10 consigli per l'internazionalizzazione delle PMI [HOW TO]

10 consigli per l'internazionalizzazione delle PMI
La crisi economica, l’abbassarsi delle barriere doganali e la globalizzazione hanno portato a un progressivo aumento della concorrenza che pone le PMI in condizione di esplorare nuovi mercati per ricercare maggiori opportunità di crescita.

L’internazionalizzazione delle PMI è dunque una scelta obbligata per le aziende italiane, che vogliono recitare un ruolo da protagonista e quindi continuare a crescere ed uscire dallo stallo economico in cui versa il nostro paese.

Aprirsi ai mercati esteri è veramente l’unica soluzione possibile per sopravvivere alla crisi? Uno studio condotto dal CNA evidenzia come di fatto le aziende più attive sui mercati esteri siano anche quelle che meglio hanno retto i colpi della crisi. In particolar modo le piccole medio imprese hanno reagito bene, poichè grazie alle lori dimensioni hanno mostrato più flessibilità e capacità di adattarsi ai nuovi scenari della domanda mondiale. In pratica le micro imprese pur avendo patito di più la crisi del 2008 – 2009, hanno poi saputo approfittare della ripresa del 2010 recuperando i livelli di Export pre-crisi.

A premere l’acceleratore sull’internazionalizzazione delle PMI è anche il governo stesso che, con il Decreto Sviluppo bis (comma 2, art. 35, DL 179/2012), ha previsto aiuti per le imprese nazionali impegnate in processi di internazionalizzazione estendendo i poteri alla Simet SPA (Società italiana per le imprese all’estero) e stanziando diversi fondi e incentivi per le società che si aprono ai mercati esteri.

A sostenere le PMI i n questo processo delicato ma necessario è anche la Companies Network International (CNI) Business Unit di IC Solution Srl che copre anche i mercati del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) e dell’Europa Centro- Orientale Balvanica, Nord Africa e dell’ Oriente

Aprirsi all’estero vuol dire dunque entrare in un nuovo mercato: in pratica corrisponde all’apertura di una nuova azienda. Per questo è un passaggio da affrontare con cautela considerando ogni minimo dettaglio. Cerchiamo dunque di tracciare gli aspetti critici che un’azienda in fase di internazionalizzazione deve tenere presente.

10 consigli per l'internazionalizzazione delle PMI

1. Termini contrattuali: chiarezza

Con ciascun interlocutore e/o partner è indispensabile definire sin da subito le condizioni di prestazione stipulando un contratto nel quale definire le modalità di pagamento e assicurarsi che si sia in possesso di tutte le autorizzazioni legali per la vendita di un determinato prodotto nel paese di riferimento. Se necessario è consigliato assumere un consulente legale per regolare il rapporto.

2. Fattibilità economica del progetto: stime

Redigere un business plan veritiero e verosimile è il primo passaggio per comprendere la fattibilità e la sostenibilità o meno del progetto

3. Interlocutori e partner: buona conoscenza

Conoscere approfonditamente tutti i propri partner: dal fornitore di servizi al distributore. Analizzarne il business nel dettaglio utilizzando fonti esterne e indipendenti al fine di avere un quadro completo e imparziale.

4. Flussi di cassa: attenzione ai pagamenti

Aspetto cruciale della stipula di un contratto di partnership sono i pagamenti. Sono molti gli aspetti da tenere in considerazione: il cambio valuta se si desidera essere pagati con moneta straniera, la dilazione dei pagamenti nel tempo. L’unica forma sicura di pagamento è quello anticipato, bensì sia quella più difficile da imporre al cliente. Sarebbe consigliabile comunque ricevere almeno un sensibile anticipo al momento dell’avvio delle operazioni.

5. Business poco chiari: da evitare

Fidarsi è bene non fidarsi è meglio. Verificare sempre che le operazioni proposte dall’interlocutore come sicure, rispettino i regolamenti della World Trade Organization e le leggi locali.

6. Compromessi o scorciatoie: mai accettare

Certe cose si sanno ma repetita iuvant. Mai accettare scorciatoie, pratiche illegali. In molti paesi le punizioni sono molto severe e possono prevedere anche la pena capitale.

7. Regole: rifarsi al WTO

La comunità europea e i governi locali tendono a supportare le aziende che avviano un processo di internazionalizzazione. Informarsi sui regolamenti europei, nazionali e del WTO per ricevere le agevolazioni e operare nella legalità.

10 consigli per l'internazionalizzazione delle PMI

8. Potenziali problemi: imparare dagli errori

Analizzare le best practices internazionali nel paese in cui si intende operare e anche dei casi di insuccesso, per apprenderne gli errori ed evitare di incorrere negli stessi. Accanto al business plan è dunque opportuno dedicare del tempo allo studio dei rischi per creare strategie alternative e ipotizzando una eventuale exit-strategy.

9. Limitare l’esposizione

Una risk analysis prima di investire all’estero – per conoscere il livello di rischio massimo e minino e il grado di accettabilità da parte dell’impresa – aiuta ad essere realistici su quanto rischio si possa e si voglia accettare.

10. Essere presenti

Progetti, vendite e acquisti nella maggior parte dei mercati richiedono oggi livelli alti di conoscenza e costante attenzione. È indispensabile considerare accuratamente tutti i dettagli del business, senza delegare troppo ai partner locali ed evitare forme deboli di internazionalizzazione quali il “puro export”, affidandosi interamente a terzi.

IAB Research Awards 2013: la giuria è pronta per scegliere i vincitori

IAB Research Awards 2013: la giuria è pronta per scegliere i vincitori

IAB Research Awards 2013: la giuria è pronta per scegliere i vincitori

Si avvicina il momento di uno degli eventi più attesi di questa primavera, ovvero Interact 2013. Appuntamento (organizzato da IAB Europe) dedicato agli investimenti nell’area del digital adv ed agli sviluppi futuri in questo settore.

Sono stati nominati i giurati che decideranno i vincitori nelle varie categorie presenti. Esperti provenienti da tutta Europa, dai centri media, dalle agenzie e dalle varie sedi IAB.

I loro nomi:
Nick Hiddleston, Worldwide Research Director (ZenithOptimeda)
Serena Belloni, Marketing & Research Manager (IAB Italy)
Pawel Kolenda, Market Research Manager
Bernd Vehlow, Head of Market Research (United Internet Media)
Vicky Cook, Partner, Business Planning (Mindshare)

Research Awards 2013: la giuria è pronta per scegliere i vincitori

La giuria redigerà una shortlist che verrà pubblicata questa settimana, mentre i vincitori delle otto categorie saranno annunciati alla cena di gala, Interact IAB Europe a Barcellona il 23 maggio 2013! I Research Awards sono stati introdotti nel 2011 per dare risalto e premiare le migliori iniziative/innovazioni in tema di marketing digitale.

Le categorie sono:
1) Branding
2) Ad Effectiveness
3) Consumer Attitudes and Behaviour
4) Mobile Internet
5) Social Media
6) Multi-Screen
7) Audience Measurement
8 ) Best Use of Research Budget (nuova categoria aggiunta quest’anno)

Non perdetevi l’evento, due giornate molto intense con un programma ricco di interventi interessanti. Alla tavola rotonda, “The Battle of the Screens: Compete or Collaborate?”, parteciperanno tra gli altri Georges-Edouard Dias, Senior Vice President (digital business) L’Oréal, Patrick Hoffstetter, direttore di The Digital Factory (Renault), Geoff Seeley, Global Communications Planning Director di Unilever e Pete Blackshaw, Global Head of Digital Media & Social di Nestlé.

L’appuntamento è per il 23 e 24 maggio a Barcellona, per la conferenza che IAB Europe sponsorizza (arrivata alla settima edizione quest’anno).

Netnografia e Social Media Strategy: due chiacchere con Alex Giordano [EVENTO]

Il 3 Maggio Alex Giordano sarà al Capri Trendwatching Festival 2013 per il workshop in “Netnografia: la nuova frontiera della Social Media Strategy“.

Il workshop propone un percorso per comprendere le reali opportunità della comunicazione sul web 2.0 e per sviluppare il proprio business attraverso i Social Media, anche attraverso l’analisi di case history italiane e internazionali.

Un’ occasione imperdibile, con contenuti attuali e fondamentali per affrontare attivamente i cambiamenti del presente. Un appuntamento unico, rivolto a studenti e professionisti del settore che possono avvicinarsi ai temi complessi della netnografia con costi minimi e in una location esclusiva.

modalità di partecipazione: su iscrizione, a pagamento
costo: 40,00 euro
dove: Grand Hotel Quisisana – Capri
quando: 3 MAGGIO 2013 – ore 11,00-16,00

Per aiutarvi a capire meglio quali saranno le nozioni trattate a Capri, abbiamo intervistato Alex Giordano, co-fondatore di Ninja Marketing, direttore del Centro Studi Etnografia Digitale e co-autore insieme a Adam Arvidsson di Societing Reloaded

Quali tematiche saranno trattate durante il workshop del 3 maggio e cosa devono aspettarsi i partecipanti al workshop in netnografia del Capri Trendwatching 2013?

Cercheremo di fornire, nel poco tempo che abbiamo, delle griglie e degli strumenti per approcciare in modo strategico e scientifico operazioni di Social Media Marketing.
Troppo spesso si pensa che aprire una fan page su Facebook o un account su Twitter possa risolvere tutti i problemi della marca. Invece non è così. Bisogna capire qual è il senso che può avere il nostro agire digitale e come fare per relazionarci con i nostri pubblici in maniera non autoreferenziale per la nostra azienda (questo lo faceva la vecchia pubblicità) ma in maniera per loro rilevante.
Certamente sono tante le variabili che contano: content stategy, seo, analytic, etc… Cercheremo di capire come inquadrare strategicamente ciascuno di questi momenti.

Netnografia e social media strategy, in che modo si relazionano tra loro?

La netnografia, ovvero l’etnografia della rete, parte dal presupposto che tutto quello che noi definiamo come 2.0 non è un media su cui investire, ma un ecosistema con cui relazionarsi fatto soprattutto dalle persone che lo vivono, dalla loro immaginazione, dalle loro pratiche. La netnografia prende appunto in prestito strumentazioni tipiche dell’antropologia per creare nuove categorie analitiche che possono dare una base scientifica al nostro agire sui social media, garantendo risultati di successo.

Con la netnografia possiamo capire puntualmente quali sono i luoghi, i toni, i messaggi di comunicazione che si aspettano i nostri pubblici ed addirittura co-creare con loro prodotti gia attesi sul mercato. Una vera rivoluzione che consente di utilizzare strumentazioni della brand reputation in maniera proattiva ed efficace per la marca.

Cosa è Societing e quanto marketing c’è, se c’è, nel Societing?

A Capri presentermo anche il libro Societing Reloaded e sarà bello vedere che di marketing… Non c’è proprio niente!!! Anzi, questa nuova fase del concetto di Societing (creato nel ‘93 da Bernard Cova, Oliver Badot ed Ampelio Bucci per indicare un concetto di Marketing Postemoderno e reso celebre in Italia da Giampaolo Fabris a cui è dedicato questo volume) cerca proprio di smarcarci da un’ idea di cittadini/consumatori facendoci capire che una vera grande rivoluzione è gia pronta, ma che può scattare solo nel momento in cui noi tutti passeremo a concepirci come “pubblici produttivi”. Può sembrare tutto molto difficile e radicale, ma i nativi digitali ci penseranno a fare piazza pulita di noi strateghi del male. Ops… Pardon, del Marketing 😉

Grazie Alex, appuntamento al 3 maggio al Workshop in “Netnografia: la nuova frontiera della Social Media Strategy“.

Gli strumenti social da utilizzare per un personal branding efficace

Oggi parliamo di personal branding e di come i social media possano aiutarvi a diventare più belli, più intelligenti e trovare immediatamente il lavoro dei vostri sogni. Ovviamente stiamo scherzando 😆

Creare il personal brand perfetto non è un gioco da ragazzi, ma necessita di un’attenta pianificazione dove i socia media assumono un ruolo fondamentale.

Quali sono gli strumenti social che proprio non possono mancare nel toolkit di ogni professionista che si rispetti? Abbiamo fatto qualche domanda in giro agli ‘addetti ai lavori’ e non, per mettere nero su bianco una bella lista di social da utilizzare per il vostro personal branding e qualche consiglio pratico per sfruttarli al meglio.

Quali sono gli assi nella manica di un professionista? E’ fondamentale essere diversi dalla concorrenza, sollecitare chi vi segue a lasciare dei feedback ed avere un piano di comunicazione che utilizzi come leve la chiarezza, la coerenza e la costanza.

Vediamo come applicarli ai social media da inserire nella vostra “cassetta degli attrezzi”.

Blog personale

Se il vostro nome è già un’autorità del settore, beati voi! Ma i comuni mortali che vogliono affermarsi come professionisti accreditati devono necessariamente comprarsi un bel dominio – ci sono tante offerte vantaggiose in giro – e cominciare a scrivere. Come?

Utilizzando una di quelle piattaforme di blogging come WordPress, Blogger o Tumblr, facili da installare e pronte in pochi minuti per andare online.

Qualche raccomandazione: articoli brevi, chiari e semplici, basteranno 300 parole per gli addetti ai lavori per capire di che pasta siete fatti e, soprattutto, utilizzate le vostre esperienze e conoscenze personali per dare linfa al blog.

Facebook

Avere un’account personale è un conto, creare una pagina Facebook dove condividere contenuti e promuovere sé stessi è un altro.

Un account pubblico e professionale richiede una cura ed una costanza differenti: esso infatti è visibile ai motori di ricerca e vi rende facilmente raggiungibili. Cercate di essere differenti e posizionatevi al centro di un buon network (sfruttando soprattutto i gruppi che Facebook mette a disposizione).

Può essere utile connettere il blog alla vostra pagina personale per condividere gli ultimi articoli scritti, fare domande a chi vi segue per mantenere un’interazione costante e linkare gli altri profili social che utilizzate per la vostra presenza online.

Twitter

Se – come sostiene Mirko Pallera – “Facebook ti rende come una vecchina affacciata alla finestra” Twitter “ti mette al centro di una grande piazza”.

Iscrivendosi pubblicamente a Twitter si ha la possibilità di condividere e ricevere le ultime novità del settore sempre prima degli altri e rappresenta un ottimo strumento per monitorare gli influencer e i brand che vogliamo tenere d’occhio (fondamentali sono le liste che ci permettono di organizzare i contatti).

Non dimenticate di incorporare i collegamenti al blog che curate e di evitare di condividere un’informazione solo perché vi è apparsa nello stream, ma postate sempre e soprattutto contenuti di qualità (almeno provate a leggerli prima!). Eviterete così di apparire come degli spammer e verrete notati per la bontà di quello che postate.

LinkedIn

Essere iscritti a LinkedIn per un professionista è ormai la regola. Si tratta, infatti, di un vero e proprio curriculum online che permette di essere collegato ai network professionali che ci interessano e di partecipare attivamente ai vari gruppi cui ci si può iscrivere.

Tuttavia, la piattaforma può essere ulteriormente ottimizzata per le proprie necessità: visualizzare gli ultimi post del blog, collegare il proprio account Twitter e caricare le vostre presentazioni PowerPoint.

SlideShare

Creare delle presentazioni su argomenti che si conoscono particolarmente bene (che siano destinati a dei corsi o degli speech poco importa).

Mettere a disposizione le proprie conoscenze porta 2 vantaggi: promuovere il proprio punto di vista e fare networking.

Altri social

La partecipazione attiva ad altri social – per così dire – ‘di nicchia’ (Instagram,Tumblr, Flickr, ecc.) consente di ottimizzare le piattaforme in modo tale da permettere a chi desidera seguirvi di essere parte attiva della discussione contribuendo con contenuti ed idee (una volta iscritto).

Voi, invece, quali strumenti utilizzate per il vostro personal branding? Ne abbiamo dimenticato qualcuno? Si accettano suggerimenti! 😉

Ikea "lotta" con i nani da giardino [VIDEO]

Quando pensate ad arredamento e giardino, qual è la cosa più kitsch e old style che vi viene in mente? I nani da giardino, vero? Epitome di un corredo decisamente di scarso appeal estetico, Ikea ha scelto proprio come loro per incarnare il concetto di ‘vecchio da scalzare’ rispetto ai nuovi dettami dell’esterior design nel nuovo spot “Time For Change“.

Se dei nanetti avete un’idea tutto sommato tenera, trattandosi di esserini colorati e allegri, siete sulla strada sbagliata: lo sa bene la coppia protagonista del video che, intenta ad ammodernare il giardino di casa, è costretta ad ingaggiare una lotta all’ultimo sangue (o meglio, pezzo di porcellana) contro le statuette che hanno preso vita e sono ben decise a non abbandonare il loro regno, da anni incontrastato.

La storyline alla “Gnomeo e Giuletta” del primo advert per l’arredamento da giardino Ikea è stata ideata dall’agenzia Mother London.

HackInThebox: online i materiali dei vari talk

HackInTheBox: online i materiali dei vari talk

HackInThebox: online i materiali dei vari talk

L’HackinThebox è una delle conferenze sulla sicurezza digitale più importanti al mondo. Giunta ormai alla sua quarta edizione, la manifestazione si compone principalmente di una serie di talks che mettono al centro la protezione dei dati, dei sistemi e di qualsiasi device digitale che permea la nostra vita quotidiana.

HackInThebox: online i materiali dei vari talkLa mission dell’HITBSecConf è quella di diffondere, discutere e condividere le conoscenze che ruotano intorno al mondo della sicurezza, con accento sui metodi di difesa e perché no, attacco.Quest’anno gli interventi tecnici si sono focalizzati sopratutto sulla sicurezza relativa a strumenti che usiamo più o meno di frequente.

Daniel Mende, con “Paparazzi over IP“, si è concentrato sulle fotocamera con connettività Wi-fi built-in per metterne in luce alcuni problemi relativi alla protezione dei dati.

 

Bob Lord, direttore della sicurezza informatica di Twitter, invece ha spiegato come è fondamentale rimanere al passo con gli hacker su base giornaliera. E’ una vera e propria corsa contro il tempo!

HackInThebox: online i materiali dei vari talk

L’intervento che ha ottenuto un successo mediatico maggiore è stato, però, quello di Hugo Teso,  Remotely Hijacking an Aircraft with a phone, con il quale si dimostrava quanto possa essere “semplice” dirottare un aereo a distanza usando un telefono. Ovviamente l’intervento ha scatenato molti dubbi in merito, con una serie di articoli in risposta alle tesi dell’autore.

Al di là dell’utilità o meno di determinate tecniche, HackInThebox si riconferma come una delle conferenze più importanti e interessanti su un tema che pian piano invade la vita anche dell’utente comune. Sicurezza è una parola chiave che sperimentiamo ormai anche nel nostro vissuto tutto al digitale.

Per chiunque volesse approfondire sono online una serie di materiali, tra cui gli appunti dei talks. Una buona occasione per avere spunti in modo gratuito e semplice su un tema così importante.

PIAF 2013: scopriamo il programma

Cresce l’attesa per la terza edizione del PIAF, il Festival dell’Advertising che si svolge a Praga e che ogni anno diventa un punto d’incontro per i creativi di tutto il mondo.

Il PIAF è innanzitutto competizione, a cui è possibile iscriversi fino al 25 aprile. Una giuria di esperti premierà i lavori più creativi di quest’anno, suddivisi in quattro macro-categorie: creative branding marketing and sales; art of delivery; idea – strong, brilliant, working; special prizes.

Il Festival permette anche di incontrare professionisti del settore della comunicazione, imparare da loro e scoprire i trend che caratterizzeranno i prossimi mesi.
Dopo aver approfondito la conoscenza degli speaker di quest’anno, scopriamo di cosa ci parleranno durante i due giorni ricchi di eventi.

Il 21 maggio sarà caratterizzato da conferenze sulla comunicazione pubblica e istituzionale, con case study provenienti da Repubblica Ceca, Svezia, Francia, Polonia, Regno Unito e Stati Uniti.

Le emozioni domineranno il secondo giorno, in cui si potranno ascoltare grandi professionisti come Chris Garbutt, Chief Creative Officer di Ogilvy Francia, Sebastian Billing, Global Communication Director di Absolut/Pernod Ricard e Christoph Nann, Executive Creative Director di Serviceplan, parlare dell’utilizzo delle emozioni in pubblicità.

Marek Hlavica, direttore del Festival, ha dichiarato: “Siamo molto entusiasti di parlare delle emozioni nella pubblicità durante il PIAF di quest’anno. Le emozioni regolano il nostro mondo e la nostra industria e abbiamo bisogno di imparare in che misura, perché e come lavorare con le emozioni a nostro vantaggio. Il nostro obiettivo è quello di evocare emozioni e provocare nelle persone delle reazioni spontanee. Mostreremo ai partecipanti come costruire forti legami emotivi tra brand e clienti. Il PIAF celebrerà le emozioni da tutti i punti di vista, per tutto il giorno “.

Quest’anno l’Italia è rappresentata da tre relatori d’eccezione. Si comincia con il panel Emotions In Marketing di Mirko Pallera, in cui il Co-founder e Strategic-Creative Director di Ninja Marketing parlerà di come la creatività possa incoraggiare e ispirare le persone. Sergio Spaccavento, Associate Creative Director presso Bcube Italia ci ispirerà con la sua presentazione Humor in Advertising e il suo approccio alla “vendita con le risate.” Il cast italiano prosegue con Francesco Simonetti, Vice Creative Director di Leo Burnett Italia e il suo panel Beauty Of Second, in cui  parlerà della campagna interattiva ideata per Montblanc.

Oltre agli italiani, ci sono tanti altri appuntamenti da non perdere! Date un’occhiata al programma e correte ad iscrivervi.

I Google Glass rivoluzioneranno l’email marketing

Gli occhiali per la realtà aumentata a cui il colosso di Mountain View sta lavorando da tempo promettono di rivoluzionare la nostra esperienza tecnologica come, e forse più, di quanto fece a suo tempo l’iPhone.

I Google Glass trasferiranno l’intera esperienza contemporanea del pc o del mobile sulla faccia dell’utente. Tutte le app, le foto e le mail che leggiamo sul display del computer o dello smartphone saranno fruite sulle lenti display degli occhiali: un modo completamente nuovo di pensare il rapporto tra individuo e device.

I nuovi occhiali di Google supporteranno una serie di funzioni avanzate come la ricerca online, i social media, la video chat. Tra le funzioni base ci sarà sicuramente la possibilità di consultare l’email, cosa che ha infiammato subito l’immaginazione di chi si occupa di direct marketing, spingendoli a chiedersi quali saranno gli sviluppi dell’email marketing con l’introduzione dei Google Glass. I nuclei di riflessione sono almeno tre.

Come l’email marketing può sfruttare i Google Glasses

Continuità online-offline

L’introduzione dei Google Glass si tradurrà automaticamente nella creazione, a vantaggio dei marketer, di un nuovo bacino di utenti potenziali. Sicuramente si avrà la possibilità di raggiungere tutte le persone che indossano gli occhiali di Big G.

Considerando poi che gli occhiali per la realtà aumentata saranno in grado di far girare ogni sorta di app, potrebbero essere perfetti per raccogliere adesioni e sottoscrizioni offline. Si potrà, per esempio, far girare un’app come OnSpot Social per acquisire l’email dei propri clienti nella sede fisica della propria attività.

Focalizzazione dell’attenzione

La migrazione di tutta l’esperienza online sulle lenti display degli occhiali intelligenti significherà un aumento esponenziale dell’attenzione che gli utenti destinano ad ogni attività.

Molte delle distrazioni che attualmente competono nel delirio multitasking del desk o dello smartphone saranno semplicemente eliminate. Sulle lenti display comparirà un messaggio alla volta, il che significa massima attenzione al messaggio commerciale di una email.

Email marketing design

Una delle più grandi sfide poste dall’introduzione dei Google Glass sarà sicuramente la progettazione di un’interfaccia grafica ottimale per il tipo di esperienza di visione offerto dagli occhiali intelligenti. In che modo il dispositivo renderizzerà l’HTML? Supporterà i CSS? Come dovrà essere strutturata una email per avere la certezza che essa sia non solo ben impaginata, ma incisiva e indurre alla conversione? Sono tutte domande che riguardano il campo della progettazione visiva e che non hanno ancora risposta.

È difficile prevedere del tutto l’impatto che i Google Glass avranno sull’email marketing. Di certo apriranno scenari entusiasmanti per marketer e designer.

Philips Hue: il nuovo sistema di illuminazione domestica a LED

Philips Hue: il nuovo sistema di illuminazione domestica a LED

Philips Hue: il nuovo sistema di illuminazione domestica a LED

Poter interagire con la luce, decidendo colori e sfumature o semplicemente programmare accensione e spegnimento: Philips ci porta a scoprire nuovi mondi, facendoci sperimentare e giocare con l’illuminazione domestica grazie ad una lampadina innovativa.

Abbiamo avuto il piacere di provare “Hue“, il nuovo sistema di illuminazione domestica pensato da Philips per creare e controllare la luce attraverso il proprio smartphone o tablet personalizzando l’illuminazione per soddisfare a pieno il proprio stile di vita e quello della propria famiglia.

Con la sua luce LED ad alta qualità e basso consumo, Philips Hue permette di regolare la tonalità di luce bianca o di creare luce di qualsiasi colore. Inoltre è in grado di:

– Salvare gli effetti luminosi preferiti o un momento particolare del giorno per ogni stanza e poterli richiamare in un istante;
– Usare qualsiasi foto dal proprio telefono come una tavolozza di colore per “pitturare” le stanza con la luce e far rivivere così i propri ricordi;
– Regolare la luce bianca passando da una luce calda, come quella di una candela, ad una fredda e vibrante;
– Creare atmosfere integrando il proprio arredamento con i colori dell’arcobaleno;
– Controllare e monitorare l’illuminazione in remoto quando non si è in casa, sentendosi sempre sicuri e tranquilli;
– Programmare i timer per gestire al meglio la routine giornaliera della luce domestica;
– Lasciare che la luce crei un risveglio rigenerante o aiuti la famiglia ad addormentarsi.

Hue: Philips ed il nuovo sistema di illuminazione domestica

Tutti i diritti riservati a Philips Communications

Jeroen de Waal, Head of Marketing & Strategy di Philips Lighting ha commentato: “Philips Hue è una vera rivoluzione nell’illuminazione – un modo completamente nuovo per sperimentare e interagire con la luce. Come i telefoni, i media e l’intrattenimento sono stati rivoluzionati dalla tecnologia digitale, adesso possiamo personalizzare anche l’illuminazione e godere così di infinite applicazioni. Philips continua ad innovare e a ridefinire le possibilità della tecnologia LED, e con Hue non offre soltanto un’ottima qualità della luce, ma anche la dimostrazione di come l’illuminazione può essere digitalizzata e integrata con il nostro mondo domestico per semplificare e migliorare le nostre vite”.

Il kit base (ampliabile fino a 50 lampadine) di Philips Hue comprende:
– 3 lampadine Hue da 600 lumen (equivalenti ai tradizionali 50 Watt);
– Ogni lampadina copre tutte le tonalità di bianco e una vasta varietà di colori e consuma l’80% di energia in meno rispetto a una lampadina tradizionale;
– Un sistema di gestione per comandare facilmente le lampadine;
– Un alimentatore per il sistema di gestione Hue;
– Un cavo LAN per connettere il ponte Hue al router;
– Istruzioni per l’applicazione da scaricare.

Philips Hue: il nuovo sistema di illuminazione domestica a LED

Tutti i diritti riservati a Philips Communications

Sviluppi futuri? Ovviamente già in cantiere, vista l’apertura di un programma dedicato agli sviluppatori di software: con il lancio di un’interfaccia di programmazione aperta (API) per Hue e con il rilascio di guide e librerie all’interno del kit per gli sviluppatori di software iOS, Philips ha rafforzato il suo impegno nell’aiutare la comunità degli sviluppatori che potranno da oggi programmare con Hue.

Ad esempio degli sviluppatori esterni hanno già creato applicazioni che integrano Hue con la musica, per creare un effetto di suono coinvolgente abbinato all’illuminazione, dove la luce segue il ritmo della musica. Sono state create anche applicazioni di temporizzazione dell’illuminazione che si integrano con il sistema di calendario di un computer o di un telefono!

Piacevolmente sorpresi dalla novità, passiamo a dare qualche giudizio complessivo sul kit e sul funzionamento.

Pro: vi dirò la verità, sembravo un bambino mentre cambiavo i colori delle lampadine creando atmosfere diverse in casa. Colori realistici e risposta delle lampadine praticamente in real time. Montaggio ed utilizzo del kit facile e veloce. App intuitiva, mentre sul sito (nell’area community) è possibile scaricare altre ambientazioni create dagli utenti.

Contro: a tutti gli effetti è difficile trovare difetti. A parte qualche piccolo bug (ad esempio nell’app per Android, rilasciata da qualche settimana, non si possono programmare accensioni/spegnimenti) risolvibile con degli aggiornamenti, probabilmente è il prezzo la barriera iniziale più forte. Lo starter kit (3 lampadine, router) costa 199,95 euro ed ogni lampadina aggiuntiva costa 59,95 €.

Dove acquistare Philips Hue? Disponibile solo negli store Apple, in esclusiva.