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La smania di conquista della Generazione Y, più comunemente conosciuta come Millennials, ha fatto impazzire non solo i marketing manager delle più grandi aziende di tutto il mondo, ma è riuscita a contagiare anche gli head hunter delle PMI di periferia.
Tutti li vogliono, tutti li cercano, tutti li identificano come target di riferimento per la loro comunicazione.
Questa “sensazionale rivelazione” arriva proprio dal grande Ryan Holmes, CEO di Hootsuite, che in un interessante articolo (pubblicato qui) ci invita a riflettere su quanto la categoria dei Millennials sia sopravvalutata - e in un certo senso anche limitante - introducendo il concetto di “Generation C”.
La Generazione C venne definita già nel lontano 2012 da Brian Solis come la generazione dei consumatori sempre connessi, riferendosi a qualsiasi persona senza limiti di età, sesso, etnia, condizione sociale o economica, che “abbraccia la tecnologia, dai social network all’intelligenza artificiale, che conduce una vita influenzata dal digitale”.

Qual è la caratteristica più importante di questa categoria? Sempre proprio essere la mancanza di caratteristiche socio-demografiche distintive, che permettono agli utenti di rientrare nei classici target predefiniti.
Possiamo quindi dire che la Gen C non è una normale categoria, ma un vero e proprio mindset - uno stile di vita, dove connection, content, community e creation sono le parole chiave. Infatti la Generazione C vive sui media digitali, partecipa in modo attivo alla conversazione online, produce e condivide contenuti, detta i nuovi trend.
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I dati raccolti da ThinkWithGoogle affermano che:

Risposta scontata - ma non banale - abolire completamente i media tradizionali (televisione, stampa, radio) e concentrarsi esclusivamente sulla creazione di contenuti social originali e di qualità: un meme che diventa virale su Twitter, la scelta del giusto influencer, lo stimolo del word-of-mouth su Facebook non tutte tecniche utili per stimolare engagement tra la Gen C.
Ma per riuscire a creare i giusti contenuti è necessario approfondire alcuni aspetti comuni a questo profilo di utenti. Non è facile, data la loro eterogeneità, ma proviamo a trovare 4 tratti che li accomunano.
Il modo migliore per catturare la loro attenzione è di stimolare la creazione di UGC e utilizzarli nella propria content strategy, per aumentare così il livello di engagement e il numero di condivisioni.
Far parte di una community sul web - in particolare sui social media - è di fondamentale importanza per rimanere in contatto con amici, parenti e persone che condividono i loro stessi interessi.
Non importa quale sia il tema trattato, cercano sempre di rimanere informati su qualsiasi argomento (prediligendo quelli sociali, politici e culturali) e non hanno paura del confronto con diverse scuole di pensiero.
I membri della Gen C desiderano mantenere il controllo su tutti gli aspetti della loro vita, anche se prediligono maggiormente gli ambienti creativi e rifiutano di sottoporsi a rigide regole in ambito sociale e soprattutto lavorativo.

In conclusione, possiamo dedurre che la Generazione C è ovunque: tutti possono appartenere a questo gruppo, perfino gli stessi Millennials, fino alla Generazione X. La Digital Transformation e la rivoluzione culturale che ne consegue hanno influenzato tutti, a prescindere dalle differenze socio-demografiche tradizionali: è proprio per questo che fossilizzarsi sulla conquista dei Millennials può rivelarsi un limite rischioso.
Cosa ne pensate? Vi sentite più Millennials o Generation Cers? Ditecelo sulla nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn.