Tech

Adobe Summit 2017: 3 lezioni preziose dall’evento dedicato all’experience business

Tantissimi sono stati i temi toccati durante l'Adobe Summit EMEA di Londra. E Ninja Marketing ha risposto presente!

Sono un ragazzo fortunato, cantava Jovanotti ormai diversi anni fa. Ebbene, almeno a livello professionale, sento di pensare la stessa cosa. Tra le tante cose positive capitate nell’ultimo periodo c’è stata certamente la possibilità di partecipare all’Adobe Summit EMEA 2017, tenutosi presso l’ExCeL di Londra i giorni 10 e 11 maggio.

Più di 5.000 persone provenienti da tutta Europa e dal mondo intero, decine di sponsor (Accenture, Cognizant, Deloitte Digital, LBI e molte altre ancora) a impreziosire la kermesse con trial di prodotti e servizi, nuove tecnologie, business case. Ma soprattutto interventi di brand del calibro di Amplifon, AXA, BMW, Lloyds, Tesco, The Telegraph, che sono stati in grado di creare e gestire customer experiences vivide ed entusiasmanti per le proprie audience.

L’Adobe Summit ha rappresentato, quindi, un bellissimo momento di formazione e informazione. Ma nello specifico, cosa mi sono realmente portato a casa? A distanza di una settimana, propongo tre principali takeaway.

1. Nel business, l’esperienza è fondamentale

Le esperienze sono una delle principali leve competitive dei business contemporanei. Non lo dico (solo 😉 ) io, ma decine di altri analisti e manager da tutto il mondo, senza contare le ricerche di osservatori privilegiati come quello legato ad HBR Analytic e SAS Institute (“Lessons from the Leading Edge of Customer Experience Management”). Senza esperienza, appunto, un business sarebbe solo un business: ovvero, vendita e distribuzione di prodotti, spesso identici a quelli dei concorrenti più e meno diretti.

Nel marketing, experience fa rima con customer experience, l’insieme delle esperienze che un brand, un’azienda o qualsiasi altra entità organizzativa propone e permette di vivere alle proprie audience trasversalmente ai diversi punti di contatto con le persone. Dal punto di vista degli utenti che le fruiscono le esperienze sono sia fenomeni altamente soggettivi, situazionali e personali, sia “oggetti sociali” il cui valore finale può andare ben oltre il contesto del singolo individuo, espandendosi a macchia d’olio all’interno dei diversi network sociali personali e non. La rete trasforma poi tali esperienze condivise in “tracce” pubbliche, ricercabili (attraverso motori di ricerca e sistemi di content curation) e permanenti, spesso anche prima che i sistemi aziendali riescano a monitorarle e trasformarle in insight strategici.

2. Le esperienze si abilitano con il dato

Per quanto scritto nel punto precedente, le esperienze non rappresentano un fenomeno assoluto e scollegato dalla realtà delle interazioni brand / utenti. Al contrario, hanno una radice profonda e solida nel data management e negli analytics: sono proprio questi che permettono la progettazione di esperienze rilevanti, contestualizzate, personalizzate.

Non è un caso che Adobe, che fa dell’experience il proprio cavallo (comunicativo ma non solo) di battaglia, sia sostanzialmente un vendor di software di analisi, ottimizzazione e gestione avanzata. L’azienda si è spinta ancora più in là grazie a soluzioni come Adobe Sensei, che sfrutta miliardi di contenuti e dati – da immagini ad alta risoluzione fino ai clic dei clienti – il tutto in un framework che unisce intelligenza artificiale e apprendimento automatico.

Dall’abbinamento di immagini selezionate tra milioni di risorse, alla capacità di comprendere il significato e il sentiment di un testo, fino al targeting mirato di importanti segmenti di pubblico: Adobe Sensei è in grado di fare tutto questo.

3. Esperienze e dati non risolvono tutto: occorrono professionisti illuminati!

Questa è stata la mia impressione finale appena terminato l’Adobe Summit. Non ho solo avuto la fortuna di ascoltare contenuti interessanti, ma anche quella di avere interagito con speaker brillanti e coinvolgenti. Questo è fondamentale, soprattutto in un settore a prima vista noioso e non adatto a tutti come quello del data management e dei software di marketing excellence.

Chi vende – un prodotto, un’idea, un sogno – deve saperlo fare indipendentemente dall’entità in vendita. Quanto spesso abbiamo visto prodotti insignificanti prendere il largo? Sono certo che sia stato merito anche di qualche manager / leader illuminato che ha saputo ispirare clienti e partner. L’Italia manageriale vive forse la situazione opposta, e deve quindi riflettere su tale gap.

In conclusione, che dire dell’Adobe Summit 2017: arrivederci al prossimo anno e grazie di tutto, Adobe!