Il maglioncino natalizio della nonna ve lo regala Coca Cola

Avete presente l’orribile maglioncino, indossato da Mark Darcy, alias Colin Firth, nel film “Il diario di Bridget Jones”? Bene. Coca Cola Zero e Droga5 si sono inventati un contest, che premia il maglioncino natalizio più brutto, che riceverà naturalmente più voti via Facebook e Twitter. Vediamo come.

GIF: dancingtilldawn.tumblr.com

Il concorso Coca Cola Zero Sweater Generator

Dal 15 Novembre al 1 Dicembre potrete manifestare tutto l’estro artistico e il vostro spirito natalizio, divertendovi con uno strepitoso “configuratore” di maglioncini, lo Sweater Generator, che vi invitiamo ovviamente a provare. Già, ma attenzione, solo a provare però, perché, a meno che non:

  • siate residenti in uno dei 50 stati americani
  • lavoriate per Coca Cola, LLC, Royale, Droga5, ePrize o Inc.
  • i vostri parenti non lavorino in una delle aziende di cui sopra o in qualsiasi azienda coinvolta nel contest

sarete automaticamente esclusi.

Sì, lo sappiamo, siete un po’ delusi, ma queste sono le regole del gioco. Non disperiamoci però, possiamo sempre votare i maglioncini più ridicoli, badate bene, i più brutti, siate almeno cattivi, non dovete necessariamente essere buoni, giusto perché è Natale.

Dove? Semplice, all’interno della galleria on-line, creata appositamente. Visionate con attenzione tutti prototipi del lanoso capo d’abbigliamento. Immaginate di dover indossare proprio uno di quei capolavori e quando siete convinti, cliccate sull’apposita icona per votare e vi si aprirà la finestra di log-in per accedere con un account Twitter o Facebook.

Che ne pensate del mio orrendo maglioncino? Vi piacciono i Ninja?

Su tutti trionferanno solo in 100

Avete capito bene. Coca Cola non ne premierà uno solo e nemmeno 10. Bensì 100. Le 100 idee più bizzarre di maglioncino personalizzato diventeranno realtà. Ciò significa che al mondo ci saranno 100 maglioncini natalizi marchiati Coca Cola Zero pronti per essere indossati. I 100 vincitori potranno esibire con orgoglio, durante le feste natalizie, esemplari unici di autentica genialità. Che soddisfazione però!

Noi naturalmente abbiamo già dato un’occhiata e votato a quello che ci piace di più, cioè quello più brutto e ridicolo.

Se avete amici, nemici, parenti, fidanzati, mogli, mariti che hanno minimamente a che fare con questo concorso, incoraggiateli a prendere parte al contest. Magari quest’ anno sotto l’albero vi ritroverete qualche pacco curioso da scartare! E allora, a caval donato…

Christmas in a day, il Natale dei clienti Sainsbury's [VIDEO]

Ormai ci siamo, manca meno di un mese a Natale e anche in rete si susseguono spot e commercial. Tra gli ultimi troviamo quello di Sainsbury’s, famosa catena di supermercati britannica.

Sainsbury’s per quest’anno ha deciso di lanciare una campagna dal nome “Christmas in a day” con l’obiettivo di far raccontare dai propri clienti la loro idea di Natale, raccogliendo da questi, spezzoni di video homemade.

L’idea è quella di realizzare un film di 50 minuti, prodotto da RSA Films e Scott Free Film, che possa raccontare il classico giorno di Natale di una famiglia britannica. Per realizzarlo sono state ingaggiate 114 famiglie e raccolte 360 ore di video che il regista Kevin Mac Donald (proprio il director di “Life in a Day“) ha sapientemente selezionato ed editato.

Lo spot di seguito è un trailer di 3 minuti circa, ma sono stati realizzati anche versioni da 30 e 60 secondi, del film che sara proiettato in anteprima il 28 novembre al Bafta Cinema di Londra e sarà rilasciato direttamente su Youtube il giorno successivo.

Volevamo catturare la grande ricchezza e diversità e mostrare come l’Inghilterra celebra davvero il Natale, per mostrare il vero Natale, piuttosto che la versione perfetta e patinata con la quale davvero poche persone possono identificarsi. Quindi abbiamo deciso di lavorare con un esperto che potesse catturare tutta la pura ricchezza di questo periodo, ovvero Kevin Macdonald, che ha vinto l’Oscar per “Life in a Day”, il caso di gran successo su YouTube che ha saputo catturare momenti di vita vera attorno alla Terra durante un singolo giorno“. Mark Given, head of brand communications di Sainsbury’s

Sainsbury’s ha puntato su una strategia precisa, più vicina al consumatore e fortemente ingaggiante. Inoltre si è posizionata come un’azienda totalmente social che punta su canali alternativi per comunicare con l’audience. Basta pensare infatti che il budget della campagna è il medesimo investito lo scorso anno in televisione.

Credits:

Agency: Abbott Mead Vickers BBDO London
Creative Director: Tony Strong, Michael Durban
Copywriter: Phil Martin, Mike Hannett
Art Director: Colin Jones
Agency Planner: Craig Mawdsley, Sophie Lewis, Cat Wiles
Agency Account Man: Gemma Findlay
Agency Producer: Suzy MacGregor
Media Agency: Omnicom Media Agency, PHD
Media Planner: Charlotte Wells
Production Company: RSA Films & Scott Free Films
Production Company Producer: Debbie Garvey
Post Production: The Lab
Audio Post Production: Wave

Bitcoin: non chiamatela valuta virtuale

Bitcoin, cos'è e come funziona [GUEST POST]

Bitcoin, cos'è e come funziona

Photo Credits: zcopley - photo on http://www.flickr.com/photos/zcopley/7459087708/

[Sull’autore: Stefano Pepe è business developer per alcune startup, si interessa di Bitcoin dal 2012 e fa parte del direttivo dell’Associazione Bitcoin Foundation Italia]

In Italia l’argomento viene ancora trattato timidamente, ma i Bitcoin sono diventati il tormentone di un autunno particolarmente caldo, dall’epilogo del Datagate con Facebook e Google, alla discussa IPO di Twitter.

Dopo una fiammata speculativa in Aprile, che ha quadruplicato il tasso di cambio in pochi giorni per poi ridursi nuovamente a un terzo in sole 24 ore, il Bitcoin è rimasto un po’ in sordina, etichettato come “bolla speculativa 2.0”.
Se quindi da un lato si cerca di dimostrare quanto il Bitcoin sia una bolla o meno, dall’altro è corretto introdurli come se fossero una moneta virtuale peer to peer, soggetta a tassi di cambio puramente guidati dai meccanismi di domanda e offerta.

Le caratteristiche di Bitcoin

In questo momento quindi possiamo incasellare il Bitcoin nel consueto scenario delle tre funzioni della moneta (transazione, riserva di valore, unità di conto) scoprendo alcune peculiarità, sconosciute a tutti gli altri mezzi di scambio oggi in circolazione:
è una moneta che si trasmette come un’email, la sua autenticità è dimostrata da numeri e “proof of work” basati su complessi algoritmi SHA256, con una Blockchain che li contiene
si salva su un file e su quanti supporti si vuole. Quindi se ne possono avere molteplici copie ma possono essere spesi una volta sola (prelevandoli dal proprio “wallet”)
sono frazionabili per svariati ordini di grandezza, pertanto l’unità di conto è BTC o “Satoshi”. Un Bitcoin è composto da 100 milioni di Satoshi.

A questo andrebbe aggiunta la facilità con cui si può pagare restando dietro pseudo-anonimato, caratteristica apprezzatissima dai clienti di Silkroad e affini; il costo pressoché nullo di trasferire i fondi da un wallet a un altro; la sicurezza con cui si possono accumulare e portare con sé – a patto di usare una password robusta e tenere il computer al riparo da virus; e infine la loro estraneità al mondo bancario, quell’odiato 1% che ha animato movimenti molto popolari come Occupy Wall Street o gli Indignados.

Bitcoin, cos'è e come funziona

Photo Credits @ Thinkstock // iStock - 179249778

Di contro l’alta volatilità (ovvero la velocità con cui il valore sale o scende) rende impossibile la sua adozione come unità di conto, pertanto un acquisto in Bitcoin è sempre da ricondurre al tasso di cambio con valute “fiat” (come il Dollaro), il quale fluttuando moltiplica a sua volta l’impatto su domanda e offerta.

Appare chiaro quindi che queste tre funzioni spingono nella direzione di un fortissimo apprezzamento del tasso di cambio, in quanto sono assenti ostacoli burocratici/tecnologici e la compravendita è totalmente deregolamentata. Inoltre i Bitcoin come moneta non finiscono mai, in quanto basta “strappare a metà una banconota” (o un Satoshi) nel momento in cui la domanda raddoppia, per mantenere lo stesso valore e quindi lo stesso potenziale transazionale (ovviamente al netto di ragionamenti sulla deflazione).

Chiudiamo questa introduzione con l’ultima e forse più importante peculiarità: chiunque può crearsi da solo Bitcoin validi e spendibili, prestando la potenza di calcolo del proprio computer (il cosiddetto “mining”) per validare le transazioni che vengono scritte nella Blockchain. Ad oggi il circolante è circa 2 milioni di Bitcoin al giorno, in cambio il protocollo ne offre circa 3600 per ripagare i complessi calcoli che compongono le transazioni e aggiungerle alla Blockchain.

Realtà o speculazione?

In molti credono che questa sia la prossima bolla dei tulipani… e come dargli torto! Un Bitcoin oggi viene scambiato intorno ai 900 dollari l’uno, un anno fa era a circa 13 dollari e solo un mese fa gli scambi avvenivano al di sotto dei 200 dollari. Numeri che fanno sognare i più avidi speculatori, ma che in questo momento rendono contenti tutti: chi ha comprato un mese fa può anche monetizzare svalutando del 30%, comunque realizzerà un rapporto tra guadagno e rischio impensabile con qualsiasi altra opzione d’investimento oggi esistente.

I Bitcoin sono molto, moltissimo più di questo, al punto che probabilmente un articolo può solo scalfirne la superficie. Per questo è limitante pensarli come una valuta virtuale e sebbene ora la loro funzione sia questa (diremmo una riserva di valore altamente rischiosa) la più grande innovazione è composta dalla Blockchain e dalla rete distribuita del mining, responsabile di tenere in piedi l’intero ecosistema.

La creazione della moneta

Se infatti fino ad oggi era necessaria la presenza di un soggetto terzo per la certificazione della proprietà (governi, istituzioni, banche) con il Bitcoin è possibile scambiarsi denaro in ambiente “trustless”, quindi anche senza fiducia reciproca, con l’impossibilità di espropriarli senza l’uso di violenza o raggiro.
La rete distribuita della Blockchain li rende difficilmente vulnerabili a blocchi o filtri di vario genere, un po’ come è accaduto con il file sharing peer to peer, quindi non solo è impossibile espropriarli ma è anche impossibile impedirne lo scambio, basta che ci sia una connessione ad Internet per mandarli in pochi istanti in giro per il mondo.

La creazione della moneta è decentralizzata e affidata ai suoi stessi utilizzatori, mentre l’inflazione iniziale è programmata (come dicevamo circa 3600 bitcoin al giorno, calmierata dall’algoritmo del difficulty rating), motivo per cui al posto dei tulipani i più audaci parlano di “oro 2.0”.

Ampliando ulteriormente queste opportunità, possiamo allegare ad una micro-transazione di pochi centesimi (memorizzata nella blockchain e certificata) la licenza di software o file mp3, la proprietà di un account, l’autenticità di una mail ufficiale, perfino titoli bancari o il contratto d’acquisto di un terreno. Di fatto la Blockchain può facilmente diventare un “vault” universale e distribuito per certificare la proprietà, senza alcun arbitro oggi rappresentato da istituzioni di vario genere: i numeri certificano universalmente che una determinata transazione è stata effettuata da due determinati indirizzi (appartenenti a due soggetti), nessuno potrà mai dimostrarne il contrario.

Questo scenario diventa infinitamente più vasto quando si comincia a ragionare sulle cosiddette “alt-currencies”, ovvero criptomonete molto simili al Bitcoin nel principio di funzionamento, ma che si appoggiano a blockchain differenti (o algoritmi differenti, come il Litecoin che utilizza lo Scrypt). Ci troviamo quindi velocemente ad immaginare un mondo in cui il Bitcoin è solo la prima di decine (se non centinaia o migliaia) di alternative, in un enorme mercato globale di scambio del valore nel quale sono i numeri a gestire la proprietà e non soggetti terzi che devono godere della fiducia di tutte le persone coinvolte nello scambio, ovvero quello che accade oggi sotto il dominio esclusivo di Stati e Banche.

La strada da percorrere è ancora molto lunga, i sostenitori recitano che “i Bitcoin non sono i soldi di Internet, ma l’Internet dei soldi”. Questo dovrebbe essere il punto da cui partire per separare il valore di un Bitcoin dal suo prezzo.

[Stefano Pepe è business developer per alcune startup, si interessa di Bitcoin dal 2012 e fa parte del direttivo dell’Associazione Bitcoin Foundation Italia]

Bitcoin: non chiamatela valuta virtuale

Stefano Pepe | Photo Credits @ Alessio Jacona (https://twitter.com/alessiojacona)

Absolut Vodka lancia il primo contest su Whatsapp

Bottiglie Absolute Unique vodka

Whatsapp, lo sapete tutti, è un popolare servizio di messaggistica istantanea per smartphone. Con i suoi 350 milioni di utenti attivi mensili, sembra avere i numeri giusti per veicolare una campagna di marketing efficace. Eppure, prima che i creativi dell’agenzia sudamericana Wonky realizzassero questa innovativa campagna per Absolut Vodka, nessuno ne aveva ancora esplorato il potenziale.

Lo scopo della campagna era quello di promuovere il party di lancio in Argentina della nuova serie Absolut Unique – una speciale collezione di bottiglie di design in edizione limitata – e di creare un canale di comunicazione diretto con il brand. Si trattava di un party molto, molto esclusivo; al punto che per i non-VIP erano previsti soltanto due inviti.

Per avere una chance di partecipare all’evento, le persone dovevano mettersi in contatto via Whatsapp con un certo Sven e convincerlo a invitarle. Ma Sven non era certo un tipo facile! Dietro questo nome, infatti, si nascondeva il Community Manager dell’agenzia, che aveva ottimi motivi per non lasciarsi conquistare facilmente.

Oltre ai prevedibili tentativi di corruzione, Sven ha collezionato anche un gran numero di richieste creative. Alcuni, esasperati dai suoi rifiuti, hanno sperimentato tecniche di persuasione alternative: fotomontaggi divertenti, foto, video e persino una canzone!

I risultati sono andati ben oltre le aspettative: più di 600 contatti coinvolti, 3 giorni di chat ininterrotte e oltre 1.000 contenuti originali creati appositamente per Sven. Col senno di poi, ci stupiamo che nessuno abbia mai pensato di includere Whatsapp nella propria strategia di social media marketing! Guardate il video della campagna e giudicate voi.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=ozFLRwzyO6Q’]

Chissà se questo resterà un case study isolato o aprirà la strada a un nuovo modo di fare comunicazione sui social network. Voi che ne pensate?

Come reagire alla disoccupazione: Adecco promuove l'utilizzo dell'apprendistato [EVENTO]

Crisi e disoccupazione sono parole diventate ormai tristemente di casa nel nostro vocabolario quotidiano. Se poi siete giovani alle prese con la ricerca di un lavoro, rabbrividirete al solo sentirle nominare. Ogni anno crediamo sia l’ultimo, invece la recessione deve essersi proprio innamorata del nostro bel paese e non vuole saperne di abbandonarci.

Quale futuro ci aspetta quindi? Come si stanno muovendo le istituzioni per aiutare i giovani a costruirsi un futuro professionale? E le aziende? Continueranno a nascondersi dietro la scusa della crisi oppure riprenderanno ad investire per recuperare competitività?

Proprio di questo si è discusso a Roma lo scorso martedì 26 novembre nel corso del convegno dal titolo “L’apprendistato in Italia per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro”, tenutosi nella splendida cornice dell’Auditorium di via Vittorio Veneto.

Padrona di casa Adecco, agenzia per il lavoro leader in Italia e da tempo attiva nello sviluppo dei giovani talenti, unica vera risorsa su cui puntare per la ripresa economica.

Ospiti del dibatto, oltre alle note aziende Italiane Finmeccanica, Indesit e Eataly che hanno portato le loro testimonianze in tema di apprendistato, anche importanti esponenti delle Istituzioni quali Tiziano Treu e Giuliano Cazzola, Vice Presidenti della Sessione Lavoro rispettivamente del Senato il primo e della Camera dei Deputati il secondo ed il Sottosegretario di Stato al Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali Carlo Dell’Aringa.

Ad aprire il convegno proprio il CEO di Adecco, Federico Vione che ha presentato i risultati della prima edizione del Global Talent Competitiveness Index (GTCI), una ricerca condotta insieme alla INSEAD, Business School leader nel mondo.

Federico Vione, CEO di Adecco

La ricerca, che misura la capacità dei singoli paesi di formare, attrarre e fidelizzare i giovani talenti, ha portato dei risultati molti interessanti.

Su 103 paesi analizzati, i primi 8 sono Europei, con la Svizzera al primo posto ed in generale i paesi del Nord Europa a fare la differenza.

L’Italia, per sorpresa di molti, è al 36° posto, in una posizione medio alta di classifica. Nonostante il 40% di disoccupazione giovanile (dato ISTAT) infatti, il nostro Paese risulta addirittura all’avanguardia in termini di “hard skills” (competenze tecniche).

Cosa c’è che non va quindi? Molto semplice, sebbene bravissime a livello teorico, le nostre scuole di fatto non formano i giovani al mondo del lavoro. Le cosiddette “soft skills” (competenze trasversali quali ad esempio problem solving, critical thinking, team working e tante altre..) infatti non vengono trasmesse ai giovani che sono assolutamente disorientati quando si approcciano al mondo del lavoro.

Le prime esperienze lavorative vengono fatte durante o nella maggior parte dei casi addirittura dopo l’università. Quando in Svizzera o in Danimarca un ragazzo di 24 anni è già adulto professionalmente parlando, in Italia mediamente deve ancora entrare nel mondo del lavoro.

Recentemente la London School of Economics ha pubblicato un’analisi a nome di Roberto Orsi secondo cui nel giro di 20 anni il nostro paese si troverà in una condizione di desertificazione economica.

Forse la previsione è troppo pessimistica ma sicuramente l’uscita del tunnel non è dietro la prossima curva. I risultati del GTCI evidenziano una stretta correlazione tra l’andamento economico di un paese ed il suo livello di attrattività sui talenti. 

In questo contesto di estrema incertezza si inserisce l’apprendistato. Per recuperare competitività le aziende devono puntare su nuovi strumenti di flessibilità e farlo in un’ottica di medio/lungo termine.

Investire su giovani talenti attraverso questi contratti, significa formare le migliori risorse disponibili sul mercato secondo le proprie esigenze specifiche e ritrovarsi poi nel tempo delle persone non solo fedeli, ma anche altamente qualificate.

[yframe url=’http://www.youtube.com/watch?v=eEkb1OzgFVU’]

Nonostante le diverse revisioni normative avvenute nel corso degli anni, dal Pacchetto Treu del 1997 alla Riforma Fornero del 2012, la risposta delle aziende sull’applicazione dell’apprendistato sembra ancora molto timida. Le agevolazioni fiscali infatti sembrano non bastare a compensare i vincoli normativi, primo tra tutti quello che vieta l’interruzione del rapporto lavorativo prima dei termini stabiliti dal contratto.

Grazie allo Staff Leasing però i sostenitori dell’apprendistato possono contare su un nuovo alleato. Fin da subito Adecco si è attivata per trarre il massimo da questo strumento e nel 2013 è riuscita nel difficile obiettivo di fare assumere 500 giovani in apprendistato.

Secondo quanto dichiarato dall’Onorevole Giuliano Cazzola, il Cnel ha ipotizzato uno scenario da qui al 2010 stimando che, per non peggiorare ulteriormente la situazione,  il tasso di occupazione dovrà crescere dell’0,6% all’anno dal 2016  (non è previsto nessun incremento nei prossimi due anni) e ciò significa che bisognerà creare circa 500.000 nuovi posti di lavoro in più ogni anno.

La grande sfida è  iniziata. Largo alle aziende che investono sui giovani!

Pharrell crea il primo video musicale interattivo di 24 ore

Pharrell crea il primo video musicale interattivo di 24 ore

La canzone si intitola “Happy“, il video “24hoursofhappy“. Il perché è semplice. Pharrell Williams ha creato per il suo ultimo singolo un video musicale che dura un giorno intero, 24 giri completi d’orologio.

Come potete ben immaginare, il video (disponibile in streaming su 24hoursofhappy.com) consente all’utente alcuni momenti di interazione: ad esempio la possibilità di condividere su Facebook e Twitter qualsiasi momento della lunga giornata raccontata, tra le strade di Los Angeles, attraverso la danza di numerosi ballerini (tra i quali compaiono anche guest star come Magic Johnson, Steve Carrel, Jimmy Kimmel, Jamie Fox e lo stesso Pharrell).

Il brano è riprodotto in loop: ogni volta che ricomincia, entra in scena un nuovo protagonista/ballerino, in questo lungo flusso in piano sequenza. Naturalmente potete “viaggiare nel tempo”, avanti e indietro, tramite un’apposita interfaccia che ci mostra anche l’ora della giornata in cui ci troviamo in ogni momento.

Pharrell crea il primo video musicale interattivo di 24 ore

Pharrell crea il primo video musicale interattivo di 24 ore

Pharrell crea il primo video musicale interattivo di 24 ore

Il video è stato diretto da We Are From LA e prodotto da Iconoclast.

8 suggerimenti per rendere social un evento

8-suggerimenti-per-rendere-social-il-tuo-evento

Gli eventi sono degli strumenti di marketing potentissimi che hanno cambiato il modo di fare e vedere il business, stimolando o meno la conversazione e la promozione intorno a brand e prodotti. Negli anni, gli eventi si sono sviluppati seguendo le logiche di socializzazione in divenire, adattandosi, ovviamente, anche alle nuove tecnologie legate all’universo del web.

Pur ammettendo che gli eventi sono strumenti sociali per natura, come possono essere resi ancora più social?

1. Creare un hashtag

8-suggerimenti-per-rendere-social-il-tuo-evento

Un hashtag è una parola chiave legata al vostro evento, che può essere il nome o un breve slogan. È uno degli elementi chiave per trasporre l’offline all’online perché sarà quello che, su quasi ogni social, vi permetterà di identificare tutti i post che ruotano intorno a quell’argomento e, comunque, vi permetterà di far conoscere e ricordare il vostro evento anche a coloro non fisicamente presenti.

Non solo, un hashtag funzionale potrà essere riutilizzato nel corso degli anni per mantenere accesa la conversazione nel lungo periodo e nelle edizioni successive. L’hashtag, essendo riconoscibile, potrà essere declinato su tutti i materiali di comunicazione quasi come il logo dell’evento, per diventare definitivamente riconoscibile sia live sia sul web.

2. Coinvolgere i relatori

Gli speakers e gli ospiti invitati saranno il vostro maggior punto di forza per continuare la conversazione online. Detto questo, va da sè che maggiore sarà l’amplificazione web del singolo relatore (o di migliore qualità, pensando a una platea molto targettizzata), maggiore sarà la conversazione partecipata online.

In ogni caso, coinvolgeteli! Scrivete loro un messaggio comunicandogli l’hashtag ufficiale e informateli sui principali canali di comunicazione social che attiverete.

3. Coinvolgere i partecipanti

Con anticipo, comunicate anche ai partecipanti o potenziali i canali sui quali raggiungervi, e non esitate a monitorare le conversazioni online e a interagire nel momento opportuno per promuovere il vostro evento o chiarire eventuali dubbi.

Se la tipologia d’evento lo consente, non tralasciate la possibile aggregazione tra i partecipanti post evento, ovviamente online. Ad esempio, una idea potrebbe essere creare un gruppo Linkedin per eventi di tipo professionale, o un gruppo Facebook per eventi con differenti finalità.

Creare una community intorno al proprio evento, faciliterà la buona riuscita delle repliche successive oltre a conferire un tono di esclusività ai partecipanti. In fondo, cosa sono gli eventi se non un (ottimo) momento di networking?

4. Lo streaming

Il metodo migliore per portare l’offline sul web è poi sicuramente l’utilizzo dello streaming. Questo, utilizzato ad alto livello, è sicuramente un costosissimo veicolo di comunicazione, ma dall’altro lato può aumentare davvero notevolmente la portata di ogni singolo evento.

Per congressi o riunioni più modeste, inoltre, possono essere utilizzati i tanto discussi hangouts made in Google!

5. Il live twitting

8-suggerimenti-per-rendere-social-il-tuo-evento

Se il target, il mercato e l’evento lo permettono, Twitter è un ottimo strumento di comunicazione da legare alla buona riuscita di un evento. Permette infatti di tracciare le conversazioni, monitorare l’andamento dell’hashtag di riferimento, intervenire se e dove necessario, e anche, ovviamente, realizzare una sorta di chat live (o, meglio, live twitting) attraverso la quale raccontare la propria esperienza e partecipazione all’evento.

Spesso, viene utilizzata anch’essa per fare networking: i partecipanti, dichiarando di essere presenti, possono mettere in gioco la propria esperienza live discutendo con altre persone non fisicamente all’evento, o suscitare interesse sia nei confronti nell’utente stesso, sia verso l’evento in generale.

6. I contenuti

Raccontatevi, non risparmiatevi. I social hanno avuto e hanno successo perché permettono agli utenti di essere un po’ più vicini all’organizzazione che parla. Sfruttate questa occasione per farvi conoscere!

Postate foto dal backstage, realizzate delle mini interviste video subito prima o dopo la messa in scena per avere dei commenti a caldo e, se avvengono imprevisti, non nascondetevi. L’immagine di qualche piccolo inconveniente potrebbe rendere il vostro brand più umano e, di conseguenza, attrarre la simpatia dei vostri lettori.

7. Offrire qualcosa di esclusivo

Cercare di offrire ai vostri follower qualcosa di speciale: come se le vostre iniziative fossero un brand, date un motivo valido ai fan di seguire voi e il vostro evento.

Prevedete sconti speciali di partecipazione all’evento a coloro che seguono i canali social, o fate in modo di predisporre dei contenuti ad hoc solo per chi vi segue online. O, ancora meglio, perché non pensare a un gadget da regalare durante l’evento che sia collegato alla vostra immagine online? In questo modo i partecipanti si ricorderanno di voi anche una volta tornati a casa e, perché no, verranno a cercarvi anche sul web per restare in contatto con l’azienda e le prossime iniziative!

8. Last but not least

8-suggerimenti-per-rendere-social-il-tuo-evento

Un evento ben riuscito anche sui social, prevede un utilizzo massivo dei partecipanti di pc, tablet e smartphone. Non trascurate quindi l’aspetto tecnologico! Ci sono abbastanza prese utilizzabili dagli utenti per caricare i propri telefonini? Avete pensato di offrire una postazione di carica ai presenti? E, soprattutto, non dimenticate di prevedete il wi-fi ad accesso libero e gratuito nella location!

Gadget Sci-fi: eccone alcuni dei più amati e desiderati

Gadget Sci-fi: eccone alcuni dei più amati e desiderati

I film ci hanno spesso mostrato dei gadget che pensavamo potessero esistere solo sul grande schermo. Oggigiorno non possiamo non negare che la tecnologia ha fatto, e sta facendo, dei passi da gigante mostrandoci tutto quello che il grande schermo ci aveva mostrato… o quasi. Ci sono alcuni gadget che ancora non abbiamo avuto la possibilità di provare/acquistare.

Hoverboard

Gadget Sci-fi: eccone alcuni dei più amati e desiderati

Partiamo dal più scontato, dal bizzarro mezzo di trasporto che ancora affolla la mente degli appassionati di Ritorno al Futuro. Stiamo parlando del noto Hoverboard usato dal famoso Marty McFly (Michael J. Fox) durante Ritorno al futuro – Parte II e Ritorno al futuro – Parte III.

The Neuralyzer (il neutralizzatore)

Gadget Sci-fi: eccone alcuni dei più amati e desiderati

Abbiamo potuto ammirare Will Smith e Tommy Lee Jones (Agente J  e Agente K) mentre utilizzavano questo piccolo, ma potente congegno chiamato “neutralizzatore”. A che cosa serviva? Semplicemente ad invadere la mente di qualsiasi essere umano, e forse non solo, in modo da rimuovere dai loro ricordi qualsiasi situazione “scomoda”. Immaginate questo accessorio nella vita di tutti i giorni: le persone sarebbero resettate di continuo, ma magari esiste e noi non lo ricordiamo!

La spada laser

Gadget Sci-fi: eccone alcuni dei più amati e desiderati

L’arma dei nostri sogni! La spada impugnata dai protagonisti della saga di Guerre stellari. Stringere il suo manico e soprattutto attivare il fascio di luce letale vi farebbe sentire dei veri Cavalieri Jedi. Facile da trasportare e potrebbe persino essere usata come torcia quando salta la corrente!

Mr. Fusion (generatore di fusione)

Gadget Sci-fi: eccone alcuni dei più amati e desiderati

Ritorniamo al film “Ritorno al Futuro” dove, appunto compare questo strano oggetto che diventerà la fonte che permetterà alla mitica DeLorean di funzionare. Sapete come funziona questo alimentatore? Grazie alla spazzatura: il dispositivo sfrutta i rifiuti per trarre energia. Forse vi ricorderete la scena in cui Doc e Marty lo riempiono con praticamente di tutto, birra inclusa!

Armatura di Iron Man

Gadget Sci-fi: eccone alcuni dei più amati e desiderati

Eh si, proprio la famosa armatura del noto supereroe. Basta un cenno per far si che questa enorme corazza rivesta Tony Stark che nel film è interpretato dall’eccezionale Robert Downey Jr. le tante armature del personaggio includono ogni tipo di congegno: GPS, raggi laser, raggi x, mitragliatrici, razzi propulsori, lancia missili e tanto altro ancora.

Il Teletrasporto (Star Trek)

Gadget Sci-fi: eccone alcuni dei più amati e desiderati

Quante ore perse in auto, in treno e in aereo per raggiungere un preciso luogo. I protagonisti di Star Trek non avevano questo problema, infatti, usavano il teletrasporto che era una tecnologia presente e strausata nel loro universo. Molte navicelle stellari avevano un loro mezzo personale per trasportarsi in un attimo.

Se dovesse esistere realmente, le compagnie di trasporto fallirebbero miseramente.

Il cacciavite sonico

Gadget Sci-fi: eccone alcuni dei più amati e desiderati

Concludiamo con il “Sonic Screwdriver”, il famoso strumento del Dottore da “Doctor Who” che può essere utilizzato non solo per aprire ogni sorta di serratura/lucchetto, ma anche per altre bizzarre operazioni come controllare altri dispositivi, cercare alieni o anche fare scansioni mediche.

Dobbiamo ammettere che alcuni potrebbero essere fortemente dannosi per la popolazione: delle armi troppo potenti per dei comuni mortali, ma chissà se qualche agente speciale non ne possegga già qualcuno da utilizzare solo in casi estremi!

Come promuovere la propria app tramite e-mail marketing

iStock/Cienpies Design

Lanciare un prodotto ai tempi della rete e della coda lunga, si sa, è impresa colossale e complessa. Inutile credere al vecchio detto “se di qualità, si vende da solo”. Nell’universo Web, se non hai la giusta visibilità o non generi il giusto passaparola si può perdere la propria scommessa in un attimo.

Focalizziamoci, ad esempio, sul lancio delle app. Chi per lavoro crea e pubblicizza nuove app sa quanto sia misterioso e talvolta magico il percorso che porta all’Olimpo dei bestseller nell’App Store o in Google Play. Posizionarsi bene negli store, tuttavia, è solo uno dei modi possibili per aumentare audience e passaparola.

L’e-mail marketing rimane ancora oggi il mezzo di promozione con il più alto ritorno di investimento (40$ ogni 1$ investito, rispetto ai 17$ e ai 2$ di keyword marketing e banneristica).

Bistrattato negli anni dei “social network ad ogni costo” per la sua presunta invasività e la minore interaction, l’e-mail marketing è tuttavia il mezzo che, se utilizzato in un’ottica di storytelling avvincente e dialogo costante con i propri contatti, può garantire a costi contenuti una diffusione effettiva e misurabile.

Tramite questi 4 semplici step, anche chi non ha esperienza di linguaggio HTML e interaction design può impostare e portare a termine una efficace campagna promozionale per promuovere la propria app.

Pre-Launch

La prima cosa da fare è scegliere un e-mail service provider, creando poi una subscription list. Meglio scegliere servizi web-based in quanto l’invio risulta più facile e veloce.

A questo punto è necessario creare una Pre-Launch Page. Pochi dettagli sulla app, un concept convincente e ovviamente un e-mail subscription form. Se avete una pagina web, integrate il form tramite servizi come LaunchRock e Unbounce, o il plugin Launchpad se usate WordPress.

Se il concept sarà avvincente e  la grafica accattivante, l’utente sarà naturalmente interessato a saperne di più. Ecco che quindi lo storytelling comincia a scalare posizioni nella vostra strategia di comunicazione.


Cominciate ora a raccogliere indirizzi e-mail da inserire nella vostra lista.

Eventi, congressi, meeting sono un bacino di potenziali utenti da fidelizzare, comunicate i vantaggi della vostra prossima app tramite blog e passaparola, offrite promozioni ai primi che la scaricheranno, fate riferimento a community di genere, chiedete agli utenti di segnalarvi altri contatti che potrebbero essere interessati, magari offrendo la possibilità di condividere su più piattaforme il form.

Beta Testing

Una settimana prima del lancio ufficiale, invitate i vostri contatti a scaricare l’app in fase beta. Spiegate loro come scaricarla e come inviare feedback di qualsiasi genere.

Offrite features personalizzate agli utenti che parteciperanno coi i loro feedback all’ottimizzazione della app. Ringraziateli con un messaggio personalizzato o inserendoli in una speciale lista nei credits. Rendeteli parte attiva del processo di creazione.

Launch

Pochi giorni prima del lancio pubblicate recensioni positive sulla app e pareri di utenti.

Il giorno del lancio ufficiale pubblicate il link di download e ideate una grafica speciale per celebrare la nascita della nuova app.

Post-Launch

Una settimana dopo il lancio ringraziate tutti gli utenti registrati, invitando loro a lasciare feedback sullo store ufficiale.

Tenete loro aggiornati con updates e nuove features. A scadenze regolari inviate loro newletter con le migliori recensioni e case legate al vostro prodotto. Offrite infine loro delle opzioni premium in caso di share e invito di altri utenti a scaricare l’app.

Una volta lanciata l’app, non perdete il filo diretto con i vostri utenti: continuate a dialogare (invitandoli anche nelle pagine social correlate), e rendeteli parte di una vera e propria community, ricordando che è proprio grazie a loro se il passaparola è stato innescato e offrendo quindi piccole promozioni profilate secondo le tematiche.