Street Art by INWARD

La street art indonesiana di Darbotz protagonista del mercato mondiale

Una capsule collection realizzata da Darbotz per DC Shoes

di Silvia Scardapane

Questa settimana voliamo negli Stati Uniti per gustarci la prima collaborazione di un artista indonesiano con un marchio di fama internazionale. Si tratta di Darbotz, street artista originario di Jakharta, noto per il suo stile asciutto ed efficace.

Darbotz esprime nell’arte tutte le suggestioni raccolte nella sua città: il caos, il traffico e la frenesia della vita urbana. Nel corso degli anni Novanta, dopo i primi approcci al mondo del graffiti writing, Darbotz ha iniziato a sviluppare un nuovo stile grafico, con l’intento di crearne uno personalissimo che non dovesse obbligatoriamente ricorrere alla leggibilità (o meno) della sua tag. Così l’artista ha sintetizzato tutte le sfaccettature metropolitane in un unico simbolo semplice e facilmente replicabile: i “cumi”, ovvero i calamari, e proprio per questo i suoi lavori sono sempre accompagnati dalla sigla “Cumi-Kong”. A questo si aggiunge la scelta di ricorrere ai soli toni del bianco e del nero per contrastare, come lui stesso sostiene, il mondo luminoso ed estremamente colorato (così tanto da risultare falsato) delle pubblicità.

Attualmente e nella maggior parte dei casi, la street art indonesiana è ancora fortemente legata alla vita politica del Paese e per questo può essere ancora considerata fortemente selvaggia, espressiva e spontanea. Tuttavia, a partire dal 2012, si è comunque tentata una vera propria catalogazione e storicizzazione delle opere tramite la creazione di database completamente dedicati all’arte di strada, per permettere l’accesso a tale patrimonio visivo non solo agli abitanti o ai visitatori, ma anche ai ricercatori del campo.

Proprio per questo motivo, l’effetto visivo voluto da Darbotz risulta ancora più stridente e lo spettatore, guardandone gli interventi, è in grado di percepire all’istante la necessità dell’artista di provare ad arrestare il tempo e il continuo divenire. Un “break” che in questo caso si concede anche il famoso marchio DC Shoes, non solo con scarpe da ginnastica e cappelli, elementi oramai ben noti all’interno della produzione aziendale, ma anche con t-shirt, shorts e backpack. Eppure, la capsule collection così come il concetto del “Keep Em Dirty” elaborato dall’artista non sono i soli motivi che rendono speciale tale collaborazione.

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La grande novità risiede proprio nell’originale riflessione artistica, perché per la prima volta l’Indonesia non compare solo ed esclusivamente come paese consumatore di stili anche lontani ed importati, bensì come paese dall’elevato valore artistico e dal quale è possibile attingere una nuova linfa creativa. L’artista, infatti, oltre ad avere elaborato un concept ben preciso, è stato coinvolto dall’azienda anche per quanto concerne la scelta dei materiali e le modalità di stampa. Per di più la collezione sarà commercializzata tramite i canali di DC Shoes Global, toccando quindi gli Stati Uniti, l’Asia e finanche i mercati australiani.

“Darbotz è un artista che ha contribuito moltissimo allo sviluppo dell’arte urbana in Indonesia e proprio per questo siamo contenti di aver aperto con questa collaborazione l’arte indonesiana al mercato globale”

Yusar Odang, responsabile marketing di DC Shoes Indonesia

A leggere queste parole qualcuno potrebbe storcere il naso ma in realtà, in un momento storico in cui la fama degli artisti americani ed europei è sempre più in crescita, la scelta di DC Shoes appare molto interessante: l’arte di strada, legale o illegale che sia, è ovunque nel mondo e migliaia di artisti aspettano ancora di poter far emergere il proprio stile.

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Questo case-study ha attirato la nostra attenzione perché è la semplice dimostrazione di come un’apparentemente ovvia collaborazione fall-winter si sia trasformata in interessante caso di marketing globale, divenendo la materializzazione di un vero e proprio “local pride”. Naturalmente, sono ancora numerosi i paesi inesplorati da un punto di vista della street art e delle sue forme espressive, ma confidiamo che questo possa essere solo il primo di una lunga serie di progetti emersivi delle miriadi di arti urbane ancora ignote.