Analisi

Amazon Spark: l’amore tra gli influencer e Amazon è già finito?

Nato a luglio scorso Amazon Spark avrebbe dovuto essere il nido d'amore tra gli influencer e Amazon, ma qualcosa è andato storto

Chiara Morini

Contributor

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    Prendete il sito di vendite online più cliccato del mondo, Amazon, e mescolatelo con l’incommensurabile potere dell’influencer marketing. L’impasto ottenuto dovrebbe risultare il più appetitoso in assoluto, eppure non è così. Intanto diamo un nome alla nostra (anzi di Jeff Bezos) ricetta, ossia Amazon Spark.

    La nuova piattaforma lanciata da Amazon a luglio di quest’anno avrebbe dovuto sancire il suo legame indissolubile con gli influencer ma qualcosa non è andato secondo i piani e con l’avvicinarsi delle festività il quasi fallimento del progetto sembra sempre più realistico.

    Amazon Spark: come funziona

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    Amazon Spark (letteralmente “scintilla”) è una app per iPhone e iPad pensata per gli influencer ma finalizzata alla promozione delle vendite ai loro follower, che consente di postare storie, idee e immagini di prodotti acquistabili su Amazon. Disponibile solo in lingua inglese e nella traduzione in spagnolo, Amazon Spark potrebbe essere paragonata una via di mezzo tra Instagram e Pinterest: il servizio dovrebbe incoraggiare gli user a condividere immagini e video e a seguire post di altri user, il tutto in un feed strutturato sulla falsariga di Instagram.

    I follower di un post possono aggiungere commenti, reazioni e like (in questo caso sono smile). Con il contributo degli influencer e il potenziale di partenza della app, il successo sembrava assicurato. Cos’è accaduto?

    La “scintilla” tra influencer e Amazon non è scattata

    Tutti gli sforzi di Amazon di entrare nel meraviglioso mondo dei social network non sono del tutto infondati: secondo uno studio condotto su un campione di 2 mila persone, rispetto ai comuni siti eCommerce i social media risultano essere la fonte d’ispirazione numero uno per lo shopping soprattutto durante le festività (54,7% contro 50,8%). Vincere contro gli influencer è dunque impossibile.

    come valutare influencer

    Inoltre, a 350 influencer è stato chiesta la loro opinione riguardo Amazon Spark e se avrebbero incrementato l’utilizzo della app durante il periodo delle festività (un periodo in cui spesso gli influencer vedono aumentare la loro attività quasi del 100%).

    Più del 74% degli intervistati ha confessato che con molta probabilità non sarebbero stati attivi sul nuovo social media di Amazon nonostante il periodo particolarmente prolifico. Solo il 22% ha assicurato la propria presenza sul network. Parliamo di cifre quasi irrisorie rispetto al 99% degli influencer attivi su Facebook e Instagram e al 97% impegnato tra Twitter e Pinterest.

    No Prime, no party

    Questa tanto agognata scintilla non è scattata e le ragioni non sono quasi scontate. Innanzitutto Amazon ha avuto l’ingenuità, si fa per dire, di tuffarsi in una vasca piena di squali del social media marketing chiamati Facebook, Instagram, YouTube ecc., già tutti ben alimentati da tempo con massicce dosi di influencer marketing: una partenza già in svantaggio per Amazon.

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    Oltre alla competizione tra le piattaforme, Amazon ha dovuto scontrarsi con il fatto che gli influencer hanno già affrontato su altre piattaforme un lungo periodo d’investimenti: molti influencer infatti, impiegano anni per racimolare una solida audience e il giusto engagement. Dopo tutti gli sforzi compiuti su altri social network, l’idea di dover ricominciare da zero su Amazon Spark può non sembrare allettante.

    Inoltre (altra beffa in termini di engagement) il servizio sembra essere disponibile solo per i clienti Prime. E qui giustamente si potrebbe puntualizzare sui numeri: è vero che i clienti Amazon Prime nel mondo si aggirano tra i 65-80 milioni, ma è una cifra da considerare all’interno di un contesto più globale in cui Facebook registra circa 2 bilioni (avete letto bene: parliamo di una cifra a 12 zeri) di utenti mensili, YouTube si aggira intorno al miliardo e mezzo, 800 milioni per Instagram e 330 milioni per Twitter.

    La partita di Amazon Spark contro tali colossi dell’influencer marketing era già persa in partenza ma forse non si è ancora chiusa. Dopotutto la storia dei social network ci insegna che il loro destino è fatto di successi ma anche di grandi fallimenti: ogni riferimento a Google+ è puramente casuale.

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    Chiara Morini

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    Mangiatrice compulsiva di serie tv e graphic novel, (soprav)vive a Roma ma intraprende frequenti voli pindarici intorno al mondo. Ha iniziato come soffiatrice di cartucce del ... continua

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