Social media

Tuo figlio si è aperto un account social: che fare?

Consigli e riflessioni per genitori di ragazzi adolescenti

È iniziata la scuola e i vostri figli sono cresciuti di un altro anno. Per alcuni di loro questo è il primo anno di liceo, per altri l’ultimo anno di scuole medie: si tratta di un momento molto importante perché – che ci piaccia o meno ammetterlo qui nero su bianco – stanno per vivere alcune prime volte. Oltre il classico primo bacio, le prime uscite da soli e altre varie, per voi genitori del 2017 c’è una nuova importante sfida: la prima volta online. I vostri figli vorranno aprirsi un account su tutto: Facebook, Instagram, Snapchat, WhatsApp e così via.

Sappiamo che le cose nuove possono spaventare, soprattutto perché noi abbiamo vissuto l’ingresso online in un’età “matura”. Dunque è forse l’unica cosa della cui esperienza non possiamo proprio provare a ricordare o immedesimarci, perché di fatto non sappiamo com’è nascere in un simile crogiolo tecnologico, tutto connesso, sempre connesso. Alcuni di noi hanno conosciuto internet solo da adulti, altri invece nella tarda adolescenza. La nostra idea di familiriazzione primaria con internet è dunque il (glorioso) router a 56K, che se non l’hai mai sentito non puoi proprio immaginartelo e, diciamocelo, andare online di nascosto con quel coso lì non era proprio possibile.

Questo articolo è lungi dal voler essere una guida esaustiva, ma piuttosto una riflessione aperta partendo da alcuni dati importanti del nostro lavoro.

Qual è l’età della maturità social?

Partiamo dal principio. Mentre sull’età minima per avere un rapporto sessuale siamo tutti più o meno d’accordo (non ci riferiamo all’età auspicata) sull’età minima perché si apra un account online nessuno trova un accordo. Credo che l’età appropriata sia quella dei tredici anni, del resto c’è un motivo se le iscrizioni a più o meno tutti i social network richiedono quel minimo lì.

Più in là di tredici non potete proprio arrivarci senza che vostro figlio, influenzato dalla sua nuova famiglia, ovvero gli amici (per ulteriori approfondimenti in merito consultare qualsiasi manuale di sociologia base alla voce socializzazione secondaria), si faccia di nascosto un account su Facebook. E non fatevi illusioni, loro di come usare le restrizioni social ne sanno molto più di voi.

Non tutti i social sono uguali, perciò vi proponiamo di escludere Snapchat e Twitter dalla rosa dei primi social utilizzati dai vostri figli. Le ragioni? Twitter e Snapchat hanno degli standard della community molto più permissivi consentendo la circolazione di immagini di nudo totale (non a caso Twitter è il social N°1 per la pornografia) e hanno un minore controllo sui contenuti postati real time. Per questi aspetterei i sedici anni, età in cui si auspica un maggiore spirito critico e una completa conoscenza del proprio corpo e di quello degli altri.

Educazione social(e)

Quando noi eravamo adolescenti non ci era possibile navigare lontano da un adulto. Di norma avevamo un solo computer in casa, posizionato in salotto, dove potevamo stare connessi un numero limitato di ore. Questo consentiva ai nostri genitori di controllare con assoluta calma l’intera cronologia delle nostre ricerche online e poneva noi nella soggezione di non andare i quei luoghi del desiderio mentre eravamo al centro della casa con nostra nonna che si aggirava alle nostre spalle.

Vivere nell’illusione di poter controllare tutti i contenuti con cui i nostri figli vengono a contatto è un’illusione. Lo era, ad essere sinceri, anche prima: se siamo qui, digital-esperti-cosi era perché il limite di un’ora al giorno non l’ha rispettato nessuno di noi. Anzi, ricordiamo distintamente i più pericolosi forum aperti, dove vi poteva entrare veramente chiunque dietro pseudonimi falsi. Per questa ragione abbandoniamo i sentimentalismi della serie “era meglio prima” e realizziamo che è certamente meglio oggi, perché c’è molto più controllo e informazione.

La prima regola, pertanto, è non proibire. Piuttosto parlatene e parlatene tanto con i vostri figli, come fareste (ci auguriamo) nel momento fatidico dell’avvicinarsi della prima volta. Lo dovete fare per proteggerli e per parlare insieme dei rischi che comporta internet. Non è facile, perché non avete tutte le informazioni necessarie, ma tranquilli che non è cambiato nulla da quando vostra madre vi metteva in guardia dai pericoli del mondo esterno. Così i vostri figli sapranno che non siete contrari al fatto che loro siano online e che esplorino internet e che voi, voi siete il faro nella loro notte. Che se avranno dei problemi, insomma, potranno sempre parlarne con voi.

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Navigate insieme: fiducia e privacy

Trovate dei momenti in cui esplorare insieme il magico mondo di internet. Sarà un modo non solo per passare del tempo insieme, ma anche per stabilire implicitamente quello che è giusto da quello che non lo è. Sarà un modo anche per osservare come navigano i vostri figli: se sanno distinguere un sito truffa da uno che non lo è, capire i suoi gusti e dargli piccoli consigli di comportamento online in una modalità sicuramente più piacevole e rilassata di un sermone calato dall’alto. Sarà bellissimo poter essere i primi a mostrargli Netflix, SkyGo, a spiegargli cos’è Wikipedia, i piccoli trucchi per fare le ricerche su Google e soprattutto discutere di sicurezza, password e dati personali immessi online. Non c’è nessuno al di fuori di voi che possa insegnargli cosa è importante sapere sulla privacy online.

Sarebbe una buona idea coinvolgerli nell’installazione di un antivirus: non dobbiamo terrorizzarli alla Black Mirror, ma spiegargli le possibilità e i rischi dei crimini informatici proprio come gli avete spiegato che è importante non perdere le chiavi di casa o lasciare la porta aperta.

Se non lo faresti offline, non farlo online

Trovarsi dietro uno schermo fa sentire immotivatamente al sicuro. Allo stesso modo dovreste aiutare i vostri figli a capire che ciò che si fa online ha delle ripercussioni nella vita vera. Questo è vero per una gran numero di cose. La prima è che internet non dimentica: è importante che raggiungano la consapevolezza che tutto quello che postano non verrà mai del tutto cancellato dalla rete, e, più comunemente, che un giorno verranno giudicati dagli esaminatori di scuole, università e aziende sulla base della loro identità digitale. Così una foto di loro come gioventù bruciata da postare su Facebook non è una grandissima idea.

Inoltre è importante sensibilizzare i ragazzi all’importanza del loro comportamento verso gli altri. Condividere una foto privata di un loro amico, lasciare commenti cattivi anonimi è sbagliato: il cyberbullismo è una cosa reale e uno schermo non li proteggerà né dalle loro responsabilità come branco, né dal fare del male a qualcuno.

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Non accettare caramelle dagli sconosciuti

Old but gold. La vecchia regola di nonna vale anche adesso che i vostri figli sperimentano il web. È importante riuscire a spiegargli i rischi reali di incontrare dal vivo una persona conosciuta online oppure di chattare con persone non chiaramente riconoscibili. Molti pedofili sono diventati digitali: grazie ai profili Facebook sanno in breve dove i vostri figli vanno a scuola, a che orario escono, hanno foto e tempi di spostamento. Spiegategli questo rischio e se avrete fatto bene il vostro lavoro sul punto precedente riguardo la privacy, sapranno che non devono caricare informazioni personali come la loro scuola o il nome della propria palestra.

Fornitegli la regola generale di non accettare richieste d’amicizia da parte di persone che non conoscono nella vita reale, detto questo il pericolo – com’è sempre stato – può esserci ugualmente. Fateli sentire al sicuro e fateli sentire di avere in voi la persona pronta ad aiutarli: se qualcuno li infastidisse o li facesse sentire a disagio ditegli di parlarvi apertamente. Voi non gli controllerete i loro dispositivi, ma siete pronti ad aiutarli senza giudicare.

Questo è un importante esercizio di fiducia, personalmente siamo contrari al consiglio di alcuni di controllare ossessivamente la cronologia dei vostri figli. Dovete formare dei nativi digitali consapevoli e responsabili, non dei maghi del mascheramento.

Piccoli consigli pratici per la sopravvivenza

Dopo aver esaminato le grandi regole per noi fondamentali, veniamo a qualche piccolo consiglio pratico.

  1. I social network forniscono numerose possibilità per limitare la diffusione di dati sensibili. Impostate gli account dei vostri figli come privati e oscurate la visualizzazione delle informazioni a chi non è amico. Inoltre potete permettere l’invio di richieste di amicizia solo da parte di amici di amici;
  2. Tenete sotto controllo le app installate e le autorizzazioni loro concesse limitando quelle che accedono alla geolocalizzazione dei vostri figli
  3. Impostate il wifi di casa;
  4. Le app possono essere vostre alleate: esiste Family locator, dove potete registrare i telefoni della famiglia. In questo modo voi potrete vedere dove sono loro e loro vedere dove siete voi;
  5. Per i genitori separati consigliamo invece 2Houses, dove registrate appuntamenti medici e gite scolastiche, per aiutarvi a tenere traccia degli impegni di vostro figlio;
  6. F-Secure Mobile Security è un’app antivirus attraverso la quale potete bloccare il download di alcune app non idonee a un ragazzo di 13 anni, come Snapchat o Badoo.

È sempre più importante che nelle scuole sia accessibile un corso di educazione digitale per comprendere i pericoli e le opportunità date dal web. Interessante, sul fronte delle opportunità, è la neonata startup italiana Start2Impact, che si pone l’obiettivo di insegnare nelle scuole le competenze base per le professioni digitali. Sarebbe utile che la scuola insegnasse ai ragazzi come comportarsi online e gli fornisse gli strumenti base per affrontare questo nuovo mondo.