aperto a influenze e caratterizzato da un dialogo molto forte tra artisti, contenuti, contesto urbano e spettatori. E successivamente committenza, chiaramente.
E’ un mondo stimolante, in cui si è incoraggiati a sperimentare e mettersi in gioco proprio nell’ottica di un confronto “forzato” e continuo.
2 – Un viaggio nella street art che dura da 10 anni. Come si è evoluto il vostro percorso da guerriglieri dell’arte e come siete riusciti a fare evolvere le forme più tradizionali di comunicazione applicando la vostra tecnica?
Nasciamo tutti con una grande passione per l’arte e il disegno, che in adolescenza abbiamo applicato al mondo dei graffiti. Da lì l’evoluzione delle nostre ricerche artistiche e professionali personali ha inevitabilmente portato a oltrepassare gli stretti confini del graffiti writing, arrivando a dare forma a linguaggi e tecniche ibridi, contenenti influenze provenienti dalla grafica, dall’illustrazione e dalla pittura classica oltre che dalla street art.
Ci siamo resi conto che, a livello lavorativo, combinare una creatività di tipo artistico a una professionalità tecnica e commerciale ci ha infuso competenze per una larga forbice di lavori, dalla brand identity al graffito “street”. Pur non avendo inventato nulla, lavorare per strada, coi limiti e le difficoltà del caso, ci ha insegnati a essere flessibili, veloci, comunicativi e versatili.
3 – Come è nata l’idea di un documentario e qual è il suo obiettivo?
Conosciamo i Trickle Production da quando, qualche anno fa, uno di noi (Mauro149) è stato professore per due di loro all’interno del corso di Graphic Design all’Istituto Europeo di Design. Finiti gli studi, i ragazzi si sono lanciati con successo nella produzione video, con un’impostazione da “storytellers” e l’occhio rivolto a sport estremi e “discipline” urbane come i graffiti.
Sono stati loro ad averci proposto di girare questo documentario seguandoci passo per passo durante un progetto, nella fattispecie la preparazione e l’allestimento di una mostra personale a Klagenfurt, in Austria. Il documentario nasce come una presentazione del collettivo a livello artistico, un’occhiata al sentimento e alla passione che muovono il nostro Studio.
4 – Come pensate che la “cultura urbana” si sia sviluppata in questi 10 anni, non solo a Torino ma anche in Italia?
La cultura urbana, in tutte le sue declinazioni (musica, graffiti, skate, parkour, ecc.), da sempre spontanea e auto-alimentata a livello organizzativo e creativo, ha visto nascere nicchie d’interesse e diversi mercati, spesso generati dai suoi stessi protagonisti (nei graffiti ad esempio Obey ed Ecko).
Essendo al centro dell’interesse di più generazioni, la viralità dei fenomeni culturali urbani ha avuto bisogno unicamente di passaparola, internet e, soprattutto all’inizio, di editoria underground settoriale per allargarsi a macchia d’olio. La “cultura urbana” è inevitabilmente un fenomeno globale, in cui scambi e influenze viaggiano a velocità sempre maggiori, mantenendo una medesima matrice subculturale declinata nelle realtà locali, o “scene”.
5 – Dopo aver fatto un viaggio nel vostro passato, si può avere qualche anticipazione sui vostri progetti futuri?
Sempre nell’ottica di un’evoluzione ritmata dalle influenze artistiche e professionali, stiamo ora concentrandoci su intensificare i nostri rapporti con architetti e altri professionisti nell’ambito arredo urbano/design di interni/allestimenti, con l’intento di valorizzare il nostro apporto creativo ed artistico grazie alla forza della nostra competenza tecnica e professionale.
La serata di venerdì 5 aprile ospiterà, presso il Blah Blah di Via Po 21 a Torino, 3 proiezioni – distribuite dall’aperitivo a notte – che saranno scandite da altrettanti live set delle formazioni che hanno musicato la colonna sonora del documentario (Brandumize e Toys in the Attic).
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Gabakeshihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngGabakeshi2013-03-21 16:06:122013-03-21 16:06:12Truly Design compie 10 anni: un documentario sulla street art
I social network sono un ottimo strumento per fare business e per promuovere la vostra attività, ma dare forza al vostro brand in maniera efficiente richiede alcune accortezze.
Iniziamo considerando un punto fondamentale sul quale basarci: la coerenza. Il vostro brand deve essere riconoscibile ovunque; a partire dal sito web fino a Facebook e Twitter. Troppe differenze potrebbero creare confusione in chi vi cerca e chi già vi segue.
Mantenere una sola “voce” nel messaggio e nei contenuti che proponete aiuterà chi vi segue a ritrovarsi e a riconoscervi indipendentemente dal canale sul quale vi sta cercando.
Facciamo finta che il vostro brand sia una celebrità e che ne sia richiesta la presenza a diversi eventi mondani (i diversi social network). Ad ognuno di questi, la vostra impostazione grafica è l’abito che indosserebbe sul tappeto rosso e i vostri post sono quello che direbbe ai microfoni.
L’importante è che rimaniate sempre voi stessi e che veniate riconosciuti.
L’abito di Rovio Entertainment consiste nell’utilizzo nelle header di schizzi dei famosi personaggi protagonisti dei loro casual games
Sottolineato questo aspetto fondamentale, possiamo ora ricavarne cinque consigli utili per poterlo applicare:
1. Visual branding
Concentratevi, prima di tutto, sull’aspetto grafico che adottate nelle diverse piattaforme. Proprio perché salta all’occhio a prescindere dai contenuti, sarà il primo elemento di riconoscimento.
Anche se ogni social network ha impostazioni e approcci leggermente diversi, é importante che si faccia uso di temi e stili che rendano i diversi account correlabili. Scegliete template, colori, immagini del profilo (il vostro logo, naturalmente, è la scelta ottimale) ed eventuali immagini di copertina in modo che siano correlabili tra loro.
Fiftythree, produttore dell’app Paper, utilizza sempre il proprio logo come immagine del profilo e alcune parti della grafica dell’applicazione per conferire linearità ai propri profili
2. Voce
Usare la stessa voce sui diversi social network darà a chi vi segue l’impressione di essere connessi sempre con la stessa persona. In questo caso, con lo stesso brand. Scegliete il messaggio o l’ideale che intendete trasmettere e attenetevici su tutte le piattaforme.
Molte pagine intrattengono con curiosità o citazioni su un dato argomento. Riconoscendo una linea, i vostri follower torneranno da voi affamati della “pillola del giorno“.
3. Linee guida
Stendere una lista dei principi e di ciò che si intende offrire può essere molto utile per voi e per un’eventuale squadra. In questo modo vi sarà più facile rimanere coerenti col messaggio che intendete trasmettere e affrontare particolari situazioni con prontezza.
Queste linee si riveleranno molto utili soprattutto quando qualcun altro farà le vostre veci. Questi potranno usarle per imparare e ricordare ciò che viene proposto e per evitare di fare di testa propria.
4. Utenti multipli
A volte, l’alta richiesta di supporto in tempo reale, può richiedere che i vostri account vengano gestiti da più persone contemporaneamente. Questo può generare confusione in quanto potrebbe capitare che più gestori rispondano alla stessa domanda.
A questo fine esistono tools appositi, come Hootsuite, Sprout Social o Buffer, per la gestione degli account da parte di più persone.
Alcuni di questi offrono anche la possibilità di revisionare i messaggi in uscita, il che potrebbe essere molto utile quando un nuovo membro entra nella squadra.
5. Pianificazione
Ci sono momenti in cui si ha poco da dire e momenti in cui ci si sente particolarmente ispirati. Il risultato è che ci sono momenti in cui intasate le bacheche di chi vi segue, dando fastidio, e altri di silenzio in cui non generate interesse. Gli strumenti per la gestione di account che abbiamo nominato prima offrono anche la possibilità di pianificare i propri post: anche se li scrivete tutti insieme, il client li pubblicherà ad orari prestabiliti creando continuità e senza dare fastidio.
Seguendo questi consigli per dare un volto coerente al vostro brand, ponetevi un’ultima questione: il perché.
Quando si investono tempo e denaro sulla propria presenza nell’ambiente social, di solito lo si fa per vedere un ritorno. E’ molto importante capire qual è il ritorno che state cercando.
I motivi possono essere i più diversi: trovare clienti, dare a questi la possibilità di contattare la vostra azienda, darle visibilità o farvi conoscere.
Capire il vostro obiettivo può essere utile per costruire le linee guida del punto 3, ma anche a misurare in maniera precisa i risultati che vi auguravate di ottenere tramite i social media.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Paolo Navahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngPaolo Nava2013-03-21 15:30:362013-03-21 15:30:365 consigli utili per gestire in maniera coerente la vostra presenza sui social network
Quella che vedete è la copertina di un libro gratuito, online, utile a chi vuole costruire una propria storia professionale di successo.
Offre piccoli spunti di personal branding, counseling e storytelling e nasce con l’idea della condivisione gratuita del sapere, pensata e realizzata da Alessandro Rimassa, che ha attivato un corso di formazione, all’interno della scuola Management Lab allo IED, proprio su questi contenuti (e che ha creato l’hashtag #facilecambiare per esprimere la sua filosofia di vita “basta volere e saper agire”), con l’obiettivo ultimo di insegnare ai giovani come sia possibile costruirsi un futuro, così da rimetterli al centro del sistema.
“Ricordate il film Il Discorso del Re? Se il principe Albert, duca di York, non avesse risolto il suo problema di balbuzie e imparato a parlare in pubblico non sarebbe mai diventato Re Giorgio VI. Lo stesso, al giorno d’oggi, vale per tutti voi.
Il mercato è saturo, non importa quanto bravi, competenti e preparati siate, né quanto talento possediate. O meglio, la professionalità è fondamentale ma, dando per scontate le vostre capacità, c’è un altro fattore determinante per la vostra carriera: il modo in cui vi presentate. Se non sarete in grado di parlare in pubblico, vendere voi stessi come un brand e costruire una storia che valorizzi le vostre qualità migliori, non vi affermerete mai come i professionisti che siete. Non diventerete Re, insomma”
si legge sin dall’introduzione di Personal Jobbing.
Ho così voluto capire l’anima di un libro del genere che sostanzialmente, vista la situazione economica, esistenziale e generazionale in cui ci troviamo, suggerisce la costruzione di un’immagine digitale perfetta per riuscire a crearci un ruolo e un lavoro socialmente desiderabili… e uscire così dalla crisi? Alle mie domande, Alessandro ha risposto così.
A che cosa corrisponde l’espressione “personal jobbing”?
Jobbing è il titolo che abbiamo dato a un libro sulle nuove professioni, scritto nel 2009 con Antonio Incorvaia e pubblicato da Sperling & Kupfer. Ho voluto riproporre quella “corsa costante alla ricerca di nuovi lavori” e aggiungere il concetto di personalizzazione, cioè il costruire una carriera sulle caratteristiche e sulle esigenze della singola persona.
Ma l’obiettivo di avere una immagine digitale desiderabile qual è?
Credo che digitale e reale viaggino sullo stesso binario, uno sovrapposto all’altro. Oggi è importante posizionarsi online per costruire la propria carriera, noi non consigliamo di agire solo in rete, ma anche.
Quali sono i “5 Essere” e i “5 Fare” del marketing personale? Come si attivano?
Sincerità, chiarezza, unicità, costanza e appartenenza a una rete sociale: questi sono i 5 essere del personal branding. I 5 fare: farlo per un target, pubblicamente, online, gratis e per voi stessi.
Nel libro entriamo nel dettaglio di queste dieci regole, quello che conta è credere in ciò che si fa e agire non per un ritorno diretto e immediato ma per la costruzione di una propria identità professionale che si svilupperà nel tempo. Se vuoi fare qualcosa oggi per ottenere qualcosa oggi, il marketing personale non è certo la strada da seguire, perché è una pratica “onesta”, che premia cioè il contenuto. E in questo caso il contenuto siamo noi stessi.
Se fossi costretto a scegliere uno e solo uno tra i 5Essere e i 5Fare del marketing personale, quale sarebbe (e perché)?
Scelgo la sincerità e il me stesso. Perché se vuoi creare davvero un brand importante e duraturo non puoi mentire, né agli altri né a te stesso. E quindi se non ci credi tu, e non riesci a essere trasparente, non costruirai mai una storia di successo.
Se ti avessi fatto la stessa domanda di poco fa senza chiederti di darmi la motivazione, avresti fatto la stessa scelta?
Ovviamente sì. Ho fatto della trasparenza il valore alla base del mio personal brand non perché volessi costruire qualcosa di specifico ma perché è il valore alla base della mia educazione. Più trasparenza, in tutto, significherebbe più onestà e più merito, cioè la società che non soltanto sogno, ma alla costruzione della quale cerco di lavorare ogni giorno.
Quanto conta l’etica personale nello sviluppo dei ruoli sociali e professionali che ci diamo?
Io credo sia portante, specie in una fase di enorme cambiamento come quella che stiamo vivendo. Ciò che Mirko Pallera scrive in Create! corrisponde, dal punto di vista del marketing, a quello che Jeremy Rifkin teorizza a livello globale in La Terza Rivoluzione Industriale. Quindi non c’è ruolo professionale senza etica, per chi vuole contribuire a costruire una nuova società partecipata, orizzontale, inclusiva.
Quale idea hai dei 520 membri del gruppo fired by facebook che sono stati licenziati a causa dei loro comportamenti sui social network?
Credo che ciò che facciamo, online e offline, debba sempre tenere conto che qualcuno ci osserva e che i nostri comportamenti possono avere delle conseguenze. Positive o negative.
Personal branding vs reputazione aziendale: qual è l’ordine gerarchico da considerare?
Se si sviluppa un buon personal branding, si contribuisce alla reputazione della propria azienda, viceversa si fa il contrario. Quindi personal branding in prima fila, perché l’azienda è vincente quando è davvero somma di persone, competenze, diversità. La forza delle imprese, specie di quelle italiane, sta nel capitale umano, ricordiamocelo sempre che il nostro Paese vince laddove punta sulla qualità delle persone.
Tra i capitoli del libro troviamo anche citazioni che ci spiegano come “Ognuno ha
la possibilità di diventare un brand degno di essere ricordato” e che la bravura consisterà nel fare in modo che “il tuo brand sia quello che la gente dice di te quando non sei nella stanza“.
I contenuti di Personal Jobbing sono materialmente molto utili (lo saranno molto anche a me), ma mettersi al centro del sistema non significa anche compiere quella forma di parricidio nei confronti del passato per potersi inventare una dimensione culturale completamente nuova? Nell’epoca degli influencer è facile immaginare una risposta a questa mia domanda.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Shimoarikuhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngShimoariku2013-03-21 12:58:332013-03-21 12:58:33Personal Jobbing, come mettersi al centro del sistema: tra counseling e storytelling
L’idea creativa di “avere sempre idee e mente fresca” è nata all’agenzia Stretch, specializzata in marketing esperienziale. Il suo credo è quello di fondere il messaggio con la pratica, facendo vivere in prima persona e fisicamente il contenuto del messaggio.
Dal 13 febbraio è partita la campagna della Lipton: alcuni totem interattivi regalano la famosa bibita a chi dimostra di essere accaldato, misurando il proprio calore corporeo grazie ad un sensore che analizza il palmo della mano. Nel caso in cui la persona non sia sufficientemente “calda” da ricevere il tè freddo, il computer suggerisce alcuni esercizi per aumentare la temperatura corporea.
Ecco il risultato:
Le persone in fila ad attendere il loro turno si scaldano ballando e improvvisando esercizi ginnici. L’esperienza vissuta è divertente, fa socializzare, ridere e alla fine rilassare grazie al tè freddo.
C’è anche la possibilità di condividere l’esperienza istantaneamente: grazie agli iPad, possono rivedersi o vedere le altre persone coinvolte sulla pagina Facebook dedicata.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kensakuhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKensaku2013-03-21 12:00:102013-03-21 12:00:10Lipton tiene al fresco le tue idee con la vending machine termo-sensibile
Anche la programmazione è un’arte! E per riunire linguaggi, tecnologie ed emozioni quale migliore occasione di un evento internazionale come Codemotion? A Roma, 4 giorni di iniziative (20 e 21 marzo due giorni di workshop, più due giorni di conferenze il 22 e 23) vi aspettano per la maratona informatica più attesa.
Più di 100 talk tecnici, un hackathon, 10 workshop, laboratori per bambini e tanto altro! Sono attesi più di 3000 partecipanti fra sviluppatori software, maker, studenti e appassionati della programmazione. Ci saranno ospiti da Facebook, Google, SoudCloud ma anche tanti relatori riconosciuti come veri e propri guru esperti in tecnologie specifiche.
Nei due giorni di conferenza ci saranno 14 parallele tematiche dove si parlerà di: Web, Big Data, maker, sviluppo Gaming, Mobile, Enterprise, Javascript, Cloud, Linguaggi, Metodi, Opensource, Innovazione. Ci sarà anche spazio per interventi meno tecnici rivolti alle esperienze di vita degli sviluppatori.
L’evento di apertura sarà “Meet the innovative CEOs“, con Carlo Purassanta CEO Microsoft, Davide Gomba CEO Officine Arduino e Arianna Bassoli CEO Frestyl che risponderanno alle domande di Riccardo Luna su temi legati all’innovazione.
Ci sarà oggi pomeriggio, dalle 18 ed è possibile registrarsi qui.
Questa l’agenda generale, ma potete scoprire il programma più dettagliato per il 22 marzo e per il 23 marzo:
Il Codemotion Roma si terrà a Roma il 22 e 23 marzo e verrà ospitato dalla Facoltà di Ingegneria di Roma Tre.
La partecipazione a Codemotion è gratuita ma occorre registrarsi. Per ogni informazione http://rome.codemotionworld.com/ email: info@codemotion.it.
Non dimenticate i vostri curricula! 🙂
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Simosokehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngSimosoke2013-03-21 11:00:552013-03-21 11:00:55Codemotion: tecnologia ed emozione si uniscono a Roma! [EVENTO]
Ricordate che a suo tempo vi avevamo già parlato di quello che pensa il consumatore rispetto alle tecniche di mobile marketing? Erano due anni fa circa e già vi segnalavamo l’importanza di un approccio ragionato rispetto a quello che vuole il consumatore e su cosa preferisce.
All’epoca si parlava di come i consumatori fossero comunque positivamente ricettivi verso il marketing attraverso la tecnologia mobile. Oggi i consumatori hanno device più smart, più potenti e accedono ad internet da mobile ancora più di allora, acquistando direttamente da tablet e smartphone.
Vi proponiamo questa volta l’infografica studiata e creata da Warehouse Merchant su come la vostra azienda può abbracciare la rivoluzione mobile e acquisire clienti connessi. Vi anticipiamo qui i 3 suggerimenti da considerare relativi ai nuovi consumatori con cui le aziende devono oggi approcciarsi:
1. Ponete attenzione al mantenimento dei clienti e all’acquisizione
Le aziende di oggi hanno bisogno di strategie che non solo attirino gli utenti che si connettono dai loro device mobili, ma che creino anche di creare le condizioni per mantenerli.
Questo è decisamente il risultato più redditizio per il proprio business soprattutto in considerazione del fatto che guadagnare un nuovo cliente è sei volte più costoso che mantenerne uno, un dato che dovrebbe mettere in evidenza l’importanza dei progetti di fidelizzazione.
2. Fate in modo che per i clienti sia facile comprare
Dove per comprare intendiamo ovviamente l’acquisto online: sembrerà assurdo parlare ancora di difficoltà da questo punto di vista, ma vi basterà dirvi che il 55 % delle aziende americane ancora non accetta i pagamenti online con carta di credito. Il mobile marketing invece guarda da tempo all’e-commerce e non solo: lo shopping oggi si fa anche con smartphone, visto il 95% di questi nel 2012 è stato realizzato affinchè potesse supportare la tecnologia NFC!
3. Abbracciate il Mobile Marketing
Dal 2012 al 2016 è previsto il boom del Mobile Marketing ed è ovvio visto il numero crescente di acquisto di smartphone e tablet: in parole povere il Mobile Marketing diventerà un canale preferenziale per l’advertising quanto per l’acquisto.
Vi lasciamo con l’infografica e vi chiediamo: perché aspettare ancora per lanciarsi in questi nuovi orizzonti? 😉
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Naokohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNaoko2013-03-20 15:49:192013-03-20 15:49:19Mobile Marketing: 3 consigli per conquistare i tuoi clienti [INFOGRAFICA]
Si indossa come un tatuaggio ma è molto più utile: è il sensore biometrico second skin ideato da MC10 per tenere sotto controllo i parametri vitali di chi lo indossa.
La missione di MC10 è infatti quella di estendere le capacità umane grazie a componenti micro elettronici, praticamente invisibili.
Questi componenti, ridisegnati in modo flessibile e conforme al corpo umano, possono essere indossati nella quotidianità e non creano problemi neanche durante sport in acqua o sotto la doccia.
Inizialmente pensato per gli atleti, il sensore biometrico di MC10 può essere stampato direttamente sulla pelle di un paziente e basta uno strato di comune cerotto liquido a proteggerlo (di quelli reperibili in qualsiasi farmacia o supermarket).
Il sensore biometrico è in grado di misurare la temperatura, il battito, il livello di idratazione e altri parametri vitali, dura due settimane e poi si distacca in modo naturale dalla pelle, senza creare effetti collaterali.
Guardate in questo video alcune applicazioni della seconda pelle smart di MC10:
MC10 sta ancora sviluppando le funzionalità wireless del prodotto, che potrà essere usato sia negli ospedali sia per uso commerciale.
I potenziali impieghi di quest’affascinante tecnologia vanno dall’ambito sport & wellness (indicatori di impatti, check del livello di idratazione, check cardiaco e del livello di attività) a quello più propriamente medico, dalla diagnosi da casa al monitoring remoto, senza contare l’uso in difesa per quanto riguarda l’equipaggiamento dei corpi speciali.
E voi siete pronti ad indossare una seconda pelle e passare da da umani a super umani🙂 ?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Jujukihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngJujuki2013-03-20 15:01:002013-03-20 15:01:00Il Sensore Biometrico di MC10: la seconda pelle che penserà alla nostra salute!
Quando si dice al posto sbagliato nel momento sbagliato! Di seguito 12 affissioni pubblicitarie provenienti da tutto il mondo, un po’sfortunate ma di sicuro divertenti.
1 La colla non dura per sempre
2 In Australia i papà lavorano fino a tardi
3 Ambiguo
4 MiaoMessia
5 Tutti contro Lincoln
6 Che chioma
7 Meglio di no…
8 A tutti un funerale!
9 Meglio il 4×4
10 L’ascesa delle scimmie e delle banche in Russia
11 I tempi cambiano
12 Smettila di piangere!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kensakuhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKensaku2013-03-20 12:00:592013-03-20 12:00:5912 sfortunati (ma divertenti) placement pubblicitari
Se si tratti di un localizzatore di posizione per percorsi di allenamento, di uno strumento di analisi delle performance o di un vero e proprio personal trainer non è ancora del tutto chiaro, ma il prototipo di “Talking Shoe” messo in piedi da Adidas e Google ha davvero una componente di innovazione che mancava nel segmento del social training.
Il video mostra un nuovo paio di Adidas che interagisce e parla con il soggetto che le indossa in base ai movimenti che esegue: le scarpe in connessione con uno smartphone, ovviamente Android, e con i vari account social, Google + in prima fila, raccontano cosa succede mentre le indossi, e monitora quanto sei attivo.
Il prototipo delle scarpe è dotato di un accelerometro che misura velocità e movimenti, un sensore di pressione allocato sulla suola e un giroscopio per i cambi di direzione ed equilibrio. Un microprocessore prende le informazioni dai vari sensori e calcola i livelli di attività per poi mandare i dati allo smartphone collegato via Bluetooth che comunica tramite speakers. Una app inoltre potrebbe analizzare le informazioni e tramite GPS organizzare un percorso di allenamento da seguire (in caso di jogging per esempio).
La collaborazione tra le due big companies è stata supportata dall’agenzia newyorkese YesYesNo che con Google si occupa di immaginare il futuro dell’advertising mediante una serie di esperimenti. A Montain View c’è un reparto chiamato Art Copy and Code che si occupa di portare l’advertising ad un livello più vicino agli oggetti di tutti i giorni delineandolo in diverse forme creative.
La risposta ad Apple e Nike, al noto co-marketing Nike+ (dapprima un’interazione tra scarpe e iPod e poi una app GPS based) è arrivata, con una serie di implementazioni che vorrebbero essere più di uno strumento di allenamento: l’introduzione della componente social, di una voce che interagisce e commenta in base ai movimenti, dello sharing in real time geolocalizzato permettono un posizionamento del prodotto distante da un semplice accessorio e molto più vicino ad un’esperienza unica nel suo genere.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Maikihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMaiki2013-03-20 11:30:292013-03-20 11:30:29Adidas e Google insieme per le nuove Talking Shoes [VIDEO]
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