Social media

Smile to pay: paga con il riconoscimento facciale da KFC in Cina

Dai pagamenti su mobile e nei punti vendita, alla privacy e sicurezza pubblica: il riconoscimento facciale diventa un hot topic in Cina

Ilaria Capriglione
Ilaria Capriglione

Social media & communications

Dimenticate la storia del cashless o dell’andare in giro senza portafogli: dopo i pagamenti effettuati solo con smartphone, in Cina ormai si sperimenta il pagamento con il riconoscimento facciale. Esatto, mentre Apple si cimenta nello sbloccare il telefono con la sua ultimissima feature di riconoscimento facciale, da Kpro (la catena di ristoranti healthy di KFC) in Cina si può pagare con la propria faccia.

La Cina è seconda solo agli Stati Uniti per investimenti nel settore tecnologico, e più specificamente nell’Intelligenza Artificiale, e questo è solo uno degli ultimi utilizzi della nuova tecnologia in Cina da parte di business ed enti governativi.

Pagare con il riconoscimento facciale

Ant Financial, associato del gigante dell’eCommerce cinese Alibaba, e Alipay, piattaforma di pagamento mobile e online di Alibaba, hanno lanciato presso uno dei ristorante del gruppo di KFC (del quale Ant Financial è investitore), la modalità di pagamento “Smile to Pay”, che utilizza il riconoscimento facciale per la prima volta in un negozio fisico.

Ai clienti di Kpro che effettuano l’ordine presso un terminal, al momento del pagamento viene scansionato il volto. Se il viso corrisponde alla foto identificativa immagazzinata nel sistema, il cliente deve solo inserire il proprio numero di telefono e il pagamento è effettuato. L’ordine verrà servito al posto selezionato al momento dell’ordine.

Il settore dell’internet banking in Cina è molto più avanzato rispetto al resto del mondo, con due giganti del digital che dominano questo settore: WeChat Pay (di Tencent) e Alipay.

L’obiettivo di Ant Financial è quello di rivoluzionare il settore del retail banking, eliminando un giorno la necessità di portafogli e smartphone per effettuare pagamenti. Ant Financial utilizza la piattaforma di pagamento digitale Alipay, che possiede attualmente più di mezzo miliardo di utenti e che già permette ai propri utenti di fare il login nella propria app con il riconoscimento facciale.

La compagnia assicura inoltre ai propri utenti che la tecnologia è sicura e che il software utilizza una camera 3D e un algoritmo che riconosce la “vitalità” dell’individuo per evitare tentativi di pagamenti con foto altrui.

Esperimenti simili sono già stati effettuati in Cina: la compagnia tech Baidu (l’equivalente cinese di Google) ha cominciato a testare il software di riconoscimento facciale lo scorso anno per gestire l’ammissione di turisti nella città di Wuzhen; inoltre i dipendenti di Baidu possono pagare con questo sistema nei ristoranti aziendali.

Baidu e KFC hanno testato un progetto molto più ambizioso lo scorso gennaio in uno dei propri ristoranti di Pechino: scansionare la faccia dei clienti per prevedere e consigliare l’ordine preferito dal cliente in base all’età, umore e sesso.

Ant Financial afferma che si cercherà di introdurre questo sistema di pagamento progressivamente anche in altri punti vendita dell’industria retail, oltre che nei ristoranti KFC.

Riconoscimento facciale e sicurezza pubblica

Le autorità cinesi, nel frattempo stanno combinando questo tipo di tecnologia con il sistema di camere di sicurezza che monitorano i cittadini nelle città. Recentemente infatti la polizia è stata in grado di identificare e arrestare 25 sospetti criminali al più grande festival di birra della Cina nella città di Qingdao.

Fonte immagine: Sixth Tone

Fonte immagine: Sixth Tone

L’introduzione di questi software in Cina è stata supportata dagli enormi database di foto identificative del Paese, e dalle immagini raccolte in Rete dalle compagnie web, che operano ovviamente a braccetto con il governo cinese. Yitu Technology per esempio, la compagnia che ha operato durante il festival della birra, è in possesso del database facciale più grande al mondo, in possesso di circa un miliardo e mezzo di volti schedati, secondo quanto dichiarato sul proprio sito.

Queste misure stanno cominciando a suscitare delle preoccupazioni relative al tema della privacy e sicurezza pubblica. Purtroppo però, attualmente le norme e le linee guida proposte dagli enti locali sono molto vaghe, e non c’è ancora una legislazione per l’uso di informazioni biologiche e problemi relativi alla privacy.