Digital PR: come attivare una conversazione con clienti e influencer? Quattro chiacchiere con Giovanna Montera [INTERVISTA]

Digital PR & Brand Reputation

Ve lo abbiamo già anticipato all’interno del post di presentazione: i prossimi 28 e 29 giugno, in quel di Milano, Ninja Academy vi porta alla scoperta dei metodi che consentono alla marca di entrare in contatto diretto con utenti e influencer della Rete per dialogare con loro e coinvolgerli in maniera partecipativa con la finalità di gestire al meglio l’equity del proprio brand online.

Articolato in due giornate full immersion, il Corso in Aula in DIGITAL PR & BRAND REPUTATION MANAGEMENT – tenuto da Giovanna Montera e Matteo GP Flora, ha l’obiettivo di trasmettere ai partecipanti il valore del modello di marketing relazionale e le competenze necessarie ad attivare e gestire la relazione tra la marca e i suoi pubblici online attraverso i Social Media, così come quello di aiutare nella creazione e comprensione delle metriche di analisi quali/quantitative dei fenomeni, con la presentazione di best-practice per la gestione delle conversazioni in Rete.

Per l’occasione, ho avuto il piacere di confrontarmi direttamente con Giovanna Montera, Chief Marketing Officer di Viralbeat nonché docente della prima giornata, per svelarvi qualche chicca in anteprima.

Prima di leggere la sua intervista, ne approfitto per ricordarvi che lo SCONTO Early Booking è valido entro il 24 giugno (oltre alle ulteriori scontistiche di gruppo e ai bonus Ninja se avete già frequentato uno o più corsi Academy). Approfittatene!

Social Media Marketing

Giovanna Montera

Ciao Giovanna. Venerdì 28 giugno sarà tempo di Digital PR alla Ninja Academy. Quali tematiche verranno esplorate? Verrà presentata qualche case history?

Ciao Ilaria! Innanzitutto esploreremo il mondo del passaparola e i migliori modi per utilizzarlo a proprio vantaggio: l’ascolto e il monitoraggio sono fondamentali nella stesura di una corretta strategia di contenuti e diffusione.

Rubando le parole a Jeff Bezos: “Il brand è quello che si dice di noi quando usciamo dalla stanza”. Va da sé che prima di parlare è opportuno ascoltare, misurare i risultati e regolarsi di conseguenza. L’affermazione è sempre valida, dai contatti con utenti e influencer alla gestione di una crisi. Le case history presentate verteranno sugli argomenti principali e offriranno spunti di riflessione e di discussione.

Perché è importante gestire al meglio la relazione Persone-Brand sui Social Media?

Non è il consumatore che deve adattarsi alla vision aziendale ma l’esatto opposto: il marketing relazionale serve soprattutto a conoscere le persone (e quindi i potenziali clienti) in modo attivo e diretto, per capire e interpretare cosa pensano, quali sono le loro aspettative e le critiche che rivolgono al nostro prodotto/brand. Conoscere il consumatore e relazionarsi ad esso in maniera trasparente e proattiva, cercando di soddisfare le sue esigenze e richieste, può segnare l’inizio di una storia d’amore tra persone e brand.

In che modo è possibile apprendere dai consumatori e quindi “correggere il tiro” rispetto ai servizi o ai prodotti che offriamo?

Ci sono tanti modi di ascoltare: dai più semplici come ricercare il nome del prodotto o del brand per avere una prima idea di cosa si dice di noi online ai più elaborati come l’utilizzo di software specifici per la raccolta e l’analisi quali-quantitativa delle conversazioni, fino agli approcci “ibridi” e completi come quello netnografico.

Analizzare il percepito degli utenti rispetto ad un prodotto/brand ci consente di comprendere quali sono le motivazioni profonde, di natura commerciale e culturale, che sottendono alle scelte di acquisto e, quindi, come migliorare i nostri prodotti/servizi e le nostre attività di marketing e comunicazione perché rispondano ai desideri dei nostri clienti.

C’è un po’ di confusione su Giveaway e Contest, soprattutto rispetto ai limiti e alle regole da seguire: riesci a darci una panoramica veloce?

Bisogna fare una distinzione tra giveaway e contest, anche se per l’ordinamento giuridico italiano sono praticamente la stessa cosa: nel primo si estraggono a sorte i vincitori, nell’altro c’è un regolamento vero e proprio per deciderli. In entrambi i casi ci sono delle regole rigide da rispettare, che coinvolgono anche un notaio in qualità di garante.

Il miglior consiglio per una strategia di approccio vincente con gli influencer?

È necessario avere un contenuto o un’esperienza valida da proporre per catturare la loro attenzione prima e invogliarli ad attivarsi poi.

Chiedetevi sempre se fareste quello che gli state proponendo di fare e perché.

In generale un’esperienza entusiasmante da vivere o dei benefit interessanti possono stimolare gli influencer, come tutte le persone, a partecipare ad una campagna. Ritengo, al di là di tutto, che la capacità di coltivare relazioni sincere e la gentilezza ad ogni costo, siano degli ingredienti fondamentali per questo tipo di attività. Vi aspetto al corso!


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entro lunedì 24 giugno!  

Social Media Marketing

Knowledge for change. Be Ninja!

Digital PR & Brand Reputation

Leo Burnett crea il più aspro spot contro l'alcol alla guida [VIDEO]

Sta girando tantissimo in Rete e raccogliendo le reazioni di migliaia di utenti colpiti dalla sua potenza espressiva: “Pub Loo Shocker” è l’ultimo spot di sensibilizzazione contro l’alcool alla guida del Dipartimento dei Trasporti inglese, realizzato da Leo Burnett London. Sebbene concentrata in soi 52 secondi, al sua sceneggiatura è probabilmente una delle più forti pensate per questo genere di comunicazione.

Girato utilizzando angolazioni e telecamere che fanno pensare allo spettatore di trovarsi di fronte alla registrazione di una telecamera di sorveglianza di un locale, lo spot crea subito un efficace presupposto di verosimiglianza, preparatorio alla scena centrale, simile a quelli utilizzati nei più famosi blockbuster di genere horror degli ultimi anni.

Premessa scenica ed emotiva che viene subito soddisfatta: quando i tre uomini, entrati nei bagni del locale, si avvicinano allo specchio, il manichino di una donna impatta bruscamente contro lo specchio, che si frantuma con un fragore violento e genera in chi sta guardando più di una palpitazione.

Il filmato sembra inserirsi di diritto in quel filone comunicativo che viene chiamato “prankvertising” (di cui Massimo Sommella ci ha parlato nel suo post “I brand che amano prendersi gioco dei consumatori“) in cui i brand (o come in questo caso enti od associazioni) insceriscono dei soggetti inconsapevoli in frame finzionali che diventaranno intrattenimento per chi vedrà online il montaggio. Questa volta però i protagonisti sono tre attori, adeguatamente istruiti e preparati.

Precauzione assolutamente necessaria, se pensiamo che già in occasione della recente iniziativa di Nivea (“Nivea testa la resistenza allo stress dei viaggiatori“)in molti avevano sottolineato la possibilità che ad essere coinvolte avrebbero potuto essere persone di salute debole e facilmente impressionabili o messe in difficoltà.

Cosa ne pensate di questa iniziativa e della scelta di un registro così forte? Pensate sia efficace nel lungo termine?

Credits:

Creative agency: Leo Burnett
Copywriter: Phil Deacon / Sabina Kelly
Art director: Phil Deacon / Sabina Kelly
Creative Directors: Tony Malcolm, Guy Moore
Executive Creative Director: Justin Tindall

3 cliché mentali da utilizzare per innovare

Se i cliché esistono è perché di solito contengono un fondamento di verità.

Scegliere la strada più trafficata non è sempre una cattiva idea, almeno secondo un recente articolo di Fred Wilson, venture capitalist ed autore del blog AVC.

Di recente Wilson ha illustrato 3 situazioni nelle quali seguire il buon senso comune – la saggezza convenzionale insomma – è proprio la strada giusta.

1. Mirare è meglio che sparare nel mucchio.

Fare network per cercare fondi nel venture capital è difficile, ma puoi salvarti e salvare i tuoi investitori dal perdere tempo pensando accuratamente alle aziende a cui vuoi rivolgerti con il fundraising.

C’è una tendenza a costruire una lista di venture capitalist famosi da coinvolgere, come se fosse per forza necessario che una società dal nome conosciuto partecipi all’operazione.

I grandi brand sono spesso dei buoni investitori, ma la loro brand reputation non ne fa necessariamente investitori ideali per il tuo business.

Meglio fare una lista di aziende specifiche che hanno più possibilità e interesse di partecipare al progetto, e concentrare i tuoi sforzi su questi gruppi piuttosto che fare tentativi a caso con i grandi nomi.

2. Meglio chiedere perdono che chiedere il permesso!

Chiamiamolo effetto Napster: prima è stato creato il servizio poi si è discusso di come regolarlo!

La tecnologia si sta muovendo velocemente e gli imprenditori esperti dovrebbero focalizzarsi prima sull’innovazione per poi identificare l’insieme di regole di quel settore.

Wilson afferma “È per questo che YouTube vince alla grande. Ha costruito l’audience ed un valore aggiunto che rende i propri servizi divertenti da usare. Adesso può decidere se e quanto lasciare l’iniziativa ai proprietari dei contenuti caricati.” Ci siamo recentemente occupati  di Lean Advertising su Youtube.

Nei casi in cui si sta esplorando un territorio nuovo, la cosa migliore da fare è stare con i piedi per terra e fare degli aggiustamenti passo passo. Anche perchè i competitor possono reagire bruscamente!
Basta guardare ad aziende come Uber, di recente al centro di una polemica con i tassisti e sta chiedendo supporto ai propri clienti/fan. (cosa sta succedendo?)

3. Le persone hanno paura di ciò che non conoscono

Wilson cita una sua esperienza di investimento: “una volta avevamo nel mirino un’azienda creata da poco tempo. Li incontrammo brevemente, diventammo utenti dei loro servizi, li promuovemmo a molti dei nostri amici, conoscemmo approfonditamente la loro squadra di manager.

Quando arrivò il momento di considerare un investimento, facemmo ciò che tutte le buone società di venture capital fanno: prendemmo il telefono e chiamammo dieci persone che conoscevamo veramente bene e di cui ci fidavamo per ottenere il loro punto di vista sui servizi della compagnia.

Praticamente all’unanimità non avrebbero mai usato il servizio. Non facemmo l’investimentoMa fu un enorme errore. Entro sei mesi, tutte le persone che avevamo contattato divennero clienti dell’azienda a dispetto della loro iniziale titubanza.”

Aiutare il cliente a superare la paura del nuovo

Wilson pensa che sia stato proprio lui a piantare i semi di questo cambiamento: ha fatto conoscere i servizi dell’azienda e sebbene all’inizio i clienti fossero rimasti impauriti (dichiarando che non avrebbero mai usato quei servizi) poi nella realtà lo avevano cominciato a fare.

“Quando hai una reazione unanime come questa stai interfacciandoti con la paura, e la paura dovrebbe essere interpretata positivamente non negativamente. Significa che tutti i nostri amici non hanno capito i servizi offerti e ne hanno paura. Probabilmente perché quel servizio era veramente forte e innovativo.”

Diventa quindi necessario per i nuovi business innovativi trovare dei modi (innovativi e non)  per aiutare il cliente a fare i primi passi nei propri servizi!

Giornata mondiale della maglia in pubblico: Knitting is cool!

Torna la Giornata Mondiale della Maglia in Pubblico: preparatevi a vedere parchi e spazi pubblici invasi da knitters armati di uncinetti, ferri e coloratissimi filati!

Quella che sembrava un’arte ormai dimenticata e padroneggiata solo da nonne e vecchie zie, si è trasformata in un passatempo cool (ed un ottimo antistress): chiedete a Julia Roberts, Uma Thurman e persino all’insospettabile Russell Crowe.

Il WWKIpd è nato dall’idea di Danielle Landes, che nel 2005 ha chiamato a raccolta tutte le appassionate di lavoro a maglia, invitandole a riunirsi per sferruzzare insieme, tra una chiacchiera e l’altra.

L’evento si è subito diffuso in tutto il mondo, da allora nei due weekend centrali di giugno (quest’anno dall’8 al 16) ci si incontra per knittare tutti insieme, scambiarsi consigli e rilassarsi.

Gli appuntamenti italiani da non perdere?

Il Flash KNIT Mob organizzato all’Ikea di Catania, il coloratissimo yarn bombing di Tortona, i knit cafè di Trento e Viareggio. Gli eventi di knitting collettivo a Napoli, Trieste e Brescia saranno invece a contatto con la natura, e a Milano lo stitching collettivo accompagnerà l’inaugurazione del giardino condiviso isola Pepe verde.

Tutte le date italiane sulla pagina Facebook dell’iniziativa.

La startup italiana Staq.io acquisita da PlayHaven [BREAKING NEWS]

Quando li avevamo intervistati quattro mesi fa Massimo Andreasi, Luca Martinetti e Francesco Simoneschi, founder di staq.io, avevano appena concluso la loro esperienza nel programma Microsoft accelerator for Windows Azure a TechStars. Ora li ritroviamo a San Francisco ma non più da soli. Staq.io, la piattaforma che fornisce analytics in real time sui dati dei videogiocatori, è infatti stata acquisita da PlayHaven, società californiana che aiuta gli sviluppatori di videogame a monetizzare i loro utenti.

PlayHaven integrerà dunque le statistiche in real time sviluppate da Staq.io per fornire informazioni ai propri clienti aggiornate al secondo.



Facciamoci dunque raccontare dal team italiano qualcosa di più sull’acquisizione.

Come è nato il vostro contatto con Playhaven?

Abbiamo avuto un meeting con un noto VC della Valley, il quale aveva investito in PlayHaven. Si è innamorato del prodotto e ci ha messo immediatamente in contatto con Andy Yang, CEO di PlayHaven.

In che modo le due startup, PlayHaven e staq.io, possono essere complementari?

Fin dai primi incontri con Andy, abbiamo capito di avere una vision molto simile. Loro sono partiti sviluppando strumenti di promozione e marketing, ma senza le analytics. Noi siamo partiti dalle analytics ma non avevamo la parte di in-game promotion. Direi che siamo decisamente complementari!

Quali sono i vostri asset risultati interessanti per PlayHaven?

PlayHaven ha voluto assicurarsi sia il nostro talento che la nostra tecnologia. BigData e real-time sono decisamente i due aspetti chiave del nostro prodotto.

Avevate in precedenza avuto opportunità di acquisizione?

Abbiamo avuto altre proposte in passato, ma nessun altra compagnia ci ha dimostrato di volerci fortemente nel team come ha fatto PlayHaven.

Come sono recepite le startup italiani nel contesto della silicon valley? Vi sono pregiudizi (positivi o negativi)?

Non abbiamo trovato molti pregiudizi. La Silicon Valley è un ambiente multiraziale dove conta soltanto il talento e le proprie capacità personali. Come Italiani abbiamo una grande facilità di comunicazione che ci aggevola nei rapporti personali e professionali.

Cosa vi aspettate dell’acquisizione?

Il nostro desiderio è di portare la nostra esperienza e il nostro talento all’interno del loro team e realizzare la vision che sia noi che loro abbiamo in mente. La nostra teconologia verrà messa al servizio dei clienti di PlayHaven e Andy Yang ha dichiarato di voler dare acccesso alle prime funzionalità nel tardo Q3 o inizio Q4 di quest’anno.

La storia dei Levi's 501 a cavallo tra brand e consumatori [VIDEO]

Poco meno di un mese fa ricorreva il 140esimo anniversario della nascita di Levi’s e del suo più iconico prodotto, il jeans 501. Per celebrare questa significativa ricorrenza il brand ha rilasciato un video suggestivo e fortemente iconico.

The Story of the 501® Jean” ripercorre questo quasi mezzo secolo attraverso il susseguirsi dei momenti storici che hanno segnato la storia moderna, e in cui il prodotto viene rappresentato come accessorio dalla natura immutabile indossato da classi operaie e movimenti giovanili e di lotta sociale. Dal 1873, anno di registrazione del brevetto, ad oggi, passando per la guerra e per i movimenti degli anni ’70.

Il copy è quasi assente nello spot, limitato a due frasi che leggiamo in coda al video e che ci ribadiscono la chiave di lettura del video. “I Levi’s 501 sono l’uniforme del progresso dal 1873“.

Un messaggio fortemente evocativo sorretto da un montaggio veloce, sul ritmo di un basso incalzante e coinvolgente, che sopperisce con grande efficacia alla mancanza del parlato. Immagini di grande pathos, che uniscono sentimento storico alla nostalgia.

Dai più grandi ai giovani punk o prep, 501® è uno dei capi di moda più democratici mai creati, definiti dalle persone che li indossano. Il video mette in evidenza le più grandi evoluzioni neldesign dei 501® e la loro influenza sulla cultura lungo questi decenni.

Questo è quanto leggiamo in descrizione al video, questo è l’approccio intrapreso dall’azienda che vuole coinvolgere oggi i consumatori in una celebrazione del brand. E per farlo, è stato creato un contest sul sito Levi’s 501 – What’s your interpretation?, invitando gli utenti a caricare foto di loro stessi con indosso il loro paio di 501. Niente di più facile, nell’era di Instagram, dei fashion blog e delle selfie.

Ed è qui sembra essersi smorzato un pò quel brivido emozionante che il video voleva comunicare. In coda a quest’ultimo, su Youtube, troviamo diversi commenti di utenti che criticano un presunto cambiamento di politica dei prezzi del brand, il fatto che da capo accessibile a tutti siano diventati accessorio modaiolo. Insomma, il posizionamento del brand e il sentiment ad esso legato sono stati messi in discussione in una campagna che nasceva proprio per celebrare l’iconicità di un prodotto storico.

Voi cosa ne pensate?

Il film di Grumpy Cat, un contratto hollywoodiano per il micio più imbronciato del web

Chi non conosce il piccolo Grumpy Cat si faccia avanti! Ormai tutti hanno visto almeno una volta un meme dedicato al gattino Tardar Sauce, “Tard” per gli amici. La sua carriera nel web iniziò non molto tempo fa, quando la sua padrona, Tabatha Bundseen, decise di postare una foto del suo amico peloso su Reddit e, successivamente, di caricare un video su YouTube. Da quel momento tutti, almeno una volta, hanno iniziato ad aggiungere frasi irriverenti alla sua fotografia, facendolo diventare un meme.

Con la fama arrivarono anche le responsabilità: sito web dedicato, apparizioni in tv, spot e chi più ne ha più ne metta! Grumpy Cat ora ha anche un talent manager, tale Ben Lashes, che ha visto un futuro da stella del cinema per il piccolo micio. Il Wall Street Journal ha annunciato che presto Grumpy Cat avrà un suo film, quasi sicuramente una family comedy in cui dovrà recitare la parte di se stesso.

Il film verrà prodotto dalla Broken Road Production, la stessa casa che ha realizzato con Adam Sandler “Jack and Jill”, e vedrà un Grumpy Cat parlante alle prese con una visione pessimistica, ma divertente, del mondo e della società. Su Twitter già impazzano i meme con Tard in versione “Les Misèrables” e “Garfield”, voi come lo preferireste?

WWDC 2013: i rumour sulle novità targate Apple

La 24esima conferenza annuale degli sviluppatori del mondo Apple prenderà il via la prossima settimana: sono 7 mesi che la casa di Cupertino non fa un evento e tutti i pronostici sono per il momento clou della conferenza, cioè il keynote di lunedi, in cui Apple annuncia nuovi prodotti e servizi. Apple ha già svelato che parlerà agli sviluppatori delle nuove versioni dei software iOS e OS X , anche se dal web le aspettative sono molto più alte.

Cerchiamo qui di riassumere i rumours più importanti: vedremo anche quelli che noi crediamo meno probabili ma che continuano a girare sulla Rete da molti mesi.

iOS 7

Della nuova release di iOS si è molto discusso: si parla soprattutto di quei particolari sull’interfaccia trapelati dalle deduzioni di alcuni giornalisti e sviluppatori.

Ad esempio si immagina già che il nuovo sistema operativo avrà una grafica essenziale, dal momento che già l’app ufficiale del WWDC 2013 ha sostituito le texture di sfondo con una grafica pulita e piatta.

AppleInsider ha invece mostrato le immagini del nuovo aspetto delle icone delle app che non avranno più con gli angoli smussati e arrotondati. Infatti ultimamente nell’interfaccia per gli sviluppatori le icone appaiono squadrate, come quando vengono caricate: infatti è poi Apple stesso a trasformare le icone e ad arrotondarne gli angoli.

Altre notizie invece arrivano da 9to5Mac: il blog, che ha raccolto quello  che da tempo si mormora più o meno fondatamente sui progetti e i test in casa Apple, parla di nuovi filtri per le foto e del fatto che con il nuovo iOS l’interfaccia e le icone si sposteranno anche in base al movimento, utilizzando dunque i sensori del device. Infine per gli sviluppatori di app novità potrebbero esserci anche sulle API a disposizione: ad esempio la possibilità di sfruttare Siri e maggiori features per la gamification.

iRadio

Sebbene l’iTunes Store ormai domina da 10 anni il mercato della musica digitale, lo streaming mette Apple nella condizione di doversi velocemente adeguare ai nuovi competitor. Ecco perché si potrebbe nuovamente parlare di iRadio il 10 giugno, quel servizio di streaming radio che di cui si parla già dallo scorso settembre. All Things D ha appena dichiarato che Apple ha raggiunto un accordo con Sony, il che rende ancora più possibile il lancio. Apple ha già firmato con altre due etichette importanti: Warner Music Group e Universal Music Group.

In ogni caso, il blog ritiene che Apple non lancerà effettivamente iRadio al WWDC, ma lo mostrerà agli sviluppatori in anteprima. iRadio dovrebbe funzionare come una versione migliorata di Pandora e sarà uno streaming integrato ad iTunes. Sebbene All Thing D ritenga che iRadio sarà diverso da Spotify, da AdAge arriva la notizia che conterrà pubblicità, anche sonora, proprio come la sua concorrente.

OS X 10.9

A differenza di iOS 7, non ci sono troppi rumour su ciò che la prossima versione di OS X avrà. La cosa più probabile è che OS X 10.9 continuerà la tendenza di integrare iOS con OS X che ha avuto inizio con il lancio di 10.7 Lion, due anni fa. Si è solo parlato della possibilità che il Finder si aggiorni finalmente ad un’interfaccia a schede.

Come per iOS 7 si ipotizza che Apple diminuirà l’eccessivo scheumorfismo a cui ci ha abituato negli anni nella sua grafica: questa è un’altra delle considerazioni che è andata più in voga in questi giorni sulla rete e scommettiamo che in molti profani si siano chiesti “Scheu… che?”

Cerchiamo qui di spiegarvi meglio: un’interfaccia grafica scheumorfica è quella che emula gli oggetti del mondo reale. Facciamo un esempio: avete presente l’icona della Dashboard del vostro Mac? La bussola di Safari? L’icona con la macchina fotografica di iPhoto?

Nel 2012 Scott Forstall, considerato il più acceso fautore dello stile scheumorfico di Apple e capo del dipartimento del design della compagnia, ha dato le dimissioni e Jonathan Ive,il suo attuale sostituto, sembra invece un fautore dello stile opposto.

Ancora nessuna notizia invece su quale felino darà il nome al nuovo OS. Sempre che non si opti per un altro animale, o fiore, o cosa…

Una nuova linea per MacBook Air, ma nessun nuovo iPhone

Apple potrebbe aggiornarci sui nuovi modelli di tutti i suoi portatili durante l’evento, addirittura si mormora dell’arrivo di quattro nuove versione del MacBook Air.

Sempre da 9to5Mac la notizia di nuovi macBook Air con una più veloce scheda Wi-Fi 802.11ac e un nuovo processore Intel Haswell. Il nuovo processore potrebbe far salire le prestazioni della batteria: oltre 9 ore di autonomia a pieno utilizzo e un massimo di 13 giorni in standby. La scheda Wi-Fi 802.11ac supporterà i download dei file, i trasferimenti e lo streaming in alta definizione.

L’upgrade a livello hardware dovrebbe riguardare sia il modello di MacBook Air da 11 che da 13 pollici.

Il nuovo modello di MacBook Air dovrebbe includere anche un sistema a doppio microfono, per migliori risultati durante videochiamate e registrazioni audio.

Nuovo iPad: il mistero delle GumDrop Cases per iPad 5 già  in vendita

Avevamo perso ogni speranza di sentir parlare del nuovo iPad 5 ed ecco una notizia che rimette di nuovo tutto in discussione: CNet riporta il caso di GumDrop Cases, produttore di custodie per tablet, che ha già messo in vendita le nuove cover per iPad 5.

Questo perché il CEO e fondatore di Gumdrop Cases Tim Hickman si dice sicuro delle sue fonti che parlano del lancio di un iPad 5!

Una mossa azzardata o una strategia di marketing molto furba? Beh, il WWDC si avvicina e con esso anche le risposte!

Nessuna censura ai Chip Shop Awards: premiate le idee più irriverenti

 

 

È uno degli eventi più coraggiosi nella comunicazione: i Chip Shop Awards, premiazione internazionale che riconosce la creatività senza confini e senza regole premiando idee geniali ma censurate perchè politicamente scorrette.

Le categorie includono “Best Use of Shocking Copy,” “Best Use of Bad Taste,” and “Best Politically Incorrect.” I progetti scelti non devono essere stati per forza trasmessi, stampati o pubblicati, basta l’idea originale che viene valutata in base alla sua sfrontatezza.

Scopriamo così alcune tra le creatività più belle, ma che non vedremo mai…

 

L'annuncio creato da Marketecture fa riferimento allo scandalo della carne di cavallo.

Casalinghe, meritate di meglio di questa sporcizia. Daz Detersivi strizza l'occhiolino al bestseller '50 sfumature di grigio'.

"Best Use of Shocking Copy" categoria. Sempre in riferimento al romanzo.

Save The Children; "Miglior annuncio applicato su un supporto insolito"

Congratulazioni per la tua perdita.

Finalista per "Best Use of Plagiarism" "Lemon" riprende l'annuncio del 1960 per Volkswagen.

Vince il premio "Bad taste" l'annuncio che consiglia di mirare la propria fidanzata per fotografare... o per sparare?!

Questo annuncio per il servizio di consulenza matrimoniale Relate è stato nominato nella categoria "Bad taste".

Ideata da Aaron & Keely

Wonderbra, via emoticons.

"Best Business to Business Advert"

 

Premio per il più politicamente scorretto, ideato dagli studenti dell'Università di Salford

"Best Use of Copy Shocking"

JWT e la prima video operazione globale di speed recruiting [VIDEO]

Ogni anno l’associazione per la Promozione dell’Advertising francese organizza un open house day e invita studenti a visitare diverse Agenzie. La JWT di Parigi ha fatto di questo evento qualcosa di più particolare che una semplice visita all’agenzia: ha aperto le porte al proprio network di agenzie in tutto il mondo dando la possibilità a degli studenti di fare una internship in una delle JWT fuori dalla Francia.

Il 26 Aprile sono stati video-intervistati 50 studenti di pubblicità e saranno 5 di loro ad avere la possibilità di fare un’esperienza formativa nelle agenzie di Sidney, Shanghai, NYC, Tunisi e Madrid.

Quindi, 5 continenti, 5 agenzie JWT, 5 minuti di interview per 5 internship. L’operazione è molto intrigante e la scelta del numero 5 risulta essere la costante della campagna realizzata tanto da prenderne il nome: High Five.

Il video in questione che spiega l’operazione della JWT Paris è realizzato in chiave esplicativa ma è chiaro anche ad uno sguardo superficiale che si tratti di advertising a tutti gli effetti. Patrick Noyon è il videomaker che ha realizzato il video e si occupa prevalentemente di video che rappresentano una realtà, come nel nostro caso. In altre parole non si occupa di advertising , nel senso stretto,  ma di video che mostrano contesti o eventi in chiave “artistica”. La durata supera sempre la media dei due minuti e questo ci porta a pensare che sia una comunicazione ben diversa dai classici spot di 30 secondi o di un minuto a cui siamo abituati.

Naturalmente questo non significa che sia qualcosa di innovativo o di speciale, vogliamo solo tendere a sottolineare che in qualche modo la comunicazione in generale tende a diluire i propri messaggi in una durata più lunga e in cui fa interagire più soggetti (nel nostro caso gli studenti).

Una comunicazione che tende a mostrare contenuti e che diviene giorno dopo giorno sempre di più intrattenimento e sempre meno pubblicità nel senso stretto del termine. Nel nostro caso, infatti, c’è si un’operazione interessante (50 video interviste e le 5 internship), ma di base è uno spot della JWT Paris che mostra la solidità e la professionalità dell’agenzia stessa dandone sfoggio tramite una campagna che tende a pubblicizzarsi in modo autoreferenziale.

Insomma, le Agenzie stesse tendono a cambiare il modo di comunicare e di promuoversi e la JWT ne è un esempio, questo ci porta a riflettere su come la comunicazione tende ad evolversi e ad aprire nuove frontiere di linguaggi e codici fuori dagli schemi classici.