Lavoro

Le fiere del lavoro servono davvero a trovarne uno? Inizia a seguire queste dritte

Appuntamenti rivolti a neolaureati e non, che hanno un gran numero di partecipanti. Alcuni consigli per riuscire a trovare lavoro grazie a una fiera

Livia Liberatore
Livia Liberatore

Giornalista professionista

Fiere del lavoro, Job meeting, Career day: le varianti sono tante, rivolte non solo a neolaureati. Parliamo di quegli eventi che mettono in contatto diretto aziende in cerca di candidati e lavoratori alla ricerca di opportunità. Ottobre e novembre sono i mesi degli eventi più noti come “Io Lavoro” a Torino e “Job&Orienta” a Verona e dei Career Day organizzati dalle università per i propri laureati.

Appuntamenti che hanno un gran numero di visitatori. L’ultima edizione di “Io Lavoro”, che si è tenuta il quattro e cinque ottobre, ne ha avuti 6.500, tra persone in cerca di impiego e selezionatori di cento aziende e agenzie per il lavoro. Alla fiera sono stati effettuati più di 10 mila colloqui oltre che 40 workshop. Un vero business.

fiere del lavoro

I numeri

Su quanti trovino un impiego dopo una fiera non esistono dati completi. Nelle indagini dell’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (Inapp), la consegna del cv in queste occasioni viene considerata come uno dei modi di presentare un’autocandidatura, canale d’ingresso nel mercato del lavoro per il 20,4% degli italiani.

Una percentuale elevata di successo se comparata con il 3,4% dei centri per l’impiego, anche se non tanto alta quanto “amici, familiari e conoscenti”, mezzo di inizio di un’occupazione per il 33% delle persone.

Non solo recruitment

Certo è che da quando le aziende hanno sempre meno posizioni aperte, il rischio di passare una giornata a raccogliere depliant senza ottenere nulla è reale.

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I responsabili del “Job Meeting” lo dicono già dal 2010, quando scrivevano sulla presentazione della fiera che “dopo la crisi del 2009, pochissime sono ormai le imprese che partecipano a questi eventi con un approccio legato esclusivamente al recruiting”. Un’affermazione valida ancora nel 2017.

Come si legge sul sito di molti degli organizzatori, un job fair permette alle aziende di far conoscere la propria attività e di pubblicizzare prodotti e servizi attraverso la distribuzione di materiale pubblicitario. Insomma, di promuovere il proprio brand e rafforzare l’immagine. L’esigenza del recruiting di giovani che si approcciano al mondo del lavoro e adulti in cerca di riqualificazione professionale è solo una delle tante.

Come affrontare una fiera del lavoro

Nonostante quello che si è detto, questi appuntamenti possono essere proficui. L’esperta di risorse umane Gaia Pavoni ci ha dato alcuni consigli su come colpire l’attenzione del selezionatore e sfruttare al meglio una fiera. Due anni fa Pavoni ha fondato la piattaforma “Patente Lavoro” per aiutare i neolaureati nella ricerca dell’impiego.

Innanzitutto, ci si deve informare sul sito e sulla pagina LinkedIn delle società che saranno presenti, studiare anche i profili delle persone che ci lavorano, per essere in linea, per esempio, con l’abbigliamento o il modo di porsi e per verificare se ci sono posizioni aperte. Quando si parla con i responsabili delle risorse umane, bisogna dimostrare il proprio interesse. “Per un’azienda la cosa peggiore è non sentirsi valorizzati”, racconta Pavoni, “è sempre apprezzata una risposta sentita, anche se si esagera un po’ nella descrizione del proprio desiderio di lavorare in quella società. Niente paura di sembrare falsi”.

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Stampare decine di curricula, invece, non ha senso, anche perché molte delle imprese chiedono di inoltrare il cv attraverso il sito una volta tornati a casa. Meglio preparare poche candidature, adatte a ciascuna realtà. E poi studiarsi una brevissima presentazione di un minuto, partendo dal “mi piacerebbe lavorare per voi perché” e fare il match tra le proprie predisposizioni e le richieste dell’azienda.

Un’altra raccomandazione è di scattarsi la foto da mettere sul curriculum con gli stessi vestiti che si indosseranno il giorno della fiera, e magari con un piccolo particolare come degli occhiali o un foulard. Un consiglio che può far sollevare le sopracciglia. Lo scopo è rendere più facile al recruiter il collegamento fra la persona incontrata e il suo cv.

E dopo la fiera che si fa?

Quando si parla con i responsabili, è meglio fare qualche domanda sull’iter di selezione e sul modo per avere un riscontro, per esempio un indirizzo email. È bene anche segnarsi il nome della persona con cu si è parlato. Dopo il job fair ci si può far sentire per chiedere la possibilità di un colloquio in azienda. Il tutto una volta trascorsi una quindicina di giorni dalla fiera.